giovedì 27 dicembre 2012

nel labirinto


C’era un film che girava in tv quand’ero ragazzino, Labyrinth. Parla di Sarah, adolescente a cui il re dei Goblin (interpretato da David Bowie) rapisce il fratello. Per salvarlo, Sarah attraversa un labirinto pieno di trappole insidie e personaggi surreali, al termine del quale si ritrova adulta. È insomma la classica storia di formazione evidenziata, nello scontro finale col Goblin, dalle parole: “La mia volontà è forte come la tua e il mio regno altrettanto grande. Non hai alcun potere su di me!”
Natale, come Dickens insegna, evoca fantasmi. I nostri, oggi, sono lontani da qualsiasi intento edificatorio. Eppure, quanto sarebbe bello poter pronunciare le stesse parole di Sarah all’indirizzo di chi ci offre un labirinto da attraversare senza alcun premio alla fine né un percorso di crescita, quasi fosse una punizione per la nostra stessa povertà morale.
Se fate attenzione, fra i sintomi più evidenti della recessione vi sono i Compro Oro, spuntano come funghi. Parlando con chi ci lavora, gente abituata a scene di comune disperazione, viene fuori quanto la cosa più assurda sia l’incredulità di quelli toccati solo in parte dalla crisi, i quali pur riconoscendola non riescono lo stesso a immaginare la tavola di chi non sempre ha del pane.
Si dice che i poveri siano diventati più poveri e i ricchi più ricchi, ma ecco il fantasma peggiore: la vittoria del re dei Goblin che è riuscito a separarci dal nostro stesso fratello. A dispetto della sua storia di solidarietà, questo Paese è popolato da persone sole, diffidenti, non sempre pronte a sostenersi nelle difficoltà. Un paese spaventato, egoista e debole, la cui la rabbia che pure potrebbe fornirci l’energia necessaria a risollevarci, non attecchisce come dovrebbe.
Lo si è visto bene a Taranto: uno sciopero enorme, l’intera città bloccata, ma per cosa? Gli operai impotenti, la loro disperazione usata come merce di scambio per salvare i Riva dal disastro. I partiti, che intanto giocavano alle primarie, collusi con un potere cieco, strafottente e corrotto, che non possono o non vogliono negare. E noi?
In questo labirinto senza uscita, senza orizzonte, mi chiedo: avremo la forza di reagire, di ritrovare una dignità di diseredati per fare fronte comune? Oppure, se gli dei della terra sono indifferenti, chi ci offrirà soccorso quando pronunceremo la nostra preghiera di Natale? Guardo al cielo e mi chiedo: c’è vita su Marte?

Articolo uscito su Largo Belllavista n°65, dicembre 2012, nella rubrica Senilità. Nella foto Jack Nicholson osserva il labirinto dall’alto, in una scena di Shining, di Stanley Kubrick.

3 commenti:

sergio pasquandrea ha detto...

No, Antonio, non la troveremo la forza.
Cito un'esperienza personale: la mobilitazione dei docenti nei mesi scorsi. Per citare l'efficace espressione di un collega, "un mese fa questa scuola sembrava un covo di giacobini: ora siamo già al Direttorio".
Siamo un paese di vecchi, Antonio, noi per primi.

Anonimo ha detto...

"They’ll split your pretty cranium, and fill it full of air
And tell that you’re eighty, but brother, you won’t care
You’ll be shooting up on anything, tomorrow’s neverthere Beware the savage jaw
Of 1984"

Francesca

marian. ha detto...

io non lo so se ce la faremo ma certo il pessimismo non serve a niente. io credo che nel nostro piccolo mondo egoista già è tanto porci ancora delle domande. la domanda getta ponti di attraversamento che non ti immagini. anche a questo serve la poesia, a porre domande. Lascia perdere le feste di natale e tutte le cazzate che ci hanno raccontato pur di spingerci a consumare. ciò che conta è non chiudere gli occhi, continuare a sollecitare domande. se deve finire, almeno finirà consapevolmente.