giovedì 19 settembre 2013

quasi 40

Sono nato nel 1977. Ho 36 anni, ma con gli amici per scherzo dico che ne ho quasi 40. Il primo ricordo che ho della mia infanzia riguarda un mio compagno d’asilo che ingoia una moneta e poi viene portato d’urgenza in ospedale. Forse è per questo, mi dico, che ho un pessimo rapporto col denaro. Un altro ricordo molto vecchio che ho riguarda un disegno che feci alle elementari. Il disegno rappresentava un uccellino in gabbia. Era molto bello, mi dissero, così bello che la maestra e tutta la classe mi fecero l’applauso e io pensai, pieno di orgoglio, che forse quello era il mio destino.
Avevo talento per il disegno, ho studiato, ho fatto anche delle mostre. Oggi che sono sempre stanco, e sovrappeso, quasi calvo e la mia barba non è più tanto lunga, uno potrebbe anche non crederci, ma c’è stato un lungo periodo della mia vita in cui le mie giornate erano tutte a colori e non solo in bianco e nero, ed ero bellissimo, magro come un chiodo, e portavo barba e capelli lunghissimi.
Barba e capelli, a ripensarci, li portavo così per un motivo. L’ho capito tardi anche se era facile: volevo assolutamente non assomigliare ai miei, a mio padre, a mio nonno, non ereditare le loro debolezze, le loro fisse, la riservatezza che si sfalda in risata se sono in imbarazzo.
Più crescevo, invece, e più gli assomigliavo. Per quanto lo negassi ero la loro copia fotostatica, e nascondevo il viso sotto la barba. Ma la natura, la forza genetica che ci accomuna persino nel cadere dei capelli, alla fine ha vinto: mi guardo allo specchio e nelle occhiaie frutto dell’insonnia rivedo quelle un po’ più grigie di mio padre. Non si sfugge.

8 commenti:

lillo ha detto...

Fra gli esercizi della scuola Holden c'era questo: fai un ritratto di te stesso, che abbia delle valenze narrative, in 10 minuti. Questo è il mio compito in classe.

amanda ha detto...

io non ti vedo così sciupato, non ti vedo in bianco e nero, a volte ti vedo con la barba bella lunga e se la bici la usi anche per salire e non solo per scendere dal paese,forse, ma dico forse, butti giù un po' di panzetta, che per altro c'ha il suo fascino e la notte dormi pure :)
e poi non dire che hai quasi 40 anni, abbi pietà di me

giardigno65 ha detto...

non si scappa

albafucens ha detto...

ti dirò invece, che quello che ne esce fuori è un bellissimo ritratto, ricco di colori, sfaccettature e sfumature, e che la nostra bellezza, carisma, risiede altresì nelle nostre piccole imperfezioni



sergio pasquandrea ha detto...

che cos'è una faccia, se non un mosaico di storie.
io ho il naso di mia madre, la fossetta sul mento della famiglia paterna, e poi di mio ci ho aggiunto tutte le rughe e le cicatrici possibili.

(comunque, fra me e i quaranta c'è ormai solo un anno e mezzo. per dire...)

marian. ha detto...

Socrate lo disse mi pare che facciamo giri immensi per tornare esattamente da dove siamo partiti, cioè alle radici, e forse aggiungo io, gira e volta compiamo i loro gesti e diventiamo come loro nell'aspetto per portarceli sempre in corpo considerate le distanze comunicative inevitabili e necessarie.

hzkk ha detto...

ridici sopra, hai un'ottima dentatura.

Iride libera ha detto...

Io credo che se ci poniamo il problema di non esser simili ai nostri parenti, è già palese che non lo siamo. Non del tutto almeno. Le loro debolezze saranno anche ereditarie, ma vederle su di loro rende più facile riconoscerle e difendersene. È più facile vedere la tua trave se sta negli occhi di qualcuno cui credi di assomigliare.