lunedì 29 dicembre 2014

noir

Mi sono perso nella neve che cadeva in cucina.
Era la neve della nostra morte silenziosa e perfetta.
Mia madre cuoceva una torta che nessun ospite
avrebbe più gustato. Maigret il commissario indagava
le tracce sulla neve di un passaggio mai avvenuto.
Chiedeva a testimoni di noi che ci avessero mai
saputi vivi in tutto quel buio avernale.

domenica 28 dicembre 2014

fabio


pensierini del 28

A un certo punto qualcuno lassù pensò bene che, per risvegliare l’attenzione dell’inquietante numero di gente che pur sapendo leggere non leggeva, si dovesse puntare meno sull’arte – roba d’élite – per aumentare il numero di sceneggiatori di fiction nobilitati al ruolo di romanzieri, fumettisti giornalisti e cantautori che pur facendo altro venivano inseriti nel settore narrativa e poesia, show man tipo Fabio Volo che non scrivevano romanzi ma erano loro stessi il romanzo, si raccontavano. Per accorgersi, forse in ritardo che 1) anche per essere Fabio Volo ci vuole talento, spesso non replicabile e 2) quando viene a mancare persino quel talento si finisce per promuovere un non-libro scritto da un non-autore e cioè il niente. Fine della letteratura.

*** 

Ti prego Gesù bommino fammi vincere il premio La Giara della Rai e fa che poi col mio manoscritto ci facciano un film o meglio ancora una fiction. In questo modo la mia famiglia la smetterà di chiedermi che cosa faccio nella vita e quando dirò loro che faccio libri e scrivo storie non mi risponderanno mai più divertiti: “e come si mangiano?”

sabato 27 dicembre 2014

graziana


tocco

Ierisera, colpa del periodo natalizio che tira fuori i miei fantasmi del passato, sono finito a rivedere alcuni anime della mia infanzia, e dai cartoni mi sono messo a cercare i manga che li hanno generati. Ho scoperto così che uno dei miei preferiti dell'epoca, primi anni '90, tradotto con un titolo che solo a pronunciarlo ti mette vergogna per quant'è banale e buonista: Prendi il mondo e vai, in realtà nell'originale si chiamava Touch, tocco. E ho pensato, con vero dispiacere, che anche questo è un modo per guastare il gusto di un ragazzo, proporgli un contenuto (e Touch lo ha, con una storia anche complessa sul piano psicologico, incentrata sulla morte di un fratello) racchiuso in un titolo banale. Di modo che, poi, tu possa abbinare sempre quel tipo di bellezza sentimentale a quel concetto di stupidità insipida. Prendi il mondo e vai come slogan è l'antesignano per eccellenza di Va di porta il cuore, cioè a cagare. Tanto meglio sarebbe stato lasciare quell'emozione nel riverbero di un contatto, una carezza, di quel tocco minimale e discreto. Avremmo insegnato, a un ragazzino in più, quanta ricchezza emotiva c'è nella misura.

venerdì 26 dicembre 2014

feticcio

Vivo con un piccolo feticcio avvinghiato alla spalla, un uccello carogna che pesa alla sinistra del collo e s’affila le unghie su di me. Ogni volta che la stanchezza mi prende, o l’ansia, o la sfiducia, lui stringe la presa per aggiungere peso al mio peso, dolore al dolore, in modo che persino il dolore non si senta più solo. Mi chiama appunto così: rifugio del dolore. Ma è una casa occupata, in verità. Provo a liberarmene in più modi, ma con scarso successo. Lavoro troppo, non faccio esercizio. Ma non solo. La scorsa settimana sono stato da un buon chiropratico. Il mio feticcio gli ha beccato la mano.

mercoledì 24 dicembre 2014

buon natale 2014

dal buio

Mi chiedo cos’è mai buona novella
fuori dallo starsene al di fuori
e il mondo assecondare nel capriccio
più senza toccarsi. Non altro che non sia
buio pianeta – lontano limpidissimo –
da cui fissare il buio nella goccia
racchiusa la mia stella che cinguetta
a ogni alba che rimuore il mio amore.

martedì 23 dicembre 2014

distanza

Ho avuto una discussione con una persona. Questa persona ce l’ha con me per determinati motivi, secondo me alquanto sciocchi, per lei importanti. Un problema mio di leggerezza che si è trasformato nell’ennesima tragedia verghiana. Il problema non è nemmeno questo, però. Il problema è che, dopo questo, ho capito di sentirmi come prosciugato verso gli altri. Ho fatto il conto e nell’ultimo anno ho litigato con sette otto persone diverse e per motivi più gravi. Per cui adesso, anche se dal punto di vista umano mi dispiace, da un punto di vista più concreto credo di aver colmato il secchio, e nella sostanza non me ne frega più nulla. Vuoi litigare con me, chiedo già al prossimo che verrà, allora perdonami se non ti darò il peso che meriti, ma ormai sarai per me solo l’ottavo, o il numero nove o il dieci. Solo un altro sulla lista. Con questo non sto cercando un nuovo motivo di scontro, non sto lanciando il sasso e nascondendo la mano. Sto solo dicendo come mi sento. E non mi sento per nulla vicino a chiunque.

mercoledì 17 dicembre 2014

la felicità

Ieri al corso di scrittura è venuto un ragazzo del Ghana, con una bella cicatrice sul viso, arrivato in Italia su un gommone. Gli ho chiesto di scrivermi una lettera sulla felicità, di dirmi cos’è per lui la felicità. Ha scritto così:
“Ognuno deve prendersi cura di sé per essere benedetto da Dio.”

martedì 16 dicembre 2014

dolce e meschino

Finalmente, dopo quasi tre mesi di lavoro, dopo essermi consumato ogni momento libero per scriverlo e sistemarlo, ho finito il mio romanzo per il premio La Giara. Manca solo il titolo poi lo spedisco. Titolo che, come d’abitudine, mi sono sognato. Questo: Dolce e Meschino. Sono entusiasta. Poi ci penso un attimo, e mi accorgo che non è farina del mio sacco. Viene da un film di Woody Allen, Sweet and Lowdown (in Italia tradotto indegnamente con Accordi e Disaccordi). Comincio a chiedermi quante cose ho scritto pensandole del tutto mie, e che invece mie non sono, se non per il fatto che ce le ho incastonate nel cuore da così tanto tempo che fanno parte di me.

mercoledì 10 dicembre 2014

qui radio krapp

Si fanno chiamare Gruppo Folkloristico Lunare, perché guardano il mondo dalla luna. Fanno le prove per un loro futuro programma radiofonico. Li adoro. 
“La luna è la cosa più bella che abbiamo sulla terra” dice Pino, con una delle sue fantasmagoriche uscite.
“Perché, com’è la luna?” chiede Gino. 
“Intanto non c’è nessuno che sta male, poi è un posto meraviglioso, con tanto spazio vuoto, pieno d’aria pulita…” 
“Non c’è mica l’aria sulla luna!” lo corregge Gino. 
“Chi l’ha detto?” gli risponde Pino. 
“La luna è un posto dove se vuoi farti un giro in bicicletta non ci sono buche sulla strada e nemmeno pozze d’acqua. Poi è piena di donne! Auuuu!!” ulula Mimmo. 
“Tu che ne pensi delle donne?” chiede Gino a Pino, per stuzzicarlo. 
“Che vuoi che ti dica? Per le donne non c’è più niente da fare” dice Pino, secco. 
“Buonasera, io sono Graziano” si inserisce Graziano con lo sguardo di chi la sa lunga. “Ora vorrei mandare in onda un pezzo dei Cure, è un pezzo curativo!”
E solleva il pollice per dirci che, solo adesso, è veramente tutto ok.

pino simone


Pino Simone, in una foto di Arnaldo Di Vittorio, tratta dal reportage fotografico Viaggio nel Merdione, immagini di ordinarie utopie, ed. Il Gabbiano.

domenica 7 dicembre 2014

faru

Mi dice di chiamarsi Faru il nero che mi sceglie e mi si siede davanti con un: “Hello, man! How are you?” Attacca subito con la sua storia, in una lingua traballante e molto avventurosa in chi mischia inglese, il nostro dialetto e italiano smozzicato: “Mi chiamo Faru, trentasei anni. Sono arrivato in Italia nel 2007 in auto. Di tutti quelli che hanno fatto il viaggio con me non si è salvato nessuno, tutti morti. Ci siamo salvati solo in due, io e un altro. Due è il mio numero preferito. Io dico sempre che i giorni della mia vita sono due, quello in cui sono nato e quello in cui sono morto. E cosa viene nel mezzo è solo un caso.” Vende oggetti sulla spiaggia Faru, nella zona di Monopoli, ed è amico di Dio. Lo ha capito un giorno che un tipo l’ha accusato di avergli rubato una radio. “I miei occhi no, mi ha detto Faru, ma il mio cuore piangeva. Ho alzato le mani al cielo e ho detto a Dio: io non sono violento, sono buono, ma se tu sei mio amico, allora vendicami.” Poco dopo hanno scoperto che a rubare la radio è stato un bambino e il tipo che l’ha accusato ha avuto un incidente d’auto. Allora Faru ha capito che Dio è suo amico. “Per cui, amico mio, conclude Faru, ora tu puoi scegliere se aiutarmi oppure no, ma ricordati che Dio è mio amico”. Io lo guardo, mi metto a ridere facendo di no con la testa, e allora lui capisce, mi stringe la mano con forza e mi dice: “Ti auguro buona fortuna, amico. Sei coraggioso.” Poi si solleva e si sposta due sedili dietro al mio, per fare l’identico discorso all’altro dei due passeggeri nel vagone.

sabato 6 dicembre 2014

a volte la poesia calpesta i cuori...

A volte la poesia calpesta i cuori. Non sempre lo intuisco, non sempre lo intuiscono gli altri, come siamo tutti concentrati a pensarla un dono, un enigma che rivela, una dolcezza tutta fantasia e lussuria, e così poco attenti a cosa toglie, o strappa.

giovedì 4 dicembre 2014

la seconda volta

Stasera presentazione dell'ultimo libro di Paola Turci al Docks 101. A presentarla il mitico Luca Bianchini. Locale strapieno. Premetto che non ho seguito un solo minuto della presentazione perchè poco prima di cominciare mi sono seduto al bar con Martin e ci siamo fatti un litro di birra a testa. In compenso, poco prima di andarcene, sono corso in bagno per evacuare tutta quella birra. In bagno sono riuscito a capitare in una situazione delle mie. Ho spalancato la porta degli uomini e ci ho trovato Paola Turci che faceva pipì. Infatti il bagno delle donne era occupato e lei è entrata in quello degli uomini senza chiudere la porta. Sono uscito di corsa, scusandomi con lei. Poi ho aspettato dieci minuti fuori, sono tornato di corsa in bagno per svuotarmi, ho spalancato la porta, e ci ho trovato Luca Bianchini che faceva pipì. Nemmeno lui aveva chiuso la porta. Mi sono scusato e lui mi ha detto, sorridendo: "Non preoccuparti, tutti abbiamo una vescica." Dopo gli ho regalato un mio libro, Rivelazione. Bianchini mi ha chiesto una bella dedica. Io gli ho scritto così: "La seconda volta è sempre la migliore. Tuo, Lillo".

lamento di una guardia di frontiera


mercoledì 3 dicembre 2014

la luna è una lampadina

Oggi ero di buon umore, così, bando all'avarizia, mi sono fatto un regalo: La Milano di Enzo Jannacci, capolavoro cantautorale del 1964. Volevo comprarmi anche l'edizione completa delle poesie di Franco Fortini (che di quel disco ha scritto un testo: Quella cosa in Lombardia, quella cosa per la cronaca è il sesso), ma quel gran fetente di Francesco Santoro (proprio l'autore di Piombo, che abbiamo pubblicato noi), quel fetente dicevo, è passato in libreria prima di me e si è comprato la mia copia!! Ma come si fa? Scherzi da prete, li chiamavano una volta. Se non fossimo entrambi poco pretici. Scherzi poetici allora, da poeti, che è qualcosa di molto simile all'essere nerd, o almeno suona così (Jannacci, Fortini: sai che palle si dirà il lettore medio o mediamente più giovane di noi, di quelli che "i morti lasciali ai morti e non li chiamare più!"). E infatti dovevo dire hipster, come Ginsberg. Ché la parola hipster, si sa, l'hanno inventata i nerd di domani, per pararsi il culo oggi.

recensione di rivelazione su incroci n°30

A cura della poetessa Pierangela Rossi.

struggimento

martedì 2 dicembre 2014

intervista su la repubblica

Lorenzo Madaro mi ha intervistato per la pagina barese de La Repubblica. Chi vuole può leggere l'intervista QUI.

un uomo

Un uomo è forte, tanto più di quanto credi
dice Pasolini
mentre legato a un letto si fa sfondare
finché il sangue gli bagna gli occhi
e scopare in gola da un ragazzaccio
di quanti lo intristiscono, innamorano
per sola forza di resistere ed opporsi
alla vita squallida che li fa topi
di fiume o di borgata, ratti dai denti aguzzi
e code lunghe coi denti anch’esse che
addentano a più non posso
fave secche e cazzi di checche isteriche
per sola forza di semplicissima fame.
Un uomo, ripete Pasolini, un uomo
tanto più buono alla poesia quanto più
conciato nella scorza, non dovrebbe
lamentarsi se col mondo fa a botte
ché nulla ha di sé fragile, se non
il cuore che si rompe. Nulla che gli serva
in breve, se si fotte.

domenica 30 novembre 2014

morto un poeta

Muore Mark Strand e come ogni volta tutti salutano il poeta, inneggiano l'opera, ma hanno letto poco: sanno solo che è morto un poeta.

sabato 29 novembre 2014

litanìa (litalìa)

La Sinistra Italiana.
Ciucciacazzi puttana.

La Lega di Salvini.
Manganelli e pompini.

Alfano, Fitto, Capezzone.
Tutti in rima con coglione.

Mariastella Gelmini.
Rima con Franceschini.

Movimento Cinque Stelle.
Arrabbiati senza palle.

I presidenti in pensione.
Mafiosi senza onore.

Il presidente ragazzo.
Baci pure questo cazzo.

La Base in azione.
Resta la masturbazione.

Portaborse senza nome.
Pronti a raccomandazione.

Elettori interessati.
Sempre buoni a dirsi incazzati.

Sindacati al lavoro.
Culattoni nel coro.

Gli Eroi della rivolta:
il Papa (!) ed ogni volta

poveri tossici disoccupati
cani ammazzati

per strada
nel silenzio

buoni poi per il Tg delle venti
per farvi Indignati contenti.

martedì 25 novembre 2014

il mondo visto dalla luna

Stasera, mentre aspettavo il bus per tornare a casa, ho visto un’arzilla vecchietta che calava giù con una corda una busta dal balcone e poi gridava ai passanti di sotto di prendere la busta, staccarla dalla corda, e poi appoggiarla a terra, vicino al portone del palazzo. Era la sua immondizia che faceva scendere così perché non aveva più forza nelle gambe per affrontare le scale. Tutti però passavano diritti e nemmeno sembravano vederla, o ascoltarla, come se lei gridasse da troppo lontano per farsi sentire. Solo io la osservavo, pieno di curiosità, dall’altra parte della strada, ma non riuscivo a trovare in me la voglia di accorciare quella distanza per darle una mano. Mi è venuta invece l’idea, osservandola, di scrivere una storia partendo da questo episodio. Ho trovato anche un titolo che mi ha gasato per tutto il viaggio in bus, mi ha gasato così tanto che quasi mi sono ritrovato a casa senza accorgermene. Eccolo: Il mondo visto dalla luna. Poi ho controllato e ho scoperto che, per quanto diverso dal mio, hanno già pubblicato un romanzo con lo stesso titolo: La terra vista dalla luna, di Claudio Morici, che a sua volta si ispira, nel titolo, a un omonimo film di Pasolini con Totò. Di solitudini così, insomma, è pieno il mondo. Sono tutte leggermente diverse nelle loro angolazioni, e tutte uguali se prese da una certa distanza.

nuovi libri 2: il libro di morgan

Esce in questi giorni, a cura di Marco Castoldi, il nuovo libro di Morgan per Einaudi Stile Libero, e devo dire che, anche se il titolo è stato parecchio criticato, secondo me è una gran furbata. Nel momento stesso in cui si fa paraculare così, allora tutti se lo ricorderanno. Insomma, a livello pubblicitario questo libro è già un successo... Bravo Morgan!

nuovi libri 1: american psycho

American Psycho di Bret Easton Ellis rivisitato nel 2010 da Mimi Cabell e Jason Huff per le edizioni Trauma di Vienna è uno straordinario esperimento meta-letterario. I due artisti si sono inviati l’un l’altro l’intero romanzo, una pagina per volta, attraverso la propria posta su g.mail. Chi conosce quel sistema sa che g.mail ha accesso ai contenuti sensibili delle mail, e attraverso il rilevamento di alcune parole chiave del testo propone una serie di pubblicità a tema legate ai contenuti del messaggio. Pertanto Cabell e Huff, per ogni pagina inviata, si sono segnati le singole pubblicità segnalate da google, hanno rintracciato le parole chiave del testo da cui sono scaturite, e hanno riedito il libro – la storia di un efferato serial killer – cancellandone completamente il testo, ma lasciando visibili solo le note, che sono appunto le pubblicità inviate da Google.

domenica 23 novembre 2014

pomeriggio al cinema

Ho finalmente visto il film di Martone su Leopardi. Mia personale impressione: bellino, ma senza entusiasmo. Al suo meglio mi ha fatto pensare al cinema didattico dell'ultimo Rossellini. Al suo peggio ha omesso, con tutta la sua voglia di "capire" Leopardi, proprio il momento centrale della sua evoluzione umana e artistica, cioè la fuga da Recanati e l'incontro con Antonio. Su quest'ultimo punto consiglio all'enorme schiera di gente che ho sentito propinare le più grosse puttanate gossippare nel dibattito post film, un bellissimo libro che parla del rapporto triangolare Giacomo-Fanny-Antonio e degli ultimi giorni napoletani di Leopardi: I tempi dell'ultimo Leopardi di Mario Marti (ed. Congedo). 
Poi vorrei ribadire al mio vicino di sedia che ha passato tutto il tempo a a controllare il suo smartphone e a un certo punto, a metà film, ha avuto addirittura il coraggio di mettersi a fare una telefonata per dire a un suo amico che si stava annoiando, che non gliel'ha mica ordinato il medico di restare al cinema se il film non gli piaceva, e che di sicuro (qualsiasi cosa si pensi dell'opera finale) un film su Leopardi non è e non sarà mai un western e quindi lo sai cosa ti puoi aspettare se vai a vederlo. Se non lo sai forse è ora che tu faccia una ricerchina su google, la risposta a qualsiasi dubbio cosmico. O, in alternativa, prendi il tuo telefono e ficcatelo in culo, ne avrai di sicuro grandi e poetici benefici.

alexander

mario

giovedì 13 novembre 2014

tre pezzi d'occasione (2)

Da una conversazione con due due amici fotografi

"Se ci pensi la fotografia è un po' come il porno. Lo sanno tutti che se sei bravo te la cavi anche con pochi mezzi, però se c'hai l'obiettivo lungo fai più bella figura. Infatti, se fai attenzione, i dilettanti cercano tutti di farsi una grossa attrezzatura, è istintivo. Magari non gli serve a niente, o non la sanno nemmeno usare, però la vogliono grossa, così si danno importanza. I più scarsi, dopo un po', la abbandonano o se la rivendono, perché più grossa è più è pesante, e portarsela appresso è sempre scomodo."

I segaioli della penna

Oggi ho l'obbligo (lavorativo, non morale) di recensire questo libro, scritto dal tipico esponente di quella categoria culturale che io chiamo "segaioli della penna", gente che si masturba con le parole perché non ha la minima considerazione per il piacere dell'altro, cioè del lettore.
Ecco un estratto tipico dell'opera di un segaiolo della penna, di cui non faccio il nome solo per educazione. Va constatato che segaioli così, nonostante la dedizione che mettono nella pratica solitaria, prolificano a vista d'occhio e, in suddetti ambienti culturali, ce ne sono pure troppi, tutti ne hanno, purtroppo, prima o poi incontrato uno:
"Condannato automaticamente allo smarrimento della forma, ad una ontologica de-formazione esistenziale, sotto i duri scossoni della frattura razionalizzata di ogni nucleo solido della vita, l'artista marginale, nel conflitto dei capitalismi nomadi dominanti, necessita di una indifferibile aeriformizzazione che, svincolandolo anche da ciascuna restrizione di "volume", lo doti di maggiore volatilità ("a-volumetria"), dinnanzi all'estrema volatilità delle élites nomadi; saldato allo "spazio", reso fatalisticamente localizzabile, disorientato dalla inafferabilità dei nuovi capitalismi, l'individuo è annientato dalla schiavitù della contingenza locale."

Oroscopo

Un oroscopo talmente bello che andava condiviso, anche perché fra fotografia porno e segaioli della penna, il pene di Napoleone, oggi, nel mio oroscopo ci sta proprio bene. Più tardi scriverò una lettera d'intenti a Valentina Nappi, dopodiché la mia giornata potrà dirsi conclusa in perfezione e bellezza.
"Nel 2007, quando il padre morì all’età di 92 anni, Evan Lattimer ereditò la sua grande collezione di bizzarre reliquie, che comprendeva un sigaro fumato da W. C. Fields, la patente di Greta Garbo, lo specchio da barba di Abraham Lincoln, un cappotto di pelle di orso del generale George Custer e il pene di Napoleone Bonaparte. Molti di quegli oggetti si rivelarono di grande valore per i collezionisti. Uno di loro si offrì di comprare il pene per centomila dollari. Ho il sospetto che nei prossimi mesi ti succederà qualcosa di simile. L’eredità che riceverai potrebbe non essere quella che ti aspetti, ma comunque rivelarsi più utile di quanto immagini. Rob Brezsny".

martedì 11 novembre 2014

detective story

11 novembre 2014. In copertina alla nuova edizione Einaudi delle Lettere di John Fante, viene pubblicato per errore il ritratto del poeta inglese Stephen Spender. Lo scandalo letterario del giorno. La casa editrice si scusa. Ma si potrebbe anche pensare che gli einaudiani non abbiano fatto i compiti a casa. Eppure cè qualcosa di più interessante, il messaggio nascosto nellerrore, per cui ti rendi conto che questo è solo un modo come un altro, per la poesia, di sopravvivere in Italia: nascondendosi, cioè, nei libri degli altri, creandosi identità fittizie, nuovi passaporti temporali, ma lasciandosi dietro indizi, messaggi lanciati come lampi nel buio, tramando nell'ombra in attesa della prossima rivoluzione del gusto. Accetta quello che passa, credi a quanto rimane, scriveva acutamente Stephen Spender.

cose carine della giornata

Cosa N°1: intervista con Barbara Bracci, poetessa conosciuta tramite Sergio Pasquandrea, uscita ieri sul suo blog. Titolo: Un caffè corretto con Antonio Lillo. La trovate QUI.

Cosa N°2: fotografia inviatami stamattina da Tita. Tita l'ha commentata così: "Scherzo, eh!" Ma io, in verità, la trovo adorabile.

domenica 9 novembre 2014

i sogni di dio

Dio, come chiunque, non è immune al dolore, il male lo sovrasta come tutti. Ecco perché, all’improvviso, si è ritrovato con due tumori in corpo, e dopo l’intervento, senza più mezzo intestino. Tutto nel giro di un mese e con estremo pudore. Anch’io l’ho saputo a cose fatte, quando ormai la sua prolungata assenza dal bar e la voce fragile se lo chiamavi al telefono, ne svelavano la sopraggiunta infermità. L’ultima volta lo ricordo nel suo giardino, che sorseggiava vino in compagnia di una ragazza. O ancora di sfuggita nel traffico, che sfrecciava in motorino fra le auto ferme al semaforo. Non lo vedo da allora. Ho provato a chiamarlo l’altra sera. Ero fermo davanti alla sua porta e vedevo la finestra illuminata. Mi ha risposto che non c’era. Poi ha aggiunto: “Grazie della tua telefonata, amico mio, ma io sto tornando a casa, per curarmi. Ti saluto.” Io sto tornando a casa. Spesso mi sono chiesto cosa Dio sognasse nelle poche ore di sonno che si concede, e ho sempre immaginato che alla sua vita così burrascosa opponesse visioni di una serenità confortante. Non la stanza degli orologi da cui regola le frenesie del tempo, ma le foreste vergini dov’è nato, l’odore d’erba umida appena calpestata, il lungo giro di controllo insieme al guardiacaccia, poi l’abbraccio dei suoi figli e l’ultimo pasto caldo consumato in cucina, con sua madre. “Come stai, figlio mio? Come sei sciupato. Cos’hai mangiato in tutti questi anni?” Me li immagino così i sogni di Dio, sogni caldi come un rifugio nel silenzio, le coperte pesanti e l’odore del legno che ti accompagna nel sonno.

giovedì 6 novembre 2014

cos’è male e cos’è farsi male

Cos’è male: svegliarsi la mattina coi brividi, mal di schiena e la febbre, e per di più fuori piove un’acqua marroncina e la casa è umida e antipatica. Continuare a lavorare per delle consegne, con nessunissima voglia di fare alcunché e la capa che gira, il naso che comincia a colare sui tasti del pc.
Cos’è farsi male: in tutto questo farsi venire, per segreto masochismo forse, la malsana idea di riascoltare l’intera discografia di Luigi Tenco. Alle 13.30 ho deciso, mi suicido col brodino.

sabato 1 novembre 2014

non tutti si conoscono vivendo...

Non tutti si conoscono vivendo
ma c’è chi è nato per morire
e darsi un senso mentre arranca
giorno a giorno nell’attesa
del Giudizio. C’è chi è nato
per morire e chi per esserci.
Ma c’è chi campa una vita intera
senza ragioni che siano nutrirsi
parlare e concimare la terra
d’immondizia, compiacerci di sé
e della pace raggiunta con
poco sforzo di una vita mediocre
ch’è la vera misura del mondo.

venerdì 31 ottobre 2014

frammento da un articolo

Oggi pomeriggio ho scritto un articolo, ma era troppo lungo, così ho dovuto fare dei tagli. Questo frammento proprio mi dispiaceva buttarlo. Per cui lo copio-incollo qui. Scritto mentre sorseggiavo camomilla:

[…] Un Pd dilaniato fra le sue due anime, chiamatele come vi pare: democristiana e socialista, rottamatora e dissidente, riformista e nostalgica, tutti ridicoli allo stesso modo: una maggioranza impotente di benintenzionati ricattata o connivente con una minoranza che fa palesemente i cazzi suoi in nome del nuovo che avanza. Un Governo che senza nessun avallo popolare si tiene in piedi con alleanze estranee alla sua stessa natura, che annienta i sindacati, se ne infischia dei suoi stessi elettori, parla quando dovrebbe tacere e tace quando dovrebbe parlare. Una destra suddivisasi in bande, che in uno stato democratico d’Europa si permette di discriminare i suoi cittadini in base al reddito, di giudicare le scelte di vita di una persona, che proclama la diversità di immigrati e omosessuali, parandosi il culo con cavilli legislativi invece di mostrare le palle per ammettere che almeno “sì, sono razzista”, e poi manda in piazza le forze dell’ordine a picchiare chi sciopera perché sta perdendo il lavoro. E su tutti un presidente che sa di mafia. Direi che la misura è colma. […]

mercoledì 29 ottobre 2014

anniversario



[...] Ma Lou Reed mi ha insegnato anche che se riesci a trovare della bellezza nella merda pura, allora quella è bellezza vera. Mi ha insegnato a quale altezza guardare – e non da quale, per fortuna. E che la poesia non è per forza in versi, e che l’amore può prendere diverse forme. E mi ha insegnato anche, con Heroin, che la dipendenza è un fatto mentale, è quel desiderio di dormire per mille anni e svegliarsi altrove, e che alla fine dei giochi, comunque, la sensazione sarà quella di non averci capito un bel niente.  [...]

(dal blog dello scrittore Marco Montanaro)

martedì 28 ottobre 2014

lunedì 27 ottobre 2014

inutile

Una ragazza come te inutile
ad amarmi a salvarmi ecco
anche di poco. Una ragazza
buona solo per chiamarmi
e dire: ci sei? io sì per te.
Una ragazza come te insomma
buona a prenderci un caffè
in questo freddo che sale
e poi dirci le cose – ma parla! –
se come gatti nel sole
ci stiriamo sui muri. E parla.
Qui c’è troppo silenzio. Parla.
Silenzio. Inutile persino per
mancarmi.

i motivi del gesto



Caspita, ho appena visto il documentario su Salinger e mi ha preso una tristezza infinita. Ci sono un sacco di cose sue che rivedo in me. Mi chiedo, finirò anche io così? Schifosamente ricco e famoso mentre conduco una vita ritirata, coltivando una serie infinita di relazioni complicate con ragazze molto più giovani di me, affascinate dal mio ruolo di scrittore? Non lo so, di certo mi sto impegnando perché accada. Lo ammetto, sono molto influenzato da lui. Stasera, infatti, prendo una pistola e vado a sparare a Maurizio Gasparri. Se mi arrestano gli dirò di leggersi Il giovane Holden per capire i motivi del gesto.

definire

Definire non il nemico, ma l'opposto.
Questo non sono, non voglio essere e non sarò mai. Io sto dall'altra parte.


domenica 26 ottobre 2014

dov'è la prefazione?

Ho da poco acquistato l'edizione Einaudi di Da dove sto chiamando di Raymond Carver (25 euro!!), e mi sono accorto, con stupore, che dal volume manca la preziosissima prefazione scritta dallo stesso Carver, per presentare l'opera e come commiato dai suoi lettori. Qualcuno meglio informato, sa spiegarmi il motivo di tale omissione? E poi, pensavo che la prefazione di Carver fosse parte integrante e fondamentale dell'opera, ma si può fare una cosa così?

sabato 25 ottobre 2014

vicini

Chissà come lo fanno i ratti – mi chiedo se li guardo –
se si scelgono dopo sguardi lunghi e interessati
corteggiamenti in rima. Oppure s’incontrano sfatti
dopo ore di buio e l’unico calore è una monta senza pace.

Chissà se si scopano o fanno l’amore
se lo fanno a grappoli o due per volta
se si ciucciano e s’inculano il chiodino fra le chiappe
e se drizzano la coda rapiti dall’orgasmo.

Chissà se vengono in squittii o singhiozzi
e se piangono di gioia a voce bassa e pregna.
Chissà come dormono e se stanno vicini.
E se parlano e discutono di preservativi. Li guardo

dal piano di fronte. Li ascolto attraverso i vetri.
Niente più che paroline smozzicate negli orecchi
gli occhi aperti e chiuse le chiappine. Chiusi loro nei letti
coi loro cappotti per darsi ancora un tono.

giovedì 23 ottobre 2014

una poesia di orhan veli kanik

Tutte le belle donne credono
che ogni mia poesia d’amore
sia stata scritta per loro.
Io invece mi vergogno a sapere
di averle sempre scritte
solo per far qualcosa.


(Con un grazie ad Amanda per avermela segnalata).

bari, pane e pomodoro

mercoledì 22 ottobre 2014

er popolo

Io e Peppe seduti davanti ai bagni pubblici come tante altre volte. Cominciamo a parlare di cinema degli anni '70 e di un regista che piace tanto a tutti e due, Luigi Magni. Io gli parlo della scena di un film, quando il rivoluzionario Montanari dice sul patibolo "Buonanotte, popolo!" prima di morire. Ma scopro di aver sbagliato titolo: io mi ricordavo In nome del papa re, ma Peppe mi corregge, era Nell'anno del Signore. Io gli dico, pieno di ammirazione: "Però Peppe, sei preparato!" E lui scoppia a ridere e mi risponde: "Ah Lì tu sei bravo, sei un reggista! Ma er popolo so' io!"

martedì 21 ottobre 2014

desolato

L’assoluta mancanza di considerazione che ho per J-Ax come artista forse m’impedisce di vedere la bellezza implicita nel suo testo, ma il ritornello cantato da Jannacci ha una tale potenza liberatoria che si perdona anche quello. In certi giorni altro non serve. 

venerdì 17 ottobre 2014

margutte su lillo

Mi hanno intervistato su una rivista letteraria online, chiamata Margutte. Spero di averci fatto la figura del Morgante, ma non so. Comunque la trovate QUI.

sabato 11 ottobre 2014

definizione

Sono due giorni che ci penso e ci ripenso, ma ancora resto in dubbio. Insomma, mi chiedo, se uno se la prende con un nero è un razzista; se uno se la prende con un gay è un omofobo; se se la prende con una donna è (nel migliore dei casi) uno stronzo. Nemmeno ne parlo della violenza sugli animali. Ma continuo a chiedermi, se uno se la prende con un ragazzino (maschio, etero, con lo stesso colore di pelle e cresciuto nello stesso contesto sociale) e lo sevizia brutalmente solo perché il ragazzino è sovrappeso e quindi dà fastidio al suo senso estetico, tu, un tipo così, come lo definisci? Un dandy? E ho quasi paura di dargli una definizione, perché le parole in questo caso sono un male, definire certe cose a volte suona quasi come giustificarle, incasellarle in un concetto più grande, odioso ma razionale, contenere il senso di un vuoto che non è più solo sociale, ma è proprio dell'anima. Ecco, io ci provo, ma non riesco a trovare delle definizioni per un gesto così, mi interrogo sempre, ma non le so (voglio) trovare. Così, allo stesso modo, mi vorrei tanto incazzare, ma non ci riesco. Mi sento solo disgustato, avvilito, per nulla in pace col mondo.

giovedì 9 ottobre 2014

a paride

Guardali Paride i baristi del paese oggi
piangeranno per te piangeranno
gli scrocconi e i compagni
piangeranno le strade e gli angoli
e tutte le scale bagnate di birra
e le mattine di buca in cui
ti rifugiavi al sole sulle panchine
vuote della villa. Io di te
ricorderò per sempre come
non ricordavi mai il mio nome
se non all’improvviso in uno squarcio
da vero paraculo – eri un maestro –
quando chiedevi qualche spicciolo
e un sorriso. E poi una volta
scocciato ti ho risposto: “Paride
tu cerchi soldi ai poveri!” E tu
– lo eravamo in due – col tuo genio
mi hai risposto: “Sì!
ma è proprio fra poveri che ci si aiuta”.

mercoledì 8 ottobre 2014

fratelli



Elena Vladareanu, Iqbal Masih, Pino Simone. Questi sono i miei fratelli, le persone per cui in questi giorni vivo, respiro, mangio, su cui si posa il mio pensiero di continuo. Per cui scrivo e mi batto ogni ora. Due di loro sono morti da tempo, uno di solitudine, l’altro ucciso per il suo coraggio, che a pensarlo racchiuso in un corpo così piccolo, resto sempre a bocca aperta. Lei, invece, è più giovane di me, e parla e scrive (benissimo) in una lingua che non conosco ma, per certi versi, mi è fraterna. Guardo le loro foto e penso che le vie del mondo sono vastissime, eppure, se fai attenzione, le sue voci non smettono mai di parlarti, mai, non chiedono altro che tu apra le orecchie.

“contro” caproni

Continuo ad addentrarmi nella lettura di Giorgio Caproni, Il muro della terra, Il franco cacciatore, e non capisco come faccia a piacer tanto, a così tanti, una poesia talmente terrorizzante. In Caproni non c'è niente di “piacevole”. La sua ironia è beffarda. Le sue opere sono piene di spettri, di voci dall’oltretomba che si aggirano in un paesaggio nebbioso, metafisico, dantesco: l’enorme foresta popolata di cacciatori senza volto, mastini sulle tracce di fuggiaschi, esiliati, bestie feroci di fattura medievale, in cui non c’è Dio, né consolazione, né salvezza, non c’è nemmeno la Parola che possa dar conforto, tutto è terribilmente buio, sfuggente, ingannevole, nulla ha più senso. E l’unica cosa certa è una morte senza fine che arriva sempre all’alba.

lunedì 6 ottobre 2014

per le rime

Mai più mi abituerò a un addio
in un giorno di pioggia
come adesso che scavo coi polsi
fin dentro le rime. Dura la tua:
«l’amante/ è andante». Ma dove?
«In culo!» a citare il poeta.
Qui piove. E non offre riparo
un balcone, un ombrello
appena un ricordo che già dici
passato. A che serve? Non sai.
Anche oggi rimetto sul piatto
(di nuovo) quel vecchio vinile:
Just Friends. Rifiuto – mi dici –
testardo, di volerti capire.

sabato 4 ottobre 2014

l'amore (ormai)

A torto o a ragione
l’amore (ormai)
non tocca più il cuore
ma il colon: è un amore
de panza, creativo, e puoi
concimarci il mondo.

giovedì 2 ottobre 2014

nel mezzo

Quando torno da un mio viaggio mia madre si lamenta di non averlo mai visto il mondo, d’essersi consumata la vita in questa casa grande, col giardino, ma conclusa. E torna sempre con la memoria a quand’era ragazza, a un suo viaggio in Italia con mio padre mai più ripetuto, l’unica occasione di fuga senza una meta. Sapesse invece io come la invidio, non mi crederebbe, d’avere un suo mondo chiuso e perfetto, senza falle, buchi neri o trappole nascoste, in cui muoversi padrona di sé e della sua vita, senza più ansie, né chiasso inutile. Il punto, credo, è proprio questo: che la felicità sognata è sempre un estremo, un qui ed ora oppure un infinito, mentre noi siamo inadeguati a spingerci oltre, e ci dibattiamo senza pace nel mezzo.

una poesia di kalju kruusa

Ah cosa ci sarebbe di meglio
che fare qualcosa insieme
sentirlo provarlo insieme
ah che andare insieme dove
una volta si andava da soli
e trasferire all’altro, liberandosene,
ciò che si è portato con inquietudine in sé
ah che montare in sella
così leggeri con il fruscio delle gomme
tra e sopra e in mezzo
alle foglie autunnali variopinte
le pozzanghere piatte e le castagne, sempre in due
al volo tra le bacche del rialto
scivolando e serpeggiando in avanti
cosa meglio che sentire la vicinanza l’uno dell’altra
del pedalare respirare tacere
ah che guardarsi l’un l’altra e ridere
come volendo spingere oltre il sentimento importante molto importante

che è proprio quello
sapendo che è davvero quello
tanto è evidente per tutti e due
è proprio quello

mercoledì 1 ottobre 2014

ecco girgenti già morde la gastrite...

Ecco Girgenti già morde la gastrite
né ci si offre più mite
stagione. L'inverno umido
attecchisce al cuore, lo infracida.

martedì 30 settembre 2014

amore sincero

Com’è soave l’amore
quand’è sincero da entrambe le parti:
è un airone bianco sulla neve:
l’occhio non lo separa.

(Anonimo giapponese)

la montagna

Con Girgenti parliamo di sogni, i miei bagnati, i suoi più raffinati, in quest’aria tropicale. Quali sono, quali sono i tuoi, le chiedo e lei di rimando a me. Nessuno parla eppure i nostri sogni sono palpabili. Il suo di un vecchio amore mal guarito, il mio di una terra senza peso, senza più fatica. Sogni impossibili come rimpianti, feroci a volte, con bocche dentellate dal buio. E io, io le chiedo, io forse non ti basto? Non sei il mio tipo, mi risponde ridendo, ma piuttosto uno specchio, una spalla, un compagno di bevute nascosto fra i miei piedi, poco prima del sonno. Mi sei cara, le dico. Anche tu, mi risponde. Ma qui, lo sai, non c’è spazio per altro che tempo, tempo e sogni, bestemmie, e una parola che regga meglio allo sconforto dei tanti amanti che passano senza mai far rumore. Anch’io sono perduto, Girgenti, ma cerco ancora vie d’uscita verso il cielo. E cosa conta più per ritrovare la strada? L’affetto, mia stella, l’affetto, mi canta Girgenti con la sua voce di donna, l’affetto è la cosa più bella. Guardo dal basso, nascosto fra i suoi piedi, la sua fronte ostinata, l’altissima montagna dei suoi sogni, che ronfa e ribolle di fuoco come l’Etna.