domenica 31 agosto 2014

ritratto di mia nonna


lettera a guglielmo minervini

Caro Guglielmo Minervini, 
mi costa un po’ raccogliere le idee per scrivere una lettera che parla di me forse più di quanto vorrei. Eppure, nel suo piccolo, vorrei che questo fosse il primo passo per quell’impegno che ho deciso di prendere nei riguardi della sua campagna elettorale. 
Sono nato nel 1977, ho 37 anni. Appartengo dunque a quella generazione che si è ritrovata a crescere nel peggior paesaggio politico possibile, sconfortante, per certi versi orribile. Ho conosciuto attraverso i miei genitori determinati ideali definiti di Sinistra, ma per quanto abbia votato a Sinistra per tutta la mia vita elettorale, quegli ideali non li ho mai visti applicati se non a slogan e chiacchiere preelettorali. E quanto alla Sinistra vera e propria l’ho vista prima agonizzare, poi non morire ma piuttosto trasformarsi nel mostro a due teste che è oggi. Credo in certi ideali insomma, non credo nella Sinistra. Ho creduto in Vendola e nel sogno di una Puglia migliore, ho deciso di restare qui invece di emigrare in un periodo in cui tutti mi davano del pazzo o peggio del vigliacco per una decisione insensata come volersi costruire un futuro in una terra senza più futuro. Ho vinto Principi Attivi con un progetto nel 2008 e sono rimasto. Non tutto è andato come avrebbe dovuto, il progetto non è sopravvissuto all’egoismo dei suoi membri, e col tempo sono stato deluso anche da Vendola. Ormai, già da un po’, mi annovero nel sempre crescente gruppo degli astensionisti, coloro che, pur credendo ancora in certi ideali, non credono più nel loro potere di intervenire sensibilmente sulla realtà. Non voto né mi sento responsabile dell’affondamento del Paese. 
Eppure, allo stesso tempo mi sento a disagio. Se ci penso ora, a fronte dei cinici che mi davano del pazzo o del vigliacco, se penso alla Puglia di Vendola, la Puglia della poesia e delle idee in cui ho creduto con tutto me stesso, al punto da volerci creare una piccola casa editrice che quelle idee diffondesse a suo modo: la pazzia nella pazzia insomma, uno dei pochi che pur non conoscendomi ha voluto credere in me e nella mia generazione, nella nostra possibilità di fare, è stato lei, attraverso una serie di progetti concreti: Principi Attivi, Bollenti Spiriti, Ritorno al Futuro a cui abbiamo attinto a piene mani e che, pur con tutti i limiti o gli errori del caso, sono il meglio di quella stagione di idee, partecipazione e impegno. Dico stagione perché già adesso, a ripensarci, mi è sembrata una lunga primavera che ormai volge alla fine. O meglio, muta in altra stagione. E sta a noi capire se questa nuova stagione è l’estate piena, oppure l’autunno, perché l’estate ci è già sfuggita di mano senza che nemmeno ce ne siamo accorti. 
Ecco perché, dopo averci pensato a lungo, ho deciso di restituire ciò che devo, e mettere da parte, per una volta, le mie motivazioni personali, la mia rabbia, la mia delusione, per contribuire come posso a questa svolta. Non avrò rimpianti se non andrà come dico, ma mi ci impegnerò. È una promessa. 
La mia scommessa, quindi, è su di lei e su me stesso. Non a livello politico, ma più umano, personale. Non trovo sia giusto porre tante aspettative in una singola persona, ma sento che è l’unico modo in cui oggi io come tanti possiamo fare politica senza sentirci ancora delusi da un sistema. Per quel che mi riguarda non si tratta di quella sorta di leaderismo che ha rovinato la politica degli ultimi anni, ma è qualcosa più semplice, qualcosa che nasce dal rispetto, dall’amicizia, da ideali e visioni comuni e in cui non ci guardiamo da gradini diversi, con altezze differenti, ma alla pari, e la fiducia è reciproca. In qualsiasi altro modo avremmo già fallito in partenza. 

Antonio Lillo

quarantenni

Le quarantenni non proprio illuminate dall’autoironia a cui cominciano a cascare le tette. Le incontri tutti i giorni al supermercato oppure in posta, che se la tirano per nulla, già sconfitte dal confronto quotidiano con le figlie modellate a loro immagine. Una volta erano belle. Te le immagino fra qualche anno, ancora saporite e buone per gli scopi del caso. Come le prugne. 
I quarantenni ad alto tasso erotico che sono in vista dell’ultimo grande amore di una vita, che sia la moglie del capo, una rumena ordinata per posta o un’amica dei figli sul modello di American Beauty. A tale scopo depilano il loro corpo, fanno palestra contro il tempo, qualcuno si tinge i capelli sempre più radi e li tira su all’ultima moda, come i porcospini da guerra.

sabato 30 agosto 2014

la danza

Le anguille si muovono in branchi sul fondo dell’acqua, e stanno riparate nel fango per nascondersi nelle loro migrazioni. Sono cacciate senza tregua, a causa della prelibatezza delle carni, ma sono altrettanto brave a sgusciare con estrema destrezza fra le braccia di chi vuol stringerle. Alcuni pescatori di fiume, dunque, le infilzano con un bastone appuntito che chiamano, ironicamente, la freccia di Cupido. Le anguille colpite si agitano impazzite dal dolore, poi muoiono sventrate col rimpianto di non rivedere il mare. Le altre intorno, accecate dal fango, ma allertate dall’agitarsi delle compagne ferite, si muovono con loro per confondere le acque, imitandone alla perfezione i movimenti, il loro ondeggiare in una lunga danza prima furiosa, poi sempre più lenta, languida man mano che si spengono, poi appena un tremolio. Fino alla calma.

capita

Capita spesso, quando mi incontrano, che le persone si complimentino con me per la mia apparente serenità, e mi dicano come riesco a rasserenarle, "beato te che non hai problemi!". Io sorrido, e rispondo che ci vuole molta disciplina. 
La gente non se lo immagina, ma io lotto tutti i giorni, con tutto me stesso, contro domande che mi vengono ripetute non so più da quanto: "ma cos'è Pietre Vive? Cos'è iCentoLillo? E tu che scrivi sempre, chi ti credi di essere? E chi sono quelli che pubblichi? Pensate di essere bravi? Perché non ti metti a fare qualcosa di più serio per vivere? Perché non fai un concorso? Perché non chiedi un posto a tuo cugino assessore?" Io lotto ogni giorno contro tutto questo, qualcosa che non ha nemmeno forma. Ho pochissime armi a disposizione, né so chi ne uscirà vincitore alla fine. Però stringo i denti lo stesso, faccio finta di nulla e vado avanti per la mia strada, per riaffermare la dignità mia e delle persone che mi hanno dato fiducia permettendomi di pubblicarle, e la giustezza delle mie scelte.

venerdì 29 agosto 2014

recensione

Una bella recensione di Rivelazione, a cura di Angela Liuzzi, uscita oggi su Temperamente: QUI.

giovedì 28 agosto 2014

messaggio privato

Mi scrive Cinzia, un messaggio privato sulla pagina Fb di Pietre Vive: "Potete cancellare il numero di telefono di mio marito dal vostro diffusore di messaggi sul cielo grazie" Non so che risponderle, intanto non conosco suo marito, ma soprattutto che caspita è un diffusore di messaggi sul cielo?

mercoledì 27 agosto 2014

il molestatore

Metà pomeriggio. Si presenta alla mia porta uno dei classici esemplari di truffatore Enel, quei tipi col cartellino finto che con tutta la faccia tosta e l’affabilità del mondo ti chiedono, per migliorare il tuo servizio, di controllare la tua bolletta per suggerimenti, e poi cercano di fregarti i dati per rivenderli a chissà chi. Sapete bene di che parlo. Stavolta, però, l’esemplare in questione mostra una differenza sostanziale: si chiama Sara, ha due occhi da gatta che ti ci puoi perdere dentro e due gambe stupende, lunghe e affusolate. La fisso intensamente negli occhi mentre lei mi propina tutta la pappardella sul risparmio e i codici da controllare scritti in piccolo in basso a sinistra, poi le chiedo a bruciapelo: “Sara, sei fidanzata?” Mi guarda stupita, spalanca quasi la bocca. L’ho sorpresa. Fa finta di nulla e mi chiede di poter vedere la bolletta. Le rispondo che è così bella che gliela faccio vedere sì, e la invito a seguirmi dentro. Aggiungo, con noncuranza “Sai che siamo fortunati? Non c’è nessuno in casa, possiamo parlarne quanto vuoi.” La vedo tentennare sulla porta. Mi dice che fa caldo e magari aspetta fuori, se prendo la bolletta la possiamo vedere anche lì. Le sorrido. “Ma scherzi? Dentro c’è il condizionatore, vedrai come stiamo freschi. Ci mettiamo sul divano e ti faccio vedere la bolletta.” Lei insiste, meglio di no. Allora mi fermo sulla porta, a parlare con lei del più e del meno. Passano circa dieci minuti, continuo a fissarla negli occhi. A un certo punto mi blocca, ha da finire il suo giro, controlliamo la bolletta sì o no? “Ma certo”, le rispondo, “però se non entri come te la faccio vedere?” Mi ha già detto di no, ripete. “E io insisto, te la faccio vedere solo se andiamo dentro. Mi stai proponendo un affare e io ho bisogno di star comodo mentre ne parliamo.” Con leggerezza, le sfioro un fianco per invitarla a seguirmi. Quando la tocco, lei sembra schizzare per aria come se avesse preso la scossa. La vedo avvitarsi su se stessa e quasi scappar via, senza nemmeno salutarmi. La guardo allontanarsi e sospiro, anche il fondoschiena è stupendo. Queste, dunque, sono le cose che ho imparato oggi sul peccato. 1) I truffatori saranno anche disponibili, ma stringi stringi non la danno. 2) In ogni caso, fra un truffatore e un molestatore vince sempre il molestatore. Provarci per credere.

martedì 26 agosto 2014

lettere scritte senz’amore

Finita la festa i due amanti sono persone un po’ più sole. Prendono distanza. Convergono ad un punto: ci si abitua col tempo anche al silenzio di lettere scritte senz’amore. Cominciano con frasi per nulla banali fra le righe: come stai? cosa leggi? come va la salute? Poi passano a raccontarsi i loro sogni: “Eravamo a una festa, entrambi invitati alla ricerca dell’altro, ma con le lenti degli occhiali appannate. Ci passavamo accanto senza nemmeno sfiorarci. E ancora, messaggi dal buio: perdonami per le promesse e i sentimenti provati. Ti sogno giornalmente come lo scrittore che ho sempre immaginato. Ma uno scrittore non ha peso. Dal vivo è troppo per me”. Nel sogno si chiamano a gran voce, quasi urlando. O parlano a voce così bassa che si perdono le parole per non disturbare, e non riuscendo più a vedersi non gli resta più niente. Non sono più amanti. Hanno lacrime agli occhi che appannano loro gli occhiali.

lunedì 25 agosto 2014

perché?



In ItaGlia servirebbero 10 miliardi per ricostruire una splendida Città.
Spendiamo 11,8 miliardi per costruire una fiera.
PERCHÈ?

(opera di Pep Marchegiani)

viene da chiedersi

La cosa straordinaria di Cipputi, splendido fumetto di Altan, è che a leggerlo oggi ti dà l'idea di un grande affresco dell'Italia di fine secolo scorso, Italia ormai superata, dove però i suoi problemi sono sempre gli stessi (e infatti la sua carica satirica è ancora validissima) così come il suo protagonista, un operaio. Questo mette disagio perché l'operaio delle lotte sindacali, per quanto sia personaggio attualissimo in cronaca, nell'immaginario collettivo appartiene quasi al passato, alle lotte degli anni ’60 e ‘70. Viene da chiedersi: ma siamo noi lettori che ci siamo spostati altrove, o è l’operaio che ormai è irrimediabilmente sconfitto?


domenica 24 agosto 2014

la notte



Non riesco a dormire. C'è una donna che mi sta di traverso alle palpebre. Vorrei mandarla via, ma non posso. Ho una donna qui nella gola. 

(Eduardo Galeano, da Il libro degli abbracci)

cinque cose che mi hanno insegnato i miei genitori (e in cui credo)

1. Se puoi dare una mano a qualcuno, allora dagliela senza pensare a come può ricambiarti; 
2. Quando sei convinto di qualcosa allora falla, anche se tutti intorno ti dicono che non va bene, tu falla uguale se ci credi perché non è detto che gli altri abbiano ragione e tu torto; 
3. I soldi sono importanti ma la dignità ancora di più; 
4. Non ti accontentare mai, se decidi di fare una cosa allora falla sempre al meglio: chi si accontenta non sa cos'è il successo; 
5. Quando sbagli non vergognarti mai di chiedere scusa.

peccati di gola e pentimento

Peccati di gola e pentimento: spendersi un capitale in libri per combattere il malumore, sapendo che molti nemmeno li leggerò, e finiranno per accumularsi, con altri, in colonne ragnatelate negli angoli della casa. 
Mannaggia alle parole, che non bastano mai, nemmeno per dire basta alle parole, quando sono troppe.

le persone importanti

Ci sono persone che dici importanti
finché non ti accorgi che sono passanti.
Arrivano dunque e c'è uno scoppio. E
poi? Poi nulla, sono passate. Una
si lascia dietro una pozzanghera. Un'altra
una crosta che non passa. Un'altra
il suo odore per strada, punge sui muri.

sabato 23 agosto 2014

celebrazione della fantasia

È accaduto all'ingresso del villaggio di Ollantaytambo, vicino a Cuzco. Mi ero defilato da una comitiva di turisti ed ero rimasto solo, a guardare di lontano i ruderi di pietra, quando un bambino del posto, malaticcio e cencioso, mi ha avvicinato per chiedermi se gli regalavo una matita. Non gli potevo dare la mia, perché mi serviva per non so più quali noiosi appunti, e così gli ho proposto di disegnargli sulla mano un maialino.
Si è sparsa subito la voce, e in breve tempo mi sono trovato in mezzo a una frotta di bambini che urlavano a squarciagola per farsi disegnare animalucci sulle manine screpolate dal freddo e dalla sporcizia, su quelle pellicine di cuoio bruciato: chi voleva un condor e chi un serpente, chi un pappagallino o una civetta, e c'era anche chi chiedeva un fantasma o un drago.
Quand'ecco, in mezzo a quel baccano, un derelitto non più alto di un metro mi mostra sul suo polso un orologio disegnato con l'inchiostro nero:
– Me l'ha mandato un mio zio che sta a Lima.
– E va bene? – gli ho chiesto.
– Va un po' indietro – ha ammesso lui.

(Eduardo Galeano, da Il libro degli abbracci)

l'ovvietà dell'acqua

Il fatto che per richiamare l'attenzione su un problema così serio come la SLA si sia dovuto ricorrere a un escamotage idiota come quello della secchiata d'acqua, la dice lunga sul vero livello della nostra sensibilità rispetto al dolore degli altri. Il successo di tale escamotage – perché ammettiamolo che se ora se ne parla tanto è solamente per quella secchiata, roba da festa sulla spiaggia, mica per il problema in sé – rivela come ormai si sia passati dal sogno del Villaggio Globale a quello più terra terra del Villaggio Turistico Globale
Ci si riferisce sempre ai paesi più ricchi, perché in uno dei tanti paesi poveri del globo, la secchiata d'acqua addosso se la sognano per la disperazione, mica la sprecano per la pubblicità. Ovviamente, per aver ribadito una tale patetica ovvietà, ho rovinato l'intero discorso contaminandolo di moralismo, quello che in genere dà fastidio, perché si lega ad altri discorsi in cui ti si chi chiede qualcosa per chi ha bisogno senza offrirti nulla in cambio, nemmeno lo spettacolino di strada degli elemosinanti. Il meccanismo è quello, se ci pensate, anche se l'intenzione è nobile, ma chi lo nega?

mercoledì 20 agosto 2014

regale

Il tuo profumo – ancora – macchia il mio divano
l’odore pungente di gatta in calore e cieca
per le nostre fantasie senza pudore.

Il tuo calore – appunto – nascosto fra i cuscini
richiama a me indecente quei discorsi
tutto cuore e senza direzione di noi amanti

stretti sul tuo fianco liquido e teso fra le mani
il tuo sguardo umido che macchia la mia barba
di un blu senza speranza e tutto cielo. Regale.

“Mi basta una pagliuzza – dicevi – per scassinarti
il cuore. La prendo dal tuo occhio troppo astuto
e troppo luminoso per essere tu il topo.”

martedì 19 agosto 2014

mi scordo sempre come...

Mi scordo sempre come
ai cuori giovani la fuga offre
riparo, io che sono giovane
e già mi sono arreso
alla consapevolezza che si sta,
sempre, dove più fa male il cuore.

domenica 17 agosto 2014

corsi di aggiornamento

Talvolta mi imbarazzano certi amici appassionati di scrittura, e che spesso ci lavorano con le parole, e non sanno nulla di poesia contemporanea e sono fermi a Pavese, Gruppo 63 e pochi altri viventi (in genere quelli sponsorizzati da Mondadori o Einaudi), come se considerassero la poesia una cosa a parte, oppure peggio un residuato bellico. E mi dicono che farebbero volentieri dei corsi di aggiornamento, se ne avessero il tempo.

sabato 16 agosto 2014

fiori per il suo compleanno

Sono un fanatico dei contorcimenti del tempo. Sono di quelli, insomma, che crede che il tempo sia lineare solo all’apparenza, ma poi se fai attenzione tutto avviene un po’ a caso e in quel caso tu ci puoi trovare un ordine, un tuo ordine particolare con cui dare un senso al mondo e al suo trascorrere. Siamo in piena estate 2014, caldo denso e cielo terso, e Facebook mi notifica il compleanno di Cristiano de Gaetano, artista pugliese fra i più bravi che, se fosse ancora vivo, avrebbe la mia età. È morto di tumore a Taranto, coincidenza che, da qualche parte, dovrà pur significare qualcosa. Era la primavera del 2013. Non eravamo propriamente amici, e quindi, forse, non ho il diritto di parlare di lui. Ma è un ricordo che aggiungo agli altri, così che non vada perduto. L’ho conosciuto un qualsiasi giorno d’autunno del 2012. Sono stato portato al suo studio da un comune amico per fargli delle foto mentre discutevano di una possibile mostra. Aveva piovuto quel giorno e c’era una bella luce, molto particolare. Cristiano si presentò allo studio coi figli e cominciò a discutere subito col nostro amico della mostra, mentre i bambini inforcarono le biciclette e cominciarono a sfrecciare per le stanze. Io me ne andavo in giro fotografando gli ambienti e soprattutto i suoi figli che giocavano. Qualche volta fotografavo anche lui. Ma ogni volta che lo fotografavo faceva col viso un leggero movimento, quasi smorfia di disagio, e non conoscendolo mi chiedevo se la cosa gli desse fastidio o meno. Alcuni giorni dopo gli ho mandato le foto via mail. Mi ha risposto così: “Ho una faccia di merda”. In altre parole, faceva quelle smorfie non perché lo infastidivo, ma perché voleva venire bene in foto. Le foto dei suoi figli, invece, gli piacevano molto, e anzi, se volevo, andavano pubblicate, soprattutto il volto di Frida, sua figlia, che mostrava uno sguardo pieno, profondissimo, lucente. Era fiero dei suoi figli. Abbiamo chattato per circa un quarto d’ora in cui non mi ha parlato altro che di loro, Frida, Giordano e Lavinia, definendosi un padre “un po’ severo, ma giusto un po’”, un padre che provava a essere bravo anche se la sua vita sentimentale era “un gran casino”. Poi mi ha detto di tornare a trovarlo quando volevo, per fare altre foto ai suoi figli e anche a lui, ma non ci sono più tornato. Non ne ho avuto l’occasione. Dopo l’autunno l’ho incontrato una sola volta, a carnevale, a una mostra. Era allegro ma già molto dimagrito. Si sapeva già che stava male. Ho scritto una poesia per lui, e l’ho chiamata Inverno. Volevo fermare il tempo a poco prima che arrivasse primavera. Ma quella che più fortemente me lo fa pensare adesso, anche perché la stavo leggendo il giorno in cui il nostro comune amico, affranto, mi ha dato la notizia, è questa, di un monaco zen vissuto in Giappone all’inizio del 1200, chiamato Eihei Dogen: “i fiori muoiono quando ci rattrista perderli”. E per quel poco che l’ho conosciuto, credo che a Cristiano de Gaetano sarebbe piaciuta.

martedì 12 agosto 2014

omaggio al cinema francese


l'ultimo battito del mondo

Uno dei motivi per cui oggi sono ciò che sono e faccio ciò che faccio è merito di un film che uscì al cinema quand'ero alle scuole medie e che per molti della mia generazione ebbe lo stesso impatto di Gioventù bruciata sui ragazzi degli anni '50. Il film era L'attimo fuggente, e parlava fra le altre cose di come opporsi al grigiore della vita attraverso la poesia. Senza quel film, che all'epoca mi colpì grandemente e poi ho in parte ridimensionato, non mi sarei mai iscritto al liceo artistico né avrei cominciato a scrivere io stesso.
Lo stupore, quando muore un artista, è vedere come, per motivi diversi, il suo impatto sugli altri è stato altrettanto forte, e come il suo lavoro ci renda un po' più simili, e uniti rispetto alla vita, ai suoi problemi e ai suoi misteri, di quello che pensiamo. Per questo ognuno di noi, quando muore un artista, si sente in dovere di condividere parte del suo amore, attraverso i suoi ricordi, le proprie emozioni che poi scopre essere emozioni comuni. Ed è come se i cuori di tutti battessero all'unisono per quella persona, perché possa sentire quell'ultimo grande battito del mondo anche dalla morte.

domenica 10 agosto 2014

incroci

Da un po' di mesi ho cominciato una collaborazione con incroci, una rivista letteraria fra le più prestigiose del Meridione, e in effetti una delle poche ancora in circolazione in Italia. Da questo mese mi hanno affidato una rubrica tutta mia, il cui titolo non è forse originalissimo, però dice già tutto. QUI.

venerdì 8 agosto 2014

democrazia

Sono uno di quelli che pensa che la democrazia se n'è andata a quel paese, un qualsiasi altro paese che non è l'Italia. Si può anche discutere se questo è stato fatto per il bene del paese o meno, se era necessaio o meno, se sarà utile o meno. Ognuno ha il suo punto di vista a proposito e non è detto che il mio sia quello giusto. Ma quello a cui stiamo assistendo in questi giorni non è un processo democratico, e se qualcuno sostiene il contrario, o sta mentendo o deve andare a cercarsi la definizione di "democrazia" sul vocabolario. Si sostiene sempre che nel gioco politico il cinismo è un elemento indispensabile, ma diamo almeno alle cose il loro nome. L'unico aggettivo che mi viene in mente per il nostro scenario politico è "machiavellico", non certo "democratico". La democrazia se n'è andata altrove.

giovedì 7 agosto 2014

ritratto di claudio

chi è

Chi è
Charlie Parker

un jazzista
un sassofonista

riempie di musica il mondo

ci fa sentire un dondolìo
dentro di noi e fuori

ci fa chiudere gli occhi
sotto le palpebre fluiscono le onde

E adesso Charlie
che stai suonando Now’s the Time
la fisica ci dispensa dalle sue leggi
e ci spostiamo in un'altra dimensione

sentiamo il sassofono ancora per un po’

ma ci lasciamo dietro anche quel suono

(Ryszard Kapuscinski, da Taccuino d'appunti, ed. Forum, trad. Silvano de Fanti)

mercoledì 6 agosto 2014

doglie

Delle volte mi sento stanchissimo. La stanchezza mi prende soprattutto sulle spalle, con delle fitte tali che quasi non riesco a stare in piedi, né seduto. Certi giorni le spalle mi fanno così male che mi immagino le fitte siano quasi delle doglie e stiano per spuntarmi le ali per volare altrove, in modo da cambiare direzione come fanno gli uccelli, scegliendosi semplicemente il vento.

amori così



La canzone che pubblico è stata scritta da Nada per Piero Ciampi, nel suo ultimo bellissimo album: Occupo poco spazio, uscito quest'anno. Ho visto Nada l'altra sera in concerto e posso testimoniare che è tuttora in forma e la più grande di tutte, almeno a mio giudizio. Del rapporto fra Nada e Piero Ciampi ho già parlato altre volte in questo blog per cui non mi dilungo. Eppure, "tu che ne sai di questo amore" canta Nada nel ritornello. E io, con un pizzico di invidia: tu pensa entrare così profondamente nel cuore di una persona che quarant'anni dopo lei parla ancora di te in questo modo...

domenica 3 agosto 2014

zona di guerra

Da un paio di anni una bella coppia di ghiandaie aveva preso possesso dei rami dei cedri del mio giardino e della casa affianco. Le ghiandaie in genere vivono nei boschi, ma con la fame che si vive di questi tempi, si sono spostate verso le zone abitate per cercare cibo. Inoltre, sono uccelli monogami e una volta formata una coppia, l’una resta fedele all’altra per sempre. A me piaceva un sacco il loro canto, un gracchiare strozzato e sottile, come il lamento di un bambino, e anche il colore del piumaggio rossiccio, e di un azzurro brillante sulle ali. Da un po' di tempo, però, non riuscivo più a sentirle cantare, né le vedevo in volo o scendere giù a terra, a bere l’acqua dai sottovasi vicino alla pompa. Oggi, parlandone coi miei, ho scoperto che la causa è uno dei miei vicini, il quale al contrario di me non sopportava il loro canto, lo trovava lugubre; allora ha preso un fucile a piombini e affacciandosi dal balcone di fronte ha sparato, uccidendo una delle due ghiandaie. L'altra, mi ha raccontato mia madre, ha strepitato come una matta per una giornata intera, spostandosi senza pace da un ramo all’altro del giardino. Poi si è arresa all’evidenza del male ed è scomparsa per sempre, ormai vedova come tante altre.

sabato 2 agosto 2014

pregiudizio


A volte mi rendo conto di scontare una sorta di pregiudizio di fondo, per cui il fatto di vivere e lavorare in un paesino della provincia del sud non solo mi rende più debole sul mercato o nelle PR (cosa verissima), ma anche deficitario nel capire determinati meccanismi. Mi capita spesso, infatti, quando parlo con amici che vivono fuori, che senza quasi accorgersene mi facciano lezioni su come "si fanno" le cose nel mondo, quasi che da solo non riuscissi a rendermene conto, per il solo fatto di vivere in provincia, o come se non fossi in grado di aggiornarmi nell'epoca del 2.0. Io, quando capita, mi sento quasi in imbarazzo, perché mi viene voglia di ridere oppure di fare loro una carezza, ma mi par brutto ridere in faccia alla gente. Lo so che non lo fanno per cattiveria, ma nella loro sottile presunzione mi ricordano tanto Antonio, il protagonista dei Basilischi della Wertmuller, quando se ne va a Roma e se la tira tanto con gli amici perché lì si lava tutti i giorni, ma in fondo al cuore resta il solito cafone come gli altri.

sostiene minervini

"Il compito della letteratura che a me sta più a cuore è quello di entrare dentro lo spirito di un tempo. Oggi si spreca la letteratura ridotta a pura tecnica dello scrivere. E ce n’è anche tanta di scrittura tecnicamente ineccepibile, ma c’è poca letteratura, nel senso della migliore tradizione del nostro Paese, che produce strumenti attraverso cui cresce la coscienza dello spirito e del tempo che stiamo attraversando. Secondo me questa letteratura si produce soprattutto fuori dai ranghi, fuori dai contesti ufficiali, e si produce attraverso delle sperimentazioni, calpestando il terreno vergine, si produce fuori dai grandi centri letterari e dentro invece il territorio e le periferie. Per questo è intrigante il lavoro che state facendo a LOCOROTONDO perché è una specie di laboratorio di sperimentazione, dove ci sono molte tracce della letteratura possibile di cui abbiamo bisogno."

(Guglielmo Minervini)