martedì 31 marzo 2015

figura

Ora parlano tutti del processo Kercher come della più grossa figura di merda mai capitata alla Giustizia Italiana. Probabilmente sono io che non do alla cosa l’importanza che merita, ma penso anche che sono passati 53 anni dal delitto Mattei; 40 anni dal delitto Pasolini; 38 dal rapimento di Moro; 35 dalla Strage di Ustica (e mi fermo qui solo per decenza), e per nessuno di questi casi si è ancora fatta chiarezza giudiziaria. Ragion per cui ci andrei piano a parlare di figura di merda planetaria per il delitto Kercher. Si rischia di addentrarsi in una fogna senza uscita.

concorso

Ho parlato con una ragazza che ha partecipato e ha vinto un noto concorso di poesia (assai pubblicizzato in rete) e come premio ha vinto una proposta di pubblicazione a pagamento, lei insieme a tanti altri vincitori che pagando sono finiti in una bella antologia a pagamento. Penso che vale sempre la pena di partecipare a concorsi così, dove almeno inviare le poesie è gratis. Anzi, lo consiglio vivamente a tutti, perché poche cose ormai sono gratis, soprattutto l'attenzione, e pagare per quella è un buon modo per crescere e capire come funziona il mondo.

lunedì 30 marzo 2015

pensierino pirandelliano

C’è un tizio che continua a mandarmi le sue poesie in visione e mi chiama Signor Stefano. E non ho ancora capito se sbaglia lui il mio nome, oppure sono io la casa editrice sbagliata.

lombrichi

Ascoltalo il grido dei lombrichi
perduti e ormai accecati nell’istinto
dal tuo pianto che fa del mondo fango
fango assurdo e senza scampo.

Hanno scavato a lungo nel tuo cuore
per stanarlo – e ora ch’è fango
risalgono alla luce rattristati e senza
scampo si essiccano.

Carne senza sale
si disperano al sole sul tappeto
di roccia che disfa la speranza
né si fa più consumare

muro orizzontale che delimita
lo spazio di salita della pianta
condannata a restarsene in speranza
nell’atomo

radice senza frutto – fiore senza più
impollinazione. Una lunga radice
di speranza sospesa
e aggrappata come un prologo al buio.


Nota. Questa poesia mi è venuta stanotte. L’ho sognata e poi l’ho trascritta, a memoria, più velocemente che potevo. Visto che, per i miei standard, è abbastanza lunga, mi sono perso qualche verso mentre lo facevo.

domenica 29 marzo 2015

povero jannacci

Sono due anni oggi dalla morte di Enzo Jannacci e, devo dire, è ancora incredibilmente difficile trovare in giro molta della sua musica, spesso interi dischi. Forse perché Jannacci non è mai stato un autore "radiofonico" (Vengo anch'io a parte). Spesso era decisamente troppo colto e triste per l'ascoltatore medio, e anch'io adesso, che gli volevo fare l'omaggio, stavo cadendo nell'errore di pubblicare un pezzo triste, disperato (Il panettiere, che parla di un suicida) oppure uno colto (la sua versione di Via del campo, che in effetti passa per un pezzo di De Andrè, ma la musica De Andrè l'ha rubata a Jannacci). Alla fine metto una canzone che, invece, è semiseria, la paraculata di un successo radiofonico di Joe Cocker e di tanti suoi colleghi, ed è un po' la terza via di Jannacci, perché la tristezza, se non sai ridere, è solo una tristezza a metà. Jannacci la canta con tanta di quella paraculaggine che ti viene voglia di cantarla con lui. Da provare, per credere.

venerdì 27 marzo 2015

per tranströmer

Ho appena letto che è morto, ieri, il poeta Tomas Tranströmer. Quando muore un poeta ognuno che ami la poesia si porta dietro un suo ricordo particolare legato ai suoi versi. Io ho il mio, relativo a un regalo comprato in aeroporto, sull’onda dell'istinto, da parte di un amico che mi salutava. Io gli regalavo una dedica su un mio libro e lui, che non aveva il mestiere della penna (eppure mi scriveva lettere bellissime), scelse un libro, a naso, fra le ultime novità editoriali: Tranströmer aveva appena vinto il Nobel ma, come di solito, in Italia restava uno sconosciuto. Nemmeno io lo conoscevo, ma il mio amico scelse bene, e quei versi così aspri mi piacquero. Oggi che non so più come scrivere in versi e cerco nuovi modi per farlo, credo che tutto ciò che ci rimane di un poeta sono proprio le sue poesie, non il suo ricordo di uomo, ma il meglio che è riuscito a esprimere per tutti, quell’attimo in cui l’umano e il trascendente condividono lo stesso spazio. Così in omaggio a Tranströmer e per il mio amico che non vedo ormai da tanto, ripubblico e condivido anch’io, con tutti, due poesie da quel libro.

CONTESTO

Tu guarda l’albero grigio. Il cielo delle sue fibre, fluito
giù nella terra –
resta soltanto un cielo raggrinzito
quando la terra ha bevuto. Spazio rapito
si torce nel groviglio di radici, si avvita
al verde. – I brevi istanti di libertà
salgono dentro di noi, turbinano
nel sangue delle Parche e oltre.


OCCHI DI SATELLITE

Terreno aspro, nessuno specchio.
Solo gli spiriti elementari
possono specchiarsi: Luna
e Glaciazione.

Vieni nel fiato del Drago!
Nubi pesanti, vie brulicanti.
La pioggia mormora d’anime. Delle
caserme i cortili.

lunedì 23 marzo 2015

recorda-me

Ronnie Scott (1927-1996) sassofonista inglese molto apprezzato da Charles Mingus, è noto ai più per aver inciso lo scanzonato assolo di sax di Lady Madonna dei Beatles, e forse più indirettamente per aver fondato con Pete King, nel 1959 a Londra, il Ronnie Scott’s Jazz Club, oggi uno dei tempi sacri del jazz europeo, in cui hanno suonato e inciso fra gli altri: Zoot Sims, Ben Webster, Sonny Rollins, Stan Getz, Bill Evans, Art Blakey, Art Pepper, Oscar Peterson, Nina Simone, Chet Baker (in coppia con Van Morrison ed Elvis Costello), Curtis Mayfield, Cassandra Wilson, Jeff Beck, The Who, e Jimi Hendrix nel suo ultimo concerto. 

il pescatore selvaggio

Solitario, in piedi sulla sua piroga, un pescatore selvaggio di un’isola della Sonda ha visto l’Oceano Pacifico che si è prosciugato attorno a lui e tutto è diventato sabbia e immobilità.

[Tonino Guerra, Polvere di sole, Bompiani]

domenica 22 marzo 2015

se dio esiste

«Io amo la Spagna» disse Westmann.
«Vi sono grato nel profondo del cuore dell'affetto che nutrite per il popolo spagnolo» disse de Foxà, curvandosi sulla tavola e sorridendo a Westmann attraverso il bagliore gelido dei cristalli. «Mais quelle Espagne, aimez-vous? Celle de Dieu, ou celle des hommes?».
«Celle des hommes, naturellement» rispose Westmann.
Il Conte de Foxà posò su Westmann uno sguardo profondamente deluso. «Anche voi?» disse. «Gli uomini del Nord non amano se non quello che la Spagna ha di umano. Eppure, tutto ciò che nella Spagna è giovane e immortale appartiene a Dio. Bisogna essere cattolici per capire e amare la Spagna, la vera Spagna, quella di Dio. Poiché Dio è cattolico e spagnolo».
«Io sono protestante,» disse Westmann «e sarei molto sorpreso che Dio fosse cattolico. Ma non ho nulla in contrario ad ammettere che Dio sia spagnolo».
«Se Dio esiste è spagnolo. Non è una bestemmia, è una professione di fede».

[Curzio Malaparte, Kaputt, 1944, Adelphi, pag. 212]

ingiustizia

La vita è veramente ingiusta. Stamattina su Rai 2 parlano di poesia. Come ospite chiamano Mogol. Ne emerge questo dramma irrisolvibile: Mogol vorrebbe essere un poeta. Molti poeti vorrebbero essere ricchi come Mogol.

sabato 21 marzo 2015

fondamento

Stasera ho sentito parlare Barbara Balzerani, oggi scrittrice, ma in passato leader delle Brigate Rosse, protagonista di alcune delle pagine più importanti e cruente della nostra storia politica e sociale. Mi ero ripromesso di fermarmi solo una mezz'ora, invece, tale è il carisma di questa donna, quando ha comincianto a parlare mi sono attaccato alla sedia per un'ora e mezza. Mi sono sentito trasportare con forza nei flussi storici e umani che hanno determinato e determinano la nostra vita e mi sono sentito, alla fine, più ricco e e più forte di prima, meno solo. Che gran donna la Balzerani, soprattutto adesso che pare aver fatto pace, in parte, col proprio passato, e che modo stupendo ha di raccontare, con parole semplici, i meccanismi di un mondo all'apparenza inespugnabile. Più di tutto, nelle sue storie, tornano alcuni concetti basilari: la dignità di ognuno per la quale c'è sempre da lottare, la necessità che tutti torniamo ad assumerci la responsabilità delle nostre azioni, e soprattutto l'assoluto fondamento della cultura come diritto sacrosanto, come base di tutto, le parole SCUOLA SCUOLA SCUOLA e ancora SCUOLA.

passata l’arroganza dei vent’anni...

Passata l’arroganza dei vent’anni
e dei trent’anni la voglia di spiegare
precocemente entrato nei quaranta
non ho più furia che mi spinga al
verso non ho più direzione alcuna
se mi accorgo come ormai (solo)
la condanna degli uomini soli
è un letto con lenzuola ingiallite
dal pianto e nessun lavaggio
di nessuna lavatrice potrà mai
ritornarle immacolate ma tu hai
ancora parole per dirlo ancora
qualche anno ad una voce prima
che morta ogni storia ogni poesia
con ironia feroce ma non tua
la tua vita si annerisca nella cronaca
appena un trafiletto di rimpianto
da parte degli amici appena un vanto
per tanto affetto immotivato.

venerdì 20 marzo 2015

l'ombelico

Oggi al Tg hanno detto che, dopo quello in Tunisia, c’è stato un altro attentato terroristico a Sana’a, nello Yemen e hanno mostrato due foto. Non credo mostreranno altro: lo Yemen è povero, non ci sono vittime europee. Così, visto che in questo periodo tira molto Pasolini, ho pensato di linkare questa piccola gemma della sua filmografia, un breve documentario realizzato proprio a Sana’a, con un scarto di pellicola, durante la lavorazione del suo Decameron. In questo film Pasolini si appellava all’Unesco perché preservasse quella città bellissima del terzo mondo che tanto l’aveva colpito. Il film dura 13 minuti ma ti dà una sensazione di pienezza assoluta. Guardatelo se potete, tanto per ricordare che il mondo è piccolo abbastanza da toccarci, ma non tanto piccolo quanto il nostro ombelico, che a volte mi pare lo pensiamo così. 

giovedì 19 marzo 2015

vibrisse

Stamattina, fissandomi allo specchio, mi sono accorto che c'era qualcosa di strano nei miei baffi. Sottili peli bianchi si allungavano dagli altri più scuri, come le vibrisse di un gatto. Avevo anche il naso umido, così per un attimo mi sono illuso di starmi trasformando davvero in un gatto e ho cominciato a miagolare in bagno. Invece no, non ero un gatto, ma solo un padre senza figli che giocava allo specchio con la sua immagine. Così, al mio figlio mai nato che avrebbe potuto portarmi a casa, oggi, il suo disegnino di un padre scemo con le vibrisse, faccio i miei migliori auguri di aver trovato altrove qualcuno meno scemo di me, ma che abbia almeno le orecchie a punta.

mercoledì 18 marzo 2015

il problema

Il problema, alla fine, non è nemmeno Lupi, sono tutti quei padri che, a sentire la storia, non si indignano, anzi dicono: "eh pure io lo avrei fatto per mio figlio". Perché si sa, si fa tutto per i figli. Sono loro il vero male, quei padri con quei figli. Che poi basta guardarsi Un borghese piccolo piccolo di Monicelli, che è un film del 1977, per rendersi conto che il male è sempre stato quello, non è mai cambiato e nemmeno ci pensa a cambiare.

entropia


Realizzato col prezioso aiuto di Milena Petrelli.

martedì 17 marzo 2015

invece niente

Certe volte penso che le persone piuttosto che perderle preferirei vederle morire. Poi penso che il mio è un pensiero egoista e allora mi accontenterei di vederle soffrire, almeno un poco, per questa perdita, che già sarebbe tanto, la prova di un affetto mancato ai suoi cari. Invece niente, non si vede niente, non si sente mai niente. Nemmeno la banda.

pena

Mi fanno tenerezza, e qualche volta pena, quegli scrittori ancora pieni di energia e ormoni che pubblicano a oltranza le loro foto di vent’anni fa, venti chili fa, ventimila litri fa, ma non per vanità piuttosto per paura, di non reggere il confronto coi propri libri che, se sono buoni, invecchieranno meglio. Per alcuni di loro quei libri saranno come i figli che pur vivendoti accanto non ti amano, e aspettano solo che tu muoia per prendersi la casa. Gli scrittori lo sanno e ne soffrono.

lunedì 16 marzo 2015

affascino

Stamattina mi sono svegliato con un mal di testa fortissimo, letale. Colsulto mia madre che da esperta mi fa: qui è roba di affascino. Prende acqua e olio, mi fa l'affascino e mi passa tutto. Non solo, mi dice anche: sono cinque persone. Madonna, mi dico, cinque persone contro di me, peggio di una messa nera! A quel punto la mia vanità ha il sopravvento, voglio dire ormai riesco a sconvolgere a tal punto la bile degli altri che ben cinque persone mi hanno lanciato il malocchio nello stesso giorno! Mica briciole! C'è chi si farebbe una sega per una cosa così. E infatti...

domenica 15 marzo 2015

il gioco delle tre carte

Mi sono accorto che da un po', sui link ad alcuni concorsi di poesia che spammano in rete, insieme all'onnipresente Merini compare la foto di Gabriel Garcìa Marquez. Non ho mai saputo che lui scrivesse poesie, eppure, non so come, nel pubblico indifferenziato dei poeti che non leggono poesia ma partecipano ai concorsi, Marquez acchiappa. A questo punto mi chiedo, per essere poeti basta scrivere una qualsiasi cosa e poi morire o bisogna scrivere almeno una bella cosa e poi morire? "Mussolini ha scritto anche poesie", notava acutamente De Gregori, che è conosciuto da tutti, persino dai non poeti. A questa stregua, mi dico, Marquez è tanto poeta quando Mussolini, giusto? E, meritocrazia a parte, chiunque scriva e si senta un pochino poeta può scegliere se sentirsi più affine a Marquez, alla Merini, oppure a Mussolini. In ogni caso invertendosi di posto, come nel gioco delle tre carte, il risultato non cambia.

sabato 14 marzo 2015

convinzione

Il futuro dovrà essere bello per forza. A ogni sforzo, a ogni amarezza dovrà necessariamente corrispondere un ritorno. Altrimenti non vedo un senso al vivere, all'affrontare giorno per giorno le stesse ansie, imbarazzi, ferite, gli stessi rancori inutili.

martedì 10 marzo 2015

“la verità, vi prego, sull’amore”

L’amore non ti salva – non resiste –
si consuma nel fuoco e poi finisce
anche quello. Dopo non è buono
nemmeno ad un saluto. Eccoti la verità
Auden fratello. Non vale a nulla
un amore così. Nemmeno a preservarti
dal suo male. Un amore infame
dunque e senza scopo. Speciale forse
un poco. Bello per chiunque.

domenica 8 marzo 2015

l'oasi

Chissà che gli succede al nostro cinema di recente, che fa film storici sugli scrittori degli anni liceali e quando può li appella in maniera rutilante: il giovane + favoloso Leopardi di Martone (due titoli di merito perché partiva sfigato), il meraviglioso Boccaccio dei fratelli Taviani, in mezzo il Pasolini americano di Ferrara e L'Oriana (Fallaci), fiction Rai. Tutti questi film che mischiano vita, sogno e poesia hanno avuto uno straordinario successo di botteghino, e su tutti è nata, cosa rara, una lunga serie di discussioni per determinarne il valore. Quasi che il pubblico, oltre alla nostalgia, sentisse come un senso di colpa verso gli scrittori, forse di averli tanto a apprezzati a scuola ma senza averli mai davvero letti; oppure li avesse letti, uno su mille, e adesso volesse rivendicarne la proprietà, quasi fosse la loro oasi nel deserto dei lettori in cui si aggirano. Eppure il mondo va avanti, il cinema pure, e così i botteghini. Mi aspetto nei prossimi mesi, su questa scia, nuovi importanti titoli: l'incredibile Foscolo, il mirabolante Tasso, o l'evergreen di sempre: lo stupefacente Alighieri, per quanto di lui abbia già parlato fino allo sfinimento lo stupefatto Benigni.

venerdì 6 marzo 2015

tre giorni

Sono tre giorni che non esco di casa. Leggo Pasolini, guardo film di Pasolini, leggo Malaparte, ascolto Nina Simone, leggo libri di oscuri poeti dialettali, scrivo recensioni, prendo appunti per nuovi progetti, riscrivo da capo cose già scritte, piove e con la scusa non esco più di casa. Morirei qui, se potessi. Mi aggiro come un fantasma in pigiama fra il pc e il letto. Faccio una vita piattissima, insomma, e non mi dispiace. Mia madre è convinta che sto perdendo la voglia di vivere, e se non l'ho già persa, la perderò a furia di guardare certi film. Mio padre invece sfotte: "Che se almeno ti guardavi Lino Banfi, te le facevi due risate! È anche pugliese Lino Banfi, con lui giochi in casa. Ma vuoi mettere Pasolini con Lino Banfi?" Intanto la vita mi guarda, da dietro la finestra, e ha gli occhi del gatto che brillano quando gli sorrido, poi si struscia contro il vetro cercando di raggiungermi. Io mi bevo un altro amaro.

giovedì 5 marzo 2015

pensiero del giorno sulla scrittura (2)

Per fortuna che non ho figli. Pensa se ne avessi uno, dovergli spiegare che sto perdendo un giorno prezioso della mia vita per contenere un poeta dialettale che usa i puntini di sospensione (ma solo quelli) con la stessa libertà espressiva di Céline. Ieri mi ha scritto una ragazza per farmi leggere delle sue cose. A un certo punto della mail mi ha chiesto se, come la rimprovera suo padre, voler scrivere è una perdita di tempo. In un impeto di commozione stavo per dirle che no, non lo è mai. Poi mi sono fermato, per cautela. Oggi mi sento di dirle che mettere il cuore nelle cose che si fanno, impegnarsi al di là del risultato, quello non è mai sbagliato. Sullo scrivere, e su tutto ciò che scrivere comporta, invece, c'è molto da discutere.

pensiero del giorno sulla scrittura (1)

Mi accorgo che la vita di uno scrittore è fatta delle storie che ha scritto ma soprattutto di quelle che non ha scritto, che spesso vorrebbe ma non riesce a scrivere. Io ad esempio è quasi un anno che ho in testa una storia bellissima, che mi sono sognato fin nei minimi particolari, eppure non riesco a metterla su carta. Ogni tanto ci provo, comincio, ma mi areno dopo appena due o tre pagine e ogni volta sento di non aver ancora trovato la voce giusta, così cancello tutto, disgustato. Intanto scrivo altre storie, meno importanti, scrivo di qualsiasi cosa mi emozioni, ma alla storia che ho più a cuore di tutte non riesco proprio a dar forma.

domenica 1 marzo 2015

morte di un account

Tutti i giorni qualcuno muore sui social, chiude il suo account e addio, proprio come nella vita reale. Così uno potrebbe anche dire che è stata una buona cosa, che c’è una vita là fuori che lo aspetta. Eppure conosco molta gente che non ha nessuna vita là fuori ad aspettarla, né amici, né salute, né possibilità, né speranze. Ogni volta che qualcuno muore sui social io mi chiedo sempre che è successo. Se ha vinto il luogo comune che da domani per lui/lei ci sarà una vita migliore, in cui noi ombre non siamo comprese. Oppure se ha ceduto alla disperazione, gli è partito il cuore, o il fegato, una vena capillare, una qualche rotella, e se si è spento con l’ansia alla gola, o col veleno, oppure nella rabbia più nera, o è morto con onore venendo a patti col proprio silenzio. Non c’è modo di accertarsene, resterà il mistero, come quando viene a mancare una persona che vedi tutte le mattine alla fermata del bus, e poi un bel giorno, senza preavviso, sparisce per sempre. Così, certo, uno potrebbe anche dire che come al solito sono io che sto esagerando e per quel povero account sono oltremodo pessimista. Eppure c’è un sacco di solitudine in giro, molta più solitudine di quella che siamo disposti ad accettare, o perdonare agli altri.