giovedì 27 aprile 2017

a mario

Oggi il mio pensiero affettuoso va ai parenti e agli amici di Mario Santagostini, poeta che non conosco in prima persona ma di cui so a memoria l'indirizzo perché è giurato in circa una quarantina di concorsi vari a cui regolarmente iscrivo i nostri autori, di cui quindi gli arrivano più copie dello stesso libro durante l'anno. Mi immagino i parenti, poverini, e gli amici che a Natale o ai compleanni ricevono le copie che lui sicuramente ricicla, né possono riciclarle a loro volta, perché sono talmente tante che di certo tutti ne avranno già una a minacciarli dagli scaffali.

l'editoria non è lavoro

Ultimamente mi chiedo: Ma lanciarsi ogni giorno come un fesso nelle mille battaglie dell'editoria italiana sapendo che la guerra è già persa in partenza, mi rende più eroico, o dà solo l'idea che non ho un cazzo di più serio da fare mentre aspetto di estinguermi? Mio fratello, pragmatico, risponde: Il lavoro porta soldi. Se non fai soldi allora non è lavoro. L'editoria non è lavoro. Persino Mondadori è in crisi. Quindi anche la Mafia è lavoro? lo provoco. Non ho detto questo, però la Mafia crea più lavoro dell'editoria, è un fatto. Come estinguersi col malesangue.

mercoledì 26 aprile 2017

due zingari

Me la sento in testa da ieri, quando ho visto un cane morto lungo l'autostrada e un altro che credo fosse il suo compagno che gli girava intorno toccandolo col muso e spronandolo a rialzarsi.

appunti sulla poesia d'amore

Detto in parole semplici: una poesia d’amore è l’anima di qualcuno messa in movimento. […] 
È l’alterità, quindi, a produrre l’opportunità metafisica. Una lirica d’amore può essere bella o brutta ma offre al suo autore un’estensione di sé, ovvero – se la poesia è eccezionalmente bella o se l’innamoramento duraturo – l’autonegazione. […] Di regola le poesie d’amore sono scritte in fretta e non sono sottoposte a vistose revisioni. Ma quando si raggiunge una dimensione metafisica, o almeno quando si raggiunge l’autonegazione, allora realmente si riesce a distinguere la danzatrice dalla danza: una lirica d’amore dall’amore e, quindi, da una poesia che parla d’amore, o che dall’amore prende forma. 
Ora, una poesia che parla d’amore non insiste sulla realtà dell’autore e raramente impiega la parola «io». Parla di quello che il poeta non è, di quello che percepisce come differente da sé. Se la poesia è uno specchio, quello specchio è piccolo, e posto a una distanza troppo grande. Riconoscervisi richiede, oltre all’umiltà, una lente la cui risoluzione non distingua tra l’osservare e l’essere ipnotizzati. Una poesia che parla d’amore può avere come suo soggetto praticamente tutto: l’aspetto della fanciulla, i nastri nei suoi capelli, il panorama dietro casa sua, nuvole di passaggio, cieli stellati, qualche oggetto inanimato. Potrebbe non avere niente a che fare con la fanciulla: potrebbe descrivere un incontro tra due o più personaggi mitologici, un mazzetto di fiori appassiti, la neve sulla banchina di una stazione ferroviaria. I lettori, comunque, sanno di leggere una poesia plasmata dall’amore grazie all’intensità dell’attenzione dedicata a questo o a quel dettaglio dell’universo. Perché l’amore è un atteggiamento nei confronti della realtà – in genere di un essere finito nei confronti di qualcosa d’infinito. Da qui, l’intensità determinata dalla consapevolezza della natura provvisoria del proprio possesso. Da qui, il bisogno di esprimere quell’intensità. Da qui, la ricerca di una voce meno provvisoria della propria. Così entra in scena la Musa, la donna più antica, meticolosa in materia di possesso. 
La famosa esclamazione di Pasternak, «grande dio dell’amore, gran dio dei dettagli!» è toccante esattamente a motivo della totale insignificanza della somma di quei dettagli. 

[Iosif Brodskij, Profilo di Clio, Adelphi 2003]

martedì 25 aprile 2017

ritorno

È il 25 aprile: giorno in cui si celebra la liberazione dal nazifascismo. La marea della retorica sale. La Resistenza al nazifascismo, valore indistruttibile quanto il rispetto della Democrazia Cristiana ad Aldo Moro, viene invocata e trasposta come resistenza alle trattative per salvare la vita di Moro. Il guaio è che quella Resistenza è un valore indistruttibile anche per le Brigate rosse: credono di esserne i figli, di continuarla o di ripeterla. Nessuno ha spiegato loro che non si trattava di una rivoluzione lasciata a mezzo e con la riserva di riaccenderla a più conveniente momento, ma di un ritorno invece: di un ritorno all’Italia prefascista – e col paradosso della continuità giuridica con l’Italia fascista – in cui, in qualche modo, a tentoni, ad improvvisazione, si sarebbe tenuto conto delle idee, dei fatti, delle cose nuove e migliori che intanto correvano nel mondo. 

[Leonardo Sciascia, L’affaire Moro, Adelphi 1983]

lunedì 24 aprile 2017

il giardiniere e la legge (prima versione)

Il viburno mi mostra compiaciuto
il mio compagno, ormai autoesiliato
fra i fiori che lo assolvono dal mondo
perché, come il viburno, galleggiano
sul Male e Dio li ha privati dei denti.

«Lo senti l’odore delle iris
che sanno di libri marcescenti?
E come incombe il tulipano che si
scioglie in lacrime di miele
accanto alle camelie? Piange!»

Lo abbiamo da poco intervistato
nel suo angolo privato che soffre
delle lacrime che piange. «Ma per chi
piange, giardiniere?» Il Male lo attanaglia
di tutti gli avvocati della Terra.

Quelli che ritengono imperante
sradicare le rose dal giardino
perché offuscano la vista di un vicino
ricordandogli che il tempo non perdona
nemmeno chi, come lui, è già morto.

La causa è prossima al Giudizio
se di un cespuglio si decreta l’estinzione
e la fine per fuoco con rimborso
di ogni offesa del pudore
per così sfacciata vitalità di un Fiore.

E tu che leggi invano questo scempio
cittadino, nemmeno puoi chiamarlo una
poesia, ma cronaca di Legge che fa inverno
quando offende per capriccio il tempio
soffice di rose del suo giardiniere.

a chi lotta


domenica 23 aprile 2017

il bugiardo

Sono talmente bravo che ho passato la mattina a raccontarmi storie del tipo “lavorerò un po’ nel pomeriggio” e per quasi due ore sono persino riuscito a farmi fesso.

sabato 22 aprile 2017

sputare sangue

Spilucco senza tregua l'autobiografia di J.M. Coetzee, Scene di vita di provincia. Per impegni presi dovrei leggere altro, ma non riesco a staccarmene. E mi prudono le mani e mi vien voglia di marinare gli impegni. Ma come caspita si fa a leggere libri così e poi ostinarsi a voler scrivere? Che poi risponde all’imperativo di certi corsi di scrittura: “quando scrivete, non leggete altri autori ché vi influenzano!” Ma io più leggo e più mi viene voglia di scrivere, di rubare, di vedere se riesco a fare meglio. Secondo me, se scrivete, non solo dovete leggere, ma dovete leggere quelli più bravi di voi, quelli più forti, quelli che vi fanno male all’orgoglio. La scrittura è come il pugilato alla fine, lo diceva anche Hemingway, se sei bravo più botte prendi e più ti viene voglia di rialzarti per sputare altro sangue.

incipit

Stamattina, in dormiveglia, ho scritto l'incipit del prossimo romanzo che non scriverò: 
Non sono passati nemmeno tre mesi dal giorno in cui ha compiuto 40 anni che dà sfogo ai propri istinti e annuncia con un breve post sulla sua bacheca di avere una malattia mortale per cui proverà a curarsi ma non si fa troppe speranze. E quindi di voler morire come i gatti, solo e nascosto in qualche buco della terra. Poi, senza nemmeno leggere i messaggi di sconcerto dolore o conforto dei suoi amici, chiude la porta di casa e sparisce dalla circolazione con un bagaglio leggero, il più in fretta possibile.
[Poi il tipo del romanzo vola a Oslo, ma noi non sappiamo perché proprio a Oslo]

giovedì 20 aprile 2017

ciao italia

Bogdan mi dice che dovrei scrivere un libro chiamato Ciao Italia che potrebbe diventare il mio grande successo, visto che ho la vena giusta per scrivere queste cose. Gli chiedo di che dovrebbe parlare il libro. Si dice Ciao a una bella che lasci, no? Credimi amico mio, io vivo in questo Paese da anni e ti dico, che tempo dieci vent’anni questo paese è morto, finito per sempre amico mio. Fidati, è meglio se scrivi tu il necrologio invece che scrivono altri.

taglio e cucito

Faccio l'editing al racconto di un amico. Si raccomanda di essere feroce perché lui non sa controllarsi e spesso annacqua delle belle idee in un profluvio di parole inutili. Lui me lo chiede e io, che sono un gran figlio di sartina, taglio circa un terzo del racconto senza farmi problemi. Me lo riguardo soddisfatto prima di rispedirlo al mittente, e penso di capire come doveva sentirsi Gordon Lish quando Carver si prendeva i meriti e lui magari pensava, da quel gran figlio che era, che a disegnare il modello son tutti bravi, ma è nel taglio e cucito che si nasconde l'arte di vestire.

mercoledì 19 aprile 2017

buon gusto

Tanto vale che lo dica: il modo di sviluppare il buon gusto in letteratura è leggere poesia. Se pensate che stia parlando per partigianeria professionale, che stia cercando di portare avanti gli interessi della mia corporazione, vi sbagliate: non sono un sindacalista. Il fatto è che, rappresentando la forma suprema di locuzione umana, la poesia non è solo il modo più conciso, più denso di trasmettere l’esperienza umana: essa offre anche gli standard più elevati per ogni operazione linguistica – specie su carta. 
 Più si legge poesia, meno si tollera ogni sorta di verbosità, nei discorsi politici o filosofici come nella storia, nella sociologia, o nell’arte della prosa. Il bello stile in prosa è sempre ostaggio della precisione, rapidità e intensità laconica del dettato poetico. Figlia dell’epitaffio e dell’epigramma, concepiti, sembra, come scorciatoie per ogni soggetto immaginabile, la poesia rappresenta la grande disciplina della prosa. Le insegna non solo il valore di ogni parola ma anche gli schemi mentali mercuriali della specie, le alternative alla composizione lineare, il trucco di omettere l’ovvio, l’insistenza sul dettaglio, la tecnica dell’anticlimax. Soprattutto, la poesia sviluppa nella prosa quell’appetito per la metafisica che distingue un’opera d’arte dalle semplici belles lettres. […] 
Vi prego, non fraintendetemi: non sto cercando di screditare la prosa. L’essenza della questione sta nel fatto che la poesia è semplicemente più antica della prosa e quindi ha coperto una distanza maggiore. La letteratura ha avuto inizio con la poesia, con il canto di un nomade che precede gli scarabocchi di uno stanziale. 

[Iosif Brodskij, Profilo di Clio, Adelphi 2003, pag. 81, 82]

dove comincia l'odio?

La settimana scorsa, alla presentazione di Storia e Trascendenza, l'ultimo libro che abbiamo pubblicato con Angelo Panarese, un signore presente, molto preparato, ha fatto un commento assai preciso sulle colpe della religione cattolica nello svilimento dell'identità sessuale femminile fino al vero e proprio annientamento ai suoi peggiori estremi. Tutte cose adesso superate (ma davvero? e dove?), che ritroviamo e ci inorridiscono in alcuni fondamentalismi islamici. Eppure, leggevo ieri una biografia di Montanelli in cui parlava del suo matrimonio con la ragazzina eritrea che tanto scandalo gli è costato, e nelle sue memorie lui diceva di aver avuto parecchie difficoltà ad avere rapporti sessuali con lei perché la ragazza era infibulata. E l'infibulazione è pratica ancestrale che nulla c'entra con la religione cattolica, viene molto prima. Per cui adesso mi chiedo: dove comincia tutto quest'odio, e perché? A che punto della nostra storia di umani si comincia a considerare la donna una tale fonte di male da meritarsi una simile vendetta? E quando finisce il male, se non basta eliminare una qualsiasi religione per chiudere la storia (perché l'odio comincia molto prima, dove nessuno più si ricorda)?

lunedì 17 aprile 2017

toponomastica

Visto che oggi sto poco bene è venuto a trovarmi un amico. Mentre cercava la casa si è reso conto che nella zona in cui vivo i nomi delle strade sono tutti di fascisti: io sto in via Araldo Di Crollalanza che si interseca con via Evola e più giù con via Italo Balbo, e alle mie spalle c’è via Almirante. Per dire. Per farlo ridere gli racconto che una volta qui era via Della Resistenza poi c’è stata una rivoluzione della toponomastica ed evidentemente nemmeno la Resistenza ce l’ha fatta di fronte al potere della politica di rievocare il meglio della nostra Storia. Lui non capisce l’ironia e mi dice che sbaglio, che invece di ridere bisogna andare in comune e a lamentarsi, fare casino sui giornali. Perché quei nomi, quei brutti nomi, non mi riguardano e non c’entrano nulla con la “nostra” storia. Ma secondo me un nome è un nome se parliamo di Storia con la S maiuscola che si porta dietro, nel tempo, uguale colore di sangue. Se vogliamo rifar tutto da capo, per bene, allora io comincerei da molto prima e cancellerei tutte le piazze Vittorio Emanuele o dei Savoia, i corso Cavour o XX settembre e le vie Giuseppe Garibaldi, nomi che per quanto mi riguardano sono altrettanto lesivi della nostra storia di quelli legati al fascismo oppure al colonialismo. Nomi di gente orribile che ragionava in chiave di conquista, Italo Balbo così come Cavour. Vogliamo dare un senso alle strade? Allora mettiamo da parte condottieri e politici, regnanti e soldati, di cui non importa nulla a nessuno, e recuperiamo i nomi di chi le ha camminate insieme a noi, e diamo alle strade il nome di un armiere o di una sartina, di un barbiere o di uno stagnino, di un cantiniere, di un parroco, di un fabbro, di un qualsiasi arrangiato che ha consumato la sua vita in piazza scroccando un pasto o una bevuta con un sorriso gentile. È quella la nostra storia, se vogliamo parlare della “nostra” storia, ed è una storia minore ma è viva, una storia di cui andare orgogliosi perché l’abbiamo toccata con mano, l’abbiamo costruita insieme.

la casa dei miei sogni


Villa Malaparte a Capri. La casa dei miei sogni. Come caspita si fa a non essere creativi quando dici che stai tornando a casa ma praticamente entri nel Nautilus?

le chien jaune

Adotto un cane. È un cane piccolo, un cagnetto, è grigio e buono e lo prendo con me per la sua apparente mitezza che riscalderà i miei giorni. Invece il cagnetto, senza un attimo di tregua, si infila in un guaio dietro l’altro e addirittura risolve un giallo riempiendomi la vita di avventure e forse troppe emozioni per me solo che lo accompagno. Lo guardo sconsolato. Ma come? Facevi una vita da nababbo, passeggiate senza meta e un piatto pronto alla mia tavola ogni giorno? Ma come hai fatto a cacciarci in questo guaio? Il cagnetto però abbaia senza vergogna, mi scodinzola ed è come se ridesse di me, delle mie ansie, forse per dire che una vita sola non ci basta a contenere la nostra gioia di vivere. Guardo il cagnetto, lo chiamo e per la gioia si fa giallo anche lui.

domenica 16 aprile 2017

investire nel proprio pubblico

[…] Lavorando nel marketing e nella pubblicità, so per esperienza che il pubblico (o per essere più precisi il target) non va solo cercato ma anche creato. Che un’azienda che si proponga degli obiettivi commerciali di medio e lungo periodo (non solo di breve e di brevissimo) debba investire anche in formazione (e in certi casi pure in alfabetizzazione vera e propria) del suo pubblico. Questa formazione ha un costo: e non sempre questo costo è sostenibile e non sempre viene recuperato, almeno nell’immediato. 
Le domande da porsi sono dunque, secondo me: 
Quali settori (parlo di cultura e intrattenimento) hanno investito, negli ultimi dieci quindici anni, nella formazione/crescita del proprio pubblico? 
Quali settori hanno – per caratteristiche intrinseche e per congiuntura di mercato – la possibilità finanziaria di continuare (o cominciare) a investire nella formazione/crescita del proprio pubblico?
Quali settori hanno – per caratteristiche intrinseche e per la congiuntura di mercato – la possibilità finanziaria di lavorare nell’ottica di piani di sviluppo a cinque, dieci, quindici anni, e non solo a dodici mesi (arco temporale di un piano di marketing standard)? 

[Valentina Durante in risposta al post di Giulio Mozzi in risposta al post di Gilda Policastro che cita Gabriele Frasca in risposta al responso critico del libro di Teresa Ciabatti e senza contare talune stroncature moraliste all'ultimo di Walter Siti]

sabato 15 aprile 2017

meraviglia del mattino

Fra tutti i dischi di Bob Dylan New Morning è quello che più di tutti parla della fine di qualcosa, di cosa ti succede quando senti che qualcosa si chiude per sempre alle tue spalle e tu ti guardi intorno incerto, pieno di ansie e con alcune speranze, chiedendoti in quale direzione devi andare adesso e se sarai in grado di arrivarci. In questo senso, nella loro dichiarata fragilità, nella loro elusività, nella loro pensierosa leggerezza, nel loro spalancarsi in un ambiente emotivo più grande delle canzoni stesse che disegneranno una volta ultimate, e che Dylan voleva fossero appunto il più discrete possibili, le outtakes del disco, i suoi bozzetti alla ricerca di uno stile che fosse minimale e anonimo, cioè di tutti, sono una meraviglia senza fine.

 

fratello, dove sei diretto?

fra pazzi

Io lo so che molti di voi sognano di fare lo scrittore, ma vi assicuro che nella maggior parte dei casi non è una bella cosa, anzi. La maggior parte degli scrittori sono noiosi, egocentrici e/o permalosi, cacacazzo senza freni inibitori, scrocconi e a qualcuno gli puzza pure il fiato per problemi col fegato. Non si nasce scrittori. Si nasce più o meno disturbati e poi si passa alla fase successiva, cioè mettere le proprie ossessioni su carta. Peggio dello scrittore, allora, c'è solo l'editore. Perché l'editore, per sopportare uno scrittore, o è completamente disturbato – solo un disturbato può trovare affascinanti le ossessioni di un altro essere umano al punto da lavorarci attorno per cercare di diffonderle il più possibile agli altri – oppure è stronzo e lo anima qualcosa a metà fra il cinismo e la noia. Può dunque capitare che lo scrittore si lamenti: Il mio editore non mi capisce. Vorrei ben vedere, fra pazzi.

opzioni

C'è chi si sposa. Chi sposa la poesia. Chi prende un gatto.
Tutte e tre insieme sono troppe da gestire e infatti poi l'equilibrio scoppia. Però due alla volta è interessante e infatti, talvolta, qualcuno sceglie l'adulterio scartando una delle tre opzioni...

mercoledì 12 aprile 2017

pietre vive su telebari

come nasce una poesia

C'è tanta gente che mi vuol bene ma i miei libri non se li compra lo stesso. L'ultima scusa possibile l'ho sentita oggi, quando alla mia provocazione una ragazza ha risposto: "Mi piaci perché sei bello!" ma con un tono allusivo del tipo: "Cosa me ne faccio delle tue parole quando mi posso fare te?" Io allora ho spalancato le braccia e: "Sono pronto, fai pure!" Ma lei, ridendo: "Magari la prossima volta" poi entra nell'alimentari a fianco. C'è qualcosa che non mi torna in tutto questo, ma il poeta che c'è in me su una storia del genere ci scriverebbe una roba esistenziale e fumosa che comincia così: "Non c'è mai fine al dolore e allo sconcerto..." Lo appunto sul quaderno poi torno sulla porta del mio studio, al sole, in attesa che passi il secondo verso. Ecco come nasce una poesia.

verso

Non dimentichiamo che «verso» dal latina versus, significa o implica «svolta», «cambiamento». Di direzione, di una cosa in un’altra: a sinistra, a destra, a U; da tesi ad antitesi, metamorfosi, giustapposizione, paradosso, metafora, se volete – specialmente quando la metafora è felice; e infine rima, quando due cose hanno lo stesso suono ma i loro significati divergono. 

[Iosif Brodskij, Dolore e ragione, Adelphi 2013, pag. 234]

consolazione

Come ricordava Marco Bertoli sul suo blog, 60 anni fa veniva inciso questo pezzo (non scritto, visto che Monk lo aveva scritto già 15 anni prima) che coincide con la fase più luminosa della sua carriera discografica, quella in cui tutti si accorgono di lui. Pensavo che sarebbe stato bello fare un post virale per i 50 anni dell'incisione ma poi mi sono reso conto che 10 anni fa mancava Facebook e non era la stessa cosa. Strano come una cosa che c'è ti accorgi che è come se ci fosse stata da sempre, come se non possa più non esserci stata. Lo scriveva Sergio Garufi ed è la consolazione degli ultimi, di chi non ha nulla di particolarmente originale da dire, ma per il solo fatto di averlo detto ha comunque, per quanto lieve, un peso.
 

martedì 11 aprile 2017

una immodesta proposta

Ma perché non devolvono parte dei beni confiscati alla mafia alla microeditoria? In questo modo si potrebbero dare a tanti i mezzi per pubblicare ogni anno una serie di libri spledidi che non hanno a proteggerli la rete del mercato, e che sarebbero frutto di un reale investimento pubblico. Gli stessi libri, stampati potrebbero essere diffusi gratuitamente in biblioteche, scuole, carceri, centri sociali, sui treni, sui tram, sugli autobus, nelle stazioni di servizio ecc. immessi in un circuito virtuoso in cui quel denaro viene riutilizzato per diffondere cultura e dignità. Mi pare assurda e sinceramente umiliante la storia della prostituta ucraina finita sui giornali perché legge Dostoevskij (come se le prostitute non leggessero) quando poi la maggior parte dei suoi clienti non arriva nemmeno a Topolino.

scrittori maledetti

Quando ti chiama un autore alterato per dirti con la voce impastata che lui non ti lascerà mai, mai, per nessun motivo, MAI, hai capito MAI! perché sei l'unico editore che lo prende sul serio, poi ti chiede 75 euro. Chiamatemi pure Ferlinghetti.

lunedì 10 aprile 2017

rima

Quando mio padre vuole riassumere la mia vita e il destino che mi spetta con un esempio, tira fuori una frase dal suo repertorio di proverbi dialettali e dice: «U bbùne u cazze u trùne» (Il buono lo schiaccia il tuono). Significa che le persone buone hanno contro ogni cosa, persino la Natura, ed è quella che in genere chiamiamo iella. Come ogni iella è ineluttabile, ma detta in rima è più bella e pertanto accettabile. Questo ho imparato da mio padre.

il poeta

Uno pensa che di poeti io ne veda tanti ed è anche vero. Stamattina però mi è capitato il poeta più poeta di tutti, quello insospettabile che chiama per farsi pubblicare un libro. È giovane, fa l’università. Ha scritto queste poesie di getto, negli ultimi mesi. Le trova belle. Mi dice che ha saputo (da chi?) che io pubblico i libri gratis (giuro dice “gratis”, con pura terminologia da supermercato) e quindi mi vuole dare il suo libro per farselo pubblicare. Gli rispondo che prima andrebbe letto e valutato e lui (giuro) mi fa: ma scusa se li pubblichi “gratis” che ti importa di com’è fatto? Il ragazzo mi ha evidentemente scambiato per uno pieno di soldi, un mecenate. Gli spiego che invece il testo va letto, valutato, che bisogna lavorarci sopra se è il caso. Serve tempo per farlo diventare un vero libro. Ci resta male. Sperava di farlo uscire per l’estate, così organizzava due o tre presentazioni dove dice lui e lo vende. Poi, per farmi capire di che pasta è fatto, mi fa leggere un paio di poesie dal cellulare. Sono brutte. Gli dico che probabilmente non vanno bene per la nostra linea editoriale. Lui mi chiede qual è la nostra linea editoriale. Io gli suggerisco di andare a vedere sul nostro sito, che lui non conosce. Gli chiedo come ha fatto a sceglierci se non sa nemmeno come sono fatti i nostri libri. Mi ripete che è perché gli hanno detto che pubblichiamo “gratis”. Tutto il resto non pare interessarlo. Gli dico che forse prima di proporci la raccolta dovrebbe dare una occhiata a quello che facciamo. Mi risponde che lui in genere non compra i libri di poesia perché lo annoiano. Preferisce i thriller.

domenica 9 aprile 2017

traduzione da william carlos williams

UNA POVERA VECCHIA

rimugina una prugna su
la strada ne ha
un cartoccio nella mano

Le piacciono proprio
Le piacciono
proprio. Le piac-
ciono proprio

Lo vedi da
come si dà
alla metà
succhiata nella mano

Confortata
un sollievo di prugne mature
sembra riempire l’aria
Le piacciono proprio

i sogni non mollano la presa...

I sogni non mollano la presa.
Continuano a incalzare.
C'è un mondo, mi dicono, là fuori
più vero del reale.

venerdì 7 aprile 2017

constatazione (il post di merda)

Oggi ho scritto una marea di post poetici. Il tutto mentre, per un problema di tubature, la casa mi si allagava e gli stronzi letteralmente galleggiavano dal bagno alla cucina. Constato dunque la verità del luogo comune che c’è equilibrio fra poesia e vita di merda. Per cui più è alta la poesia che si fa, più è di merda la vita che si ha.

nido

Ieri ho fatto un viaggio in treno in orario uscita da scuola (non mi capitava da secoli) e devo dire che un treno pieno di adolescenti inscatolati, accaldati e in piena esplosione ormonale è una esperienza al limite. A salvarmi dalla nausea è stato lo shampoo alla frutta di una donna romena seduta vicino a me. Quando l'odore dei ragazzi si faceva insopportabile io mi giravo vero la matassa scura dei capelli e quasi ci infilavo dentro il naso per riprendermi nel fresco di quel nido.

cartolina #2

Illustrazione Vittorino Curci

è nei momenti di massimo sconforto...

È nei momenti di massimo sconforto
vedi come questo ritorna il tuo sorriso
a farsi vivo se tu scomparsa in una nebbia e
perciò abbagliante adesso che ti giri
la luce ti attraversa mentre chiedi E tu
cosa ci fai qui adesso? Io resto
di sasso ammutolito e nero dal sole.

mercoledì 5 aprile 2017

se ti pagano per scrivere...

Mi chiamano al telefono, mi chiedono se voglio partecipare come autore alla realizzazione di uno spettacolo e io sono così abituato a scrivere per la gloria che parlo per mezz'ora del suddetto spettacolo senza mai accennare a un possibile compenso. Chiudo la chiamata e giusto così, per scrupolo o curiosità, mando un messaggio per chiedere: sentite, ma c'è un compenso? Ma certo, mi rispondono come se fosse ovvio, il lavoro è lavoro e va retribuito. Io quasi non ci credo, mi svolta la serata. Vedo il mondo a fiorellini. Altro che l'arte per l’arte, è una puttanata. Se ti pagano per scrivere è più bello.

vecchie fototessere coi capelli (ma senza gli occhiali)


orto

Per Amanda che mi chiedeva un finale per questa storia

Scrive lettere piene di urgenza, da mesi, alla moglie che lo ha allontanato a causa del suo egoismo di scrittore. 
Le racconta, in pagine intense ma dettagliate, la strana storia dei suoi giorni senza di lei, ponendole domande a cui, lei che amava i gialli, avrebbe voluto rispondere. Eppure, chiusa nel suo mutismo, ella stessa si è mutata in mistero. E non può che trattenere sulla carta le domande, il più a lungo possibile, nella speranza che un giorno si trasformino nei richiami necessari a interessarla. Le racconta. 
Da che è morto, occupa la casa del fratello, si occupa dei gatti, annaffia l’orto. Quando può parla con le piante ordinate in lunghe file, i pomidori, le melanzane e i sedani, proprio come faceva lui e non si sente per nulla più stupido, anche se lo prendeva in giro. 
Si è dato un regime assai rigido, quasi monacale, per non soccombere alla sua disperazione. Si sveglia prima dell’alba per scendere verso l’orto, ancora assonnato e umido. Poi siede alla scrivania fin quando i gatti non vengono a reclamare la loro ciotola piena. Allora si ricorda di mangiare e approfitta della loro compagnia per sentirsi in famiglia. Scrive finché c’è luce, e passa le ultime ore del giorno aggirandosi per la casa vuota che si spegne nel tramonto. Ogni volta la sente meno sua. Non la capisce a fondo. Gli ricorda suo fratello. 
Eppure vuole risolverne il mistero. Perché ogni stanza è occupata da così tanti divani, da cinque a sette per camera? Sono nuovi, ancora incellofanati. A chi sono stati riservati? Quali ospiti stiamo ancora aspettando? 
Poi, una mattina di queste, mentre tutto il mondo trattiene la voce in una luce arancione, sente qualcuno avvicinarsi alle sue spalle lungo i filari di verdure gonfie. E ha l’istinto di non voltarsi a guardare chi c’è perché capisce di riconoscere quel passo e vuole portarselo dietro il più a lungo possibile.

martedì 4 aprile 2017

progetto

Quando ho avviato il progetto Pietre Vive Editore l'ho fatto in parte per liberarmi, come poeta, dai tanti vincoli editoriali che ti vengono dal pubblicare con altri, diventare padrone di me stesso insomma (anche se a volte confesso ci si stanca anche di sé). 
E poi con il sogno di pubblicare il primo libro di tre autori diversissimi ma per i quali nutro stima incondizionata, Mimmo Pastore, Sergio Pasquandrea e Sergio Garufi. Coi primi due, fra alti e bassi, ci sono anche riuscito. Col terzo, ora nel catalogo di Ponte Alle Grazie, spero ancora di pubblicare il suo libro più bello, quello che nessun editore sensato riterrebbe potenzialmente commerciale.

lunedì 3 aprile 2017

hard boiled

Mi contatta uno, vuole pubblicare il suo primo libro che è un libro giallo con tanta violenza e un po' di sesso duro che fa sempre bene per vendere. Gli dico che se ha visto prima il nostro sito noi pubblichiamo poesia, dovrebbe provare altrove. Mi risponde che la poesia è una roba per sfigati, non vende nulla, anzi la poesia ha un piede nella fossa. Gli rispondo che l'unica fossa qui è la sua ed è biologica. Mi dice che da quello che leggeva pensava io fossi più furbo, che avrei fiutato l'affare di pubblicarlo, ma alla fine è colpa sua che si è fidato del suo istinto. Ogni tanto anche l'istinto sbaglia, soprattutto dopo aver passato una notte fuori a bere. La prossima volta, insomma, prima di proporre una pubblicazione guarderà il sito dell'editore, ok? Un vero duro al cazzo.

sabato 1 aprile 2017

venerdì 31 marzo 2017

omertoso

Nel 1914 in una rissa scoppiata fra bande rivali al soldo di ricche famiglie del paese, un uomo ammazza un altro con un colpo d’ascia che gli recide il collo, poi scappa inseguito attraverso i vicoletti di Locorotondo e sulla porta di casa viene raggiunto e accoltellato da un terzo uomo che viene arrestato e finisce i suoi giorni in galera. È uno dei più efferati fatti di sangue del tempo, sancito all’epoca da una croce scavata nella chianca di fronte alla casa del secondo omicidio, in via Aprile.
Io, personalmente, su una storia del genere ci avrei investito, creando un percorso turistico (visto che si parla tanto di turismo) o perlomeno un cortometraggio. Invece, pochi anni fa, qualcuno a cui magari la croce metteva ansia ha pensato bene di cementarla nel silenzio generale. Posso anche capire che nessuno si sia accorto della cosa allora, ma quello che non capisco è perché nessuno sia intervenuto ad oggi a recuperarla. Ci sono passato davanti stamattina e la sua traccia emerge dal pavimento stradale chiedendo di essere liberata. Questo è un paese omertoso, mi diceva ieri Antonio Basile, ma è omertoso soprattutto perché si rifiuta di capire da dove viene sperando così di potersene andare dove gli pare. Cioè in nessuna direzione.

mercoledì 29 marzo 2017

quartina

Scrivo una quartina per far quadrare il conto delle ore
delle macchie sulla pelle. Le tue macchie
di giaguara che non sa e prende senza sconti.
Le mie ore rubate alla notte dall’inutile presenza della morte.

lunedì 27 marzo 2017

leggerezza

Antonioni e Guerra alla Torre di Bascio. Foto scattata per L'aquilone, favola scritta a quattro mani come soggetto per un film che non si fece mai. Spesso le storie più belle sono quelle che rimangono sognate e si reggono su equilibri perfetti proprio perché leggerissimi, come ragnatele nella luce. 

giovedì 23 marzo 2017

mccartney

Su McCartney ci si fanno tante di quelle pippe mentali nel confronto coi Beatles, con Lennon, con tutti gli altri reduci dei ’60 e dei ’70, che ci si dimenticata la pura semplice evidenza: se parliamo di musica Pop – quella seria, con la maiuscola, non le cazzatine commerciali usa e getta – Paul McCartney è il più grande di tutti, come capacità interpretativa, versatilità, ricchezza melodica, immediatezza, e dal vivo è ancora strepitoso. La sua musica nasconde una vena malinconica che nelle sue prove migliori diventa struggente. E Here Today è la più bella canzone mai scritta per la perdita di un amico. Più in alto di lui, forse, c’è solo Stevie Wonder. Il resto sono chiacchiere.

lunedì 20 marzo 2017

eros


Nell’inverno di pochi anni fa mi ritrovavo mio malgrado chiuso in casa. Avevo scoperto di aver preso una malattia venerea per cui mi ero dovuto operare, ero pieno di cicatrici dovute al laser, e in seguito a quella non avrei più potuto toccare una donna per i successivi sei mesi di osservazione. Pochi giorni prima, in sala operatoria, mentre guardavo il medico che puntava il laser verso il mio bigolo offeso che spuntava intimidito dal lenzuolo azzurro, pensavo fosse arrivata proprio la fine. Invece nulla era finito, e una lunga nevicata mi isolava coi miei malumori. Non che mi andasse di vedere nessuno, in ogni caso. In tutto questo, per unire il danno alla beffa, ero stato contattato da una casa editrice che mi chiedeva di scrivere un racconto erotico per una loro antologia di prossima uscita. Chiuso in casa e depresso, scrissi nel giro di pochi giorni una storia di circa 100.000 battute, qualcosa che poi ho interpretato come una sorta di sfogo. Era la biografia immaginaria di un attore porno preso da attacchi di megalomania registica che ne decretano la fine professionale. Era troppo lungo per una antologia, così lo misi da parte in attesa di tempi migliori che non sono mai arrivati. Poi, esattamente nel giorno del mio compleanno, poco prima che la neve si sciogliesse del tutto, misi da parte quella storia che mi era sfuggita di mano e in meno di un’ora scrissi un racconto breve di circa tre cartelle sugli ultimi giorni malinconici di un vecchio porco che si perde nell’ombra di una giovane ragazza sognando di raggiungere con lei il suo ultimo rapporto erotico. Era talmente perfetto, talmente in linea con le mie sfere celesti che come l’ho scritto così l’ho consegnato e poi è stato pubblicato. È una storia che qualcuno ha definito “delicata” e qualcun altro “triste”. Eppure è una sorta di presentimento della fine che ci aspetta tutti, quando il corpo non riesce più a sintonizzarsi coi propri desideri. Tanto è vero che, per una sorta di coincidenza di cui vado molto fiero e di cui parla Tonino Guerra nei suoi diari, l’identica visione la ebbe Michelangelo Antonioni per il suo ultimo film, Eros, senza mai poterla realizzare.

[Il libro che contiene il racconto del vecchio porco, pubblicato da Caratteri Mobili, è possibile ancora acquistarlo su Bookrepublic, ed è ovviamente quello conclusivo]

sabato 18 marzo 2017

miracoli

Era proprio quando Fra Guidone aveva la testa sotto il cappuccio che succedevano i miracoli. Per esempio un contadino che aveva un reumatismo al braccio destro e non poteva più lavorare gli era andato il reumatismo nel braccio sinistro. Una donna che aveva una gamba più corta dell'altra gli erano diventate corte tutte e due e dopo camminava benissimo. Un bambino che balbettava e faceva ridere tutti era diventato muto e non faceva più ridere nessuno. 

Guerra/Malerba, Storie dell'anno mille, Bompiani

venerdì 17 marzo 2017

una strofa che mi è venuta così, mentre stavo al sole...

Ci ho messo quarant’anni per capire
che l’appartenenza è una forma di progresso
io che rigiravo le parole per non dire
che puro sono nato alla mia terra
nella lingua nell’odore nel mio stesso
incostante essere al sole così come al rovescio.

domenica 12 marzo 2017

chiacchiere e vuoto

Per alcuni la poesia migliora la vita e lo credo anch’io, ma solo perché tutte le chiacchiere – e la poesia è una chiacchiera curiosamente impacciata – riempiono il vuoto. Ma per altri il vuoto è meglio e perciò concludo invitandovi a tenere un orecchio aperto e uno chiuso. 

Tiziano Rossi, Spigoli del sonno, Mursia 2012, pag. 96

giovedì 9 marzo 2017

il mah!

Il gergo dei ventenni non mi piace
almeno quanto il mio non piace
a loro. Più di tutto odio dei ventenni
il Mah! che adesso
ha preso tana nelle bocche deploranti.
E ti scoppia nella testa starnazzando
nei suoi mille dichiarati sottotesti:
«ma come parli, ma quanto ridi
ma non ti vedi per come sei ridicolo?».
Fra una ventenne e tua madre
in quel momento non c’è nessuna
differenza. Sta lì riassunta
in un verso un po’ da stronzi
che quanto più li libera tanto più
li invecchia nella pratica del dirti
com’è essere imperfetti. È un Mah!
di malumore, di rigetto, restrittivo
nel suo finto atteggiamento paraculo.
Una supposta presa in giro
che usano per moda, fin a sfinimento
dei coglioni. Un Mah! aggressivo
ma giovane e perplesso che risuona
sulle mandrie dei ventenni fragili
del mondo a cui rispondo con un Beh!
Tanto fra bestie ci si intende.

le leggi razziali

La magnolia che sta giusto nel mezzo
del giardino di casa nostra a Ferrara è proprio lei
la stessa che ritorna in pressoché tutti
i miei libri
La piantammo nel ’39
pochi mesi dopo la promulgazione
delle leggi raziali con cerimonia
che riuscì a metà solenne e a metà comica
tutti quanti abbastanza allegri se Dio
vuole
in barba al noioso ebraismo
metastorico
Costretta fra quattro impervie pareti
piuttosto prossime crebbe
nera luminosa invadente
puntando decisa verso l’imminente
cielo
piena giorno e notte di bigi
passeri di bruni merli
guatati senza riposo giù da pregne
gatte nonché da mia
madre
anche essa spiante indefessa da dietro
il davanzale traboccante ognora
delle sue briciole
Dritta dalla base al vertice come una spada
ormai fuoresce oltre i tetti circostanti ormai può guardare
la città da ogni parte e l’infinito
spazio verde che la circonda
ma adesso incerta lo so lo
vedo
d’un tratto espansa lassù sulla vetta d’un tratto debole
nel sole
come chi all’improvviso non sa raggiunto
che abbia il termine d’un viaggio lunghissimo
la strada da prendere che cosa
fare

Giorgio Bassani

un sogno a occhi aperti

Stavo pensando che, se passa la Flat Tax, se per ipotesi uno arriva qui sui barconi e sbarcando dice alla Guardia Costiera: ho 100.000 euro che tenevo nascosti sotto il materasso, non solo gli danno la cittadinanza ma Salvini gli bacia pure il culo. Sarebbe bello da vedere.

constatazione

Negli ultimi mesi, per il progetto che abbiamo vinto, ho fatto corsi invitando diversi docenti da Milano a Foggia passando per Roma, e posso dire che, pur nelle differenze di accenti, tutti indistintamente hanno provato a fregarmi in qualche modo, ma sempre col sorriso sulle labbra. La cosa diventa quasi surreale se si pensa che guardavano in faccia la realtà assai modesta che siamo e le applicavano modi e discorsi tipici delle grandi società con cui sono abituati a trattare, quasi non riuscissero a rapportarsi a noi e alle nostre possibilità finanziarie, e alla fine sembrava quasi che fossimo noi i morti di fame. Così mi sono immaginato, in proporzione, l’enorme spreco di denaro che si fa ai piani alti, dove al contrario mio nessuno deve stare attento al centesimo. L’unità d’Italia, mi viene da dire, non solo è perfettamente riuscita, ma è riuscita nel segno dell’astuzia, del gatto cieco e della volpe zoppa. Ma non c'è nulla da ridere.

martedì 7 marzo 2017

il leone dalla barba bianca

Da una favola di Tonino Guerra, un cartone malinconico e pieno di echi felliniani, con illustrazioni splendide, realizzato da Sergei Barkhin e Andrei Hrzhanovsky. Mezz'ora di poesia animata. 

Лев с седой бородой - Il Leone dalla barba bianca from finomeno on Vimeo.

lunedì 6 marzo 2017

volume

Ma come si fa quando chiedi a un altro editore maggiori informazioni su di un libro che ti interessa ma di cui, dalla scheda, non è chiaro il contenuto, e quello ti risponde: «È un volume». Qui qualcuno ha sbagliato mestiere.

domenica 5 marzo 2017

una favola antica

«Beati voi, disse il prete al contadino, che mangiate fave bianche. Io sono invece condannato a un pollastro al giorno». Ce la raccontava sempre a tavola mio nonno. Poi scoppiava a ridere, complice del prete.

perdersi

Stamattina ho finito di leggere L’equilibrio, primo romanzo compiuto di Tonino Guerra (anno 1967) e mi è venuto in mente come anche per lui vale la regola che uno scrittore riscrive per sempre la stessa storia. Nel suo caso riassumibile così: C’è un uomo che sta fuggendo da qualcosa, e mentre fugge si perde. E mentre tu che leggi lo insegui cercando di capire da cosa sta fuggendo e dove sta andando, ti perdi anche tu con lui, perché quell’uomo sei tu.

venerdì 3 marzo 2017

sul potere della parola

Ieri sera, all’incontro con Erri De Luca, credo di avere assistito a una forma di liturgia laica. Sarà stato il posto o tutti quei discorsi sull’ebraico antico e Giuseppe e Maria a condizionarmi, ma c’è stato un momento in cui le cose hanno cominciato a combaciare, e cioè quello in cui lui diceva come il legante del rapporto fra la divinità e il profeta e poi fra il profeta e il popolo era la voce, il canto, e quello in cui il popolo raccolto nella chiesetta utilizzata per la sua presentazione pendeva incantato dalle sue labbra. Ne ho avuto una prova quando c’è stato un intervento, fatto in buona fede ma inopportuno, che lo ha interrotto e il pubblico intervenuto ha cominciato a lamentarsi: Vogliamo sentire Erri, ridateci Erri. Una signora seduta vicino a me ha cominciato a scalciare sulla sedia: Ma che vuole questo, ma come si permette di interrompere Erri. (Erri, come se fosse il tuo vicino di casa, come se rientrasse nella tua sfera di amicizie per il fatto che lo leggi). È stato qualcosa di straordinario per me, perché ho toccato con mano quello che può essere il vero potere della parola, che è un potere forte, poco prima che diventi potere e basta. Erri De Luca è stato un galantuomo, ma se al posto suo ci fosse stato un altro con uguale potere che avesse cominciato a dileggiare o prendersela con chi lo aveva interrotto molta gente, sono sicuro, lo avrebbe seguito nell’opera di insulto, trasformando la parola in violenza. È una cosa che mi ha lasciato irrequieto fino a stamattina, tanto che ne scrivo. Mi sono anche chiesto se lui, quando ha cominciato a lavorare con le parole, ambisse a ottenere quel potere, e mi sono risposto che, come ammetteva lui stesso, non sei mai tu che scegli di avere tale potere ma è il potere che ti stana e per quanto tu possa fuggirne non puoi farne a meno, diventi suo strumento tuo malgrado.

giovedì 2 marzo 2017

lettera da una sera di marzo

Non crederci poeta. Io pure
ho dato tutto all’amore
e l’amore in cambio che ha dato?
Se non questo mio cuore esagerato
di «baldracca» e l’anima in pena
di «vacca sempre pronta
alla monta». Lacrime di coccodrillo – mi dirai –
che più mi piango addosso e più
mi prende voglia ancora e ancora
di riprenderti nel mio buco-peccato
nel mio letto a peso d’oro
ma piombato dal mestiere. Eccoti
qui di nuovo in salute e fiero nel mio fiato
come quando fiato a fiato mi dicevi
di non essere toccato dall’amore.
Io che ti ho lasciato in lacrime e pronto
a darmi fuoco alla macchina.
Svapora in una sera
umida di marzo il tuo ricordo. «Baci dalla città»
da una puttana come altre.

martedì 28 febbraio 2017

il meglio

Oggi ho scoperto che una mia amica presto diventerà mamma. Stamattina è venuta a trovarmi col suo compagno e abbiamo parlato di musica, di sacro e profano, di matti e persino di poesia sufi. E visto che lei è cattolica e lui musulmano la bambina in arrivo, credo, si prende il meglio di ogni cosa: la bellezza, la tollerenza, la pietà, la curiosità e l'apertura, insomma il meglio della cultura del Mediterraneo, che gente ignobile e spesso al potere cerca quotidianamente di negare, ma che va avanti lo stesso nonostante loro.

lunedì 27 febbraio 2017

urgenza / gli ospiti

Scrive lettere piene di urgenza alla moglie che lo ha allontanato a causa del suo egoismo di scrittore. Da che è morto, occupa la casa del fratello, si occupa dei gatti, annaffia l’orto. Quando può parla con le piante ordinate in lunghe file, i pomidori, le melanzane e i sedani, proprio come faceva lui e non si sente per nulla più stupido, anche se lo prendeva in giro. Si è dato un regime assai rigido, quasi monacale, per non soccombere alla sua disperazione. Si sveglia prima dell’alba per scendere verso l’orto, ancora assonnato e umido. Poi siede alla scrivania fin quando i gatti non vengono a reclamare la loro ciotola piena. Allora si ricorda di mangiare e approfitta della loro compagnia per sentirsi in famiglia. Scrive ancora finché c’è luce, e passa le ultime ore del giorno aggirandosi per la casa vuota che si spegne nel tramonto. Ogni volta la sente meno sua. Non la capisce a fondo. Gli ricorda suo fratello. Eppure vuole risolvere il mistero della casa. Perché ogni stanza è occupata da così tanti divani, da cinque a sette per camera? A chi sono stati riservati? Quali ospiti stanno ancora aspettando?

domenica 26 febbraio 2017

l'ultimo ciack

Ieri ho scoperto che l'ultimo libro pubblicato in vita da Tonino Guerra (escludendo le due brutte antologie realizzate da Bompiani) è un diario di viaggio in Russia, una sorta di controsceneggiatura colma di appunti con lo stesso titolo di Tempo di viaggio, documentario realizzato insieme a Andrej Tarkovskij nel 1983, quando i due esplorarono l'Italia alla ricerca di scenari adatti a girarvi Nostalghia. Fino all’altro giorno credevo fosse Arrivano le donne, omaggio alle donne delle sua vita attraverso una serie di brevi affettuosi ritratti. Invece scopro adesso questa esigenza di pubblicare per ultimo un diario di viaggio in risposta al viaggio di trent’anni fa di due amici, due stranieri alla ricerca di una lingua comune, alla ricerca di un paesaggio ideale per ambientarvi la storia della morte di un poeta, e la trovo una scelta assai più malinconica ma giusta. Come se quel viaggio non fosse finito, e il regista russo lo aspettasse per dare il ciack all’ultima scena mai realizzata.


sabato 25 febbraio 2017

una cosa orribile

Oggi ho fatto una cosa orribile. Mi sono distratto un attimo e ho comprato tre libri. Così, senza nemmeno pensare alle conseguenze. Adesso il portafogli piange di là in maniera quasi straziante, e io non so più come consolarlo. Ho provato anche ad avvicinarmi per chiedergli scusa, ma lui mi ha girato le spalle offeso e ormai è sul piede di guerra. Sono veramente una brutta persona. Mi sento in colpa. Credo che questa nostra storia non avrà futuro.

l'esistenza dei tg

Ogni volta che guardo il Tg mi si rivolta lo stomaco a tal punto che mi chiedo perché continuo a infliggermi questa tortura ogni giorno, puntalmente, per giunta all'ora di pranzo. Mezz'ora concentrata di stupidità e brutalità umana senza possibili giustificazioni. Siamo dei pazzi sadici per fare tutto questo male e poi riguardarcelo. Non vedo altro motivo all'esistenza dei Tg.

il sentimento selvaggio

La precocità e la concentrazione, l’ambizione all’infinito e una spossante volontà di fuga, l’amore virile e il capriccio infantile, la disillusione civile che si trasforma in rivolta privata. La ragione spietata e il sentimento selvaggio. Ci sono volte che se leggo Leopardi mi sembra di toccare il corpo vivo di Rimbaud e se leggo Rimbaud mi sembra di capire un poco meglio Leopardi, come lo stesso Leopardi forse non s’era capito.

giovedì 23 febbraio 2017

tema

Oggi a scuola ho dato questa traccia ai ragazzi. Ve la giro nel caso voleste provarci anche voi.
Immagina sia il compleanno di una tua amica carissima. E lei ti porta una fetta di torta perché tu la mangi con lei. Tu però la assaggi e ti accorgi che il suo sapore ti dà la nausea. Solo che sai che lei ci tiene tanto, per cui non vuoi dirle che ti fa schifo, non la puoi buttare via e allo stesso tempo non riesci a mangiarla. 
Scrivi un dialogo in cui, mentre lei ti invoglia a mangiare, cerchi di prendere tempo con una serie di battute che la tengano impegnata mentre pensi a come tirarti fuori dal problema, rapidamente ma senza offenderla. Mentre lo fai, come commento a questo dialogo, fai una serie di battute rivolte al pubblico (voce fuoricampo) in cui ti sfoghi e riveli i tuoi veri sentimenti. È ammesso anche il turpiloquio, ma senza esagerare.

aggiornamenti su rivelazione

Negli ultimi due mesi, preso da una sorta di febbre creativa dovuta forse ai miei raggiunti 40 anni, ho rimesso mani ad alcuni lavori già scritti, e fra gli altri ho ricominciato a lavorare a Rivelazione. Anche in vista di una possibile ristampa. Così, cercando di riempire alcune falle, smussarne gli spigoli, dare maggiore rotondità alla terza sezione del libro che è un po' esile perché avevo fretta di farlo uscire come omaggio ai miei nonni appena scomparsi, ho tirato fuori una trentina di brevi apologhi che si incastrassero, emotivamente e logicamente, fra quelli presenti nel libro. A un certo punto mi è venuta voglia di provare a unire i frammenti e trasformare queste storie in un romanzo unico, ma poi mi sono arreso alla loro evidenza di essere brevi boccate d'aria con cui affacciarsi di sotto, ma insufficienti a un'immersione vera e propria. Va bene così, immagino. Tenendo la testa di sotto ti godi l'azzurro toccato dai raggi di sole sul pelo dell'acqua. Di abissi e di buio se ne sono visti anche troppi e li lascio volentieri a subacquei più esperti di me.

martedì 21 febbraio 2017

segretario in vacanza

C’è ancora qualcuno che ci prova a Sinistra?
Voglio dire che penso che UN SACCO di gente si è chiusa
a furia di sentirsi solo una tastiera rotta
aggredita senza produrre alcun suono.
Quando tutti si lamentano costantemente
senza risolvere il problema ci si rompe, cazzo.
Non servono Tweet squillanti ogni mese a decine
se non risolvi il problema e la gara è resa
inutile dalla massiccia perdita di giocatori.
Tutto questo manca di buon senso comune, cazzo.
Ogni volta che ci penso il mio stomaco si rivolta.
Ho solo bisogno di (almeno) un paio di settimane
lontano da tutto questo per ricaricarmi. Lascio dunque il campo
a te se ci credi. Puoi prendere il mio posto
come segretario del congresso. CLICCA QUI
e compila il Form per una dimostrazione pratica
di come funziona. Non è complesso, tutt’altro.
Tutti possono imparare facilmente, anche senza esperienza.
Basta applicarsi! Compila il campo coi tuoi dati
per i dettagli fiscali. Non te ne pentirai.

M.

lunedì 20 febbraio 2017

inventarsi un lavoro

Stamattina riflettevo su una cosa che ci dicevano qualche anno fa per tamponare la delusione della mia generazione precaria. Ci dicevano: il posto fisso non esiste più, per cui ti devi inventare un lavoro. Che è uno slogan bellissimo legato a un'idea parecchio stupida. Che significa: ti devi inventare un lavoro? Un lavoro esiste in base a un bisogno reale. Se c'è bisogno di una cosa allora c'è bisogno di qualcuno che ottemperi a quel bisogno e allora c'è lavoro. Se non c'è abbastanza bisogno di quella cosa allora non c'è lavoro. Io penso e dico che la gente ha bisogno di più libri ma se la gente non la pensa come me allora ahivoglia a lavorare intorno ai libri. Non ti puoi inventare i bisogni degli altri. E soprattutto se il bisogno è quello di lavorare e basta, io che faccio: mi invento un lavoro in cui do lavoro agli altri e mi faccio pagare da loro per questo? Mi pare di averlo già sentito.

domenica 19 febbraio 2017

pranzo di famiglia

Mangiamo risotto, mentre guardiamo la diretta dell'Assemblea del PD.
"Ci pensi?" dico a mio fratello. "Stiamo assistendo a un momento storico, la morte del PD..."
"Ma mica la morte loro..." risponde mio fratello.

sabato 18 febbraio 2017

misteriosa donna ucraina

Mi piace urlare forte se dura il sesso.
Mi piace se ogni cosa fa rima per amore.
Viagra.
Cialis.
Leigra.
Online.

Non vorresti passare un San Valentino diverso
con me nel mio letto?
Non vorresti scoprire fin dove
ti dura l’amore?
Ti posso invitare da me o venire con te.
Non vorresti consumarmi e conoscermi?

Giannina

il re all'ereditiere

Buongiorno
il mio nome è Francis King
e lavoro come avvocato
per un grosso studio in Argentina.

Sono esecutore testamentario
di un facoltoso emigrato italiano
che porta lo stesso Vostro cognome
e morto durante un incidente
lasciandomi in custodia il suo denaro
in un conto destinato alla figlia
morta insieme a lui nell’incidente.

Abbiamo tentato più volte
di contattare i suoi parenti lontani.
Ma da indagini esaustive
(per quanto limitate dall’etica professionale
che ci obbliga a operare con cautela
e con riservatezza estrema
quando si tratta di clienti con simili
conti in banca) ci è stato
impossibile identificare un valido erede.

Così da ora e in qualsiasi momento
il lascito del mio cliente
potrebbe essere dichiarato inutilizzabile
e confiscato di conseguenza
dalle nostre Autorità
che prescrivono come OBBLIGATORIA
la presenza di un erede in carne e ossa.

Per aggirare il problema
e garantire una successione
al fondo di cui sono guardiano
ho bisogno dunque del Vostro aiuto.
Mio caro amico dopo lunga ricerca
ho trovato il Vostro nome che soddisfa
tutti i requisiti legali di un beneficiario
essendo identico a quello del defunto.

Sono certo che nessun altro
potrà rivendicare tali fondi, dunque
col mio aiuto sarà facile
disbrigare ogni pratica in breve
e con piena soddisfazione di entrambi.
Vi scrivo anche per chiedere il Vostro consenso
a presentarVi qui come l’erede più diretto
poiché Voi portate lo stesso cognome
in modo che i proventi
siamo presto versati e preferibilmente
su di un conto straniero
fuori del controllo delle nostre Istituzioni.

Ho già tutte le informazioni necessarie
per convalidare la Nostra affermazione.
Tutto quello che Vi chiedo
è la Vostra collaborazione e la fiducia.
Tutto quanto posso dirVi
è che il compenso sarà tale
da valere ogni sforzo.

Al ricevimento della Vostra risposta
Vi fornirò un numero sicuro di telefono
attraverso cui pianificare ogni dettaglio
di questa operazione delicata.
Rispondetemi dunque quanto prima
ma solo attraverso la mia e-mail privata.

Cordialmente Vostro
Francis King, avvocato

venerdì 17 febbraio 2017

disgusto

Tre minuti ho visto della nuova trasmissione della Clerici solo per rendermi conto, con vero stupore, di come sia riuscita a scendere ancora più in basso di quanto avesse mai fatto finora. In una sola trasmissione è riuscita a mettere insieme il peggio dei format della televisione italiana che tanto piace agli abbonati Rai: i bambini canterini messi in mostra come carne da macello, i talent buoni per tutti ma con la giuria pagata apposta per spezzare le gambe, e le amate storie di disperazione famigliare che tanto ci commuovono perché ci fanno sentire buoni e fortunati insieme. Praticamente la latrina in cui sguazza questo Paese riassunta da una donna furba e arrivista che ha fatto della parola ipocrisia sinonimo di qualità. Sono disgustato.

il giudizio più triste che ho letto su paterson

Già odio la mia quotidianità grigia e senza scampo. Perché dovrei amare un film che fa del suo centro la stessa quotidianità che vivo io, dicendomi che in essa v'è racchiusa una poesia che io non sono in grado di vedere?

un altro

Stanotte ho sognato di riscrivere da capo un mio libro, Rivelazione, un insieme di prose poetiche e novelle inframmezzate da una manciata di poesie, e di farne invece un romanzo riempiendo le falle fra le sue molte storie. La cosa fantastica, nel sogno, era vedere le reazioni dei lettori alla sua uscita. Tutti mi dicevano: Ecco, così è più bello, ora sì che si può leggere. Ma alla fine non vendeva una sola copia in più della versione precedente. Mio fratello, da bravo grillo parlante, a commento della cosa mi diceva: Il problema non è la storia in sé o come viene raccontata, ma chi la racconta. Se al posto tuo c'era un altro il libro aveva più successo.

mercoledì 15 febbraio 2017

ah-ha!

Sometimes an empty page presents more possibilities.
(Paterson, Jim Jarmusch)

sabato 11 febbraio 2017

modernità di leopardi

Scrive l'editore Luca Sossella sulla sua pagina Facebook: 

Baudelaire usa il termine flâneur (con valore simbolico) su Le Figaro nel 1863 e Benjamin lo riprende nei Passages dal 1925… Nel 1995, quando organizzai con Ferruccio Montanari, Patrizia Novajra, Aldo Busi, la famiglia Leopardi di San Leopardo la comunicazione della mostra Il giovane Giacomo, la prima delle tre a Recanati, poi seguirono Giacomo e la scienza e Giacomo e la memoria, ho scoperto un testo scritto da Leopardi nel 1832 che raccontava la volontà di progettare una rivista, "Lo Spettatore fiorentino", (che non vide mai la luce). 
 Nel preambolo presentato per ottenere la licenza di pubblicazione Leopardi scrive: «Se in italiano si avesse una parola che significasse quello che in francese si direbbe le flaneur, quella parola appunto sarebbe stata il titolo sospirato: perché sottosopra il mestiere dei futuri compilatori del nostro Giornale, è quello che si esprime col detto vocabolo francese. Ma nella lingua italiana, benché ricchissima, non si trova mai una parola di questo genere.» 
Mi chiedo, come gli è venuto in mente, come mai Giacomino ha pensato il termine così "moderno", e intraducibile, flâneur nel 1832, dove lo ha letto con quel significato così “metropolitano"? 
Ho chiesto un parere al raffinato filologo leopardista Claudio Colaiacomo, ma ne sa quanto me; ipotizziamo, presumiamo che Leopardi non lo abbia sentito da nessuna parte, e sia frutto del suo straordinario intendere veggente e della sua conoscenza profonda della lingua francese. L'etimo, è risaputo, deriva da "flane" che in norvegese significa bighellonare senza scopo, ma ciò che mi interessa è sapere come mai Giacomino usa il termine con rara consapevolezza trent'anni prima di Baudelaire. Chi lo sa faccia un passo avanti, di grazia.

giovedì 9 febbraio 2017

commozione

Oggi mi è arrivata la raccolta di poesie di un ragazzo, talmente ben fatta che come l'ho aperta ho letto una decina di testi e mi sono detto: Questa la voglio pubblicare. Senza un dubbio. Mi capita così di rado che quasi mi sono commosso.

uno senza voce

A chi interesserà quello che sono
se sono defilato dalla folla e non richiedo
il plauso o la carezza che asseconda
dal pubblico-padrone? Non credo
verrò mai celebrato se non da generosi
nel difendermi: non uno della massa lui
ma ancora uno dei tanti difettosi
uno senza voce perché fuori dal coro.

mercoledì 8 febbraio 2017

requiem per un gattino

L’anno passato abbandonarono un micino sulla porta di casa. Era malatino ma dolce, così ho deciso di curarlo mentre gli cercavo una casa. Il micino è guarito ed era bello e vivace quando alla fine se lo è preso un cugino di mio padre per tenerlo in campagna. Oggi il cugino di mio padre mi ha detto che il gattino è morto durante l’ultimo gelo. Così ripubblico, per ricordarlo, queste due poesie che avevo scritto per lui.

1

Un piccolo tutt’ossa nero di sfortuna
mi si stringe alle calcagna
cercando in me il fratello: stipula
un patto famigliare
rifiutando di mangiare se io
sono lontano. È il patto
di un compagno per la vita
santificato nel latte del mattino
che strofina sul mio pollice grato
col musetto che gli sanguina d’amore.

2

Mi stringe in gola il sangue.
Mi sanguina dal cuore.
Ogni tua cellula perduta si fa
goccia che risale. Sale e soffoca
dal cuore ma non passa.
Ristagna e secca
negli occhi senza pianto.
E brilla il mio rimorso.
Inumidisce il canto. Perché ti perdo?
Perché non ti ritrovo?

martedì 7 febbraio 2017

e sono quasi scomparso...

Ho letto oggi della morte di Enzo Mazza, poeta splendido che ho conosciuto, e gliene sono grato, attraverso la tesi di Daniela Gentile a lui dedicata. Chissà quanti ce ne sono di poeti così nel mondo, bravissimi, colti, ma in posizione defilata rispetto al clamore editoriale dei salotti, dei festival e dei premi. Gente che vive dell'amore di pochi toccati dalle loro parole e che poi se li assumono, come testimoni di un passaggio, discreto ma necessario. 

Io sempre ti ho voluto un bene
quasi celeste (e il quasi è solo un limite
posto dalla mia fede prima
vacillante, poi spenta). E sono quasi
scomparso, ritiratomi dal mondo
per mia scelta dolente, irreversibile.
Non me ne pento, e mai riprenderei
costumi disusati. Se non ho
toccato la saggezza, poco
m'importa. Vivo come posso
e come devo a te, a me stesso.
Ma il bene viene prima
d'ogni altra cosa: è l'ultimo mio fuoco.

[Enzo Mazza, inedito del 1990]

incontro con vittorino curci

Molta narrativa oggi mi annoia. Leggo 50-70 pagine di un libro e poi lo abbandono per noia. Mi pare che gli scrittori di oggi abbiano, quasi tutti, una carenza di ambizioni nei confronti della parola. Parlano tutti della storia, la storia, o della psicologia dei personaggi, come se la storia o la psicologia fossero le uniche cose che contano in un libro, e si dimenticano o ignorano volutamente la materia, la possibilità che ha la parola di dare, o di ridare, una consistenza tattile al mondo, ruvida o morbida che sia, un volume, una terza dimensione. Poi se glielo dici tutti ti rispondono che questa ricerca nel loro lavoro c'è stata, ma io non la vedo. Le loro storie, i loro personaggi spesso sono bidimensionali, affrettati, basati su una buona intuizione che spesso non viene sviluppata. Te ne accorgi perché i loro mondi non si staccano da loro. La grande letteratura la riconosci dal grado di autonomia di un personaggio dal suo autore, dalla sua capacità di vivere e di muoversi oltre l'autore, di crearsi uno spazio tutto suo dove l'autore è costretto a spingersi anche suo malgrado. Io sono per formazione un poeta, lo capisco quando chi scrive tocca le parole con mano, le modella con cura, ci ritorna sopra di continuo. Ed è un lavoro che può richiedere anche anni. Se leggi Thomas Bernhard, ad esempio, lo senti questo lavoro sulle parole, riconosci questa ambizione, questa grandezza che riesce ad annientarti, che annienta lo stesso Bernhardt, che era stato appunto un poeta... Per questo ultimamente leggo preferibilmente libri di poesia o di saggistica, opere che possano aprirmi nuove direzioni. In questi giorni, ad esempio, sto leggendo Il canone occidentale di Harold Bloom. Leggo quello e poi rileggo Shakespeare, Re Lear, tenendo conto di quanto vi è scritto, ed è per certi versi una lettura nuova e appassionante.

domenica 5 febbraio 2017

the gipsy

“…quando gli ho chiesto di suonare The Gypsy, che è un brano che lo stesso Parker ha suonato una sola volta nella seduta storica e drammatica di Lover Man, Massimo non lo aveva mai sentito. Glielo feci sentire io in studio, una volta sola, e lui l’ha suonato subito dopo ad orecchio, l’ha suonato incerto come quello di Parker, due versioni entusiasmanti. Parker suonò a stento la melodia di The Gypsy perché stava male, la suonò usando appena le note fondamentali del tema, era al minimo delle sue possibilità ed al massimo della sua creatività. Ho tenuto presente quella seduta di Parker. Massimo suonando quel pezzo, ha accettato la sfida e si è messo nella condizione psicologica di Parker. Erano tutti e due in un momento di impedimento: Parker non aveva facoltà mentali giuste in quel momento, Massimo non conosceva il pezzo; entrambi hanno fatto un capolavoro di un brano che non avevano mai suonato.” 

[Paolo Piangiarelli]


Da JAZZ FROM ITALY.

paradossi

Facebook che mi suggerisce di chiedere l'amicizia a questo tipo cupo coi capelli verdi che poi scopro essere mio fratello (e in effetti mi ricordo la foto gliela ho fatta io) e mio fratello non dà l'amicizia nemmeno ai suoi stessi amici figurati se la dà a me, che poi io e mio fratello tecnicamente ci vediamo tutti giorni, quindi nemmeno ci serve essere amici.

paesaggio urbano nel primo pomeriggio

allarme

Alla faccia della Buona Scuola i nostri studenti non sanno scrivere in italiano. I professori universitari lo scrivono allarmati al Governo. L’Istat dice oggi che in Italia ci sono 3 milioni di lettori in meno. L’Espresso diceva due giorni fa che invece in Italia si registrano 3 milioni di poeti. Mi chiedo: saranno forse gli stessi? A giudicare da quello che ci arriva spesso in redazione fra manoscritti e proposte di collaborazione, sarei quasi propenso al sì.

sabato 4 febbraio 2017

faust

Al terzo libro che compro questa settimana senza potermelo permettere, mi dico basta ed esclamo: Ok, è finita! Questo è l'ultimo che compro quest'anno! 
La mia libraia mi risponde: Ci vediamo dopodomani.

carezza

Stamattina, riguardando il mio conto in banca che si assottiglia, pensavo una cosa: che per quanto possa sforzarsi (e non si sforza) l'Editoria tutta non potrà mai restituirmi tutto quello che le ho dato. Intanto la gatta tenta di strapparmi un dito con una unghiata e mi dice: Lillo, è sempre tempo per una carezza. Vale più quella sulla mia testa che uno stupido libro che pende sopra la tua.

venerdì 3 febbraio 2017

incontro con paolo rumiz

Quando ero bambino la maestra mi diceva che scrivevo coi piedi, e questo mi faceva arrabbiare, ma non perché la considerassi una offesa, quanto perché già allora, secondo me, le uniche storie degne di essere raccontate erano quelle legate al cammino. Si deve scrivere coi piedi. Il cammino è narrazione. La narrazione è canto, attraverso il respiro, attraverso il battito del cuore, a come si adegua al paesaggio intorno, al proprio passo. E il canto si fa scrittura attraverso l'oralità, che ha un ritmo tutto suo a seconda del cammino intrapreso. Tanto più è orale la storia tanto più è efficace. Talvolta il piacere del racconto orale è tale che ogni forma di scrittura mi sembra inadeguata. Mi è capitato ad esempio con La cotogna di Istanbul, dove parlavo di una mia storia personale, la morte di una donna amata, ma ogni volta che la raccontavo a voce questa storia cresceva con me, tutti mi chiedevano di scriverla, ma io non sapevo come fare. E alla fine è stato il canto a cercarmi, per fissare la storia sulla carta in versi, in endecasillabi. La poesia è il mezzo di consolazione più efficace mai inventato dall'uomo. Forse perché necessita di una astrazione tale da richiedere una più forte elaborazione del lutto. Le parole pronunciate svelano di sé una energia che la parola muta non ha. Per questo i libri andrebbero letti sempre ad alta voce. Oggi il libro ha bisogno di tornare ad essere il regno della voce. Io e mia moglie, ad esempio, ogni sera leggiamo l'uno all'altra un pezzettino del libro che stiamo leggendo. Mia moglie ascoltandomi si addormenta serena, forse perché ho una voce che si presta bene al sonno. 

Riporto qui a memoria alcune cose dette da Paolo Rumiz durante la presentazione di Appia.

appetiti

Aloha, adorato!
Eccomi qui, molto carina e interessante.
Mi piace leggere, cucinare, ascoltare musica.
Mi piace il mare così come l’animale.
Spero dunque di trovare uno sfogo
a questi miei appetiti, a questo vuoto
a questo cieco desiderio d’incontrarti
mio allegro, mio gentile, mio sincero e caro
amico, perché tutto finalmente appaia
perfetto o quasi. Vediamoci presto, dunque
ho bisogno di un uomo a cui credere
ho bisogno di un nuovo amico come te
che curi la mia fame.
Ma se non incontrerò il mio amore
ci sarà sempre un uomo che non torna
sulla strada per la mia felicità.
Ciao, adorato
ti aspetto qui (clicca sul link)

Sweet Alexia

giovedì 2 febbraio 2017

una carità senza nome

Ciao,
ti tocco oggi come fossi vero
o finché nulla impedisca questo gesto
da parte mia.

Il mio nome è MATHIEU
nato in Francia
ma per ragioni speciali esiliato qui
alla ricerca di un ambiente più sereno
dopo la morte di mio padre JEAN PIERRE.

Il motivo che mi spinge a contattarti è il seguente:

Vorrei passare attraverso il canale
di una carità senza nome
scavata in un letto di pianto
per miglia
dal mio reparto senza uscita al tuo amore.

E soffro di una malattia orfana di compassione:
un inguaribile cancro alla gola
che s’apra, vorrei, a questa tua carità
se l’Utente finale
accetta la mia preghiera.

È un dono in qualche modo che ti chiedo
e ammonta alla somma detraibile
di euro novecento-
settantacinquemilaquattrocento.

Se ti va ora, passato lo stupore
dimmi pure il tuo nome.

Il tuo amico più lontano
Mathieu

martedì 31 gennaio 2017

spazio privato, il booktrailer

Ecco il primo booktrailer della mia casa editrice sul primo libro in doppia lingua che abbiamo fatto, presentato al Salone del Libro di Torino l'anno passato. Il libro è spazio privato di Elena Vladareanu e il video è frutto di B.digital, il progetto con cui abbiamo vinto Funder 35. C'è dentro il talento e l'impegno di tanti ragazzi per cui ne vado abbastanza orgoglioso. Speriamo che ci porti bene. 

venerdì 27 gennaio 2017

bambini

I racconti della scuola di canto dove lavora mio fratello mi rattristano e qualche volta, lo ammetto, mi divertono. Per un saggio lui propone ai bambini un pezzo del quartetto Cetra di grande raffinatezza musicale e assai complesso. Ma un bambino si ribella: No, non mi piace, è antico! Mio fratello gli chiede cosa vuole cantare invece: il pezzo di Fedez e J-Ax che di raffinato non ha nulla ma lo rende popolare fra gli amici. Un altro invece se ne viene fuori con un pezzo di un gruppo rock inglese degli anni '80. Ha 9 anni. Mio fratello gli chiede se conosce l'inglese abbastanza bene da capire cosa sta cantando. Si scopre che il pezzo non riflette i suoi gusti ma gli è stato inculcato dal padre, cantante mancato che sta riversando su di lui le sue frustrazioni giovanili. Una bambina delle medie vuole cantate un pezzo che parla esplicitamente di sesso, ed è arrabbiata con mio fratello che si rifiuta di insegnarglielo. Un'altra vuole andare in tv e diventare una star. Studia una mezz'ora a settimana, in compenso si fa i video mentre canta languidamente in camera da letto, con tanto di commenti compiaciuti della mamma e della nonna, e ignora i suggerimenti di mio fratello, il primo dei quali dice: se vuoi diventare una cantante dovresti esercitarti tutti i giorni. Io da bravo ingenuo gli dico: ma fare qualcosa di Sergio Endrigo, una di quelle belle canzoni per bambini? Quel tipo di infanzia non esiste più, dice mio fratello amareggiato. I bambini esistevano una volta. Quelli lì sono animaletti da circo.

aneddoto sugli errori passati

In uno dei fumetti più belli che abbia mai letto, Sandman di Neil Gaiman, a un certo punto Hob Gandling, quello che diventerà uno dei pochi amici di Morfeo, fa un patto con la Morte chiedendole di non morire. Morfeo intercede per lui a patto che ogni cento anni i due si diano appuntamento così che l’uomo possa raccontargli le sue esperienze. Passano i secoli e a un certo punto l’uomo si mette in un giro di affari tristissimo e assai remunerativo, la tratta degli schiavi per le Americhe. Poi egli stesso finisce nei guai. Cento anni dopo, parlandone con Morfeo, si pente grandemente di ciò che ha fatto e gli dice più o meno così (cito a memoria): “Non credo che gli uomini possano imparare dai propri errori. Io che sono vissuto più a lungo degli altri non ho imparato nulla dai miei, ho avuto solo più tempo per farne di nuovi, né probabilmente potrò mai farmi perdonare per i miei errori passati”. Ogni volta che si incontrano, secolo dopo secolo, Sandman gli chiede a bruciapelo: “Allora, vuoi morire adesso?” E lui ogni volta risponde, persino nella situazione più nera o nel più grande sconforto: “No, vivere mi piace troppo”.

giovedì 26 gennaio 2017

remare contro

Stanotte ho sognato che veniva a trovarmi a casa un truffatore. Mi imboniva con le sue chiacchiere da quattro soldi, poi vedendo che non ci cascavo e che volevo mandarlo via mi aggrediva sulla porta. “Si vede subito che non sei quello che appari. Tu sembri uno aggressivo, però in verità sei un poeta sfigato. Perché possono truffarti tutti quanti al mondo e solo io non posso? Non ti pare altrettanto ingiusto?” Non sapendo come rispondergli ho firmato il suo contratto truffa. Già che c’ero gli ho chiesto cosa si fa quando la poesia ti rema contro. Lui mi ha risposto: “Facile. Quando una cosa non funziona passa ad altro”. Ma come ci si comporta quando persino i tuoi sogni ti remano contro?

mercoledì 25 gennaio 2017

disadattati

Mi scrive una ragazzina per propormi il suo romanzo. Perdo un po' di tempo per risponderle con le giuste parole che non è ancora tempo di pubblicare ma se davvero sente di doverlo fare allora che continui a scrivere in barba a tutti i consigli del mondo, senza demoralizzarsi per i rifiuti, ché se c'è talento il tempo arriva per chiunque. Poi penso che se in vita mia avessi incontrato più editori che mi davano gli stessi consigli che do io, forse oggi sarei un autore migliore, di certo più sicuro di me, ma ci sarebbero ancora più disadattati della scrittura intorno a noi di quelli che già ci sono, e sono tanti.

martedì 24 gennaio 2017

selected poems

Ieri notte ho sognato che usciva un mio libro chiamato Selected Poems, che era il meglio che avevo mai scritto perché tanto, mi diceva l'editore (che non ero io), avevo già detto tutto e quindi era meglio fare sintesi che perdersi in altre chiacchiere come fanno tutti. Io spero davvero di non aver già detto tutto a 40 anni (ma potrebbe anche essere, eh) però il titolo mi piace e così prima o poi se faccio una antologia la chiamo così.

lunedì 23 gennaio 2017

ricordo di franco basile

Mi accorgo adesso che l’ultimo ricordo che ho di Franco riguarda un incontro in libreria. Solo che, come al solito, non c’entravano i libri. Mi ero messo a parlare con Graziella, sua moglie. E a un certo punto lui si è avvicinato per metterle fretta, perché voleva tornare a casa. Io scherzando gli ho detto: “Franco, posso rapire tua moglie?” E lui, alla sua maniera, mi ha risposto: “Ma poi te la devi tenere”. Perché era sempre così con lui, c’era tanta cultura, libri appunto, e pensiero, ma poi si finiva sempre in una dimensione molto umana, semplice, concreta, si andava al cuore delle cose. Ecco, con Franco la cultura non era fine a se stessa ma era un mezzo per andare al cuore delle cose, come dovrebbe sempre essere e come spesso non è. Almeno in quello, spero, mi considero un suo erede.
Franco era un instancabile narratore di aneddoti. L’ultima volta che l’ho sentito al telefono progettammo una storia del nostro paese dal dopoguerra a oggi, attraverso dei ritratti di alcuni personaggi fondamentali. Qualcosa di simile all’opera di Svetonio ma calata nella nostra realtà. Avremmo coinvolto altri appassionati di storia e ognuno avrebbe scritto la monografia di un personaggio. Franco mi disse subito che voleva scrivere il ritratto di Peppe Campanella. Non credo che abbia fatto in tempo a cominciarlo ma lo riporto come traccia della sua inesauribile voglia di scrivere, di comunicare.
Ho imparato molto da lui, così come da Enzo. Mi ricordo ancora una volta in cui Franco se la prese con me, perché Franco era una bravissima persona ma sapeva anche prendersela. All’epoca facevo il direttore di un altro giornale locale e non pubblicai un suo articolo. Non ricordo di preciso di cosa parlasse, era un pezzo di denuncia a cui teneva, ma visto che avevamo già parlato del problema decisi, per motivi di spazio, di non pubblicarlo. Quando incontrai Franco, subito dopo l’uscita del numero, fu abbastanza freddo con me, e quando provai a parlarci per capire il problema, mi mazzolò ben bene. Se si metteva, Franco, sapeva anche come farti sentire in colpa. Ricordo che questa cosa riguardava un numero di luglio. Me lo ricordo perché, per un colpo di sfiga assurdo, sul numero di agosto facemmo un errore clamoroso proprio sul suo pezzo. Questo, di ben due pagine, parlava della festa di San Rocco e noi, per una svista grafica, sbagliammo il titolo. Quando mi arrivò il numero stampato e me ne accorsi mi vennero i sudori freddi. Roba che Franco mi toglieva il saluto per il resto della vita. Così feci l’unica cosa che potevo per rimediare, feci stampare delle strisce adesive con il titolo corretto dell’articolo e le appiccicai a mano, copia per copia, su tutte le 500 copie del giornale, poi corremmo a portarlo nelle edicole. Mi ricordo quando vidi Franco subito dopo, mi disse: “Bravo Tonino, sei distratto, ma ti sei fatto perdonare”. E mi regalò uno dei suoi panama, che ancora conservo.

[Questo ricordo di Franco Basile è uscito, in parte tagliato, sul numero di gennaio di Agorà, mensile di informazione di Locorotondo, per questioni di spazi editoriali. Lo ripubblico qui intero.]

message in a bottle

Mi è appena arrivata una mail di spam dal mio stesso indirizzo e-mail che diceva così: Saluti Antonio Lillo, ho letto un tuo articolo recente e ho pensato a te, ti prego di leggere qui e dirmi anche tu i tuoi pensieri, poi linkava un MESSAGGIO che non ho aperto, e finiva così: Ti saluto cordialmente, Antonio Lillo. La mail era indirizzata da me stesso a me stesso e, per conoscenza, ai poeti Sergio Zuccaro e Stefano Dal Bianco. Borges su una storia così ci stappava la bottiglia di vino buono.

domenica 22 gennaio 2017

la lista

Io ho un trucco. Quando da me viene uno dei tanti aspiranti poeti che mi propongono le loro poesie fintoleopardiane, oppure fintoamericane, o fintocanzonettistiche, o fintoavanguardistiche o fintopornoliberali, io tiro fuori la mia lista. Una lista di libri di poesia italiana che chi scrive versi dovrebbe conoscere per capire come si è evoluta la storia poetica o perlomeno il gusto del nostro paese dalla fine del secolo passato. Non dico averli letti tutti, ma almeno sapere che ci sono stati. Non sono necessariamente i più belli mai scritti, ma sono importanti e semplicemente non si possono ignorare. Sarebbe come voler fare giornalismo senza sapere chi era Montanelli, o dipingere senza conoscere Picasso. Magari ti ritieni un surrealista ma se non conosci Picasso e vivi in Europa sei anche un bel po’ ignorante. Sembra stupido, ma posso assicurare che la maggior parte delle volte chi viene da me non conosce la maggior parte dei libri nella lista. 
Qualcuno prende la lista e comincia a cercare i titoli. La maggior parte va da un altro editore, perché leggere e mettersi in discussione è faticoso, doloroso e alcune volte anche inutile. Ovviamente anche leggere poeti stranieri è importante (Müller, Levine, Larkin, Strand ecc), ma la maggior parte dei lettori (me compreso) li legge in traduzione. Non è la stessa cosa, per chi voglia capire come funziona il verso italiano. Nella lista parto dall’idea che i grandi uno li abbia già letti (Montale, Sereni, Ungaretti, Caproni, Rosselli ecc.), altrimenti lasciamo perdere prima di subito. Questi i titoli che sono sulla mia lista: 

Vivian Lamarque – Poesie 1972-2002 
Patrizia Cavalli – Possibilmente tutto (altrimenti almeno Datura
Ivano Ferrari – Macello 
Valerio Magrelli – Geologia di un padre 
Milo De Angelis – Tema dell’addio (ma anche Quell'andarsene nel buio dei cortili
Franco Loi – Aria de la memoria 
Raffaello Baldini – Intercity (ma anche Tonino Guerra e Nino Pedretti della Scuola di Sant’Arcangelo secondo me sono da leggere) 
Giovanni Raboni – Barlumi di storia 
Patrizia Valduga – Requiem 
Cristina Campo – La Tigre Assenza 
Franco Arminio – Cartoline dai morti 
Salvatore Toma – Canzoniere della morte (che il realtà è il lavoro di un editor, Maria Corti, sulla produzione discontinua ma assai affascinante di un poeta matto e disperato) 
Simone Cattaneo – Peace & Love 

Sono titoli più o meno semplici da procurarsi. A parte loro ci sono molti altri poeti “laterali” che consiglio, come dicevo, partendo dalla persona e dai gusti: Lino Angiuli, Walter Cremonte, Tiziano Rossi, Antonia Pozzi, Francesco Tomada, Guido Oldani… la Merini in genere non la consiglio mai. Mentre, se dovessi aggiungere alcuni libri di grandi che bisogna assolutamente conoscere per capire come si è evoluta la poesia dalla fine del secolo passato, direi almeno:

Giorgio Caproni – Il franco cacciatore e Il Conte di Kevenhüller 
Franco Fortini – Composita Solvantur 
Andrea Zanzotto – Uno degli ultimi ma almeno Sovrimpressioni 
Sandro Penna – Poesie (anche se ultimamente è uscito di catalogo) 
Pier Paolo Pasolini – Scritti corsari (che è un libro di prosa giornalistica pensato e montato come una raccolta di poesie).

sabato 21 gennaio 2017

passaggi

Il passaggio era stretto
sempre più stretto
era tutto sbarrato

tutto bagnato
però uno spiraglio
forse c'era

la signora dice guardi, di qua
s'apre uno spiraglio
è stretto ma si passa

sarebbe vietato, ma
nessuno dice niente
allora ho aperto le virgolette con le dita

e ho detto: all'italiana.
Subito dopo mi sono vergognato
ma ormai era fatta

[Walter Cremonte, Con amore e squallore, La Luna 2016]

fama

Ci inebriamo di Campana, di Penna o di Caproni, poeti di un'economia esemplare, non solo del verso. Guardiamo a loro con amore, ma intanto sogniamo la fama in vita di Montale.

venerdì 13 gennaio 2017

cazzacarne

“Cazzacarne”
m’u so purtète nguidde
pe nn’a vite, i a vite sckitte
ca i cazzète jère a megghie,
p'aspettè l'olte ca sò fridde.

Trad. “Scansafatiche” me lo sono portato addosso per una vita, e la sola vita che ho scansato era la mia, per aspettare gli altri che sono lenti.