lunedì 16 ottobre 2017

a giuseppe conte, poeta

Ma gli anni che ci ho messo a perdonarti, a
sdoganarti da quell’ospite in Rai che a Giletti
spiegava i suoi poveri versi sul mare, Giuseppe
Conte di nome, ma ridotto a un qualsiasi coglione
in TV: Giuseppe, mi dici tu chi me li rende?

asintoto

Poco fa stavamo impaginando con Marina Cito l’ultimo libro di Sergio Pasquandrea, Approssimazioni e Convergenze, e Marina, che stava rileggendo le note di copertina si è fermata su una parola che non conosceva: “asintoto”. Io ho fatto lo sborone e gliel’ho spiegato come se fosse una cosa facile facile, ma pure io prima di lei sono andato a cercarla sul vocabolario. La verità è che Sergio è una delle poche persone che conosco che considero nettamente più intelligenti di me, così le note di copertina del suo libro, invece di scriverle io come faccio con tutti gli altri, le assegno direttamente a lui, così non sbaglio. Cos’è dunque un asintoto? È una linea diretta verso qualcosa che si spinge all’infinito, ma che per colpa di leggi più grandi di lei non ci arriverà mai. Quando l’ho letta mi ci sono riconosciuto e mi sono commosso. Ecco, allora, un buon motivo per cui si dovrebbe leggere il libro di Sergio. Commuoversi pensando a come siamo piccoli, inutili, e folli, eppure incapaci di fermarci a rimuginare sui nostri limiti, tesi come siamo verso l’altro, verso il sogno, verso l’infinito, anche sapendo di non poterlo mai toccare.

domenica 15 ottobre 2017

tram

Lo rivela il rapporto sulla lettura in Italia stilanto dall'AIE. In un tram su cui ci sono 20 persone, statisticamente solo in 8, durante i 365 giorni precedenti, hanno avuto per le mani un libro. Di questi 8, 6 sono editori, gli altri 2 sono gli sfigati su cui si regge l'intero mercato editoriale (hanno espressioni tenaci ma imbarazzate). Dei 12 che non tengono mai un libro in mano, 9 sono aspiranti romanzieri e sognano di incontrare un editore, senza però sapere che faccia abbia un editore.

mercoledì 11 ottobre 2017

matrimonio e altri disastri

Devo dire che questa storia del separatismo catalano – con tutte le sue tifoserie – mi ricorda tanto il matrimonio di una mia zia, che si sposò perché glielo imposero in famiglia e lei è vissuta infelice per tutta la vita perché, sinceramente, odiava suo marito con tutte le sue forze, né lui amava lei. Mia zia strepitava, si incazzava, lo insultava apertamente, ma intanto erano venuti i figli ed erano altri tempi, così le dicevano che era meglio non separarsi per il loro bene e lei è rimasta lì. Mia zia è morta infelice, e così mio zio, e i loro figli sono cresciuti con un sacco di problemi, quelli che vengono a tutti i bambini che crescono in un ambiente famigliare non sano, i cui genitori non fanno che litigare e rinfacciarsi ogni cosa. Un disastro. Ecco, io penso che uno può fare appello a tutta la Ragione del mondo, sul fatto che stare insieme è meglio, soprattutto per i figli, ma se la sposa è infelice non te la puoi prendere con lei perché scalpita, te la dovresti prendere col matrimonio in sé che è sbagliato e che forse andrebbe rinegoziato, alla radice, su altre basi – e non solo in Catalogna – a cominciare dal fatto che per sposarsi per prima cosa bisognerebbe amarsi.

martedì 10 ottobre 2017

banale

Oggi mi è arrivata la seconda edizione, riveduta e ampliata, del mio libro più bello (come mi dicono), Rivelazione. Da quello pubblico dunque questo pezzo, fra i nuovi, dedicato a Thelonious Monk, di cui cade proprio oggi, in contemporanea, il centenario della nascita. 
 

I miei, tutti gran lavoratori. Non io. Me ne sto a casa, rintanato con mio nonno, oppure vado in giro nel paese, mi guardo intorno, mi stupisco di tutto. Mi rilasso qui, dove il tempo pare fermarsi per sempre a mezzogiorno, in una lunga e secca estate. Faccio lunghe code in posta inviando i miei lavori a vuoto. Silvio mi ha regalato un disco di Monk per ammazzare l’attesa. Lo ha comprato al mercatino dell’usato, non sa nemmeno che sia, però sa che mi piace così me lo regala. Monk scriveva le proprie opere in cucina, o meglio sulla porta che collega la sala alla cucina. Scriveva sulla porta guardando alla cucina. Ecco che mi piace. Dopo un po’ che vivo qui mi sembra, come lui, che il tempo per me non stia fermo ma scorra al contrario e invece di invecchiare torno piccino, mi stupisco di tutto, persino del banale.

lunedì 9 ottobre 2017

vengo a patti

A volte vengo a patti con la morte
e penso che morire non sarà poi
troppo male, solo che mi tocchi
solo che mi tocchi e poi mi dici «È stato
bello – anche se facevi male».

domenica 8 ottobre 2017

orfani

Mi hanno lasciato questi due cuccioli dietro casa, ma non posso tenerli. Qualcuno vuole adottarli?

arrovellamenti


Quando vedo queste cose mi sale il nervoso e mi viene da chiedermi chi me lo fa fare di mettermi ogni giorno sullo stesso piano di uno come "Dario Franceschini, scrittore". Ma è anche vero che, come spesso mi ripetono, mo' non è che sono tutti scrittori soltanto perché scrivono. C'è da capire, però, perché uno non dovrebbe crederci se persino Dario Franceschini è definito scrittore. Editori, perché pubblicate certa roba? Perché raccontate queste stronzate? Lo fate soltanto per i soldi? Ed è un motivo sufficiente? "Io penso che scoprirete/ quando la morte esigerà il pedaggio/ che tutti i soldi che avete accumulato/ non basteranno a ricomprarvi l'anima". L'ha scritto un premio Nobel. 


venerdì 6 ottobre 2017

per caso

Pochi anni fa lessi, condivisi e poi salvai una poesia d'amore che ritenevo stupenda. La misi con altre in una cartella sul desktop in cui infilo tutto ciò che mi piace. Oggi la rileggo, per caso, dopo tanto e scopro, o meglio riscopro il suo autore che, nel frattempo, senza immaginarmelo, ho pubblicato. Paolo Polvani. 

LA SCIARPA NORVEGESE 

Si sta abbastanza caldi nel mio cuore? 
Sono qui, da solo, con la muta nostalgia 
dei tuoi occhi, col fruscio lento 
di un ruscelletto di parole 
e le piccole gonne 
crescono? e il vento? 
fa una bella figura tra le lunghe 
gambe il vento? 
Io sono qui, che bruco 
dalle tue letterine bionde, seguito a ruminare 
la fresca erba della scrittura. 
Bevo barbagli, lucori, fantasmatiche albe 
e indizi tenui e quanta luce filtra 
dagli spiragli delle parole 
e le fragoline? le intride un’alba 
mentre lontano stride, cigola un trattore 
e l'ombelico, e il miele? 
Stringiti la sciarpa norvegese e ascolta 
il blu del nostro cielo.

giovedì 5 ottobre 2017

categorie

Ne ho parlato con un autore. Il mondo si divide sostanzialmente in tre categorie: gli inclusivi (dobbiamo salvarli tutti, buoni e brutti), gli esclusivi (dobbiamo salvare solo i giusti, cioè quelli che decidiamo noi), e i "ce cazze me ne fotte a meje", con questi ultimi che sono in leggero vantaggio sugli esclusivi. Chi vince si prende l'intero piatto. Ma gli inclusivi sono già stati bannati come troppo arretrati e non abbastanza informati per essere utili alle sorti dell'umanità. Sulla fine di questa categoria, dunque, verrà presto pubblicato un libro dal titolo: La morte dei fessi era necessaria. Quando me lo ha detto io ho riso e l'autore mi fa: "Perché ridi? Benvenuto nel club".

amicizia e fascismo

[Quell’amicizia] era cominciata coi loro padri, nel 1939: il padre del Vice, ufficiale di stato civile in un piccolo paese siciliano dove il padre del dottor Rieti, ebreo, era casualmente nato. Il signor Rieti era piombato, da Roma, disperato, in quel municipio: a cercare se nel suo atto di nascita ci fosse qualche appiglio a dimostrare che propriamente ebreo non lo si potesse considerare. E poiché non c’era, lo crearono: ufficiale di stato civile, podestà, arciprete, guardie municipali. Tutti fascisti con tessera in tasca e distintivo all’occhiello; e l’arciprete, senza tessera e distintivo, lo era di sentimento. Ma tutti d’accordo che non si dovesse lasciare il signor Rieti, la sua famiglia, i suoi bambini, a quella legge che ne voleva la rovina. E fecero, alla lettera, false le carte: poiché nulla voleva dire per loro che un uomo fosse ebreo, se in pericolo, se disperato. (Che gran paese era stato in queste cose, forse lo era ancora, l’Italia!) 

Leonardo Sciascia, Il cavaliere e la morte, Adelphi

mercoledì 4 ottobre 2017

luce a sud est - quinta edizione


Pietre Vive Editore, in collaborazione con le associazioni Pietre Vive e il Tre Ruote Ebbro, bandisce la quinta edizione del concorso di scrittura sociale Luce a Sud Est. 
Duplice lo scopo del concorso: promuovere l’editoria etica, di denuncia o di promozione, per diffondere una nuova lettura attenta e trasversale del Paese; favorire l’accesso alla pubblicazione di giovani scrittori impegnati su tematiche sociali. 
Il concorso è aperto a tutti, senza limiti geografici o di età. È ammesso al concorso qualsiasi genere letterario (romanzo, racconti, poesie, reportage giornalistico, testo teatrale, ecc.) purché attinente al tema. Il vincitore sarà premiato con la pubblicazione della propria opera. La partecipazione al concorso è gratuita. 
I manoscritti dovranno essere invitai entro il 7 gennaio 2018 all’indirizzo 


mettendo in oggetto: LUCE A SUD EST, e accompagnando il testo con la scheda di adesione scaricabile, insieme al bando, dal sito di Pietre Vive. 
In via sperimentale quest’anno, la giuria sarà composta da un comitato di cinque persone, tre delle quali selezionate fra i lettori di Pietre Vive, e due fra i collaboratori interni della casa editrice. 
Nelle ultime edizioni sono stati premiati con la pubblicazione il romanzo breve Il sindaco del calabrese Claudio Metallo, incentrato sulla carriera politica di un uomo di potere; il romanzo allegorico Isola del pugliese Domenico Maggipinto e il poemetto L’adatto vocabolario di ogni specie dell’emiliano Alessandro Silva, entrambi ispirati al disastro di Taranto e dell’Ilva; e la raccolta di poesie Il mondo come un clamoroso errore di Paolo Polvani delicata serie di ritratti degli ultimi. 
È possibile scaricare il BANDO e la scheda di adesione dal sito di Pietre Vive:
www.pietreviveeditore.it

i matti

Porco cazzo i matti
m’hanno rotto la testa
sforzando la pazienza
oltre il mio limite
se penso a tutte le parole
che mi dicono che provo
a scardinarle le geniali
che mi scrivono nei libri
che dicono mi devi pubblicare
e farai i soldi e quelle poi
fra i denti quando provo
a dare un ordine ai pensieri
a impaginarli e
mi parlano da dietro che
per loro in fondo io
sono un estraneo uno che parla
un’altra lingua io che non capisco
mai davvero e pur con tutto
il cuore che ci metto
non sono mai all’altezza è chiaro
non sono matto come loro.
Poi tornano bravi in un lampo
più che amici fratelli
e non sanno nemmeno perché
ma mi vogliono bene
mi danno le pacche sul collo
lo ripetono spesso Editore
un giorno vedrai come siamo
ce la faremo anche noi
e sai perché? perché a noi
ci restano soltanto
le parole quelle abbiamo
le prendiamo al volo
le stringiamo forte
in pugno le spiamo fra le dita
mentre tremano e

soffiamo.

lunedì 2 ottobre 2017

il silenzio

Stamattina in libreria, già pronto allo sciacallaggio editoriale che in genere si fa quando uno scrittore muore, chiedevo quante copie fossero già state ordinate per Cappello. Nessuna. Nessuno ha chiesto, nessuno ha scritto per proporre l'acquisto o nuovi rifornimenti. Cappello era grande, mi hanno detto, ma non quel tipo di personaggio che smuove le masse, che richiama all'acquisto. Se ne sta defilato, a voce piana, persino nella morte. Quel che intendo io per eleganza. Sempre oggi ricorre l'anniversario della morte di mia nonna. Mi accorgo come di quel giorno si mischino nella memoria solo colori. Le Verdi colline d'Africa, libro che leggevo, e il rosa del gelato preconfezionato alla fragola di cui mia nonna era golosa, che mangiucchiava in barba al diabete. Il cielo di un azzurro puro, profondo e ancora estivo ai primi di ottobre. Una sorta di sogno kitsch, insomma, anche nel lutto. Poi le grida di mio zio: mamà, mamà. E il silenzio attonito di mio padre che spezzava il suono.

sabato 30 settembre 2017

pornopoesia

AAA. Cercasi ragazza bella presenza tette grosse e/o sguardo ammiccante “te la do non te la do” per campagna pubblicitaria vendita libri di poesia sui social. Cercasi altresì, per uso non esclusivo pubblico femminile, uomo con tartaruga barba lunga ma curata e pacco a sorpresa usato sicuro. Astenersi perditempo e/o carini senza essere gnocchi. Perché la poesia da sola ancora non basta, ma il porno mascherato da poesia vende sempre bene.

venerdì 29 settembre 2017

giovedì 28 settembre 2017

un'altra storia

Stasera presentiamo La maledizione dei Palmisano, romanzo scritto da Rafel Nadal e ambientato a Locorotondo fra le due guerre mondiali. A qualcuno è piaciuto molto e a qualcuno meno. Io per me posso dire, e faccio qui mea culpa, che il romanzo mi ha aperto gli occhi su fatti che non conoscevo. Ad esempio, ho sempre considerato la Resistenza un fenomeno prettamente norditaliano, per scoprire attraverso questo libro che il primo nucleo di una Resistenza al nazifascismo non è stato nelle Langhe, ma a Matera, e poi a Bari – col re che intanto se ne stava rintanato a Brindisi. Ho scoperto anche che uno dei bombardamenti più feroci della guerra è stato proprio quello di Bari, con interi quartieri rasi al suolo, migliaia di morti anche a causa di errori ed omertà degli americani. “Non lo sapevi?” mi chiederà qualcuno scandalizzato. Io no, non lo sapevo, questa è una storia che non mi è stata mai raccontata. A me hanno sempre detto, fin da bambino, persino nei libri di scuola, che noi eravamo i monarchici, i cafoni senza orgoglio salvati dagli americani. Questo mi è stato raccontato, rubando a me e a molti della mia generazione, l’orgoglio di appartenere a una storia più dignitosa. I danni che ora vediamo, questa disaffezione diffusa per lo Stato italiano che così viva si sente al Sud, è anche frutto di quella storia negataci. Che c’entro io con questa Italia, ci si chiede. “Noi abbiamo offerto carne da cannone alle due guerre, ma l’epica è finita tutta a nord” dice Nadal. Io non lo sapevo, ora lo so. E mi sento meglio. Resta da chiarire chi ha scritto quella storia e perché ci è stata raccontata, a quale scopo.

mercoledì 27 settembre 2017

gli statisti di domani

Stavo leggendo un articolo sul blog di Claudio Giunta, a firma di Mariangela Caprara, in cui si lamentava il fatto che la scuola italiana, dopo le ultime riforme (Moratti, Gelmini and friends) sta creando una nuova generazione di analfabeti funzionali in materie fondamentali come la storia e la geografia. Ragazzi che se gli chiedi, ad esempio, qual è la capitale della Spagna non te lo sanno dire. E continuava sostenendo che questo creerà ancora più squilibri sociali fra figli di ricchi e di poveri, perché a parità di ignoranti i ricchi avranno almeno i mezzi per poter recuperare. Eppure, per quello che ne penso io per esperienza, quello che perdi da ragazzo non lo riacquisti più, se non a costo di grandi sacrifici. E dubito che una qualsiasi ricchezza possa anche comprarti la voglia di studiare se non l’hai mai avuta. Ma non è tanto una questione di squilibri sociali, che alla fine ci sono sempre stati. Quello che più mi terrorizza in questa storia è il fatto che molti di quei ricchi un giorno, proprio in virtù di questa maggiore possibilità di mezzi, ricopriranno dei posti di potere e di responsabilità. Decideranno per tutti, ma senza aver studiato. Roba che quelli che abbiamo ora, a confronto, sembreranno degli statisti. Ed è tutto dire.

i pochi meridionali ormai scriventi...

I pochi meridionali ormai scriventi
e mai inclusi in antologie in atlanti
degli altri poeti mai inculati – i mai
mafiosamente pervertiti
dall’editoria che conta a far carriera –
io non li ghettizzo io li salvo
se li spingo al suicidio come topi
li convinco che è meglio andare
dentro i lager oppure col veleno
che convivere col nulla che ora sono
con la propria insufficienza di gramigna.
Io li affogo nello scarico dell’Ilva
nello Ionio che non sanno più d’avere.
È meglio non esserci mai stati –
dico loro con orgoglio – che esserci
da stronzi o da merdacce
nuovi fantocci col pedigree da italiani
e la calata ormai annacquata dalla tele
ma fuori da ogni storia o redazione
che li tratti da pari e non da casi umani
e ridotti al cicaleccio vanesio degli ultimi.
Eccoli raschiati al suolo come sputi
il loro mondo al sapore di finocchio
o di cannella e scopiazzato alle scorregge
milanesi dei neo orfici – che nulla
mi diranno mai di me non conoscendosi
e del mio cuore crudo di cicoria
ma impongono lo stesso il loro credo
a questo scrivere che s’odia in loro
nel loro affetto spudorato e fuori moda
di coloniali. Tutti amici i poeti e fuori luogo.
Tutti uguali.
Ma i poeti del Sud sono finiti – lo sento
ad ogni passo nella eco. O già emigrati
stanchi ed invecchiati dalla vita
dalla loro stessa emigrazione
aspettano la fine nel silenzio
che gli corteggia il buco.

martedì 26 settembre 2017

diventare scrittori

Bussano alla porta del mio ufficio. È una ragazzina con due amiche. Lei, un po’ intimidita ma con lo sguardo di chi ha deciso, mi fa: “Voglio dedicare la mia vita alla scrittura. Dammi dei consigli, cosa devo fare per diventare una scrittrice?” Io la guardo, vedo che ha deciso, e le rispondo: “Siediti, che sarà una cosa lunga…” “Quanto tempo serve, che fra poco abbiamo il treno?” mi chiede la sua amica. “Se ti impegni, più o meno vent’anni, ma ci possiamo lavorare…”. Lei si siede.

morire venti volte

Oggi ho capito una cosa. Che se avessi dato retta a tutti i consigli di quelli che mi vogliono bene (o che mi dicono così), sarei morto almeno venti volte. Ma con affetto. Invece ho seguito l'unico consiglio utile che mi ha dato mio nonno: Tu digli sempre di sì, prendili per il culo, ma fai di testa tua. Se sbagli hai un motivo in più per crescere.

anche ieri è andato...

Anche ieri è andato spento per l’ennesima emicrania
che m’ha bloccato – quanto tempo? – a letto ad una
cecità forzata e quanto ancora – avvinto dall’ipocondria
mi chiederò se questo è dunque stress accumulato
o già si annidano i segni prematuri della morte – in me
una larva che si scava una tana tumorale nel cervello.
E non c’è limite alle mie paure non al mio risentimento
per tutta la mia vita che mi sfugge senza più controllo.

lunedì 25 settembre 2017

il meccanico

Quando mi parlano delle decine di persone che scrivono e pubblicano libri, molte delle quali non li leggono e anzi se ne fanno quasi un vanto perché, dicono, la lettura non è obbligatoriamente necessaria alla scrittura, io faccio sempre l'esempio del meccanico. Magari è un genio, ma tu daresti mai da aggiustare la tua auto a un meccanico che non ha la patente e che non ha mai guidato?

sabato 23 settembre 2017

la fattoria degli animali

Oggi mio fratello, a pranzo, mi rimbrotta: Se davvero volevi far soldi allora non dovevi far libri, che non servono a nessuno, ma aprirti qualcosa come una rosticceria con annessa palestra e/o centro estetico. L'uomo medio non vuole migliorarsi, sono chiacchiere, ma ingozzarsi come un porco e poi schiattare di esercizi per farsi passare i sensi di colpa e per dar sfogo alla propria vanità di maiale. Qualcuno magari pensa alla salute, gli dico. Uno che pensa alla salute non fuma e non beve, mi risponde. La maggior parte dei palestrati che conosco fuma, beve alcolici e mangia schifezze. La salute non c'entra. E io che non fumo e non vado in palestra? gli chiedo. Tu sei un altro tipo di maiale, mi risponde.

mercoledì 20 settembre 2017

partner

Devo dire, da fan quale sono, che se anche è vero che Eric Clapton funziona meglio come spalla e le sue cose migliori le ha realizzate quando si è affiancato ai giusti partner – in primis ai Cream e poi ai Derek and the Dominos – è anche vero che, almeno in un caso, ha fatto più bene Clapton a JJ Cale di quanto il soporifero JJ Cale abbia mai fatto a Clapton, cocaina dopo mezzanotte permettendo.

lavare l'auto

Guardalo come lucida la carrozzeria
come piano l’accarezza col getto blando
della pompa. Il cielo plumbeo
si riflette in quell’oscurità della lamiera
come lo sognava da giorni – nei suoi
piani stretti fra le grinze intorno
agli occhi – quando il figlio del vicino
ha fitto LAVAMI nella patina di polvere
del parabrezza offuscato dall’incuria
della sua «nuova occupazione».
Lo osservo dall’altra parte della strada
nel negozio dov’era commesso e adesso
ascolto il chiacchiericcio alla cassa
della donna che tartaglia il disappunto
per questo tempo che s’oscura in ogni cosa
e farà cenere persino del suo posto scavato
in quella nicchia. Lo osserva anche lei
curiosa e mi chiede – tu che leggi saprai
fin quando può brillare una felicità
senza tempo e a quale grado di sereno
possa giungere un uomo se minuto
si affida a una pompa per lustrare
il suo futuro e gli affanni. Ora spande
odore d’umido lungo la strada con quel viso
soddisfatto – le grinze attorno agli occhi
distese per un lavoro ben fatto –
e fiero di sé anche se già il cielo sta
per riversarsi in pioggia e annullare
quello della pompa richiudendolo nel proprio
scorrere senza rimorso.

bianco

E dopo giorni intensi di lavoro al pc cominciare a sognare di notte lo schermo bianco di un computer, oppure scritto, ma senza più riuscire a decifrare le parole. Non resta niente, né il sogno né il messaggio. Risvegliarsi spossati. L'orrore! [cit.]

martedì 19 settembre 2017

che fine faranno i poeti che non vendono?

Che fine faranno i poeti che non vendono?
In quale pensione o mondezzaio finiranno
i timidi e i complessi i burberi gli stronzi
e tutti quelli che non scrivono scopando.
Quelli che non vivono altrimenti che nei versi
le cui vite sono marce o tarlate dalla noia
di un umido squallore senza luce. I costipati
i flatulenti e quelli che non parlano di sé.
Non pestano la merda di nessuno. Nomi insulsi
che già quando li senti sai già sono minori.
I poco illuminati dalla fede o dal dubbio.
Quelli da una stretta di mano e via – nel buio.

sabato 16 settembre 2017

quelli come te

Sarà la stanchezza ma mi è appena tornata in mente una cosa che mi ha detto una volta mio nonno. "Tanto quelli come te cascano sempre in piedi" mi ha detto. E io allora gli ho chiesto: "Quelli come me sarebbero gli artisti?" E lui mi ha risposto: "No, gli ottimisti."

venerdì 15 settembre 2017

la mia arte si riduce a ben poco...

La mia arte si riduce a ben poco
se nella pugna quotidiana col tempo
vince il quotidiano sull’eterno.
Ecco la fotocamera giace abbandonata
in fondo al tavolo ormai spenta
da mesi – vince Instagram su tutto
il suo tormento che impone un selfie al giorno
ancora un altro a dimostrare l’esistenza
del suo autore. E di versi di bei versi studiati
bei versi profumati di vita e di pensiero
non resta che un appunto senza cuore
o ancora meglio il post del giorno
senza a capo né coda ma spigliato
tutto sentimento e/o risentimento
che comunichi al mondo il momentaneo
stordimento del poeta a simular l’eterno
dubbio: che ci faccio qui?
Ecco dunque che la pugna facilmente
si traduce in pugnetta e tu non sai discernere
se è tutta un’ironia sagace una battuta
che annulli in un sol colpo Dio e il tormento (di cui sopra)
oppure il segno di un tempo più volgare
di cui sei elemento secondario ma vivace
o incapace a dir qualcosa che valga
ancor la pena di trascrivere.

giovedì 14 settembre 2017

quelli che ne escono peggio

Nelle ultime due settimane quattro ragazzini di colore (di cui tre immigrati di seconda generazione) violentano una ragazza polacca e un trans a Rimini; due carabinieri violentano due ventenni americane a Firenze; un ragazzino con problemi sociali uccide la fidanzatina nel Salento e ne occulta il corpo con l'aiuto del padre; sempre a Firenze una ragazzina rom viene liberata dopo essere stata segregata in casa per quattro anni dal padre che l'aveva venduta a un francese. Poi ci si chiede dov'è il male, e qualcuno tenta con maggiore o minore convinzione di prendersela con gli immigrati, ma a me pare che quelli che ne escono peggio sono gli adolescenti, vittime o aggressori che siano, quasi tutti cresciuti in ambienti suburbani o provinciali, in un paese (l'Italia) che, guarda caso, è al primo posto nella lista dello sfruttamento sessuale minorile.

domenica 10 settembre 2017

l'occasione

Da ciò che leggo, mi pare che ancora una volta si stia perdendo l’occasione di parlare di cos’è uno stupro, cioè un atto di prepotenza, di potere, un sopruso a danno di un più debole (senza limiti di genere e di età), per continuare a fare le solite dietrologie socio-politiche. Ancora una volta, cioè, si parla non delle vittime di suddetto potere, se non come pretesto, né dei meccanismi che le rendono prede, ma di chi quel potere ha esercitato e solo per decidere chi sono i “veri” cattivi: se i giovani neri immigrati o i carabinieri armati di pistola, in questa sorta di romanzetto criminale che appassiona tutti, senza commuovere realmente nessuno.

giovedì 7 settembre 2017

la strada da fare

Ma se, non dico per contare qualcosa, ma proprio per esserci, esistere, sentirsi riconoscere come realtà che c’è, che fa, l’unica cosa che conta è ancora il rapporto personale, la partita di calcetto, l’amicizia e il rampantismo più del valore personale, e dunque l’esserci lì dove le cose vengono decise dall’alto, nei centri di potere e di scambio, allora mi chiedo, quale futuro potrà mai esserci a Sud, o per il Sud, se l’unico spazio concesso a un autore, a un editore, a un artista qualsiasi, al di là delle briciole concesse sui blog o nelle collettive o nei concertini più o meno riusciti, è quello che porta all’emigrazione, verso Roma o Milano, verso Berlino, Londra, l’Europa? Il Sud non valorizza, è vero, ma se anche valorizzasse, a chi importerebbe, visto che il Sud non conta nulla nei piani decisionali dell’industria culturale? Si fa grande retorica sul restare al Sud e sulla ripresa che prima o poi arriverà, ma mi sembra che siano tutte chiacchiere, che la strada da fare per la parità dei diritti invece di accorciarsi si allunghi sempre più, si faccia sempre più difficoltosa, fino a chiedermi se valga davvero la pena di lottare, o se non sia meglio lasciarsi semplicemente morire, come già fanno in tanti.

mercoledì 6 settembre 2017

l’eroe ar caffè

È stato ar fronte, sì, ma cór penziero:
però te dà le spiegazioni esatte
de le battaje che nun ha mai fatte,
come ce fusse stato per davero.
Avressi da vedé come combatte
ne le trincee d’Aragno! Che gueriero!
Tre sere fa, pe’ prenne er Montenero,
ha rovesciato er cuccomo del latte!
Cór su’ sistema de combattimento
trova ch’è tutto facile: va a Pola,
entra a Trieste e bombarda Trento.
Spiana li monti, sfonna, spara, ammazza…
– Pe me, – barbotta – c’è una strada sola… –
E intigne li biscotti ne la tazza.

Trilussa

martedì 5 settembre 2017

ci vuole la rabbia

La verità, ci disse Laura mentre la primavera greca, ai bordi della strada, faceva di tutto per mostrarci le sue bellezze e i suoi sogni di oblio, «la verità è che si invecchia sempre male, e se qualcuno vi dice il contrario mente, ma io a mentire non ce la faccio, non ho la vergogna di ammetterlo, possono avere un’aria più o meno decorosa, ma all’interno le persone della mia età sono tutte come me, i nonni felici sono solo alla tv». Mentre guidavo, questa stupefacente visione dell’umanità si impadronì della mia mente ammirata: ebbene sì, non ci sarebbe stato che da invecchiare per sentirla crescere dentro, la propria Pazza personale. Si poteva fare del moto, mangiare poco, smettere di fumare, trovarsi una persona con cui passare il resto della vita. Oppure no: semplicemente, fare come Laura. Far coincidere l’esterno con l’interno. E adesso tocca a voi, aggiunse: avete i vostri dieci, i vostri quindici anni di fronte. «Siete giovani, siete paraculi, potete farcela. Ma per farcela davvero, ci vuole la rabbia. Pier Paolo a un certo punto lo aveva capito, la rabbia è più importante del talento, il talento lo può avere qualunque borghesuccio, la rabbia no, la rabbia è un dono raro, bisogna coltivarlo, è come avere il cazzo grosso, o la testa fina, o tutti e due – che è sempre meglio, dico bene?» 

Emanuele Trevi, Qualcosa di scritto, Ponte alla Grazie

domenica 3 settembre 2017

questi benedetti amori infelici

E dunque questi benedetti amori infelici non sono che una tautologia, poiché tutti gli amori, non potendo conseguire il loro scopo nemmeno a prezzo della tortura e dell'omicidio, sono infelici. Ciò che possiamo augurarci, semmai, è di incontrare (senza nemmeno essercele meritate) persone che, invece di proprietà impossibili da esercitare, rappresentino, per noi, delle avventure

Emanuele Trevi, Qualcosa di scritto, Ponte alle Grazie

sabato 2 settembre 2017

potere e verità

Due immagini che si sovrappongono stamattina. La prima viene da Tecnica del colpo di Stato di Curzio Malaparte, dove Malaparte scrive che se prendessimo per buone le oleografie che si fanno a posteriori del Duce non si capirebbe come una simile macchietta abbia potuto prendere il potere in Italia a inizio ‘900. Avendolo conosciuto e seguito per un lungo periodo, Malaparte ci dice come il giovane Mussolini fosse in realtà un uomo nuovo (e assai ammirato) nel panorama europeo dell’epoca, moderno, spietato, opportunista e ben conscio dei meccanismi del potere, un uomo realmente pericoloso, insomma. E ciò che, fin dall’inizio, condannò il fascismo aggiunge Malaparte, furono le scorie di cultura cattolica inoculate dalla Chiesa e rimaste ad avvelenare quanto di nuovo Mussolini aveva portato nella politica italiana e per certi versi, per contagio, tedesca. La seconda viene da Qualcosa di scritto di Emanuele Trevi che sto leggendo in questi giorni, dove Trevi scrive che fin dall’inizio tutti sapevano, avevano capito che Pasolini non poteva essere stato ucciso dal solo Pelosi. Bastava avere un po’ di sale in zucca per arrivarci. E allora perché negarono? Perché, al di là di qualsiasi teoria del complotto, gli ambienti giudiziari e politici negarono persino l’evidenza, quando era tutto così ovvio? Perché il potere, risponde Trevi, si esplica anche in questo modo, sul piano più alto della verità, dicendo che la verità è quella anche quando magari è esattamente il suo contrario. Perché il vero potere è l’affermazione di quella verità sopra tutte le altre, finché a furia di ripeterlo tu finirai per cedere e farti venire un dubbio. E anche questa storia del potere come possesso della verità, pensavo leggendo Trevi, è una bella scoria inoculata dalla Chiesa.

venerdì 1 settembre 2017

rivelazione, seconda edizione


A breve stamperemo la seconda edizione del mio Rivelazione, con 30 nuove storie aggiunte e nuove illustrazioni di Raffaele Fiorella.

trasformare la letteratura in narrativa

...Non è un caso, naturalmente, il fatto che Carver, più di ogni altra influenza letteraria e umana, subì quella del suo editor, il famigerato Gordon Lish. Lish, un bell’uomo dei lineamenti affilati da uccello da preda, è il capostipite di una nuova specie di tecnocrati della scrittura sparsi nei quattro angoli del mondo, ossessionati dall’efficacia, dal funzionare come supremo dovere del prodotto letterario. Il confronto tra ciò che Carver scriveva di testa sua e ciò che ne faceva Lish è una delle più terrificanti e distruttive testimonianze offerte dalla storia letteraria. Sarebbe superficiale sostenere che l’editor renda «vendibile» il materiale su cui lavora. Può anche accadere, ma non tutto ciò su cui l’editor mette le mani diventa oro. La sua vocazione segreta è incomparabilmente più metafisica, più luciferina di ogni ingenua brama commerciale. Ciò che l’editor intende fare, è trasformare tutta intera la letteratura in narrativa. […] E dunque: inizia un’epoca in cui l’eccellenza letteraria coincide sempre più con l’abilità a intrattenere. Lo scrittore: colui che, sorvegliato dal suo editor, che è la presenza umana più importante della sua vita, inventa delle trame. Ciò significa che l’emozione fondamentale che si cerca di suscitare nel lettore è quella del riconoscimento. Come è vero, come mi assomiglia tutto questo! È proprio così! Ma perché questo delicato e incerto prodigio psicologico abbia realmente luogo, lo scrittore deve pagare il suo dazio. Deve, a costo del sacrificio di notevoli aspetti della sua vita del suo carattere, assomigliare il più possibile ai suoi lettori. Essere fatto, come si suol dire, della stessa pasta. Reciproco sostegno, e reciproca corruzione (solo il simile corrompe il simile). L’editor: colui che senza sosta lavora allo scopo di rendere omogenei lo scrittore e il suo lettore. Ed ecco esattamente definita la rivoluzione copernicana che rende praticamente illeggibile, nel 1992 [ad appena 17 anni dalla morte del suo autore], quel mostro emerso dal passato che è Petrolio. Il presupposto della scrittura di Pasolini, infatti, e quasi si potrebbe dire di tutto il suo metodo fondamentale [e del sistema culturale in cui si è formato], è esattamente il fatto che lui, P.P.P., non assomiglia a nessun altro. 

da Emanuele Trevi, Qualcosa di scritto, Ponte alla Grazie

mercoledì 30 agosto 2017

virilità poetica

Ho appena letto, sulla sua pagina, l'ennesimo articolo di un sedicente poeta contro Guido Catalano. A me Catalano come autore non dice moltissimo, allo stesso tempo non posso far finta di non vederlo. Però nemmeno capisco quelli che devono parlarne male a oltranza. Voglio dire che certe volte mi par quasi che lo si accusi di rubare spazio agli altri e invece no, lo spazio è quello che è, e lui, secondo me, fa solo le sue cose al meglio che può. Le fa bene, le fa male, cazzi suoi. Piace più lui di me? Buon per lui. Io non mi sento invidioso. Faccio le mie cose anche io, al meglio che posso, e se mi leggono meno persone vuol dire che sono per pochi. Capirei se si discutesse di etica della scrittura, ma la sensazione che si ricava da certi articoli in cui lo si accusa di essere un fallito senza cognizione di causa e letto da altri falliti incapaci di esprimere gusto è quella della sottile invidia di chi ce l'ha più piccolo e si attacca ai massimi sistemi dell'arte e del canto per ostentare sicurezza. Ecco, non vedo e non vedrò mai l'utilità di parlar male di un altro per affermare la propria virilità autoriale. Chi lo fa un po' rosica, almeno questa è l'impressione, e non è bella né virile.

lunedì 28 agosto 2017

prosa e poesia


La sensazione fortissima che si prova leggendo uno dietro l’altro Principianti e Di cosa parliamo quando parliamo d’amore di Carver, è quella della netta differenza fra prosa e poesia, dove quella di Carver è grandissima prosa (persino nei suoi versi) che riesce a toccare la poesia, sua frustrante ambizione, soltanto nei “tagli” apportati al testo da Gordon Lish.

carlo formigoni e la commedia dell'arte

domenica 27 agosto 2017

due frasi lette oggi

Il vittimismo non è degli artisti, è degli impiegati. 

[Vittorio Sgarbi] 

A Carlo Levi il confino ha riordinato la vita, a Pavese semplicemente ha fatto perdere la donna. Quando è tornato a Torino c’era questa donna col culo da cavolfiore e l’ha trovata che andava con altri. 

[Franco Ferrarotti]

funerale laico

L’avevo saputo alcuni giorni fa, ma ieri me ne ha parlato anche lui, quindi penso di poterlo dire. Circa un mese fa, dopo sessant’anni di vita insieme, è morta Iva, la moglie di Carlo Formigoni. Invece di farle un funerale religioso, Carlo in suo onore ha organizzato un concerto sotto le stelle nella loro casa in campagna, pianoforte e violino, con un repertorio tutto incentrato su Mozart, il musicista preferito da Iva. Non il Requiem ma i suoi pezzi più allegri. È un gesto che solo a pensarci riscalda il cuore, e rende benissimo qual è il senso ultimo dell’arte – che non è vero, come dicono, sia “totalmente inutile”: annullare il tempo, che nel suo inesorabile scorrere non perdona nessuno, per abbracciare ogni singolo uomo in un tutto che è la nostra storia.

sabato 26 agosto 2017

il quasi fascista totò


Guardo su YouTube uno spezzone di Napoli Milionaria con Totò e Peppino che parlano dei “buoni” di ogni Paese che fanno la guerra pensando a noi. Chi ha caricato il video antepone una striscia in cui definisce Peppino comunista e Totò “monarchico, magari non fascista ma neppure un antifascista”. Ecco che si scatena la guerra dei commenti su questa definizione, che riporto qui perché è molto divertente e per certi versi illuminante. Tutti vogliono per sé un pezzetto di Totò e negano che gli altri possano avere ragione sulla sua appartenenza politica. Ma alla fine Totò è così grande che probabilmente non è di uno né di un altro, è di tutti.

“Toto era antifascista…”
“Esatto, era antifascista dichiarato.”
“Totò ‘nemmeno antifascista’?? Ma se nei suoi film prendeva per il culo Mussolini!!”
“Ti stai confondendo con i nazisti! E poi se è per questo Totò faceva spettacolo e prendeva i giro tutti!!! E poi lui essendo un principe era monarchico ma non x questo odiava il Duce quale motivo avrebbe dovuto avere x odiarlo?”
“Chiunque con un minimo di intelletto e di senso critico avrebbe avuto motivo di odiarlo!”
“Come chiunque con un poco di intelletto e senso critico ha motivo oggigiorno di odiare chi ci impone una societá multietnica a senso unico, e che ha venduto la sovranità monetaria e civile della propria nazione alle banche private che effettuano strozzinaggio legalizzato, fregandosene della volontà della maggioranza del popolo!!!”
“Chi dice che Totò non disdegnasse il fascismo, non ha approfondito minimamente la conoscenza della persona che era. Non l'ha mai dichiarato pubblicamente, ma il suo essere ‘di sinistra’ era molto più sincero ed evidente di tanti che ne straparlano.”
“Non so se fosse di sinistra… sicuramente non era fascista... Credo che durante la guerra c’era un ordine di arresto nei suoi confronti.”
“Effettivamente non era fascista, ma neanche di sinistra. Da quello che so era un monarchico convinto.”
“Totò era piuttosto anarchico, non credo fosse monarchico, anche se l'ha detto una volta nella trasmissione di Riva. Totò era totalmente libero, di testa e di pensiero.”
“E nemmeno lontanamente vicino al fascismo.”
“Chi vince la guerra, scrive la Storia... con la fine del fascismo, i comunisti e i democristiani ci hanno imbottito il cervello di quello che faceva comodo a loro...”
“Tutto giusto ma non è che dall'altra parte fossero migliori. Merde di destra fascisti e nazisti e merde di sinistra col regime ecc.”
“Totò era antifascista, ma non comunista.”
“Toto era monarchico.”
“Totò era monarchico, non fascista.”
“Scusate ma a noi che c'è frega se era fascista o anti... perché se era comunista era meglio?”
“Era anche massone Maestro Venerabile di una loggia a Cinecittà ma non era assolutamente fascista.”
“Ricordatevi che Totò faceva teatro e per il suo dichiarato odio verso i fascisti gli misero una bomba anche se lui riuscì ad andar via una sera. Era monarchico convinto ma non fascista e neanche comunista.”
“Non era monarchico.”
“Me pia na malinconia a vede sti film!!”

ultimo concerto

Ho letto, con grande tristezza, che a giorni Eric Clapton terrà il suo ultimo concerto perché affetto da una malattia degenerativa che lo costringerà all’immobilità e al silenzio per il resto della vita. 

se li cerchi

Tanti autori si innamorano di me come editore, mi scelgono, si propongono, ma quei pochi autori di cui mi innamoro io e che vorrei pubblicare al di là dell'interesse economico, sono sempre così schivi, si tengono a distanza di sicurezza, o tentennano per mesi o anni aspettando di decidersi a far qualcosa dei loro scritti, quasi facessi loro una violenza. E poi sono anche pronti a tradirti, a dirti di no alla prima occasione o all'ultimo minuto, oppure a tirarsi indietro quando vuoi portare in giro il loro libro, come se avendoglielo chiesto tu si sentissero al sicuro da impegni. Eppure se li cerchi sono contenti, ma questo basta loro e il resto del mondo non è altrettanto importante.

venerdì 25 agosto 2017

bonito oliva, la vita e la morte

Due battute riportate a memoria dall’incontro di ieri sera con Achille Bonito Oliva al Festival dei Sensi. 
“Duchamp sulla sua tomba ha fatto scrivere: Sono sempre gli altri a morire. Gli risponde Totò: Muoiono sempre gli stessi. Ecco, io sono vivo, voi siete morti.” 
“Professo’ qual è lo stato della critica oggi in Italia, ci sarà una nuova Transavanguardia?” 
“Non c'è nulla, per questo sono ancora qui io.”

vangelo

Dire che la Chiesa è il male è una sana fesseria, ma va anche detto che un cattolico che va dietro a Salvini o a chi grida "Aiutiamoli a casa loro" del Vangelo non ha capito proprio nulla.

insanità

Comincio a capire come mai in Italia ci sono così tanti poeti: perché i romanzi sono roba lunga, da disoccupati. Dove lo trovi così tanto tempo per scrivere, rileggere e riaggiustare libri scritti in prosa, se hai una vita? I poeti, che hanno più a cuore il proprio tempo, sono più sani dei romanzieri. Fidatevi.

giovedì 24 agosto 2017

raccontare le conseguenze


Il mestiere che faccio non è discutere se una politica è efficace o no, è semplicemente raccontare quali sono le conseguenze della politica sugli esseri umani. Alla fine di tutto, ogni volta, c’è sempre una scelta morale. Poi deciderete, ma dovete sapere qual è il prezzo che fate pagare. Non potrete dire: ignoravo tutto, credevo, mi avevano detto. Vi racconterò allora dove ho incontrato i migranti salvati. Se non mi credete, è facile verificare. I centri libici per i clandestini, dunque. È lì che ho sentito l’odore dei poveri. 

il biglietto di addio

Nel sogno, con Andrea indaghiamo su di un pirata pazzo e cinefilo scomparso nel nulla e che ha lasciato di sé un quaderno con dentro foto di quand'era bambino e schizzi di film western in bianco e nero e un biglietto di addio che dice FALLA IN LOVE! Va bene, ci diciamo, ma falla cosa?

martedì 22 agosto 2017

don't break my heart

Miriam Makeba e Dizzie Gillespie interpretano Paolo Conte.

nan me scèrre

t’u vuléve discere.
I può t’i scrivere ca vogghie turnè
i ca te vogghie ancuòre.
De te nan me scèrre.
I nan te vogghie acchjè.
I nan te scrive manghe ciao.
I nà sàcce a cume stè.
Ma u vulève sapè.
A ce stè pinze?
Stè ride iuòsce?
Ce t’à sunnéte?
Stè jisse?
A ddò stè vè?
Ce vulive fè?
Ce t’à mangète iuòsce?
Ij vulève avè
ma na ténghe
a forze d’acchjàrte.
Manghe tu a tìne!
Accussì stime, aspettanne.
Tu pinze a méje. Ij pénze a téje.
Accussì arrecurdete de méje.
Arrecurdete ca ij te pénze!
I te scrive agne dìgghje vevénne
a vita mègghje.
Arrecurdete c’acchjiarse i vulérse
na ssò a stessa cose.
Accussì ij te vogghie
i nan te vogghie acchjè.

Ieri, mentre ero a rasarmi il cranio, per gioco ho provato a tradurre in dialetto una poesia trovata in rete e attribuita a Bukowski (Non ho smesso di pensarti), anche se secondo me non è di Bukowski per niente.

lunedì 21 agosto 2017

una poesia di sergio pasquandrea

Gironzola per Loco
a caccia di un bel seno
un placido sileno
che ha nome antoniolillo:
non gli guastate il gioco,
lasciatelo tranquillo!

Dal blog di Sergio Pasquandrea

domenica 20 agosto 2017

lo scrittore della domenica

Viene a trovarmi, rigorosamente a casa come ogni volta che sto in vacanza, il classico scrittore seriale che coltiva velleità autoriali, per propormi la pubblicazione di una sua raccolta di poesie. Ovviamente, aggiunge, con rischio di impresa da parte mia, perché l’editore lo riconosci da quello, dal fatto che fa girare i soldi per sé e per gli altri. Gli comunico che dall’anno prossimo, proprio perché ho deciso di migliorare l’aspetto commerciale del mio lavoro, sto pensando di non pubblicare più poesia, che non vende abbastanza, e passare magari a un altro genere. Tipo? Non so horror o thriller… Perfetto, mi dice entusiasmandosi, ho una raccolta di racconti dell’orrore che non ho ancora pubblicato! Oppure, aggiungo subito, andare sul sicuro e fare letteratura erotica che quella vende sempre. Ma guarda che coincidenza, mi fa, ho appena terminato un romanzo erotico che ti devo far leggere! Ma tutte tu le scrivi?, gli dico. E con tutto sto talento nascosto con me stai a perdere tempo?, ma vai da un editore più grande! Sono tutti dei venduti, mi dice schifato, pensano solo a far soldi, pubblicano i soliti noti e non si impegnano sul talento degli altri!

sabato 19 agosto 2017

la più bella scena d'amore di sempre


“Davvero sei allergico?” 
“Ah, ah! Praticamente a tutto!” 
“No, non ci credo.” 
“Ti dico che è vero! Non posso mangiare latte e derivati, né indossare lana, né bere acqua se non purificata. Sai cosa mi succede se mia madre usa l’ammorbidente?” 
“Cosa?” 
“Io muoio!” 


Da La famiglia Addams 2

partita

Stamattina pensavo che se finalmente riuscissimo ad allontanare tutti i mostri, gli animali, i terroristi, i delinquenti, i violenti, gli egoisti, gli insensibili, i bigotti, i frustrati, i semplicemente stronzi che distruggono il mondo giorno per giorno, magari infilandoli su un razzo enorme e spedendoli nello spazio profondo, poi con quelli che restano possiamo organizzare una partita di calcetto nel mio giardino.

martedì 15 agosto 2017

turismo fatto in casa

Mi dicono che per staccare l’ideale è farsi un viaggio, ma io non ho soldi manco per andare ad Alberobello e quindi resto a casa. Anzi, ammiro molto chi come me piange miseria ma poi va dove vuole, quando vuole, coi soldi che non capisco dove prende se fino a ieri mi diceva che non ne aveva, soprattutto per pagarmi. Ma vabbè, siamo in vacanza e siamo buoni. Così ogni tanto, per svagarmi, faccio una passeggiata nel mio bel paese, e passeggiando osservo che le strade sono zozze, luride, nere, a tratti appiccicose. Da alcuni anni è sempre così. Uno mi dice che la causa è il maggiore afflusso turistico e quindi va preso con filosofia. Ma io rispondo che se c’è più gente che arriva, tu allora le strade dovresti lavarle il doppio delle volte. Non le lavi una volta al mese, ma una ogni due settimane, almeno d’estate e proprio perché c’è più gente che le usa. Poi ho capito il turismo, ma se volevo finire come Ostuni, mi traferivo direttamente lì e facevo prima.

bollettino di ferragosto

Il mondo ha registrato negli ultimi mesi un’estate caldissima, in Africa la più calda di sempre, che si presume sarà la prima di altre ancora più calde per via del surriscaldamento globale a cui nessuno dà mai il giusto allarme. Anzi, visto che non fa caldo abbastanza, l’Italia va a fuoco per via degli incendi dolosi nella nostra prima estate senza forestale, ma ancora piena di stronzi e di delinquenti. Fa caldo, ma così caldo che le piante seccano e presto la nostra agricoltura in crisi tirerà la corda, non ci saranno più scorte di cibo e allora ricorreremo all’OGM. I nostri figli ci diranno grazie. Già l’altro giorno hanno scoperto un carico di uova contaminate dagli insetticidi, uno dei tanti casi che arrivano sulle nostre tavole da anni, anche se non tutti sono segnalati: uno su mille ce la fa, cantava Morandi. Altri si fanno guerra sui vaccini: c’è chi dice no, cantava Vasco. Ma quella dei vaccini è guerra dei poveri. Per chi pensa in grande, in una zona compresa fra la Corea del Nord e gli Stati Uniti, si avvertono le prime avvisaglie del prossimo conflitto nucleare, realizzato per la gioia di due immaturi con manie da imperatori. Intanto la natura fa il suo corso e in Trentino ammazzano un orso perché si comporta da orso, nel foggiano ammazzano due contadini perché fanno i contadini e vanno per campi, e si ritrovano così per caso ad assistere a un regolamento fra malavitosi degno di un romanzo di Omar Di Monopoli. Questa è l’Italia, direbbe uno, se non fosse che intanto in Spagna, in piena zona turistica, tre militari ceceni a piede libero ammazzano a calci un ragazzo tanto per far qualcosa il sabato sera, nella curiosità generale di altri bravi ragazzi che non intervengono ma riprendono tutto per bene sul telefonino. Si sa che il turismo fa male, così sulle nostre coste continuano a riversarsi immigrati senza freni, alcuni finiranno direttamente come schiavi per la raccolta nei campi che alimentano mezza Europa, altri saranno pietra dello scandalo per la stessa Europa che non li vuole, al grido: Aiutiamoli a casa loro! – così qui non facciamo niente per nessuno, manco per noi. Ma l’estate è fatta di cose più leggere, e così le vere notizie del mese sono il bisticcio sui social fra Saviano (che per alcuni non è uno scrittore) e Salvini (che per alcuni non è un politico), o ancora il fallimento di Gianluca Vacchi, di cui prima tutti si sentivano complici e adesso è più divertente dargli del coglione, o ancora farsi dare del coglione provando Sarahah, nuovo giochino che consente di lasciarsi insultare in anonimato per dare sfogo alle punte più estreme e masochiste del proprio narcisismo. Ecco, un paio di settimane fa qualcuno prendeva per il culo Mauro Corona, perché aveva detto che, da uomo, sentiva l’esigenza di uccidere chi offendeva il proprio spazio, al punto da rincorrere tre intrusi con un’ascia. Lo hanno intervistato e lo deridevano in tv, ma alla fine, credo, non c’è nulla da ridere ad ammettere che l’uomo è un essere violento e può scoppiare. O almeno io ci penso spesso e a me da ridere non viene.

lunedì 14 agosto 2017

vien giù l’universo

…insomma, qui, sono troppe, c’è qualcosa,
che a dirlo, adesso, che cos’è, per me, dico pure,
è un veleno, ma al caffè dice che sono matto,
che nel mondo è sempre andata così,
che sono tutte idee, sarò io che sbaglio,
sarà un’impressione, a me mi pare che non stia
attaccato più niente, che da un momento all’altro
debba franare tutto, come nella credenza,
delle volte, in una scansia, che vuoi prender giù
un bicchiere, una tazza, non ci arrivi,
cerchi a tasto, muovi, fai cadere,
che vien giù l’universo, ecco, è così,
è tutto così, non vedi le cose? è
tutto un casino, tutt’una baraonda…

Raffaello Baldini, Di notte, in Ad nòta

discorso intorno a un verso di giovanni giudici

L’essere è più del dire. Forse.
E il malessere non dà rimborsi
se non dentro la sottile lamentazione
che mai io sono stato chi volevo
non sapendo di preciso né chi
volessi essere né come. E se questo
mio balbettare faccia gioco a chi
mi ha dato la parola inutile che sono.
Se parola sono. E quale.

sabato 12 agosto 2017

ottimizzare la perdita

Poco fa ho visto in Tv la notizia del carico di uova infette che sono state scoperte e poi distrutte dall'Ue. E mi è venuto da pensare a tutto quel cibo ancora buono ma cancerogeno che buttiamo via così, senza criterio, per colpa di esperimenti andati fuori controllo, mentre là fuori c'è gente che muore di fame, e mi è preso un tale senso di ingiustizia per come va il mondo, che ho pensato che forse, invece di distruggerle, sarebbe stato meglio portarle direttamente in Africa, le uova, o nelle zone povere del pianeta, e ottimizzare in qualche modo la perdita. Anche loro, se dovessi chiedergli se preferiscono morire di fame o avvelenati lentamente ma con la pancia piena, sono sicuro che preferirebbero la seconda soluzione.

martedì 8 agosto 2017

lettera di un editore

C’è una lettera che gira un sacco in rete, quella di Cesare Pavese che difende i suoi diritti presso Einaudi. Visto che siamo sempre bravi a far fronte comune contro i padroni, fossero pure dei “poveri” editori, ne pubblico invece una opposta, di un editore a uno scrittore che amo, ma che come tanti scrittori sa far bene i capricci. La lettera, del 1948, è scritta da Valentino Bompiani a Curzio Malaparte quando questi, dopo un litigio, decide di passare a un altro editore: 

Tu hai continuato a intimidirmi e io, che sono timido, mi sono lasciato intimidire. Ho passato giorni di vera angustia perché dovevo far tacere entro di me una certa voce oscura che mi dissuadeva dal pubblicare la raccolta. Questo è stato l’errore. In tanti anni da che faccio l’editore non ho trovato punto di riferimento più costante sicuro per decidere se pubblicare o non pubblicare un libro, della reazione immediata e istintiva tanto più valida quanto meno razionale… Alla fine mi sono reso conto che dovevo dare retta a me stesso. Io non ho bisogno dell’IRI, non ho banche cattoliche che mi finanzino. In vent’anni non ho mai avuto il minimo sussidio o aiuto da nessuno… Io sono più che mai persuaso che il tuo libro rappresenta un errore. Potrà essere un brillantissimo, un generoso errore, ma è sempre un errore rispetto a te e rispetto al Paese. Non è questione di rischi ma di responsabilità… Più ampie prove di voler essere il tuo editore senza discriminare, senza esitare, non avrei potuto dartene fin qui. Stanno a documentarlo gli undici contratti mandati alla cieca. Ma tu non vuoi un coniuge: tu vuoi una schiava egizia. Tu vuoi uno di quei somarelli che con la testa dice sempre sì. Questo non è un rapporto… Credi tu che un altro libro, a cominciare dalla Pelle, sia più adatto per lo stesso editore, soltanto perché lui ha stampato le Satire? Non c'è “logica in questa pazzia”… Il contratto non ti consentirebbe di cedere ad altri La Pelle. Ti sei messo in testa di farlo e lo farai. A me non resta che subire il danno e l’amarezza, ma son certo che come già accadde tante volte, un giorno o l'altro tornerai…

volgarità

Stamattina parlavo con una prof che mi diceva che ha letto delle mie cose e secondo lei non vanno bene e non avranno futuro perché non uso un “linguaggio adatto alla poesia”. Troppe parolacce ed espressione da strada, mancanza di misura, troppa stizza da bassifondi senza elevazione, tutte cose che non mi rendono giustizia come autore. Ci sono rimasto. Ma qual è il linguaggio adatto alla poesia? me lo chiedo sempre. O meglio: la poesia dovrebbe dunque parlare dei nostri tempi, descriverli ma senza toccare la volgarità che li alimenta, oppure, come credo, proprio perché è una forma d’arte dovrebbe assorbirla e riutilizzarla quella volgarità in chiave espressiva, senza paura dell’eccesso, essere dentro al suo tempo anche a costo di venire superata, e non astrattamente lontana, tutta presa dal suo canone semi-eterno e spesso semi-addormentato nel bosco? È un problema vecchio e irrisolto e comunque sempre interessante da discutere, purché non si diventi volgari.

grandezza

Ieri riascoltavo il primo disco di Piero Ciampi, Piero Litaliano, che con Ciampi alla fine c'entra poco, e mi sono detto che è così perché Piero diventa Piero Ciampi non quando parla di giocatori sfortunati, di assenza come assedio o di vino contro il petrolio, ma quando incontra Gianni Marchetti che gli scrive gli arrangiamenti per i suoi pezzi. E ho pensato che è una cosa rara, e per questo preziosa, che per quanto talento tu possa avere in corpo, a tirarlo fuori e a renderti davvero grande sia la complicità di un amico.

lunedì 7 agosto 2017

girl from the north country

Di recente a Londra hanno inaugurato un musical, scritto e diretto da Conor McPherson e intitolato Girl from the North Country, con canzoni di Bob Dylan riarrangiate per l'occasione. Questa è una, dalla sua produzione degli anni '80, ed è proprio bella. Viene voglia di vedersi l'intero spettacolo.

venerdì 4 agosto 2017

il pidocchio

Mi contatta un tipo, un giovane professionista che dice che ama leggere e mi chiede se può venire da me in studio perché è interessato a vedere i nostri libri e vuole comprarne qualcuno. Aggiungo che, a parte uno, tutti i nostri titoli non superano mai i 10 euro proprio per incentivare l'acquisto e la lettura. Il tipo se li guarda tutti, sfogliandoli e ripetendo: "Ma che belli! Ma che belli!" Se li rigira fra le mani per un'ora buona senza mai decidersi. Alla fine ne compra uno da 5 euro e quasi mi implora, mi elemosina di regalargliene un altro (da 10 euro) perché i libri gli piacciono ma è un po' a corto di soldi. Io i libri li regalo anche se vedo dell'interesse, ma in questo caso mi sento a disagio e non lo faccio. Poi usciamo a farci un giro e, fermandoci in un locale sul lungomare, lo vedo ordinare e bere di fronte a me tre cocktail, uno dietro l'altro, e pagarli senza farsi problemi. "Per quelli ce li hai i soldi" gli dico a un certo punto. E lui, facendo il simpatico, mi risponde: "Bere mi mantiene giovane!" Ma anche pidocchio, penso io fra parentesi. E per un attimo penso che tutto sommato preferisco quelli che nemmeno fanno finta di interessarsi ai libri, che non mi chiedono di svendergli il mio lavoro tanto per fare i letterati del cazzo, e invece si riversano direttamente nei locali a buttare i loro soldi in alcolici. Almeno non sono ipocriti, e non fanno finta di amare una poesia che nemmeno riescono a vedere.

lunedì 31 luglio 2017

mostricino

Il mio amore è un mostricino
per metà cuore per metà meschino.
Quando si riconosce si dà del mostro
ma è un mostro carino dunque
con affetto lo chiamiamo mostricino.

Eccolo lì che si mangia le dita
e si finge nel mio sguardo sensibile
ma insensibile nella sua vanità
si aggrappa a un niente e fa piani –
finché non passa la paura –

di futura prorompente felicità
che spazzi via in un lampo tutto il male.
«Dov’è il male?» Se lo chiede se
non riesce più a vedermi – allora mi cerca
finché non si ricorda che mi odia

allora si allontana per non odiarmi troppo –
perché senza di me poi che gli resta?
Un bellissimo nulla. Tutto il male.
La tentazione di non essere più nulla.
O forse di non essere mai stato.

domenica 30 luglio 2017

pranzo di famiglia

Mio padre dice che si è rotto le palle di come vanno le cose in Italia e ci chiede di fargli una pagina Facebook per poter dire la sua senza censure. Ha anche pensato a un nome di battaglia per il suo account: Giuanne Lille u kitemmurt. Quello che in gergo famigliare si dice un picciotto.

natura morta con aglio e pomodori


sabato 29 luglio 2017

farsi male


Ieri notte, dopo un bel documentario su Nina Simone (What Happened, Miss Simone?) e Miles Ahead di Don Cheadle, che avevo già visto e continua a piacermi anche se non è un insulso biopic su Miles come molti lo avrebbero voluto, non contento mi sono visto anche Todo Modo di Elio Petri, un film talmente bello e maledetto che mi chiedo come mai non sono riusciti a farlo diventare una moda come certe cose belle e non per tutti, ma maledette, di quelle che fanno controtendenza e allora bisogna che ti piacciano (Pasolini non per niente docet, visto che il film è uscito nello stesso anno di Salò e come quello parla dell'orrore nascosto dietro il potere). Ecco, stamattina dovevo/volevo lavorare, ma ho visto troppo, mi sono fatto male e mi sento la testa come un flipper e un nodo alla gola che sembra un nodo scorsoio. LA POESIA FA MALE scriveva Balestrini, così ogni tanto è meglio tornare coi piedi per terra. Penso che ora me andrò in posta, mi metto in fila col mio pacchettino, parlo male con le persone delle file in posta, del servizio agli sportelli, delle bollette da pagare, dei figli senza lavoro e della mia cervicale, e mi schiarisco un po' le idee nelle comuni lamentazioni che danno sale ai giorni.

giovedì 27 luglio 2017

due cazzodde

Nel primo mattino due cazzodde che proseguono sul proprio rettilineo, lungo il filo del muretto ma in direzione opposta, si incontrano a un punto. Mi chiedo quale delle due devierà per prima dal proprio percorso per far spazio all’altra o se ne nascerà un qualche contatto. Ma piuttosto che deviare dalla meta la più piccola china il capo sotto l’altra e tira dritto, la più grande la scavalca e proseguono ciascuna per la sua strada senza esitazioni. Mi chiedo quale lezione c’è da carpire in questo incontro fugace e senza cuore fra due cazzodde sole. Ma ci sto ancora pensando e nessuna particolare illuminazione zen mi pare sia giunta all’orizzonte.

martedì 25 luglio 2017

storia di una poesia americana

Mi dirigo verso un sogno assai felice, dove parto per l’America col mio zaino in spalla per cercare un indirizzo dove ha vissuto Julio Cortázar che voleva scrivere di Charlie Parker. Trovo invece il giovane Bob Dylan che si esibisce nei caffè delle Università. Lo avvicino pieno di un’ammirazione che lui ancora non comprende, mi fa uno scarabocchio sul quaderno che dovrebbe essere un autografo e parliamo di equilibrio, che manca a entrambi, e di poesia e di canzone, e di quanta musica c’è sempre in una poesia e di come spesso sia maggiore la musica che sta dentro a una poesia della poesia che c’è in una canzone. Vince la musica, mi dice Bobby, ma mi piacciono entrambe, perché accontentarsi se puoi prendere tutto? Lo conosci Allen Ginsberg? mi chiede, ti assomiglia. Gli dico di sì, e che le sue sono considerazioni interessanti, ma sottili. Eppure i poeti stanno attenti ai particolari, mi dice lui sorridendo. Allora gli chiedo, visto che parliamo di scrittori, se conosce un argentino che sto cercando, Julio Cortázar, sparito mentre scriveva un articolo su Charlie Parker. Sono mesi che non scrive a sua moglie, né la chiama. Si teme si sia infilato in qualche guaio, forse droga, di quella che gira intorno agli ambienti del jazz. Gli rivelo che sono un investigatore privato e che mi hanno assoldato per ritrovarlo. Bobby mi risponde di no, non lo conosce, l’unico scrittore che conosce è Allen Ginsberg, che è ebreo, ma se voglio proverà a chiedere in giro. C’è un tipo, un nero matto figlio di troia ma con le palle che gli fumano per quanto è hip, che suona il sax sotto i ponti e sa tutto di tutti nel mondo del jazz, ed è suo buon amico aggiunge con orgoglio. Va bene, gli dico, grazie per l’aiuto. Poi, mentre ci salutiamo, mi dice che, se sono italiano, vuole venirmi a trovare un giorno. Ma certo gli dico, quando vuoi, mi fa piacere. Ho solo il divano da offrirti, ma è comodo. Ma Bobby mi strizza l’occhio e, pensando all’Italia, mi dice: Lascia stare il divano, piuttosto c’è fica dalle tue parti?

sbagli

Ho letto adesso un post che mi ha fatto riflettere, in cui l'autore notava che una delle cause dei tanti incendi che infestano il Paese, insieme al lavoro certosino dei piromani, è stata lo scioglimento del Corpo Forestale alla fine del 2016. Mi ricordo quando ne parlava Renzi alcuni mesi fa, dicendo che c'erano troppi corpi di polizia in Italia e andavano smaltiti e io gli davo ragione. Adesso mi accorgo che il vecchio corpo preposto alla difesa del territorio boschivo (pur con tutti i suoi limiti) è stato assorbito dai Carabinieri, diluendone le forze e i mezzi già esigui, e che per far fronte ai numerosi incendi, in mancanza di forze, spesso ci si rivolge ad aziende private che ovviamente hanno tutto l'interesse a che gli incendi ci siano, perché si lavora su quelli. Soprattutto in zone dove il lavoro non c'è proprio. Da qualche parte si è sbagliato qualcosa, mi sa, e fra gli altri ho sbagliato anche io, come cittadino, che esultavo di pancia per quelle scelte e non mi interrogavo abbastanza sulle conseguenze.

domenica 23 luglio 2017

lo zingaro


Il tipo biondo nella foto è Johnny lo Zingaro, ferocissimo criminale romano degli anni '80, pluriomicida mai pentito, che secondo la ricostruzione fatta da David Grieco era l'uomo al volante della macchina che schiacciò più volte Pasolini uccidendolo. Johnny lo zingaro, leggevo poco fa, il 30 giugno scorso è evaso dal carcere con una facilità preoccupante: ha preso un taxi che lo ha portanto da Fossano, dov'era detenuto, fino Genova, e da lì è salito su un treno. Questo poco prima che gli venisse eseguito, per ordine della Procura di Roma, a circa 40 dai fatti, l'esame del DNA per dimostrare la sua effettiva presenza sulla scena di quel crimine. Lo Zingaro è scomparso, Pelosi è morto pochi giorni fa di malattia, l'avvocato di Pelosi dice che c'è una dichiarazione scottante scritta da Pelosi che non sa a chi dare (forse alla Procura, avvocato?). Eppure, la cosa che più mi inquieta oggi è rendermi conto che tutte le persone note coinvolte in quell'omicidio erano all'epoca degli adolescenti: Pelosi aveva 17 anni, Johnny quasi 16, i fratelli Borsellino detti Braciola e Bracioletta 15 e 14 anni. Io sono di quelli che crede più all'omicidio politico che a quello a sfondo sessuale, ma forse la verità sta proprio nel mezzo e Pasolini in parte è stato ucciso da Cefis con la complicità dello Stato-mafia e in parte dal sottobosco immorale di ragazzi-cazzi che egli stesso non riconosceva più come umani, come aveva già denunciato nei suoi ultimi lavori (da Salò al botta e risposta con Calvino sui delitti del Circeo) e a cui pure non sapeva rinunciare perché rinunciando a loro avrebbe dichiarato la propria definitiva estraneità alla vita.

sabato 22 luglio 2017

è inaccetabile



di Padre Alex Zanotelli

È inaccettabile per me il silenzio sulla drammatica situazione nel Sud Sudan (il più giovane stato dell’Africa) ingarbugliato in una paurosa guerra civile che ha già causato almeno trecentomila morti e milioni di persone in fuga.
È inaccettabile il silenzio sul Sudan, retto da un regime dittatoriale in guerra contro il popolo sui monti del Kordofan, i Nuba, il popolo martire dell’Africa e contro le etnie del Darfur.
È inaccettabile il silenzio sulla Somalia in guerra civile da oltre trent’anni con milioni di rifugiati interni ed esterni.
È inaccettabile il silenzio sull’Eritrea, retta da uno dei regimi più oppressivi al mondo, con centinaia di migliaia di giovani in fuga verso l’Europa.
È inaccettabile il silenzio sul Centrafrica che continua ad essere dilaniato da una guerra civile che non sembra finire mai.
È inaccettabile il silenzio sulla grave situazione della zona saheliana dal Ciad al Mali dove i potenti gruppi jihadisti potrebbero costituirsi in un nuovo Califfato dell’Africa nera.
È inaccettabile il silenzio sulla situazione caotica in Libia dov’è in atto uno scontro di tutti contro tutti, causato da quella nostra maledetta guerra contro Gheddafi.
Èinaccettabile il silenzio su quanto avviene nel cuore dell’Africa, soprattutto in Congo, da dove arrivano i nostri minerali più preziosi.
È inaccettabile il silenzio su trenta milioni di persone a rischio fame in Etiopia, Somalia , Sud Sudan, nord del Kenya e attorno al Lago Ciad, la peggior crisi alimentare degli ultimi 50 anni secondo l’ONU.
È inaccettabile il silenzio sui cambiamenti climatici in Africa che rischia a fine secolo di avere tre quarti del suo territorio non abitabile.
È inaccettabile il silenzio sulla vendita italiana di armi pesanti e leggere a questi paesi che non fanno che incrementare guerre sempre più feroci da cui sono costretti a fuggire milioni di profughi. (Lo scorso anno l’Italia ha esportato armi per un valore di 14 miliardi di euro!).
Non conoscendo tutto questo è chiaro che il popolo italiano non può capire perché così tanta gente stia fuggendo dalle loro terre rischiando la propria vita per arrivare da noi.
Questo crea la paranoia dell’“invasione”, furbescamente alimentata anche da partiti xenofobi.
Questo forza i governi europei a tentare di bloccare i migranti provenienti dal continente nero con l’Africa Compact , contratti fatti con i governi africani per bloccare i migranti.
Ma i disperati della storia nessuno li fermerà.
Questa non è una questione emergenziale, ma strutturale al sistema economico-finanziario. L’ONU si aspetta già entro il 2050 circa cinquanta milioni di profughi climatici solo dall’Africa. Ed ora i nostri politici gridano: «Aiutiamoli a casa loro», dopo che per secoli li abbiamo saccheggiati e continuiamo a farlo con una politica economica che va a beneficio delle nostre banche e delle nostre imprese, dall’ENI a Finmeccanica.
E così ci troviamo con un Mare Nostrum che è diventato Cimiterium Nostrum dove sono naufragati decine di migliaia di profughi e con loro sta naufragando anche l’Europa come patria dei diritti. Davanti a tutto questo non possiamo rimane in silenzio. (I nostri nipoti non diranno forse quello che noi oggi diciamo dei nazisti?).

venerdì 21 luglio 2017

canicola

Mi pare che della morte di Pino Pelosi non abbia scritto nessun blog che conti, gli stessi blog pieni di grandi pensatori e interpreti del mondo che l’anno passato ci hanno ammorbato con tutto il possibile su Pasolini. Invece di Pelosi, che pure del romanzo Pasolini è un pezzo imprescindibile, nessuno ha detto niente, salvo i giornalisti di cronaca e i giornali che di lui si sono nutriti e in cui si è consumata la sua breve vita di personaggio secondario. Non è la scelta del silenzio, ma pigrizia. Come se più ancora che l’imbarazzo fosse scesa sul pensiero l’ombra annoiata della canicola estiva. Pasolini però su questa morte ci avrebbe scritto eccome, magari un capitolo nelle sue Lettere luterane che mettesse in connessione l’intima tragedia di Pelosi – vittima e non proprio vittima delle circostanze – e lo Stato sociale e giudiziario che quella tragedia ha avvelenato, prima infischiandosene alla carlona, poi tramutandola in una barzelletta sporca e infine prendendola con quel pizzico di serietà necessaria quando ormai non c’era più niente di serio da fare. Pelosi che muore nel giorno della chiusura del processo a Mafia Capitale, nel giorno dell’insulto a Carlo Giuliani da parte di un esponente del Pd: sono segni, avrebbe detto Pasolini, che vanno messi in connessione e interpretati. Io lo so, ma tant’è, la canicola s’è presa anche me. Dicono che ora quel delitto non avrà più soluzione, ma questo silenzio alla fine fa comodo a tutti e chiude in qualche modo una vicenda che, fin dall’inizio, non voleva essere conclusa. È bello così questo caso, come tutto ciò che in Italia è stato toccato dalla cultura della Chiesa. Se c’è mistero allora è sacro, e a noi Pasolini piace un poco santo e un poco peccatore, così facciamo felici tutti, come l’ostia ce n’è sempre un pezzetto buono per chiunque.

mare di taranto

Lo leggo adesso sul blog di Giulio Mozzi, non lo sapevo, non ci ho fatto mai caso, ma Choderlos de Laclos, l'autore di uno dei più bei libri (e film) di sempre, Le relazioni pericolose: "finirà la carriera nell’esercito napoleonico. Il suo ultimo compito, che la morte per dissenteria e malaria gli impedirà di portare a termine, sarà il comando di una fortificazione che ora porta il suo nome, sull’isolotto di San Paolo, davanti al Golfo di Taranto. Alla caduta di Napoleone gli abitanti del luogo, come atto di sfregio nei confronti degli occupatori francesi, distrussero la sua tomba, che lui, non religioso, aveva voluto nella piazza d’armi del forte. I suoi resti molto probabilmente furono buttati in mare." Giace ancora adesso, perduto, sul fondo del vicino Mare di Taranto.

giovedì 20 luglio 2017

virus

Si dice che dal Bene venga il Male e il suo contrario
che si esprimano a vicenda in equilibrio necessario
alla creazione perché l’uno assieme all’altro sono Uno.
Eppure il Virus riproduce il proprio doppio
e sta nascosto fra gli exploit del mondo
pronto a rivelarsi nella fine del sistema.
Io guardo a lui così solerte e discreto
e poi mi chiedo in barba ad ogni Chiesa
se non c’è stato un clamoroso errore:
se Dio non è somma di tre che danno Uno
ma un più concreto doppione di se stesso
infetto al mondo e già pronto a replicarsi
al nostro primo raffreddore.

mercoledì 19 luglio 2017

il miele

Alla fine di quel libro meraviglioso che è Il Miele di Tonino Guerra, due fratelli rimasti ormai soli al mondo e sempre litigati come cane e gatto finiscono per morire nello stesso ospedale, in due letti vicini, ma tenendosi per mano. Non è difficile immaginare che sarà così anche per me e mio fratello, scapoli senza speranza. Eppure, se potessi scegliere, preferirei morire per ultimo, dopo i miei genitori, dopo mio fratello, per proteggerli tutti dalla solitudine della morte a cui ormai sono abituato, vivendomela da anni nelle crisi di panico che di tanto in tanto mi prendono di notte, quando i fantasmi della mia fine bussano agli scuri della finestra per farsi aprire.

lunedì 17 luglio 2017

metafora

Continua voglia di mettersi le mani fra i capelli per strapparseli e gridare: "Questa vita è un disastro, non posso più andare avanti!" ma non trovare mai niente a cui aggrapparsi.

tenerli d’occhio

Mi capita spesso ormai, per motivi di lavoro, o anche semplicemente per alcuni consigli che mi chiedono o scambi di idee, di leggere testi non ancora pubblicati di poeti seri, spesso giovani, alcuni molto bravi altri ancora in cerca di un proprio equilibrio compositivo, ma tutti con una voce forte e inconfondibile. Spesso questi poeti, magari già pubblicati da altre piccole realtà, faticano a trovare un editore, a volte perché la loro proposta non è abbastanza ammiccante da permettere delle vendite adeguate, altre perché caratterialmente non sono propensi a quella dote ormai necessaria a tutti gli scrittori che si rispettino che è l’attitudine alle PR, public relations, cioè la capacità di allisciare il pelo all’editore che si è puntato, al punto che questi non saprà dirti di no. Alcuni non ne sono proprio capaci, te ne accorgi persino dalle mail che ti mandano. Timidi o burberi, questi poeti meritano attenzione. O rischiano di incanalarsi in un percorso laterale e schivo di grandissima qualità ma quasi clandestino, simile a quello di un grande noto a pochi come Walter Cremonte. Ecco perché, d’ora in avanti, ho pensato di fare periodicamente dei post in cui indico nomi e cognomi degli ultimi poeti che ho letto, spesso su manoscritto, e che secondo me meritano attenzione editoriale, indipendentemente dal fatto che un giorno possano o no pubblicare con me. Perché non è tanto importante chi pubblica il libro, ma è importante che si pubblichi un buon libro, invece di tanta paccottiglia. Questi i primi nomi che ho da fare fra quelli che ho letto negli ultimi sei mesi, tutti hanno qualcosa di interessante da dire e tutti andrebbero seriamente tenuti d’occhio: Andrea Piccinelli, Fabio Martello, Gianni Ruscio, Ianus Pravo, Luigi Finucci, Marco Vitale, Maurizio Giudice.

sabato 15 luglio 2017

dopo la letteratura

Probabilmente Pier Vittorio Tondelli non è quel mostro di scrittore che fino ad alcuni anni fa lo si considerava, però Altri Libertini più degli altri resta un libro bellissimo, epocale, e soprattutto intriso di ironia e giovinezza abbinate alla ricerca di una voce oltre l’autore, in cui risuonasse il fremito (e non solo il dramma) del proprio tempo, tutte cose che spesso mancano alla nostra letteratura sempre troppo seria, troppo piena di sé, troppo presa dall’idea di dover dimostrar qualcosa. E infatti il mondo migliore per affrontare quel testo ridandogli un suo posto non è tanto paragonarlo al panorama letterario dell’epoca – che sembra gravitare in un altro universo, a parte forse Arbasino – ma proprio a un tipo di produzione artistica situata in un contesto narrativo parallelo, ma non per questo meno nobile, che ha fra i suoi esponenti di punta Andrea Pazienza, Francesco Clemente, il primo Vasco Rossi e Lucio Dalla post Roversi, ovvero dopo la letteratura.

venerdì 14 luglio 2017

apparizione

Ho appena visto Piero Ciampi su Raiuno. Ormai la Rai per me è a tal punto sinonimo di pattumiera che mi è sembrato quasi una apparizione aliena e per un attimo mi sono bloccato di fronte allo schermo. Piero mi ha detto buonasera col suo viso lungo e il portamento elegante da chansonnier e poi, senza cantare una sola nota, ha lasciato il posto a Massimo Ranieri, facendo tornare tutto alla normalità. Eppure quei pochi attimi sono bastati. Ecco che succede quando piove, l'aria si difresca e la poesia ci assale inaspettata anche attraverso la tivù. Finalmente si respira.

giovedì 13 luglio 2017

grandi speranze

A dieci anni esatti dall'ultima volta, ho appena firmato un contratto con un editore che non sono io per pubblicare un libro che con la poesia non c'entra nulla. Titolo provvisorio del progetto, previsto per il 2018: Grandi speranze.

martedì 11 luglio 2017

la mia quasi moglie


Anche se fa caldo nulla di buono si prospetta per noi in giardino... Dalla casa del vicino suonano i Ricchi e Poveri... Se mi innamoro se mi innamoro se mi innamoro sarà di te!

hai letto?

Hai letto? Hai letto? Hai letto? Hai letto? Hai letto? Hai letto? Hai letto? Hai letto? Hai letto? Hai letto? Hai letto? HAI LETTO?! Mai uno che mi dice una cosa originale, che ne so: Chiudi che sto passando, ti offro una birretta.

di padre in figlio

Come ogni volta che non sto proprio bene, mi lascio andare al bisogno compulsivo di comprar libri per riempire il vuoto con le parole degli altri. Anche ieri, approfittando di un buono, mi sono lasciato andare. Mio padre mi guarda e scuote la testa perplesso. Dici sempre che non c’hai soldi… Dove cazzo li prendi i soldi per comprarti tutti questi libri? Non esco la sera e quello che metto da parte me lo spendo in libri, gli dico. E tu non esci la sera con gli amici per comprarti i libri? Mio padre, che poi è quello che mi ha instillato l’amore per la lettura, sembra ancora meno convinto di prima. Ma hai visto quanti sono, ma quando li leggi tutti questi libri che ti compri? Me li leggo la mattina in bagno, gli rispondo io con la mia solita battuta. Ma mio padre mi conosce e mi frega. Mi immagino che cacate intelligenti che ti fai, bravo complimenti!

venerdì 7 luglio 2017

amoralità

Come al solito, ogni volta che guardo il tg a pranzo, mi viene lo schifo e mi pento. Ecco il caso Bruno Contrada, l’ennesima prova dell’amoralità che scorre nelle vene di questo Stato: e dico apposta amoralità, e non immoralità, perché l’immoralità presuppone una negazione, l’amoralità è il vuoto. Amoralità per cui prima metti un uomo “discutibile” in una certa posizione di potere – anche se quando Contrada asserisce convinto che lui ha soltanto “servito lo Stato” io gli credo: lui serviva lo Stato di Andreotti e di Cossiga, cosa ci si poteva aspettare che facesse? Poi, divenuto scomodo, in nome dello Stato ci si accanisce contro di lui per venticinque anni senza un briciolo di chiarezza giudiziaria, ignorando del tutto qualsiasi precetto di giustizia persino in presenza di gravi problemi di salute – e il mese scorso ci si faceva degli scrupoli per Totò Riina – tanto da meritarsi, lo Stato, sanzioni a più non posso dalla Comunità europea. A cui lo Stato ha risposto facendo orecchio di mercante. Oggi Bruno Contrada viene assolto e lo Stato, nella persona dei suoi cittadini, gli deve a ragione un doppio risarcimento: economico e morale. Appunto. Nello Stato noi dobbiamo credere.

giovedì 6 luglio 2017

limonio

Alla fine ti chiamavo Limonio.
Non più il fiore tumido della mia
adolescenza distratta, ma
scarnificata dalla chemio
qualcosa che si aggrappa
a quanto spazio rimane nel vaso.
Che lotta e si accontenta di un respiro
che nutra il suo scheletro d’erba.
Sarà forse una conquista dell’età
mettere senso al mondo dando
nuovo peso alle cose. Scambiare
la vanità del tuo corpo pieno
con la leggerezza ormai orientale
del tuo corpo vuoto. La chiamavo
conquista dello spirito e offendevo
con la solita mancanza di tatto
che mi avresti perdonato. Solo
i poeti, mi dicevi, non sanno
parlare alle donne. Io sapevo
ma rifiutavo di capire che morivi.
Negavo. Scherzavo. Negavo.
E così tergiversavo sul tuo male
per non dire che ti amavo. Che morendo
mi avresti spezzato il cuore.
Ora ho perso l’occasione di dirti
che il Limonio l’ho sempre preferito
agli altri fiori. È la mia colpa
che ti confesso, pur sapendo
che non si vive di rimpianti.