venerdì 31 marzo 2017

omertoso

Nel 1914 in una rissa scoppiata fra bande rivali al soldo di ricche famiglie del paese, un uomo ammazza un altro con un colpo d’ascia che gli recide il collo, poi scappa inseguito attraverso i vicoletti di Locorotondo e sulla porta di casa viene raggiunto e accoltellato da un terzo uomo che viene arrestato e finisce i suoi giorni in galera. È uno dei più efferati fatti di sangue del tempo, sancito all’epoca da una croce scavata nella chianca di fronte alla casa del secondo omicidio, in via Aprile.
Io, personalmente, su una storia del genere ci avrei investito, creando un percorso turistico (visto che si parla tanto di turismo) o perlomeno un cortometraggio. Invece, pochi anni fa, qualcuno a cui magari la croce metteva ansia ha pensato bene di cementarla nel silenzio generale. Posso anche capire che nessuno si sia accorto della cosa allora, ma quello che non capisco è perché nessuno sia intervenuto ad oggi a recuperarla. Ci sono passato davanti stamattina e la sua traccia emerge dal pavimento stradale chiedendo di essere liberata. Questo è un paese omertoso, mi diceva ieri Antonio Basile, ma è omertoso soprattutto perché si rifiuta di capire da dove viene sperando così di potersene andare dove gli pare. Cioè in nessuna direzione.

mercoledì 29 marzo 2017

quartina

Scrivo una quartina per far quadrare il conto delle ore
delle macchie sulla pelle. Le tue macchie
di giaguara che non sa e prende senza sconti.
Le mie ore rubate alla notte dall’inutile presenza della morte.

lunedì 27 marzo 2017

leggerezza

Antonioni e Guerra alla Torre di Bascio. Foto scattata per L'aquilone, favola scritta a quattro mani come soggetto per un film che non si fece mai. Spesso le storie più belle sono quelle che rimangono sognate e si reggono su equilibri perfetti proprio perché leggerissimi, come ragnatele nella luce. 

giovedì 23 marzo 2017

mccartney

Su McCartney ci si fanno tante di quelle pippe mentali nel confronto coi Beatles, con Lennon, con tutti gli altri reduci dei ’60 e dei ’70, che ci si dimenticata la pura semplice evidenza: se parliamo di musica Pop – quella seria, con la maiuscola, non le cazzatine commerciali usa e getta – Paul McCartney è il più grande di tutti, come capacità interpretativa, versatilità, ricchezza melodica, immediatezza, e dal vivo è ancora strepitoso. La sua musica nasconde una vena malinconica che nelle sue prove migliori diventa struggente. E Here Today è la più bella canzone mai scritta per la perdita di un amico. Più in alto di lui, forse, c’è solo Stevie Wonder. Il resto sono chiacchiere.

lunedì 20 marzo 2017

eros


Nell’inverno di pochi anni fa mi ritrovavo mio malgrado chiuso in casa. Avevo scoperto di aver preso una malattia venerea per cui mi ero dovuto operare, ero pieno di cicatrici dovute al laser, e in seguito a quella non avrei più potuto toccare una donna per i successivi sei mesi di osservazione. Pochi giorni prima, in sala operatoria, mentre guardavo il medico che puntava il laser verso il mio bigolo offeso che spuntava intimidito dal lenzuolo azzurro, pensavo fosse arrivata proprio la fine. Invece nulla era finito, e una lunga nevicata mi isolava coi miei malumori. Non che mi andasse di vedere nessuno, in ogni caso. In tutto questo, per unire il danno alla beffa, ero stato contattato da una casa editrice che mi chiedeva di scrivere un racconto erotico per una loro antologia di prossima uscita. Chiuso in casa e depresso, scrissi nel giro di pochi giorni una storia di circa 100.000 battute, qualcosa che poi ho interpretato come una sorta di sfogo. Era la biografia immaginaria di un attore porno preso da attacchi di megalomania registica che ne decretano la fine professionale. Era troppo lungo per una antologia, così lo misi da parte in attesa di tempi migliori che non sono mai arrivati. Poi, esattamente nel giorno del mio compleanno, poco prima che la neve si sciogliesse del tutto, misi da parte quella storia che mi era sfuggita di mano e in meno di un’ora scrissi un racconto breve di circa tre cartelle sugli ultimi giorni malinconici di un vecchio porco che si perde nell’ombra di una giovane ragazza sognando di raggiungere con lei il suo ultimo rapporto erotico. Era talmente perfetto, talmente in linea con le mie sfere celesti che come l’ho scritto così l’ho consegnato e poi è stato pubblicato. È una storia che qualcuno ha definito “delicata” e qualcun altro “triste”. Eppure è una sorta di presentimento della fine che ci aspetta tutti, quando il corpo non riesce più a sintonizzarsi coi propri desideri. Tanto è vero che, per una sorta di coincidenza di cui vado molto fiero e di cui parla Tonino Guerra nei suoi diari, l’identica visione la ebbe Michelangelo Antonioni per il suo ultimo film, Eros, senza mai poterla realizzare.

[Il libro che contiene il racconto del vecchio porco, pubblicato da Caratteri Mobili, è possibile ancora acquistarlo su Bookrepublic, ed è ovviamente quello conclusivo]

sabato 18 marzo 2017

miracoli

Era proprio quando Fra Guidone aveva la testa sotto il cappuccio che succedevano i miracoli. Per esempio un contadino che aveva un reumatismo al braccio destro e non poteva più lavorare gli era andato il reumatismo nel braccio sinistro. Una donna che aveva una gamba più corta dell'altra gli erano diventate corte tutte e due e dopo camminava benissimo. Un bambino che balbettava e faceva ridere tutti era diventato muto e non faceva più ridere nessuno. 

Guerra/Malerba, Storie dell'anno mille, Bompiani

venerdì 17 marzo 2017

una strofa che mi è venuta così, mentre stavo al sole...

Ci ho messo quarant’anni per capire
che l’appartenenza è una forma di progresso
io che rigiravo le parole per non dire
che puro sono nato alla mia terra
nella lingua nell’odore nel mio stesso
incostante essere al sole così come al rovescio.

domenica 12 marzo 2017

chiacchiere e vuoto

Per alcuni la poesia migliora la vita e lo credo anch’io, ma solo perché tutte le chiacchiere – e la poesia è una chiacchiera curiosamente impacciata – riempiono il vuoto. Ma per altri il vuoto è meglio e perciò concludo invitandovi a tenere un orecchio aperto e uno chiuso. 

Tiziano Rossi, Spigoli del sonno, Mursia 2012, pag. 96

giovedì 9 marzo 2017

il mah!

Il gergo dei ventenni non mi piace
almeno quanto il mio non piace
a loro. Più di tutto odio dei ventenni
il Mah! che adesso
ha preso tana nelle bocche deploranti.
E ti scoppia nella testa starnazzando
nei suoi mille dichiarati sottotesti:
«ma come parli, ma quanto ridi
ma non ti vedi per come sei ridicolo?».
Fra una ventenne e tua madre
in quel momento non c’è nessuna
differenza. Sta lì riassunta
in un verso un po’ da stronzi
che quanto più li libera tanto più
li invecchia nella pratica del dirti
com’è essere imperfetti. È un Mah!
di malumore, di rigetto, restrittivo
nel suo finto atteggiamento paraculo.
Una supposta presa in giro
che usano per moda, fin a sfinimento
dei coglioni. Un Mah! aggressivo
ma giovane e perplesso che risuona
sulle mandrie dei ventenni fragili
del mondo a cui rispondo con un Beh!
Tanto fra bestie ci si intende.

le leggi razziali

La magnolia che sta giusto nel mezzo
del giardino di casa nostra a Ferrara è proprio lei
la stessa che ritorna in pressoché tutti
i miei libri
La piantammo nel ’39
pochi mesi dopo la promulgazione
delle leggi raziali con cerimonia
che riuscì a metà solenne e a metà comica
tutti quanti abbastanza allegri se Dio
vuole
in barba al noioso ebraismo
metastorico
Costretta fra quattro impervie pareti
piuttosto prossime crebbe
nera luminosa invadente
puntando decisa verso l’imminente
cielo
piena giorno e notte di bigi
passeri di bruni merli
guatati senza riposo giù da pregne
gatte nonché da mia
madre
anche essa spiante indefessa da dietro
il davanzale traboccante ognora
delle sue briciole
Dritta dalla base al vertice come una spada
ormai fuoresce oltre i tetti circostanti ormai può guardare
la città da ogni parte e l’infinito
spazio verde che la circonda
ma adesso incerta lo so lo
vedo
d’un tratto espansa lassù sulla vetta d’un tratto debole
nel sole
come chi all’improvviso non sa raggiunto
che abbia il termine d’un viaggio lunghissimo
la strada da prendere che cosa
fare

Giorgio Bassani

un sogno a occhi aperti

Stavo pensando che, se passa la Flat Tax, se per ipotesi uno arriva qui sui barconi e sbarcando dice alla Guardia Costiera: ho 100.000 euro che tenevo nascosti sotto il materasso, non solo gli danno la cittadinanza ma Salvini gli bacia pure il culo. Sarebbe bello da vedere.

constatazione

Negli ultimi mesi, per il progetto che abbiamo vinto, ho fatto corsi invitando diversi docenti da Milano a Foggia passando per Roma, e posso dire che, pur nelle differenze di accenti, tutti indistintamente hanno provato a fregarmi in qualche modo, ma sempre col sorriso sulle labbra. La cosa diventa quasi surreale se si pensa che guardavano in faccia la realtà assai modesta che siamo e le applicavano modi e discorsi tipici delle grandi società con cui sono abituati a trattare, quasi non riuscissero a rapportarsi a noi e alle nostre possibilità finanziarie, e alla fine sembrava quasi che fossimo noi i morti di fame. Così mi sono immaginato, in proporzione, l’enorme spreco di denaro che si fa ai piani alti, dove al contrario mio nessuno deve stare attento al centesimo. L’unità d’Italia, mi viene da dire, non solo è perfettamente riuscita, ma è riuscita nel segno dell’astuzia, del gatto cieco e della volpe zoppa. Ma non c'è nulla da ridere.

martedì 7 marzo 2017

il leone dalla barba bianca

Da una favola di Tonino Guerra, un cartone malinconico e pieno di echi felliniani, con illustrazioni splendide, realizzato da Sergei Barkhin e Andrei Hrzhanovsky. Mezz'ora di poesia animata. 

Лев с седой бородой - Il Leone dalla barba bianca from finomeno on Vimeo.

lunedì 6 marzo 2017

volume

Ma come si fa quando chiedi a un altro editore maggiori informazioni su di un libro che ti interessa ma di cui, dalla scheda, non è chiaro il contenuto, e quello ti risponde: «È un volume». Qui qualcuno ha sbagliato mestiere.

domenica 5 marzo 2017

una favola antica

«Beati voi, disse il prete al contadino, che mangiate fave bianche. Io sono invece condannato a un pollastro al giorno». Ce la raccontava sempre a tavola mio nonno. Poi scoppiava a ridere, complice del prete.

perdersi

Stamattina ho finito di leggere L’equilibrio, primo romanzo compiuto di Tonino Guerra (anno 1967) e mi è venuto in mente come anche per lui vale la regola che uno scrittore riscrive per sempre la stessa storia. Nel suo caso riassumibile così: C’è un uomo che sta fuggendo da qualcosa, e mentre fugge si perde. E mentre tu che leggi lo insegui cercando di capire da cosa sta fuggendo e dove sta andando, ti perdi anche tu con lui, perché quell’uomo sei tu.

venerdì 3 marzo 2017

sul potere della parola

Ieri sera, all’incontro con Erri De Luca, credo di avere assistito a una forma di liturgia laica. Sarà stato il posto o tutti quei discorsi sull’ebraico antico e Giuseppe e Maria a condizionarmi, ma c’è stato un momento in cui le cose hanno cominciato a combaciare, e cioè quello in cui lui diceva come il legante del rapporto fra la divinità e il profeta e poi fra il profeta e il popolo era la voce, il canto, e quello in cui il popolo raccolto nella chiesetta utilizzata per la sua presentazione pendeva incantato dalle sue labbra. Ne ho avuto una prova quando c’è stato un intervento, fatto in buona fede ma inopportuno, che lo ha interrotto e il pubblico intervenuto ha cominciato a lamentarsi: Vogliamo sentire Erri, ridateci Erri. Una signora seduta vicino a me ha cominciato a scalciare sulla sedia: Ma che vuole questo, ma come si permette di interrompere Erri. (Erri, come se fosse il tuo vicino di casa, come se rientrasse nella tua sfera di amicizie per il fatto che lo leggi). È stato qualcosa di straordinario per me, perché ho toccato con mano quello che può essere il vero potere della parola, che è un potere forte, poco prima che diventi potere e basta. Erri De Luca è stato un galantuomo, ma se al posto suo ci fosse stato un altro con uguale potere che avesse cominciato a dileggiare o prendersela con chi lo aveva interrotto molta gente, sono sicuro, lo avrebbe seguito nell’opera di insulto, trasformando la parola in violenza. È una cosa che mi ha lasciato irrequieto fino a stamattina, tanto che ne scrivo. Mi sono anche chiesto se lui, quando ha cominciato a lavorare con le parole, ambisse a ottenere quel potere, e mi sono risposto che, come ammetteva lui stesso, non sei mai tu che scegli di avere tale potere ma è il potere che ti stana e per quanto tu possa fuggirne non puoi farne a meno, diventi suo strumento tuo malgrado.

giovedì 2 marzo 2017

lettera da una sera di marzo

Non crederci poeta. Io pure
ho dato tutto all’amore
e l’amore in cambio che ha dato?
Se non questo mio cuore esagerato
di «baldracca» e l’anima in pena
di «vacca sempre pronta
alla monta». Lacrime di coccodrillo – mi dirai –
che più mi piango addosso e più
mi prende voglia ancora e ancora
di riprenderti nel mio buco-peccato
nel mio letto a peso d’oro
ma piombato dal mestiere. Eccoti
qui di nuovo in salute e fiero nel mio fiato
come quando fiato a fiato mi dicevi
di non essere toccato dall’amore.
Io che ti ho lasciato in lacrime e pronto
a darmi fuoco alla macchina.
Svapora in una sera
umida di marzo il tuo ricordo. «Baci dalla città»
da una puttana come altre.