martedì 13 novembre 2018

stimoli

Ho letto questa cosa di Salvini che vuol togliere valore legale alla laurea e mi sono ricordato (per l'ennesima volta) che non ho mai ritirato la mia, che giace ancora in qualche sgabuzzino dell'Università. In quindici anni non me l'hanno mai chiesta, né io ho mai avuto bisogno di mostrarla. Non sto dicendo che ha ragione lui, anzi, però dipende sempre dall'uso che se ne vuol fare. Una mia amica, ad esempio, la teneva incorniciata in bagno, proprio sopra il cesso, così poteva guardarla per darsi lo stimolo ad andare avanti ogni mattina.

lunedì 12 novembre 2018

paternità

Mio padre: I migliori anni della mia vita li ho vissuti fra il 1960 e il 1980...
E dopo? 
Mio padre: Dopo siete arrivati voi...

domenica 11 novembre 2018

penso come un fiore

Penso come un fiore
riposto nel mio loculo
annego nel giallo vittorioso.

Avendo voglia d’un po’ di cielo
ho assunto un vestito di sale.
Sono in overdose da dolore.

[11/11/1998]

per i piccoli della poesia

Oggi riflettevo sul fatto che, almeno per i piccoli autori ed editori della poesia come siamo, (forse) i premi più seri sono quelli piccoli con quota di iscrizione. I premi grossi e gratuiti, infatti, tendono a premiare i soliti nomi che fanno curriculum per ricevere fondi. E questo mi faceva pensare a questa piccola contraddizione: al fatto cioè che, all’opposto, è ormai opinione comune che gli editori più seri in poesia sono quelli piccoli e gratuiti. Quindi che succede? Che molti piccoli autori cercano piccoli editori seri con cui pubblicare gratis per poi iscriversi a piccoli premi seri a pagamento e riceverne le conferme che dai premi grossi e gratuiti così come dalle grandi case editrici a cui ambiscono non riceveranno (forse) mai.

sabato 10 novembre 2018

umiltà

L’ibuprofene ai suoi abbonati insegna
che non c’è cura a un’emicrania ben riuscita.

due poeti

La mancanza di senso critico di taluni poeti non finirà mai di stupirmi. Vedi quello che si definisce "strano e sperimentale" a cui consiglio di leggere Zanzotto per fargli capire delle cose e mi risponde serio: "Ecco, lui è quasi come me". Allora preferisco quelli come il professore in pensione che è venuto a trovarmi in studio per propormi il suo libro in abusato stile ungarettiano, ma quando scopre che prima qui c'era la macelleria di mio padre, con tanta ironia mi dice: "Allora siamo andati in perdita, che se c'era tuo padre nu stùzze de carne ci arrivava, invece ddò coi libri c'jème a ffè?". E ci siamo fatti una risata.

la canzone della mia vita

Per quanto io facessi non era mai abbastanza, diceva che ero pigro, rispondevo che ero giovane. Chiedeva: «Quante canzoni hai scritto?». Neanche una, però mentivo e rispondevo: «Dieci». «Non resterai giovane in eterno, dovresti averne scritte quindici, è lavoro».

giovedì 8 novembre 2018

la legge bacchelli per beppe costa


Trovo doveroso e giusto, in un Paese che si fa vessillo di frasi ambigue come "aiutiamoli a casa loro" aiutare a casa sua, la nostra stessa casa, uno dei nostri poeti, uno che ha dedicato la sua intera vita a sollevare i cuori attraverso l'uso della parola e dei libri, che sembrano ormai sempre più oggetti alieni, caduti sulla Terra dal cielo, tanto affascinanti quanto incompresibili. Lo trovo moralmente imprescindibile. Perché non è vero, come diceva Moravia, che di poeti ne nasce uno ogni cento anni, però non sono tanti, e di quei pochi che abbiamo dobbiamo prenderci cura. 

E di seguito una sua poesia: 

quanta tenerezza e follia insieme 
dolce l’odore si insinua e prende 
e resta fra le mani nella mia notte insonne 
mentre ti guardavo sognare intrecciavi le dita 
alle mie scostando con dolcezza i tasti 

cos’è naturale amarti allo spasimo 
o vederti ridere di gioia? 

cos’è naturale vestirmi come un frate 
alla tua chiesa? 
e confessare a te tutti i miei peccati 
di averti presa tutta la notte 
di scivolare dentro il tuo destino 
di sentirti sospirare tutto il tuo piacere? 

cos’è naturale averti addosso pelle contro pelle 
avere i tuoi colori dentro gli occhi 

quanta tenerezza 
sentire il tuo respiro mischiato al mio 

cos’è naturale, forse innaturale amarti 
come sarebbe possibile avere il tuo pensiero 
averti tutta mia senza scadenze 

cos’è amore mio, non lo so 
tu sei cosciente 
tu quando ami non è tanto per dire 
tu dici amore non per trasgredire 
tu, se mi chiami amore, 
lo dirai per sempre... 

Beppe Costa

mercoledì 7 novembre 2018

al lettore

Ogni mio libro lo scrivo
col sangue. Ci intingo
il pennino e ne siglo
la dedica in nero.

martedì 6 novembre 2018

dopo la fiera

Mi pare, ma ogni fiera ormai me lo conferma, che si stia diffondendo il grosso equivoco che NO EAP sia, a prescindere, sinonimo di qualità. Che il fatto che l'autore venga garantito in fase contrattutale dia al libro una sorta di bollino blu di garanzia per il lettore. Non è così. E con questo non sto difendendo l'editoria a pagamento, però, va detto a onor del vero, che ho visto libri di editori che sono dichiaratamente a pagamento, che sono belli, fatti bene, libri che, diciamolo chiaramente, spesso ne stampi 200 copie e se ti va bene ne vendi 15; e, di contro, ho visto libri di fieri editori NO EAP che, per dire pane al pane, fanno cagare, per come sono fatti i libri (e qualsiasi cosa se ne dica grafica, font, impaginazione, copertina, qualità della carta FANNO il libro, se ti piace il libro, altrimenti non si capisce perché non ti scarichi un ebook) ma anche perché propongono autori che letteralmente non andrebbero pubblicati, ma lo sono 'anche' perché, pur essendo pessimi scrittori, sono ottimi rivenditori di carta igienica e l'editore (qualsiasi cosa se ne dica) dovrà pur mangiare, oltre a pagare quelle cose insulse e altamente anticulturali che sono le bollette, gli stipendi. Non ci prendiamo in giro, questo è il sistema delle Major, delle grosse case editrici che pubblicano 5000 porcate e 20 buoni libri per pagare gli stipendi di tutti. E io non so dire se è giusto o sbagliato, non ho una soluzione per questa cosa, non sono nessuno per parlare agli altri né per dare loro delle lezioni morali; ancora di più, io pubblico poesia: ciò significa che non ho nemmeno una seria competenza, una visione del mercato editoriale, come ogni fiera dolorosamente mi conferma, e che ho scelto il fronte sbagliato su cui lottare, quello dove non c'è lieto fine e sai già che morirai lottando (la legge Bacchelli in questi giorni invocata per Beppe Costa un giorno, se mi andrà bene, toccherà richiederla anche per me). Però mi chiedo, e questo lo domando anche al lettore, che è COMPLICE di questo sistema, e non può fare finta di nulla, non assumersi le proprie responsabilità: quanto è etico "non far pagare l'autore" per poi diffondere della pessima letteratura? Quanto è etico sollevare un libro dal tavolo, sfogliarlo, rendersi conto che è buono e poi rimetterlo sul tavolo per passare a qualcosa di più facile, senza mettere nemmeno in discussione il fatto che così si contribuisce allo sfacelo?

lunedì 29 ottobre 2018

storia del mio lunedì

Oggi, come sempre, dovevo lavorare a un sacco di cose. Però, fra i vari impegni, avevo anche da scrivere, per dicembre, un raccontino di tre-quattro paginette per una rivista. Così, stamattina, mi sono svegliato presto con questa idea in testa, e mi sono detto: ho una mezz'ora di tranquillità, butto giù l'idea per il racconto e poi comincio col lavoro serio. Da allora, sto ancora sul racconto, che nel frattempo è diventato talmente lungo da essere ormai inutile per la rivista. Insomma, mi sono chiesto poco fa, ho perso una giornata di lavoro per cosa? Poi ho visto il tempaccio di fuori e mi sono ricordato dell'eterno Fortini: Nulla è sicuro ma scrivi! Perché scrivendo vedrai che forse non oggi, forse non domani, ma un giorno la butterai nel culo anche agli dei. Parola di poeta.

sabato 27 ottobre 2018

gli amici

A fine mese esce la raccolta di tutte le poesie di Valerio Magrelli per Einaudi. Titolo: Le cavie. Per una volta sono contento di non aver dato retta al mio istinto, e invece di aver comprato negli anni tutti i suoi libri (spendendo assai di più di quello che farò adesso), averli presi in prestito agli amici, ché gli amici servono sempre, soprattutto per leggere poesie a sbafo.

venerdì 26 ottobre 2018

i morti

Nel pomeriggio mi è salita la febbre, una febbriciattola stupidissima. E visto che mi sentivo stanco ho pensato bene di mettermi a letto e tanto per passare il tempo mi sono messo a leggere La pelle di Malaparte. Non l'avessi mai fatto, ho cominciato a sentirmi morto anche io come tutti i protagonisti delle sue pagine. A un certo punto ho preso sonno e nel dormiveglia mi sentivo i vermi che mi strisciavano addosso, sotto le coperte, ho cominciato ad avere paura, finché non ho sentito un gran bruciore alla gamba, ed era il gatto che si era infilato sotto la coperta, fra le mie gambe e unghiava perché ho cominciato a scalpitare e gli ho messo paura. Proprio come fanno i morti quando cominciano a muoversi.

da un qualunque venerdì

Ma il levante adolescente
lui rimane dalla parte del sangue
spingendo il cappero alla conquista dei castelli
di origano c’inonda di pasque e di limoni
convince il fico a riaprire il dolce sesso
l’aglio ad essere soprattutto se stesso.

È così
che da un qualunque venerdì
spunta la Festagrande del dolore
le litanie diventano linguine
e fiumi scorrono di cere e di rosolii
in memoria di quando si sognava a due colori
che bastava un fischietto a battezzarci uomini.

Lino Angiuli, Giorni di festa, Schena

giovedì 25 ottobre 2018

lo spettacolo sociale

Ripensavo a ciò che mi ha detto ieri un ragazzo, che le tematiche sociali ormai hanno fatto il loro tempo, annoiano, e che bisognerebbe puntare maggiormente sulla fiction. Per certi versi concorda, per altri si allontana con quanto osservavo stamattina: la diffusione di un video virale realizzato da This is Racism contro la politica discriminatoria della Lega, e il recente successo del film su Stefano Cucchi. In altre parole, non è vero che in Italia il discorso sociale sia superato o non si possa affrontarlo artisticamente, però lo si può affrontare nella sola misura in cui se ne può fare un film. Insomma, forse è vero: per parlarci dei nostri problemi servono meno scrittori e più sceneggiatori, così come avevano già intuito personaggi come Pasolini o Elio Petri nel suo sodalizio con Sciascia. Mi chiedevo perché succede, e la prima risposta che mi è venuta in mente, ma potrei sbagliarmi, è che è un retaggio della cultura della Chiesa in cui siamo cresciuti, quella in cui si allevava il popolo analfabeta alla Parola non attraverso la lettura della messa (che era in latino fino a metà del secolo scorso) ma attraverso gli affreschi nelle chiese, che ricordiamo stanno lì non per fare arredo, ma per istruire attraverso la “messa in scesa” di alcune storie. Mi pare lo stesso concetto, lo stesso tipo di cultura visiva. Lì dove mancano i mezzi o la voglia necessari al lavoro di astrazione che ti può richiedere un testo, lì arriva il cinema, il video, che quel lavoro lo fa a monte, sintetizzando il tutto in poche immagini precise ed emotivamente coinvolgenti: perché, si sa, il tema sociale, per essere uno spettacolo efficace, prima di indignare deve soprattutto commuovere.

mercoledì 24 ottobre 2018

la nuda verità

Un ragazzo che scrive (ma al quale, puntualizza, non importa nulla di pubblicare) mi dice senza peli sulla lingua: “Non ci trovo nulla di speciale nel tuo concorso. La pubblicazione gratuita dovrebbe essere garantita a prescindere da un editore serio, e la tematica sociale è scontata, lo fanno tutti, basta col sociale, non se ne può più! Che stanno tutti male lo sappiamo già. Dovresti pensare ad altro, secondo me.” Tipo? “Pensa ai nuovi linguaggi, il libro ormai è un oggetto superato, la poesia è obsoleta, è roba per vecchi. Io al posto tuo farei un concorso per scrittori di fiction o di anime, e metterei in palio, per cominciare, quattro o cinquemila euro. Così diventa un concorso serio.”

lunedì 22 ottobre 2018

delegittimare

Ne parlavo l’altra sera con un amico. Con buona pace di molti, uno degli aspetti più seri della crisi editoriale italiana è che, venuto meno, o meglio ancora delegittimato qualsiasi apporto critico alla questione letteraria, dunque rimanendo in questa sorta di limbo dove tutto è, o potrebbe essere, letteratura, si finisce per affidarsi a dei modelli certi, precostituiti, l’usato sicuro. Dunque non si cerca più la Letteratura, ma il Letterario, non più la Poesia, ma il Poetico. Si rischia, così, non solo di premiare il già detto, promuovere la fuffa, contribuendo alla diseducazione del pubblico, e quindi all’abbassamento culturale del Paese, ma anche di promuovere un tipo di ricerca stilistica in cui la novità non solo è inibita o guardata con sospetto, ma addirittura osteggiata con uguale forza delegittimante. Che poi sarebbe un modello attualizzato della Critica comunista, ma senza alcun alibi ideologico.

mercoledì 17 ottobre 2018

dall'oblio

Come credo succeda ai tanti romantici innamorati degli sfigati del rock, ho sempre avuto un debole per quelli che, pur avendo “tutte le carte in regola per essere un artista”, per vari motivi, sfortuna o una fragilità estrema, non ce l’hanno fatta, hanno inciso un disco o due poi sono tornati nell’ombra o si sono completamente autodistrutti, lasciando dietro di sé solo delle tracce del loro passaggio. Alcuni, come Nick Drake o Bill Fay, verranno riscoperti e poi osannati come geni incompresi, ma dei tanti altri passati e dimenticati senza speranza, i vari Judee Sill, Karen Dalton, David Wiffen, Jackson C. Frank o Jake Holmes, che sarà mai? La storia non fa giustizia di nulla e di nessuno, però, come scriveva Montale, lascia “sottopassaggi, cripte, buche e nascondigli”. Proprio oggi ho scoperto l’esistenza di Tia Blake, folksinger americana giramondo che incide il suo primo disco quasi per caso, a Parigi, dà un solo concerto, poi sparisce nel nulla. Di lei resta quest’unica incisione che è una raccolta di undici standard folk nel solco del primo Dylan, ma chiaramente influenzati nel suono dalla nascente scena del folk revival inglese. Non è un album rivoluzionario, ma è abbastanza luminoso e piacevole da volerne condividere un pezzo, stasera, prima di farla ritornare nell’oblio.

martedì 16 ottobre 2018

la cosa più vicina...

Pensavo che alla fine, per molti di voi, sono la cosa più vicina a un poeta che vi capiterà mai di incontrare. Poteva andarvi peggio. Poteva andarvi anche meglio, però.

lunedì 15 ottobre 2018

il testamento dell’avvelenato

Una delle sorprese più belle derivate dalla lettura di Bob Dylan, pioggia e veleno di Alessandro Portelli (Donzelli 2018), è stata scoprire come l’archetipo più antico della celebre A Hard Rain’s A-Gonna Fall di Bob Dylan non sia, come credevo, Lord Randal, ballad scozzese le cui tracce arrivano ai primi del ‘700, ma una canzone italiana più vecchia di circa un secolo, chiamata Il Testamento dell’avvelenato, da cui Lord Randal e decine di varianti sparse per l’Europa derivano a loro volta. La prima testimonianza scritta del Testamento risale alla Verona dei primi del ‘600, ma la canzone potrebbe essere ancora più vecchia. Nella stessa si narra l’ultimo drammatico dialogo fra una madre e suo figlio, avvelenato dalla donna che ama. Il figlio, che è evidentemente il signore della casa, viene interrogato perché faccia testamento e indichi cosa lascerà a lei e ai suoi fratelli prima di morire. Qui è cantata da Sandra Mantovani.

faccia tosta

La faccia tosta di Salvini che parla al tg della lotta ai "furbetti" che frodano le mense scolastiche, quando la Lega si è imboscata 49 milioni di euro alla luce del sole, giuro non finisce mai di scandalizzarmi.

il poeta disperato

Viene a trovarci il giovane poeta disperato. Ci dice: sono depresso, la vita è un inganno, tutto è dolore, non ci salveremo. Lo ripete così tante volte che la simpatia umana a un certo punto di trasforma in fastidio e noia. No, non ho detto gioia (volesse mai il cielo che, disperato com’è, si offenda), ma noia noia noia! Con finto pudore ci passa le sue poesie, disperate come poche, aggiunge. Sono degne di essere pubblicate, ci dice, anche se forse nemmeno voi potrete capirmi, del resto chi può? Mio fratello, che è lì con me e non ama la poesia, ma a furia di frequentarmi qualcosa ne ha capito, dà loro un’occhiata, sbuffa, poi di scatto si alza, afferra una raccolta di Pessoa che è sul tavolo, gliela mette in mano e gli dice: Tieni, leggilo, vergognati di te stesso, e ripassa fra dieci anni.

sabato 13 ottobre 2018

mi dà fastidio se dici «poeta»

Mi dà fastidio se dici «poeta»
con l’ironia che batte
affettuosa e puntuale sul dente.
Mi appare desueta
formula di perdono
a ribadire ciò che non sono
più per te: un uomo la cui parola
ti ha portato fortuna.

venerdì 12 ottobre 2018

cos'hanno da dire


A mio padre manca il senso della nostalgia, gli piace perdersi in aneddoti, ma solo per il gusto di raccontare, di fatto gli frega poco o nulla di storie sepolte, vecchie amicizie o perduti amore. Lui guarda avanti. È uno di quelli che, per dire, se passano in Tv un vecchio film in bianco e nero, subito comincia a sbuffare perché si cambi canale. Non importa che sia bello, magari un classico, che vinca nel confronto con la più stupida commedia a colori dell’anno scorso o con la serie Tv del momento. Lui dice sempre: «Sono morti, sono tutti morti, basta con questa roba antica, troviamo qualcosa di nuovo». Spesso glielo rinfaccio: «Vedi che ci sono dei film che saranno pure roba antica, ma vincono su tutto, sono senza tempo». Lui, barricato sulle sue convinzioni, mi risponde così: «Lo sai, a furia di star dietro ai morti, certe volte smetti di ascoltare cos’hanno da dirti i vivi».

scandalo

Tutti a parlare dell'acqua della Ferragni che costa 8 euro ed è uno scandalo. Per me lo scandalo vero è che i miei libri costano uguale ma nessuno li compra perché sono troppo impegnati a vedere cosa farà la Ferragni.

mercoledì 10 ottobre 2018

dopo un sogno

«Rapita da un altro in mongolfiera
ti ho vista volare lontano».
«È evidente, non mi tenevi la mano.
Non devi nemmeno stringerla forte».

sabato 6 ottobre 2018

la poesia è una terra straniera

Ne parlavo poco fa con un amico, uno che legge un sacco peraltro. Gli dicevo: “possiamo parlarne quanto vogliamo ma credo sia pacifico che le opere letterarie più alte e innovative del ‘900 in Italia sono state dei libri di poesia, sono pochissimi i romanzi – due, tre? – che stanno alla pari con Le occasioni, Gli strumenti umani, Il franco cacciatore oppure Onore del vero, per dire i primi che mi vengono in mente”. “Sarà sicuramente vero, mi risponde, però io non ne ho letto nessuno”. Ed ecco il problema, il motivo per cui ho già perso in partenza la mia battaglia, perché per quanto meraviglioso possa essere il campo in cui mi muovo, è come se fosse una terra straniera: un territorio esplorato, raccontato con accenti meravigliati, ma nella sostanza ceduto da tempo ai barbari. È come parlare latino a scuola, o come venire a vivere qui dal Sudamerica decantando gli scrittori migliori di quel continente in un paese per cui alla fine sono soltanto dei nomi esotici.

venerdì 5 ottobre 2018

l'abbandono

Da quando gli è morta la moglie
di Martino in campagna non si vede più traccia.
Una volta accudiva gli alberi come dei figli
dall’alba fino all’ora di pranzo e poi rientrava
traboccante di mele. Adesso ha scelto
di accudire il silenzio della casa
nel ricordo un po’ spaesato del suo amore
ma tornare alla vita gli costa troppo.
Ammettere che la vita può riprendere
sarebbe tradire la memoria della donna.
Lei che vive in lui che muore in lei
un giorno alla volta. Chi è vedovo dei due? Fuori
restano le mele che cadono e fermentano, marciscono
imbevendosi di piogge sulla terra indurita.
Risplendono nei colori autunnali con una tale gioia
che ti stringe il cuore. Ma nemmeno i poveri
si prendono la briga di raccoglierle.
Una mela è frutto del passato.
E soltanto mio padre quando passa
ne riempie una piccola cesta con discrezione
ché si addolora per tanto spreco.

io sto con la carfagna (?)

Mi è appena successo di vedere questo video di un bisticcio di un paio di giorni fa fra la Carfagna e Salvini con la prima che, da vicepresidente della Camera, riprende il secondo che fa ironia tendenziosa sul Parlamento (e a proposito, è una cosa lecita?). E mentre lo vedevo mi sono accorto di parteggiare per lei, di stare dalla sua parte contro di lui. In tutto questo ho realizzato di essere entrato ormai nel paradosso politico (o compromesso morale) che per oppormi a una forza assolutamente negativa come per me è Salvini, mi può capitare di schierarmi dalla parte di una forza altrettanto negativa o comunque non positiva come per me è la Carfagna. Non è per niente una bella sensazione.

giovedì 4 ottobre 2018

fellare

Capire di non aver capito nulla. Io pensavo che "lesbica" fosse una cosa, invece scopro che era esattamente il suo contrario. Per fortuna che ci sono i libri per tirarci fuori dall'oscurità dei nostri luoghi comuni. (Nello specifico: Bruno Gentili, Poesia e pubblico nella Grecia Antica, Feltrinelli)

post scriptum

Qualcuno gode nell’orto
la sua ora di delizia,
qualcuno forsennato
scrive versi tra le ceste di noci,
qualcuno raschia il tartaro dalle botti
nei sottani. A mezza età
il poeta sopravvive. La sua fortuna
durò un soffio, un lampo
la sua grazia.

Leonardo Sinisgalli

mercoledì 3 ottobre 2018

incazzarsi

Quando uscì la mia ultima racconta di poesie, due anni fa, in molti mi dissero che non capivano tutta quella rabbia, quella acredine. A me, ogni volta che guardo un tg (ieri era l'arresto di Lucano, oggi l'ergastolo per sei giornalisti in Turchia e Traini che dice che lui non è razzista, sono gli altri a essere negri), a me ogni volta piglia l'identica rabbia di allora, sono dieci anni che mi incazzo e mi faccio il sangue amaro per tutto, senza speranza di migliorare, e non capisco come faccia a non incazzarsi chi si informa anche solo un minimo su come vanno le cose.

martedì 2 ottobre 2018

ambizione

Dovrei essermi abituato ormai, ma ci resto sempre male quando, soprattutto i più giovani che mi contattano, non capiscono perché rifiuto i loro manoscritti consigliandoli di aspettare a pubblicare. Ogni volta ringraziano a denti stretti e qualche volta, delusi, nemmeno rispondono, però finiscono sempre per pubblicare con qualcun altro di lì a poco. E si rifiutano di capire che se non li pubblico, ma perdo tempo a scrivergli, non è per infierire sui loro difetti, ma per dinfenderli da persone che potrebbero approfittarsi di loro facendo leva sulla loro ambizione che, posso dirlo per esperienza, raramente li porterà da qualche parte.

per lucano

Salvini dice: "Chissà cosa diranno adesso i buonisti". Io che sono buonista, dico che fra molti anni, quando chi è al Governo e chi lo segue sarà nulla più che un brutto ricordo, Mimmo Lucano verrà ancora considerato uno dei veri eroi di questo Paese. Perlomeno uno che ha indicato una alternativa concreta al problema dell'immigrazione, ai tanti che non fanno che lamentarsi ma il cui unico sforzo è quello di ringhiare e mordere come fanno i cani contro chi pensano gli ruberà l'osso. Da politico, lotta a modo suo per eliminare la povertà con più convinzione e meno slogan dei tanti legiferanti. Da uomo, accoglie anche l'ultimo dei poveri, si batte per lui o per lei con un coinvolgimento personale di cui non sono capace, ma che gli ammiro. Coinvolgimento che poi è il vero messaggio del Vangelo: in uno stato cattolico com'è il nostro, Lucano è più italiano di molti italiani.

una foto di maurizio martorana

domenica 30 settembre 2018

l'ultima foto dell'estate

crudeltà

Stamattina mi sono fissato sulla crudeltà. Poco fa pensavo a quanto è potente il modo, assolutamente diverso per ciascuno, in cui ogni singolo individuo vede il mondo. Così, sullo stesso pianeta, può capitare che ci sia gente come Glenn Gould, che quando suona Bach è come se stesse suonando l’aria, lo fa con una intensità che è come se riuscisse a farti vedere ogni singolo atomo di bellezza che c’è intorno. E poi c’è gente – lo leggevo ieri – che senza un apparente motivo lega le zampe a una cane, gli infila la testa in un sacco e lo abbandona per strada a morire soffocato. Che, nel mare di cattiveria che c'è oggi nel mondo, uno potrebbe farla facile e dire: “Sono degli imbecilli, oppure, sono degli stronzi!” Ma io aggiungo, anche da stronzi ce l’avranno una visione delle cose. Non riesco a smettere di pensarci, forse perché vorrei ma non riesco davvero ad arrivarci: Che cosa vedono delle persone così? Come lo sentono il mondo?

lillus diabolicus

Mi dicono che sono diventato spietato nella scelta degli autori da pubblicare, che sto falcidiando peggio che se fossi il tristo mietitore in un film dei Monthy Python. Infatti, lo confesso, il mio scopo nella vita è pubblicare soltanto poeti geniali per poi ucciderli (meglio se avvelenati) e vivere da nababbo coi diritti che maturerò dalla pubblicazione delle loro opere postume.

sabato 29 settembre 2018

una foto che mi ha fatto tonio giordano


a jatt’a mégghje

A jatt’a mégghje
fèsce «gnac!» agne demméne
ca vuole díscere «Jí stoche ddò
tuccheme Ci’»
ca vuole ca te mùve pi carèzze.
Ce pièsce aquanne a tucche
riète i rècchje
o minze i jamme – chèra mucettazze! –
i pìgghje u muse ce nan ce dè a dènzie.
Tanne se métte riète a porte
chiangènne «Jí me ne voche, jí me ne voche!»
cume a megghière ca vuole jésse.
O stè ddè modda modde
sópe u tappéte aspettanne
ca scrèsce a sciurnète.
Fèsce a uàrdie a’ chèse e o patrune
cume a patrone ca jè
a jatt’a mégghje.


LA GATTA MIA. La gatta mia | fa «gnac!» ogni mattina | che vuole dire «Io sto qua | toccami Ciccio» | che vuole che ti muovi con le carezze. | le piace quando la tocchi | dietro le orecchie | o in mezzo alle gambe – quella sporcacciona! – | e prende il muso se non le dai attenzione. | Allora si mette dietro la porta | piangendo «Io me ne vado Io me ne vado!» | come la moglie che vuole essere. | O sta lì morbida | sopra il tappeto aspettando | che finisca il giorno. | fa la guardia alla casa e al padrone | come la padrona che è | la gatta mia.

venerdì 28 settembre 2018

ciclostilo

Quanta “nostalgia” può suscitare, se confrontata al nostro modello editoriale (ma ti pago o non ti pago, e tu cosa mi dai?), la Russia comunista dei poeti di Limonov, dove i libri passavano sotto censura e si ciclostilavano i propri scritti in poche copie clandestine da far girare fra gli amici, e il segno più deciso del successo arrivava quando qualcun altro ciclostilava le tue poesie per farle leggere in giro.

domenica 23 settembre 2018

negare sempre

Stamattina mi sono accorto di essere stato ribloggato su un sito del tipo: "Le frasi d'amore più belle" nella sezione: "Le frasi d'amore più belle da scrivere su uno striscione per farsi perdonare un tradimento". Sono rimasto a bocca aperta: sono queste, dunque, le immagini che esprimo con le le mie poesie? Chiassose, eclatanti, un po' smargiasse e in chiara flagranza di reato? E io che ho fatto una fede del motto: "negare sempre, anche di fronte all'evidenza", ora che figura ci faccio?

sabato 22 settembre 2018

vergogna

Mi capita spesso di dovermi scusare, con grave imbarazzo, per l'intemperanza, l'arroganza e talvolta la grettezza di molti poeti con persone semplici che i libri di poesia non li hanno mai letti e dunque non sanno nemmeno di che si sta parlando. I poeti, con la presunzione tipica di chi non conta nulla su questa terra, spesso sono scortesi, inaffidabili oppure, se il soggetto di fronte è sessualmente appetibile, molesti. "Chi cazzo è quello?" mi chiedono le persone semplici. "Lasci perdere, è un poeta" dico io arrossendo e vergognandomi per loro. "E tu, invece, chi cazzo sei?"

venerdì 21 settembre 2018

nipote

Quel giorno in cui ti scrive tuo nipote, che è una vita che ti segue passo passo, e ti dice: "Ho il libro del secolo da proporti". Meraviglioso, dico... "Vedrai, però non te la devi prendere, ha dei toni un po' gogliardici, ma devi essere largo di vedute come sei sempre". Mi devo preoccupare? "No preoccupare, no, però se ti fidi vedrai che spacca! Ti fidi?" Io mi fido. Manda! Mi manda il libro. Titolo: PORCO ZIO. Annamo bene.

intercity

L’altro giorno leggevo Intercity, meravigliosa poesia di Lello Baldini che dà il titolo e conclude la sua ultima raccolta. La poesia col suo solito taglio svagato e fintamente leggero, racconta il tentativo fallito di un uomo di organizzare un viaggio coi suoi amici: l’uomo alla fine prende il treno da solo per accorgersi che sull’intero convoglio c’è solamente lui, unico viaggiatore di quell’ultimo viaggio che chiude il suo lavoro e la sua vita. È il rovesciamento parodico, a mio avviso, della più conosciuta delle poesie di Giorgio Caproni, Congedo del viaggiatore cerimonioso, in cui alla fine di un lungo viaggio in treno, assieme una variegata compagnia di persone che condividono lo scompartimento, il protagonista li saluta uno per uno prima di scendere, perché giunto a destinazione. Per certi versi è una citazione pungente, visto che fu proprio Caproni, quando Baldini vinse il premio Viareggio nel 1988, a contestare quella vittoria, dichiarando che quella usata da Baldini era una lingua “ignota”. In questo caso, la poesia ignota di Baldini è ancora più amara di quella del rivale. Di fronte all’accettazione fatalistica, già quasi nichilistica di Caproni, l’ultimo viaggio di Baldini ci dice che nessuno potrà mai capire com’è indirizzarsi alla morte, perché nella nostra vecchiaia, per quanto rassegnata possa apparirci, noi siamo soli, completamente soli, privati persino di un capotreno, o del macchinista, e per questo, nella sua incapacità di comprendere quella corsa vana verso il nulla, quello spreco – «sono diventati tutti matti? un treno solo per me?» – è il commiato comico di una disperazione insanabile per il destino dell’uomo. 

A parte i due sopra citati, un altro libro che ho letto sui viaggi in treno come "vuoto a perdere" è La vicevita di Magrelli. Mi chiedevo, ce ne sono altri nella poesia italiana? E se sì, me li potete indicare?

lunedì 17 settembre 2018

nella lingua del mio paese...

…Nan ce stè na paruòle pe díscere
chire cose ca t’à sunnéte
ca t’à kjangiute pe tott’a vite
i l’àkkje arriète a demmène jínt’u litte
a lésce poésie ca u sole è jalte
ma tu nan t’azéte – stè ddè a fessè a lúsce
ca sépe d’i mure allattète tanne i tanne.

Trad.:

Nella lingua del mio paese…

…Non c’è una parola per dire
quelle cose che ti sei sognato
che hai rimpianto per tutta la vita
e le ritrovi la mattina nel letto
a leggere poesie che il sole è alto
ma tu non ti sei alzato – stai là a fissare la luce
che ha il sapore dei muri allattati lì per lì.

sabato 15 settembre 2018

se richiamati alla festa

Chi di voi si comprerà Giovanni Laera
chi s’innamorerà di Pietro Gatti
o Lino Angiuli, la terra mia aspra
che bazzica una lingua dura e lenta
che cova silenziosa fra i rovi.
Dove va della poesia voce ch’è morta
alla lingua dei paesani.
E chi di noi farà la storia nel ricordo
dei vivi che vanno all’assalto del tempo
dei poeti, se richiamati alla festa,
ma non sanno più distinguere il minuto
dall’attimo che sfugge, è già perduto.

venerdì 14 settembre 2018

candid camera

Così tanto tempo che non mi arrivava una convocazione per un colloquio di lavoro, che quando oggi me n'è arrivata una ho avuto quasi paura che fosse uno scherzo e continuavo a guardarmi intorno cercando la candid camera.

mercoledì 12 settembre 2018

tutta la roba che mi son scordato

Mi son scordato di quando
mi vergognavo di me
e pisciavo nel buio
nell’orinale
ed era come parlare
il dialetto
mi vergognavo
ch’era il parlare della serva
la vergogna
per quella sua faccia rozza
che non volevo vicino
nemmeno in corriera
quando s’andava al mare
con tutta la famiglia.
Mi son scordato
che ho sparato a un gatto
ch’è andato a morire in un buco
in mezzo all’orto,
che ho fatto un sorriso
ai potenti
ma a Finotti niente
nemmeno una parola
ché io non ero buono
o forse non ci ho badato.
Mi son scordato
persino dei miei nonni
che passavano la domenica da soli
seduti sulla cassapanca
nella loro casa vuota.
Mi son scordato anche del babbo
che se era un disgraziato
mi ha portato
una volta da bambino
per quattro miglia in braccio
in cerca d’una bambola.
E mi son scordato la voce
di mia mamma
che diceva
“te e la puttana che ti ha fatto”
e ora è da scemi se la cerco
nel buio delle stanze
sotto gli specchi
che fan paura la notte
e nei cassetti, fra i panni
nei suoi occhiali
senza una stanga,
nella dentiera
dove si aggrappa a un segno
simile al sangue
ch’è di plastica rosa;
un segno che mi par dire
che io le sono stato lontano
per tutta la vita.

(Nino Pedretti, Al vòusi, Einaudi, traduzione mia)

la luce

Di nuovo mi accorgo, mentre passo e guardo il nuovo bellissimo condominio che sorge di fronte all'Ufficio postale, che ciò che salva davvero le nostre periferie dalla loro disordinata bruttezza è la luce. Questa luce che vibra in ogni cosa e le ravviva. Altrimenti, se togli la luce, e per quanto sia bella la casa, a uno che vive lì cosa resta? La meraviglia del traffico dell'ora di punta su via Alberobello (da una parte)? O l’anonimato senza scampo di via Almirante (dall’altra)? E tutti giurano che il paese è bello. Ma io dico che è la luce che cambia le cose, che le rende migliori. Lo sa bene chi vive lontano. Ma provate a immaginare questo paese (questi paesi intorno) con il cielo perennemente grigio, o bianco, e vi verrà da piangere. Ecco, certi giorni ci penso, e penso che in fondo siamo fortunati ad avere questa luce, e anche che la luce sia di tutti, non si possa lottizzare.

martedì 11 settembre 2018

piero

”Piero era un egoista mostruoso, ma anche un genio. In quel momento l’RCA voleva il monopolio sulla musica e prendeva tutto quello che poteva valere. Io andai da Ennio Melis, dirigente, e mi disse: ma non c’è qualcuno, uno buono, che può valere? Sì, te ne porto uno io… bravissimo, straordinario, eccezionale! E gli raccontai della gran balle. Ma è affidabile? Come no! (Piero affidabile, buonanotte!) Allora arrivammo lì e cominciammo a parlare, lui bravissimo, perché era anche sano in quel momento. Facciamo un contratto, insomma gli feci avere, nel ’64, due milioni e mezzo, una cosa pazzesca d’ingaggio. Gli dissero: passa poi per i soldi, e lui, no no subito! Pretese subito i soldi. Prese i soldi. Uscimmo dall’RCA, Piero mi guardò e disse: Oh Gino, glielo abbiamo buttato nel culo. Prese i soldi, e sparì per tre anni.” 

(Gino Paoli)

lunedì 10 settembre 2018

la ragazza turca

Sei egocentrico? Sì che lo sei – si risponde da sé.
Non sei poetico. E questa è la prima e principale
cosa bella di un uomo. Mi piace l’uso bipolare
che fai delle parole. E come sei capace di dire

con uguale leggerezza «gattina» o «baldracca».
Ma cosa pensi di una donna dalla pelle olivastra
né bianca né schiava ma in cerca di casa di patria
d’Oriente? E che tipo di donna credi io sia?

Ingenua o misteriosa? Curiosa? Distratta? Una
per cui l’amore è talento. Una che non sento
amica. Una che ti dice di sì, così. Vai o resti?
Posso farti una domanda sui tuoi sogni?