martedì 13 novembre 2018

stimoli

Ho letto questa cosa di Salvini che vuol togliere valore legale alla laurea e mi sono ricordato (per l'ennesima volta) che non ho mai ritirato la mia, che giace ancora in qualche sgabuzzino dell'Università. In quindici anni non me l'hanno mai chiesta, né io ho mai avuto bisogno di mostrarla. Non sto dicendo che ha ragione lui, anzi, però dipende sempre dall'uso che se ne vuol fare. Una mia amica, ad esempio, la teneva incorniciata in bagno, proprio sopra il cesso, così poteva guardarla per darsi lo stimolo ad andare avanti ogni mattina.

lunedì 12 novembre 2018

paternità

Mio padre: I migliori anni della mia vita li ho vissuti fra il 1960 e il 1980...
E dopo? 
Mio padre: Dopo siete arrivati voi...

domenica 11 novembre 2018

penso come un fiore

Penso come un fiore
riposto nel mio loculo
annego nel giallo vittorioso.

Avendo voglia d’un po’ di cielo
ho assunto un vestito di sale.
Sono in overdose da dolore.

[11/11/1998]

per i piccoli della poesia

Oggi riflettevo sul fatto che, almeno per i piccoli autori ed editori della poesia come siamo, (forse) i premi più seri sono quelli piccoli con quota di iscrizione. I premi grossi e gratuiti, infatti, tendono a premiare i soliti nomi che fanno curriculum per ricevere fondi. E questo mi faceva pensare a questa piccola contraddizione: al fatto cioè che, all’opposto, è ormai opinione comune che gli editori più seri in poesia sono quelli piccoli e gratuiti. Quindi che succede? Che molti piccoli autori cercano piccoli editori seri con cui pubblicare gratis per poi iscriversi a piccoli premi seri a pagamento e riceverne le conferme che dai premi grossi e gratuiti così come dalle grandi case editrici a cui ambiscono non riceveranno (forse) mai.

sabato 10 novembre 2018

umiltà

L’ibuprofene ai suoi abbonati insegna
che non c’è cura a un’emicrania ben riuscita.

due poeti

La mancanza di senso critico di taluni poeti non finirà mai di stupirmi. Vedi quello che si definisce "strano e sperimentale" a cui consiglio di leggere Zanzotto per fargli capire delle cose e mi risponde serio: "Ecco, lui è quasi come me". Allora preferisco quelli come il professore in pensione che è venuto a trovarmi in studio per propormi il suo libro in abusato stile ungarettiano, ma quando scopre che prima qui c'era la macelleria di mio padre, con tanta ironia mi dice: "Allora siamo andati in perdita, che se c'era tuo padre nu stùzze de carne ci arrivava, invece ddò coi libri c'jème a ffè?". E ci siamo fatti una risata.

la canzone della mia vita

Per quanto io facessi non era mai abbastanza, diceva che ero pigro, rispondevo che ero giovane. Chiedeva: «Quante canzoni hai scritto?». Neanche una, però mentivo e rispondevo: «Dieci». «Non resterai giovane in eterno, dovresti averne scritte quindici, è lavoro».

giovedì 8 novembre 2018

la legge bacchelli per beppe costa


Trovo doveroso e giusto, in un Paese che si fa vessillo di frasi ambigue come "aiutiamoli a casa loro" aiutare a casa sua, la nostra stessa casa, uno dei nostri poeti, uno che ha dedicato la sua intera vita a sollevare i cuori attraverso l'uso della parola e dei libri, che sembrano ormai sempre più oggetti alieni, caduti sulla Terra dal cielo, tanto affascinanti quanto incompresibili. Lo trovo moralmente imprescindibile. Perché non è vero, come diceva Moravia, che di poeti ne nasce uno ogni cento anni, però non sono tanti, e di quei pochi che abbiamo dobbiamo prenderci cura. 

E di seguito una sua poesia: 

quanta tenerezza e follia insieme 
dolce l’odore si insinua e prende 
e resta fra le mani nella mia notte insonne 
mentre ti guardavo sognare intrecciavi le dita 
alle mie scostando con dolcezza i tasti 

cos’è naturale amarti allo spasimo 
o vederti ridere di gioia? 

cos’è naturale vestirmi come un frate 
alla tua chiesa? 
e confessare a te tutti i miei peccati 
di averti presa tutta la notte 
di scivolare dentro il tuo destino 
di sentirti sospirare tutto il tuo piacere? 

cos’è naturale averti addosso pelle contro pelle 
avere i tuoi colori dentro gli occhi 

quanta tenerezza 
sentire il tuo respiro mischiato al mio 

cos’è naturale, forse innaturale amarti 
come sarebbe possibile avere il tuo pensiero 
averti tutta mia senza scadenze 

cos’è amore mio, non lo so 
tu sei cosciente 
tu quando ami non è tanto per dire 
tu dici amore non per trasgredire 
tu, se mi chiami amore, 
lo dirai per sempre... 

Beppe Costa

mercoledì 7 novembre 2018

al lettore

Ogni mio libro lo scrivo
col sangue. Ci intingo
il pennino e ne siglo
la dedica in nero.

martedì 6 novembre 2018

dopo la fiera

Mi pare, ma ogni fiera ormai me lo conferma, che si stia diffondendo il grosso equivoco che NO EAP sia, a prescindere, sinonimo di qualità. Che il fatto che l'autore venga garantito in fase contrattutale dia al libro una sorta di bollino blu di garanzia per il lettore. Non è così. E con questo non sto difendendo l'editoria a pagamento, però, va detto a onor del vero, che ho visto libri di editori che sono dichiaratamente a pagamento, che sono belli, fatti bene, libri che, diciamolo chiaramente, spesso ne stampi 200 copie e se ti va bene ne vendi 15; e, di contro, ho visto libri di fieri editori NO EAP che, per dire pane al pane, fanno cagare, per come sono fatti i libri (e qualsiasi cosa se ne dica grafica, font, impaginazione, copertina, qualità della carta FANNO il libro, se ti piace il libro, altrimenti non si capisce perché non ti scarichi un ebook) ma anche perché propongono autori che letteralmente non andrebbero pubblicati, ma lo sono 'anche' perché, pur essendo pessimi scrittori, sono ottimi rivenditori di carta igienica e l'editore (qualsiasi cosa se ne dica) dovrà pur mangiare, oltre a pagare quelle cose insulse e altamente anticulturali che sono le bollette, gli stipendi. Non ci prendiamo in giro, questo è il sistema delle Major, delle grosse case editrici che pubblicano 5000 porcate e 20 buoni libri per pagare gli stipendi di tutti. E io non so dire se è giusto o sbagliato, non ho una soluzione per questa cosa, non sono nessuno per parlare agli altri né per dare loro delle lezioni morali; ancora di più, io pubblico poesia: ciò significa che non ho nemmeno una seria competenza, una visione del mercato editoriale, come ogni fiera dolorosamente mi conferma, e che ho scelto il fronte sbagliato su cui lottare, quello dove non c'è lieto fine e sai già che morirai lottando (la legge Bacchelli in questi giorni invocata per Beppe Costa un giorno, se mi andrà bene, toccherà richiederla anche per me). Però mi chiedo, e questo lo domando anche al lettore, che è COMPLICE di questo sistema, e non può fare finta di nulla, non assumersi le proprie responsabilità: quanto è etico "non far pagare l'autore" per poi diffondere della pessima letteratura? Quanto è etico sollevare un libro dal tavolo, sfogliarlo, rendersi conto che è buono e poi rimetterlo sul tavolo per passare a qualcosa di più facile, senza mettere nemmeno in discussione il fatto che così si contribuisce allo sfacelo?