sabato 24 agosto 2019

appunto

Quando si dice che in Italia si pubblicano troppi libri, ricordati sempre che si sta parlando anche del tuo.

amore. inutile finestra

l'errore

Leggere Difesa berlinese e notare e apprezzare incredibilmente come, per Bordini, l'errore, persino il più comune refuso, sia comunque parte dell'azione dello scrivere e vada per questo non censurato ma trattenuto nel testo, perché necessario alla sua esperienza.

venerdì 23 agosto 2019

appropriazione indebita

Uno che mi ruba una foto e la ripubblica facendola passare per sua. Lo sgamo e quello, con vera classe, si giustifica dell’appropriazione indebita citandomi Il postino di Troisi: la fotografia non è di chi la fa, ma di chi gli serve. Va bene. Ma continuo a chiedermi: se nel film la poesia rubata a Neruda serviva a farsi la Cucinotta, tu, con la foto mia, chi è che ti devi fare?

giovedì 22 agosto 2019

bolsonaro

BOLSONARO sono quasi sicuro che presto diventerà un aggettivo, qualcosa di molto spregiativo con cui verrà indicato un nuovo tipo di delinquente, l’assassino ambientale su scala planetaria, uno che se gli dici di pensare al benessere o al futuro del pianeta ti ride in faccia perché sono concetti troppo fumosi per uno come lui, oppure ti risponde dandoti del bugiardo. Quando incontrerai una persona così, da domani potrai dirgli che è un “bolsonaro” come pochi. E poi sputagli in faccia anche da parte mia.

mercoledì 21 agosto 2019

democrazia liquida

Nella miriade di pro e contro che ha collezionato in questi giorni, devo dire che a me Conte sta simpatico, mi stava simpatico già da prima di ieri, perché nella mia testa sintetizzava il meglio e il peggio dell’idea da cui era partito il M5S: sostituire una democrazia dal basso, non proprio diretta ma quasi (col rischio concreto di derive populiste), a quella dall’alto, rappresentativa, che era invece espressione della prima repubblica. L’idea era nobile, i risultati scarsi come si è visto, mancando l’accortezza e le competenze necessarie. Così in Conte c’era il meglio perché, proprio nell’anonimato politico che molti gli rimproverano ha mostrato, invece, quello che una persona comune, onesta perché politicamente sconosciuta, può fare una volta che gli danno il potere in mano; cercare dunque di tenere insieme i pezzi, come può, e una volta sopraffatto dal sistema uscirsene con un discorso fichissimo contro il cattivo di turno (Salvini) proprio come succederebbe nella scena madre in una commedia italiana. (Solo in Italia c’è una tale confusione fra realtà e letteratura, probabilmente perché, anche se non andiamo più a teatro, la nostra rimane una cultura fortemente operistica). Ma in Conte c’era anche il peggio perché nel momento in cui si è “svegliato tardi” – come tutti gli hanno rimproverato – ha invece dimostrato un indefesso attaccamento a metodi che sono propri della prima repubblica: quello, ad esempio, per cui se anche non sono d’accordo con ciò che succede nel mio gruppo di potere io sto zitto e vado avanti, turandomi il naso, per il bene del gruppo; che era una pratica cara alla politica di inquadramento dei partiti (da DC a PCI) ma che invece sembrava apparentemente aliena a quella frontale e di rottura dei M5S. Salvo poi rendersi conto che i Cinquestelle, da sempre, usano gli stessi metodi di tutti gli altri partiti: o sei in linea con la dirigenza oppure sei fuori. Proprio come nel PCI. Ma allora dov’è la differenza? (Va detto, per par condicio, che Renzi che ridicolizzava pubblicamente Fassina – chi? – per il suo disaccordo non era da meno degli altri). Ecco, l’esperienza di questo Governo, che ha promesso tanto ma non ha risolto – per impotenza e non per malafede, e non so cosa sia peggio – uno solo dei nodi cruciali su cui aveva costruito il proprio consenso, mi pare sia stata utile perché ha dimostrato che in Italia non è possibile, pur con tutta la dignità e l’impegno dell’anonimo Conte, una democrazia diretta o semi-diretta (persino nelle sue derive populiste). Adesso, con l’arrivo del PD ci sarà di sicuro un più rassicurante passo indietro. Tanto più che molti ricominciano ad avere nostalgia per un certo tipo di democrazia professionale cara alla prima repubblica, quella basata sull’autorità dei politici di mestiere. Eppure, mi chiedo, veramente c’è chi vorrebbe tornare agli Andreotti, ai Craxi, persino ai primi Berlusconi, con tutto il carico di corruzione mafiosa che si portano dietro quegli anni, quei personaggi? Senza contare i nostalgici che tornerebbero anche un pochino più indietro, verso un sistema che, per quanto coriaceo, ha fatto il suo tempo: è già vecchio, superato, incapace di capire dove va il mondo. Mi pare che a questo punto sarebbe più utile inventarsi nuove forme di democrazia, se la democrazia ha ancora senso. O al massimo formalizzare le cose – visto che ci siamo già immersi – e far riferimento, con maggiore elasticità, a una democrazia liquida che con aplomb molto zen si adatta di volta in volta alle circostanze: meno legata al mondo degli uomini e più legata a quello dei pesci.

martedì 20 agosto 2019

non manca nulla

Mi accorgo che siamo in pochi, ormai, a non conoscere profondamente l’Italia. Tutti ve ne sanno dire qualcosa. Questa ragazza alta e bionda, per esempio, che ride continuamente, fischietta Les Noces e legge il «New Yorker». Non ha più di 23 anni, s’è laureata il mese scorso in una università americana, è la seconda volta che viene in Italia. La prima vi soggiornò tre mesi: Roma, Venezia, Amalfi. L’Italia le piace, ma si domanda se potrebbe viverci a lungo: forse no. Nella grande borsa di cuoio ha un libro, me lo mostra: è un libro sull'Italia, scritto da lei. Fresco di stampa e ben rilegato. Scorro l'indice: «Fascism and antifascism»; «Glory of the past»; «The new democracy»; «Dark future», ecc. Insomma, non manca nulla. Le restituisco il libro con deferenza. 

 (Ennio Flaiano, Taccuino 1948, in Diario notturno, Adelphi 1994)

lunedì 19 agosto 2019

poeta al telefono

Ha anche lui le sue ragioni ammette, bloccato da suo figlio che protesta l’ingiustizia appena subita. Lamenta con rabbia soppesata dall’altra parte della linea cosa manca agli editori. E il bambino vivace gli ricorda che a nulla varrà mai quel verso, se ora gli sequestra la scatola dei biscotti.

tradizione

Ieri sera ero a cena con Cosimo, architetto toscano in visita, che si interessa di costruzioni in pietra a secco. Mi ha raccontato di un’antica leggenda delle nostre terre secondo cui le pietre, in barba al luogo comune, non solo hanno il sesso, accoppiandosi senza sosta per riprodursi, ma lo usano con grande diletto. Mi ha anche chiesto, con un pizzico di malizia, se le nostre Pietre Vive proseguono nel solco di quella tradizione e io gli ho assicurato a nome mio e di tutti gli autori che ci applichiamo con costanza per farle onore.

domenica 18 agosto 2019

piazza convertini, locorotondo


poetico

VIOLA: È poetico.
OLIVIA: A maggior ragione sarà falso.

(La dodicesima notte, Atto I, Scena V)

hanno inventato il sole

Sono un uomo talmente noioso che le mie vacanze le sto passando in casa, a leggere e a scrivere. Un amico viene a trovarmi e sbuffando mi fa: "Guarda che esistono altre cose... Forse non lo sai, ma hanno inventato il sole".

giovedì 15 agosto 2019

barzellette, di ascanio celestini

Lancio una suggestione su Barzellette, l’ultimo libro di Ascanio Celestini, pubblicato da Einaudi, che è appunto un’esaustiva raccolta di barzellette – 300 pagine – con la cornice della storia di un’amicizia, quella fra il capostazione di un’infima stazione terminale e il suo aiutante che gli racconta barzellette per far passare il tempo. Mi fa pensare tanto a un racconto di Flaiano che sta in Diario notturno in cui un capostazione annoiato sta in questa stazione persa nel nulla insieme al suo telegrafista – si parla dei primi anni ’40 – aspettando che succeda qualcosa, finché succede un disastro ferroviario. Ecco, magari la cornice di Celestini non c’entra nulla con la mia suggestione, ma il libro, con tutta la cinica fatalità delle barzellette mi sembra quasi un prologo a quel racconto. 
Per quanto riguarda le barzellette vere e proprie, il loro tono è ovviamente discontinuo, passando dalla genialità fulminea di alcune al mero passatempo di grana grossa di altre, ma come avverte lo stesso Celestini il loro valore non sta nel dato estetico e neppure in quello propriamente comico, quanto in quello sociologico: soprattutto dove prevale l’anonimato del testo che può e deve farsi, attraverso il racconto, voce comune. In quell’anonimato, soprattutto, è anche possibile dare libero sfogo alle pulsioni più becere, oscure, infami, con risultati spesso crudeli ma divertenti, lì dove le barzellette si fanno politicamente scorrette, da quelle razziste a quelle sui pedofili: 
– Amore, cosa significa la parola pedofilo? 
E lui: – Che parolone difficile per una bambina di sei anni! 
Ecco, in un romanzo, trovare una tale facilità di linguaggio creerebbe disagio, in una barzelletta è una semplice condizione. Eppure, va anche ammesso che delle centinaia di barzellette qui raccolte – forse perché trascritte perdono molta della loro leggerezza discorsiva – le più affascinanti per il lettore sono quelle che mostrano un sostrato più letterario più evidente. Il tal senso, le migliori risultano probabilmente quelle contenute nel quarto capitolo, tutto dedicato alla Russia di Stalin.

martedì 13 agosto 2019

diversità

Mi stupiscono sempre quelli che da una parte mi esaltano: “tu sei un editore bravissimo perché sei diverso” e dall’altra mi chiedono, per resistere, di fare un po’ come tutti gli altri, perché evidentemente la mia diversità da sola non basta. Ma fare a quel modo, chiedo, non è già un compromesso? Il segreto, mi insegnano, è tenere, all’italiana, i piedi in due staffe: essere diverso per qualcuno e come tutti gli altri per tutti gli altri.

lunedì 12 agosto 2019

una vecchia barzelletta russa che dice esattamente come stiamo messi noi

Sono due vecchi reduci della grande rivoluzione. Raggiungono la saracinesca chiusa del magazzino e attendono l’apertura insieme a molti altri. Il compagno magazziniere legge un comunicato: – Compagni, è una grande vittoria della rivoluzione aver raccolto dei mandarini. Significa che il popolo sovietico può ottenere ciò che vuole col proprio impegno e le proprie capacità. Ma non ci sono mandarini per tutti. Perciò abbiamo deciso che le minoranze religiose andranno cercare altrove il cibo. 
Quattro ebrei ortodossi coi capelli corti sulla nuca e i boccoli che s’allungano ai lati delle facce scavate dalla fame e dal freddo si allontanano borbottando, mentre il magazziniere torna all’interno del magazzino. 
Riesce dopo un paio d’ore. 
– Compagni, con solenne gioia vi annuncio che le casse piene di mandarini stanno per essere scaricate dai nostri camion, ma non ce n’è una quantità sufficiente per tutti i cittadini russi. Perciò ne distribuiremo solo ai membri del partito. 
I normali cittadini restano per un attimo a bocca aperta, intirizziti per il freddo, si scuotono, voltano le spalle e se ne vanno irritati. 
Per altre due ore il magazziniere nuovamente si assenta, ma quando fa ritorno ha in mano una lista. – Ho qui nominativi dei compagni che beneficeranno di questo frutto straordinario che non è per tutti, ma solo per i reduci. Per coloro che hanno cambiato le sorti del nostro grande paese cacciando la tirannia degli zar e regalando il socialismo reale al mondo! 
I giovani del partito se ne vanno imbestialiti, ma non possono ambire al possesso di quel piccolo frutto strappandolo agli anziani che hanno messo a repentaglio la loro vita per la grande rivoluzione.
Ivan è Boris sorridono. Il magazziniere con un cenno li fa avvicinare alla saracinesca. E quando sono da soli comunica a bassissima voce: – Oggi abbiamo dato una sincera gioia al nostro popolo che se ne sta tornando nella fredda dimora senza mandarini, ma con un briciolo di orgoglio in più. Purtroppo devo comunicarvi che mandarini non ce ne sono. Né per voi, né per nessun altro. Però confido nel vostro silenzio che non spezzi la piccola gioia che sta ora nel cuore dei vostri compagni. 
I due vecchi si allontano lentamente, un po’ per la vecchiaia è molto per il freddo che hanno penato. Lungo la via del ritorno Boris dice a Ivan: – Hai visto gli ebrei? A loro va sempre meglio che a tutti gli altri. 

 (Ascanio Celestini, Barzellette, Einaudi Stile Libero, 2019)

domenica 11 agosto 2019

indovinello

Hai una pistola con due soli colpi in canna. Davanti a te ci sono un leone affamato, un grosso orso arrabbiato e uno scrittore in cerca di editore. A chi spari? 
Ovviamente allo scrittore. Due volte! 

(Grazie ad Ascanio Celestini per la dritta)

venerdì 9 agosto 2019

tirchio e pezzente

Io non so che ho fatto a Cristo – sbotta mio padre ogni volta che con mio fratello si discute di soldi – che uno mi è uscito tirchio e l’altro pezzente. 
Per la cronaca, il pezzente sono io.

guai

Uno può indignarsi e/o incazzarsi quanto vuole per ciò che sta accadendo e per Salvini, ma la verità è che lo sappiamo tutti che siamo nei guai. E lo sappiamo perché a furia di fare per anni il giochino di votare al meno peggio tanto per dare un senso al "principio democratico" delle elezioni, ma senza puntare i piedi e pretendere qualcosa di serio e di credibile, alla fine non c'è rimasto più nessuno. Siamo con le pezze al culo, senza una vera sinistra (che ci creda) e senza una vera destra (che sia dignitosa) e pieni di sfiducia e di sospetto verso chiunque. Io ormai non mi fido più nemmeno del mio vicino di casa! Chissà chi voterà, quello.

giovedì 8 agosto 2019

raccomandazione

Da 25 anni a questa parte, ogni volta che sono invitato fuori a cena, immutabile nel tempo la raccomandazione di mia madre rimane sempre quella: "Non bere!" 
Cosa mai ci avrò scritto sulla fronte?

la figura peggiore

C’è un libro bellissimo di J.M. Coetzee, L’infanzia di Gesù che fa una cosa semplice ma stupenda, attualizza a oggi la storia della sacra famiglia rendendone palesi i nodi chiave e dichiarandola per quello che è: la vicenda di una famiglia di migranti che scappano dalla repressione politica in atto nel loro paese e si rifugiano in un altro stato dove far crescere il proprio bambino. A pensarci bene buona parte della Bibbia, in piena coerenza con la storia del popolo ebraico, è la storia di una lunga migrazione alla ricerca di un proprio posto nel mondo. Quando Salvini utilizza certe metafore (in primis quella della Vergine Maria tanto cara al culto italiano) fa non solo una cinica operazione politica dove si oppone dichiaratamente agli attacchi del Papa, ma con l’effetto contrario, secondo me, di rinsaldare su una sola linea d’attacco gli ambienti ufficiali alla Chiesa con quelli più insofferenti al potere vaticano; ma fa anche un’esplicita ammissione di indifferenza alla nostra cultura e al sentimento del Vangelo, che è sentimento votato all’accoglienza. In tutto questo, però, la figura peggiore non la fa lui, ma i cosiddetti cattolici della domenica, quelli che gli danno retta e dimostrano di non conoscere la storia della propria fede, vanificando di fatto tutto il tempo che perdono la domenica andando a messa. Gente che è andata a scuola (scuola vilipesa dai continui tagli dello Stato) che non conosce e attacca i versi del Magnificat citati in un post da Antonio Spadaro e si ritrova dunque allo stesso grado di ignoranza di mia nonna semi-analfabeta che si incantava per la messa in latino, quando la parola sacra per lei era soltanto un suono. Per loro, induriti dai tempi, oramai tutto è appiattito al solito quaquaraquà. Non per nulla, smascherati, odiano il Papa che dichiara di preferire un non credente a un ipocrita. Maria Giovanna Maglie l’altra sera in Tv diceva di essere contenta perché Salvini finalmente si oppone alle continue ingerenze politiche della Chiesa. Se è vero, però, lo fa utilizzando lo stesso linguaggio figurale del Concilio di Trento (con esiti alquanto ridicoli per quanto mediaticamente efficaci) e con gli stessi scopi della vecchia DC che mischiava con spregiudicata leggerezza mandato divino e potere temporale per prendere voti dalla destra più bigotta e arretrata, quella che nel nostro Paese ha sempre giustificato tutto, ogni tipo di assurdità o violenza in nome di una posticcia tranquillità sociale (quella delle “porte aperte”); quindi facendo un salto all’indietro che riporta l’Italia del 2019 all’altissimo grado di corruzione e qualunquismo della prima repubblica, ma con tutto il carico di approssimazione della seconda.

mercoledì 7 agosto 2019

linea antropologica

Oggi Lino Angiuli mi parlava di una antologia critica in cui è stato inserito, se non sbaglio insieme a Piersanti, nel gruppo della Linea Antropologica. Io che, sono sincero, di Linea conoscevo solo quella Lombarda, ne sono rimasto affascinato. Perché non si tratta, per chi vi rientra, di scrivere poesie liriche o di ricerca, o di cercare nuove forme di introspezione o di azione, ma la poesia è solo un mezzo per entrare in un mondo e mettersi a dialogo con esso. In questo senso, lì dove la Linea Lombarda aveva una connotazione radicata e limitata a un luogo e un tempo, persino a un sentimento, quella antropologica si apre a ogni luogo, a ogni uomo, a ogni sentimento, persino il più improbabile. Vi rientrano, per quello che ne penso, molti altri poeti non antologizzati. Uno, più eclatante, è Franco Arminio con la sua Paesologia. Un altro sono io col mio paesino macondiano. Lì mi piace, e lì mi piacerebbe stare.

martedì 6 agosto 2019

simone il gatto


il duca alfredo e zi' vittorio


un pesce che non vuole piangere

Una bambina mi chiede se un Pesci può vincere mai contro un Ariete (cioè sua madre). E se i Pesci, soprattutto, impareranno un giorno a mordere. Io le rispondo che certo i pesci mordono, ci sono gli squali ad esempio e i piranha, però vivono in mare e per questo sono sempre in armonia con l’universo. Lei mi guarda storto e mi risponde io non voglio l’armonia, voglio essere asociale e imparare a difendermi da quelli che non mi capiscono. E poi, aggiunge, voglio capire se rido troppo (ma non ride abbastanza) e se i pesci, per il fatto che vivono in armonia col mare e il mare è tutto salato, sono destinati a piangere per sempre. Cosa sono questi discorsi tristi, le chiede sua madre, e perché dovresti piangere? Ma io non voglio piangere, aggiunge la bambina abbracciandola, sono un pesce che non vuole piangere nemmeno quando è in mare! È un verso così bello questo del pesce che non vuole piangere, le dico, è così bello che quasi quasi te lo rubo. La bambina mi sorride (per la prima volta mi sorride), ma contorcendosi contro la spalla di sua madre per non guardarmi negli occhi, e mi fa dai, l’avrà già scritto qualcun altro un verso così stupido. Però se me lo rubi non metterci il mio nome. Perché sono asociale e non voglio finire in una poesia.

pensarci due volte

Se Oriana Fallaci avesse saputo di finire citata in un post di Matteo Salvini accanto alla Vergine Maria e in contrapposizione a Carola Rackete come esempio per la "buona gestione" della sicurezza dello Stato, forse quel giorno lontanissimo in cui da ragazzina scelse di andare a fare la Resistenza ci avrebbe pensato due volte.

sabato 3 agosto 2019

lettera dall'insonna

Prima lo sai ti abbandona la POESIA poi
il SESSO (senza scampo e senza orgoglio) poi
il SONNO (ed è l’inferno quando i pensieri
ti mordicchiano i piedi). Disperazione SIBILANTE
E SOLA (ha scritto Z.) ma tu lo sai ti sei già arreso
Prima. Cospirazione la chiami così senza motivi.
Cospirazione della S. anche SE (a ben guardare)
POESIA comincia con P. la P di:
PER QUESTO SI MUORE COSÌ
NUDI ed è giusto così FARLA FINITA.
Lo scrivi ad A. che come te DI LÀ
non dorme e ti risponde: EH.
Eh. Il segreto vedi è non pensare NON pensare mai
finché viene LUCE e ogni singola cosa torna in essa
insignificante e quotidiana (sibilante e sola).
Chiudere la voce nella testa allora
e non pensare non pensare mai finché il SILENZIO
non ti chiude all’alba nel meritato SONNO.

giovedì 1 agosto 2019

l'estate dei nuovi singoli


eleganza

Da ragazzino, quando era mio insegnante alle medie, me lo ricordo come una persona taciturna, schiva, timida, che è un po' un retaggio delle nostre terre, e mi sembrava anzi uno che teneva le distanze. A confronto con altri sindaci ben più istrionici e viscerali di lui (Campanella, Petrelli) un po' ci perdeva in immagine. Eppure, col senno di poi, o meglio da quanto mi occupo della rivista Locorotondo e sto approfondendo certi aspetti della nostra ricerca storica, devo dare atto a Lelio Conte di essere stato uno dei sindaci che più ha avuto a cuore la crescita culturale di questo paese e l'orgoglio delle nostre origini. Molti dei libri e delle ricerche a cui ancora oggi facciamo riferimento hanno il suo patrocinio in calce. Che uno potrebbe anche dire, anzi mi è stato proprio detto, che quelli erano gli anni '80 e allora c'erano i soldi e si potevano spendere, ed è vero anche questo. Ma io un sindaco che se c'ha i soldi li usa per finanziare la pubblicazione di libri di ricerca invece delle solite opere pubbliche non ne ho conosciuti così tanti in vita mia, e c'ho più di quarant'anni. Ma soprattutto, questo veniva fatto con quel tipico silenzio che col tempo e l'esperienza ho scoperto essere una forma di pudore, e di eleganza, come ormai se ne vede troppo poca.

lunedì 29 luglio 2019

libertà di espressione

Credo che Vittorio Sgarbi – che pure seguo con grande simpatia e certe volte con stima per le sue idee e il suo anticonformismo – sia oggi l'esempio più vivace, certamente il più esposto, delle contraddizioni che caratterizzano in Italia gli un-tempo-detti intellettuali, ovvero coloro che avrebbero i mezzi critici per pensare e dire la loro. Prima litiga in diretta – alla sua maniera – con Giampiero Mughini, arrivando allo scontro fisico, ma commentando l’episodio in uno dei suoi video e sostenendo che lui è per la violenza verbale – definita l'ultima forma di libertà d’espressione dell'individuo sociale – mentre è contrario a quella fisica che è male, è reato ed è punibile. Poi, un paio di giorni dopo, fa un post pro-salviniano in cui se la prende con Enrico Mentana che, da giornalista, si esprime in difesa dello Stato di diritto in cui forse viviamo e contro gli abusi di alcuni membri delle forze dell'ordine contro il ragazzo sospettato dell'omicidio del carabiniere di Roma. Sgarbi sostiene che quel ragazzo è una bestia – declassandolo al ruolo di subumano – e non c’è nulla di male a trattarlo così: applicando alla perfezione, quindi, almeno nel linguaggio, il retaggio colonialista che finché non sono riconosciuti come uomini si possono sempre malmenare. Se invece sono riconosciuti come uomini – vedi Mughini – allora li puoi semplicemente trattare da stronzi, ma solo se ti contraddicono nell’espressione delle tue idee. Il che, ovviamente, nel mondo di Vittorio Sgarbi è l'esempio della sua libertà irrinunciabile a esprimere le proprie sopra tutto e tutti: quella per cui Voltaire si starà ora rivoltando nella tomba.

avere tempo

C'è sempre qualcuno che ti manda la sua proposta editoriale di domenica. Ma questo qui è speciale, infatti sai che è una proposta editoriale soltanto perché nell'oggetto c'è scritto: Proposta editoriale. Senza nemmeno un rigo di presentazione. Tu guardi l'allegato pensieroso come se ci fosse collegata una bomba, però lo salvi in cartella di lettura e poi rispondi al tipo per dirgli che hai ricevuto il tutto e per chiedere come mai non ti ha scritto nulla nella mail. E quello ti scrive che ieri era domenica e non aveva tempo.

domenica 28 luglio 2019

l'ingrato

Mi accorgo che sono un ingrato quando mi chiedono chi sono i miei scrittori di riferimento e io ne cito sempre troppi e mai che spenda una parola per Ennio Flaiano
Da Diario notturno, che dà giustizia al povero Maccari, quando quasi tutti attribuiscono la frase a Flaiano stesso:

venerdì 26 luglio 2019

mercoledì 24 luglio 2019

la tua stessa merda

Di recente ho avuto a che fare con una scrittrice importante, perlomeno molto più importante di me, che è stata, posso dirlo senza ombra di dubbio, antipatica e tirata come pochi. In risposta al suo comportamento, cito quanto disse Roberto Bolaño (che sta un po’ più in alto di tutti e due) nel 1999, durante una intervista con Marcelo Damiani. Damiani gli chiede chi o cosa dovrebbe essere un artista e Bolaño risponde così: «Prima di tutto io credo che l’artista debba essere una persona gradevole. Gra-de-vo-le. Non bisogna aggiungere più immondizia di quella che già c’è. C’è una poesia di William Carlos Williams che parla proprio di questo. Se non puoi portare qui qualcosa che non sia la tua stessa merda, è meglio che te ne vai».

processo

Stanotte ho sognato di parlare con tutte le mie poesie che ad una ad una mi facevano il processo, rimproverandomi di essere un artigiano maldestro e che con un pizzico di amore in più avrei potuto farle più belle.

martedì 23 luglio 2019

che cosa bella...

Che cosa bella quando devi fare una lettura e qualcuno ti chiede di leggere quella poesia in particolare delle tue che è diventata la sua preferita e tu pensi che persino uno scalzacane come te ha toccato il cuore di un altro.

basta che funzioni

Ma le rotture che sto avendo in questi mesi dai puristi della poesia dialettale, io non credevo. Peggio dei talebani. E la traduzione italiana va in calce oppure a destra ma non a sinistra; e il vocabolario usato deve corrispondere a quello della lingua parlata che se usi neologismi tradisci la tradizione; e devi evidenziare gli accenti gravi se no uccidi la lingua... Ognuno ha, giustamente, le sue ferree convinzioni in merito. Ma a tutti loro consiglio questo bel saggio di Ombretta Ciurnelli: "LINGUE ALLO SPECCHIO. Poesia in dialetto e autotraduzione" (ali&no editrice, 2019), che mostra come nella poesia dialettale, esattamente come in tutti gli altri libri di poesia pubblicati, si è sempre fatto il cazzo che ci pare (se funziona), e le uniche regole scritte le danno in caserma.

domenica 21 luglio 2019

la lettera di uno scroccone sincretico

«Compagno generosissimo e buono […] colmo di soccorrevoli intuiti dietro le sue iridi ferme, color pervinca, da parer quelle d’un matematico o di un denegante contabile, mentre la contabilità e la denegazione sono sconosciuta disciplina al suo cuore e ignota prassi per un portafoglio sincrético e a un tempo idealmente scucito» scriveva quel gran paraculo di Carlo Emilio Gadda a Ungaretti nel 1953, dopo un convegno in Spagna dove il conto al ristorante lo pagava sempre Ungaretti che dei due era il più ricco e anche il meno tirchio.

domenica mattina...

"Spett.le casa editrice Interno Poesia, con la seguente vorrei proporvi una mia raccolta di poesie che sarei interessato a pubblicare. Luigi".
"Salve Luigi, ha sbagliato casa editrice. Noi siamo Pietre Vive Editore non Interno Poesia. Loro stanno al portone accanto. Un saluto e tanti auguri per il suo manoscritto. Antonio".

sabato 20 luglio 2019

titolo

Stanotte ho sognato di aver scritto un libro, di cui mi ricordo solo il titolo: IL DOVERE DELLA MORTE. Lo portavo a un vecchio amico, morto, e lui leggendolo faceva le corna, ma dietro la schiena per non offendermi.

giovedì 18 luglio 2019

album

Oggi è saltato fuori uno di quegli album in cui si scopre che un tempo oltre alla barba avevo anche dei capelli... pensa te.

foto proloco


sotto il naso

Ieri mi ha chiamato un autore per presentarmi il suo lavoro. Mi ha detto di aver riscritto Ungaretti. Perché? "Perché mi sembrava sbagliato". All'inizio mi è venuto da ridere. Poi ci ho ripensato. Perché no? Alla fine il vero postmoderno non è quello? Anzi, forse bisognerebbe osare, andare oltre, lasciar perdere i facili modelli. Ma prendere il libro di un contemporaneo, di un altro autore vivente che si pensa (o non si pensa) sbagliato e riscriverglielo sotto il naso.

mercoledì 17 luglio 2019

martedì 16 luglio 2019

raggio di sole (il mio solito pezzo qualunquista sulla poesia)

Finalmente ritornato a casetta mia dalla Romagna posso dire, avendoci rimuginato un po’, che dal mio punto di vista il momento più alto di Tredozio si è avuto domenica mattina, quando una semplice ragazza di cui non so nemmeno il nome e che non ha mai pubblicato un libro, a microfono aperto ha letto una sua poesia in rima baciata nello stile di Gianni Rodari che parlava di una bambina che impara a scrivere e della felicità della sua maestra. Era una poesia semplice, senza pretese che non ci provava nemmeno a essere colta ovvero a spiegare perché si deve necessariamente soffrire per essere poeti – tema a cui ci siamo assuefatti ma che ha rotto un po’ – ma esprimeva attraverso gli occhi di una bimba la gioia fisica e concreta di chi compone la sua prima parola. Ecco – ho pensato in quel momento – questa poesia che è come un raggio di sole ci mette tutti quanti in riga. Da una parte i poeti laureati, pluripubblicati, o che devono assolutamente pubblicare prima di morire troppo giovani, e primeggiare e dimostrare, che si prendono più o meno (ma soprattutto troppo) sul serio, che hanno qualcosa di importante da dire o da non dire ma il loro silenzio ha comunque un peso, e che dicono sempre male, di tutti, che devono esprimersi ed esprimere a ogni costo il loro punto di vista e peggio, devono ESSERCI, ESSERCI, ESSERCI (con discrezione) altrimenti gli prende l'ansia di NON ESSERE. Dall'altra una ragazza che arriva, legge la sua poesia in rima baciata per il solo piacere di condividerla, sorride, saluta e se ne va.

sabato 13 luglio 2019

credere

Oggi pomeriggio dopo una giornata passata a sentire i poeti romagnoli che leggevano nel loro dialetto senza traduzione, li ho sfidati al loro gioco e ho letto anche io in curdunnese. È finita che è piaciuta così tanto la lettura che ho venduto tutte le copie del mio libro, che però dobbiamo presentare domani, il che non so se sia un successo o un disastro ma è qualcosa. E un signore mi ha detto una cosa, parlando del dialetto, che secondo me è non solo bellissima ma va oltre ed esprime tutto quello che c'è da affermare sulla poesia: Non so che dice, ma ci credo.

cena a tredozio

venerdì 12 luglio 2019

compagnia

Viaggio con 35 minuti di ritardo ma sono in buona compagnia: Ricordi di mia madre di Yasushi Inoue. La signora di fronte a me con forte accento veneto mi dice: "Non lo conosco, ma dal titolo lei mi sembra un tipo molto sentimentale". E continua: "Deve imparare a staccarsi dalla figura di sua madre". "Ma quella nel libro è la madre di Inoue" le dico. "Fa niente, è probabilmente un transfert. Deve imparare a staccarsi anche dalle madri degli altri!" E dire che le Milf ad oggi erano una delle categorie che più mi dava soddisfazione.

occhi

All'inizio degli anni '80 Lucio Dalla, pur continuando saltuariamente a lavorare con lui, "molla" Ron. I due si erano conosciuti a fine anni '60 quando lo stesso Dalla gli aveva proposto di cantare la sua Occhi di ragazza e da lì il loro sodalizio umano e artistico era cresciuto nel periodo di massima creatività di Dalla. Dopo, Dalla sceglie altre strade e collaboratori, e Ron gli risponde con questa sua Occhi da chi si è visto si è visto, che influenzata com'è dallo stile dell'altro, vuole essere sia un addio (letto nelle sue varie sfumature emotive) sia il riassunto di una storia durata dieci anni. 

giovedì 11 luglio 2019

dal medico

Dopo lunga e attenta visita mi dice
che ho un difetto congenito alla valvola
del cuore ereditato da mia madre: nulla
che possa uccidermi e abbastanza
per darmi fil da torcere se mi affatico.

Il rimedio è presto detto è separarsi.
Con un colpo di bisturi gentile e netto
dargli respiro a questo cuore infetto
e spensierati andare via per la sua strada:
io senza cuore e lui senza più malattia.

mercoledì 10 luglio 2019

difficoltà

Appena pubblicati, i risultati delle prove INVALSI ci mostrano come, al netto delle solite differenze economiche fra Nord e Sud, il 35% dei ragazzi senza distinzioni – e 35% significa un terzo della futura popolazione italiana – ha difficoltà a comprendere i contenuti di un testo. In compenso parlano bene l’inglese. Il ministro Bussetti si dice ugualmente preoccupato: «Non possiamo usarli nemmeno come camerieri nei villaggi turistici – dichiara – hanno difficoltà a capire cosa dice il menù».

venerdì 5 luglio 2019

ritratto (di angelo scarafile)


marco bechis e manoocher deghati


stronzo

Oggi un ragazzo mi ha scritto per ringraziarmi di una risposta editoriale in cui fra l'altro gli davo picche, e mi fa: Grazie, è stato gentilissimo, e dire che dalle foto la facevo più cattivo, se posso anche un po' più stronzo. Ma dove??

ascella

Lei: Ma come fai ad ascoltare gli Stadio?
Io: Perché?
Lei: Sono... boh...
Io: Erano il gruppo di Dalla!
Lei: Sì, ma Dalla era Dalla...
Io: Che significa?
Lei: Dalla ha scritto Cara! Questi cantano: io fermandomi all'ascella potrei dire che sei bella...
Io: La tua ascella è bellissima!
Lei: Scemo!

mercoledì 3 luglio 2019

musica per organi caldi

Al bar due amici mi chiedono:
"Ma fai una presentazione questo fine settimana?"
"Sì, Giovanni Laera, un poeta di Noci..."
"Ah!" mi dice uno dei due, "l'unico poeta di Noci per me è Enantino, non ce ne sono altri..."
"Infatti è lui..."
"Come è lui?"
"Sì, sono l'editore di Enantino" e gli passo il libro da guardare.
"Cazzo, lo adoro Enantino, se organizzi un concerto ci vengo subito!"
"E se faccio la presentazione del libro?"
"Se organizzi un concerto ci vengo subito!"
"Sì, ma se faccio la presentazione del libro?"
"Se organizzi un concerto ci vengo subito..."

martedì 2 luglio 2019

sonetto del vero sogno

«Riemerge vero come da un sogno
 il tocco del tuo glande umido
spinto come per gioco contro
il capezzolo o per estremo diletto

a stuzzicarmi se offesa ti dicevo
non ti amo. E non ti amavo
né ti avrei voluto se non quando
si piegava il corpo dalla voglia.

Il capezzolo bramava il morso
spinto in avanti dalla lingua
sull’apice tremante delle labbra.

Ma tu col desiderio d’essermi tutto
al centro esatto del pensiero
sulle labbra mi passavi il glande pieno

di te: rossetto amore marchio
e poi dispetto».

ciucci volanti

Opera di Paolo Tinella, realizzata per il festival Essere Urbani, a Locorotondo

sabato 29 giugno 2019

manoocher

A volte le persono più interessanti ti vivono accanto e tu non lo sai. Sono miti, gentili e tu che sei abituato all'irruenza televisiva dove tutto è urlo devi concentrarti un pizzico di più per sentire la loro voce calma, dosata. Però se fai quello sforzo ti si apre un mondo. Mi è successo negli ultimi giorni, incontrando Manoocher Deghati, grandissimo fotoreporter di orgine iraniana che dopo aver girato il mondo ha scelto di venire a vivere a una manciata di chilometri da casa mia. Se cerchi il suo nome in Internet la prima pagina che si apre è di Rolling Stone, che parla del suo lavoro. C'è anche Wikipedia ma solo in inglese, World Press Photo che ha vinto due volte, persino Radio Radicale. Ma stasera Manoocher parlerà della sua vita e del suo lavoro straordinari a Disimpegno | appunti intorno all'abitare Vol. 2 insieme a Fabio Macaluso. Alle 20.00 sul ponte della Madonnina a Cisternino.







venerdì 28 giugno 2019

atto di fede

Mentre scrivo un articolo sulla storia della circonvallazione a Locorotondo, ritrovo una dichiarazione di Mario Loizzo, allora Assessore provinciale ai Trasporti, durante un incontro pubblico del 2008 per presentare il progetto della nuova strada. Alla domanda lecita: "E se trovano qualcosa là sotto che fanno, fermano i lavori?", lui serafico risponde: "Quella è l'imponderabilità dei lavori pubblici! Se trovano dovremo fermarci per un po', ma state sicuri che i lavori vanno avanti". Ecco, l'imponderabilità dei lavori pubblici, presa come atto di fede, è quella cosa per cui, nonostante tutti già sappiano che qualcosa c'è lo negano a oltranza anche a se stessi, perché sperano che sperando a più non posso alla fine scavando non si troverà nulla, e quando poi (come la logica impone se scavi in una zona di interesse archeologico), qualcosa trovi (nello specifico due necropoli e i resti di un villaggio antico) in nome della responsabilità politica a non disperdere fondi pubblici, presa la debita pausa, hanno pensato bene di continuare i lavori.

giovedì 27 giugno 2019

fiume

bob hoskins

Quando ci scriviamo e ci scriviamo a lungo
parliamo di quei vecchi film
della nostra adolescenza – lei malata
per quelli in lingua inglese
che mi sforzo ogni volta di capire
cerca di istruirmi. Una sera
ripescando da un’infanzia lunare
mi ha chiamato Bob Hoskins
per dire che son brutto eppure
ce l’avevo fatta: finire a letto con una sirena
– per metà pesce per metà
sostanza di una donna – non è una storia
per chiunque. Io annuivo
ma confuso. Avevo sbagliato attore e
in barba a ogni Bob Hoskins credevo d’essere
Danny DeVito – nemmeno lui
un gran figo. Sei comunque un caso
mi diceva lei ridendo. Un uomo che
non è uno soltanto ma nemmeno
uno solo dei due. Neppure lei era Cher
chiariamoci ma – per metà pesce
per metà sostanza di una donna –
sapeva farsi perdonare anche quando
rubandomi alla notte mi diceva
le sue cose da sirena.
Finisce sempre così fra due scrittori
presi come siamo dall’insonnia
e dalla presunzione
di una verità che non è mai vero amore
ma qualcosa che riguarda l’amore
per gente come noi che non sa amare.
Arriveremo a odiarci
dopo troppe notti di fragilità e vuoto
di parole tirate sui denti
a tirar fuori il nostro potenziale
raccontarci nell’altro
liberi di odiare nel suo nome
non uno soltanto ma nemmeno
uno solo dei due. Finisce così
con uno sbrigativo ti amo
dopo essere venuti
e la promessa di un film
poco prima del sonno
dove persino Bob Hoskins
ha una speranza d’amore.

mercoledì 26 giugno 2019

le vie di mezzo sono finite

Stamattina in chat una ragazza mi ha scritto: “C’è qualcosa di te che non mi piace. Il fatto che ridi sempre e che non prendi mai niente sul serio. Uno così o ha un sacco di cose da nascondere tipo È UN SERIAL KILLER!! Oppure è un cretino”.
(Ovviamente la seconda.)

definizione

Cerco la definizione di quelli che ogni volta che citi la frase di una canzone o film o libro, per quanto ovvia, ti devono scrivere sotto a tutti i costi il titolo per fare vedere che lo sanno. Non è un giudizio di merito perché prima o poi lo facciamo tutti (non sappiamo tenercelo nelle mutande) ma in quel momento di trasformazione brutale come si chiamano quelli così?

lunedì 24 giugno 2019

importante

Mia madre (dopo che ha visto il servizio in Tv): "Ma tu non ci vai a Mola di Bari?"
Io: "A fare che?"
Mia madre: "A quello... al Festival del libro impossibile!?"
Io: "Ahahah! Al festival del libro possibile! A Polignano!"
Mia madre: "Sì, quello. Non ci vai tu?"
Io: "Ma no. Lì ci vanno solo gli scrittori importanti!"
Mia madre: "E tu non sei importante?"
Io: "No, io sono solamente simpatico."
Mia madre: "Per me sei importante."
(La mamma è sempre la mamma).

sabato 22 giugno 2019

oro


 7 Marzo 1999

Piove da tre anni. Pioverà ancora. L’uomo della pioggia non potrà fermarsi. Non l’aveva previsto. Ne ho comprato la pietà con del bourbon ed un fucile. Ho puntato la verità ai suoi occhi e ho detto: Guarda! Ed ha negato. Perché è il più grande di tutti. L’ultimo. Ah! come l’avrei amato! Il cantastorie assoluto! Avrei scelto per me il vero perdente. Anni fa. Ma il mio dono è l’errore. L’eredità la perdita.
Piove da sei anni. Pioverà ancora. Mi sono rifugiato nel mio castello antico. Nel mio appartamento di Hopper. Come per spiarmi. Nel mio armadio ho nascosto l’intero mio deserto. Ogni singolo granello di polvere disperde fugaci apparizioni. Fughe! Mi vesto di stelle. Il manto regale cucito di notte sulla pelle. Oh ricordo! Rievoco l’attimo in cui scegliesti il punto perfetto per colpire e stupire col sangue… Ma non v’è più niente da cercare. Niente altro da dire. Come per l’arte. Solo i miei sentimenti. E tu mi hai dato l’occasione. La visione, ah! la visione! Converso con un’idea – mi acceca! Tu sei come me? Non vuole lasciarmi. Mi credi tuo? Si infuria ad ogni mio suono. Ma io emetto palpiti e sospiri – come tutto corrisponde! Loro; la dose, solitudine di un’auto; la saggezza di Marco Aurelio; la mia infanzia. Ma è quantomai banale! Quantomeno volgare! Allora l’infamia è il tuo telefono da un’ora, che geme nello stacco fra lo squillo e la risposta, la prova di fratellanza. Ci sei o ci sono dispongo del tuo tocco! Conosco anch’io la voglia! Solo il mio bisogno irresistibile! 
Io e lui in confessione su una strada americana – O pudica America! – interminabile e nuda, come le sue parole. Dove arriva? chiede innocente. Ne cerchiamo per ore la fine, ma è inutile. Voltandoci indietro confrontiamo le distanze, e ogni volta la strada percorsa è lunga quanto la strada da percorrere ancora. Ah torniamo indietro! dice con rancore. Torniamo indietro e il quadro è esploso – nessuno ce l’ha fatta. Ma lo spazio è una mandria di fumo forzata e piegata dal vento con l’intimidazione e la violenza. Fomentata dal fuoco. Ci contendiamo, io e lui, l’ossigeno: avidi, ingordi, ne possediamo, ne ingoiamo quanto più possiamo senza sentirne quasi il duro sapore, fino a slogare la mascella, fino a consumare l’ano, e chi vince e chi perde comunque muore! – Oh troppi moti dell’anima, troppi intensi patimenti! E nello spazio è come se non fosse mai cominciata. Ma tardi. 
Ho visto cose accalcarsi per la mensa dell’acido, come poveri dementi spartirsi pezzi di sole dilaniato delle dimensioni di un’unghia che scordi pure il freddo della notte, litigare e ferirsi per quello, distribuito agli angoli di strada da uomini cercati così a lungo, ed io indossavo solo una lanterna. Ho visto, nella sua luce, nascere grattacieli cannone e statue di piombo e pezzi di carne fresca, grondante sangue, appesi in mostra per il domani e colori nel calderone e tutti i linguaggi da unificare sotto la luna oscura di Babele, perché priva dell’altra metà del cielo. Ho capito cose – malamente malmenato, picchiato sulla testa dai soldati della Democrazia e collezionavo solo ritagli di giornale, opere d’arte stampate male, in bianco e nero sporco, immagini dispersive in puntini allucinati d’oro pallido, ricordi trattenuti in cartelle tutte uguali, imbevute di veleno storico, tutte dalla stessa parte, della stessa pasta morale. Prigioni! 
Ma dopo l’ultimo omicidio, dopo il furto, lo stupro, dimenticai. E tutto ciò che volevo era una pistola. Una pistola da tenere sul cuore. Una pistola contro una spada: il duello cittadino, l’umano dilemma, la tua domanda segreta: Potevi giurarmi fedeltà eterna? Potrò mai perdonarti, io, la tua diversità? Il nostro fallimento, la mia incapacità comune verso l’ovvio. Nessuno capirà fuorché le pietre! Pazienza! L’ovvio! Ma ora conosco la vendetta: l’eliminazione del ricordo. Terrò per me dunque il mio sogno del Regno delle Capre, pisciatoi stellari in cui si riflettono lucide volontà, città celesti gremite di mani, angeli stregati in rifugi arabici, grotte chiare come pozzi d’eco dove l’amore è lontano, l’orribile letteratura antica è lontana, i canti mi angosciano… 
Per te, 
che hai aurore boreali e festoni giapponesi danzanti negli occhi, vigili come lucertole, che battono veloci all’ago nella mia schiena come fosse un tamburo selvaggio, perché riunisca per il festino della notte, la notte nascosta dietro il tuo orecchio sussurra: Tradimento! Tradimento! Il re è morto! La notte nel pozzo, o di guardia, per sempre alla tua porta, estraneo alla tua luce… immaginando. La mia testa, Erodiade, persa fra le tue parole non dette. Così ti perdo… 
Tutti i miei pensieri in continua evoluzione, entro nel mio secondo letargo… Andato male anche questo tentativo. Un’altra fuga nei miei sogni poi – al sicuro dietro i miei quattro muri chiusi – ah tutti quei volti pieni di vita! – sopraffatto dai volti! Questa: la mia fortezza della solitudine! 
…A volte penso: Vissuto troppo poco a lungo per poter decidere sulla giustizia o sull’ingiustizia dei miei anni. Ma grazie sorella Fortuna! Grazie per l’assenza! Io, posso convivere col Crimine. 

venerdì 21 giugno 2019

il volpone

Oggi l'ennesimo volpone mi ha dato l'idea geniale per fare i soldi con il mio lavoro, ovvero mollare la poesia e darsi al porno. Non solo, volendo fare il furbo mi ha citato, adattandolo allo scopo, un bel motto di Frank Zappa: "Nella lotta fra te e il pubblico, stai dalla parte del pubblico". E sapete cosa, mi ha convinto, ha ragione lui. Mi sono rotto i cosidetti di fare la fame in nome dell'arte. Per cui ho deciso, quest'anno chiudo gli impegni presi e dal prossimo cambio programmazione editoriale e pubblico un poeta ogni tre romanzi porno. Non solo, li metto tutti nella stella collana che chiamerò "pornocrazia". D'ora in poi sarà tutto mercato, o mercificazione, e la poesia la piglierà in quel posto come tutti. Forse, finalmente, la sentiremo urlare.

il processo

Nel sogno mi chiedo come sono finito qui. In quest’aula affollata dove al meglio che vada sono solo di fronte alla Legge. “Amore ne ha?” mi chiede severo, impettito, designandomi imputato in questa farsa. “Amore per chi?” sono sorpreso, o faccio forse lo gnorri. “Ma scelga! Ma scelga!” mi attacca, spalancando le braccia sulla folla che sta alle mie spalle e che non vedo. “Si scelga una vittima anche lei perdio, come tutti, e la smetta con questo atteggiamento disfattista dove ride chi è già pronto alla rinuncia. Si scelga dunque una benedetta persona e riversi su lei la sua fiducia, si fidi si fidi una buona volta e vedrà come poi riprenderà colore sulle guance, e gusto ad amare e ad essere amato, senza nel sogno poi sentirsi quest’ansia di accoppare o di essere accoppato”.

mercoledì 19 giugno 2019

gioia

La gioia incomparabile di un amico che ti chiama: "Ti rubo soltanto un minuto per dirti che ho letto il tuo Limonio e l'ho trovato bello." Spesso non si dà abbastanza importanza a questi piccoli gesti di apprezzamento che invece, per un autore, sono tutto.

handicap

Forse è impressione mia e soltanto mia ma ultimamente i concorsi (a cui continuo a credere e iscrivere i miei autori) proprio sotto il titolo del libro proposto, anzi meglio incastrato fra il titolo e la BIO in cui si dà notizia che l'autore è vivo e in salute e puoi rintracciarlo a questo numero, ti chiedono se tu editore c'hai l'ufficio stampa a norma. Alcuni concorsi per toglierti dall'imbarazzo c'hanno anche la tripla opzione classista da barrare: 

A) c'ho l'ufficio stampa coibentato, in genere fanciulla brillante e di bella presenza con contratto part-time, che se la porti agli apertitivi ci fai bella figura solo a farti vedere con lei; 

B) c'ho coniuge e/o fidanzato/a e/o miglior amico/a "senza cui non sarei niente" o (qualora single) volenterosa cuginanza nerd che dà una mano in casa editrice a tempo perso e gratis; 

C) l'ufficio stampa sono io, quindi mi classifico all'ultimo gradino del podio, nel girone dei poveri-poveri. 
In quest'ultimo caso, non si dice ma è sottinteso, all'autore di cui candido il libro vengono detratti 70 punti sui 100 necessari alla vittoria e parte con un handicap niente male.

naufragi

Oggi leggendo di Ungaretti nelle tracce di maturità ho pensato che (anche se è vero che il divario fra ciò che siamo e quello che scriviamo e dunque come ci raccontiamo è sempre più ampio) sia stata proprio una bella scelta, assai in linea coi tempi se si pensa che L'allegria è in fondo il diario di un affricano figlio di migranti italiani che arriva in Italia per cercare fortuna e viene catapultanto nel disastro umano della prima guerra dove si barcamena giorno per giorno per restare in vita (Allegria di naufragi era il primo titolo, di chi deve mantenersi allegro, vivo, persino di fronte al naufragio suo e della sua epoca). Oggi certo non c'è una guerra effettiva, ma il naufragio c'è tutto e lo avvertiamo. Quanto a Sciascia, anche se è un autore che amo, Il giorno della civetta è carino ma ancora molto "romanzato". Aspetto il giorno in cui qualcuno avrà le palle di proporre il Sciascia degli anni '70, quello del Contesto o di Todo modo o di Nero su nero, quello tragico della fine dello Stato, anche se dubito che i ragazzi che si fermano nei programmi alla seconda guerra, potrebbero mai capirci qualcosa. Poi ci si chiede dove nasce il disinteresse e il diasmore per la politica, la fine dello Stato appunto.

martedì 18 giugno 2019

cosa sono gli squali

Beati loro che pensano a Camilleri:
io solo penso a come fottermi
le loro donne, la casa, i loro averi.

domenica 16 giugno 2019

trauma

A pranzo con amici di famiglia, mi chiedono cos’è oggi in Italia – dove la poesia notoriamente non vende e l’editoria di genere è quasi tutta a pagamento – un editore di poesia onesto. Io onestamente rispondo che è uno che, senza realmente guadagnarci, lavora per pagare i libri agli altri. Mi guardano straniti, non capiscono. C’è in questa mia scelta, suggeriscono, una vena autolesionista assai forte, probabile espressione di un qualche trauma infantile. Ma mio padre non ci sta: “Kuss jè cugghjone i mu a colpe jè a megghje?”. Direi che per oggi siamo apposto.

farsi strada

Stanotte ho fatto un sogno in cui sono finito ad una festa. Era una festa radical chic, piena di artisti e scrittori famosi, e poiché era piena di gente importante e io ero sicuro di essere finito lì per sbaglio, mi sono innervosito e ho cominciato a combinare una sacco di disastri, rovesciavo bicchieri, inciampavo, il cibo mi cadeva dal piatto, sporcavo dovunque. A un certo punto, imbarazzato da me stesso, mi sono messo in un angolo, e così mi sono accorto di essermi seduto vicino a Ungaretti, che stava comodo su un divanetto all'ombra mentre sorseggiava acqua e limone. Ho cominciato a parlargli e gli ho chiesto cosa deve fare oggi un artista per farsi strada nel mondo, e lui mi ha detto: "Ecco, il proprio tempo fotografarlo senza eccedere, ma viverlo sempre intensamente." (Lo so di preciso perché subito dopo mi sono svegliato e l'ho segnato sul quaderno che tengo sul comodino per non scordarmelo).

venerdì 14 giugno 2019

l'editoria è...

L'editoria è quella cosa che succede mentre stai facendo altri piani per sopravvivere.

chiesa

Ho letto un pezzo pubblicato ieri sul Fatto Quotidiano in cui il giornalista dice che la maggior parte dei cattolici italiani votano Salvini e si chiede perché la Chiesa cattolica si sia così allontanata dalla vita politica. A parte che certe uscite (per altro inascoltate) di Papa Francesco mi sembrano fortemente politiche e di opposizione, ma io almeno mi ricordo che quando la Chiesa si occupava, pesantemente, della politica italiana lo faceva attraverso la Democrazia Cristiana, che tutto era meno che un partito sano. Quindi invocare che la Chiesa torni a interessarsi della politica mi sembra oltremodo fuori luogo e fuori tempo. Il punto, secondo me, è capire se è la Chiesa che ha avvelenato la politica oppure è l'italiano medio che passando indifferentemente e per opportunismo dalla Chiesa alla Democrazia Cristiana fino alla Lega (ma in mezzo ci potremmo mettere anche il fascismo e il berlusconismo) ha sempre avvelenato tutto. Guardare, insomma, la trave nel proprio occhio prima della pagliuzza nell'occhio del vicino.

mercoledì 12 giugno 2019

dare la precedenza ai ragni


Stamattina, poco prima di uscire, ho guardato il video di una lectio magistralis di Goffredo Fofi che con la sua nota modestia dice di essere diventato l’uomo che è per aver conosciuto tutta una serie di persone straordinarie che lo hanno aiutato a crescere. Al suo confronto, mi accorgo, io non conosco nessuno di altrettanto straordinario e se qualcuno conosco non è detto che quel qualcuno riconosca me – ad esempio stanotte una celebre scrittrice, scambiandomi per un altro, mi ha chiamato Daniele per tutto il tempo. Però poco fa ho visto un ragno, uno di quei ragni elegantissimi con le zampe lunghe, che attraversava la strada. Era fermo sul marciapiede di fronte al semaforo rosso, anche se la strada era deserta, ma quando è scattato il verde il ragno è partito e ha attraversato la strada insieme a me. Fofi, a un certo punto del suo intervento, consiglia – a ragione – di leggere Fontamara di Silone, libro che nessuno più considera ma ancora attualissimo. Io, invece, consiglio di dare la precedenza ai ragni, così da ritrovare almeno in loro la meraviglia che non ci viene più dai libri.