mercoledì 13 febbraio 2019

discorso di lino sul sole

Mi lascio prendere dal sole.
Stanotte non ce l’ho fatta a prender sonno, tanto rumoreggiava la tempesta.
Oggi il sole giallo splende tra i suoi rami spogli.
Mi metto tra parentesi e faccio spazio all’immenso.
Non è stata un’inezia levarsi così in alto
tra i casermoni in affitto, ché chi ti parla è anch’egli affetto
da questa forma di miopia e cerca sì di liberarsene
difetto congenito alla vista di un io fortissimo implacabile
che confonde di continuo le acque anche piovane
e la poesia.
Parliamo in questa stanza a cuore aperto, facciamolo cantare il cuore
per le ombre. Ché un cuore deve battere, agitarsi. Un cuore
deve vivere e convivere coi lutti.
Con le sue contraddizioni in versi.
Perché ci son soltanto due tipi di poesia: una che ti chiede e l’altra
che qualcosa vuole darti. Ed è difficile distinguerle.
Devi domandarti: la tua poesia mi sta chiedendo attenzione
o ha solo voglia di parlare
a cuore aperto con me?
Ma ricorda nessuno è perfetto, nemmeno un maestro
e ognuno è debole secondo il caso.
Anch’io ho bisogno di non parlare con gli ulivi
ma di mettermi in ascolto della loro parola.
Arrendevolezza. Umiltà. Qualche volta e non sempre ci riesco.
Sii paziente. (Ride). Ascolta ancora un poco.
È un impegno che dura da una vita
liberarsi da questa forma di miopia
che può portarmi finalmente a poter dire:
mi lascio prendere dal sole. E così via...


In Discorso di Lino sul sole sono innestati versi sparsi di Discorso mattutino all’albero Griehn (Morgendliche Rede an den Baum Griehn) di Bertolt Brecht, nella traduzione di Anna Maria Curci pubblicata su Poetarum Silva il 1 aprile 2012, insieme a parole scritte da Lino Angiuli in una e-mail datata 8 febbraio 2019.

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