sabato 31 agosto 2019

sintesi della mia estate

Quattro passi al sole, per pensare in pace, incontri quattro persone: due vogliono raccontarti una loro idea, le altre ti chiedono un'idea. Così passano i giorni: idee che ti entrano da un orecchio ed escono dall'altro, scomodando, al passaggio, quell'unica idea che hai in testa e che vorrebbe dormire.

(Ennio Flaiano, Diario notturno, Adelphi 1994)

venerdì 30 agosto 2019

pieropaolo miccolis


tarocchi

A riprova di quanto ho già scritto più volte, ieri Pierpaolo Miccolis mi ha letto i tarocchi. Prima mi avverte: Più chiara è la domanda più precisa è la risposta. Gli chiedo precisamente: Farò mai i soldi col mio lavoro da editore? Pier legge le carte e mi dice: Migliorerai ancora, presto vivrai un grande cambiamento da cui scaturiranno enormi soddisfazioni in campo culturale e come prestigio personale, ma di soldi no, non se ne vedono. Le carte non mentono mai. Pier allora mi dice: Hai una domanda di riserva? Gli chiedo: Mi sposerò mai? Pier si mette a ridere e ripone le carte.

giovedì 29 agosto 2019

suggestione

In molte pagine di Carlo Bordini io ritrovo come una comunanza, in quella sterminata libertà, in quella fame, in quell’avventurosa freschezza, in quella capacità di piegare il tempo narrativo attraverso la pura forza plastica della scrittura, con Roberto Bolaño. Poi non so se è un paragone realistico, calzante, o solo una mia suggestione, ma se c’è uno scrittore a cui lo accomuno – fra gli altri – è proprio lui. Basti questo passaggio: «Essere entristi è un destino. L’entrata è qualcuno che entra nella vita per modificarla. Come un parassita nel corpo umano. Nel corpo degli altri. O nel proprio corpo» da Memorie di un rivoluzionario timido, che mi rievoca fortemente l’incipit dei Detective selvaggi.

convinzione

Stamattina mi sono svegliato avvilito dalla consapevolezza che lunedì ricomincerò a occuparmi di pubblicazioni, presentazioni, date, spedizioni eccetera. Per un attimo mi è preso il desiderio forsennato di scappare all'estero col capitale, poi mi sono ricordato che non c'è nessun capitale con cui fuggire. La poesia non dà panem, è risaputo. Se vengono a trovarmi i ladri della Laterza sono loro che mi lasciano i soldi, sono convinto.

lunedì 26 agosto 2019

bilancia

Dopo alcune settimane di dieta mi sono misurato. Negli ultimi tre mesi ho perso 5 kg. Oggi lo dico a mia madre che mi fa: "Ah sì? Non si vede mica." Menomale che c'è la famiglia, che quando stai per mettere le ali ti riporta coi piedi per terra, e lo fa anche gratis.

la poesia civile

La poesia civile non esiste mi rimbrottano da anni.
Il poeta è puro e chiuso in se stesso
non può cedere alla truffa di un impegno
che scavalchi il verso il suo problema posturale
se chinati sullo schermo.
Di fronte al mondo che incalza
a furia di botte e va a fuoco
alla gente che sommersa concima
il futuro dei pesci Loro
sono qui che rivendicano il Loro
diritto di scrivere i sospiri del Core – Core disperato di sé
per questa vita che c’è e non c’è che c’è e non c’è
e se c’è si fotta!
Parlare del mondo la sentono come una truffa
il più banale svilirsi con gli altri e gli altri si sa sono sporchi
immersi come sono nel letame
ma prosaico quotidiano e puzza! non certo quello d’oro dei poeti
dove la merda è merda per principio di parola
perché la merda è pura ed il letame
un compromesso della storia. Ma
l’impegno ripeto l’impegno viene prima del verso
è una mano tesa agli altri. L’etichetta
non è infamia è il mio bisogno
di dire che ti vedo: io ti vedo e so che accade
e non so come possa offendere
sentirsi dire «civile» con lo scherno nella voce
quasi fosse un insulto.
Ma il poeta civile non esiste è vero
non esiste un uomo solo
che non abbia insieme in sé la rabbia e tutti i palpiti del Core
il dolceamaro sapore
di chi mastica la terra dall’infanzia.
Ma c’è ed è in me e non la rinnego
la poesia civile.
È il mio sguardo diritto su di voi.
Il mio dirvi che nel mio sguardo
e nello sguardo che voi girate a me
nessuno è solo.

domenica 25 agosto 2019

con luciano

stella

«Se glielo chiedi la prima cosa che ti dicono è: sono libero. Tutti liberi sono… Un po’ meno se li metti alla prova». Come li metti alla prova? «Faccio delle domande sulle cose che non vogliono perdere. Tutti sono legati a qualcosa, la casa, la macchina, il lavoro, lo status, un amore… qualcuno non lo dice ma è schiavo. Senza quella cosa lì ti senti libero lo stesso? Qualcuno ti dice sì, qualcuno ti dice no. Se non sai nemmeno questo, non sei per niente libero». Ma poi la libertà cos’è? Stella, che è arrivata in Italia dall’Est vent’anni fa, mi dice che l’unica vera libertà, per lei, è quella economica. «Se hai i soldi fai quello che vuoi, altrimenti libero sei soltanto a parole. La libertà è bella finché non hai fame. Dopo diventa una parola pure quella… brutta!». Tu i soldi come li fai? Stella mi guarda fisso: «Pompini» mi risponde. Ma è ironica. Siccome le piacciono le cose che scrivo, ha letto tutte le mie poesie. Ma ne ha capite soltanto dieci.

sabato 24 agosto 2019

appunto

Quando si dice che in Italia si pubblicano troppi libri, ricordati sempre che si sta parlando anche del tuo.

amore. inutile finestra

l'errore

Leggere Difesa berlinese e notare e apprezzare incredibilmente come, per Bordini, l'errore, persino il più comune refuso, sia comunque parte dell'azione dello scrivere e vada per questo non censurato ma trattenuto nel testo, perché necessario alla sua esperienza.

venerdì 23 agosto 2019

appropriazione indebita

Uno che mi ruba una foto e la ripubblica facendola passare per sua. Lo sgamo e quello, con vera classe, si giustifica dell’appropriazione indebita citandomi Il postino di Troisi: la fotografia non è di chi la fa, ma di chi gli serve. Va bene. Ma continuo a chiedermi: se nel film la poesia rubata a Neruda serviva a farsi la Cucinotta, tu, con la foto mia, chi è che ti devi fare?

giovedì 22 agosto 2019

bolsonaro

BOLSONARO sono quasi sicuro che presto diventerà un aggettivo, qualcosa di molto spregiativo con cui verrà indicato un nuovo tipo di delinquente, l’assassino ambientale su scala planetaria, uno che se gli dici di pensare al benessere o al futuro del pianeta ti ride in faccia perché sono concetti troppo fumosi per uno come lui, oppure ti risponde dandoti del bugiardo. Quando incontrerai una persona così, da domani potrai dirgli che è un “bolsonaro” come pochi. E poi sputagli in faccia anche da parte mia.

mercoledì 21 agosto 2019

democrazia liquida

Nella miriade di pro e contro che ha collezionato in questi giorni, devo dire che a me Conte sta simpatico, mi stava simpatico già da prima di ieri, perché nella mia testa sintetizzava il meglio e il peggio dell’idea da cui era partito il M5S: sostituire una democrazia dal basso, non proprio diretta ma quasi (col rischio concreto di derive populiste), a quella dall’alto, rappresentativa, che era invece espressione della prima repubblica. L’idea era nobile, i risultati scarsi come si è visto, mancando l’accortezza e le competenze necessarie. Così in Conte c’era il meglio perché, proprio nell’anonimato politico che molti gli rimproverano ha mostrato, invece, quello che una persona comune, onesta perché politicamente sconosciuta, può fare una volta che gli danno il potere in mano; cercare dunque di tenere insieme i pezzi, come può, e una volta sopraffatto dal sistema uscirsene con un discorso fichissimo contro il cattivo di turno (Salvini) proprio come succederebbe nella scena madre in una commedia italiana. (Solo in Italia c’è una tale confusione fra realtà e letteratura, probabilmente perché, anche se non andiamo più a teatro, la nostra rimane una cultura fortemente operistica). Ma in Conte c’era anche il peggio perché nel momento in cui si è “svegliato tardi” – come tutti gli hanno rimproverato – ha invece dimostrato un indefesso attaccamento a metodi che sono propri della prima repubblica: quello, ad esempio, per cui se anche non sono d’accordo con ciò che succede nel mio gruppo di potere io sto zitto e vado avanti, turandomi il naso, per il bene del gruppo; che era una pratica cara alla politica di inquadramento dei partiti (da DC a PCI) ma che invece sembrava apparentemente aliena a quella frontale e di rottura dei M5S. Salvo poi rendersi conto che i Cinquestelle, da sempre, usano gli stessi metodi di tutti gli altri partiti: o sei in linea con la dirigenza oppure sei fuori. Proprio come nel PCI. Ma allora dov’è la differenza? (Va detto, per par condicio, che Renzi che ridicolizzava pubblicamente Fassina – chi? – per il suo disaccordo non era da meno degli altri). Ecco, l’esperienza di questo Governo, che ha promesso tanto ma non ha risolto – per impotenza e non per malafede, e non so cosa sia peggio – uno solo dei nodi cruciali su cui aveva costruito il proprio consenso, mi pare sia stata utile perché ha dimostrato che in Italia non è possibile, pur con tutta la dignità e l’impegno dell’anonimo Conte, una democrazia diretta o semi-diretta (persino nelle sue derive populiste). Adesso, con l’arrivo del PD ci sarà di sicuro un più rassicurante passo indietro. Tanto più che molti ricominciano ad avere nostalgia per un certo tipo di democrazia professionale cara alla prima repubblica, quella basata sull’autorità dei politici di mestiere. Eppure, mi chiedo, veramente c’è chi vorrebbe tornare agli Andreotti, ai Craxi, persino ai primi Berlusconi, con tutto il carico di corruzione mafiosa che si portano dietro quegli anni, quei personaggi? Senza contare i nostalgici che tornerebbero anche un pochino più indietro, verso un sistema che, per quanto coriaceo, ha fatto il suo tempo: è già vecchio, superato, incapace di capire dove va il mondo. Mi pare che a questo punto sarebbe più utile inventarsi nuove forme di democrazia, se la democrazia ha ancora senso. O al massimo formalizzare le cose – visto che ci siamo già immersi – e far riferimento, con maggiore elasticità, a una democrazia liquida che con aplomb molto zen si adatta di volta in volta alle circostanze: meno legata al mondo degli uomini e più legata a quello dei pesci.

martedì 20 agosto 2019

non manca nulla

Mi accorgo che siamo in pochi, ormai, a non conoscere profondamente l’Italia. Tutti ve ne sanno dire qualcosa. Questa ragazza alta e bionda, per esempio, che ride continuamente, fischietta Les Noces e legge il «New Yorker». Non ha più di 23 anni, s’è laureata il mese scorso in una università americana, è la seconda volta che viene in Italia. La prima vi soggiornò tre mesi: Roma, Venezia, Amalfi. L’Italia le piace, ma si domanda se potrebbe viverci a lungo: forse no. Nella grande borsa di cuoio ha un libro, me lo mostra: è un libro sull'Italia, scritto da lei. Fresco di stampa e ben rilegato. Scorro l'indice: «Fascism and antifascism»; «Glory of the past»; «The new democracy»; «Dark future», ecc. Insomma, non manca nulla. Le restituisco il libro con deferenza. 

 (Ennio Flaiano, Taccuino 1948, in Diario notturno, Adelphi 1994)

lunedì 19 agosto 2019

poeta al telefono

Ha anche lui le sue ragioni ammette, bloccato da suo figlio che protesta l’ingiustizia appena subita. Lamenta con rabbia soppesata dall’altra parte della linea cosa manca agli editori. E il bambino vivace gli ricorda che a nulla varrà mai quel verso, se ora gli sequestra la scatola dei biscotti.

tradizione

Ieri sera ero a cena con Cosimo, architetto toscano in visita, che si interessa di costruzioni in pietra a secco. Mi ha raccontato di un’antica leggenda delle nostre terre secondo cui le pietre, in barba al luogo comune, non solo hanno il sesso, accoppiandosi senza sosta per riprodursi, ma lo usano con grande diletto. Mi ha anche chiesto, con un pizzico di malizia, se le nostre Pietre Vive proseguono nel solco di quella tradizione e io gli ho assicurato a nome mio e di tutti gli autori che ci applichiamo con costanza per farle onore.

domenica 18 agosto 2019

piazza convertini, locorotondo


poetico

VIOLA: È poetico.
OLIVIA: A maggior ragione sarà falso.

(La dodicesima notte, Atto I, Scena V)

hanno inventato il sole

Sono un uomo talmente noioso che le mie vacanze le sto passando in casa, a leggere e a scrivere. Un amico viene a trovarmi e sbuffando mi fa: "Guarda che esistono altre cose... Forse non lo sai, ma hanno inventato il sole".

giovedì 15 agosto 2019

barzellette, di ascanio celestini

Lancio una suggestione su Barzellette, l’ultimo libro di Ascanio Celestini, pubblicato da Einaudi, che è appunto un’esaustiva raccolta di barzellette – 300 pagine – con la cornice della storia di un’amicizia, quella fra il capostazione di un’infima stazione terminale e il suo aiutante che gli racconta barzellette per far passare il tempo. Mi fa pensare tanto a un racconto di Flaiano che sta in Diario notturno in cui un capostazione annoiato sta in questa stazione persa nel nulla insieme al suo telegrafista – si parla dei primi anni ’40 – aspettando che succeda qualcosa, finché succede un disastro ferroviario. Ecco, magari la cornice di Celestini non c’entra nulla con la mia suggestione, ma il libro, con tutta la cinica fatalità delle barzellette mi sembra quasi un prologo a quel racconto. 
Per quanto riguarda le barzellette vere e proprie, il loro tono è ovviamente discontinuo, passando dalla genialità fulminea di alcune al mero passatempo di grana grossa di altre, ma come avverte lo stesso Celestini il loro valore non sta nel dato estetico e neppure in quello propriamente comico, quanto in quello sociologico: soprattutto dove prevale l’anonimato del testo che può e deve farsi, attraverso il racconto, voce comune. In quell’anonimato, soprattutto, è anche possibile dare libero sfogo alle pulsioni più becere, oscure, infami, con risultati spesso crudeli ma divertenti, lì dove le barzellette si fanno politicamente scorrette, da quelle razziste a quelle sui pedofili: 
– Amore, cosa significa la parola pedofilo? 
E lui: – Che parolone difficile per una bambina di sei anni! 
Ecco, in un romanzo, trovare una tale facilità di linguaggio creerebbe disagio, in una barzelletta è una semplice condizione. Eppure, va anche ammesso che delle centinaia di barzellette qui raccolte – forse perché trascritte perdono molta della loro leggerezza discorsiva – le più affascinanti per il lettore sono quelle che mostrano un sostrato più letterario più evidente. Il tal senso, le migliori risultano probabilmente quelle contenute nel quarto capitolo, tutto dedicato alla Russia di Stalin.

martedì 13 agosto 2019

diversità

Mi stupiscono sempre quelli che da una parte mi esaltano: “tu sei un editore bravissimo perché sei diverso” e dall’altra mi chiedono, per resistere, di fare un po’ come tutti gli altri, perché evidentemente la mia diversità da sola non basta. Ma fare a quel modo, chiedo, non è già un compromesso? Il segreto, mi insegnano, è tenere, all’italiana, i piedi in due staffe: essere diverso per qualcuno e come tutti gli altri per tutti gli altri.

lunedì 12 agosto 2019

una vecchia barzelletta russa che dice esattamente come stiamo messi noi

Sono due vecchi reduci della grande rivoluzione. Raggiungono la saracinesca chiusa del magazzino e attendono l’apertura insieme a molti altri. Il compagno magazziniere legge un comunicato: – Compagni, è una grande vittoria della rivoluzione aver raccolto dei mandarini. Significa che il popolo sovietico può ottenere ciò che vuole col proprio impegno e le proprie capacità. Ma non ci sono mandarini per tutti. Perciò abbiamo deciso che le minoranze religiose andranno cercare altrove il cibo. 
Quattro ebrei ortodossi coi capelli corti sulla nuca e i boccoli che s’allungano ai lati delle facce scavate dalla fame e dal freddo si allontanano borbottando, mentre il magazziniere torna all’interno del magazzino. 
Riesce dopo un paio d’ore. 
– Compagni, con solenne gioia vi annuncio che le casse piene di mandarini stanno per essere scaricate dai nostri camion, ma non ce n’è una quantità sufficiente per tutti i cittadini russi. Perciò ne distribuiremo solo ai membri del partito. 
I normali cittadini restano per un attimo a bocca aperta, intirizziti per il freddo, si scuotono, voltano le spalle e se ne vanno irritati. 
Per altre due ore il magazziniere nuovamente si assenta, ma quando fa ritorno ha in mano una lista. – Ho qui nominativi dei compagni che beneficeranno di questo frutto straordinario che non è per tutti, ma solo per i reduci. Per coloro che hanno cambiato le sorti del nostro grande paese cacciando la tirannia degli zar e regalando il socialismo reale al mondo! 
I giovani del partito se ne vanno imbestialiti, ma non possono ambire al possesso di quel piccolo frutto strappandolo agli anziani che hanno messo a repentaglio la loro vita per la grande rivoluzione.
Ivan è Boris sorridono. Il magazziniere con un cenno li fa avvicinare alla saracinesca. E quando sono da soli comunica a bassissima voce: – Oggi abbiamo dato una sincera gioia al nostro popolo che se ne sta tornando nella fredda dimora senza mandarini, ma con un briciolo di orgoglio in più. Purtroppo devo comunicarvi che mandarini non ce ne sono. Né per voi, né per nessun altro. Però confido nel vostro silenzio che non spezzi la piccola gioia che sta ora nel cuore dei vostri compagni. 
I due vecchi si allontano lentamente, un po’ per la vecchiaia è molto per il freddo che hanno penato. Lungo la via del ritorno Boris dice a Ivan: – Hai visto gli ebrei? A loro va sempre meglio che a tutti gli altri. 

 (Ascanio Celestini, Barzellette, Einaudi Stile Libero, 2019)

domenica 11 agosto 2019

indovinello

Hai una pistola con due soli colpi in canna. Davanti a te ci sono un leone affamato, un grosso orso arrabbiato e uno scrittore in cerca di editore. A chi spari? 
Ovviamente allo scrittore. Due volte! 

(Grazie ad Ascanio Celestini per la dritta)

venerdì 9 agosto 2019

tirchio e pezzente

Io non so che ho fatto a Cristo – sbotta mio padre ogni volta che con mio fratello si discute di soldi – che uno mi è uscito tirchio e l’altro pezzente. 
Per la cronaca, il pezzente sono io.

guai

Uno può indignarsi e/o incazzarsi quanto vuole per ciò che sta accadendo e per Salvini, ma la verità è che lo sappiamo tutti che siamo nei guai. E lo sappiamo perché a furia di fare per anni il giochino di votare al meno peggio tanto per dare un senso al "principio democratico" delle elezioni, ma senza puntare i piedi e pretendere qualcosa di serio e di credibile, alla fine non c'è rimasto più nessuno. Siamo con le pezze al culo, senza una vera sinistra (che ci creda) e senza una vera destra (che sia dignitosa) e pieni di sfiducia e di sospetto verso chiunque. Io ormai non mi fido più nemmeno del mio vicino di casa! Chissà chi voterà, quello.

giovedì 8 agosto 2019

raccomandazione

Da 25 anni a questa parte, ogni volta che sono invitato fuori a cena, immutabile nel tempo la raccomandazione di mia madre rimane sempre quella: "Non bere!" 
Cosa mai ci avrò scritto sulla fronte?

la figura peggiore

C’è un libro bellissimo di J.M. Coetzee, L’infanzia di Gesù che fa una cosa semplice ma stupenda, attualizza a oggi la storia della sacra famiglia rendendone palesi i nodi chiave e dichiarandola per quello che è: la vicenda di una famiglia di migranti che scappano dalla repressione politica in atto nel loro paese e si rifugiano in un altro stato dove far crescere il proprio bambino. A pensarci bene buona parte della Bibbia, in piena coerenza con la storia del popolo ebraico, è la storia di una lunga migrazione alla ricerca di un proprio posto nel mondo. Quando Salvini utilizza certe metafore (in primis quella della Vergine Maria tanto cara al culto italiano) fa non solo una cinica operazione politica dove si oppone dichiaratamente agli attacchi del Papa, ma con l’effetto contrario, secondo me, di rinsaldare su una sola linea d’attacco gli ambienti ufficiali alla Chiesa con quelli più insofferenti al potere vaticano; ma fa anche un’esplicita ammissione di indifferenza alla nostra cultura e al sentimento del Vangelo, che è sentimento votato all’accoglienza. In tutto questo, però, la figura peggiore non la fa lui, ma i cosiddetti cattolici della domenica, quelli che gli danno retta e dimostrano di non conoscere la storia della propria fede, vanificando di fatto tutto il tempo che perdono la domenica andando a messa. Gente che è andata a scuola (scuola vilipesa dai continui tagli dello Stato) che non conosce e attacca i versi del Magnificat citati in un post da Antonio Spadaro e si ritrova dunque allo stesso grado di ignoranza di mia nonna semi-analfabeta che si incantava per la messa in latino, quando la parola sacra per lei era soltanto un suono. Per loro, induriti dai tempi, oramai tutto è appiattito al solito quaquaraquà. Non per nulla, smascherati, odiano il Papa che dichiara di preferire un non credente a un ipocrita. Maria Giovanna Maglie l’altra sera in Tv diceva di essere contenta perché Salvini finalmente si oppone alle continue ingerenze politiche della Chiesa. Se è vero, però, lo fa utilizzando lo stesso linguaggio figurale del Concilio di Trento (con esiti alquanto ridicoli per quanto mediaticamente efficaci) e con gli stessi scopi della vecchia DC che mischiava con spregiudicata leggerezza mandato divino e potere temporale per prendere voti dalla destra più bigotta e arretrata, quella che nel nostro Paese ha sempre giustificato tutto, ogni tipo di assurdità o violenza in nome di una posticcia tranquillità sociale (quella delle “porte aperte”); quindi facendo un salto all’indietro che riporta l’Italia del 2019 all’altissimo grado di corruzione e qualunquismo della prima repubblica, ma con tutto il carico di approssimazione della seconda.

mercoledì 7 agosto 2019

linea antropologica

Oggi Lino Angiuli mi parlava di una antologia critica in cui è stato inserito, se non sbaglio insieme a Piersanti, nel gruppo della Linea Antropologica. Io che, sono sincero, di Linea conoscevo solo quella Lombarda, ne sono rimasto affascinato. Perché non si tratta, per chi vi rientra, di scrivere poesie liriche o di ricerca, o di cercare nuove forme di introspezione o di azione, ma la poesia è solo un mezzo per entrare in un mondo e mettersi a dialogo con esso. In questo senso, lì dove la Linea Lombarda aveva una connotazione radicata e limitata a un luogo e un tempo, persino a un sentimento, quella antropologica si apre a ogni luogo, a ogni uomo, a ogni sentimento, persino il più improbabile. Vi rientrano, per quello che ne penso, molti altri poeti non antologizzati. Uno, più eclatante, è Franco Arminio con la sua Paesologia. Un altro sono io col mio paesino macondiano. Lì mi piace, e lì mi piacerebbe stare.

martedì 6 agosto 2019

simone il gatto


il duca alfredo e zi' vittorio


un pesce che non vuole piangere

Una bambina mi chiede se un Pesci può vincere mai contro un Ariete (cioè sua madre). E se i Pesci, soprattutto, impareranno un giorno a mordere. Io le rispondo che certo i pesci mordono, ci sono gli squali ad esempio e i piranha, però vivono in mare e per questo sono sempre in armonia con l’universo. Lei mi guarda storto e mi risponde io non voglio l’armonia, voglio essere asociale e imparare a difendermi da quelli che non mi capiscono. E poi, aggiunge, voglio capire se rido troppo (ma non ride abbastanza) e se i pesci, per il fatto che vivono in armonia col mare e il mare è tutto salato, sono destinati a piangere per sempre. Cosa sono questi discorsi tristi, le chiede sua madre, e perché dovresti piangere? Ma io non voglio piangere, aggiunge la bambina abbracciandola, sono un pesce che non vuole piangere nemmeno quando è in mare! È un verso così bello questo del pesce che non vuole piangere, le dico, è così bello che quasi quasi te lo rubo. La bambina mi sorride (per la prima volta mi sorride), ma contorcendosi contro la spalla di sua madre per non guardarmi negli occhi, e mi fa dai, l’avrà già scritto qualcun altro un verso così stupido. Però se me lo rubi non metterci il mio nome. Perché sono asociale e non voglio finire in una poesia.

pensarci due volte

Se Oriana Fallaci avesse saputo di finire citata in un post di Matteo Salvini accanto alla Vergine Maria e in contrapposizione a Carola Rackete come esempio per la "buona gestione" della sicurezza dello Stato, forse quel giorno lontanissimo in cui da ragazzina scelse di andare a fare la Resistenza ci avrebbe pensato due volte.

sabato 3 agosto 2019

lettera dall'insonna

Prima lo sai ti abbandona la POESIA poi
il SESSO (senza scampo e senza orgoglio) poi
il SONNO (ed è l’inferno quando i pensieri
ti mordicchiano i piedi). Disperazione SIBILANTE
E SOLA (ha scritto Z.) ma tu lo sai ti sei già arreso
Prima. Cospirazione la chiami così senza motivi.
Cospirazione della S. anche SE (a ben guardare)
POESIA comincia con P. la P di:
PER QUESTO SI MUORE COSÌ
NUDI ed è giusto così FARLA FINITA.
Lo scrivi ad A. che come te DI LÀ
non dorme e ti risponde: EH.
Eh. Il segreto vedi è non pensare NON pensare mai
finché viene LUCE e ogni singola cosa torna in essa
insignificante e quotidiana (sibilante e sola).
Chiudere la voce nella testa allora
e non pensare non pensare mai finché il SILENZIO
non ti chiude all’alba nel meritato SONNO.

giovedì 1 agosto 2019

l'estate dei nuovi singoli


eleganza

Da ragazzino, quando era mio insegnante alle medie, me lo ricordo come una persona taciturna, schiva, timida, che è un po' un retaggio delle nostre terre, e mi sembrava anzi uno che teneva le distanze. A confronto con altri sindaci ben più istrionici e viscerali di lui (Campanella, Petrelli) un po' ci perdeva in immagine. Eppure, col senno di poi, o meglio da quanto mi occupo della rivista Locorotondo e sto approfondendo certi aspetti della nostra ricerca storica, devo dare atto a Lelio Conte di essere stato uno dei sindaci che più ha avuto a cuore la crescita culturale di questo paese e l'orgoglio delle nostre origini. Molti dei libri e delle ricerche a cui ancora oggi facciamo riferimento hanno il suo patrocinio in calce. Che uno potrebbe anche dire, anzi mi è stato proprio detto, che quelli erano gli anni '80 e allora c'erano i soldi e si potevano spendere, ed è vero anche questo. Ma io un sindaco che se c'ha i soldi li usa per finanziare la pubblicazione di libri di ricerca invece delle solite opere pubbliche non ne ho conosciuti così tanti in vita mia, e c'ho più di quarant'anni. Ma soprattutto, questo veniva fatto con quel tipico silenzio che col tempo e l'esperienza ho scoperto essere una forma di pudore, e di eleganza, come ormai se ne vede troppo poca.