Come tutti ben sanno i Beatles si sono sciolti nel dicembre del 1970, ma in effetti l’ultima loro operazione artistica è avvenuta nel gennaio del 1969, con un breve e inaspettato concerto live, organizzato un po’ alla buona sui tetti della Apple, e durato il tempo di sette pezzi, finché non è intervenuta la polizia obbligandoli a smettere, perché avevano bloccato il traffico del centro di Londra. Fu in realtà un’esibizione molto meno incasinata di quello che si può pensare, ma nella pura semplice bellezza dell’idea (ma ve lo immaginate svegliarsi la mattina e dirsi sghignazzando, magari mentre ci si rolla una canna: beh quasi quasi oggi non dico niente a nessuno e mi metto a suonare su di un palazzo in pieno centro a tutto volume, e poi lo fai davvero?); nel fatto che ancora oggi, a più di quarant’anni di distanza si respira a guardare il video il totale e scanzonato divertimento che si stava godendo il gruppo, privo di qualsiasi ambizione a dimostrare alcunché (con Lennon che si scorda le parole della sua canzone e McCartney che sculetta ballando davanti alle telecamere); e poi nel suo implicito romanticismo, con la musica che si solleva sopra il cielo bianco di Londra, resta un grande addio al proprio pubblico e un esempio insuperato per decine di gruppi che poi hanno provato a imitarli, gli U2 su tutti, ma poi finivano per fare troppo i fichi per convincere chi non fosse una ragazzina alle prese coi suoi primi turbamenti ormonali da rock star. Insomma i Beatles ci sembrano così veri e sinceri perché della serietà non sapevano proprio che farsene. Loro si divertivano e basta. E questo direi che non sempre, ma spesso è tutto quello che conta. In assoluto uno dei concerti che preferisco, non fosse altro che finisco sempre col ridere ogni volta che mi riguardo (sugli altri video che potete trovare su youtube, tipo questo) le facce attonite dei bravi inglesi per strada e poi l’uomo con la pipa che sembra uscito da un quadro di Magritte che si arrampica su una scala per godersi meglio lo spettacolo. E per la cronaca, in una mia ipotetica hit parade delle canzoni d’amore che preferisco, Don’t let me down si piazza di sicuro fra le prime cinque.