martedì 7 aprile 2020

la parola e la bestia


Qui è dove Giovanni Turi mi ha chiesto di scrivere per Vita da editor alcune mie considerazioni in merito a questo periodo e come poterlo raccontare, e io mi sono ricordato che da qualche parte, in un'altra vita, ero laureato in sociologia dell'arte. Dovrei ringraziarlo io solo per questo. Invece mi ha ringraziato lui. Siccome è un pezzo molto lungo spero che qualcuno lo leggerà, così Giovanni non si pente. E proprio perché è lungo è stato diviso in due parti, qui c'è la prima parte (che va da Bob Dylan a Carlo Bordini) e giovedì esce la seconda parte (che da Bordini arriva a Papa Francesco e spiega anche il titolo)... In mezzo ovviamente ci sta dell'altro.
 

standard

Stanotte ho sognato di farmi una lunga chiacchierata con Raimondo Vianello e Sandra Mondaini. Loro stavano in un letto matrimoniale accanto al mio, ammantato da una trapunta gialla. La Mondaini mi consigliava di ascoltare un bellissimo standard chiamato So Close to the Future, che io non conoscevo (ne mi pare esista, o mi sbaglio?). Quando le chiedevo come fa, mi rispondeva: Suona come Sammy Davis Jr.

lunedì 6 aprile 2020

la metà che dà il latte

Non ho mai letto un libro della Murgia, ma non ho mai ascoltato un disco intero di Battiato (non ci sono mai riuscito, a parte Fleur, quello sì veramente bello). Fondamentalmente non mi interessa nessuno dei due, e menomale perché se la Murgia avesse toccato uno dei cantanti che mi piacciono mi sarei inalberato anch’io. Però ieri ho notato questa cosa, e la dico, e cioè che esattamente un anno fa, aprile 2019, in molti condividevano i suoi post contro Salvini (“Salvini, tu non sai cos’è il lavoro!”) gridando: “La Murgia lo sa!”, mentre ieri gli stessi la condividevano per schernirla: “La Murgia, come al solito, fa la saputella e parla a sproposito!”. Siamo passati, a un anno giusto di distanza, da un polo all’altro in base all’obbiettivo che ci tocca. E a me pare che la Murgia, insomma, stia messa nell’opinione pubblica come la Diane Keaton di Amore e Guerra, “per metà santa e per metà vacca”, a seconda della metà che serve. Ma sempre meglio, come diceva Woody Allen, la metà che dà il latte.

domenica 5 aprile 2020

il re nudo (tre tempi)

Michela Murgia in dialogo video con Chiara Valerio sul concetto di dipendenza fra testo e musica a partire dai libretti di Mozart scritti da Da Ponte, dice di Battiato (preso come esempio) che quello dei suoi testi è intellettualismo fine a se stesso, cioè non dice nulla, non va da nessuna parte nel significato, mette insieme tante belle citazioni ma poi finisce lì. Il significante, aggiunge la Valerio, sta nel suono applicato alle parole, come del resto succede nella maggior parte delle canzoni; Battiato ci mette in più il ritmo, il ballo: il suo è intellettualismo "ballabile". Non è necessario comprendere tutto.
Per la Murgia, però, questo è un demerito: un testo dovrebbe comunque significare, non può ridursi tutto a pura suggestione sonora, perché così diventa un "grande inganno", semplice edonismo, spesso inutile. Battiato non è così inutile (anche se la Murgia ammette di non arrivarci), ma credo che nelle sue intenzioni la scrittrice stesse provando ad accennare a qualcosa di assai più profondo sul senso e sul ruolo di un autore oggi, che non è riuscita a esprimere come avrebbe voluto. 
Infatti, poco dopo Ray Banhoff (giornalisa musicale) scrive un pezzo indignato su Rolling Stone in cui risponde alla Murgia: "Basta con questo approccio letterale da marxisti anni 70", basta con quest'idea che debba esserci per forza un significato. "Dobbiamo smettere di rompere le palle alla gente e farla sentire in colpa e ignorante", che scritto così è come ammettere che i testi di Battiato, anche se danno l'idea di significare qualcosa, mi fanno sentire non-ignorante proprio perché in fondo al cuore io so che non significano nulla, l'importante è che mi facciano "sognare" (dice proprio "sognare" rincarandone il carattere edonistico). A questo punto non so cosa sia più offensivo per Battiato, se l'opinione della Murgia o la difesa di Rolling Stone. 
Intanto, avverte il giornalista, si stanno organizzando i primi gruppi di fan pronti all'insulto verso la Murgia. Vincenzo Ostuni, che non ha voglia di vedersi il video Murgia+Valerio ma vuole capire cosa è successo, chiede sulla sua bacheca il riassunto della polemica, ovvero sintetizzare il dibattito critico in poche battute (alla Battiato, insomma). Qualcuno glielo spiega: "Battiato dice minchiate". Un follower commenta: "Oh, finalmente qualcuno lo ha detto". Il re dunque è nudo!

sabato 4 aprile 2020

mentre tu sei in gattabuia

Scott Walker reinterpreta e omaggia, in questo pezzo, Pasolini. Il testo si basa infatti su "Uno dei tanti epiloghi" bellissima (bellissima) poesia d'amore scritta come addio a Ninetto Davoli e contenuta in "Trasumanar e organizzar". "Dio mio," scrive Pasolini "mentre tu sei in gattabuia, prendo con paura / l’aereo per un luogo lontano. Della nostra vita sono insaziabile, / perché una cosa unica al mondo non può essere mai esaurita."

bisogni

Straordinario come il corpo sopperisca ai suoi bisogni. Sono giorni che sogno ogni notte di fare lunghissime passeggiate. Mi sveglio addirittura coi dolori alle gambe, come se avessi camminato tanto. 
O è quello, oppure sono sonnambulo...

venerdì 3 aprile 2020

insensibilità

"Amore è quando ti attecchisce un gelso in fronte". Continuo a ripensare da giorni a questo verso di Lino Angiuli. Quando l'ho letto per la prima volta mi è sembrato così leggero, luminoso, da essere quasi alieno a quanto si legge oggi. Un verso che viene quasi da un altro tempo. Lo rende diverso la gioia vitale che ne trasuda, una gioia nuda, che è priva di pudore, senza mascherine. L'altro giorno un amico che ama la poesia mi diceva che sta leggendo poesia che ferisce, che entra nella carne, toglie il fiato. E credo questo sia il sentimento generale che prevale oggi in chi legge e scrive poesia. Siamo a tal punto dentro il nostro tempo, talmente assuefatti alle sue brutture, alle sue deformazioni drammatiche, televisive, che non solo la felicità, il semplice riso, ci paiono quasi fuori posto, ma ormai per sentire che "c'è" la poesia ci serve che sia cruda, scabra, caricata a pallettoni di dolore. Sale sulle ferite. Una poesia semplicemente gioiosa non ci è concessa, non ce la perdoniamo, e non perché non riusciamo più a innamorarci, a gioire (e per gioire non si intende "accontentarsi delle povere cose" che è già una proiezione in negativo, ma godere del tutto che c'è in quanto mi piace, mi fa stare bene, che è una proiezione salutare della vita); ma soltanto perché la nostra pelle è così spessa, il nostro cuore a tal punto anestetizzato che non la sentiremmo sincera, la poesia, non la sentiremmo profonda se muovesse solo al riso, restasse fuori, vibrante nell'aria, se non non si spingesse un po' più a fondo, ancora più a fondo nella carne, fino a farci sanguinare, fino a ricordarci attraverso il dolore che siamo vivi, creature di masochistico splendore. Il che non è un demerito della poesia, credo, ma una perdita del poeta.

mercoledì 1 aprile 2020

onore

Lo dicevo prima a un amico che mi parlava di alcuni testi prodotti a caldo, in queste settimane, da alcuni autori, più o meno amati, ma che comunque hanno una voce, una visibilità. Siamo ancora emotivamente coinvolti, è vero, ma per quello che ne penso io, la cosa più bella, alta e vicina a una poesia uscita in e su questo periodo è la canzone di Bob Dylan, il che però non fa onore ai nostri poeti, molti dei quali gli rinfacciavano il Nobel come immeritato. Il dissenso si dimostra coi fatti, non con le recriminazioni.

basta che funzioni

Tutte le belle donne credevano
che ogni mia poesia d’amore
fosse scritta per loro.
Io invece mi vergogno di sapere
di averle sempre scritte
soltanto
per amor del mio lavoro...

(Orhan Veli Kanik)

martedì 31 marzo 2020

e-book e pandemia

Da una parte te li lanciano in faccia o a prezzi stracciati.
Dall'altra quelli che mi interessano davvero costano quanto i cartacei.

lunedì 30 marzo 2020

ignoranza

Ogni sera sento tutti questi politici che gridano indignati che dare 600 euro a un cittadino per il bonus è un’elemosina, e ogni volta che li sento penso a mio nonno che era contadino e si è spaccato la schiena tutta la vita per un padrone che non gli segnava le giornate. Mio nonno di euro ne prendeva 500, ma mai nessuno che abbia detto: “poverino, tu prendi un’elemosina,” ma tutti sempre invece: “è la tua pensione questa, non sei contento che la prendi?” Mio nonno era ignorante e stava zitto, e così si prendeva quello sputo e andava avanti come poteva, senza accendere la luce o portando il cappotto in casa per risparmiare. Poveri pensionati da 500 euro al mese, penso, che sono abituati all’elemosina, ma ora si sentono anche sputare in faccia ogni sera.

domenica 29 marzo 2020

jannacci e il sistema

Sette anni fa (già sette anni?) se ne andava Enzo Jannacci che è forse il mio cantante italiano preferito, e il giorno dopo di lui lo seguiva il Califfo. Di Jannacci si ricordano sempre o il lato dada oppure quello disperato. Io qui linko una sua canzone minore, Il metrò, scritta da Bruno Lauzi, da un suo disco mai ristampato in CD (come tanti), in cui viene fuori un suo lato più pop, molto british nell'arrangiamento. Parla di un amore mai nato in metrò… perché lei "non ha capito il sistema" e alla fermata è andata via con un altro. Storie di tutti i giorni per noi vecchi romantici dall'amore facile. 

sabato 28 marzo 2020

bud in bob

Il titolo del nuovo pezzo di Dylan viene da Shakespeare, Amleto. Io aggiungo una cosa sull'ultima citazione nel brano (Play "Love Me Or Leave Me" by the great Bud Powell). Che io sappia (ma ho chiesto anche a Sergio Pasquandrea per conferma), Bud Powell non ha mai inciso una sua versione di "Love Me or Leave Me". Ne ha fatto una riscrittura che si chiama "Get It" (in "Swingin' with Bud"), cioè ha preso la melodia originale dello standard e l'ha riscritta per farne una canzone sua... pratica per cui lo stesso Dylan, da buon folksinger, è famoso, o famigerato, e spesso viene accusato di plagio. La domanda è: lo ha fatto apposta, o è stato un caso ben riuscito?

un ricordo nella morte

«Tersa morte dovresti averlo.
Sarà l’ultimo suo libro, è certo.
Mario dal buio non ritorna».
Me lo diceva una ragazza in libreria
riparati dietro uno scaffale.
Io di lui non conoscevo quasi nulla e
m’informavo. Ma più acuto mi rimane
il richiamo di quei seni vivi, osceni.
Sussultavano violenti e non d’amore
per difendersi da me che sorridevo
e dai molesti assalti. Esternava
Bendetti per difendersi, Tersa morte
a scoraggiarmi: l’ho capito tardi,
di lì a un mese. Resta limpida d’allora
questa cruda opposizione: la morte
già fitta nel suo nome e il muro della carta
la fame intrecciata alla rabbia di chi
subisce attenzione e poi, servita fredda,
la colpa che ci macchia. Quel giorno
il libro non l’ho comprato.

venerdì 27 marzo 2020

analogia

Ho letto adesso che questa mattina è morto il poeta Mario Benedetti e ho trovato un'assurda analogia fra questa notizia arrivata nel silenzio quasi totale (ho cercato notizie in rete e non se ne fa un cenno) e l'immagine del papa che questo pomeriggio pregava all'imbrunire in una piazza vuota e avvolta dalla pioggia. Come se la parola ormai non servisse più a nulla.

homo novus

Rivedendo oggi al Tg la notizia dello scontro avvenuto ieri fra Giuseppe Conte e il resto degli stati dell'unione europea con Conte che rifiutava i “vecchi” meccanismi politici, ho pensato a come si sia avverata in lui quella che in fondo era l’ambizione romantica del M5S, ovvero che il cittadino potesse sostituirsi ai partiti nella gestione della cosa pubblica se animato da un sentimento sincero e dai giusti mezzi per sopperire al suo compito. Conte, che in altri tempi si sarebbe detto un homo novus, non piace a tutti, anzi; in molti gli rimproverano degli errori, ma va detto che, da perfetto homo novus, si è preso in prima persona le responsabilità, non solo politiche e morali, ma anche storiche, di questo periodo. E devo aggiungere con sincerità, pensare che al posto suo potesse esserci un Salvini adesso, che della parola “responsabilità” non conosce nemmeno il significato sul dizionario, mi fa venire i brividi. A Conte però non va riconosciuta solo la spregiudicatezza unita a una misura che molti definiscono, credo con ragione, di marca democristiana, ma anche il fatto, come dicevo sopra, di avere i mezzi. Perché Conte, non va scordato, è anche un professore*. Ed è in questo che ha superato nei fatti le stesse premesse del M5S, la cui ansia di apertura pseudo-democratica (ma fortemente qualunquistica) si è scordata una cosa fondamentale: che per fare politica, ancora di più senza partiti alle spalle, e specie a determinati livelli, serve non solo l’onestà degli intenti, oppure una naturale astuzia, ma anche la statura, la preparazione culturale. Non basta volere, bisogna studiare! Non basta dire che tutti possono fare tutto perché lo si vuole e poi arrangiarsi, che è un modo di fare le cose molto italiano; ma per arrivare a fare bene qualcosa, occorre rimboccarsi le maniche e applicarsi! Che è una lezione vecchia come il cucco, ma facilissima da dimenticare, se non quando c’è da rimproverarla a Di Maio, facendo finta che non ci riguardi tutti. 

*Nella classifica di molti studenti quello del professore è uno dei mestieri più da sfigati in assoluto.

una canzone inedita

Stamattina, a poche ore dagli annunci in cui si diceva che gli USA avrebbero creato delle liste di proscrizione per le cure mediche dei cittadini in base a delle discriminanti odiose, mi sono risvegliato con questo nuovo brano di Bob Dylan che parla dell'assassinio di Kennedy, guarda caso il presidente americano "simbolo" di una più ampia apertura sociale e ucciso da un complotto di Stato (business is business and it's murder most foul). Scrive Dylan a proposito: "Questa è una canzone inedita che abbiamo registrato qualche tempo fa che potreste trovare interessante. State al sicuro, state attenti e che Dio sia con voi." Non è proprio una canzone in effetti, ma una spoken word, ovvero una canzone parlata o se si preferisce una poesia recitata con la musica in sottofondo. Dylan si accompagna al piano, come nel discorso musicato per il Nobel. Forse è troppo lunga per essere goduta appieno, almeno senza il testo, che però contiene alcuni bellissimi versi e una lunga coda in cui Dylan rievoca, con amarezza, affetto o malinconia, un'intera stagione della sua vita attraverso opere, canzoni e artisti che l'hanno segnata (play Love Me or Leave Me by the great Bud Powell, play the bloodstained banner, play murder most foul). 

mercoledì 25 marzo 2020

dantedì

Da una parte il papa prega.
Dall'altra si legge la divina Commedia.

meccanismi

Chissà per quali particolari meccanismi di un autore ti innamori e di un altro resti solo amico, qualcuno te lo porti a letto e qualcun altro in bagno... Me lo chiedevo proprio stamattina, con un libro in mano.

martedì 24 marzo 2020

levi

Domani parte la Legge Levi sui libri e devo dire che peggio non poteva capitare come tempistica. Non lo dico per le librerie che hanno anche i loro diritti, ma perché credo che se già la gente comprava poco fino a ieri, dopo questo periodo di fermo lavorativo, mancava solo l'annullamento delle scontistiche (max 5%) per dare al mercato del libro la più violenta mazzata economica dai tempi della seconda guerra mondiale. Leggevo oggi che già si stimano quasi 19.000 titoli in meno pubblicati quest'anno. Che forse è un modo per ripulire il mercato da tanta paccottiglia: come si dice sempre, si pubblica troppo in Italia. Però dietro un libro non ci sono soltanto gli editori e i librai (che soffrono) gli autori e i lettori, ma anche tante altre figure intermedie (editor, grafici, illustratori, traduttori, tipografie, uffici stampa, agenti, i famigerati distributori, ecc.) che se non si vendono libri e non entrano soldi semplicemente finiranno senza lavoro in un settore che già così stenta a riprendersi.