lunedì 26 ottobre 2020

chi si ferma è perduto

Gentile editore, ho letto che non accettate più manoscritti, quindi questa email è perfettamente inutile, ma io ve la mando lo stesso.
Penso anche che non solo non darete una sola occhiata alle mie poesie, ma non leggerete nemmeno questa email, ma io ve la mando lo stesso.
Perché chi si ferma è perduto.
Gentile autore, mi sei piaciuto e quindi ti leggerò.

domenica 25 ottobre 2020

la bella copia

Stamattina leggevo alcuni commenti entusiasti ai versi di un poeta riconosciuto post mortem – “sempre amato lui!”, ma sempre quando, quando faceva la fame e non se lo cagava nessuno? – e pensavo che un poeta che non è ancora arrivato al successo non è considerato “poeta” da nessuno, nemmeno quando scrive o legge i suoi versi. E se lo dice con troppa convinzione che scrive poesie, al massimo si vedrà rispondere quel certo sorrisino di chi ti compatisce o sfotte. Però un bel giorno, se il poeta arriva al successo, generalmente post mortem, vince questo premio: gli viene tolta la pelle della sua vita precedente. Nessuno più che dica che è stato maestro o impiegato o commesso o operaio ecc. Gli viene tolto l’unto del lavoro quotidiano. La poesia, che fino al giorno prima era un lusso per i poveri, diventa l’unica occupazione di una vita. E il lavoro, a meno che tu non possa romanzarlo nella sua bio, sembra quasi sia stato un blando incidente di percorso. Magicamente, sulle pagine web o nei manuali scolastici non si capisce più di che mangiava questo poeta, cosa ha dovuto subire dai suoi capi, gli vengono tolte l’occupazione, la casa, la famiglia, i piatti preferiti, le sue insonnie. Restano soltanto gli amori, meglio se clandestini, qualche litigio letterario, e la bruciante e passione per i versi. Tutto, insomma, si riduce a ben poco, al minimo indispensabile. Così l’uomo che stava dentro il poeta muore e finisce, e il poeta che stava dentro l’uomo diventa una bella copia dell’originale, ma una copia non proprio esatta, diversa, e mai completamente intera. Pronta e lucidata per essere da “sempre amata”.

sabato 24 ottobre 2020

merito

C’è crisi. Nelle ultime due settimana ben due librerie, per problemi economici, mi hanno restituito i libri che avevo dato loro in conto vendita. Da entrambe le librerie non ho mai guadagnato nulla, nel senso che non ci ho mai venduto nulla, manco un libro, non so se per demeriti miei o dei librai o dell’ambiente culturale delle città in cui erano ubicate; fatto sta che il momento storico è quello che è, negli ultimi anni ne ho viste chiudere tante di librerie e non ho mai voluto rompere le palle a nessuno. Di una delle due, però, mi sono tornati i libri e come li ho tirati fuori dall’imballo li ho messi direttamente vicino al caminetto, perché sono talmente rovinati – distrutti è la parola giusta – che non li posso più vendere manco come usato, mi vergognerei a farlo. Ora, la crisi c’è, noi ce la possiamo prendere col sistema economico, con la storia, con la scuola, coi lettori, con gli editori, ma questa cosa bisogna dirla: se un libraio non ha cura nemmeno dei libri che vende si merita di chiudere.

bombe

A Napoli parte la protesta dei commercianti contro le nuove restrizioni e come prima cosa si lanciano le bombe carta e si aggrediscono i giornalisti intervenuti. Che uno lo sente e viene da chiedergli: ma come si fabbrica una bomba carta? Mica è un'attività comune. Per attività non necessaria quello si intende? "Io tenevo un negozio di bombe carta in centro e quello stronzo di De Luca me l'ha chiuso. E mo io di tutte queste bombe carta che ci faccio?"

venerdì 23 ottobre 2020

minnie

Minnie Riperton fu una cantante americana che raggiunse una certa notorietà nei primi anni '70, attirando l'attenzione (non solo artistica) e la collaborazione di Stevie Wonder, il quale nel 1974 le produsse un disco, Perfect Angel, e un singolo di enorme successo, Lovin' you (lalalalalala). All'apice del successo, la Riperton si ammalò e morì di cancro nel 1979, a 32 anni. Questo pezzo, invece, pieno di doppi sensi cantati con voce sapientemente innocente (will you come inside me?), viene dall'album successivo, Adventures in Paradise, del 1975. Lo ha scritto con Leon Ware che di lì a poco avrebbe composto I want you per Marvin Gaye, e si sente.

 

pessimismo

Giornata di fatica sistemando la legnaia, ché l'inverno è alle porte. Mio padre, osservandomi, mi dà il suo compendio dell'umanità. Gli uomini, dice, proprio come la legna, si dividono in due categorie: quelli fatti su misura per il camino, che sono già pronti per essere bruciati, e quelli fuori misura, troppo lunghi o troppo grossi, che prima li devi spaccare con un colpo d'ascia e dopo li puoi bruciare senza problemi. Minchia, gli dico, a te Cioran ti fa un baffo. Mio padre ride, ma manco lo sa chi è Cioran. Poi mi chiedono dove ho preso il mio pessimismo. È facile, l'ho ereditato da lui prima ancora di imparare a leggere.

copertine

Ieri un ragazzo mi diceva che faccio delle copertine bellissime. Non si è mai comprato uno solo dei nostri libri, perché a lui la poesia non tanto lo prende, ma le copertine sono bellissime. Dovresti fare questo nella vita, mi dice. Cosa? Dovresti proporti per fare le copertine dei libri. Ma se non compri nemmeno i miei, gli dico. Che c'entra, io sono io, il mondo è pieno di persone tutte diverse, con gusti diversi. Sarà, a me più vado e più i lettori sembrano tutti uguali. E infatti la maggior parte degli editori di poesia non fa nemmeno la copertina. A che gli serve?

giovedì 22 ottobre 2020

la vita

Ma tu che te credi che a vita è accussì, nu passettino annanz e nu passettino arrét? La vita è cacamiento ‘e cazzo, bella mia.

(da Io speriamo che me la cavo, di Lina Wertmüller, 1992)

ambizione

Una che mi scrive: "Tu mi sembri il tipo che sta cercando un corso di scrittura adeguato alle sue ambizioni! Solo per te la nostra speciale offerta: 10 lezioni, 300 euro tutto compreso. E ti diamo anche l'attestato di partecipazione". Ho sempre pensato di essere una persona semplice, ma se do l'idea che per soddisfare le mie ambizioni bastano 300 euro, sto veramente frecato.

mercoledì 21 ottobre 2020

metafora

Guardo la TV con mia madre. C'è una intervista a una nota dottoressa che spiega alcune cose sul COVID. Dietro di sé, sfruttando la momentanea attenzione mediatica, ha messo il suo ultimo libro in bella evidenza, così che si leggano bene il nome e il titolo sulla copertina. Mia madre guarda attentamente lo schermo, poi sbotta: Madò, hai visto che bello quel vaso?

lunedì 19 ottobre 2020

giudici e i giovani

Stamattina mi ha chiamato una simpatica poetessa che, fra le altre cose, leggendo come siamo subissati di proposte, mi ha raccontato un delizioso aneddoto su Giovanni Giudici di cui fu amica. Giudici, che era severissimo con gli altri così come lo era con se stesso, a chi gli proponeva manoscritti in lettura, spezzava sempre le gambe. Solo così si separa il grano dalla crusca, chi ci prova per priscio da chi, nonostante tutto, vuole scrivere e basta, rimboccarsi le maniche e lavorare ancora e ancora sui versi. "I giovani, diceva Giudici, vanno scoraggiati".

domenica 18 ottobre 2020

amori in corso


Amori in corso
, film del 1989 di Giuseppe Bertolucci che racconta l'amore delicatissimo fra due ragazze. Tre attrici in tutto, due stanze e un giardino, ogni tanto un giraffino che spuntava dall'alto. Un film lineare, di quelli girati a budget ridottissimo, eppure intimo e coinvolgente. Lo vidi la prima volta su Raitre, quando facevo l'università, e mi presi una cotta per Francesca Prandi. L'ho rivisto stasera dopo secoli e proprio come allora penso che Bernardo era più bravo, ma era Giuseppe quello a cui volevo bene.

giovedì 15 ottobre 2020

ottimismo

Ogni tanto mi prende l'ottimismo e penso che non tutto è perduto e con un po' di impegno siamo ancora in tempo per estinguerci e salvare questo pianeta.

karma

Quelli che gli scrivi per dirgli mi spiace non posso pubblicarti e ti rispondono: Scusa, ma perché mi scrivi, io ho già pubblicato con un altro! Come perché? Mi hai mandato un manoscritto a luglio. Ah scusa, è vero, ma ne mando così tanti che mi ero dimenticato di te.

mercoledì 14 ottobre 2020

lavori ingrati

Oggi ho dato il due di picche a un ragazzo che mi aveva mandato il suo manoscritto. Gli ho spiegato perché non andava bene pubblicarlo. Mi ha risposto così: "Sono sicuro che un giorno questa esperienza mi renderà più forte e mi insegnerà qualcosa, ma oggi la tua porta in faccia fa un male cane". Mi è dispiaciuto così tanto che volevo andare ad abbracciarlo. Anche per questo, penso, mi serve una segretaria, per dare il due di picche al posto mio. Se è sadica meglio, così poi non si lamenta che le faccio fare i lavori ingrati.

martedì 13 ottobre 2020

autonomia e secessione

Sono tre giorni che è venuta fuori la notizia che in Lombardia non ci sono vaccini antiinfluenzali, situazione che rischia di tramutarsi in un nuovo disastro medico per moltissimi anziani. Da più parti si ascoltano appelli al venirsi incontro fra regioni in questo difficile momento. E senza contare i già innumerevoli problemi nel sistema scolastico. Eppure, esattamente un anno fa, 2019, pre Covid, la stessa Lombardia insieme al Veneto e all'Emilia Romagna chiesero e si mossero fortemente per ottenere l'autonomia, ovvero una secessione irreversibile dal paese (complici Lega e PD), così da non condividere le proprie risorse con le altre regioni "inefficienti" dell'Italia (definizione di Fontana). Se quel progetto insano fosse andato in porto, oggi altro che chiedere aiuti allo Stato e alle regioni per avere dei vaccini necessari, la Lombardia da sola sarebbe completamente affondata. E il bello in tutto questo è che il Veneto, che invece i vaccini ce li ha eccome, da bravo complice in quella follia, sarebbe stato fermo a guardare, a guardarli affondare tutti, proprio in nome di quell'autonomia per cui l'unica cosa che conta è il mio, o come diceva Verga, la roba.

lunedì 12 ottobre 2020

il nome

Un giorno molti mi dovranno spiegare perché si lamentano tanto che non metto il nome dell'autore in copertina e poi, loro, non lo mettono nemmeno sul manoscritto che mi inviano in lettura. Pensa che bello aprire il file e trovare 15/20 righe di ringraziamento e dediche agli amati cari o di epigrafi colte, e manco l'indicazione di chi ha scritto e perché; né, delle volte, il titolo stesso dell'opera, in puro stile Pietre Vive. (Ma il nome era già in mail, mi risponderanno i più scaltri: ma valla a ritrovare la mail, senza ricordare il tuo nome, mio caro Ouroboros).

domenica 11 ottobre 2020

una storia domenicale

Un autore mi chiamava ogni domenica per sapere se avevo letto il suo manoscritto. Io all’inizio rispondevo per gentilezza, poi ho cercato di evitarlo. L’ultima volta, esasperato dai continui tentativi, gli ho risposto in maniera scortese: «Ma perché mi chiami di domenica, non ce l’hai una vita sociale, degli amici? Non è meglio andare a farsi una passeggiata di domenica?». Lui, molto seriamente, mi ha detto: «Guarda che il resto dei giorni io lavoro, posso dedicarmi alla scrittura solo la domenica». Io: «E chiami me?». Lui: «Sto cercando un editore». Io: «Ho capito, ma nemmeno io lavoro la domenica». Lui: «Va bene, scusa se ti ho disturbato. Lo hai letto il mio manoscritto?». Io: «No». Lui: «Grazie di avermi risposto». Io: «Buona domenica anche a te».

io non ci sto

Leggevo poco fa un post abbastanza simpatico di Giulio Mozzi che spiega come, attraverso una serie di espedienti (dai corsi di scrittura ai libri a tema modaiolo), si fan soldi coi libri. "Perché, a pensarci bene, tutte queste cose possono essere fatte con onestà". La cosa più interessante di questi post, secondo me, è che è a tal punto radicata l'idea "radical chic" che a far soldi coi libri si fa peccato contro l'idea stessa di cultura come causa nobile (nel senso che prima la facevano solamente i nobili, per passare il tempo), che c'è sempre qualcuno che risponde inorridito: "Io ne prendo atto, ma me ne tiro fuori e scrivo le mie cose solo per me, nel mio cantuccio". Ecco, ogni volta che una persona lo puntualizza sotto un post, secondo me, invece di stare appunto da parte a farsi le cose sue nel proprio silenzio incontaminato e perfetto, sta facendo un atto di vanità, o di vanagloria, per ribadire che, nonostante tutto, se non partecipa al gioco è solo perché non ne accetta le regole, va in direzione ostinata e contraria; ma sottindente anche che vorrebbe comunque sapessimo che c'è, si sbraccia per questo, perché intimamente sogna il riconoscimento di esserci come tutti, ma con le regole sue. Così con un piede sta fuori (e lo dice) e con l'altro sta dentro (e lo dice anche per questo). Ma chi sta bene da solo non ha bisogno di dirlo nessuno.