mercoledì 12 agosto 2020

pubblico una poesia d'amore

Pubblico una poesia d'amore.
Una ragazza mi scrive: Sono io?
R: No, è una vecchia poesia, l'avevo scritta per una mia ex.
E tu esci con me e pubblichi ancora le poesie per le tue ex? Che schifo! Non voglio vederti mai più.
Pubblico una poesia d'amore.
Una ragazza mi scrive: Sono io?
R: In alcuni versi c'è qualcosa di te...
Come sarebbe a dire c'è qualcosa di me? O sono io oppure no! Mica ci sono le vie di mezzo in amore...
Pubblico una poesia d'amore.
Una ragazza mi scrive: Sono io?
R: Sì, sei proprio tu.
Però non mi riconosco mica tanto. È una poesia triste. Mica sono triste io. Perché mi hai descritto male?
Pubblico una poesia d'amore.
Un ragazzo mi scrive: Sono io?
R: No che non sei tu, è per una ragazza...
Peccato, volevo che qualcuno mi scrivesse una poesia. Ci ho sperato fino all'ultimo...
Pubblico una poesia d'amore.
Una ragazza mi scrive: Sono io?
R: Sì, sei tu.
Ah menomale, perché leggendo non ci ho capito nulla...

risposta ai criticoni del mondo

La verità netta e brutale
è che se foste al posto loro
voi fareste uguale: stesso male.
Stessa carne di maiale.
E i pochi che si salvano dal rogo
li odiate più degli altri,
ché non riconoscendoli dei vostri
vi sembrano i più falsi.

reading (7/8/2020)

 

martedì 11 agosto 2020

pino incredix

 

post acido

 Il paese è pieno di voci a riguardo, qualcosa di molto vicino al Fantacalcio, per cui potrei anche sbagliarmi, ma se le ultime cose che ho sentito sono vere c’è un gran casino, in seno alla sinistra così come a destra, per le prossime elezioni, determinato dal fatto che non ci si riesce a mettere d’accordo su chi “deve prendere i poteri” come diceva mio nonno. Tutti vogliono salvare il paese ma alle proprie condizioni e così non si fa un passo indietro né si fa un passo avanti e noi stiamo fermi a guardare il paese che va a rotoli. Va detta una cosa: la responsabilità di questo casotto è da attribuirsi a Tommaso Scatigna, che ha calcolato perfettamente i tempi per le sue dimissioni in modo da mettere in difficoltà la formazione di eventuali altre liste opposte a quella che avrebbe dovuto raccoglieva i suoi “delfini” o eredi: gli è riuscita così bene come mossa da scoppiargli in mano e mettere in difficoltà la sua stessa destra, spaccata e navigante a vista. E questo non me lo sto inventando io, ma che sarebbe successo era già stato messo in evidenza da Valerio Convertini con un’accorata lettera aperta pubblicata prima dello scorso Natale. Lettera rimasta inascoltata. Io però, anche se non lo condivido come metodo, non me la prendo troppo con Scatigna, perché Scatigna fa politica “e la politica è schifosa” (cit. Gaber), non guarda in faccia a nessuno. Si potrà dire che tutto questo non è corretto per il paese che ora si ritrova senza un vero dibattito, senza un’alternativa democratica visto che finora le nostre alternative politiche sono, forse, due liste di destra morbida, Bufano e se ci riesce Pulli (che sono sempre meglio del vecchio M.S.I.) a cui si aggiungono i 5 stelle di Lotito; ma potrebbe venirne fuori ancora un’altra di destra (!), manca ancora la Lega, mentre dalla sinistra io ancora non so nulla di preciso e prego tutti i giorni la madonna. Possibile, mi dico, che siamo passati in meno di un mese dalla seria possibilità di vincere le elezioni, dopo dieci anni di Scatigna, con una lista di sinistra preparata, cazzuta e giovane che trasporti questo paese finalmente nel 2030, a quella che ci si debba accontentare di due o tre liste di destra senza un progetto, ma raffazzonate all’ultimo minuto fra chi c’è c’è? E tutto questo perché non ci si riesce a mettere d’accordo, né a destra né a sinistra, su chi fa il capobanda? Se questa è l’alternativa piuttosto non vado a votare, mi rifiuto di partecipare a questa pagliacciata. E qui però, per par condicio sulle responsabilità, va detta un’altra cosa, ed è il vero motivo della mia rabbia. Se lo sapeva Valerio Convertini, così come lo sapevo io, che andava a finire così, e lo si sapeva da prima di Natale, immagino lo sapessero anche altri. E quindi, anche se Scatigna ha calcolato bene i tempi, anche se è stato cinico, anche se ha deciso da solo che per il paese non dovesse esserci un discorso politico ampio e maturo, perché di fatto con quella mossa ha bruciato da solo l’opposizione così come dieci anni fa bruciò da solo Bufano come concorrente diretto a destra, e prima ancora Antonio Lattanzio di cui prese il posto come vicesindaco sotto Petrelli, e pochi mesi fa la Pulli dalla propria pseudo-lista in formazione con una battuta sulla sua “mancanza di gavetta”, com'è possibile che gli altri, i suoi oppositori diretti, non si siano mossi prima, che non lo abbiano anticipato, che abbiano aspettato fino all’ultimo per accordarsi, quando la tensione del cronometro non ti permette di essere lucido, di cercare un dialogo pacato? Lo hanno fatto e non ce ne siamo accorti noi? È stato tutto a causa del COVID che impedivano gli incontri (e anche se nello stesso periodo c’era gente che si ammazzava di lavoro per ore davanti a una webcam)? O forse hanno preso sottogamba Scatigna perché nel frattempo lo hanno perculato a Propaganda Live? Pensavano che ci volesse di meno a organizzarsi perché nessun altro avrebbe tirato fuori un ego più grosso del proprio? Io non lo so, e magari sto scrivendo minchiate, ma penso anche che Tommaso Scatigna sarà quel che sarà, tutti i giorni gliene dicono di tutti i colori, ma mi pare che abbia fregato tutti ancora una volta, lasciando il paese non si capisce in mano a chi; e mi viene il dubbio che tutto questo stia succedendo forse perché lui è stato più bravo, forse perché chi gli sta di fronte ha peccato di presunzione o non è stato altrettanto furbo.

chi saremmo stati...

Chi saremmo stati noi senza le tue gambe
gambe sane e lunghe di gazzella
tese nella corsa dal trasporto del cuore.
Ci ho caricato sopra ogni mio verso
e su quelle ci arrampicavamo per il corso
come sherpa spinti all’apice del mondo.

 

lunedì 10 agosto 2020

non è niente

 Stasera ho mal di gola, mi sa che mi sono preso un raffreddore quindi me ne vado in giro con la mascherina. Il paese è pieno da scoppiare, di turisti italiani e francesi, tantissimi francesi. Quasi nessuno con la mascherina. Mentre ritorno a casa mi passa accanto una famiglia, una dei bambini mi guarda e grida alla mamma: Mamma, mamma ci siamo dimenticati la mascherina! E la mamma le risponde: Su, stai zitta, non è niente...

domenica 9 agosto 2020

cuore

Oggi ho fatto un calcolo. Se turandomi il naso cominciassi a chiedere cinquanta/cento euro per ciascuno di quelli che mi scrive: "Più che pubblicare con te ci tengo soprattutto a un tuo giudizio sul mio manoscritto", ecco non dico che arriverei a fine mese ma quasi. Dare un giudizio su un manoscritto significa che ti devi leggere tutto, scrivere una scheda adeguata, perderci la testa e se non lo devi manco pubblicare significa perderci anche il tempo. Oggi ho risposto così a un autore particolarmente insistente e lui mi ha detto che cinquanta euro sono troppe e chiedere soldi soltanto per un giudizio è immorale. Alla fine se mi piace la poesia dovrei farlo “di cuore”, come missione, ha scritto proprio così. Io mi sono chiesto perché non indosso ancora il saio.

giovedì 6 agosto 2020

barzelletta

C'è un uomo che va a fare un provino per il circo. Prima di lui ce ne sono altri. Viene assunto quello che fa girare le palle, quello che addomestica i leoni e pure quell'altro che è capace a strappare i biglietti in velocità. Ma lui? Quando il padrone del circo lo interpella, risponde: "Io so fare l'uccellino". Il padrone del circo lo caccia. Uno che fa l'uccellino non serve. 
E quell'uomo tristemente vola via. 

(Ascanio Celestini, Barzellette, Einaudi 2019)

mercoledì 5 agosto 2020

ricordino di sergio zavoli (alla maniera di cesare viviani)

Siccome quando muore uno famoso 
ognuno ha sempre un ricordo anche minuto 
da riportare per dire che lui c'era, 
mi ricordo a L'Aquila una cena

con Zavoli in un ristorante a 5 stelle, 
in cui io arrivai in ritardo 
(mi ero fermato a chiacchierare con uno 
che scriveva brutte poesie in dialetto) 

e Zavoli ordinò un brodino vegetale, 
che bevve con gusto dal cucchiaio 
delicato e tremante, poi se ne andò a riposare
mentre arriva il mio piatto.

martedì 4 agosto 2020

vado dall’editore a presentargli...

(Vado dall’editore a presentargli
il mio nuovo manoscritto,
e nella mano sinistra tengo
due bellissimi polli nostrani,
allevati nel modo giusto, all’aperto.
Le segretarie si mettono a ridere,
ma io non capisco e spiego
che i polli sono un dono
per favorire la disposizione d’animo dell’editore,
per addolcire la pratica.
Le ragazze non capiscono
e mi dicono “aspetti, vediamo se è libero”).

Cesare Viviani, Ora tocca all’imperfetto (Einaudi)

stanchezza

Ieri sera ero talmente stanco che per la prima volta nella mia vita mi sono addormentato sul PC con la faccia contro la tastiera una macchia si saliva sui tasti e la pagina di word piena di
hhhhhhhhhhhhhhhhhhhhdydmdhyfddddddddd

lunedì 3 agosto 2020

valere meno di amazon

Ecco un articolo interessante che fa capire come spesso sono visti i piccoli editori dagli autori in cerca di pubblicazione. Lo ha scritto un giornalista inglese che pubblica con una grande casa editrice inglese. Consiglia in primo luogo di non rivolgersi a editori a pagamento, e fin qui va bene. Poi fa un distinguo netto fra grandi editori (che però rifiutano, aggiunge, il 99% delle proposte e solo miracolosamente prenderanno te se non hai una consolidata storia editoriale alle spalle, che non si capisce come ti farai se non puoi andare dai piccoli editori) e i piccoli editori raramente onesti ma sfigati (non lo dice ma lo sottintende) e il più delle volte truffaldini e a pagamento, quasi come se in mezzo non ci fosse una selva oscura di migliaia di realtà diverse, ognuna con la sua storia la sua visione e la sua etica. Infine, e qui casca l'asino, consiglia agli aspiranti autori di insistere infinite volte con i grandi editori (che però rifiutano il 99% delle proposte e quindi preparatevi ad anni e anni di silenzio) prima di arrendersi e tentare l'autopubblicazione, meglio se con Amazon e solo dopo, se proprio siete ridotti alla canna del gas, con un piccolo editore ma onesto (per quanto sfigato), che ovviamente viene declassato all'ultima ruota del carro editoriale (vale meno di Amazon!). Va aggiunto che, come ci informa l'autore, un editore a pagamento inglese chiede a un autore (da esempio) circa 6000 sterline per 1500 copie. In Italia, lo so per esperienza, le cifre sono molto ma molto più "oneste".

domenica 2 agosto 2020

il prossimo

Il prossimo autore che pubblicheremo – sperando di fargli giustizia – sarà Roberto R. Corsi. Il Corsi ha questo paradosso: essere tanto gioviale come uomo quanto lucidamente tragico come poeta. Per di più non è facile da gestire: usa il verso alessandrino per esprimersi sui fatti di cronaca (!), ama i calembour e i giochi di parole, è pieno di collegamenti ipertestuali che spaziano dall’economia al cinema al campionato di calcio, legge e cita i poeti che sono ancora in vita (non mondadoriani e nemmeno einaudiani!) e soprattutto ha un vocabolario da spendere e lo spende senza far finta di essere uno che viene dalla strada: insomma, detto fra noi il Corsi è spesso troppo colto per l’odierno panorama italiano che ama il sentimentalismo spicciolo del “volemose bene” e confonde l’alessandrino con l’anacoluto di Carmelo Bene. Per questo motivo, il poeta tragico che è in Corsi si guarda intorno e come un Calimero, quasi vergognandosi di essere tragico – in un mondo che chiede la tragedia ma servita con ghiaccio – si nasconde sotto il guscio del suo eteronimo, si cummugghia come dicono in Sicilia: ne indossa la pelle, gli abiti, di quell’uomo così facile alla battuta, e stempera con una bella risata tutto il male che ci seppellirà.

da un poemetto chiaro e tondo

…infatti io per primo m’ingozzo e m’incazzo e poi
faccio la parte del poeta come se la poesia fosse
1 specie di salvacondotto per abbellire la faccia
mettere 10 sopra la pagella o sotto la fotografia
forse perciò cresce il numero dei poeti vaganti
che chiedono l’elemosina anziché fare l’offerta

c’è chi stampa ogni anno sempre lo stesso libro
chi mostra in copertina le maiuscole e i genitali
e se ne va a riscuotere 2 specchietti e 4 quattrini
ma sono specchi falsi per quel gioco delle 3 carte
in cui si vince e si perde solo 1 nonnulla perché
la poesia non reclama altro che il nudo integrale

io per primo rientro nella razza dei grilli parlanti
e mi giro nel dizionario come 1 pulce nella farina
lascio uccidere 4 alberi innocenti per dire la mia
come se la mia non fosse già stata detta da altri
forse soltanto 1 paio di volte ce l’avrò fatta ad
entrare in 25 occhi altrui con qualche mia parola

io per primo tradii la parola per farne un fiore
cosiccome ho tradito il fiore per farne 1 parola
ho dato l’anima alla penna per farmi quinterno
com’è difficile essere libri e nel contempo liberi
ci si mette addosso almeno 1000 pagine quando
ne basterebbe 1 soltanto per dire c’ero anch’io…

Lino Angiuli, in Addizioni (Nino Aragno 2020)

sabato 1 agosto 2020

paolo

l'attacco...

L’attacco di «La vegetariana» di Han Kang è uno dei più belli che mi sia mai capitato di leggere da molto tempo, perché si basa su di un meccanismo tanto semplice quanto efficace che è quello del rovesciamento onirico/parodico, tipico in Kafka ad esempio. Normalmente siamo noi che, dopo una situazione spiacevole o particolare facciamo brutti sogni, e spesso scherzando diciamo che questo succede perché abbiamo mangiato pesante; nella «Vegetariana» è la protagonista che dopo aver fatto un brutto sogno ribalterà completamente la sua vita e quella dei suoi parenti, rinunciando a mangiare carne fino a rifiutare del tutto il cibo nel tentativo di trasformarsi in pianta. C’è una continua tensione metamorfica alla base del libro (quasi una raccolta di monologhi, in ogni caso qualcosa che non riesco a definire romanzo), che man mano si scoprirà coinvolgere tre dei quattro protagonisti, chiedendo un prezzo altissimo per la propria ascesi con esiti alterni, dalla rovina al rifiuto. L’unica che avrà la forza di portare a termine il proprio viaggio iniziatico sarà proprio la protagonista, cioè colei che ha meno voce di tutti, e che per questo ha rinunciato a esprimersi.

pier


giovedì 30 luglio 2020

morte per acqua

Ieri parlavo con un mio amico che ha vissuto metà della sua vita in Africa, e mi spiegava che molti dei migranti che arrivano qui, perlomeno da certe zone, lo fanno perché sta finendo l'acqua, c'è un processo di desertificazione in corso, l'acqua potabile scarseggia sempre di più, e così vengono meno le possibilità di sostentarsi con l'agricoltura e la pastorizia. Se tu a un pastore togli la possibilità di nutrire il suo gregge non gli resta più nulla. E senza più lavoro che fai? Così, continuava il mio amico, quando si dice aiutiamoli a casa loro bisognerebbe pensare che quelli che servono sono aiuti concreti, investimenti in canalizzazione dell'acqua, pozzi artesiani, piccole centrali elettriche, strade. Non sono enormi investimenti ma se non siamo buoni a farli a casa nostra, come possiamo pensare di andare a scavare pozzi lì? Fatto sta che, per ironia della sorte, questi migranti scappano da una tremenda carenza d'acqua e si fanno un viaggio in mare con il rischio concreto di morire per acqua, di bere tanta di quell'acqua come non l'hanno mai vista in vita loro. E nonostante i tantissimi morti (perché sono tantissimi quelli che nemmeno sappiamo) ogni giorno guardo al Tg i nuovi sbarchi, di ieri, di oggi, di domani. La situazione è incontenibile. Quest'anno abbiamo pubblicato un libro che parla delle vicissitudini di una delle tante donne che arrivano qui: Cantare del deserto di Elvio Ceci. E fra i tanti commenti che mi sono arrivati sul libro due mi hanno particolarmente colpito nella loro criticità. Il primo diceva che è un libro che non venderà tanto perché è “pesante”, la gente ha bisogno di svagarsi e andare al mare, non di caricarsi di altri problemi. Ed è vero, purtroppo, il mare è tanto cose, a qualcuno fa da bara e a qualcun altro dà relax, e non è detto che uno voglia entrambe le cose insieme. E il secondo è che se è scritto in rima allora non è adatto a toccare la gravità del problema, perché le cose serie – dove provi a capire i fatti – oggi si scrivono in prosa. Io ho replicato che è una fesseria, che da sempre si usa la poesia per parlare dei problemi di un popolo; che molti popoli migranti compongono lunghi poemi in rima per ricordarseli, perché non hanno carta e penna e usano soltanto la memoria per tramandarli e leggerli. E mi hanno risposto che certo, è stato vero a lungo, ma noi non siamo migranti e quindi per noi vige la regola della carta e penna, dei libri stampati. Ovvero, per quanto tu possa sforzarti di capirli noi siamo noi e loro sono loro, per sempre divisi da tutto questo mare.