domenica 27 novembre 2022

il giorno dopo

Il giorno dopo ci vanno tutti in TV, come Cassandre del giorno dopo, a ripetere come si poteva evitare ciò che si sapeva ma non era prevedibile che succedesse proprio il giorno prima. Giornalisti ed esperti, opinionisti alle prime armi, gente con un pensiero unico in testa, politici contriti o agguerriti e pronti a fare ciò che va fatto ma sempre dopo e troppo tardi, con o contro qualcuno; i sindaci, la protezione civile, chi ripete che «questo non è il momento delle polemiche», le vittime senza più casa né parenti, i cani sciolti, i poveracci, gli inviati alla prima ribalta televisiva, quelli che non pensavano, quelli che in quattro e quattr’otto tirano fuori una raccolta fondi per le vittime e ci campa. E mai nessuno che squadri in faccia i volti degli abusivi e delle giunte, degli Uffici tecnici coinvolti, dei corrotti che fanno l’occhiolino a chi dà i voti in cambio di un condono, di un permesso per palazzinari e costruttori, dei cretini, di chi appalta e fa i controlli ad occhi chiusi, non immaginando, non pensando, non sapendo, di tutti coloro che si sono arricchiti o hanno semplicemente lavorato sapendo di rischiare, ma finché non succedeva tu prova, prova, che male c’è a provare, è questa la regola generale, andare avanti fino all’emergenza, che tanto i danni poi paga lo Stato. Così tutto monta e diventa come nulla, come ogni volta, un violento baraccone mediatico in cui ciascuno fa la sua parte, recita a soggetto, e più degli altri chi sul disastro ci fatica, perché se tutto è produzione e commercio allora anche il disastro è attività produttiva. Mi sono ricordato all’Aquila dieci anni fa, in mezzo allo sfacelo di palazzi antichi sul punto di crollare, ma puntellati a ogni centimetro da tonnellate di impalcature che li nascondevano, quasi sostituivano, un pompiere stanco morto di aspettare tre anni di stipendi arretrati. E mi sono chiesto se almeno lui nel frattempo l’hanno pagato.

venerdì 25 novembre 2022

umiliati e no

Ieri, non so come hanno fatto, in Russia, dove si fanno le cose in grande, sono stati capaci da una parte di bombardare Cherson, in Ucraina, uccidendo 4 persone e ferendone 10 perché l’Ucraina “non vuole la pace”, che detta così mi ricorda sempre quella scritta nei negozi “per colpa di qualcuno [Zelensky] non si fa credito a nessuno” e dall’altra di emettere una nuova legge interna, che puzza di estremismo religioso, che amplifica il campo punitivo contro la comunità LGBT vietando di fatto la “promozione di relazione sessuali non tradizionali” in qualsiasi ambito, dall’arte alla letteratura fino all’informazione, a internet e alla pubblicità, perché se non se ne parla l’omosessualità non esiste – ma se anche esistesse e decidessi di eliminare un problema di cui non si può parlare, allora non esisterebbe nemmeno un’opinione pubblica, né una punizione adeguata per chi lo elimina. Nessuna umiliazione, insomma, per usare una infelice espressione nata sempre ieri. Nello stesso giorno, dall’altra parte del mondo, Twitter ha ridato la parola a Donald Trump che rimane uno degli stronzi più pericolosi del pianeta, e intanto che il nostro ministro dell’istruzione rimarcava l’importanza di suddetta umiliazione nella scuola, in Iran un popolo umiliato dal potere dell’estremismo religioso fa la rivoluzione e fra le vittime (416 in tutto) si contano ben 51 minorenni. Non abbastanza umiliati.

mercoledì 23 novembre 2022

il diffidente

Un ragazzo che mi chiama al telefono, si presenta, dice che ci ha mandato uno testo in visione e mi chiede se siamo una casa editrice a pagamento e quali sono i nostri tempi di risposta. Ci parlo un po’, mi ringrazia e chiude dicendo che aspetterà la nostra valutazione. Passano due giorni, mi chiama un ragazzo che mi sembra avere la stessa voce, ma si presenta con un altro nome, e mi fa le stesse identiche domande della prima volta. Lo rassicuro e lui mi ringrazia. Oggi mi chiama un ragazzo che ha la stessa voce degli altri due ma stavolta resta sul vago, non si presenta, ma mi chiede le stesse identiche cose, se siamo una casa editrice a pagamento e quali sono i nostri tempi di risposta. – Scusi, ma lei mi aveva già chiamato o sbaglio? – È vero, ha ragione, ma siccome sono per natura diffidente, volevo metterla alla prova. Sa com’è, c’è un sacco di gente che si approfitta, ti dice una cosa e poi ne fa un’altra.

martedì 22 novembre 2022

poesia e pensione

Oggi [su Facebook] Arminio ha scritto una bella poesia, o perlomeno a me è piaciuta, anche se Arminio secondo me è più poeta per altre cose che non scrivere in versi. Ma mentre la leggevo mi sono fatto i conti e ho pensato che pure Arminio, che viene spesso criticato per il suo successo, ma viene pur sempre dalla vecchia scuola, è diventato Arminio, o meglio il fenomeno Arminio, intorno ai 60 anni. Prima ha soltanto lavorato, come tutti, e più di tanti altri va detto, per arrivare a quel successo. Anche io, che ho 45 anni e non ne sono immune, punto ad arrivare a quel successo. Per cui mi sono dato altri 15 anni per riuscire nel mio piano, alla mia maniera (che è una maniera molto meno fisica di quella usata da Arminio), per riuscire a farmi amare od odiare dal pubblico, non restando fermo nella loro indifferenza. E ho pensato che in Italia forse per la poesia funziona un po' come per le pensioni, devi dare almeno 40 anni di contributi poetici per arrivare a un riconoscimento minimo che è un po' una pensione morale (quando ti dicono: hai fatto la fame ma l'hai fatta da poeta! Che culo!). I più scafati avranno anche un minimo riconoscimento economico, certo, e per i meno scafati c'è la legge Bacchelli che è una pensione sociale presa col pedigree da scrittore. Si arriva a pensione piena con quota 103, ovvero dopo 103 anni di sangue gettato sui versi e quella in genere se la godono gli editori che ti ristampano e gli eredi, che poi non vengono a trovarti nemmeno al cimitero.

lunedì 21 novembre 2022

labbra

In ascensore all’ospedale una giovane OSS assai vistosa toglie la mascherina mostrando due labbra carnose e peccaminose e, per giustificarsi: – Scusate, ma a me la bocca mi piace tenerla libera – ci sorride con malizia prima di uscire al piano successivo. Un paziente sulla sedia a rotelle che sta salendo con noi se la guarda tutta, dalla testa agli zoccoli fuxia, e mi dice: – Me’, che femmina quella, certi giorni aspetto l’ascensore anche mezz’ora solo per vederla, che poi cos’altro vuoi fare qui? Tutta qua me la sento – passa la mano spalancata a frugarsi la pancia – ma soltanto qua, però! Più sotto non scende! Niente. Tutto morto. Per fortuna che c’è l’immaginazione!

domenica 20 novembre 2022

brioches

Conferenza sul clima 2022. Si poteva scegliere se fare tutti quanti dei sacrifici abbassando drasticamente il tenore di vita dei paesi più ricchi con ciò che ne deriva o comprare il silenzio dei paesi più poveri per continuare a crogiolargi ancora un poco in attesa del miracolo. Si è scelto di comprare il silenzio dei poveri. Ma per nostra fortuna c'è chi crede nei miracoli.

venerdì 18 novembre 2022

la poesia nel cinema

Leggevo il post di un professore che diceva che forse non è che è venuto meno l'amore per la poesia, ma semplicemente si è spostato il bisogno di poesia verso forme espressive più moderne e in linea coi gusti del pubblico, e faceva l'esempio di un film che aveva visto, di Pupi Avati, pieno di poesia, ma ci si potrebbe mettere in mezzo anche la musica. Il che da una parte è vero, e vale anche per il romanzo (perché comprarsi un libro a 18 euro quando con la metà di quella cifra mi posso abbonare a un canale di streaming e guardarmi tutte le fiction che voglio); dall'altra va detto che cinema e musica sono forme d'arte con propri codici e non è detto che, al di là dell'aggettivo "poetico", gli interessi il paragone/dialogo con la poesia come forma d'arte e con la sua storia (per fare un esempio, un Quentin Tarantino fa cinema postmoderno basato sui B movies fra cui gli spaghetti western, ma dubito che gli freghi qualcosa di rapportarsi con Mario Luzi o con Montale, o con Dereck Walcott, per fare il nome di un grandissimo poeta americano che invece Montale lo sapeva a memoria). Ma per fare un film servono soldi, tanti soldi, persino per fare il più stupido dei video serve una videocamera e un PC, devi sapere usare qualche programma di montaggio, così come per fare una canzone serve uno strumento e delle casse, un impianto, banalmente una presa elettrica, un accordatore. Ecco, per fare una poesia, ed è uno dei motivi per cui mi piace tanto la poesia, bastano un quaderno è una penna, 1 euro in tutto (un po' come fa il protagonista di quel film bellissimo che è Paterson). O come in certi paesi del Medioriente, basta la voce e un po' di buona memoria. La poesia, come pratica, è una delle forme d'arte più alla portata di tutti che ci sia. Poi certo, la puoi voler pubblicare e quello è un altro paio di maniche. Ma del resto, si sa, stampare un libro non implica fare poesia, così come girare un film non implica fare del cinema.

materia medica

Stamattina rileggevo POLVERE, di Bordini e mentre leggevo e mi perdevo in quel flusso mi chiedevo dove mai finisse la testa di Bordini mentre stava scrivendo, verso quale piano. Poi ho letto MANGIARE, che è un libro pieno di morte, molto feroce, dove c’è una sezione, Materia medica, che è una sorta di lungo prologo alla morte, una visione sviscerata al microscopio, dunque deformata dalla lente d’ingrandimento, della malattia come referto, studiata attraverso la deformazione del corpo, che viene meno e perde dignità, ma come se fosse un dato acquisito, senza più suscitare commozione in chi osserva. Ma subito dopo questa visione così gelida, da sala operatoria, segue una poesia delicatissima sull’arrivo dell’Autunno, e tu leggendola ci senti subito il tocco lieve di Apollinaire, con questo aggrovigliarsi del tempo per cui, subito dopo la malattia come fine, non spinge la rinascita, cioè la primavera, ma arriva una stagione più gentile, cioè l’autunno che è la stagione della consapevolezza della morte, che persiste, ma in cui ti puoi gustare ancora le castagne. A quella segue poi Il poema a Trotskij, che in un ipotetico confronto con l’opera del francese sarebbe il corrispettivo della Canzone del male amato, certo passato, ma mai dimenticato, perché conserva dentro il gusto delle caldarroste.

giovedì 17 novembre 2022

dissociazione

Sono talmente dissociato che prima, quando ha suonato il telefono svegliandomi, la prima cosa che ho pensato è stata: Ecco che sono morto e mi avvisano per dirmi che stanno venendo a prendermi. — Invece era il barbiere che chiamava per spostare l'appuntamento. — Quale appuntamento? Sono dieci anni che non vengo da te. — Infatti ha sbagliato persona e chiamava mio cugino che porta il mio stesso nome.

mercoledì 16 novembre 2022

sogno

Stanotte ho sognato le dita delle mani di mio padre che scavavano lentamente la superficie del tavolo e più scavavano nel legno più toccavano il cielo.

martedì 15 novembre 2022

settimo cielo

Il commercialista mi fa i complimenti per la buona salute della casa editrice. Te ne accorgi, mi dice, perché paghi tante imposte. — Sono al settimo cielo.

domenica 13 novembre 2022

block-notes di un regista


Block-notes di un regista (1969), di Federico Fellini, è un documentario prodotto dalla TV americana. Fellini che doveva essere l’oggetto del film ne prese in mano la regia e il montaggio trasformandolo in un’opera d’artista. Proprio per questo, a dispetto dello scopo originale, è un film pieno di sogni e di menzogne, di invenzioni, spesso autoironiche (come l’intervista al “latin lover” Mastroianni), oltre che di scene divertentissime come questa dove c’è un “vero sensitivo”, Mr. Genius, che deve mettersi in contatto con gli spiriti di alcuni luoghi da scegliere per le riprese del prossimo film di Fellini, il Satyricon. Mr. Genius dice di non farcela da solo, perché sente la presenza degli spiriti dei leoni antichi (“è troppo pericoloso, poi svengo e non ho la canfora!”) così chiede l’aiuto di una ragazza che li accompagna: “Marina, vieni Marina, ho bisogno del tuo fluido, tu sei la vergine vestale!”. La fronte contro la fronte, la pungola: “Dio, come sei scarica… Fai troppo l’amore! Senti, sento la tua ghiandola pineale. Domandami, dai domandami, che poi soffro!”. Lei, non sapendo cosa chiedergli, gli domanda che cosa sente e lui, accasciandosi a terra e cominciando a gemere: “Sento dei cadaveri! Vedo delle grosse anguille nere!”. “Ma come delle anguille? Federico, ma che devo fare?” chiede Marina perplessa. 


 

martedì 8 novembre 2022

la questione

Oggi in libreria ho scoperto che Franco Arminio ha pubblicato il suo ultimo libro, Atleti, con HarperCollins Italia, che è la seconda casa editrice più diffusa nel mondo. Einaudi a confronto è quasi nulla. A uno può piacere o no come scelta, ma molto dice il fatto che HarperCollins ha un approccio assai pragmatico (come si vede anche dalle sue brutte copertine). Non si fanno differenze di genere. Sul sito c'è la narrativa italiana (cioè in lingua originale), la straniera (cioè in traduzione), la non-fiction (ovvero saggi e manualistica) e la narrativa per ragazzi (quella che vende). Punto. Il poeta non viene discriminato per ciò che scrive o perché va a capo, ma soltanto in base al fatto che venda o meno. Poi certo, alcuni diranno che Arminio non è un poeta, ma il bello è proprio questo, che ad HarperCollins non frega nulla della questione, per loro Arminio è un autore come tutti gli altri e ha le stesse possibilità di esprimersi sul mercato. Cosa che in Italia succede assai più raramente per una serie di preconcetti che coinvolgono tutti, dagli editori al pubblico, senza parlare degli stessi poeti, a cui piace fare la parte dei nobili esclusi.

lunedì 7 novembre 2022

farsi salvare

Ieri sera in paese è venuta Nadia Terranova a presentare il suo ultimo libro sul terremoto. Io ero seduto davanti e accanto a me c'era il ragazzo della relatrice, armato di telefono per fare le debite foto. Ecco, per ogni scatto che faceva alle due insieme, ne faceva almeno 5 soltanto alla relatrice. Ed era tutto contento. Mi ha fatto un sacco di tenerezza. A un certo punto la relatrice ha chiesto alla Terranova se i libri ti possono salvare e io ho pensato, con tutto il rispetto che ho per i libri, ma che te ne fai di essere salvato da un libro quando hai qualcuno davanti che ti vuol bene. Fatti salvare da lui/lei, forse è un po' abusata come formula ma in generale, le fiabe ce lo insegnano, funziona sempre.

domenica 6 novembre 2022

perché si scende in piazza?

Ho letto poco fa il commento di una donna a un post sull’Ucraina il cui la donna, a favore della pace, diceva sostanzialmente che noi occidentali siamo talmente imbevuti di propaganda da credere, fra le altre, alle storie di stupri delle truppe russe sui civili ucraini, e che “non ci sono prove degli stupri” diceva. Ci sono rimasto. Primo perché, da che mondo è mondo, la prima cosa che fa qualsiasi esercito in una guerra è stuprare i civili; lo fanno tutti, non solo i russi (che conoscono bene questa pratica: basta informarsi su cosa hanno fatto in Germania durante la seconda guerra mondiale), ma anche gli italiani in Grecia e in Africa (Montanelli non era l’eccezione, era la regola), gli americani in Asia, i francesi di Napoleone, gli spagnoli in America, lo facevano gli antichi romani e i greci alla base della nostra cultura, e andando a ritroso nel tempo dubito si possa trovare una qualsiasi civiltà che non abbia avvalorato “l’efficacia” dello stupro in guerra. E mi fa specie, in secondo luogo, che lo dica proprio una donna e proprio in nome della pace, con tutta la cultura dello stupro che si respira oggi nel mondo e con tutte le lotte in corso per la difesa di diritti fondamentali legati alla dignità della donna (vedi l’Iran). Una donna che scrive “non ci sono prove degli stupri di soldati ecco, a pelle mi sembra quasi un controsenso. Tutto si può dire su Russia e Ucraina secondo me, e io non pretendo di avere ragione in merito, tranne che in una guerra non ci sono stupri a decine, ed è innanzitutto per questo che si dovrebbe lavorare per la pace, non pro questo o contro quello, ma per evitare che un qualsiasi soldato si senta in diritto di stuprare, rapinare o uccidere un altro essere umano. Se non lo si fa per questo, perché si dovrebbe scendere in piazza? A volte, invece, da certe cose che leggo, mi sembra davvero che si vada a dimostrare per idee di civiltà così alte che ci si scorda proprio le persone.

sabato 5 novembre 2022

profilo

Nuovo attentato degli ecologisti contro un'opera di Van Gogh, stavolta a Roma. I responsabili del museo comunicano: Ce lo aspettavamo. A questo punto cominciano a venirmi fuori delle domande strane del tipo: In che senso ve lo aspettavate? È stato compilato un profilo dell'attentatore ecologico seriale come si fa coi terroristi? E questo attentatore risponde in particolare alle tele di Van Gogh come succede di fronte alle macchie di Rorschach, ha pulsioni distruttive quando vede il colore? O ci sono motivazione geopolitiche per cui i pittori di scuola olandese sono una espressione del male? Ma soprattutto, cosa rischia chi fa uno di questi attentati? Una causa in tribunale? Una multa sostanziosa? E chi la paga? E chi paga l'avvocato? I genitori dei ragazzi? Se la possono permettere? E se sì (domanda retorica, lo so), al di là della simbolicità del gesto, non era meglio fare una bella donazione o del volontariato presso un ente benefico tipo la Caritas, invece di pagare un avvocato o le casse dello Stato?

what work is

Quando mi dicono che negli audiolibri di poesia che facciamo sbaglio a metterci la musica perché dovrebbe esserci la voce sola, poi ascolti gli audiolibri dei poeti americani e quelli ci fanno addirittura i pezzi jazz sulle poesie.

Cos'è il lavoro | Philip Levine

Facciamo una lunga fila nella pioggia
alla Ford Highland Park. Per un lavoro.
Sai cos’è un lavoro – se sei grande abbastanza
per leggere qui sai com’è lavorare,
anche se magari non lo fai.
Ma lasciamo perdere te. Questa roba
parla di gente che aspetta, passando
da una gamba all’altra. Di quando senti
una pioggia sottile che ti bagna i capelli
come fa la nebbia, e che ti confonde
la vista finché ti sembra di vedere
tuo fratello, forse dieci posti più avanti.
Ti pulisci gli occhiali con le dita,
e ovviamente è il fratello di qualcun’altro,
con le spalle più strette del tuo
ma con la stessa posa dinoccolata
e dimessa, lo stesso sorriso che
non maschera la cocciutaggine, lo stesso
rifiuto, triste, di darla vinta alla pioggia,
alle ore buttate via ad aspettare,
al pensiero che a un certo punto, più avanti,
c’è un uomo che sta aspettando per dirti “No,
oggi non assumiamo”, per qualsiasi
ragione voglia. Vuoi bene a tuo fratello;
all’improvviso, adesso, puoi appena
sopportare l’amore che ti sommerge
per tuo fratello, che non è vicino a te,
o dietro di te, o davanti a te,
perché è a casa a cercare di smaltire
col sonno il turno di notte alla Cadillac
così può alzarsi prima di mezzogiorno
a studiare tedesco. Lavora otto ore
per notte così può cantare Wagner,
l’opera che odi di più, la musica
peggiore che sia mai stata inventata.
Quand’è stata l’ultima volta che gli hai detto
che gli vuoi bene, che gli hai stretto le spalle
larghe, hai aperto bene gli occhi e gli hai
detto quelle parole, e magari gli hai dato
un bacio sulla guancia? Non hai mai fatto
una cosa così semplice, così ovvia,
non perché sei troppo giovane, o troppo
scemo, non perché sei geloso e nemmeno
avaro o incapace di piangere davanti
a un altro uomo – no, è solo che non sai
cosa vuol dire lavorare.

(da What Work Is, 1991, traduzione di Giuseppe Genna)

la mamma

Stanotte ho sognato che mi incaricavano di realizzare un gigantesco catalogo (un volume pesa più di 100 Kg, mi avvertono) con l'opera omnia di un artista che a me sinceramente pare Kandinskij anche se assicurano di no, è solo uno che gli assomiglia. L'ente che mi ha contattato ha già prodotto un catalogo simile un paio di anni fa, mi informano, ma la precedente casa editrice ha chiuso per sopraggiunta morte della titolare che guarda caso era la mamma del curatore, e ora cercano un sostituto. Ho chiesto per curiosità quanto avevano dato alla mamma del curatore per il libro precedente, e mi hanno risposto 50.000 euro + iva. – È una cifra enorme! dico. – Sì, ma anche fare la mamma non è facile.

giovedì 3 novembre 2022

condividere

Uno che mi scrive presentandosi come l’ex di una tipa con cui sarò uscito sì e no due volte quindici anni fa. Prosegue dicendo che la suddetta, prima di andarsene, gli ha parlato assai bene di me, che anzi le ho lasciato un buon ricordo, e visto che anche lui scrive, magari si potrebbe condividere qualcos’altro oltre alla tipa.

mercoledì 2 novembre 2022

la forza del passato

Viene a trovarmi in sogno Ciriaco De Mita. Mi cita frasi e versi non suoi, spacciandoli per suoi, opere di Monet che dice sono sue e che sarebbero perfette, aggiunge, come cover per i miei libri. Poi mi lancia questa massima: “Avevo ragione io, anche nell’errore avevo ragione io”. Non so cosa rispondergli, non ricordo niente di cosa ha fatto. “La forza del passato è che tanto ci si scorda tutto!”.