MADE IN HEAVEN (1987) di Adam Rudolph, con Timothy Hutton e Kelly McGillis è uno di quei film adorabili, romanticamente e disperatamente anni 80 – con una colonna sonora tutta fiati e sintetizzatori guidata da un pezzo rock malinconico scritto appositamente da Neil Young, “We never danced” – che tanti di noi cresciuti negli anni 90, quando ancora lo replicavano in TV a orari improponibili hanno amato. Di cosa parla? Di due anime, lui appena morto e lei in procinto di nascere, che si incontrano, si innamorano e si sposano in Paradiso. Quando lei lo lascia per seguire il proprio destino, lui disperato fa un patto con un angelo e la insegue sulla Terra rinascendo a sua volta. La loro vicenda diventa allora quella di due anime gemelle che, senza più avere memoria di quel legame celeste, non fanno che rincorrersi per tutta la vita perché solo ritrovandosi l’un l’altra potranno essere completi e felici. Mi diceva Paolo Vites che come me adora quel film, che in origine i due non avrebbero dovuto incontrarsi condannandosi all’infelicità. Invece, per una volta con ragione, la produzione si impose e si decise di dare loro una possibilità quando, in una scena splendida che recupera e ribalta il mito eterno di Orfeo ed Euridice, lei lo rincorre nel traffico, lui si volta, ma per una volta fissandola non la perde, “Va tutto bene – dice la voce del suo angelo – ti ha trovato lei”.
Poesie, pensieri e fotografie di Vitantonio Lillo-Tarì de Saavedra, in arte Antonio Lillo ovvero Antonio Hammett
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martedì 1 ottobre 2024
lunedì 9 agosto 2010
accadde in paradiso
Made in Heaven, ero un adolescente quando vidi questo film per la prima volta. E, come tutti gli adolescenti stupidamente romantici di questo mondo, rimasi incantato dalla promessa d’amore eterno, di un legame più forte della vita stessa e quasi simile al destino che questa bellissima storia prometteva. Anzi, in un certo modo sono quasi convinto, visto il modo in cui me lo sento ancora dentro, che tale film mi abbia in qualche modo fregato, o illuso, che là fuori, da qualche parte c’è la mia anima gemella ad aspettarmi e l’amore non sarà perfetto se non con lei. Idee molto pericolose da gestire, perché ad abusarne si finisce per rimanere soli.
A raccontare a parole di cosa parla Made in Heaven, perde molto del suo fascino. È più un film di immagini lievi e sfuggenti, di stati d’animo puri, molto on the road se vogliamo, nel senso propriamente beat di ricerca di se stessi come unica via per la felicità. Gli attori sono Timothy Atton e Kelly McGillis, giovanissimi, che interpretano due anime che si conoscono, si innamorano e si sposano in Cielo, prima che lei venga spedita sulla terra a vivere la propria vita terrena. Incapace di stare lontano dalla propria sposa, anche lui farà una sorta di patto con un angelo secondo il quale potrà scendere sulla terra a cercarla ma, una volta rinati, nessuno dei due ricorderà dell’altro e la loro dovrà essere una ricerca del cuore, basata solamente sull’istinto e sul bisogno dell’altro. Alla fine, come in ogni love story che si rispetti, l’amore vincerà e i due si ritroveranno, per strada, il giorno del loro trentesimo compleanno.
Per quel che mi riguarda questo film, oltre che condannarmi per sempre all’ideale della continua ricerca dell’amore perfetto, è stato anche il primo esempio di poesia visiva a cui ricordi di avere assistito (anche se poi, rivedendolo, ho in parte ridimensionato quella prima impressione), talmente forte da farmi piangere di commozione. A rendere ancora più forte questo stato emotivo è stata la colonna sonora, e un suo pezzo in particolare, intitolato We never danced, cantato da Martha Davis and the Motels, molto molto malinconico e con un arrangiamento tipicamente anni ’80, che mi sono portato a lungo nel cuore e che scoperto solo parecchi anni dopo essere stato scritto da quello che, nel frattempo, era diventato uno dei miei musicisti preferiti, Neil Young.
A raccontare a parole di cosa parla Made in Heaven, perde molto del suo fascino. È più un film di immagini lievi e sfuggenti, di stati d’animo puri, molto on the road se vogliamo, nel senso propriamente beat di ricerca di se stessi come unica via per la felicità. Gli attori sono Timothy Atton e Kelly McGillis, giovanissimi, che interpretano due anime che si conoscono, si innamorano e si sposano in Cielo, prima che lei venga spedita sulla terra a vivere la propria vita terrena. Incapace di stare lontano dalla propria sposa, anche lui farà una sorta di patto con un angelo secondo il quale potrà scendere sulla terra a cercarla ma, una volta rinati, nessuno dei due ricorderà dell’altro e la loro dovrà essere una ricerca del cuore, basata solamente sull’istinto e sul bisogno dell’altro. Alla fine, come in ogni love story che si rispetti, l’amore vincerà e i due si ritroveranno, per strada, il giorno del loro trentesimo compleanno.
Per quel che mi riguarda questo film, oltre che condannarmi per sempre all’ideale della continua ricerca dell’amore perfetto, è stato anche il primo esempio di poesia visiva a cui ricordi di avere assistito (anche se poi, rivedendolo, ho in parte ridimensionato quella prima impressione), talmente forte da farmi piangere di commozione. A rendere ancora più forte questo stato emotivo è stata la colonna sonora, e un suo pezzo in particolare, intitolato We never danced, cantato da Martha Davis and the Motels, molto molto malinconico e con un arrangiamento tipicamente anni ’80, che mi sono portato a lungo nel cuore e che scoperto solo parecchi anni dopo essere stato scritto da quello che, nel frattempo, era diventato uno dei miei musicisti preferiti, Neil Young.
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