Oggi è (o sarebbe stato) il compleanno di Bogdan. Pubblico, come ricordo, le foto che gli ho fatto esattamente un anno fa di oggi, quando andammo a trovarlo con Pino Incredix. Non sono belle foto, ma sono le ultime foto che ho di lui. E devo dire che sono grato a Pino perché se non fosse stato per lui forse non ci sarei mai andato. È stato lui a mettere in moto una serie di azioni per cui, quando siamo andati lì, e io mancavo da casa di Bogdan da parecchio, ci siamo accorti che non stava bene, così il giorno dopo ho fatto un appello per chiedere ai servizi sociali di intervenire; Paolo Giacovelli, assessore, si è preso a cuore la cosa e mi ha chiesto di contattare la famiglia per ottenere dei permessi, io ho trovato i contatti grazie a Roberto Bancora, che si era già occupato di Bogdan alcuni anni prima; e così ho scritto a suo figlio Ned e a sua moglie Mariarosaria, che anche se viveva separata da Bogdan, ha avuto la forza, la generosità, il coraggio e l’affetto di venire qui a dargli una mano e provare a salvare il salvabile. E anche se non siamo riusciti a fare granché per lui, perché la situazione è precipitata in pochissimi mesi, siamo almeno riusciti a fare in modo che Bogdan, poco prima dell’ultima crisi, avesse modo di conoscere i suoi nipoti. Lui si vergognava, per cui si era chiuso in casa con una scusa. Noi organizzammo apposta un blitz famigliare, a cui partecipai anch’io, e mi ricorderò per sempre, quando li ho accompagnati da lui, questi due bambini che mi chiedevano com’era fatto il loro nonno e io dicevo loro: “Ha la barba lunga e porta dei cappelli strani, e vive in una casa tutta di legno, è come uno gnomo!” e loro ridevano contenti. E ora posso dire che è stato un bene, perché mentre me ne andavo per lasciarli da soli, mi sono girato e ho visto Bogdan seduto sulla sua sedia viola in giardino che abbracciava teneramente questi due bambini ed è l’ultima immagine bella che ho di lui.
Poesie, pensieri e fotografie di Vitantonio Lillo-Tarì de Saavedra, in arte Antonio Lillo ovvero Antonio Hammett
sabato 6 gennaio 2024
martedì 2 gennaio 2024
chet un poco loco
giovedì 30 novembre 2023
ricordo speciale
Una bambina di 11 anni che quando le chiedo se ha qualche ricordo speciale della sua infanzia mi risponde: "Mamma che quando ero piccola mi diceva tu sei bellissima, poi mamma è morta e io sono diventata grande".
giovedì 15 giugno 2023
la neve sulla serra
Poco fa mi sono fermato col duca davanti alla vecchia casa vuota accanto alla posta, e come fa sempre mi ha raccontato una delle sue storie sui semplici del paese. Oggi è toccato a don Antonio, che era “don” solo nel nome ma era povero e ritardato mentale, e viveva libero in un gruppo di trulli sulla Serra, ora abbandonati ma che ancora si vedono dal ponte, e campava coi frutti della terra e col baratto. Ogni tanto prendeva qualche pera, un po’ di fave o alcuni pugni di lenticchie, li metteva nel sacco che si portava sempre sulle spalle e saliva in paese, andava da Alfredo che aveva il negozio di Alimentari in piazza Marconi e li scambiava con un po’ di mortadella o delle uova. Quando non aveva nulla da portare allora se ne arrivava con un mazzo di fiori di campo. Mi ha detto il duca di averlo anche fotografato, col cappellaccio calato sulla fronte e la barbaccia incolta, il sacco di tela grezza sulle spalle, che si presenta con un mazzo di fiori colorati e ti chiede, con la voce sottile quasi da bambina, di dargli in cambio due uova, ma le foto nel tempo si sono smarrite, per cui ora di don Antonio gli resta soltanto il ricordo. Il duca, che è figlio di Alfredo, mi racconta che don Antonio era bravissimo nello scambio perché era buono, ma non potevi distrarti nemmeno un attimo perché se lo facevi oltre alle due uova che gli avevi dato ne sparivano sempre altre due. Quando è diventato troppo vecchio i servizi sociali si sono finalmente ricordati di lui e lo hanno portato all’ospedale Montanaro dove gli badavano le suore. Il duca lo andava a trovare qualche volta. La cosa che più rimpiangeva don Antonio negli ultimi anni era il fatto che non potesse più tornare a rivedere i suoi trulli sulla Serra. Serviva una macchina per farlo, ma essendo allora poche le macchine in paese, nessuno lo accompagnava e si inventavano delle scuse per tenerlo buono. Magari era giugno come adesso, mi dice il duca, c’era il sole che spaccava le pietre, ma le suore gli dicevano che sulla Serra c’era la neve, e che lo avrebbero portato lì quando la neve si fosse sciolta. Ma, finché campò don Antonio, sulla Serra non smise mai di nevicare.
sabato 1 aprile 2023
telefono vs intelligenza artificiale
Di fronte alle polemiche di questi giorni su chi parla con le intelligenze artificiali mi viene da pensare che in fondo io sono cresciuto in un’epoca in cui non c’erano nemmeno i cellulari e si chiamavano al fisso di casa le ragazze che ti piacevano dai telefoni a gettoni. Mi sono ricordato quella volta che a quindici anni chiamai una che mi piaceva e mi rispose sua madre dicendo che era non c’era trippa per gatti ed era meglio se giravo al largo. E mi sono chiesto se – meraviglie della tecnologia a parte – c’è così tanta differenza se quando chiami una che ti piace a dirti di girare al largo è una intelligenza artificiale, la sua amica impicciona o una madre ostile.
libri per ragazzi
Di recente un nostro libro, “L’arte di allacciarsi le scarpe” di Alessandro Silva e Federico Galeotti, è arrivato in finale a un premio di letteratura per ragazzi, il Libro Aperto Festival di Baronissi (Salerno). Quando l’ho saputo ho fatto i salti di gioia, e allo stesso tempo mi è venuto un po’ da sorridere perché il libro in questione è uno di quei libri talmente stratificati da essere sempre sul limite della fascia d’età. E mi è venuto da pensare che quando ero bambino c’era mio padre che lavorava in ferrovia e ogni volta che tornava da una trasferta mi portava un libro e fra i tanti che mi ha portato quello che più mi ha segnato nella vita è questa raccolta di Oscar Wilde, che conservo ancora, "Il principe felice", che Wilde ha scritto per i suoi figli ma tutto direi essere tranne un libro “per ragazzi”. Mi ricordo che quando ho letto uno dei racconti in esso contenuti, “L’usignolo e la rosa” – con la storia di questo usignolo che si sacrifica trafiggendo il proprio cuore con la spina di una rosa per aiutare un innamorato in difficoltà e poi si scopre non solo che l’innamorato è uno stronzone ingrato, ma che il sacrificio dell’usignolo è stato vano, non è servito a nulla – io ho pianto, è stata la prima volta che ho pianto sopra un libro per l’ingiustizia del mondo. Oggi un libro così molti secondo me lo censurerebbero, perché non è per nulla consolatorio, anzi, è disfattista. Eppure l’uomo che sono sta qui anche per merito suo.
sabato 25 marzo 2023
polpette
Nella gioia ci si aggrappa sempre a cose semplici, forse perché sono le più facili da rievocare. Chi me lo avrebbe detto un giorno che uno dei miei ricordi più luminosi è quello di mio padre che con appetito salutare divora un piatto di polpette al sugo e fa pure la scarpetta, lasciandoci il complimento di due foglie di alloro nel piatto e se la ride. A dirlo sembra quasi una sciocchezza, ma non devi dare nulla per scontato.
venerdì 24 marzo 2023
l'aria
Mentre
siamo in fila in banca un signore guarda fuori dalla vetrata e comincia
a declamare la bellezza di giornate così che puoi andartene al mare. Un
altro, incalcinato dal cantiere, coi denti gialli e spezzati, gli
risponde che è più bello ancora andarci in inverno, quando puoi
respirare l'aria a pieni polmoni, non c'è nulla di bello come l'aria
dice. Socchiude gli occhi: "E quanto è bella l'aria respirata in un
bosco dove non c'è nessuno, quando stai sotto una grande
quercia! Che te le fai del mare?" Io mi stavo commuovendo dalla poesia
che esprimeva il suo sguardo, finché non aggiunge: "E se c'è una
signorina che ti fa un bel lavoro di bocca, come si respira bene quando
te lo fa! Un capolavoro!" E piega i denti spezzati in un sorriso brutto e
malizioso da simpatica malerba.
domenica 19 marzo 2023
la macchia
Guardando le immagini di Palazzo Vecchio imbrattato di arancione mi i sono appena ricordato della mia prima azione dimostrativa, attuata contro le forze di potere di casa mia, ovvero mio fratello appena nato, che mi toglieva tutte le attenzioni dei miei genitori quando avevo tre anni. Non mi andava proprio giù, così presi una scatola di pastelli a cera e imbrattai i muri di casa con quello che a conti fatti fu la mia prima opera d’arte, un pastrocchio a colori che si stendeva in basso lungo tutta la parete del salotto e per la quale mi presi due sonori schiaffoni da mio padre da cui mi derivò, in tutte le foto dell’epoca, l’espressione ferita e piena di triste rassegnazione per il destino che mi aspettava di eterno secondo, pur nella mia primogenitura, verso mio fratello. Dopo mia madre si sforzò a lungo di lavarla via, senza mai riuscire a cancellare del tutto quella macchia, che rimase lì come traccia di quel mio primo malessere esistenziale, ma sparì dalla nostra vista soltanto anni dopo, quando cambiammo casa.
sabato 10 dicembre 2022
vita e destino
Parlando di Stephen King, io una volta al liceo mi ero talmente innamorato del libro che copiai paro paro le ultime pagine di IT per un compito in classe. La prof mi mise 4 perché ero andato fuori traccia, però mi disse che era talmente bello quello che avevo scritto che come minino dovevo fare lo scrittore nella vita...
domenica 10 luglio 2022
ninella
Il vecchio filmino del matrimonio dei miei genitori è l’unica traccia rimasta, per pochi secondi, dello sguardo tenace e di un gesto di mia zia Ninella che già vecchia, e con l’ansia di una morte che si sarebbe presentata trent’anni dopo, con una mano si tiene passando al braccio di mio padre e con l’altra, le dita di gesso, fa i corni per allontanare il malocchio.
venerdì 30 aprile 2021
il muretto
Oggi, vigilia del 1 maggio, mi sono messo a lavorare seriamente, faticando in campagna con mio padre e mio fratello. Risultato: sette ore di litigate furibonde per decidere come tirare su un muretto in pietra. La cosa buffa, ho pensato, è che quando sarò vecchio saranno questi gli episodi che mi terranno caldo quando ricorderò di avere avuto una famiglia.
mercoledì 31 marzo 2021
poesia di dario bellezza
Sono, ahimè, 25 anni oggi che è morto Dario Bellezza. Dico ahimè soprattutto perché per me la scoperta di Bellezza coincide con i miei anni di formazione, e quindi con la scoperta della vita. L’ho amato e lo celebro, nel mio piccolo, con la poesia (inedita in rete, mi pare, ma perfetta per i tempi) che chiude il primo libro suo che ho comperato, Poesie 1971-1996 (Mondadori). In tal senso, la prima vera poesia che ho amato è stata quella di Ungaretti, ma il primo poeta in carne e ossa è stato Dario Bellezza: da allora, nella mia testa, l’immagine di un poeta coincide fortemente con la sua. Bellezza era bello, cecato, bohémien, gattofilo, seduttore, pornografo, classicista e scroccone, tutte cose che nella vita ho provato a essere anch’io con minore classe e fortuna. Paradossalmente, l’ho visto in TV, al Maurizio Costanzo Show – e a Costanzo, nonostante molti oggi lo disdegnino, vanno riconosciuti questo e altri incontri fondamentali per la mia generazione, come quello leggendario con Carmelo Bene. Ecco quindi la poesia che chiude il libro. Viva la vita, la tua vita, angelo.
Di nuovo ecco la ripetizione:
non so a chi potrà interessare, detto
in prosa, dopo aver fornicato con pentole
e fornelli. Sono diventato un perfetto
casalingo, chiuso in casa, sognando
Dio o il misticismo. Scorro le novità
librarie: Teresa D’Avila, San Giovanni
della Croce: ma la mia croce qual è?
I gatti ridono sornioni, dentro
una cassetta, la loro casetta:
i giochi di parole mi stuccano, le rime
mi inquietano come muse spente e annegate:
la vita passa davanti alla stufa
di ghisa, eroina delle mie giornate.
Non so abbandonarmi al flusso del tempo:
la poesia è tutta digerita. Fuori
febbraio annuncia primavera;
partirò per la Sicilia, la Poesia
resterà unica padrona di Roma.
Telefonando avrò notizie,
scongiurerò eventi, crescite e rinascite,
sempre di meno in questo mondo infetto.
(Dario Bellezza, da Proclama sul fascino, 1996)
mercoledì 5 agosto 2020
ricordino di sergio zavoli (alla maniera di cesare viviani)
e Zavoli ordinò un brodino vegetale,
sabato 6 giugno 2020
lista
giovedì 19 settembre 2019
quaderno di prima elementare
Come si vede a 6 anni avevo già capito tutto del rapporto uomo-donna (e le preferivo ricce e rosse).







