Mentre
siamo in fila in banca un signore guarda fuori dalla vetrata e comincia
a declamare la bellezza di giornate così che puoi andartene al mare. Un
altro, incalcinato dal cantiere, coi denti gialli e spezzati, gli
risponde che è più bello ancora andarci in inverno, quando puoi
respirare l'aria a pieni polmoni, non c'è nulla di bello come l'aria
dice. Socchiude gli occhi: "E quanto è bella l'aria respirata in un
bosco dove non c'è nessuno, quando stai sotto una grande
quercia! Che te le fai del mare?" Io mi stavo commuovendo dalla poesia
che esprimeva il suo sguardo, finché non aggiunge: "E se c'è una
signorina che ti fa un bel lavoro di bocca, come si respira bene quando
te lo fa! Un capolavoro!" E piega i denti spezzati in un sorriso brutto e
malizioso da simpatica malerba.
Poesie, pensieri e fotografie di Vitantonio Lillo-Tarì de Saavedra, in arte Antonio Lillo ovvero Antonio Hammett
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venerdì 24 marzo 2023
l'aria
sabato 14 maggio 2022
primo spettacolo
Ieri sera ho
visto il mio primo spettacolo in teatro da quando è scoppiata la pandemia. Mi
sono accorto così che anche per fare lo spettatore occorre una disciplina che
dopo più di due anni a casa va riconquistata. Lo spettacolo, Museo Pasolini di
Ascanio Celestini – due ore assai belle ma impegnative, com’è giusto, perché uno
spettacolo serio deve dare ma deve anche chiedere – si è trasformato presto in
una lotta fra immaginazione e corpo, con la mia immaginazione che spingeva per
uscire e sollevarsi e il mio corpo che mi rimproverava, e faceva i capricci,
per riprendere peso. Ma quanto è scomoda questa poltrona? Mi fa male la
schiena, mi si sta addormentando la gamba! E questa mascherina quant’è odiosa!
Mi sembra di portare una museruola! Mi manca l’aria, mi sta salendo il mal di
testa, ecco che mi sta pulsando un occhio, è la prova che sta per partirmi un
vaso sanguigno, maledetta museruola! Oddio, devo riprendere fiato, mi serve una
pausa, fatemi alzare, non riesco più a seguire cosa dice… e se l’abbassassi
piano piano sul mento e mi prendessi una boccata d’aria, mi noterà qualcuno? Ma
non c’è storia, devo, o quello o vado in ipoventilazione! E così avremo due
poeti morti stasera, Pier Paolo Pasolini e Vitantonio Lillo, uno ammazzato dal
fascismo e l’altro dalla mascherina. Ma quella che mi scalcia dalla poltrona
dietro che vuole, starà soffocando anche lei? Madonna, meglio non pensarci, meglio
concentrarsi sulle parole… Ma qui mi sta venendo fame, sono due ore che Ascanio
parla di maritozzi nel caffè, di caciare e caciotte, di mangiarsi gli elefanti
del circo! E se comincia a brontolarmi lo stomaco si sentirà in sala? Ma come
fa a parlare così tanto senza incepparsi? Gli verrà mai sete? E il mal di gola?
Si scorderà le parole qualche volta? E con un corpo così piccolo, dove le terrà
nascoste?
sabato 14 febbraio 2015
l'incastro
Ho sognato di essermi infilato nel sogno di un sogno, come in una scatola cinese o in una matrioska, qualcosa di orientale e colorato in cui indossavo uno sull’altro vari strati d’umore, gioia, confusione, angoscia. Un attimo mi sentivo fortunato, l’attimo dopo un peso mi stringeva il petto, mi mancava l’aria, credevo che avere troppi sogni mi togliesse il respiro. Mi sono risvegliato con fatica, tirandomi fuori da tutti quei sogni, per scoprire di aver infilato la testa nel cuscino, e premevo forte le braccia soffocandomi, in una sorta di giallo perfetto in cui la vittima e il colpevole coincidono senza più dubbi. Ero il ritratto perfetto di un sandwich sbavante.
mercoledì 12 marzo 2014
requiem per un'amicizia finita nell'odio
R. addio
ormai morto per me e per questo
non più degno che una lettera
che indichi la tua presenza
per smontare un po’ l’altissimo tuo ego
ti scrivo non per rabbia
ma solo per esprimere amarezza
profondissima per la rottura
fino all’ultimo evitata
e ora necessaria più dell’aria.
R. addio
che mi hai tradito
prima ancora che ti tradissi io
con una frase era d’aprile
che appena ti ricordi “noi
non siamo soci”
a cui non riesci a rimediare rimarcando
l’assoluta indipendenza del cuore
sulla vita degli altri
io non ti ho mai perdonato.
R. addio
geniale e fragilissimo incapace
di accettare i tuoi limiti e viverli
con serenità non sovrumana ma umana
di ammettere le tue debolezze
le mancanze R. fottutissimo
e arrogante. Avevo intravisto un uomo
sotto il cappellino da tiro
il cappotto di panno pregiato
e in virtù di quello sono stato
disposto a scordarmi di te.
R. addio
posso dirti questo che ho imparato con te
che ti rendo a parole
e magari ne faccia tesoro se un giorno
ammetterai ch’è vero:
una persona incerta è fragile
e sempre perciò rispettabile
ma una persona incerta se indossa
un cappotto elegante a far finta
di essere un altro è solo un cappotto vuoto.
Ti auguro una vita dunque prima o poi.
ormai morto per me e per questo
non più degno che una lettera
che indichi la tua presenza
per smontare un po’ l’altissimo tuo ego
ti scrivo non per rabbia
ma solo per esprimere amarezza
profondissima per la rottura
fino all’ultimo evitata
e ora necessaria più dell’aria.
R. addio
che mi hai tradito
prima ancora che ti tradissi io
con una frase era d’aprile
che appena ti ricordi “noi
non siamo soci”
a cui non riesci a rimediare rimarcando
l’assoluta indipendenza del cuore
sulla vita degli altri
io non ti ho mai perdonato.
R. addio
geniale e fragilissimo incapace
di accettare i tuoi limiti e viverli
con serenità non sovrumana ma umana
di ammettere le tue debolezze
le mancanze R. fottutissimo
e arrogante. Avevo intravisto un uomo
sotto il cappellino da tiro
il cappotto di panno pregiato
e in virtù di quello sono stato
disposto a scordarmi di te.
R. addio
posso dirti questo che ho imparato con te
che ti rendo a parole
e magari ne faccia tesoro se un giorno
ammetterai ch’è vero:
una persona incerta è fragile
e sempre perciò rispettabile
ma una persona incerta se indossa
un cappotto elegante a far finta
di essere un altro è solo un cappotto vuoto.
Ti auguro una vita dunque prima o poi.
mercoledì 5 marzo 2014
albergo
Il nostro albergo ha tre stanze
dove a turno passa il cameriere
per aprirle e liberare il cuore.
Ci si incontra durante l’ora d’aria
in giardino o sul balcone sognando
ancor prima del sonno solitario.
Dormiamo a lungo estranei al nostro letto
avventurosi ottocenteschi fermi qui
da secoli o persi nel gran tour
dei sentimenti alla ricerca dell’altro.
E quelli che a volte crediamo
appuntamenti mancati non sono
che lo scorrere sghembo del tempo
che confonde gli orari del rientro
col cielo che ci unisca ancora un poco
io te e noi due.
dove a turno passa il cameriere
per aprirle e liberare il cuore.
Ci si incontra durante l’ora d’aria
in giardino o sul balcone sognando
ancor prima del sonno solitario.
Dormiamo a lungo estranei al nostro letto
avventurosi ottocenteschi fermi qui
da secoli o persi nel gran tour
dei sentimenti alla ricerca dell’altro.
E quelli che a volte crediamo
appuntamenti mancati non sono
che lo scorrere sghembo del tempo
che confonde gli orari del rientro
col cielo che ci unisca ancora un poco
io te e noi due.
martedì 4 marzo 2014
galateo per baciatori
Un sogno noto ci vede stretti su un divano
e pronti a un volo che sovrasti il cielo
nei tuoi baci fatti d’aria, attese e piccole rincorse
nei miei non educati e carichi di vita
d’ansia di tempo che divide
da te che sei la fonte ritrovata e per un bacio
tornerei per sempre cosa mai
io sono stato: un ragazzo che non sa non crede
ma percepisce unicamente il mondo
nel tuo tocco, sulle labbra, ti chiede:
insegnami. E tu: rimani.
e pronti a un volo che sovrasti il cielo
nei tuoi baci fatti d’aria, attese e piccole rincorse
nei miei non educati e carichi di vita
d’ansia di tempo che divide
da te che sei la fonte ritrovata e per un bacio
tornerei per sempre cosa mai
io sono stato: un ragazzo che non sa non crede
ma percepisce unicamente il mondo
nel tuo tocco, sulle labbra, ti chiede:
insegnami. E tu: rimani.
domenica 29 dicembre 2013
l’aria impigliata sui rami...
L’aria impigliata sui rami
se la osservi è più chiara.
Così fa il tuo cuore
fra le mie ruote e siamo
un passo solo per via.
se la osservi è più chiara.
Così fa il tuo cuore
fra le mie ruote e siamo
un passo solo per via.
venerdì 14 giugno 2013
l'aria
Il giorno in cui è morto mio nonno, lui era così grande che quasi non entrava nella cassa. Ci stava stretto con le spalle larghissime e toccava il fondo con la suola lucida delle scarpe, le sue grosse mani spingevano sui bordi per uscire. Sembrava goffo, come chi non si sente a suo agio col proprio destino mortale e se ne sta sull’attenti, aspettando un qualsiasi accidente che lo salvi dall’imbarazzo. Più di tutto, però, di lui spiccava il naso, con la sua gobba secolare e le narici storte a forza di annusare l’aria, lo vedevi ergersi oltre l’orizzonte immacolato della bara, come ad inseguire l’aroma denso di caffè, preparato per noi dai vicini nel primo mattino. Sarebbe stata la prima colazione che saltava dai tempi della guerra, e anche per questo, forse, ci teneva il muso e rifiutava di parlare con chiunque.
Nota. Con questo raccontino si conclude il piccolo romanzo a puntate sull’amicizia con mio nonno Antonio, venuto a mancare ieri, 13 giugno. L’ultima cosa che ha detto è stata: “Così è la vita”, poi è morto. Nei prossimi mesi mi piacerebbe raccogliere tutti i raccontini scritti intorno a lui negli ultimi due anni e pubblicare un libro in sua memoria e in memoria dell’altro mio nonno, Donato, morto cinque giorni prima, l’8 giugno, anticipando di pochissimo il suo amico.
Nota. Con questo raccontino si conclude il piccolo romanzo a puntate sull’amicizia con mio nonno Antonio, venuto a mancare ieri, 13 giugno. L’ultima cosa che ha detto è stata: “Così è la vita”, poi è morto. Nei prossimi mesi mi piacerebbe raccogliere tutti i raccontini scritti intorno a lui negli ultimi due anni e pubblicare un libro in sua memoria e in memoria dell’altro mio nonno, Donato, morto cinque giorni prima, l’8 giugno, anticipando di pochissimo il suo amico.
venerdì 5 aprile 2013
la primavera ha i tuoi occhi...
La primavera ha i tuoi occhi
e indossa le tue calze portafortuna
e il tuo cappotto da tre lire
e nella borsa ha una pistola
per rapinare il tempo dei minuti
preziosi quando ci stringiamo
o passeggiamo verso la stazione
e parliamo come viene di noi
quando te ne vai lo vedi
trema l’aria negli alberi nei vetri.
e indossa le tue calze portafortuna
e il tuo cappotto da tre lire
e nella borsa ha una pistola
per rapinare il tempo dei minuti
preziosi quando ci stringiamo
o passeggiamo verso la stazione
e parliamo come viene di noi
quando te ne vai lo vedi
trema l’aria negli alberi nei vetri.
mercoledì 20 marzo 2013
la valle delle chiese bianche
Erano dodici le chiese bianche che spiccavano dentro la valle. Prima si sono rotti i vetri delle finestre, poi tutte le porte si sono infradiciate e i chiodi si muovevano tra la carne marcia delle assi crocefisse che erano piene di buchi.
Si sono sfatte quell’anno che è piovuto tutta l’estate fino alla prima fiera d’ottobre. L’impalcatura dei chiodi sosteneva pezzi di legno che formavano una trasparenza di ragnatela. Un giorno di gran vento, i chiodi hanno cominciato a volare e non è restata neppure l’ombra delle porte.
Quando gli uccelli si sono messi a fare gazzarra là dentro, l’aria era piena di piume che calavano sul pavimento quasi cadessero dalle ali degli angeli in volo sul soffitto.
D’improvviso una notte, le chiese sono crollate tutte insieme.
Un montanaro che sta sotto Badia alza la mano destra col bastone e ti indica giù nella valle dei mucchi di sassi e calcinacci luccicanti come bava di lumache.
(Tonino Guerra, da Il libro delle chiese abbandonate)
venerdì 1 marzo 2013
il cigno
Sei tu il cigno nero che nuota
nel lago notturno e mosso
delle nostre parole – desiderio
ambizione complicità –
mai pronunciate per pudore
tenute al sicuro fra i denti.
Il tuo collo piumato e sottile
disegna una linea sull’acqua
la curva perfetta del sogno.
Se canto dalla riva ti avvicini
mi reclami senza mai accostarti
turbata dall’idea d’innamorarti
ancora di mostrarti scossa.
E il tuo silenzio fa tremare l’aria.
nel lago notturno e mosso
delle nostre parole – desiderio
ambizione complicità –
mai pronunciate per pudore
tenute al sicuro fra i denti.
Il tuo collo piumato e sottile
disegna una linea sull’acqua
la curva perfetta del sogno.
Se canto dalla riva ti avvicini
mi reclami senza mai accostarti
turbata dall’idea d’innamorarti
ancora di mostrarti scossa.
E il tuo silenzio fa tremare l’aria.
giovedì 6 settembre 2012
anche così si esplica un destino...
Anche così si esplica un destino
tu che parli a più riprese del tuo amore
(col tuo gancio formidabile!)
io che mai ti parlerò di come
l’aria senza te si fa pesante, ride di meno.
tu che parli a più riprese del tuo amore
(col tuo gancio formidabile!)
io che mai ti parlerò di come
l’aria senza te si fa pesante, ride di meno.
domenica 26 agosto 2012
la salute
Intuimmo che i tempi stavano cambiando anche in paese, quando il bar della piazza aumentò il costo delle bevande. D’ora in poi, ci dicemmo, non solo la vita si farà più dura, ma saremo anche meno ubriachi per scordarcene. Poi, quando è aumentato il prezzo di ogni cosa, i più fortunati di noi hanno rinunciato all’auto per tornare sulle biciclette. Nei giorni d’estate si lanciano giù per il corso e, con la rincorsa, escono in campagna. Vanno alla ricerca di fontane disperse, per riempire le taniche legate dietro il sellino. Riempiono la pancia d’aria fresca. La salute migliora.
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