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domenica 3 marzo 2024

alberi

Oggi a rimonnare gli alberi da frutto. Io sono in ritardo, è vero, ma pure gli alberi sono in anticipo se alcuni stanno già fiorendo. Mio zio li guarda e mi dice questo sì e quello no, indicando quelli che è già tardi per toccarli. Ce ne avete di alberi aggiunge, sottintendendo che sarà un lavoraccio. Merito e colpa di mio padre. Pensare che fino a tre anni fa queste erano tutte cose che si vedeva lui. Non ti preoccupare mi dice mio zio, a furia di farle le impari anche tu.

venerdì 7 aprile 2023

la filosofia del potatore

Mio fratello che ha il pollice verde molto più verde del mio, ogni volta che scende da Milano afferra cesoie e motosega e si mette a potare tutto, la siepe, gli alberi, il giardino, ma con una precisione, come se avesse il centimetro impiantato nell’occhio. Osserva il finto pepe ha una metà dei rami secchi e vuoti e l’altra da cui partono dei rami sottili che hanno voglia di vivere e sollevarsi verso il cielo. – Si è ammalato, mi dice mio fratello. Dobbiamo sacrificare qualcosa per salvarlo tutto. – Mi offro di dargli una mano, ma suona il telefono e vado dentro a rispondere. Perdo dieci minuti al telefono e quando torno fuori non c’è più l’albero. – Dov’è finito l’albero? – Tutti i rami sono stati smontati in pezzi a perfetta misura di camino. Resta il tronco nudo e goffo in mezzo al giardino. – Andavano tagliati per ridare un equilibrio alla pianta, dice mio fratello, di cui dimentico sempre la natura draconiana. Vedrai adesso come si riprende. – Sei sicuro? – Ho solo il dubbio di non aver tagliato abbastanza. – Va bene così, allora.

domenica 31 luglio 2022

approccio

Suggestionato da uno scritto del prof. Giancane su come approcciare i ragazzini alla parola poetica – un buon esercizio, dice, e rimetterli in contatto con l’esperienza del mondo: devi parlare dell’acqua, fagli mettere le mani nell’acqua; devi parlare degli alberi, portali fuori dalla classe e fagli abbracciare un albero; in questo modo cercheranno le parole più vere e vicine alle proprie sensazioni e non si adageranno sulla retorica letteraria – suggestionato dallo scritto del prof. Giancane oggi sono uscito e mi sono messo ad abbracciare uno per uno gli alberi del mio giardino. Il mio vicino, dal balcone di fronte, mi ha chiesto cosa mi sono fumato e se è così buono come sembra.

lunedì 17 agosto 2020

ciò che ti serve

 Stamattina, mentre gettavo un fico inacidito nel cestino dei rifiuti, mi è preso un dolore al cuore, una sofferenza per il fico marcio che ho dovuto recuperarlo dal cestino e andare a gettarlo fuori. Che destino è per un frutto – se ne hanno uno – finire ormai maturo e non mangiato fra i rifiuti, ben separato nello scomparto dell’umido, e non per terra sotto l’albero, al fresco e pronto a sciogliersi in concime naturale per la terra? Giorni così penso che è tutto sbagliato, che la frutta non andrebbe nemmeno raccolta, ma mangiata direttamente dagli alberi, per evitare sprechi inutili. Quando hai fame scendi, scegli e raccogli solo quella che ti serve, il resto la lasci sui rami per gli altri. È vero però che è una visione, che non tutti hanno la mia stessa fortuna di avere un albero sotto casa, e allora penso che l’errore è a monte, nel modo in cui pensiamo una città. Servirebbero meno auto, meno parcheggi e più frutteti pubblici, con tante varietà fra cui scegliere, dove andare a prendersi liberamente la frutta dagli alberi a patto che te la mangi lì, sul momento, ciò che ti serve.

martedì 19 dicembre 2017

morte di un albero

Ci sono state molte battute a riguardo della "morte" inutile di quest'albero ribattezzato Spelacchio, ma io quando ho sentito la notizia ho pensato a quel bellissimo passaggio di Avere o Essere di Eric Fromm che distingue fra le nostre due modalità esistenziali: occidentale, rappresentata da una poesia di Tennyson, e orientale, rappresentata da una poesia di Basho, attraverso il diverso rapporto di questi poeti con un fiore di cui scrivono. L'occidentale Tennyson strappa il fiore (sradica l'albero) per dar sfogo al proprio ego, perché ritiene che in un certo senso tutto all'uomo appartenga; l'orientale Basho, invece, non fa nulla, lo contempla, cerca un contatto più profondo che non annienti il fiore. Potrà sembrare azzardato, ma sapere che a Roma ci sono così tanti stronzi che gongolano per la morte di un albero non mi consola della perdita.

domenica 3 agosto 2014

zona di guerra

Da un paio di anni una bella coppia di ghiandaie aveva preso possesso dei rami dei cedri del mio giardino e della casa affianco. Le ghiandaie in genere vivono nei boschi, ma con la fame che si vive di questi tempi, si sono spostate verso le zone abitate per cercare cibo. Inoltre, sono uccelli monogami e una volta formata una coppia, l’una resta fedele all’altra per sempre. A me piaceva un sacco il loro canto, un gracchiare strozzato e sottile, come il lamento di un bambino, e anche il colore del piumaggio rossiccio, e di un azzurro brillante sulle ali. Da un po' di tempo, però, non riuscivo più a sentirle cantare, né le vedevo in volo o scendere giù a terra, a bere l’acqua dai sottovasi vicino alla pompa. Oggi, parlandone coi miei, ho scoperto che la causa è uno dei miei vicini, il quale al contrario di me non sopportava il loro canto, lo trovava lugubre; allora ha preso un fucile a piombini e affacciandosi dal balcone di fronte ha sparato, uccidendo una delle due ghiandaie. L'altra, mi ha raccontato mia madre, ha strepitato come una matta per una giornata intera, spostandosi senza pace da un ramo all’altro del giardino. Poi si è arresa all’evidenza del male ed è scomparsa per sempre, ormai vedova come tante altre.

domenica 29 dicembre 2013

l’aria impigliata sui rami...

L’aria impigliata sui rami
se la osservi è più chiara.

Così fa il tuo cuore
fra le mie ruote e siamo

un passo solo per via.

venerdì 9 agosto 2013

la morte

La prima volta che ho capito com’è quando arriva la morte è stata con Pino. Eravamo davanti al suo negozio e gli spiegavo che, per quanto ne avessi già scritto a lungo, non riuscivo a immaginarmi cosa si potesse provare quando viene a prenderti. Lui mi guardava, prima attento poi più incredulo, anche per sfottermi: possibile che un poeta non sapesse? Fuori dal suo negozio l’estate scoppiava negli alberi pulsanti di piccoli uccelli neri, veloci come schegge, che saltavano di ramo in ramo, mentre cantavano nel fresco della prima sera. Noi stavamo seduti sul muretto, lungo i bordi della piazza, a goderci quel suono.
Pino si è alzato in piedi e mi ha detto guarda. Ha battuto le mani con uno schiocco solo, potente e secco. Gli alberi della piazza allora, tutti insieme, si sono zittiti, e l’aria si è fermata all’improvviso. Pino si è girato verso di me, sorridendo, e col suo sguardo più ammiccante mi ha detto: “Hai visto?” La morte, quando arriva, é una cosa così. Poi tutto torna come prima.

lunedì 29 luglio 2013

epitaffio

“Lilli, quando muori, quelli come te non vanno né in paradiso né all'inferno, finiscono sugli alberi a fischiettare con gli uccelli.” Peppe dei bagni

giovedì 11 luglio 2013

passeggiata con roma

Roma, ce ne stiamo nella pioggia posati
sul Tevere verdastro
come vecchie panchine, barconi
baracche a mollo del dopolavoro ferroviario
senza direzione né peso sotto i ponti assetati d’amore
che se ne va dal gelataio, prende un cono alla fica
addolcisce il cuore la speranza
mentre fuori si preannuncia il nubifragio.

Roma, ce ne stiamo al riparo fra le tombe degli Inglesi
colle gattare in calore, gatti noi avvelenati di silenzio
insicuri e stanchi senza più fava o fontanelle
senza notturni che ci riportino a casa
a nasconderci in bagno per sedurci
ma tanto non ci sono paletti, solo convinzioni
non ci sono più ombrelli, ma sete.

Roma, ce ne stiamo così scuri nei visi sui tram del rientro
senz’avere risposte che valgano una storia
senza passione né sorrisi, divisi
all’ombra del fascio e nell’abbraccio del papa
direzione Casilina, spartendoci che resta coi solitari e gli immigrati
sui trampoli, coi suicidi che ci premono addosso.

Roma, rimandiamo un passaggio a Ostia
e passiamo per Parco Traiano
dove uomini e cornacchie indistinguibili
senza fare più chiasso se ne stanno
attorno a una pozza di sangue che si bevono i pini.

Roma, ce ne stiamo lontani dagli aperitivi
studenteschi, già abusati e corrotti
via dai Fori Imperiali, da troppe natiche strette
con disagio a Pasolini, Penna, Palazzeschi,
ce ne andiamo a cercare un amore fiorito in un verso
lasciato per caso cadere a Porta Maggiore.

Roma, siamo innocenti e sgraziati, desolati
a consumare couscous che ci consumi lento
ce ne stiamo al sole al lago Albano
verso l’attimo diretti in cui saremo stretti
l’una all’altro, intrappolati
quando ancora mi dirai come una volta: mi hai giocata di nuovo ed io
mi preoccupavo solo per l’acqua.

sabato 6 luglio 2013

qui dalle parti sanno usare la zappa...

Qui dalle parti sanno usare la zappa
per spingere fuori l’odore
del glicine e della salvia da sapone.

La vecchia stazione sta sospesa
e si scuote appena spaventata
se passano ronzanti ciclisti
per campi a inalare e per giardini la rosa che si sfa.

mercoledì 17 aprile 2013

come ogni anno

Lui dice d’essere stato un motore fuoriserie una volta e non il trabiccolo ch’è ora, e trema e vibra e sbuffa e gli sale e gli scende la voce mentre mi racconta la sua vita avventurosa, finché non gli rimbocco le coperte.
Lei ha piantato per lui un albero di susine sotto il balcone, da cogliere quando ti affacci. Me lo mostra con orgoglio, spiegandomi per l’ennesima volta le proprietà benefiche dei suoi frutti.
Poi d’estate, come ogni anno, i loro nipoti più piccoli e i bisnipoti giocheranno a rincorrersi e lanciarsi i frutti caduti come in guerra, e se lui potesse vederli si lamenterebbe dello spreco pieno di amarezza.