Oggi a rimonnare gli alberi da frutto. Io sono in ritardo, è vero, ma pure gli alberi sono in anticipo se alcuni stanno già fiorendo. Mio zio li guarda e mi dice questo sì e quello no, indicando quelli che è già tardi per toccarli. Ce ne avete di alberi aggiunge, sottintendendo che sarà un lavoraccio. Merito e colpa di mio padre. Pensare che fino a tre anni fa queste erano tutte cose che si vedeva lui. Non ti preoccupare mi dice mio zio, a furia di farle le impari anche tu.
Poesie, pensieri e fotografie di Vitantonio Lillo-Tarì de Saavedra, in arte Antonio Lillo ovvero Antonio Hammett
domenica 3 marzo 2024
venerdì 7 aprile 2023
la filosofia del potatore
Mio fratello che ha il pollice verde molto più verde del mio, ogni volta che scende da Milano afferra cesoie e motosega e si mette a potare tutto, la siepe, gli alberi, il giardino, ma con una precisione, come se avesse il centimetro impiantato nell’occhio. Osserva il finto pepe ha una metà dei rami secchi e vuoti e l’altra da cui partono dei rami sottili che hanno voglia di vivere e sollevarsi verso il cielo. – Si è ammalato, mi dice mio fratello. Dobbiamo sacrificare qualcosa per salvarlo tutto. – Mi offro di dargli una mano, ma suona il telefono e vado dentro a rispondere. Perdo dieci minuti al telefono e quando torno fuori non c’è più l’albero. – Dov’è finito l’albero? – Tutti i rami sono stati smontati in pezzi a perfetta misura di camino. Resta il tronco nudo e goffo in mezzo al giardino. – Andavano tagliati per ridare un equilibrio alla pianta, dice mio fratello, di cui dimentico sempre la natura draconiana. Vedrai adesso come si riprende. – Sei sicuro? – Ho solo il dubbio di non aver tagliato abbastanza. – Va bene così, allora.
domenica 31 luglio 2022
approccio
Suggestionato da uno scritto del prof. Giancane su come approcciare i ragazzini alla parola poetica – un buon esercizio, dice, e rimetterli in contatto con l’esperienza del mondo: devi parlare dell’acqua, fagli mettere le mani nell’acqua; devi parlare degli alberi, portali fuori dalla classe e fagli abbracciare un albero; in questo modo cercheranno le parole più vere e vicine alle proprie sensazioni e non si adageranno sulla retorica letteraria – suggestionato dallo scritto del prof. Giancane oggi sono uscito e mi sono messo ad abbracciare uno per uno gli alberi del mio giardino. Il mio vicino, dal balcone di fronte, mi ha chiesto cosa mi sono fumato e se è così buono come sembra.
lunedì 17 agosto 2020
ciò che ti serve
Stamattina, mentre gettavo un fico inacidito nel cestino dei rifiuti, mi è preso un dolore al cuore, una sofferenza per il fico marcio che ho dovuto recuperarlo dal cestino e andare a gettarlo fuori. Che destino è per un frutto – se ne hanno uno – finire ormai maturo e non mangiato fra i rifiuti, ben separato nello scomparto dell’umido, e non per terra sotto l’albero, al fresco e pronto a sciogliersi in concime naturale per la terra? Giorni così penso che è tutto sbagliato, che la frutta non andrebbe nemmeno raccolta, ma mangiata direttamente dagli alberi, per evitare sprechi inutili. Quando hai fame scendi, scegli e raccogli solo quella che ti serve, il resto la lasci sui rami per gli altri. È vero però che è una visione, che non tutti hanno la mia stessa fortuna di avere un albero sotto casa, e allora penso che l’errore è a monte, nel modo in cui pensiamo una città. Servirebbero meno auto, meno parcheggi e più frutteti pubblici, con tante varietà fra cui scegliere, dove andare a prendersi liberamente la frutta dagli alberi a patto che te la mangi lì, sul momento, ciò che ti serve.
martedì 19 dicembre 2017
morte di un albero
domenica 3 agosto 2014
zona di guerra
domenica 29 dicembre 2013
l’aria impigliata sui rami...
se la osservi è più chiara.
Così fa il tuo cuore
fra le mie ruote e siamo
un passo solo per via.
venerdì 9 agosto 2013
la morte
lunedì 29 luglio 2013
epitaffio
giovedì 11 luglio 2013
passeggiata con roma
sul Tevere verdastro
come vecchie panchine, barconi
baracche a mollo del dopolavoro ferroviario
senza direzione né peso sotto i ponti assetati d’amore
che se ne va dal gelataio, prende un cono alla fica
addolcisce il cuore la speranza
mentre fuori si preannuncia il nubifragio.
Roma, ce ne stiamo al riparo fra le tombe degli Inglesi
colle gattare in calore, gatti noi avvelenati di silenzio
insicuri e stanchi senza più fava o fontanelle
senza notturni che ci riportino a casa
a nasconderci in bagno per sedurci
ma tanto non ci sono paletti, solo convinzioni
non ci sono più ombrelli, ma sete.
Roma, ce ne stiamo così scuri nei visi sui tram del rientro
senz’avere risposte che valgano una storia
senza passione né sorrisi, divisi
all’ombra del fascio e nell’abbraccio del papa
direzione Casilina, spartendoci che resta coi solitari e gli immigrati
sui trampoli, coi suicidi che ci premono addosso.
Roma, rimandiamo un passaggio a Ostia
e passiamo per Parco Traiano
dove uomini e cornacchie indistinguibili
senza fare più chiasso se ne stanno
attorno a una pozza di sangue che si bevono i pini.
Roma, ce ne stiamo lontani dagli aperitivi
studenteschi, già abusati e corrotti
via dai Fori Imperiali, da troppe natiche strette
con disagio a Pasolini, Penna, Palazzeschi,
ce ne andiamo a cercare un amore fiorito in un verso
lasciato per caso cadere a Porta Maggiore.
Roma, siamo innocenti e sgraziati, desolati
a consumare couscous che ci consumi lento
ce ne stiamo al sole al lago Albano
verso l’attimo diretti in cui saremo stretti
l’una all’altro, intrappolati
quando ancora mi dirai come una volta: mi hai giocata di nuovo ed io
mi preoccupavo solo per l’acqua.
sabato 6 luglio 2013
qui dalle parti sanno usare la zappa...
per spingere fuori l’odore
del glicine e della salvia da sapone.
La vecchia stazione sta sospesa
e si scuote appena spaventata
se passano ronzanti ciclisti
per campi a inalare e per giardini la rosa che si sfa.
martedì 30 aprile 2013
mercoledì 17 aprile 2013
come ogni anno
Lei ha piantato per lui un albero di susine sotto il balcone, da cogliere quando ti affacci. Me lo mostra con orgoglio, spiegandomi per l’ennesima volta le proprietà benefiche dei suoi frutti.
Poi d’estate, come ogni anno, i loro nipoti più piccoli e i bisnipoti giocheranno a rincorrersi e lanciarsi i frutti caduti come in guerra, e se lui potesse vederli si lamenterebbe dello spreco pieno di amarezza.
