Che ci vuole a fotografare una margherita? Niente. Ma pensa sempre che ogni singola margherita è unica e diversa da tutte le altre. Siamo noi che le consideriamo tutte uguali per il semplice motivo che la nostra vista è limitata da un pregiudizio e non siamo capaci di vedere le differenze.
Poesie, pensieri e fotografie di Vitantonio Lillo-Tarì de Saavedra, in arte Antonio Lillo ovvero Antonio Hammett
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venerdì 15 marzo 2024
lunedì 6 novembre 2023
giovedì 7 settembre 2023
domenica 2 maggio 2021
lunedì 21 dicembre 2020
sabato 10 ottobre 2020
domenica 13 settembre 2020
sabato 21 settembre 2019
sabato 8 dicembre 2018
ovunque vi sono meraviglie
Si dice che i fiori d’arancio facciano ricordare il passato, ma il profumo del susino riesce a evocare ben più lontane nostalgie. C’è poi il sobrio colore delle kerrie, la morbida vaghezza del glicine: ovunque vi sono meraviglie che non lasciano indifferenti.
Kenkō, Ore d'ozio, trad. Luisa Randazzo, Marsilio 2014.
giovedì 6 luglio 2017
limonio
Alla fine ti chiamavo Limonio.
Non più il fiore tumido della mia
adolescenza distratta, ma
scarnificata dalla chemio
qualcosa che si aggrappa
a quanto spazio rimane nel vaso.
Che lotta e si accontenta di un respiro
che nutra il suo scheletro d’erba.
Sarà forse una conquista dell’età
mettere senso al mondo dando
nuovo peso alle cose. Scambiare
la vanità del tuo corpo pieno
con la leggerezza ormai orientale
del tuo corpo vuoto. La chiamavo
conquista dello spirito e offendevo
con la solita mancanza di tatto
che mi avresti perdonato. Solo
i poeti, mi dicevi, non sanno
parlare alle donne. Io sapevo
ma rifiutavo di capire che morivi.
Negavo. Scherzavo. Negavo.
E così tergiversavo sul tuo male
per non dire che ti amavo. Che morendo
mi avresti spezzato il cuore.
Ora ho perso l’occasione di dirti
che il Limonio l’ho sempre preferito
agli altri fiori. È la mia colpa
che ti confesso, pur sapendo
che non si vive di rimpianti.
Non più il fiore tumido della mia
adolescenza distratta, ma
scarnificata dalla chemio
qualcosa che si aggrappa
a quanto spazio rimane nel vaso.
Che lotta e si accontenta di un respiro
che nutra il suo scheletro d’erba.
Sarà forse una conquista dell’età
mettere senso al mondo dando
nuovo peso alle cose. Scambiare
la vanità del tuo corpo pieno
con la leggerezza ormai orientale
del tuo corpo vuoto. La chiamavo
conquista dello spirito e offendevo
con la solita mancanza di tatto
che mi avresti perdonato. Solo
i poeti, mi dicevi, non sanno
parlare alle donne. Io sapevo
ma rifiutavo di capire che morivi.
Negavo. Scherzavo. Negavo.
E così tergiversavo sul tuo male
per non dire che ti amavo. Che morendo
mi avresti spezzato il cuore.
Ora ho perso l’occasione di dirti
che il Limonio l’ho sempre preferito
agli altri fiori. È la mia colpa
che ti confesso, pur sapendo
che non si vive di rimpianti.
lunedì 24 aprile 2017
il giardiniere e la legge (prima versione)
Il viburno mi mostra compiaciuto
il mio compagno, ormai autoesiliato
fra i fiori che lo assolvono dal mondo
perché, come il viburno, galleggiano
sul Male e Dio li ha privati dei denti.
«Lo senti l’odore delle iris
che sanno di libri marcescenti?
E come incombe il tulipano che si
scioglie in lacrime di miele
accanto alle camelie? Piange!»
Lo abbiamo da poco intervistato
nel suo angolo privato che soffre
delle lacrime che piange. «Ma per chi
piange, giardiniere?» Il Male lo attanaglia
di tutti gli avvocati della Terra.
Quelli che ritengono imperante
sradicare le rose dal giardino
perché offuscano la vista di un vicino
ricordandogli che il tempo non perdona
nemmeno chi, come lui, è già morto.
La causa è prossima al Giudizio
se di un cespuglio si decreta l’estinzione
e la fine per fuoco con rimborso
di ogni offesa del pudore
per così sfacciata vitalità di un Fiore.
E tu che leggi invano questo scempio
cittadino, nemmeno puoi chiamarlo una
poesia, ma cronaca di Legge che fa inverno
quando offende per capriccio il tempio
soffice di rose del suo giardiniere.
il mio compagno, ormai autoesiliato
fra i fiori che lo assolvono dal mondo
perché, come il viburno, galleggiano
sul Male e Dio li ha privati dei denti.
«Lo senti l’odore delle iris
che sanno di libri marcescenti?
E come incombe il tulipano che si
scioglie in lacrime di miele
accanto alle camelie? Piange!»
Lo abbiamo da poco intervistato
nel suo angolo privato che soffre
delle lacrime che piange. «Ma per chi
piange, giardiniere?» Il Male lo attanaglia
di tutti gli avvocati della Terra.
Quelli che ritengono imperante
sradicare le rose dal giardino
perché offuscano la vista di un vicino
ricordandogli che il tempo non perdona
nemmeno chi, come lui, è già morto.
La causa è prossima al Giudizio
se di un cespuglio si decreta l’estinzione
e la fine per fuoco con rimborso
di ogni offesa del pudore
per così sfacciata vitalità di un Fiore.
E tu che leggi invano questo scempio
cittadino, nemmeno puoi chiamarlo una
poesia, ma cronaca di Legge che fa inverno
quando offende per capriccio il tempio
soffice di rose del suo giardiniere.
domenica 24 luglio 2016
domenica 10 luglio 2016
mercoledì 24 febbraio 2016
petaloso
Il mio cuore petaloso si sfarina
in una pioggia di margheritine
che tutte mi ripetono cadendo
senza te non ci so star...
in una pioggia di margheritine
che tutte mi ripetono cadendo
senza te non ci so star...
lunedì 30 novembre 2015
margherita
Dopo Lillus, Lilli, Lilluzzo, Lilletto, Lillino, Lillò, Lillo Magillo, Lillo il cane saggio, Lillonio, Lillantonio, Kill Lill, ecc. oggi, ero in posta ed è risuonato alle mie spalle, per la prima volta, Lilloskij. Mi sono sentito come una margherita che si apre nei suoi petali, attraverso le mille declinazioni del suo nome.
lunedì 5 ottobre 2015
domenica 4 ottobre 2015
sabato 3 ottobre 2015
lunedì 30 marzo 2015
lombrichi
Ascoltalo il grido dei lombrichi
perduti e ormai accecati nell’istinto
dal tuo pianto che fa del mondo fango
fango assurdo e senza scampo.
Hanno scavato a lungo nel tuo cuore
per stanarlo – e ora ch’è fango
risalgono alla luce rattristati e senza
scampo si essiccano.
Carne senza sale
si disperano al sole sul tappeto
di roccia che disfa la speranza
né si fa più consumare
muro orizzontale che delimita
lo spazio di salita della pianta
condannata a restarsene in speranza
nell’atomo
radice senza frutto – fiore senza più
impollinazione. Una lunga radice
di speranza sospesa
e aggrappata come un prologo al buio.
perduti e ormai accecati nell’istinto
dal tuo pianto che fa del mondo fango
fango assurdo e senza scampo.
Hanno scavato a lungo nel tuo cuore
per stanarlo – e ora ch’è fango
risalgono alla luce rattristati e senza
scampo si essiccano.
Carne senza sale
si disperano al sole sul tappeto
di roccia che disfa la speranza
né si fa più consumare
muro orizzontale che delimita
lo spazio di salita della pianta
condannata a restarsene in speranza
nell’atomo
radice senza frutto – fiore senza più
impollinazione. Una lunga radice
di speranza sospesa
e aggrappata come un prologo al buio.
Nota. Questa poesia mi è venuta stanotte. L’ho sognata e poi l’ho trascritta, a memoria, più velocemente che potevo. Visto che, per i miei standard, è abbastanza lunga, mi sono perso qualche verso mentre lo facevo.
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