Visualizzazione post con etichetta sole. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta sole. Mostra tutti i post

giovedì 1 febbraio 2024

manifesti

Il maestro Mansueto che mi sgama a leggere tutto concentrato i manifesti dei morti. – Rassegnati Antonio, non ci sei. Goditi il sole!

domenica 23 aprile 2023

polvere di sole

Una foto del 2018, quando per quella cosa strana che gli altri chiamano Giornata del Libro (ma strana per me, visto che ogni mia giornata è dedicata a quello) leggevo Polvere di sole di Tonino Guerra in piazza Vittorio a Locorotondo (durante un evento organizzato dalla libreria L'Approdo). C'era persino un pubblico che qui sembra ascoltarmi, in realtà si godeva il sole di metà aprile e approfittava delle sedie per sonnecchiare.

sabato 28 gennaio 2023

la situazione meteorologica a locorotondo

Salgo ad alte e incontro in piazza deserta Gigi che mi dice due volte con quel certo tono nella voce e quella luce nello sguardo del fotografo che già pregusta le uscite a piedi per far foto ai campi raggelati (che finiranno sulle copertine delle nostre riviste): "Forse nevica, forse nevica". Me lo ripeto in testa anch'io, e intanto sento un freddo cane nelle ossa e il cielo è grigio, non promette niente di buono, tanto che passa di corsa Giuseppe Satalino e ci allerta additando i nuvoloni: "Arretrateve!". Come lo dice, fiocchettano sopra le nostre teste due (ma proprio due) fiocchetti sottilissimi di neve. Questo è il segnale, infatti decidiamo di tornarcene a casa. Saluto Gigi davanti al Comune, scendo il corso di altri cinquanta metri e arrivato al semaforo di via Alberobello già il cielo si è schiarito, non faccio in tempo ad arrivare a casa che viene fuori il sole. Me ne stupisco al punto che su via Alberobello un ciclista quasi mi mette sotto e mi grida inviperito: "Guarda la strada, trimone, invece di fissare il cielo!"

domenica 10 maggio 2020

la testimonianza

Ieri raccogliendo i piselli che lenti gonfiavano
i baccelli sotto le foglie dell’orto nel sole nuovo
che annunciava l’arrivo del caldo buono a primavera
sentivo i cedri alle mie spalle bagnati di luce
e passeggiando accanto alle fave ero sereno
in qualche modo e persino avvertivo distante
ogni dolore. Era ovviamente una menzogna
del tempo, ché oggi è ritornato qui l’autunno.
Ma per poco che lo abbiamo visto, Rimbaud
che ha scritto dello stesso sole e della stessa
verde frasca, avrebbe passeggiando tra i filari
accanto a noi, sì capito e sì anche sorriso, ve lo giuro.

domenica 18 agosto 2019

hanno inventato il sole

Sono un uomo talmente noioso che le mie vacanze le sto passando in casa, a leggere e a scrivere. Un amico viene a trovarmi e sbuffando mi fa: "Guarda che esistono altre cose... Forse non lo sai, ma hanno inventato il sole".

mercoledì 13 febbraio 2019

discorso di lino sul sole

Mi lascio prendere dal sole.
Stanotte non ce l’ho fatta a prender sonno, tanto rumoreggiava la tempesta.
Oggi il sole giallo splende tra i suoi rami spogli.
Mi metto tra parentesi e faccio spazio all’immenso.
Non è stata un’inezia levarsi così in alto
tra i casermoni in affitto, ché chi ti parla è anch’egli affetto
da questa forma di miopia e cerca sì di liberarsene
difetto congenito alla vista di un io fortissimo implacabile
che confonde di continuo le acque anche piovane
e la poesia.
Parliamo in questa stanza a cuore aperto, facciamolo cantare il cuore
per le ombre. Ché un cuore deve battere, agitarsi. Un cuore
deve vivere e convivere coi lutti.
Con le sue contraddizioni in versi.
Perché ci son soltanto due tipi di poesia: una che ti chiede e l’altra
che qualcosa vuole darti. Ed è difficile distinguerle.
Devi domandarti: la tua poesia mi sta chiedendo attenzione
o ha solo voglia di parlare
a cuore aperto con me?
Ma ricorda nessuno è perfetto, nemmeno un maestro
e ognuno è debole secondo il caso.
Anch’io ho bisogno di non parlare con gli ulivi
ma di mettermi in ascolto della loro parola.
Arrendevolezza. Umiltà. Qualche volta e non sempre ci riesco.
Sii paziente. (Ride). Ascolta ancora un poco.
È un impegno che dura da una vita
liberarsi da questa forma di miopia
che può portarmi finalmente a poter dire:
mi lascio prendere dal sole. E così via...


In Discorso di Lino sul sole sono innestati versi sparsi di Discorso mattutino all’albero Griehn (Morgendliche Rede an den Baum Griehn) di Bertolt Brecht, nella traduzione di Anna Maria Curci pubblicata su Poetarum Silva il 1 aprile 2012, insieme a parole scritte da Lino Angiuli in una e-mail datata 8 febbraio 2019.

sabato 19 maggio 2018

saggezza

Nelle belle giornate di sole
il mio gatto posato sul balcone
non s’interroga più sul mio amore
non rompe, si gode il sole.
Mi lascia, dentro, da solo
alla mia disperazione d’autore.

venerdì 17 marzo 2017

una strofa che mi è venuta così, mentre stavo al sole...

Ci ho messo quarant’anni per capire
che l’appartenenza è una forma di progresso
io che rigiravo le parole per non dire
che puro sono nato alla mia terra
nella lingua nell’odore nel mio stesso
incostante essere al sole così come al rovescio.

lunedì 30 marzo 2015

lombrichi

Ascoltalo il grido dei lombrichi
perduti e ormai accecati nell’istinto
dal tuo pianto che fa del mondo fango
fango assurdo e senza scampo.

Hanno scavato a lungo nel tuo cuore
per stanarlo – e ora ch’è fango
risalgono alla luce rattristati e senza
scampo si essiccano.

Carne senza sale
si disperano al sole sul tappeto
di roccia che disfa la speranza
né si fa più consumare

muro orizzontale che delimita
lo spazio di salita della pianta
condannata a restarsene in speranza
nell’atomo

radice senza frutto – fiore senza più
impollinazione. Una lunga radice
di speranza sospesa
e aggrappata come un prologo al buio.


Nota. Questa poesia mi è venuta stanotte. L’ho sognata e poi l’ho trascritta, a memoria, più velocemente che potevo. Visto che, per i miei standard, è abbastanza lunga, mi sono perso qualche verso mentre lo facevo.

domenica 16 febbraio 2014

trasparente

Io e Silvio andiamo a trovare Francesco, il nostro maestro di fotografia. Vive in campagna, lontano da chiunque, in una zona lievemente rialzata che va raggiunta attraverso una stradina serpeggiante e ripida, e passa le sue giornate lì, col suo cane, godendosi un orizzonte meraviglioso della valle.
Quando arriviamo sta tagliando la legna, ha un dito fasciato da un taglio, e il cane ci viene incontro facendoci le feste. Francesco è un tipo rude all’apparenza, ci saluta appena, non parla molto, ma nonostante l’imbarazzo gli fa piacere scambiare due chiacchiere, si vede. Ordina a Silvio di preparare un caffè mentre accende il fuoco.
Poi tira fuori per noi una scatola con delle vecchie foto e la data 1976-77, un anno della sua vita racchiuso in circa duecento scatti in bianco e nero. In una serie dei bambini corrono fra gli alberi inseguendo un pallone, in un’altra un ragazzo serve ai tavolini di un bar di provincia, in un’altra ancora degli uomini pisciano nei bagni pubblici di un autogrill. Poi c’è una foto sola, la più bella di tutte, che rappresenta le panchine vuote nel buio, illuminate appena da un faro, nella metropolitana deserta di una città senza più nome.
Moltiplicatela per quarant’anni, ci dice con la sua voce scura, e avrete una piccola visione della mia vita. Mentre parla si toglie la fascia dal dito per disinfettarlo, e lascia che il suo cane lo lecchi sporcandosi il musetto di sangue. Non ho più voglia di nulla, ci dice, né di troppo rumore né di mostre o d’Europa. E ci racconta, come fa spesso, del suo amico Bonasia, morto per la fotografia e per la droga. Per la verità.
Ma cos’è la verità?, gli chiedo a bruciapelo. Mi fissa a lungo, punta il dito ferito verso la finestra che lascia entrare, nonostante l’inverno, una luce calda e piena, e dice: la verità è un grande pannello neutro contro il muro, accanto alla finestra, così puoi fare delle foto con la luce naturale.
La luce naturale? Sempre!, mi risponde sicuro.
Si alza per andare incontro al muro. Nella luce i suoi capelli lunghi e crespi, la sua barba bianca, si illuminano. Prima sembrano bruciare, evidenziando i segni del tempo sul suo volto abbronzato, poi scomparire contro il muro bianco, far scomparire tutto, man mano che si fa fatica a tenere gli occhi aperti, a metterlo a fuoco in tutta quella luce, finché non chiudi gli occhi e lui diventa trasparente.

domenica 22 dicembre 2013

le navi

Alcuni fiori andranno a male con le piogge.
Altri seccheranno per il sole.
Il mio amore no sta fermo al centro del giardino
i petali di pane azzimo chiedono vino.

I gatti alla finestra lo sapranno che si muore?
Quale cura contro la disperazione?
Pesci volanti e acque non bagnano il pelo
rincorrendo nel porto le navi crudelmente in orario.

domenica 1 dicembre 2013

come una poesia prende vita

Chapel, di Rothko

Breve storia di come nasce e si sviluppa una poesia in una comune domenica pomeriggio.
Tutto comincia con me che scrivo questo messaggio su Facebook, senza fare nomi ma all’indirizzo specifico di un amico che oggi mi ha dato bidone per un lavoro:

Avviso a tutti quelli che ogni giorno mi costringono a rincorrerli, procurandomi altri grattacapi e perdite di tempo oltre a quelli che già ho. Se nei prossimi giorni vi vengono i funghi alle parti intime non è perché la vostra igiene è scarsa (anche per quello magari), è perché ho fatto un patto col diavolo! Che vi venga la muffa lì dove non batte mai il sole, parti intime comprese.

Daniela, mia amica e lettrice, commenta così il post: “L’ispirazione catulliana di questa invettiva è disarmante!”

Stimolato da Daniela asciugo il messaggio e scrivo la poesia qui sotto, dibattendomi a lungo fra i vari sinonimi di “genitale” (pudenda, palle, ecc...) e la intitolo Catulliana:

Ti venga la muffa lì dove
non batte mai sole
per i giorni che costringi me
a incalzarti. Genitale compreso.

Sergio la commenta così: “Il caro Gaio Valerio ci andava giù anche più pesante”.
Lo stesso Sergio, però, si appassiona al progetto e decide di fare una traduzione in latino della poesia. Ne vengono fuori due esamentri assai più belli della mia quartina:

Mucor te corrumpat ubi lux semper perempta
propter perditos soles. Et lumbos ascribo.

Insomma, viene voglia a me di ritradurre la traduzione, ancor più essenziale e più ritmica del mio componimento.
Questa, alla fine, è la poesia:

Ti venga la muffa lì dove non batte mai sole
per i giorni perduti. Genitali compresi.

mercoledì 23 ottobre 2013

con rima semplice

Ci sono fiori che andranno a male con le piogge
altri seccheranno per il sole.
Il mio amore no, sta fermo al centro del giardino
i suoi colori fatti di sale, i petali di pane senza lievito.

venerdì 18 gennaio 2013

i poeti sono bestie

I poeti sono bestie è cosa certa
in questo mondo di cartapesta
dove campa più a lungo chi sale sul carro
pigri se ne stanno al sole rimpiangendo
un ombrello ma senza pudore divisi
fra piacere e godimento fra dormire
e rotolarsi ancora un poco nel fango
qualcuno bestia da macello designata
qualcun altro compagno di pisciata
per strada quand’è buio.

domenica 6 gennaio 2013

guarda ho scoperto un angolo felice...

Guarda ho scoperto un angolo felice
nella curva che cerca il sole del tuo collo
e brilla oscura come un desiderio
nel disegno sottile di peluria
fra l’orlo di maglione e i fili di collana
chiede un bacio
ben schioccato che gridi la gioia di vederti
anche distratta
mentre progetti alberi sul foglio od origami
persa in te
e nella scossa nervosa della scarpa.

giovedì 22 novembre 2012

da qualche parte è scritto che i poeti...

Da qualche parte è scritto che i poeti
si trasformeranno in pesci
enormi pesci palla perduti nello spazio
gaudenti nella propria indifferenza.

Da domani tutto cambierà e anche
i più sensibili si arrenderanno all’evidenza
non c’è scampo per chi
degli uomini abbandona la speranza
per una verità senza conforto.

Ma restarsene in silenzio
sbocconcellare il buio in onde sottili
e pigramente avanzare incontro al sole beati
bruciate ormai le palpebre il pensiero.

martedì 30 ottobre 2012

come l’amore di giorno...

Come l’amore di giorno
sta al sole indisturbato
gatto grasso a Istanbul
straniero in un sole beato

di notte va in stazione
fuma coi muscoli coi nervi
poi scaracchia, s’imbosca
tra i binari non riamato.