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sabato 24 agosto 2024

speranza

Un poeta colombiano, quando gli chiesi perché i colombiani amano la poesia, mi rispose: “Perché la confondono con la speranza”.

Carlo Bordini

sabato 23 dicembre 2023

natale 2023

Per questo Natale mi piacerebbe condividere quella che secondo me, se la poesia ha ancora una possibilità di fare da collante sociale, unire i cuori e dare coraggio a chi le si avvicina, è la più bella poesia del 900. È una preghiera scritta da un pastore protestante americano, Reinhold Niebuhr, negli anni 30 di questo secolo e venne adottata pochi anni dopo dagli A.A. nel loro programma dei dodici passi per il recupero dalla dipendenza. C’è una bellissima scena, in un film di Abel Ferrara, Tommaso (2019), ambientato a Roma con Daniel Dafoe che recita in italiano, in cui i primi passi della preghiera vengono recitati da un gruppo di recupero romano. Sono tutti in cerchio per mano, e Ferrara entra nel cerchio e li segue con la telecamera a spalla riprendendoli in viso uno per uno mentre recitano. È una scena di grande intimità e comunione, in cui ciascuno cerca di perdonare se stesso e si scopre più forte nello sguardo e nell’abbraccio finale degli altri. Migliore poesia per Natale mi pare che non ci possa essere.

Dio, concedimi la serenità di accettare le cose che non posso cambiare,
il coraggio di cambiare le cose che posso,
e la saggezza per conoscerne la differenza.
 
Vivendo un giorno per volta;
assaporando un momento per volta;
accettando la difficoltà come sentiero per la pace.
Prendendo, come Lui ha fatto, questo mondo peccaminoso così com’è,
non come io vorrei che fosse.
 
Confidando che Egli metterà a posto tutte le cose, se io mi arrendo al Suo volere.
Che io possa essere ragionevolmente felice in questa vita,
e infinitamente felice con Lui, per sempre, nella prossima.

domenica 12 febbraio 2023

lettera ad un brutto mondo

Stamattina incuriosito ho visto la lettura della lettera di Zelensky a Sanremo che tanto indignava alcuni, ma mi è sembrata francamente molto rumore per nulla, un po' retorica, ma la retorica e Sanremo sono un tutt'uno. Tanto è vero che quando su quel palco sale qualcuno che è uscito fuori dal sistema mentale della retorica, fosse anche perché è vecchio e se ne fotte, come Gino Paoli allegramente bevuto o la Vanoni, si sente puzza di vero ed è a tratti ingestibile, altro che la letterina. Ascoltandola, però, mi sono chiesto come andranno adesso le trattative fra Russia e Ucraina visto che il mediatore, Erdogan, è impegnato su altri fronti. Ho letto che da ieri in Turchia sono cominciate le purghe dei costruttori dei palazzi crollati col sisma. Più di cento arresti in un giorno. Alcuni di loro saranno stati inetti (esattamente come sono in Italia), altri andranno in galera senza colpe vista l'entità del disastro, ma serve qualcuno da usare come capro espiatorio per lasciar sfogare la rabbia sociale, ed Erdogan è uno dall'arresto facile, vedi la brutta fine che hanno fatto oppositori e giornalisti. A proposito. Ma saranno ancora vivi? O quelli che erano in galera, impossibilitati a fuggire, saranno tutti morti e sepolti sotto le macerie? Che brutto mondo mi dico. Dove si susseguono senza soste pandemie, terremoti, guerre, dittature, ci sono capi di stato che fanno più paura che bene, e noi quasi non abbiamo scelta, dobbiamo affidare le nostre vite a loro. E anche se non ci affidassimo a loro non sono sicuro che faremmo di meglio.

giovedì 25 agosto 2022

la situazione a un mese dalle elezioni

Io sono malato. Mio padre è malato. Mio zio è malato. Mia zia non è malata ma ieri è inciampata in una buca per strada e si è fatta male al ginocchio. Volevamo portarla in ospedale, che qui non c’è più, è nel paese vicino, ma lei ci ha detto no, e poi chi sta con vostro zio (che è allettato), per cui è tornata zoppicando a casa. Io più vado e più vedo tutti ammalarsi. Ognuno ha le sue teorie per questo: mio padre si è convinto che è stato il vaccino a precipitarlo nel male, il mio amico Martino allarga il tiro, lui pensa che è nel cibo che mangiamo e nell’aria che respiriamo che è nascosta l’insidia. Se il mondo intero è malato non puoi che ammalarti anche tu che sei nel mondo, sei parte dell’ecosistema, e io gli do ragione. Ci sono cure? Una volta Johnson, emigrato dal Ghana che è stato per poco mio allievo, mi disse una cosa: Ognuno deve prendersi cura di sé per essere benedetto da Dio. Ognuno deve fare la sua parte per sé e per gli altri, impegnarsi il doppio. Ieri Draghi – che per un certo periodo è stato incensato del titolo di Superuomo – ha detto, con la faccia tosta di uno Schettino, che il paese è malato ma in qualche modo ce la farà. O come mi dice il medico scherzando: finché non diventi giallognolo vai tranquillo, c’è speranza. La colpa, dal mio punto di vista, non è nemmeno di Draghi, non ha chiesto lui di stare lì, lo hanno tirato per la giacca quelli che erano lì prima di lui e ora ci chiedono il voto per far meglio di lui con identica faccia tosta. Altri sono disposti a scordarselo questo, io no. Io vedo solo malattia, non cura, non speranza. E penso che chi continua a fidarsi senza tregua delle solite facce (“che a vederle fanno schifo”, Gaber) si merita la malattia e l’estinzione. E infatti.

venerdì 3 dicembre 2021

parvenza

Ho appena sentito al Tg che il rapporto CENSIS 2021 definisce fra le altre cose la nostra come una società “irrazionale” per via del fatto che il 67% degli italiani crede che il potere reale dello Stato non sia appannaggio del popolo (secondo costituzione) ma sia concentrato, in modo non pienamente democratico, nelle mani di un gruppo ristretto di potenti dietro cui ci sono delle multinazionali responsabili di molto di quello che accade oggi nel mondo e guidata da una lobby di super potenti che decide anche per noi in base al proprio tornaconto. Tutto questo il CENSIS lo attribuisce a uno stato di paranoia e complottismo esasperati. Io credo invece che sia un ultimo tentativo di “illusione”, perché se ti immagini che c’è un super potente che controlla tutto allora c’è la speranza che prima o poi tu possa rivoltarti e abbatterlo, sconfiggere il male come nelle fiabe. Razionalmente parlando, se non c’è complotto, vuol dire che siamo governati da una manica di imbecilli immaturi e corrotti, puttanieri patentati, egoisti senza un briciolo di pietà umana o legge morale a guidarli, che fanno il comodo loro fregandosene delle conseguenze, perché mandati al governo da una più ampia scelta di succubi cretini, ovvero noi che li votiamo soltanto per lamentarci di come ci fregano. Io fra le due opzioni preferirò sempre il complottismo, sarà anche “irrazionale”, ma almeno la mia parvenza di dignità viene salvata.

 

giovedì 30 settembre 2021

due porcate

Le due notizie del giorno. Da una parte c'è Draghi, che in attesa di aumentare le tasse accoglie la Thumberg e le dice: "Avete ragione voi, ragazzi, qui facciamo tutti blablabla ma c'è un motivo, siamo timidi", traducibile dal politichese con: "Pigliatevela in culo". Altan, se Greta non fosse così giovane da sfiorare il politicamente scorretto, potrebbe farci una delle sue vignette con l'ombrello su questo incontro. Dall'altra, e qui sono più serio, c'è la sentenza esemplare contro Mimmo Lucano, condannato al doppio (!) della pena richiesta dall'accusa, con evidente scopo punitivo e repressivo. Se lo mettevano al muro e gli sparavano un colpo in testa sarebbero stati più umani. Un giorno, ne sono convinto, proprio come con i giudici Falcone e Borsellino che in vita furono allontanati come cani e ora sono eroi di Stato, ci inchineremo tutti alla sua memoria. Per questo la mia speranza è alta, ma l'umore è a terra. Che porcata.

venerdì 27 settembre 2019

la speranza

Leggendo i vari post o commenti su Greta che in queste ore esplodono su social e giornali mi è venuto in mente un testo assai bello di Bordini – lo potete leggere sul suo sito – che parla degli scrittori di destra e in cui Bordini distingue gli scrittori di destra da quelli di sinistra in base alla speranza. Gli scrittori di destra, dice, sono sempre un pochino più lucidi di quelli di sinistra perché non si permettono il lusso delle illusioni, non li “avvelena” la speranza, loro sanno lucidamente il male del mondo e siccome non sperano in niente, in quella distanza lo descrivono con una radicalità e una profondità un pochino più affilata. Si parla di gente come Swift, Baudelaire, Pound, Ionesco, Céline, Dostoevskij, Pirandello. Gli scrittori di sinistra invece hanno questa cosa che, anche se ci vedono e ci vedono bene, comunque sperano, e quando sperano si incatenano in una certa misura alle cose del mondo, cercano un accordo o un equilibrio con esse, e in ciò perdono quella distanza radicale che fa la differenza. Ecco, io quando guardo Greta lo so che dietro di lei ci sono tante cose occulte che nemmeno mi immagino, ma dentro, sempre, che mi rovina, ho anche questa speranza che ci sia del buono in lei e che del buono ne potrà venire anche domani, e in quella speranza io so che a modo mio io sono uno scrittore di sinistra (o lì vicino) e che a esserlo, francamente, non ci guadagno nulla – infatti, potendo scegliere, probabilmente starei dall’altra parte.

giovedì 13 luglio 2017

grandi speranze

A dieci anni esatti dall'ultima volta, ho appena firmato un contratto con un editore che non sono io per pubblicare un libro che con la poesia non c'entra nulla. Titolo provvisorio del progetto, previsto per il 2018: Grandi speranze.

giovedì 20 ottobre 2016

b.digital

Comincia da oggi la nostra nuova avventura, o impresa, come casa editrice, chiamata B.digital. Chi mi conosce ne avrà sentito parlare negli ultimi mesi in maniera quasi esclusiva. Per tutti gli altri B.digital è un progetto, vincitore del bando di finanziamento Funder35 con la Fondazione CON IL SUD, attraverso il quale cercheremo di rilanciare i nostri libri nel mondo digitale. Di cosa si tratta? Di una serie di corsi prima per creare audiolibri, e-book e e-book multimediali e poi di booktrailer, media marketing e digital advertising per rilanciare questi nuovi prodotti sul mercato nella maniera più incisiva. I corsi saranno tutti tenuti da professionisti del settore. L'obiettivo finale, per noi, è quello di riuscire a creare libri multimediali, in più lingue, da rilanciare sul mercato europeo. Il progetto durerà per i prossimi due anni, mentre i corsi, indipendenti, cominceranno a fine novembre e andranno avanti, in formula weekend, fin a fine gennaio. 

domenica 14 agosto 2016

regola

Capita che la notizia passi
fra le maglie di censura dell’Impero.
Capita che il cancro receda
senza chemio.
Capita che il sorcio sfugga
alle grinfie del felino. Capita persino
che il cappio riveli Dio
al suicida.
Capita ma non è cosa certa
che nella rarità si mostri la bellezza
della vita. Quell’eccezione
chiamata speranza:
il resto delle vittime a bilioni
la regola che la conferma.

domenica 1 maggio 2016

vivere alla frutta

Stamattina, facendomi due conti in tasca, ho considerato che «Vivere alla frutta» potrebbe essere un bel titolo per la mia biografia. Perlomeno prospetta quel giusto equilibrio fra l’essere di continuo al verde (o in rosso, a seconda del colore che preferite) e l’aspettativa delle cose dolci che, prima o poi, arriveranno.

lunedì 18 gennaio 2016

la straniera

L’amore mio non chiede una poesia.
Mi scrive lettere da una terra straniera
umiliata da un cappotto italiano
e da una fame d’affetto inguaribile.
Arrossisce per niente se le chiedo di
tradurre da una lingua che mi schiuda
il suo mondo. È slava mi risponde e non
romanza negando una voce comune alle nostre
urgenze. Eppure aggiunge abbiamo
qualcosa ed elenca una gatta e poche
parole volgari che usiamo nel buio.
Abbiamo ripete con orgoglio abbiamo
una poesia mai scritta in qualche luogo
e un’alleanza senza storia né amicizia
dove siamo ancora questo: due suoni
incomprensibili nel buio di chi scava
nel sesso due vuoti lontanissimi eppure
due speranze che sono più di una.

giovedì 15 ottobre 2015

tre poeti

Tre poeti, uno per uno nella notte.
Il primo mi confida che compone
per avermi letto, ma senza mai capire dove
andassimo. Il secondo mi domanda della nebbia
in cui vaghiamo dal mattino e presto, aggiunge,
darò luce anche a te nella mia storia. Il terzo condivide la paura
di una vita senza un grammo di certezza e il dubbio
chi di noi si salverà domani? (Lasciata agli sportelli
ogni speranza di collocamento, oltre i cancelli
delle fabbriche o la scuola).

martedì 4 agosto 2015

il mio sud

C’è chi si sradica il Sud dal cuore
come una pietra dallo scasso
lì dove gli emigranti sono cani sciolti
e indirizzati al macello. E portano
l’abito buono. Ma tu non conosci il Sud
non vuoi saperlo e nemmeno ti morde
il calcagno la screscia velenosa
dei giorni che pettegola ti si attacca
al cazzo per vomitarti addosso il suo
rancore livido e la sua passione di
bizzuoca ammaestrata allo scirocco
e alla grattugia. E non conosci
che l’amore rammendato del randagio
né quello di verme nel formaggio punto
allevato a trozzolare nel pastone e poi
nutrito nell’invidia e nel peccato
di chi ha poca voglia e piglia
non per fame ma per odio del fratello
e poi lo sgozza la domenica nel sugo.
E si rivolta negli usi strafocati dagli odori
del paese né si dà conto degli aranceti
gravidi e marciti all’ombra dell’Ilva
nel silenzio dei potenti e dei poveri.
C’è chi si pente ogni giorno
per questo abuso carnale e edilizio
e prega prisciato di sé e del bello che in sé
vede sotto gli ulivi unti a cacasangue
per la gloria d’Europa e di Monsanto
e in penitenza strofina le palme
con visionaria ferocia sulla pelle ustionata
dei braccianti e sogna accecato a occhiaperti
ma senza più rivelazione la vendetta
giurata dai Borboni ai politici e ai preti
e ai traditori e agli infami che l’hanno
svenduto il nostro Sud per un piatto di fave
e di sivoni d’uva asprigna come i cuori
piegati dalla zappa e bestemmiano
i figli d’essere nati a prenderne il posto
coll’unto addosso della mola
e il destino già scritto dei muli
che trascinano le casse ereditate dai nonni
e dentro portano i pinnacoli rubati ai loro trulli
da rivendersi alle squadre dei paretari
albanesi o indossare a coppie
invece dei testicoli.

martedì 28 luglio 2015

se la bonino

Se la Bonino invece di dare 2500 euro al mese ai Radicali (che non la vogliono) ne desse un terzo a me e il resto della somma ad altri due poeti quarantenni, noi scriveremmo in cambio due poesie a testa ogni mese che parlano di speranza e di coraggio alla nostra generazione bruciata, e l'Italia sarebbe un posto migliore.

mercoledì 29 aprile 2015

messaggio di speranza a chi scrive

Leggo le prime stupefacenti pagine della nuova edizione del Libro di Johnny di Beppe Fenoglio (Einaudi 2015), quelle all’epoca censurate da Livio Garzanti perché ritenute lente, e ne ho conforto. Magari è ingiusto. Fenoglio in vita soffrì come pochi per tanti rifiuti: praticamente ogni suo libro fu sottoposto a un attento processo di revisione editoriale o rifiutato con sufficienza, per poi essere, dopo la morte, osannato come capolavoro. Eppure penso, in maniera forse puerile, che se anche è vero – ed è vero – che l’80% di chi scrive può solo sognare di diventare uno scrittore, ma non lo sarà mai per mancanza di talento o di stile oppure della giusta disciplina, è anche vero che apprendere come La paga del sabato o La malora la prima versione di Primavera di bellezza non furono capiti o abbastanza apprezzati da gente come Vittorini, Garzanti o Citati, al punto che spesso Fenoglio, rassegnato, ricacciava per sempre i manoscritti in un cassetto, offre oggi, a chi scrive, un barlume di coraggio in più e la speranza che forse, per una volta, una sola volta, non è chi scrive a non andar bene per LORO, ma loro, invece, a non andar bene per il libro che, chi scrive, sta sognando.

sabato 14 marzo 2015

convinzione

Il futuro dovrà essere bello per forza. A ogni sforzo, a ogni amarezza dovrà necessariamente corrispondere un ritorno. Altrimenti non vedo un senso al vivere, all'affrontare giorno per giorno le stesse ansie, imbarazzi, ferite, gli stessi rancori inutili.

martedì 17 febbraio 2015

sabato 7 giugno 2014

poesia nata morta...

Poesia nata morta
quella in cui non sei
o non sei più
o non è stata briciola
di te
che un giorno, speranza
saresti ritornata.

martedì 13 maggio 2014

campagna elettorale

Seguo da alcuni giorni l’accorata e per certi versi disperata campagna elettorale di Franco Arminio. Una campagna che, almeno leggendo i suoi bollettini dal fronte, mi commuove e mi rattrista insieme. Capisco il senso profondo della sua battaglia, la ricerca di una dignità e di una appartenenza a una terra che in molti non sentono più, se non come una condanna. Apprezzo la sua battaglia e probabilmente voterò per lui. Se potessi, ma non posso, donerei anche qualcosa alla sua campagna elettorale. Oggi, riflettevo, se chiedi soldi ti accusano di essere uno scroccone. Allo stesso modo nessuno vuole più i finanziamenti pubblici ai partiti. La colpa è ovviamente dei partiti, a cui auguro tutto il male possibile. Eppure ha ragione un mio amico quando dice che non si può pensare alla bellezza del paesaggio se hai fame. E allo stesso tempo è anche vero che cibo ci sarebbe stato, se avessero trattato meglio anche il paesaggio, se qualcuno non se lo fosse venduto per un tozzo di pane, un condono, un appartamento in una nuova palazzina omologata. Invece l’unica cosa a imperare è la volgarità. La volgarità e la rabbia senza direzione, perché ovviamente è più facile lamentarsi che agire, spalancare la bocca in un profluvio di parole ronzanti e lasciare che le vibrazioni riempiano l’aria. Anche questa, per certi versi, è un’eredità dei vecchi partiti. Ecco io leggo questi reportage di Arminio e penso che forse non lo voglio salvare questo sud, non così, non a queste condizioni e con questa gente che non sa nulla di nulla ma pensa sempre di sapere qualcosa più di te. Preferirei distruggerlo un sud così, una volta per tutte e ricominciare dal nulla, ripartire da zero, tornare a sentirmi pulito. Preferirei davvero vederlo morto il Sud, che aggrapparmi ancora all’idea di qualcosa di meglio che non potrà mai esserci.