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domenica 12 febbraio 2023

lettera ad un brutto mondo

Stamattina incuriosito ho visto la lettura della lettera di Zelensky a Sanremo che tanto indignava alcuni, ma mi è sembrata francamente molto rumore per nulla, un po' retorica, ma la retorica e Sanremo sono un tutt'uno. Tanto è vero che quando su quel palco sale qualcuno che è uscito fuori dal sistema mentale della retorica, fosse anche perché è vecchio e se ne fotte, come Gino Paoli allegramente bevuto o la Vanoni, si sente puzza di vero ed è a tratti ingestibile, altro che la letterina. Ascoltandola, però, mi sono chiesto come andranno adesso le trattative fra Russia e Ucraina visto che il mediatore, Erdogan, è impegnato su altri fronti. Ho letto che da ieri in Turchia sono cominciate le purghe dei costruttori dei palazzi crollati col sisma. Più di cento arresti in un giorno. Alcuni di loro saranno stati inetti (esattamente come sono in Italia), altri andranno in galera senza colpe vista l'entità del disastro, ma serve qualcuno da usare come capro espiatorio per lasciar sfogare la rabbia sociale, ed Erdogan è uno dall'arresto facile, vedi la brutta fine che hanno fatto oppositori e giornalisti. A proposito. Ma saranno ancora vivi? O quelli che erano in galera, impossibilitati a fuggire, saranno tutti morti e sepolti sotto le macerie? Che brutto mondo mi dico. Dove si susseguono senza soste pandemie, terremoti, guerre, dittature, ci sono capi di stato che fanno più paura che bene, e noi quasi non abbiamo scelta, dobbiamo affidare le nostre vite a loro. E anche se non ci affidassimo a loro non sono sicuro che faremmo di meglio.

giovedì 10 febbraio 2022

catastrofismo

Un paio di giorni fa la tutela dell’Ambiente è entrata nella Costituzione italiana. La speranza è sempre quella che un simile passo sia in grado di sistemare le molte contraddizioni del nostro paese dove notoriamente con l’ambiente, alla Totò, ci si pulisce il culo. Non parlo nemmeno di abusivismo edilizio, che è il male peggiore. Ma mi ha fatto specie lo stesso giorno sentire Tajani in tv dire che l’ambiente va difeso ma in maniera intelligente: il rispetto è una cosa, ma se questo rispetto preclude l’innovazione, ad esempio del nucleare, è una fesseria. E faceva l’esempio della Francia. Dopo nemmeno un giorno, però, ieri c’è stato il terremoto in Emilia, a ricordarci che uno dei motivi per cui non si volevano le centrali nucleari è il fatto che il nostro è un ambiente sismico, più simile al Giappone che alla Francia – se Tajani non ci crede potrebbe parlarne con Berlusconi che a L’Aquila ne ha fatte di tutti i colori – e sarebbe da chiedergli: ma tu sei pronto a giurare oltre ogni ragionevole dubbio che se fai una centrale in Italia e c’è un terremoto, non ne viene fuori un disastro? Questo è catastrofismo, lo so, e col catastrofismo non si fa mai nulla, ma l’ultima volta si propose di farne una, in Puglia, a Torre Guaceto che è zona ambientale protetta da prim’ancora che l’Ambiente finisse nella Costituzione. La mettiamo sotto la sabbia così nessuno la vede, si disse, e per me vale come esempio del fatto che, anche in politica dell’Ambiente c’è un’idea piuttosto vaga e approssimativa, e prima ancora di parlare di “riconversione verde” dovrebbero capire cos’è. Intanto le bollette rincarano, e forse alle porte c'è un’altra guerra che porterà qui nuovi immigrati, l’innovazione tecnologica promessa dicono che rallenterà per favorire la necessità di lavoro delle industrie – persino nella più evoluta Germania stanno riconfermando l’energia a carbone – e a questo punto le centrali nucleari ultramoderne e sicure, senza scorie, che promettevano di avere in vent’anni di ricerca, ce ne metteranno forse trenta o trentacinque ad arrivare. Ovviamente non puoi fare all’ultimo minuto tutte le cose che dovevi fare ieri l'altro senza trovarti in affanno. Ma non dicevano allarmati che avevamo passato il punto di non ritorno? Non si era detto che o facciamo così ora o si muore tutti quanti domani in un disastro ambientale? O anche LA FINE catastrofica che ci annunciavano, visto il periodo di crisi economica, ha deciso di posticipare i suoi effetti a dopodomani per darci una mano? Erano tutte bufale dei giornali o i problemi sono così tanti che ci si sono ingolfati e adesso non sanno più nemmeno loro di che morte dobbiamo morire? Sinceramente più vado avanti e meno lo capisco. Ma faccio come tutti, me lo chiedo un giorno sì e due no, così almeno nei part-time vivo sereno.


lunedì 5 settembre 2016

il terremoto

Quando ci sono i terremoti le case cadono. Si rompono sempre allo stesso modo. Il tetto e i pavimenti sprofondano verso il basso e spesso i muri laterali si gonfiano e scoppiano sulla strada. I campanili cadono distesi come se fossero fucilati. I campanili si potrebbero ricomporre a terra quasi in modo perfetto. Ma i campanili distesi non servono a niente. Allora si ricostruiscono. Nel posto dove c’è stato un terremoto generalmente c’è da aspettarsi che ne capiti un altro. Quindi la gente sta sempre all’erta. Guardano se i lumi oscillano. I cani e gli uccelli ti avvisano sempre quando arriva il terremoto. Scappano e abbaiano. Poi arriva il boato. I terremoti capitano più spesso di notte che di giorno. L’ottanta per cento di notte e il venti di giorno. Quelli di notte fanno più morti perché la gente sta a letto e non si aspetta uno scherzo del genere. Dopo i terremoti la gente gira tra le macerie con gli occhi fuori dalla grazia di Dio. Molti portano in salvo i materassi. Poi arriva la Croce Rossa e generalmente qualche camion di militari. Nasce quasi subito una tendopoli. In Persia arrivano anche i meloni perché dissetano e riempiono lo stomaco. I bambini camminano piangendo nella polvere. I capelli dei terremotati sono dritti e fuori posto. Ci vogliono diversi mesi per ripiegarli sulla testa in modo normale. 

(Tonino Guerra, da I cento uccelli)

mercoledì 24 agosto 2016

cinismo famigliare

Momento di cinismo famigliare. Seguiamo tutti insieme gli aggiornamenti sul terremoto. A un certo punto mandano un servizio sugli interventi del Governo: “Nei momenti di difficoltà l'Italia sa come fare” dice Matteo Renzi. Scoppiamo a ridere senza ritegno.

giovedì 31 maggio 2012

tre considerazioni sul disastro in emilia e dintorni

Prima considerazione. Con tutto il rispetto per le vittime, da ciò che si vede il terremoto in Emilia Romagna rimarcherà ancora una volta la differenza di trattamento istituzionale fra Nord e Sud del Paese. Se così non fosse il copione è già scritto (L'Aquila, l'Irpinia, ecc...) e l'Emilia è condannata.
Seconda considerazione. Arriva oggi la notizia, già paventata, dell’aumento di altri due centesimi sulle accise benzina. In questo modo l’intero Paese, meno qualcuno, si assumerà il compito di ricostruire l’Emilia. La speranza (sempre per la storia del copione qua sopra) è che i soldi arrivino a chi servono. Per il resto è altrettanto chiaro, in nome del decreto “quando si comincia non si torna più indietro”, che i nostri nipotini non vedranno la pensione ma pagheranno ancora quei due centesimi, finendo per considerare l’Emilia esattamente come l’Etiopia: un nome su un elenco senza più lacrime a mitigare la vergogna.
Terza considerazione. Già da un po’ mi sono fatto l’idea che il momento più basso della storia della nostra Repubblica l’abbiamo raggiunto con Napolitano, quel giorno in cui la Merkel si è sentita costretta a chiamarlo per “suggerirgli” di mandare a casa Berlusconi, dopo anni di agonia, silenzi oppure menzogne. La verità nuda e cruda è che Napolitano è vecchio (non solo in senso anagrafico) e inadatto ai tempi che corrono. Ci sono molti ruoli che un uomo può giocare in particolari periodi storici e non a tutti è dato di averli in primo piano. Se Napolitano, che un giorno verrà ricordato come il telefono bianco del Quirinale, al momento giusto fosse rimasto a casa a scrivere le sue memorie quanto più bene avrebbe fatto al nostro Paese.