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martedì 10 dicembre 2024

prostituzione

Il mondo cambia e i lavori cambiano, questo si sa, così leggo post (sotto Natale!) di librerie in difficoltà, altre che chiudono e sulle prime penso che da una parte è forse un cambiamento fisiologico del mercato, visto l'aumento esponenziale del commercio online, poi mi torna in mente che siamo uno dei paesi fra i più ignoranti d'Europa, dove la gente legge sempre meno, capisce sempre meno, si imbarbarisce sempre di più; e forse il problema, mi dico, non è solo l'online, ma il fatto che semplicemente quando si parla di libri la gente non capisce più di che parliamo e a cosa servono. Questo sarebbe già di per sé abbastanza brutto, se non avessi letto subito dopo i risultati di un'inchiesta dove si dice che la forma di industria in maggior crescita oggi nel mondo non è quella legata alla guerra, come qualcuno sostiene, ma quella della prostituzione, o detto più elegantemente sex work: insomma, si legge di meno e ci si vende di più (soprattutto le donne e i minori, dal vivo oppure in rete), in un mondo sempre più sclerotizzato, dove da una parte si sessualizza qualsiasi cosa, persino l'allattamento materno, bombardandoci ogni secondo di video o vignette o battute volgari, dall'altra si assiste a scoppi di rabbia mediatica o si fanno dimostrazioni in piazza e grandi discorsi indignati contro la violenza di genere, dove spesso si punta il dito contro i mostri di turno senza capire bene cosa c'è dietro. E magari sarebbe più utile tornare a leggere Le relazioni pericolose.

sabato 7 dicembre 2024

lingua morta

Ieri leggevo un’inchiesta pubblicata sul Sole 24ore: la natalità degli italiani è al suo minimo storico, in compenso siamo il primo paese europeo per arrivo di immigrati. Allo stesso tempo siamo uno dei paesi più ignoranti della propria cultura, ce ne gloriamo senza sapere perché. A rincarare la dose, un’altra inchiesta uscita in contemporanea – l’ho letta su Repubblica, ma l’hanno condivisa in tanti – dice che quest’anno rispetto al 2023 ci sono 900.000 lettori in meno, o per povertà o per estinzione. Tutto questo mi rattrista enormemente. Hai voglia a seguire le panzane allarmistiche del governo sulla regolamentazione degli immigrati, ma se tutto questo non è accompagnato da una adeguata politica culturale, io penso solo che non si può arrestare un flusso naturale di persone giovani e vitali in un paese vecchio e prossimo al suo collasso. Forse altrove si chiederebbe a queste persone di imparare la nostra lingua e la nostra storia per preservarle insieme alla loro. Ma io ho amici insegnanti che mi raccontato di classi con stranieri abbandonati a se stessi nell’incapacità di comunicare. Molto presto la nostra lingua, che è nulla più di un dialetto su scala globale, per quanto nobile sia, priva com’è di cura da parte dei suoi stessi parlanti, sarà completamente abbandonata e dimenticata senza troppi patemi. Io la vedo come la mia sconfitta, come la prova ultima che il meglio che ho da offrire a questo mio paese in termini di linguaggio, di poesia e letteratura non solo non è capito né gradito, ma è perfettamente inutile e presto diventerà incomprensibile come il latino e il greco. Una lingua morta.

lunedì 11 novembre 2024

lettura come lotta

Leggevo stamattina un articolo del Libraio.it in cui si diceva che sempre meno giovani nel Regno Unito leggono libri. Al momento solo il 34% dei bambini e adolescenti intervistati ama leggere nel tempo libero con una predominante di genere femminile. È lo stesso andazzo della popolazione dei giovani lettori in Italia che paradossalmente stanno un poco meglio (39%) almeno finché non arrivano alle medie, poi c’è il crollo. Con l’Italia che, però, continua ad attestarsi agli ultimi posti nella classifica dei lettori europei, insieme alla Romania e all’isola di Cipro (ultimi 3 posti sui 27 stati membri). La differenza è che nel resto d’Europa la percentuale media dei lettori è di circa il 53%, cioè una metà della popolazione legge e l’altra metà no. In Italia si scende al 35% (lettori che hanno letto almeno un libro all’anno). E il 39% (giovani lettori) del 35% (lettori totali) è effettivamente una cifra ridicola. Il dato più interessante però è un altro. Guardando alla mappa del mondo, viene fuori che i paesi dove si legge di più sono tutti in Asia (India, Thailandia, Cina, Filippine) e subito dopo in alcuni paesi dell’Africa. La media del tempo dedicato alla lettura in India, primo paese al mondo per lettori, è di quasi 11 ore a settimana per un totale di un libro letto ogni due settimane, a fronte della media italiana di un libro letto all’anno (più di un libro da noi fa già un “lettore forte”). È interessante per la percezione che si ha di quei paesi come di economie rampanti che presto controlleranno il mondo a fronte della nostra percezione di paesi in declino. In questo senso si potrebbe dire che si legge di meno anche come effetto del decadimento economico e culturale dell’Europa. Ecco così che mentre leggevo i dati continuavo a pensare a “Fahrenheit 451”, alla scena di quegli uomini che imparavano i libri a memoria per non perderli. E ho pensato all’attività della lettura come a una forma di resistenza contro il decadimento dell’Europa. Chi legge resiste, guarda al futuro, chi non legge, chi non trova più il tempo e la motivazione per farlo, è già stato a modo suo battuto, ha già fatto i conti con la storia e ha perso.

giovedì 14 marzo 2024

annacquare la crisi climatica

Pare che a differenza di ciò che si crede, o addirittura si stigmatizza dicendo che ci vogliono solo terrorizzare con la paura di una crisi climatica per meglio controllarci, fatte le debite analisi negli ultimi due anni si parli molto meno di ambiente e clima, o meglio ancora si adotta una strategia di disinformazione per cui se ne parla tanto ma in maniera molto più superficiale e diluita, o annacquata, e spesso assai rassicurante – secondo la nota formula del bastone e la carota: il problema c’è ma si può curare – e limitando o addirittura censurando gli approfondimenti più seri, e questo perché la nostra stampa è sponsorizzata per la maggior parte da aziende legate alla produzione di combustibili fossili. In Italia, sostiene Greenpeace, l’unica testata di informazione che supera la sufficienza quanto a libertà di informazione è Avvenire, ed è tutto dire che il più libero dei giornali sia anche il meno laico. Non so bene che significhi, ma sono sicuro che qualcosa c’entri.

mercoledì 7 settembre 2022

farmacia ospedaliera

Ieri ho fatto la prima esperienza della farmacia ospedaliera. Che sulla carta nasce per dare una mano al cittadino a velocizzare l’approvvigionamento di medicinali importanti, poi nella pratica è (secondo me) l’ennesimo disastro della sanità che demanda ai cittadini per tagliare sui costi. La farmacia ospedaliera più vicina al mio paese è a 30 km, dispersa nella campagna di Putignano, per arrivarci serve un’auto, un’ora di viaggio fra andata e ritorno più l’inevitabile fila di attesa (lunga, visto che serve mezza provincia di Bari) e non apre tutti i giorni ma solo in determinati giorni e a determinate ore molto stringenti (due ore a metà pomeriggio il martedì, due a metà mattina il mercoledì ecc.) per cui per andarci devi mollare il lavoro. Non solo, ieri quando ci siamo andati con due ricette diverse, la signora allo sportello ci fa: “Questa ve la posso dare oggi, per quest’altra dovete tornare domani mattina perché la diamo solo il mercoledì”. Se questo è stato fatto per velocizzare i cittadini, non riesco a immaginare quanto era lunga la trafila una volta. Ovviamente danno dosi mensili, e l’idea che questo è un impegno che mi prenderà una giornata ogni mese per il resto della vita di mio padre mi atterrisce. Ho provato a chiedere se c’è un servizio che fa qualcuno in paese per ritirare queste medicine così da evitarsi la scarpinata in campagna, non è chiaro. Una farmacia lo faceva ma gli orari stringenti sono scomodi anche per loro e hanno lasciato perdere, un’altra lo fa talvolta, a titolo di favore per i suoi clienti, Uomo 2000 lo faceva durante il Covid e ora solo ogni tanto per qualcuno, alla farmacia ospedaliera mi hanno detto di rivolgermi alla Croce Rossa (non scherzo). Possibile, mi chiedo, che non si riesca a organizzare in Comune una rete o un servizio messo a sistema per tutti quelli che hanno bisogno? Eppure in mezz’ora di fila lì, ieri, ho visto arrivare tre persone del mio stesso paese. Un servizio in cui accumuli le richieste, vai due o tre volte al mese lì e rifornisci le persone senza costringerle ogni volta a spostarsi in massa? E senza contare che così com’è, se sei vecchio, disabile, povero, senza figli accanto, sei già tagliato fuori dal diritto alla salute che ti spetta. O devi pagare qualcuno che ci vada per te, e voglio capire come fa chi prende una pensione da fame. Già immagino che succederà anche a me, che non ho figli, quando avrò l’età di mio padre. Ma non è solo questo, l’altro giorno in paese non si trovava più una goccia di benzina, i benzinai a secco mandavano i clienti che ronzavano da una pompa all’altra nei paesi vicini a fare il pieno. Magari è stato solo un caso, ma non ci metterei la mano sul fuoco. Ed è vero che di qui a dieci anni avremo tutti le auto elettriche, ma nel frattempo se la crisi avanza e la benzina finisce si resta tutti a piedi e poi voglio vedere.

giovedì 25 agosto 2022

breve avventura quasi erotica in ufficio

Ora di pranzo, viene a cercarmi una tipa, è un grafico che vuole mostrarmi i suoi lavori per future collaborazioni, è tardi ma è venuta fin qui, quindi li guardo, ma le ripeto più volte con chiarezza che non ho bisogno di un grafico. Lei parla e parla e non mi guarda mai in faccia, muove un sacco le mani, non porta il reggiseno. Le chiedo vuoi mangiare con me? No. C'è qualcosa che non va? No. E non mi guarda mai in faccia, parla senza dire nulla di importante, va avanti così per mezz’ora, io guardo l’ora, ogni tanto dice me ne devo andare, e non se ne va, poi si mette a passeggiare per la stanza con una vaghezza un po’ studiata, arriva in fondo alla stanza, si mette in un angolo senza guardarmi, senza spostarsi dall’angolo, a voce sempre più bassa, bisbigliando, tanto che devo avvicinarmi per sentirla. Non la capisco, le dico: ma che vuoi scopare? E lei no, no, sono fidanzatissima, no, non posso, no. E allora scusa, è tardi, non vuoi mangiare con me, non hai particolari problemi, non vuoi scopare, cos’è che vuoi? Mi risponde: Senti, la verità è che ho bisogno di lavorare, se non ti serve un grafico non è che posso venire a lavarti il pavimento e le scale?

sabato 19 febbraio 2022

vanità

Ho sempre pensato – da bravo illuso – che una crisi fosse comunque necessaria, perché forzando i punti critici di un sistema poteva spingere a dei cambiamenti importanti. Soprattutto in un settore imbalsamato e mefitico com’è quello culturale italiano. Non pensavo che ne saremmo usciti migliori, ma perlomeno più consapevoli e pronti a rinunciare a qualcosa per cambiarne un’altra. Invece non mi pare che questo stia succedendo, anzi l’ansia di tornare tutti a una normalità posticcia e che non c’è mai stata mi pare renda ancora più ciechi i ciechi, più sordi i sordi. Ma davvero tutto andrà a posto facendo finta che non ci siano delle crepe? Inorgogliendoci per la prossima fiera dove saremo tutti bellissimi nella nostra bolla di promotori culturali? Ho amici editori che si lamentano perché le librerie non pagano le fatture, ho amici librai che piangono perché non ce la fanno a pagare l’affitto con le vendite. La distribuzione comincia a fare acqua e persino i corrieri cominciano a perdere colpi nelle consegne, anche se i costi dei libri sono sempre più alti. Organizzare una presentazione è sempre abbastanza complicato ma a voler essere sinceri molti, moltissimi scrittori sono contro il green pass. Del resto fra quei 5 milioni di italiani non ancora vaccinati si nascondono tantissimi artisti. In tutto questo, anche se le analisi economiche sostengono il contrario, gli unici ad avere un reale vantaggio oggi sono “i padroni della festa”, quelli che stanno più in alto, che controllano i grandi marchi editoriali, che vendono più libri, che controllano la distribuzione. È un sistema che scricchiola? In questo senso non è cambiato nulla. E chi dovrebbe parlare sta quasi sempre zitto perché se pubblica coi grandi non gli conviene esprimere dissenso, e se pubblica coi piccoli può anche sgolarsi fino a morire, tanto non lo ascolterà nessuno a meno che non vinca un premio. Perché la vanità degli scrittori è brutta, ma anche la vanità dei lettori fa abbastanza paura.

lunedì 24 gennaio 2022

complici

Roberto R. Corsi mi faceva leggere poco fa un articolo uscito ieri su Domani in cui per sommi capi si dice quanto da molti già denunciato negli ultimi mesi. Siamo alla fine di un'epoca. Il costo della carta è aumentato e sta ancora aumentando, in alcuni casi anche del 70%. Non solo, alcune tipologie di carta stanno proprio sparendo dal mercato. E questo perché 1) la gente legge meno libri e giornali, ma soprattutto 2) la cartiere si stanno riconvertendo alla produzione di carta e cartoni da imballaggio per Amazon e altre piattaforme di vendita online che hanno preso il sopravvento con il Covid. Che significa? Che dovendo scegliere fra fare libri che si vendono sempre meno o fare imballaggi per elettrodomestici, si preferisce i secondi; e se anche per miracolo aumentassero i lettori non ci sarebbe più carta sufficiente per stampare tutti i libri che servirebbero. Si stamperà sempre meno, a prezzi più alti, e di ogni titolo si stamperanno meno copie con carta di merda. I primi a morire saranno i giornali. Poi verranno le librerie. Le piccole case editrici si convertiranno al digitale o al print on demand, presumibilmente a carico dello scrittore che vuole assolutamente il libro cartaceo che diventerà un reperto per collezionisti simile al vinile. Si stamperà presumibilmente dove costa meno, in Asia o in Africa, sfruttando come manodopera il sottoproletariato del mondo, e si venderà probabilmente dove comincia la filiera, ovvero su Amazon, di cui siamo vittime ma anche complici.

lunedì 11 maggio 2020

la crisi è finita!

Lunedì si avvia al termine con due ordini di acquisto e nove proposte di pubblicazione. Uno degli autori che si propone mi scrive (e non è nemmeno il primo): Sono contento, le librerie sono riaperte, la crisi per l'editoria è finita! Gli chiedo se è stato in libreria di recente. Mi risponde che non ci va da Natale. Sempre avanti così, penso.

venerdì 20 marzo 2020

cogliere l’attimo

Pensavo che è straordinario come nel giro di appena due settimane siamo vorticosamente passati dalla lotta per eliminare le scontistiche sui libri (per dare fiato alle librerie indipendenti) agli editori che vista la situazione ti regalo gli e-book, da quelli che “devi stare a casa e allora approfittane per leggere” a quelli che “aspetta, ti faccio il collegamento video così il mio libro te lo racconto io in diretta”. Ultimamente il mio schermo è pieno di gente che parla di libri dalla mattina alla sera e confesso che a furia di sentirne parlare h24 a me di leggere sta quasi passando la voglia. Perché anche se il mercato dice il contrario e i libri ormai si vendono più per un fatto relazionale che qualitativo, la lettura il più delle volte è un gesto privato, più sono da solo e meglio è. Ancora, nel pieno della crisi editoriale, dove sono tutti fermi in attesa (le librerie, le tipografie, persino l’Agenzia delle Entrate) non ho mai ricevuto così tante proposte editoriali o telefonate da gente che non sa nemmeno chi sono, ma vuole capire come funziona per farsi pubblicare un libro. Ieri mi ha mandato il suo un autore che lo ha scritto in circa un giorno e mezzo, lo ha cominciato martedì mattina e l’ha finito mercoledì nel primo pomeriggio, poi me l’ha spedito senza nemmeno rileggerlo, perché quando la musa arriva bisogna cogliere l’attimo.

mercoledì 25 luglio 2018

parola chiave

Stamattina pensavo che fino ad appena due anni fa la parola chiave, quella che più veniva usata per decodificare i tempi era "crisi", mentre adesso è "fascismo". Non si sente altro che "fascismo", ritornato presente, e poi ovviamente "straniero". Così che certe volte, a furia di sentirselo dire, uno si sente straniero in casa sua. Ecco, sarà che ho fatto un brutto sogno, ma stamattina mi sono svegliato con la sensazione di una sorta di ricorso storico in atto: per cui alla crisi segue il fascismo e al fascismo segue la macellazione del bestiame. "Macello" potrebbe essere la prossima parola chiave per decodificare il presente. Ora bisogna capire chi fa il capro espiatorio sull'altare del ricorso storico e chi affila i coltelli. E poi pensavo anche a come è facile sbagliarsi in questo gioco di ruoli, a come esercito ogni giorno su me stesso la più ferrea disciplina per non cascare nel mio intrinseco fascismo made in italy. E, nonostante tutto, qualche volta inciampo.

venerdì 8 giugno 2018

la presunzione culturale

Ogni mattina, al risveglio, leggo poche pagine di un libro. Stamattina tocca a “Il lavoro culturale” di Luciano Bianciardi. A pagina 65 scrive: «Come forse lei sa, c’è oggi in Italia la crisi del libro». Era l’anno 1957. Vedi la presunzione, mi dico. Noi pensavamo di esserci entrati a testa alta nella crisi. Invece stava lì molto prima di noi e non ne siamo mai usciti, nemmeno cinque minuti, per vedere che aria tirava fuori.

lunedì 6 novembre 2017

dalla sicilia con furore

Pensando alla Sicilia e a tutte le chiacchiere e i discorsi che si stanno facendo in queste ore, l'unica cosa che mi viene in mente è una frase di Gesualdo Bufalino che esprime tutta la mia povera e ridotta (lo confesso) visione politica, che diceva: "La mafia sarà vinta da un esercito di maestri elementari". Per questo credo che non ci sia salvezza nella politica, oggi, in Italia. Perché ancora non ne ho sentito uno che, parlando dei grandi problemi che affliggono questo paese, ritornasse ai fondamentali, alle basi, alla scuola intesa come formazione dell'individuo e non come parcheggio. Sarò noioso, lo so che torno sempre sullo stesso punto, ma è che ho ancora davanti il ricordo di mia nonna, contadina, che mi diceva che il momento in cui si è sentita più orgogliosa di sé è stato quando ha imparato a leggere. Mia nonna, con quel briciolo di cultura che si era conquistata sudando, era più libera dei tanti precari laureati, pieni di nozioni indirizzate alla ricerca del postofisso, ma senza un cuore del proprio sapere che dia l'esatta dimensione della loro profondità umana. Di chi è la colpa se sono così? Mia no di certo. Forse di qualcun altro più vecchio di me. O come diceva pochi giorni fa Camilleri, altro siciliano (cito a memoria): "Ho creduto anche io nel sogno di rifare nuova l'Italia, fra '45 e '48, ma mi porto nella tomba il rimorso di lasciare a mia nipote questo paese disastrato". Il danno è fatto. E i problemi seri, oggi, si risolvono con ben altro che con la licenza elementare, come ben ci rammentano tutte le persone preparate e lungimiranti che parlano in queste ed altre ore, a tutte le ore, senza mai un dubbio e qualcuna addirittura senza nemmeno l'istruzione.

mercoledì 20 settembre 2017

lavare l'auto

Guardalo come lucida la carrozzeria
come piano l’accarezza col getto blando
della pompa. Il cielo plumbeo
si riflette in quell’oscurità della lamiera
come lo sognava da giorni – nei suoi
piani stretti fra le grinze intorno
agli occhi – quando il figlio del vicino
ha fitto LAVAMI nella patina di polvere
del parabrezza offuscato dall’incuria
della sua «nuova occupazione».
Lo osservo dall’altra parte della strada
nel negozio dov’era commesso e adesso
ascolto il chiacchiericcio alla cassa
della donna che tartaglia il disappunto
per questo tempo che s’oscura in ogni cosa
e farà cenere persino del suo posto scavato
in quella nicchia. Lo osserva anche lei
curiosa e mi chiede – tu che leggi saprai –
fin quando può brillare una felicità
senza tempo e a quale grado di sereno
possa giungere un uomo se minuto
si affida a una pompa per lustrare
il suo futuro e gli affanni. Ora spande
odore d’umido lungo la strada con quel viso
soddisfatto – le grinze attorno agli occhi
distese per un lavoro ben fatto –
e fiero di sé anche se già il cielo sta
per riversarsi in pioggia e annullare
quello della pompa richiudendolo nel proprio
scorrere senza rimorso.

giovedì 17 dicembre 2015

noia

La narrativa contemporanea mi annoia, è più forte di me. Posso distinguere un libro buono da uno no, riconosco che ci sono qui e lì delle valide eccezioni, ma inevitabilmente la narrativa contemporanea presa nel suo insieme mi annoia. Se la poesia è in crisi, la narrativa è quasi nulla.

martedì 14 aprile 2015

dare fastidio

Io ho fiducia nei giovani. È la mia generazione che butterei via, quella degli arrangiati che con la scusa che sono cresciuti nella fame l’unica cosa che sanno fare è prendere e fregarsene degli altri, che fanno passare il messaggio che vincono i furbi e gli altri sono tutti fessi, quelli che quando c’è una fila devono per forza passare davanti. Quando vedo gente così, è più forte di me, io mi metto davanti a loro e li blocco, gli do fastidio. È una cosa piccola, ma è il mio modo di mettere in crisi quel sistema.

(Rosa, la mia vicina, una persona coi controcazzi)

domenica 27 luglio 2014

tg docet (concordia)

Di un paio di giorni fa la notizia del fallimento del Teatro Lirico di Roma, messo in liquidazione coatta per l'incapacità di trovare un accordo adeguato coi sindacati. E' la prima volta che succede nella storia del nostro Paese: nessun telegiornale ha dato il giusto risalto alla notizia, se anche l'ha data (eppure il genere lirico è parte integrante della nostra storia sia culturale che politica e la notizia aprirebbe un bel dibattito sulla ben nota mancanza di chiarezza nella gestione delle fondazioni culturali), perché ormai della nostra storia non importa più a nessuno, se non per farne retorica da baracconi elettorali o televisivi. In compenso i telegiornali hanno dato ampio spazio allo smantellamento del Costa Concordia, che sinceramente è venuto a noia anche agli stessi giornalisti, ma qualcosa per depistare le masse dall'operato del Governo bisognava pur darglielo. Esempio ne sia mia nonna, elettrice ottantenne che non ha capito nulla di cosa sta combinando Renzi (anche se le sta simpatico), ma in compenso sa tutto di cosa sta accadendo, adesso, nel porto di Genova.

venerdì 10 maggio 2013

assurdità

Scene di comune assurdità sono anche a Nord, cose che non si erano mai viste. La crisi ti prende per fame come mi scrive una mia amica, tocca il tuo compagno, il tuo stesso fratello. Le aziende saltano per aria come i grilli, una per una, e quando tornano a terra la terra intorno è tutta bruciata. Ieri un uomo, per fame, ha cominciato a colpire i passanti con un martello.

domenica 14 aprile 2013

la crisi

Mi manca tanto Tonino Guerra, e quel suo modo semplice, ma profondo, di spiegarti le cose con la poesia, offrendoti allo stesso tempo un attimo di consolazione e di fratellanza. Se fosse qui oggi probabilmente scriverebbe una cosa così, che non ti risolve i problemi, ma almeno ci ridi un po’ su:

La crisi è una roba sdentata
che ti rosica dentro talvolta
e tu invece non puoi masticarla
anche quando i denti ce li hai.