Un amico insegnante mi racconta una storia della scuola in cui lavora in un tipico paesino di provincia. Un bambino del primo anno, alle continue provocazioni di due bambini più grandi che insultano sua madre coi soliti appellativi da bar, dà uno spintone a uno di loro buttandolo a terra, così che i due lo prendono a pugni. Il ragazzino, scosso, ha un attacco di ansia e si sente male. La madre, a cui racconta tutto, chiede alla scuola di intervenire. Viene fuori che la scuola pur rimproverando i due bambini più grandi non vuole agire più severamente di così, primo per non rovinare la media dei due mettendosi contro gli altri genitori (a scuola, pare, hanno il terrore dei genitori); secondo perché il bambino più piccolo ha sbagliato a rispondere con la violenza alle provocazioni, e avrebbe dovuto dirlo agli insegnanti che avrebbero evitato la rissa; terzo, e qui sta il nodo nascosto della faccenda, perché la madre del bambino che è poco meno che trentenne e separata, viene additata dalla comunità come una facile, quindi il comportamento dei due bambini assorbe e riflette un pensiero comune che in parte li giustifica: hanno sbagliato a picchiare uno più piccolo, ma la sua mamma è quella che è. Tutto questo succede a noi, in pieno 2025, mentre parliamo di pace fra le potenze mondiali con la sicurezza di chi ha tutte le soluzioni in tasca. E a chi mi dice che sono cose diverse io rispondo che no, cambia forse la scala di proporzione, ma non sono cose tanto diverse.
Poesie, pensieri e fotografie di Vitantonio Lillo-Tarì de Saavedra, in arte Antonio Lillo ovvero Antonio Hammett
martedì 4 marzo 2025
giovedì 30 gennaio 2025
l'architetto mancato
Ciascuno ha la sua storia particolare di scoperta del desiderio di scrivere, alcune meno facili della mia. Ma rifacendomi a una cosa che scriveva Cristina Simoncini sul fatto che le fa strano che si possa desiderare di scrivere senza aver desiderato prima di leggere, io sono convinto – da ciò che mi ricordo della mia stessa storia – di fare ciò che faccio perché mio padre, ferroviere, da bambino mi regalava dei libri. Ho ancora uno scaffale a casa con tutti quei volumi, ma fra gli altri, il primo ad avermi turbato al punto da farmi piangere su un libro, è stato ‘Il principe felice’ di Oscar Wilde, che forse era un po’ troppo intenso per un bambino, ma mi mise una spina nel cuore, come la rosa all’usignolo, che lì si è conficcata ed è rimasta. Era già un mood poetico, senza che lo sapessi, ma mi sono innamorato della poesia – ho proprio capito che fosse – alle medie, mentre sfogliavo l’antologia di italiano durante una spiegazione di matematica che mi annoiava. La prima poesia di cui ho sentito risuonarmi dentro i versi, uno per uno, è stata ‘I fiumi’ di Ungaretti, li ho imparati a memoria senza che nessuno me lo imponesse (“ho tirato su le mie quattr’ossa”, “stamattina mi sono disteso in una tomba d’acqua”, ecc.) e quei versi scabri e poi altri ancora che ho cercato sono cresciuti come funghi, attecchendo all’albero tutto intorno alle radici. Il primo poeta che ho amato non è stato Ungaretti, ma Federico Garcìa Lorca, che ho incontrato l’anno dopo, quando un giorno ci entrò in classe la nuova insegnante di italiano – una tipa a suo modo buffa, dall’aria disordinata, sempre di corsa, con gli occhiali spessi e l’alito pesante, l’entusiasmo di chi fa ciò che le piace – ed entrando ci chiese “vi va se adesso scriviamo delle poesie?”. Io giuro mi sono sentito battere così forte il cuore, di quel tipo di smania incontenibile che può prendere alla pancia solo i ragazzini, come avere le farfalle, come una gran fame che risale e ti si annoda in gola, io volevo esserci, volevo esserci dentro, in tutta quella roba. I miei compagni volevano essere nella squadra di calcio o pallacanestro, io volevo essere lì dove si scrivevano versi come “fu Marcel ma non era francese, e non sapeva sciogliere il canto del suo abbandono”. Infatti scrissi una poesia, poi un’altra, e un’altra ancora, e le portai alla prof che mi disse: “Belle, ma si può fare di meglio. Hai mai letto 'Il maleficio della farfalla’?” perché la mia prof aveva quella cosa lì (socratica) di rilanciare ogni volta il discorso con una domanda. E di nuovo ricominciava a battermi il cuore! È stato allora che ha cominciato a battermi e da allora non ha più smesso. Lo volevo leggere sì “Il maleficio della farfalla”! Così un poco me li passava lei, un poco me li comprava mio padre spedito in libreria a ordinare libri di autori di cui non conosceva neanche il nome – mi ricordo nei primi anni del liceo un 'Tre pezzi d'occasione' di Beckett, tradotto da Fruttero e Lucentini, che pure mi influenzò parecchio –, e mai una volta che mio padre mi dicesse questo è troppo. “Questo qui, diceva sempre a mia madre orgoglioso, ci diventa architetto!”. Le cose poi, come si sa, sono andate in un’altra direzione.
venerdì 17 gennaio 2025
il latino
Latino sì latino no e io ancora oggi, 17 gennaio 2025, ricevo poesie scritte nell’italiano preunitario di Foscolo e Leopardi, spesso inviatemi via chat di IG o WhatsApp perché i più giovani, esattamente come i più anziani, non sanno come si compila una email.
sabato 7 dicembre 2024
lingua morta
Ieri
leggevo un’inchiesta pubblicata sul Sole 24ore: la natalità degli
italiani è al suo minimo storico, in compenso siamo il primo paese
europeo per arrivo di immigrati. Allo stesso tempo siamo uno dei paesi
più ignoranti della propria cultura, ce ne gloriamo senza sapere perché.
A rincarare la dose, un’altra inchiesta uscita in contemporanea – l’ho
letta su Repubblica, ma l’hanno condivisa in tanti – dice che quest’anno
rispetto al 2023 ci sono 900.000 lettori in meno, o per
povertà o per estinzione. Tutto questo mi rattrista enormemente. Hai
voglia a seguire le panzane allarmistiche del governo sulla
regolamentazione degli immigrati, ma se tutto questo non è accompagnato
da una adeguata politica culturale, io penso solo che non si può
arrestare un flusso naturale di persone giovani e vitali in un paese
vecchio e prossimo al suo collasso. Forse altrove si chiederebbe a
queste persone di imparare la nostra lingua e la nostra storia per
preservarle insieme alla loro. Ma io ho amici insegnanti che mi
raccontato di classi con stranieri abbandonati a se stessi
nell’incapacità di comunicare. Molto presto la nostra lingua, che è
nulla più di un dialetto su scala globale, per quanto nobile sia, priva
com’è di cura da parte dei suoi stessi parlanti, sarà completamente
abbandonata e dimenticata senza troppi patemi. Io la vedo come la mia
sconfitta, come la prova ultima che il meglio che ho da offrire a questo
mio paese in termini di linguaggio, di poesia e letteratura non solo
non è capito né gradito, ma è perfettamente inutile e presto diventerà
incomprensibile come il latino e il greco. Una lingua morta.
venerdì 6 dicembre 2024
i papponi
Oggi
il servizio al Tg dice che, mentre mancano le figure tecniche e
professionali nelle aziende e si teme che l’avvento dell’AI e della
manodopera straniera porterà a una crisi senza pari del lavoro, in
Italia si abbassa sempre più il livello culturale della popolazione e le
scuole fanno sempre più fatica a formare le nuove generazioni. Un amico
insegnante mi racconta di un colloquio con una madre, anch’essa
insegnante, che di fronte ai voti bassissimi e al disinteresse
dei due figli (uno in prima e uno in terza) si giustifica dicendo che
tanto il loro è un problema generazionale, non ci si può fare niente, al
che il mio amico infastidito le ha risposto: “E noi che vogliamo fare,
ci vogliamo arrendere?”. Ma la situazione è comune a moltissimi
genitori, che più sono giovani e meno stanno dietro ai figli. Il futuro
per questi ragazzi, continua il servizio al Tg, si prospetta sempre più
nero. L’altro giorno una bambina in una classe delle medie ha detto che
da grande vuole fare la maestra perché “le maestre mangiano e dormono
tutto il tempo e non fanno niente”, il sogno di questi bambini infatti è
fare il meno possibile; un’altra bambina vuole fare il carabiniere
perché le piace l’idea di portare una divisa e picchiare in testa la
gente; mentre sta diventando una moda fra i maschietti (a quanto pare
introdotta da TikTok) dire che da grande faranno “i mantenuti”. In che
senso mantenuti? “Che mi cerco una ragazza più grande che lavora e mi
faccio mantenere da lei”. Niente di nuovo, insomma, ai tempi di Pasolini
quelli così si chiamavano papponi.
giovedì 24 ottobre 2024
educazione all'affetto e censura
Un amico, mio coetaneo, che insegna in una scuola media, mi racconta questa storia edificante. Dovendo portare una classe in gita propone all’altra classe che segue, una terza, di riempire le due ore in cui non ci sarà guardando un film. Visto che la terza, per età, ha molte curiosità sulla sfera sessuale e l’identità di genere, propone loro, dopo una bella discussione, di vedere un film delicatissimo, Tomboy, che parla di una bambina di 10 anni che si veste da maschio, e il giorno dopo la gita ne riparleranno in classe. I bambini sono entusiasti e dicono sì. Il mio amico affida alla collega che farà da supplente il compito di fare vedere il film e va in gita. Il giorno dopo la gita torna in classe e scopre che i bambini non hanno visto il film deciso insieme, ma un documentario sulla storia politica d’Italia. I bambini si sono annoiati e sono anche delusi. Il mio amico chiede delucidazioni alla collega e quella gli dice che, avendo letto una recensione del film e avendone discusso prima col vicepreside hanno deciso di comune accordo, ma senza avvisare il mio amico, che un film che parla di identità sessuale era inadeguato all’età dei ragazzi e lei non voleva prendersene la responsabilità. Il mio amico, che si è sentito giudicato nei suoi metodi di insegnamento si è lamentato della cosa, ma alla fine il preside ha dato ragione a lei. – Che vecchia bigotta, ho commentato io, avendo capito dalla storia che la supplente fosse una persona anziana e retrograda. – Vecchia? Ha 35 anni! E sai una cosa? Quella farà carriera, si sta già muovendo per diventare dirigente. E il bello è che non gliene frega nulla dell’educazione dei bambini, se glielo chiedi ti dice apertamente che a stare in classe si annoia.
mercoledì 16 ottobre 2024
respiro
Mi pare lo avesse scritto in un post Simone Burratti, ma è vero, lo dico per esperienza, quasi il 90% delle proposte che mi arrivano sono scritte da insegnanti, o comunque persone legate al mondo degli studi e si sente, bene o male si sente, non solo nel vocabolario, ma proprio nel respiro, nell’intonazione, al punto che nella maggior parte dei casi tu leggi le prime righe della raccolta e sai già che quello che scrive è uno che lavora nella scuola: ce ne sono così tanti che dopo un po’ non ci pensi più, l’orecchio si abitua al ronzio generale e abbassa la soglia di attenzione su ciò che è buono o no, perché tanto il suono generale è quello. Poi delle volte arriva qualcosa di inconsueto, tipo la proposta di un operaio o di un bracciante agricolo o di un cameriere o di uno che è stato in prigione, e allora te ne accorgi della differenza, perché c’è molta meno gente che scrive e respira a quel modo e anche se non è detto che sia per forza migliore o che si meriti la pubblicazione, perlomeno senti che è diverso, diventa una boccata d'aria e tu ti senti più completo soltanto nel leggerli. Quando capita mi chiedo che respiro ho io che faccio l’editore, se sono più vicino al professore o all’artigiano, oppure se proprio per quello che faccio c’è qualcosa che mi stacca dal resto, e cosa posso imparare da loro. Per questo penso che tutti dovrebbero scrivere poesie, anche chi fa tutt’altro nella vita, non solo perché ne hanno il diritto, ma proprio perché anche loro sono necessari alla poesia, le danno fiato, le movimentano il respiro.
domenica 28 luglio 2024
padre e figlio
È da ieri che leggo dei post di genitori che, dopo l’intercettazione della chiacchierata fra Turetta e suo padre, rimproverano al padre di avere avuto un atteggiamento troppo cristiano, improntato alla parabola del figliol prodigo, e troppo poco romano, alla Muzio Scevola come diceva mio padre, chi sbaglia paga, occhio per occhio e dente per dente. Infatti, se le nostre carceri fanno schifo è anche perché sottesa vi è l’idea che chi sta in galera deve patire a più non posso per le proprie colpe. Insomma, Turetta padre, che a me sinceramente fa più pena che rabbia, non doveva fare il padre che prova a rincuorare un figlio di cui conosce la colpa e con cui dovrà fare i conti per il resto della vita nella sua scelta di non abbandonarlo, ma doveva essere il padre severo dell’Antico Testamento che va lì per ricordargli le sue colpe, maledicendolo, rinnegandolo e possibilmente passandogli la corda per impiccarsi in cella, dove probabilmente passerà il resto della sua vita. Sono due condannati, padre e figlio, a cui offriamo zero carità cristiana e massima vendetta possibile, proprio noi che parliamo così male del giustizialismo americano da cui ci diciamo estranei. “Io se avessi un figlio così mi ucciderei” commentavano alcuni, e altri “io mi chiuderei in casa per la vergogna”. Scegliendo la via più facile, quella che torna sempre a noi stessi e all’onta per la nostra immagine sociale come genitori e non guarda mai in faccia all’altro, al figlio, per quanto colpevole o riprovevole egli sia. Mi verrebbe da dire, da non genitore, che è facile fare i genitori così: scegliendo di prendere il meglio e lavandosi le mani del resto. E sotto sotto convinti che quel “se avessi…” non si possa mai concretizzare per noi, perché mostri sono sempre i figli degli altri. Ci vuole coraggio per essere un padre come quello di Turetta che invece di nascondersi in casa per la vergogna non lascia da solo il proprio figlio. Io non ce la farei, probabilmente, ma non perché sono migliore, solo perché sono più debole, al punto da non averne nemmeno voluti di figli, come scelta. Eppure, su un piano assai più basso, continuo a chiedermi perché tutti questi genitori così severi verso i loro figli non li vedi mai a scuola, anzi, se c’è da picchiare qualcuno è proprio l’insegnante che si permette di abbassare un voto.
martedì 23 luglio 2024
bacio
Mädchen in Uniform (Ragazze in uniforme) di Leontine Sagan è un film del 1931 passato alla storia soprattutto per questa scena, il primo bacio lesbico cinematografico. Bacio e amore lesbico censuratissimi, tanto nella Germania nazista che di lì a poco avrebbe costretto alla fuga la regista, che nei puritani Stati Uniti che chiesero di modificare il finale facendo in modo che la protagonista morisse, espiando in questo modo il proprio peccato. Anche per questo il film è diventato nel tempo un piccolo cult. La storia è ambientata in un rigido collegio femminile ed è recitato esclusivamente da donne. Ancora più della trama amorosa, quello che conta è il senso di ribellione e cameratismo sviluppato da queste giovani ragazze per sopravvivere alla solitudine di un’educazione anaffettiva e di una disciplina tesa all’emarginazione di ogni sentimento in un periodo della vita dove a prevalere sono il senso dell’amicizia e la scoperta disarmante dell’eros. Sarà proprio la ribellione di una delle studentesse, Manuela, che sfida la direttrice del collegio ubriacandosi e dichiarando apertamente di essere innamorata di una delle insegnanti e determinare il punto di rottura da cui scaturisce la denuncia che per le brave ragazze tedesche non basta “leggere i classici” per essere felici. In tal senso il film si pone in una serie ben precisa che comincia con Diario di una donna perduta di G.W. Pabst, del 1929, ambientano in un riformatorio femminile, e prosegue con Zero in condotta di Jean Vigo del 1933, quest’ultimo con un taglio più anarchico, mentre il primo è più realistico e “oggettivo”. E ancora, per certi versi anticipa alcune tematiche di L’attimo fuggente di Peter Weir, del 1989, segno che con il tema dell’educazione repressiva stiamo ancora facendo i conti.
mercoledì 26 giugno 2024
cosa non dovrebbe fare
Io devo essere sincero sono giorni che mi dico, da quando ho letto questa polemica sull'Ungaretti/Pirandello fascisti, che anche se condivido la necessità di rinnovare ogni singola cosa nella scuola, dai programmi alle prove di maturità, dalle modalità di scelta degli insegnanti a questa sorta di puzza al naso che hanno tutti per una sana bocciatura, di tutto ciò che condivido nei discorsi che gridano Basta e gridano Nuovo, devo dire che questa cosa di Ungaretti/Pirandello che vengono semplicemente bollati come fascisti non riesco a digerirla, forse perché come Calvino io pensavo che un classico non smette mai di dire ciò che ha da dire, e invece ora scopro che se il classico lo scrive un fascista non va bene, la trovo non dico nemmeno povera, o faziosa come pure credo sia per certi versi, ma così rozza come argomentazione che quando la dice chi insegna o scrive, e mi capita di leggerne di opinioni così, io penso che quegli insegnanti o scrittori fanno la prima cosa che non dovrebbe fare nessun insegnante o scrittore, invece di aprire le porte, le chiudono loro per tutti gli altri.
martedì 4 giugno 2024
non arrossire
Mentre facevo una ricerca per un libro, ho incontrato una mia vecchia amicizia di quando facevo il liceo, si parla dei primi anni '90. – Madonna, Lillo sei? Se non era per gli occhi non ti riconoscevo! – Io non l'avrei riconosciuto per nulla al mondo. Infatti, ai tempi era una ragazza, adesso è un uomo, ha fatto la cura di ormoni e poi ha cambiato sesso. Ha pure una compagna. – Ti ricordi quando provavi a baciarmi? mi dice per sfottermi. Arrossivi proprio come adesso, però eri tenero.
sabato 4 maggio 2024
venerdì 2 febbraio 2024
le chiamate
Come succede sempre in questo periodo dell’anno mi arrivano le chiamate per le supplenze del personale ATA alle cui liste sono iscritto. Quello che mi lascia perplesso ogni volta è come queste chiamate arrivino spesso il giorno stesso della supplenza. Tipo mi arriva l'email alle 7.40 e mi dicono che si è liberato un posto nella tot scuola e se sei interessato devi presentarti lì entro le 8.30. Hai insomma mezz’ora per mollare tutto e correre lì con gli altri 70-80 indicati in lista e il primo che arriva lo prendono, gli altri grazie possono tornare a casa. I più scafati mi dicono che è proforma obbligatorio e si sa già chi prenderà servizio. Mio fratello che nella scuola ci lavora mi dice che presentarsi non fa mai male. Ma mollare tutto per correre dove ti chiamano all’ultimo minuto penso possa farlo solo chi non ha alternative, chi altrimenti si sveglierebbe, senza lavoro, per andare in villa a guardare il cielo. Adesso è molto più comodo perché ti mandano l’email, ma mi ha fatto pensare che in fondo è lo stesso metodo che si usava fino al secolo scorso per i braccianti agricoli, quando ci si radunava in piazza la mattina presto e si veniva chiamati a giornata per andare nei campi. I più fortunati quel giorno mangiavano, gli altri tornavano a casa a mani vuote.
sabato 27 gennaio 2024
l'amore spiegato ai bambini
Oggi coi bambini si è parlato di amore. Chi ama chi e come ci si dichiara. L'idea di fondo dei dodicenni d'oggi è che la dichiarazione più fica è quella tipo video, con la complicità e coreografia dell'intera classe che partecipa alla confesisone e registra il tutto trasformando l'esperienza in una storia da postare sui social. Solo una bambina ha accennato al fatto che se qualcuno si dichiarasse vorrebbe qualcosa di più intimo, a tu per tu, perché magari lui non ti piace davvero e dirgli di no davanti agli altri è una cosa brutta così come dire sì per far venire bene il video. Ma se togli il video, ha chiesto un'altra bambina, poi cosa resta? Qui siamo già alle prime domande esistenziali. I maschi invece, in piena età preormonale, hanno già scoperto l'esistenza di Valentina Nappi e Mia Khalifa. Mi hanno chiesto se le conoscevo anch'io. Quando ho detto di sì mi hanno guardato con un rispetto mai visto prima ("professore, sei malizioso", mi ha detto uno). Ho provato a surclassare ma si sono infervorati e mi hanno chiesto di fare una lezione su come si fa a visitare certi siti senza farsi sgamare dai genitori (che controllano la cronologia dei telefoni). Seeee, troppo facile così, ho risposto, dovete scoprirlo da soli come si fa, è così che si diventa grandi! Uno mi ha detto che se diventa grande vuole farsi venire la barba lunga come la mia (ma non la pelata). "Con una barba così spacco il mondo come un verso selvaggio!" Mah.
giovedì 25 gennaio 2024
i migliori amici
Pensavo di essere completamente negato, invece oggi in classe ho chiesto di scrivere un testo sugli amici e una bambina mi ha inserito fra i tre suoi migliori amici, anche se nel disegnino allegato sembro una una cosa a metà fra un barboncino e Chewbecca di Guerre stellari. Un altro bambino ha scritto una poesia perché gli piace quando inventiamo le rime al volo con le parole che si dicono in classe, perché dice che "con le rime" il mondo gli sembra "subilme".
sabato 20 gennaio 2024
bro
Bambina di 12 anni che mi chiede se ho per caso un figlio di 14-15 anni che mi assomiglia ma un poco più curato di me nell’aspetto. – Un figlio in che senso? – Un bro come sei tu, ma giovane e bello. – Io le dico che non sono nemmeno sposato e lei sbuffa. – Ecco, tutte così le storie della mia vita! (E aggiunge sottovoce: Non che la mia vita da single mi dispiacesse…)
giovedì 18 gennaio 2024
l'orco
Oggi ho chiesto ai bambini di una classe di mettermi il voto. Me ne hanno messo uno bassissimo. Dicono che non mi faccio rispettare e questo di me li infastidisce. Ho chiesto che dovrei fare per farmi rispettare. Alzare la voce quando fanno casino mi rispondono, e poi man mano, esagerando, lanciare per aria le sedie, rovesciare i banchi, battere i pugni come un pazzo sulla cattedra sbavando. Cioè voi per rispettarmi avete bisogno che vi tratti male? E a voi piace farvi trattare male? Non rispondevano, così abbiamo letto un racconto che parlava di un orco, una pagina per uno, ma quando è toccato a una bambina le hanno fatto un dispetto, ogni volta che la bambina provava a leggere tutti alzavano la voce per zittirla. La bambina è scoppiata a piangere. Ho chiesto perché lo stessero facendo e mi hanno risposto che a loro quella bambina dà fastidio perché lei è più brava a leggere e vuole mettersi in mostra. Cioè voi ve la prendete con una vostra compagna perché sa fare una cosa meglio di voi? E non vi sentite in colpa a farla piangere? – No, perché è una cosa che ci viene naturale. – E allora perché a me chiedete di essere cattivo, se per mia natura non lo sono, e a voi invece deve essere concesso di seguire la vostra natura, anche se fa male agli altri, invece di darvi una regolata? Ma nessuno mi ha saputo rispondere e un bambino guardandomi è scoppiato a ridere perché diceva che nemmeno impegnandomi ero capace di assomigliare a un orco.
sabato 13 gennaio 2024
il bastone
Ogni
giorno che entro in una classe mi incanto di fronte alla bellezza dei
bambini e mi dispiace di non essere adeguato al mio ruolo. Di sicuro
preferisco sedermi con loro e osservarli dai banchi che stargli di
fronte a insegnare, ma questo non sempre va bene e sempre più ho
rispetto per chi sceglie di fare l’educatore con tutte le difficoltà di
ogni giorno. Infatti, si può essere brave persone e pessimi maestri e io
spero di essere una brava persona, ma di sicuro non sono bravo
come maestro. L’esperienza di questi mesi me lo ha insegnato. C’è di
buono che sto toccando con mano un mondo che, non avendo figli, mi stavo
dimenticando. Si fa presto a dire, come ho fatto, apriamo una collana
di libri per bambini, ma poi devi anche sapere a chi li proponi questi
libri, e con quale linguaggio, e con che approccio. Per arrivare dove.
Ad esempio, mi resterà sempre nel cuore una discussione che ho avuto in
una quarta elementare l’altro giorno, a partire da una fiaba di
Giambattista Basile nella quale un bastone magico si animava per
picchiare sul groppone chiunque gli capitasse a tiro e senza fare
discriminazioni: io pensavo che si sarebbero divertiti, mentre i bambini
si sono scandalizzati per la gravità di fare violenza a una persona
senza motivo, non c’era nulla da ridere in questa storia, la trovavano
una cosa orribile, nemmeno da pensarci! E c’era da chiedersi,
guardandoli, quand’è che un bambino smette di credere che la violenza
sia una cosa orribile, nemmeno da pensarci, e diventa adulto.
venerdì 12 gennaio 2024
i bambini animali
In classe chiedo ai bambini quale animale si sentono e perché. Sono tutti, indistintamente, ghepardi, leopardi, pantere, puma, lupi, animali velocissimi e selvaggi, pronti a sgranocchiarsi la vita fino all’osso, i più paciocconi si sentono insieme ghepardi e koala, velocissimi sì ma sempre pronti all’abbraccio. Una si sente un cervo libero (libero e maestoso, puntualizza, ma che non morde nessuno), un altro si sente un orso ballerino e una bambina più spiritosa si vede come una sardina in scatola, perché è salata. Più miti e realistici (perché vivono in campagna e parlano di ciò che sanno) ci sono un bambino capra e una bambina coniglio. Sono tutti animali coi piedi per terra. L’unica, in tutta la classe, che si mette le ali è la più timida, la più pallida, la più minuta, la più imbranata, quella che le cadono sempre le matite per terra e non parla mai, e quando parla ha la voce così sommessa che non arriva nemmeno alla compagna di banco, e mi dice: Io mi sento un pettirosso, perché sono pronta a dare il mio messaggio, ma quando ci provo mi fa male il cuore.
giovedì 11 gennaio 2024
una parola che hai scritto
La mia perla di oggi è stata un bambino che si avvicina per chiedermi di piegargli il foglio con la mappa del mondo lungo la linea equatoriale, e per giustificarsi mi dice: "È che io non so piegare niente. Sono storto di testa". Poi mi guarda la barba mentre piego il foglio e fa: "Secondo me ciascuno dei peli che ti cresce in faccia è una parola che hai scritto". Io sono sicuro che da grande tu sarai un poeta, gli dico, e lui si mette a ridere perché pensa che lo sto prendendo in giro.

