Oggi
il servizio al Tg dice che, mentre mancano le figure tecniche e
professionali nelle aziende e si teme che l’avvento dell’AI e della
manodopera straniera porterà a una crisi senza pari del lavoro, in
Italia si abbassa sempre più il livello culturale della popolazione e le
scuole fanno sempre più fatica a formare le nuove generazioni. Un amico
insegnante mi racconta di un colloquio con una madre, anch’essa
insegnante, che di fronte ai voti bassissimi e al disinteresse
dei due figli (uno in prima e uno in terza) si giustifica dicendo che
tanto il loro è un problema generazionale, non ci si può fare niente, al
che il mio amico infastidito le ha risposto: “E noi che vogliamo fare,
ci vogliamo arrendere?”. Ma la situazione è comune a moltissimi
genitori, che più sono giovani e meno stanno dietro ai figli. Il futuro
per questi ragazzi, continua il servizio al Tg, si prospetta sempre più
nero. L’altro giorno una bambina in una classe delle medie ha detto che
da grande vuole fare la maestra perché “le maestre mangiano e dormono
tutto il tempo e non fanno niente”, il sogno di questi bambini infatti è
fare il meno possibile; un’altra bambina vuole fare il carabiniere
perché le piace l’idea di portare una divisa e picchiare in testa la
gente; mentre sta diventando una moda fra i maschietti (a quanto pare
introdotta da TikTok) dire che da grande faranno “i mantenuti”. In che
senso mantenuti? “Che mi cerco una ragazza più grande che lavora e mi
faccio mantenere da lei”. Niente di nuovo, insomma, ai tempi di Pasolini
quelli così si chiamavano papponi.
Poesie, pensieri e fotografie di Vitantonio Lillo-Tarì de Saavedra, in arte Antonio Lillo ovvero Antonio Hammett
venerdì 6 dicembre 2024
i papponi
giovedì 30 maggio 2024
italian style
Mio cugino ieri sera mi ha fatto una lezione di geopolitica senza precedenti sulla situazione in Europa e nel mondo e il tutto, credo, senza aver letto mai nemmeno un libro da quando abbiamo finito la terza media nel lontano 1991. Sono impressionato. Come cacchio hai fatto? Facile, seguo il canale YouTube di Barbero (e poi ripeto a pappagallo). La parte in parentesi è una cattiveria gratuita che ho pensato io e me ne dolgo a posteriori.
domenica 28 aprile 2024
statistiche alla mano
C'è un titolo che gira da un po' di giorni sui social: "Il 72% degli italiani si sente antifascista". Sembrerebbe incoraggiante finché non ti accorgi che, da un altro punto di vista, significa che almeno 1 italiano su 3 si sente fascista o afascista (termine coniato per sé da Giuseppe Berto, scrittore amatissimo e autore de "Il male oscuro"). Se la famiglia media italiana è composta da 3-4 individui vuol dire che statisticamente parlando ce n'è almeno 1 per famiglia. Il segreto, allora, per stare al sicuro, è mantenersi sotto la media del 3: o da single, oppure due antifascisti dichiarati per famiglia e per favore non fate figli che statisticamente quello che nasce è già segnato in partenza. Trovavo anche interessante la particolare simmetria di percentuali fra il 72% di antifascisiti e il 74% degli italiani che stando ai dati Istat legge almeno un libro all'anno (di questi ultimi però il 67% non arriva a leggerne 2 all'anno). Credevo fosse rilevante, finché non si è scoperto che quel 67% l'anno passato si è bruciato l'unica lettura con "Il mondo al contrario" del generale Vannacci, un libro non solo brutto dentro ma pure scritto male fuori. Altro che "male oscuro"!
martedì 14 marzo 2023
il soft power
Ho visto adesso al Tg che l’Italia è al 9° posto nel mondo per soft power, cioè per potere di condizionare il pensiero degli altri non attraverso la forza politica o militare ma attraverso il peso della cultura e della creatività. Dieci anni fa, per dire, eravamo al 10° posto, quindi è una cosa di cui essere orgogliosi. Ma rimane il mistero di capire dove questo meccanismo si inceppa in casa nostra: in che modo, con una tale cultura che ci rende noni nel mondo, poi non siamo capaci di esprimere una classe politica che sappia rappresentare questo potere. Invece non solo se ne vergognano come a scuola (volesse mai il cielo che li chiamassero “secchioni”), ma se glielo chiedi qualcuno ti risponde pure che il soft power ce l’ha nascosto nei pantaloni.
martedì 28 febbraio 2023
l'italietta
Una cosa che ho osservato in questi giorni è che se all'italiano medio dici Costanzo le prime tre cose che gli vengono in mente sono Rino Gaetano, la P2 e la De Filippi, perché sono le uniche cose che conosce bene. L'italiano medio che punta il dito e dice Italietta guardando Costanzo mi sembra un po' come il bue che dice cornuto all'asino. Chissà che italiano si crede di essere nella sua immaginazione, fuori dall'Italia in cui mangia piscia e caca come gli altri.
domenica 11 dicembre 2022
corruzione e italianità
Quando finalmente i fatti danno ragione alle tue fisime di complotto e scopri che l’Europarlamento è corrotto. Non solo, è corrotto perché il primo a portarci dentro il seme della corruzione – dicevano oggi al Tg – è stato un italiano, per di più piddino. Da cui la nota massima che la sinistra italiana è corrotta, ma tu ormai sei andato oltre, al punto che ti dici che forse non è corrotta perché è sinistra, ma più semplicemente perché è italiana. Il caro vecchio made in Italy che come la tigna dove si posa lascia il segno.
giovedì 13 ottobre 2022
non sono stato io
L'Italia che applaude la Segre e poi vota La Russa. La Russa votato dagli stessi che bisogna andare al voto per evitare la deriva fascista del paese. Tutti che pensiamo a Renzi. Renzi che alza le mani e dice: Non sono stato io.
venerdì 30 settembre 2022
la storia siamo noi
Ho appena sentito due, al supermercato, che discutevano sulla distruzione dei gasdotti nel mar Baltico. – Il primo sosteneva che ha letto su FB che è stato Putin per non pagare le penali. – Il secondo è scoppiato a ridere: Guarda che Putin è russo mica italiano. In queste cose devi pensare da russo, non da italiano. Gli italiani danno fuoco alle imprese per fottere l’assicurazione. I russi non le fanno queste cose. – Ma scusa, ha risposto il primo, e quando Napoleone ha invaso la Russia e i russi bruciavano le città per non farle conquistare? – Ma tu ancora credi a queste cose? Questo l’ha scritto Tolstoj in Guerra e pace, ma mica è vero. Una cosa sono i libri, la storia è una cosa diversa.
mercoledì 4 maggio 2022
videochat
Oggi
in videochat con Stoccolma con una ragazza che mi contatta per farmi
delle domande e mi chiede: Lei come si definirebbe in tre parole? Io
pronto le rispondo: Provolone di provincia. Lei: Ma è serio o sta
scherzando? Sto assolutamente scherzando. Ma scusi, lei dove vive? In
Puglia. Ah, è pugliese, ora ho capito tutto.
lunedì 25 aprile 2022
liberazione
Ogni anno si dice che ci sono delle polemiche divisive intorno al 25 aprile, ma il fatto pensavo oggi è che non è divisivo il 25 aprile, sono semplicemente divisi gli italiani, e non per colpa dei politici come sostengono alcuni, ma semplicemente perché quello italiano è un popolo da stadio, che per natura ama le discussioni, la retorica come forma d'arte. Così a forza di parlare gli italiani si dividono ancora di più (quello italiano è un popolo fratricida, scriveva Saba, che chiede al padre il permesso di ammazzare il fratello) e il 25 aprile non è mai finito, c'è ancora chi spera, con le parole o coi fatti, di liberare l'Italia da qualcuno o qualcosa. Così c'è ancora tanto da fare, da lottare, per liberarci, per liberare. "Io lo so cosa ci vorrebbe per questo paese" diceva Monicelli con un ghigno avvelenato sul volto. Ma Monicelli è invecchiato e morto con quella parola non pronunciata. Io spero sempre che verremo liberati, alla fine, per opera dello Spirito santo.
venerdì 8 aprile 2022
seghè
Oggi leggevo un sondaggio secondo cui un terzo degli italiani si dichiara “né con la Russia né con l’Ucraina”, sostanzialmente assume la posizione di Ponzio Pilato in attesa di sgozzare l’agnello per Pasqua. Fra gli altri, la maggioranza, peraltro inascoltata dalla classe politica, è contraria sia ad armare gli ucraini sia alle sanzioni economiche, ma richiede che a risolvere la questione sia la diplomazia. In quale modo, visto che non puoi opporti ai russi con la forza, né ricattarli sul piano economico, secondo me non lo sanno bene manco loro; anche se qualcuno considera che concedendo ai russi ciò che vogliono la smetteranno di rompere i coglioni, un po’ come si fa coi bambini un po’ troppo viziati (anche i bambini viziati possono essere felici). Ma cosa vogliono i russi? Qui le risposte si sprecano. Ovviamente la Nato fuori dalle balle, poi tutta l’Ucraina da denazificare nel giro di un paio di generazioni e già che ci sono anche la Versilia per farci le vacanze. Un mio amico che vive lì mi fa: Va bene. Sai che cambia, tanto qui ci vengono solo i milanesi, o russi o milanesi quando parlano non si capisce niente uguale. Basta che la finiscano.
lunedì 14 marzo 2022
ciò che non mi piace del discorso di orsini
Il prof. Orsini, che pure a molti piace, dice: “Io amo profondamente l’America, che mi ha dato tanto, dove mi sono formato, e vorrei che noi prendessimo il loro spirito pratico. Gli americani pensano prima di tutto a se stessi. Quando vogliono una cosa se la prendono. E se non riescono a prendersela si accordano con qualcun altro per mettertela in culo e prendersela lo stesso. Senza rimorso. Così come hanno fatto in Argentina, così come stanno facendo in Ucraina. Io vorrei davvero che noi prendessimo lo spirito pratico degli americani.” Questo dice Orsini. E a parte il fatto che gli italiani non sanno prendersi le cose perché fondamentalmente non si amano, ma non sono secondi a nessuno nel mettertela il culo – forse perché qui c’è nato Machiavelli, forse perché abbiamo il melodramma nel sangue e ci piacciono le trame complicate e le storie di corna – io nel discorso di Orsini mi sento scoperto nelle mie debolezze, e infatti mio fratello e molti miei amici, che sarebbero d’accordo con lui, è una vita che mi dicono, all’italiana, che dovrei amarmi di più, essere più pratico e imparare a metterla in culo agli altri, all’americana, visto che in fondo gli altri la mettono sempre in culo a me.
martedì 20 luglio 2021
barzelletta
lunedì 1 marzo 2021
metafora
Di recente, visti i tempi che corrono, una delle letture che mi mette più allegria è quella riguardante la rubrica inaugurata da Valentina Nappi nelle sue storie IG, dove il pubblico può farle domande e lei risponde a quelle che preferisce. Le domande sono di vario genere, molte sono spinte ma non tutte volgari, e la Nappi risponde spesso con ironia e garbo, tanto che sono convinto che presto ce la ritroveremo a condurre un programma in TV. Ma se c'è una cosa che ho notato è che l'argomento di maggior richiamo, quello che più interessa e incuriosisce il suo pubblico, riguarda il sesso anale. Ecco, io lo so che oltre ai più sani pruriti (Tinto Brass docet) c'è qualcosa di fortemente metaforico legato a tutto questo, ma se me lo immaginavo prima che gli italiani erano a tal punto curiosi sull'argomento, mi attrezzavo per farci una collana ad hoc. Ci ho anche pronto il titolo: Cul-de-sac. Oppure, forzando espressivamente verso Patti Smith, che puzza di Manzoni: La Mer(de).
martedì 13 ottobre 2020
autonomia e secessione
Sono tre giorni che è venuta fuori la notizia che in Lombardia non ci sono vaccini antiinfluenzali, situazione che rischia di tramutarsi in un nuovo disastro medico per moltissimi anziani. Da più parti si ascoltano appelli al venirsi incontro fra regioni in questo difficile momento. E senza contare i già innumerevoli problemi nel sistema scolastico. Eppure, esattamente un anno fa, 2019, pre Covid, la stessa Lombardia insieme al Veneto e all'Emilia Romagna chiesero e si mossero fortemente per ottenere l'autonomia, ovvero una secessione irreversibile dal paese (complici Lega e PD), così da non condividere le proprie risorse con le altre regioni "inefficienti" dell'Italia (definizione di Fontana). Se quel progetto insano fosse andato in porto, oggi altro che chiedere aiuti allo Stato e alle regioni per avere dei vaccini necessari, la Lombardia da sola sarebbe completamente affondata. E il bello in tutto questo è che il Veneto, che invece i vaccini ce li ha eccome, da bravo complice in quella follia, sarebbe stato fermo a guardare, a guardarli affondare tutti, proprio in nome di quell'autonomia per cui l'unica cosa che conta è il mio, o come diceva Verga, la roba.
