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venerdì 6 dicembre 2024

i papponi

Oggi il servizio al Tg dice che, mentre mancano le figure tecniche e professionali nelle aziende e si teme che l’avvento dell’AI e della manodopera straniera porterà a una crisi senza pari del lavoro, in Italia si abbassa sempre più il livello culturale della popolazione e le scuole fanno sempre più fatica a formare le nuove generazioni. Un amico insegnante mi racconta di un colloquio con una madre, anch’essa insegnante, che di fronte ai voti bassissimi e al disinteresse dei due figli (uno in prima e uno in terza) si giustifica dicendo che tanto il loro è un problema generazionale, non ci si può fare niente, al che il mio amico infastidito le ha risposto: “E noi che vogliamo fare, ci vogliamo arrendere?”. Ma la situazione è comune a moltissimi genitori, che più sono giovani e meno stanno dietro ai figli. Il futuro per questi ragazzi, continua il servizio al Tg, si prospetta sempre più nero. L’altro giorno una bambina in una classe delle medie ha detto che da grande vuole fare la maestra perché “le maestre mangiano e dormono tutto il tempo e non fanno niente”, il sogno di questi bambini infatti è fare il meno possibile; un’altra bambina vuole fare il carabiniere perché le piace l’idea di portare una divisa e picchiare in testa la gente; mentre sta diventando una moda fra i maschietti (a quanto pare introdotta da TikTok) dire che da grande faranno “i mantenuti”. In che senso mantenuti? “Che mi cerco una ragazza più grande che lavora e mi faccio mantenere da lei”. Niente di nuovo, insomma, ai tempi di Pasolini quelli così si chiamavano papponi.

giovedì 30 maggio 2024

italian style

Mio cugino ieri sera mi ha fatto una lezione di geopolitica senza precedenti sulla situazione in Europa e nel mondo e il tutto, credo, senza aver letto mai nemmeno un libro da quando abbiamo finito la terza media nel lontano 1991. Sono impressionato. Come cacchio hai fatto? Facile, seguo il canale YouTube di Barbero (e poi ripeto a pappagallo). La parte in parentesi è una cattiveria gratuita che ho pensato io e me ne dolgo a posteriori.

domenica 28 aprile 2024

statistiche alla mano

C'è un titolo che gira da un po' di giorni sui social: "Il 72% degli italiani si sente antifascista". Sembrerebbe incoraggiante finché non ti accorgi che, da un altro punto di vista, significa che almeno 1 italiano su 3 si sente fascista o afascista (termine coniato per sé da Giuseppe Berto, scrittore amatissimo e autore de "Il male oscuro"). Se la famiglia media italiana è composta da 3-4 individui vuol dire che statisticamente parlando ce n'è almeno 1 per famiglia. Il segreto, allora, per stare al sicuro, è mantenersi sotto la media del 3: o da single, oppure due antifascisti dichiarati per famiglia e per favore non fate figli che statisticamente quello che nasce è già segnato in partenza. Trovavo anche interessante la particolare simmetria di percentuali fra il 72% di antifascisiti e il 74% degli italiani che stando ai dati Istat legge almeno un libro all'anno (di questi ultimi però il 67% non arriva a leggerne 2 all'anno). Credevo fosse rilevante, finché non si è scoperto che quel 67% l'anno passato si è bruciato l'unica lettura con "Il mondo al contrario" del generale Vannacci, un libro non solo brutto dentro ma pure scritto male fuori. Altro che "male oscuro"!

martedì 14 marzo 2023

il soft power

Ho visto adesso al Tg che l’Italia è al 9° posto nel mondo per soft power, cioè per potere di condizionare il pensiero degli altri non attraverso la forza politica o militare ma attraverso il peso della cultura e della creatività. Dieci anni fa, per dire, eravamo al 10° posto, quindi è una cosa di cui essere orgogliosi. Ma rimane il mistero di capire dove questo meccanismo si inceppa in casa nostra: in che modo, con una tale cultura che ci rende noni nel mondo, poi non siamo capaci di esprimere una classe politica che sappia rappresentare questo potere. Invece non solo se ne vergognano come a scuola (volesse mai il cielo che li chiamassero “secchioni”), ma se glielo chiedi qualcuno ti risponde pure che il soft power ce l’ha nascosto nei pantaloni.

martedì 28 febbraio 2023

l'italietta

Una cosa che ho osservato in questi giorni è che se all'italiano medio dici Costanzo le prime tre cose che gli vengono in mente sono Rino Gaetano, la P2 e la De Filippi, perché sono le uniche cose che conosce bene. L'italiano medio che punta il dito e dice Italietta guardando Costanzo mi sembra un po' come il bue che dice cornuto all'asino. Chissà che italiano si crede di essere nella sua immaginazione, fuori dall'Italia in cui mangia piscia e caca come gli altri.

domenica 11 dicembre 2022

corruzione e italianità

Quando finalmente i fatti danno ragione alle tue fisime di complotto e scopri che l’Europarlamento è corrotto. Non solo, è corrotto perché il primo a portarci dentro il seme della corruzione – dicevano oggi al Tg – è stato un italiano, per di più piddino. Da cui la nota massima che la sinistra italiana è corrotta, ma tu ormai sei andato oltre, al punto che ti dici che forse non è corrotta perché è sinistra, ma più semplicemente perché è italiana. Il caro vecchio made in Italy che come la tigna dove si posa lascia il segno.

giovedì 13 ottobre 2022

non sono stato io

L'Italia che applaude la Segre e poi vota La Russa. La Russa votato dagli stessi che bisogna andare al voto per evitare la deriva fascista del paese. Tutti che pensiamo a Renzi. Renzi che alza le mani e dice: Non sono stato io.

venerdì 30 settembre 2022

la storia siamo noi

Ho appena sentito due, al supermercato, che discutevano sulla distruzione dei gasdotti nel mar Baltico. – Il primo sosteneva che ha letto su FB che è stato Putin per non pagare le penali. – Il secondo è scoppiato a ridere: Guarda che Putin è russo mica italiano. In queste cose devi pensare da russo, non da italiano. Gli italiani danno fuoco alle imprese per fottere l’assicurazione. I russi non le fanno queste cose. – Ma scusa, ha risposto il primo, e quando Napoleone ha invaso la Russia e i russi bruciavano le città per non farle conquistare? – Ma tu ancora credi a queste cose? Questo l’ha scritto Tolstoj in Guerra e pace, ma mica è vero. Una cosa sono i libri, la storia è una cosa diversa.

mercoledì 4 maggio 2022

videochat

Oggi in videochat con Stoccolma con una ragazza che mi contatta per farmi delle domande e mi chiede: Lei come si definirebbe in tre parole? Io pronto le rispondo: Provolone di provincia. Lei: Ma è serio o sta scherzando? Sto assolutamente scherzando. Ma scusi, lei dove vive? In Puglia. Ah, è pugliese, ora ho capito tutto.

lunedì 25 aprile 2022

liberazione

Ogni anno si dice che ci sono delle polemiche divisive intorno al 25 aprile, ma il fatto pensavo oggi è che non è divisivo il 25 aprile, sono semplicemente divisi gli italiani, e non per colpa dei politici come sostengono alcuni, ma semplicemente perché quello italiano è un popolo da stadio, che per natura ama le discussioni, la retorica come forma d'arte. Così a forza di parlare gli italiani si dividono ancora di più (quello italiano è un popolo fratricida, scriveva Saba, che chiede al padre il permesso di ammazzare il fratello) e il 25 aprile non è mai finito, c'è ancora chi spera, con le parole o coi fatti, di liberare l'Italia da qualcuno o qualcosa. Così c'è ancora tanto da fare, da lottare, per liberarci, per liberare. "Io lo so cosa ci vorrebbe per questo paese" diceva Monicelli con un ghigno avvelenato sul volto. Ma Monicelli è invecchiato e morto con quella parola non pronunciata. Io spero sempre che verremo liberati, alla fine, per opera dello Spirito santo.

venerdì 8 aprile 2022

seghè

Oggi leggevo un sondaggio secondo cui un terzo degli italiani si dichiara “né con la Russia né con l’Ucraina”, sostanzialmente assume la posizione di Ponzio Pilato in attesa di sgozzare l’agnello per Pasqua. Fra gli altri, la maggioranza, peraltro inascoltata dalla classe politica, è contraria sia ad armare gli ucraini sia alle sanzioni economiche, ma richiede che a risolvere la questione sia la diplomazia. In quale modo, visto che non puoi opporti ai russi con la forza, né ricattarli sul piano economico, secondo me non lo sanno bene manco loro; anche se qualcuno considera che concedendo ai russi ciò che vogliono la smetteranno di rompere i coglioni, un po’ come si fa coi bambini un po’ troppo viziati (anche i bambini viziati possono essere felici). Ma cosa vogliono i russi? Qui le risposte si sprecano. Ovviamente la Nato fuori dalle balle, poi tutta l’Ucraina da denazificare nel giro di un paio di generazioni e già che ci sono anche la Versilia per farci le vacanze. Un mio amico che vive lì mi fa: Va bene. Sai che cambia, tanto qui ci vengono solo i milanesi, o russi o milanesi quando parlano non si capisce niente uguale. Basta che la finiscano.

lunedì 14 marzo 2022

ciò che non mi piace del discorso di orsini

Il prof. Orsini, che pure a molti piace, dice: “Io amo profondamente l’America, che mi ha dato tanto, dove mi sono formato, e vorrei che noi prendessimo il loro spirito pratico. Gli americani pensano prima di tutto a se stessi. Quando vogliono una cosa se la prendono. E se non riescono a prendersela si accordano con qualcun altro per mettertela in culo e prendersela lo stesso. Senza rimorso. Così come hanno fatto in Argentina, così come stanno facendo in Ucraina. Io vorrei davvero che noi prendessimo lo spirito pratico degli americani.” Questo dice Orsini. E a parte il fatto che gli italiani non sanno prendersi le cose perché fondamentalmente non si amano, ma non sono secondi a nessuno nel mettertela il culo – forse perché qui c’è nato Machiavelli, forse perché abbiamo il melodramma nel sangue e ci piacciono le trame complicate e le storie di corna – io nel discorso di Orsini mi sento scoperto nelle mie debolezze, e infatti mio fratello e molti miei amici, che sarebbero d’accordo con lui, è una vita che mi dicono, all’italiana, che dovrei amarmi di più, essere più pratico e imparare a metterla in culo agli altri, all’americana, visto che in fondo gli altri la mettono sempre in culo a me.

martedì 20 luglio 2021

barzelletta

B. mi spinge da anni a scrivere un libro chiamato “Ciao Italia”, perché secondo lui tempo una generazione o due il nostro Paese è finito. Oggi mi ha raccontato una barzelletta: «Uno scienziato va da un italiano e gli dice: “Amico mio, non c’è più tempo, o rinunci subito all’auto, al telefono, al condizionatore e a tutti i vostri comodi, oppure i tuoi figli faranno una vita orribile e forse moriranno molto male. Allora decidi, cosa vuoi fare, amico mio?” L’italiano ci pensa un attimo, poi ammazza lo scienziato e dice che è stato qualcun altro, forse la criminalità organizzata, forse i servizi segreti, oppure i terroristi». Gli ho detto: B. dovresti scriverlo tu il libro, e lui: «Scherzi, poi finisco come lo scienziato».

lunedì 1 marzo 2021

metafora

Di recente, visti i tempi che corrono, una delle letture che mi mette più allegria è quella riguardante la rubrica inaugurata da Valentina Nappi nelle sue storie IG, dove il pubblico può farle domande e lei risponde a quelle che preferisce. Le domande sono di vario genere, molte sono spinte ma non tutte volgari, e la Nappi risponde spesso con ironia e garbo, tanto che sono convinto che presto ce la ritroveremo a condurre un programma in TV. Ma se c'è una cosa che ho notato è che l'argomento di maggior richiamo, quello che più interessa e incuriosisce il suo pubblico, riguarda il sesso anale. Ecco, io lo so che oltre ai più sani pruriti (Tinto Brass docet) c'è qualcosa di fortemente metaforico legato a tutto questo, ma se me lo immaginavo prima che gli italiani erano a tal punto curiosi sull'argomento, mi attrezzavo per farci una collana ad hoc. Ci ho anche pronto il titolo: Cul-de-sac. Oppure, forzando espressivamente verso Patti Smith, che puzza di Manzoni: La Mer(de).

martedì 13 ottobre 2020

autonomia e secessione

Sono tre giorni che è venuta fuori la notizia che in Lombardia non ci sono vaccini antiinfluenzali, situazione che rischia di tramutarsi in un nuovo disastro medico per moltissimi anziani. Da più parti si ascoltano appelli al venirsi incontro fra regioni in questo difficile momento. E senza contare i già innumerevoli problemi nel sistema scolastico. Eppure, esattamente un anno fa, 2019, pre Covid, la stessa Lombardia insieme al Veneto e all'Emilia Romagna chiesero e si mossero fortemente per ottenere l'autonomia, ovvero una secessione irreversibile dal paese (complici Lega e PD), così da non condividere le proprie risorse con le altre regioni "inefficienti" dell'Italia (definizione di Fontana). Se quel progetto insano fosse andato in porto, oggi altro che chiedere aiuti allo Stato e alle regioni per avere dei vaccini necessari, la Lombardia da sola sarebbe completamente affondata. E il bello in tutto questo è che il Veneto, che invece i vaccini ce li ha eccome, da bravo complice in quella follia, sarebbe stato fermo a guardare, a guardarli affondare tutti, proprio in nome di quell'autonomia per cui l'unica cosa che conta è il mio, o come diceva Verga, la roba.

domenica 5 luglio 2020

proposta

Ho appena avuto questa idea che se mai un giorno toglieranno la statua di Montanelli dalla piazza di Milano, forse potrebbero sostituirla con una di Sgarbi che è a suo modo una delle massime sintesi dell’italiano medio ma un po’ fuori dal comune che abbiamo oggi in Italia, quindi abbastanza medio da essere uno-di-noi ma anche abbastanza fuori dal comune da meritarsi una statua che è sempre summa e simbolo di una collettività. Quindi prendi quest’uomo rissoso per amore della rissa; colto e istrionico ma arrogante; egocentrico al punto che spesso e volentieri si fa riprendere in bagno (seduto sul cesso come Frank Zappa); uno che si dice “libero” perché non ha una precisa collocazione politica – tanto da avere anche delle uscite anticonformiste e felici quando meno te lo aspetti – ma comunque tende a destra; uno che ama le donne ma senza rispettarle, che ne fa spesso oggetto di apprezzamenti sessuali bassi o volgari; che tratta le istituzioni come le donne; che pur essendo nato con la TV privata è stato completamente assorbito dai social, tanto che vive con un telefonino in mano sempre, persino quando è ospite di una trasmissione televisiva; che vive nel telefono e attraverso il telefono, in una continua autorappresentazione che ha avuto il suo ultimo apice – uno dei tanti – nell’immagine di Sgarbi trascinato via dalla Camera come in una deposizione rinascimentale. Ma per me l’immagine sua più bella rimane quella in cui divora con ferocia una granita da un chiosco notturno romano mentre conversa amabilmente, con partecipazione umana, con l’immigrato del Bangladesh che lo gestisce: amabile e ingordo insieme, come un bambino, e sempre tenendo in mano il telefono. Inoltre, pensando a questa eventuale e impossibile sostituzione di statue, e di tutto ciò che direttamente e indirettamente rappresentano, mi è venuto da pensare che siamo ironicamente passati dall’epoca gloriosa della Olivetti – che imbracciava Montanelli nella foto storica da cui hanno ricavato la statua a Milano, simbolo di un’epoca in cui industria e cultura si sposavano nel nome del progresso italiano – a quella del telefonino di Sgarbi che è probabilmente prodotto di importazione, Taiwan o affini. Sgarbi seduto sul cesso mentre scrolla il telefono. Non è forse la cosa più vicina all’immagine stessa dell’italiano – quando non muore di fame – che c’è oggi in giro? E se non ci mettiamo Sgarbi, chi ci mettiamo? Franca Viola, come mi piacerebbe anche? E chi la conosce? (“È sui social?” mi chiedeva un ragazzo l’altro giorno e vi assicuro che è stato triste, anche se non era colpa sua). Un calciatore, magari di quelli acquistati dall’estero, così riscattiamo i neri? Uno scrittore vero, di quelli che magari hanno vinto lo Strega (ma non scherziamo)? E come ci accertiamo che sarà meritevole di tanto onore? Per la qualità sempre discutibile delle sue azioni? Per la media del numero di like che fa tendenza?


martedì 16 giugno 2020

i mostri

Le cose che sto leggendo/ascoltando in questi giorni talvolta mi fanno rizzare i peli sulle braccia. Ieri una che diceva che il nonno era stato in guerra in Africa, proprio come M., aveva ammazzato un po’ di persone, ma si era in guerra e non si poteva farne a meno, ma lui bambine mai toccate. Un altro che ammetteva candidamente (come fanno troppi) di non aver mai letto un libro, perché per leggere serve il tempo e lui non ne ha, ma si diceva convinto che M. non sapeva scrivere perché uno così gli dava il voltastomaco. Un altro ancora che i brigatisti non sono serviti veramente a nulla, manco ad ammazzare uno così. Poi ci sono quelli che hanno fatto l’università, rivestono ruoli professionali, e confondono il significato della parola “pedofilo”. Più si spalanca il vaso di Pandora di quella storia e più ne viene fuori un nido di piccoli mostri, pochissimo interessati ai problemi reali che una questione tira fuori, ma desiderosi soltanto di vomitare, qui e ora, il loro odio, fino al prossimo bersaglio (che verrà fuori domani col TG e allora ci scorderemo tutti di M. fino all’anno prossimo o al prossimo buco nei nostri discorsi). E io, che vedo come ogni volta l’ennesima occasione persa di una discussione seria, ampia, civile, dovrei farci il callo a questa cosa, e invece mi dispero e ammetto che forse l’unico modo di crescere qui, di venire a patti con le nostre contraddizioni irrisolte, e fare come negli USA, serve una rivolta violenta, per le strade e non sui social, serve il sangue, "perché solo il sangue, solo sul sangue viaggia la barca della rivoluzione, hai capito adesso?"; o forse aveva ragione Giorgio Bocca quando parlava con un ghigno di disgusto di Napoli sommersa dai rifiuti – ma il suo discorso andrebbe applicato all’intero paese, come già aveva capito Elio Petri nel 79 – che non potendola salvare era meglio bombardare e radere al suolo la città con tutti i filistei. Ma poi, per la cronaca, chi è che legge ancora Giorgio Bocca?

lunedì 15 giugno 2020

la parte marcia

Oggi durante la solita fila in posta mi sono messo a parlare con questo vecchio signore, amico di mio padre, che ha fatto il contadino per tutta la vita ed è uscito dal paese solo una volta, negli anni ’50, per fare il militare, non ha mai usato un computer e per questo non ha partecipato a una sola discussione di quelle degli ultimi giorni sui social; ma stamattina mi ha chiesto, dopo averlo visto in TV, chi fosse quel tipo tinto di rosso a Milano, perché lui Montanelli non sa nemmeno chi è, non ha mai letto un giornale, e quando ho provato a spiegarglielo mi ha frainteso e ha capito che a danneggiare la statua è stato un gruppo di neri (i gnùre), e ha aggiunto, con lo schifo nella voce: Speriamo che li rimandano tutti in Africa, i gnùre. E io lo ascoltavo e non sapevo come dire a questa persona che ha ottant’anni e la terza elementare, che si è spaccato la schiena come un mulo da quando ne aveva dieci e ora prende quattro soldi di pensione, che forse anche lui, con tutta la sua innocenza e la sua ostinazione a non capire cosa gli è successo intorno per tutta la vita, è parte stessa del problema ed è, come tantissimi altri uguali a lui, la parte marcia di questo Paese.

domenica 8 marzo 2020

lo spirito civico

Chi scappa dalle zone rosse è stupido, è vero, ma io vorrei capire come si fa a parlare adesso di senso civico se da quando mi ricordo non è stato mai promosso il minimo tentativo di creare uno spirito e una unità nazionale. Se viviamo in una cultura e in un paese che ha sempre messo davanti a tutto il privato, l'autonomia, il campanilismo, l'abusivismo, il "penso prima a me stesso che agli altri", come si fa adesso a pretendere che da un momento all'altro venga fuori questo senso civico che non è mai stato seminato prima? Così come per i tagli alla Salute, si raccoglie quello che si semina. Ieri, guardando il video della stazione di Milano assaltata, ho pensato che molte di quelle persone che scappano così stupidamente sono meridionali emigrati per lavoro, che cercano di tornarsene a casa perchè sono da soli e hanno avuto paura. Io ne conosco un sacco di persone così. Il punto è che ormai, così come non sono a casa loro a nord, spesso non sono più a casa loro nemmeno a sud. Qui non li vogliono. Da stamattina mi arrivano in chat petizioni più o meno estreme di meridionali che invocano perché quei fuggiaschi vengano ricacciati indietro o fermati subito e messi in quarantena. E mi piacerebbe credere che sia lo spirito civico a muovere queste richieste, invece a me pare solo una paura altrettanto forte, che è sempre frutto di uno spirito civico che non c'è mai stato.

sabato 18 gennaio 2020

giallo n.2

Io sono fra coloro che hanno sempre creduto che quello di Pasolini fu un delitto italiano, cioè il risultato di un complotto teso a farlo fuori per quello che diceva e che sapeva. Questo anche perché, nella mia infinita ingenuità morale, ho sempre creduto che fossimo, alla fin fine, per quanto sostanzialmente fascisti nell’intimo, a destra come a sinistra, un paese migliore di come ci raccontiamo. Poi leggi – e negli ultimi tempi ne leggo troppe – tutte queste storie di ragazzini senza sentimento o giovani frustrati che quasi per gioco picchiano a sangue l’omosessuale di turno, seguendo la regola del branco, cioè in tanti contro uno perché a farlo in gruppo è più bello, e comincio a ricredermi. Forse, mi dico, quel delitto Pasolini fu davvero un semplice delitto omosessuale, o diversamente italiano, come hanno sempre sostenuto tanti altri, e sono io ad aver montato una ragione lì dove in realtà non c’è nessuna ragione, ma soltanto l’istinto delle belve; di chi crede cioè sia lecito, o addirittura naturale, far male a qualcuno, ammazzarlo, solo perché non ti piace com'è fatto.