Siccome l'ho appena visto, devo dire che più di tutte le lezioni di Barbero o anche di Scurati, il 25 aprile è sempre meglio riguardarsi "Roma città aperta" che è un film bellissimo fatto in presa diretta dalla fine della guerra, per ritrovare un equilibrio con questa giornata in cui la retorica certe volte rischia di prendere il sopravvento. Dice tutto il film e ci ricorda molte cose importanti, oltre al fatto che per un breve periodo, proprio nel dopoguerra, abbiamo avuto il miglior cinema del mondo, fatto con quattro soldi e il cuore in mano. Era un cinema che aveva delle idee e che voleva dire, dopo tanta censura, la sua sulla realtà. Il 25 aprile, secondo me, per qualcuno è divisivo non perché è fascista, come dice uno slogan che gira e che a suo modo è divisivo (o sei con me, o sei contro di me), ma perché non ha visto i film giusti quando doveva, o non ha letto i libri giusti, se li ha letti. Perché l'antifascismo si fa anche leggendo i libri, guardando i film, studiando e scrivendo, esprimendo sempre le proprie idee e soprattutto ascoltando quelle degli altri, questo me lo ha insegnato mio padre, che di sicuro non era un gran lettore, ma veniva da un mondo contadino che credeva in un'idea di miglioramento attraverso il lavoro e lo studio, e io gli ho creduto. E oggi più di ieri, che quell'idea di miglioramento sta andando a rotoli perché la nostra identità culturale sta morendo, bisogna impegnarsi di più, sforzarsi di capire di più, di ascoltare di più, perché secondo me per stare al mondo oggi non basta più essere antifascisti, serve essere qualcosa di più, ma essere antifascisti è un buon inizio.
Poesie, pensieri e fotografie di Vitantonio Lillo-Tarì de Saavedra, in arte Antonio Lillo ovvero Antonio Hammett
giovedì 25 aprile 2024
giovedì 11 aprile 2024
slogan
Avevo letto che l'ANPI voleva lanciare per il 25 aprile lo slogan "Cessate il fuoco ovunque" che sembrava un tentativo di dire qualcosa a qualcuno, ma prendendo una posizione talmente ampia per evitare di scatenare polemiche, da scatenarle comunque. Poi oggi al Tg ho visto prima dei poveri ragazzi che stavano giocando una partita di calcetto a Kharkiv, una partita uguale a tutte quelle che si potrebbero vedere in qualsiasi periferia del mondo, solo che a un certo punto li ho visti gettarsi a terra terrorizzati, le mani a proteggersi inutilmente la nuca, per gli scoppi di un bombardamento improvviso, come tanti altri che stanno distruggendo la città; e subito dopo un ragazzetto afroamericano, uno con la tuta nera e le scarpe sportive per darsi un'aria da duro, ma fondamentalmente un quindicenne che ad Akron, Ohio, stava giocando per strada con una pistola giocattolo, e per questo è stato ferito da un agente in servizio, a cui gridava con la voce di un quindicenne in lacrime, terrorizzato a morte, è finta, è finta, è finta! Sono cose che ti fanno pensare. E forse "cessate il fuoco ovunque" non è così male come slogan, soprattutto se davvero si allarga il tiro a tutti quanti, non solo a chi pensiamo se lo meriti più di noi. CESSIAMO IL FUOCO OVUNQUE, questo sarebbe stato meglio. (Del resto, le armi che si usano spesso le fabbrichiamo noi, ma parlando anche nel piccolo, siamo noi quelli che andiamo ancora a caccia per fare sport, ovvero per uccidere senza motivo, siamo noi quelli che nei mattatoi abbattono ogni singolo animale che mangiamo con un colpo di pistola in fronte, che è fondamentalmente una esecuzione, oppure siamo noi a capodanno che spariamo dai balconi con fucili e pistole, o lanciamo dei fuochi d'artificio che non servono davvero a niente e nessuno, solo a spaventare gli animali).
lunedì 24 aprile 2023
ponte
Lancio un ponte fra 23 e 25 aprile con questo saggio scritto “dall’interno” di quegli anni, nel 1931, da quel grandissimo autore che è Ignazio Silone, sulle origini del fascismo. Nella prima parte del volume Silone analizza il fascismo non come fenomeno incistatosi nel tessuto italiano, ma come deriva delle mai risolte questioni sociali derivate dall’unità d’Italia. Unità arrivata in un clima risorgimentale altoborghese che la sognava ma temeva l’ingerenza delle classi più umili, e da una monarchia sabauda che affondò la stessa unità primo perché trattò i territori meridionali conquistati come colonie, poi perché a tal punto fragile da non riuscire a gestire suddetti territori, per cui al fine di imbrigliarne le rivendicazioni si inventò il complesso e farraginoso sistema burocratico che subiamo ancora oggi, di modo che soffocasse nelle sue spirali qualsiasi tentativo di rinnovamento politico, e fomentò proprio nella politica quell’orrendo fenomeno di opportunismo a cui si dette il nome di “trasformismo” poi ereditato da tutti i partiti nel dopoguerra. Nacque tutto allora, prima ancora del fascismo, coi Savoia, i quali come ciliegina sulla torta, quando le istanze delle classi povere, ridotte allo stremo dalla prima guerra mondiale, divennero impossibili da gestire attraverso la “semplice” politica, la corruzione e la violenza, si affidò a quelle bande criminali che furono i fascisti. Motivo per cui, primo: quando si dice che non abbiamo mai fatto i conti col fascismo, la verità è che non abbiamo mai ancora fatto i conti con l’Italia intesa come stato unitario, né con le palesi diseguaglianze che ne affliggono i territori, e secondo: sarebbe stato assai meglio, negli anni, cercare di capire come sanare queste diseguaglianze, invece di fomentarle o sparare proposte assurde e deprecabili come l’autonomia differenziata. Perché il fascismo, dove la gente sta bene, o non ha problemi, in genere non attecchisce.
lunedì 25 aprile 2022
liberazione
Ogni anno si dice che ci sono delle polemiche divisive intorno al 25 aprile, ma il fatto pensavo oggi è che non è divisivo il 25 aprile, sono semplicemente divisi gli italiani, e non per colpa dei politici come sostengono alcuni, ma semplicemente perché quello italiano è un popolo da stadio, che per natura ama le discussioni, la retorica come forma d'arte. Così a forza di parlare gli italiani si dividono ancora di più (quello italiano è un popolo fratricida, scriveva Saba, che chiede al padre il permesso di ammazzare il fratello) e il 25 aprile non è mai finito, c'è ancora chi spera, con le parole o coi fatti, di liberare l'Italia da qualcuno o qualcosa. Così c'è ancora tanto da fare, da lottare, per liberarci, per liberare. "Io lo so cosa ci vorrebbe per questo paese" diceva Monicelli con un ghigno avvelenato sul volto. Ma Monicelli è invecchiato e morto con quella parola non pronunciata. Io spero sempre che verremo liberati, alla fine, per opera dello Spirito santo.
