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domenica 25 febbraio 2024

le mani sporche

Di Esterno Notte (2022) di Marco Bellocchio, qualcuno ha già evidenziato il paragone messo in scena sull’ossessione per le mani di Moro e Cossiga, con la figura di Aldo Moro (Gifuni) che è ossessionata dall’igiene sua e della famiglia, e lava le mani puntigliosamente, e Francesco Cossiga (Alesi) che matura una forma di disturbo delirante per cui continua a vedersele macchiate sul dorso, anche se non c’è nulla, interpretando le macchie come segno di malattia e di prossima morte. Non è però, come qualcuno ha detto, il confronto fra una figura “ripulita” dallo sporco del potere contro una che ha le mani insanguinate, perché in entrambi i casi si può rasentare una forma di ossessione patologica. Entrambe le figure patiscono interiormente lo “sporco” senza riuscire a liberarsene. E Cossiga, psicologicamente più debole, lo interpreta come presagio di morte perché nelle ore del rapimento tende a identificarsi con Moro: lo sporco sulle mani crea una sorta di correlativo oggettivo fra i due. Nessuno invece mi pare abbia segnalato come, in un ulteriore possibile paragone, l’unica figura a sporcarsi realmente è quella di Andreotti (Contri) che alla notizia del rapimento di Moro è colto da violenta emozione, corre in bagno dove ha un attacco di vomito e si sporca i vestiti. È una scena molto forte, uno perché mette in scena un Andreotti (che generalmente è visto come un animale a sangue freddo, vedi Il divo di Sorrentino) per la prima e unica volta emotivamente scosso, e due perché lordandosi è come se assumesse su di sé, sul proprio corpo, con la sua reazione viscerale, tutto lo sporco che ne verrà sulla DC. Andreotti si lorda per tutti e ne esce, col solito aplomb, chiedendo al suo assistente di procurargli un vestito pulito. Il resto è storia. È curioso ancora constatare come una decina di anni dopo i fatti da cui è tratta l’opera, tale ossessione per le mani (per altro documentata) avrebbe trovato un riscontro, più o meno ironico, nell’operazione Mani pulite.

mercoledì 21 febbraio 2024

farsi male

Negli ultimi giorni, sicuramente per farmi molto male, ho visto in loop “Il caso Moro” (Ferrara), “Interno Notte” e “Buongiorno Notte” (Bellocchio) e “Romanzo di una strage” (Giordana). Così stanotte, era quasi inevitabile, ho sognato di vivere in un paese pieno zeppo di vecchi, fra democristiani ed ex-fascisti, assetati di potere che vanno in giro a braccetto con giovani esaltati pronti a “scatenare l’inferno” perché si vedono come proiettati in un film con Russel Crowe ingrassato come si è visto a Sanremo, e che non riescono a costruire un discorso sensato perché non leggono libri ma parlano per frasi fatte e imparate a memoria e se gli rispondi male ti fanno il saluto nazista come per sfotterti e dire che quello sbagliato qui sei tu; e soprattutto con il cadavere di Aldo Moro (ma con la faccia di Gifuni) che spunta da ogni dove dando le mani a chiunque come se fosse sotto elezioni, ma poi passandole con l’amuchina, e annunciando che presto vedrete morirà di nuovo per tutti noi, per salvarci dalla nostra presunzione di crederci migliori o peggiori degli altri, e regalava a tutti la sua foto ricordo da tenere sul comodino.

domenica 1 aprile 2018

potere

E infine, ecco, c’è la parola che per la prima volta scrive nella più atroce nudità; la parola che finalmente gli si è rivelata nel suo vero, profondo e putrido significato: la parola «potere». «Io non desidero intorno a me, lo ripeto, gli uomini del potere». 

Sciascia, L’affaire Moro

sabato 31 marzo 2018

pessimismo (meridionale)

Che cosa è, in che consiste, il pessimismo meridionale? Nel vedere ogni cosa, ogni idea, ogni illusione – anche le idee e le illusioni che sembrano muovere il mondo – correre verso la morte. Tutto corre verso la morte: tranne il pensiero della morte, l’idea della morte. «Nonché un pensiero, il pensiero della morte è il pensiero stesso». 

Leonardo Sciascia, L’affaire Moro

martedì 25 aprile 2017

ritorno

È il 25 aprile: giorno in cui si celebra la liberazione dal nazifascismo. La marea della retorica sale. La Resistenza al nazifascismo, valore indistruttibile quanto il rispetto della Democrazia Cristiana ad Aldo Moro, viene invocata e trasposta come resistenza alle trattative per salvare la vita di Moro. Il guaio è che quella Resistenza è un valore indistruttibile anche per le Brigate rosse: credono di esserne i figli, di continuarla o di ripeterla. Nessuno ha spiegato loro che non si trattava di una rivoluzione lasciata a mezzo e con la riserva di riaccenderla a più conveniente momento, ma di un ritorno invece: di un ritorno all’Italia prefascista – e col paradosso della continuità giuridica con l’Italia fascista – in cui, in qualche modo, a tentoni, ad improvvisazione, si sarebbe tenuto conto delle idee, dei fatti, delle cose nuove e migliori che intanto correvano nel mondo. 

[Leonardo Sciascia, L’affaire Moro, Adelphi 1983]

venerdì 9 maggio 2014

celebrazioni

Il 9 maggio 1978, per certi versi può essere paragonato al 22 novembre 1963 americano. L’omicidio Impastato se vogliamo, in piccolo, ma soprattutto l'omicidio Moro, hanno una importanza capitale nella nostra storia politica.
Si delinea, intorno a quel rapimento e poi esecuzione, una spaccatura netta negli organismi di potere: una parte dello Stato si allea a determinate forze criminali, e poi cerca con tutte le sue forze di insabbiare le indagini, per mantenere inalterato uno stato di terrore che ne favorisca gli scopi; un’altra parte lavora alacremente, ma senza successo, alla liberazione di Moro.
Si delinea, allora, quella spaccatura insanabile nella politica, di cui siamo vittime ancora oggi. La sconfitta dei “buoni”. La vittoria del male, che si diffonde a tal punto nelle istituzioni da potersi vedere poi a occhio nudo, di giorno, senza vergogna. In questo senso Mani Pulite, col senno di poi, non è stata l’epurazione violenta delle cellule impazzite, come l’abbiamo celebrata, ma la presa di coscienza che il male e il sistema erano ormai la stessa cosa, inestricabili, e capaci di diffondersi capillarmente a tutti i livelli della sfera sociale: la nostra indifferenza politica, o la rabbia cieca che non risolve i problemi ma è buona sola ad abbaiargli contro, è figlia di quel male. Siamo contaminati anche noi, chi più chi meno. E oggi celebriamo i martiri di una sconfitta, e forse di una guerra in corso e non ancora perduta solamente a parole.