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venerdì 7 marzo 2025

sogno del premio

Stanotte ho sognato che mi davano un premio letterario con assegno di 5000 euro. Il presidente del premio, quando capiva cos'ero, si inventava, per non toccarmi, di essere malato, e uno strano medico chiamato a visitarlo gli faceva tre dolorose punture come in una scena della commedia dell'arte. – Come si chiamava il presidente del premio? – Maurizio Gasparro, con la o. Era un sogno semplice, ma di quelli che ti svegli di buon umore.

mercoledì 5 marzo 2025

sogno dei pinguini

Nel sogno c’è una lunga fila di pinguini in migrazione che vengono dal campo dei vicini e proseguono verso il campo opposto attraversando il mio giardino fra le lattughe e il sedano e fermandosi ad annusare i fiori di borraggine che crescono sui bordi, ogni dieci pinguini c’è un grosso orso polare che li divide in file precise dai capini testardi e dondolanti. Procedono senza mai finire, come se fossero un numero interminabile. Li osservo dal mio balcone e sono certo di averne già fatti altri di sogni così, con diversi animali che ogni volta mi scorrono davanti in processione, invadono il mio orto, cercano di arrivare da qualche parte. Soltanto io mi trattengo qui, senza mai prendere il treno sospeso che si ferma ogni sera all’altezza del mio balcone, tutti i giorni alla stessa ora. Stavolta, ispirato dal movimento dei pinguini, decido di lasciarmi andare alla speranza e ci salgo al volo, poco prima che riparta con uno sbuffo sfondando il muretto di cinta e tuffandosi nella siepe nera con uno scossone che mi fa tremare dalle caviglie al collo, facendomi cadere. Mi ritrovo seduto su un seggiolino di pietra con altre persone intorno, a contemplare la foto ovale di una donna sulla parete di marmo del treno. Non so nulla di lei, così come di loro, e mi sento in imbarazzo, ma quando chiedo sottovoce a chi mi siede accanto in quella sorta di veglia serale, come si chiami la donna per cui stiamo pregando, lo sconosciuto mi risponde: «Quella è Nonna Speranza».

domenica 23 febbraio 2025

sogno della cattedra

Nel sogno sto in cattedra, o forse è un banco di scuola, in una sorta di aula universitaria o piccolo teatro, e scrivo. La gente sta seduta intorno a me sulle tribune e mi guarda come se assistesse allo spettacolo di me che scrivo. Osservo i riccioli rossi di un ragazzo in seconda fila che ondeggiano vivacemente mentre fa dondolare il capo al ritmo della mia penna che traccia segni sulla carta. Non è musica, ma silenzio, quello che produco. Osservo i volti in seconda fila, e quelli ancora più in alto in gradinata, che mi guardano attenti e respirano piano, aspettano che riempia il foglio, che arrivi in fondo alla pagina e la giri, accumulando le pagine in un manoscritto che cresce alla mia destra. Trattengono l’applauso che vorrebbero farmi, in attesa che metta fine alla mia storia.

venerdì 7 febbraio 2025

sogno della stalla

Nel sogno c’è Bob Dylan, non quello interpretato da Chalamet, ma quello vero e anziano di oggi, coi baffetti e il cappellaccio da cowboy, che viene a fare un concerto nel mio studio, a Locorotondo, cantando tutti vecchi pezzi blues e folk americani che non conosce nessuno delle 30-40 persone venute a sentirlo. Poi gli faccio fare un breve tour delle due stanze più bagno che compongono il mio studio e nel tentativo di essere simpatico gli dico che questa un tempo era una vecchia stalla all’incrocio del paese, cercando di rimescolare il mito di Robert Johnson con quello del presepe. Dylan mi guarda perplesso, non capisce. Mi viene il dubbio di aver pronunciato male la parola stalla, di non ricordarla bene, era stable o barn? Così esco fuori e comincio a chiedere a tutti, fermando la gente al semaforo, come si dice stalla in americano. Nessuno a Locorotondo sa rispondermi. Interviene lo stesso Dylan che mi chiede se la parola che cerco è farm, Tonio’s Farm? No, no, non farm gli rispondo in dialetto, jè a stàdde! Non facciamo confusione! E da bravo meridionale provo a convincerlo che fra il loro americano e il nostro dialetto non c’è troppa differenza, quindi dovrebbe sforzarsi di capirmi. Dylan mi osserva divertito, fa di sì con la testa, ma non dice più nulla.


domenica 2 febbraio 2025

sogno della magnolia

 Nel sogno un albero immenso di magnolia compare sulla terrazza dietro casa mia che qui ha le caratteristiche di una grande piazza di città sul mare, sollevando fra i suoi rami relitti di zattere o vecchie barche di marinai, biancheggiando nella carne dei suoi fiori. Non ha radici che la fissino al suolo, infatti dopo un po’ che restiamo ammutoliti ad ammirarla la osserviamo mettere gambe e spostarsi, ridimensionandosi per essere lei alla nostra altezza, così creando in noi come un forte sentimento di rimpianto. Si avvicina a me per farsi accompagnare a passeggio lungo la piazza, ma quando provo a fotografarla, lei insieme ad altri alberi mascherati a festa, comincia a ridere per la vergogna e si muove, schermendosi, troppo rapidamente per farsi riprendere, ogni foto mi viene mossa. Quando cade, senza un motivo apparente, siamo costretti a legarla a una vecchia scala di legno e trasportarne il corpo legnoso verso il paese più vicino attraversando un paesaggio fitto di neve in cui il suo biancheggiare si confonde con quello della campagna intorno e tutto, persino le nostre tracce, si annulla nel bianco.

mercoledì 22 gennaio 2025

sogno della corsa

Nel sogno tornano i giganteschi uccelli preistorici che spesso li occupano, enormi fenicotteri gialli o rosa o color arancio coi becchi lunghi ma privi d’occhi e con un ciuffo di un rosso acceso che cade loro sul becco, i colli lunghissimi, se ne stanno in fondo, nascosti dietro il volume di casa, e allungano il collo intorno alla casa, ma non sopra il tetto, come se non potessero entrare all’interno del suo perimetro, per mangiare i fiori rossi che spuntano al di fuori del giardino. I loro piccoli invece, delle dimensioni di un uomo, vanno in giro liberi e mi seguono, si avvicinano giocando e mi toccano col capo cieco il palmo della mano per una carezza o per farsi rincorrere sotto i rami penduli del finto pepe. Decido di assecondarli e mentre corro con loro mi ritrovo dentro un’auto, una piccola Cinquecento scassata, con altre quattro persone stipate che so di conoscere anche se non ne ricordo i nomi, e degli ombrelli fra le gambe, corriamo attraverso un labirinto di pietra e ci piovono addosso i corpi di numerosi suicidi che si lanciano nel vuoto. Correndo nel labirinto siamo costretti fra le sue pareti e non possiamo evitarli e per ogni corpo che ci crolla addosso assorbiamo l’urto fin dentro le ossa, io guardo impotente gli ombrelli chiedendomi se posso usarli per ripararci, ma sono incastrati fra le mie gambe e non mi sento in grado di liberarli. E per associazione penso al dolore e all’ingiustizia di quelli uccelli che non possono allungarsi entro il perimetro di casa per nutrirsi dei miei fiori dai rami più alti del giardino e a noi cinque che non possiamo uscire dal labirinto in cui siamo condannati a correre, per non subire la morte degli altri.

mercoledì 8 gennaio 2025

voce

Nel sogno ero talmente lontano dalla voce che mi chiamava – in un mondo tutto fatto di sordomuti che comunicavano i loro sentimenti fotografandosi l’un l’altro, e regalandosi foto dove i visi erano semicancellati dai flash – che non riuscivo a svegliarmi. – E se non volessi tornare? chiedevo, ma nessuno lì poteva rispondermi. Nessuno tranne la voce che sentivo chiamarmi – Antonio, Antonio – e non sapevo dov’era, né in che modo raggiungerla. Che sogno diabolico, pensavo.

martedì 31 dicembre 2024

sogno dell'ultimo dell'anno

Stanotte come ultimo sogno dell’anno 2024 ho sognato mio padre che irrompeva in un sogno in cui tutto mi andava storto, esattamente come nella vita reale, e irrompendo nel sogno mi diceva STRONZA ridendo, riferendosi alla mia fortuna. La fortuna è una stronza e infatti mi manca, ma proprio per questo bisogna riderne, anche se tutto va male, ridere perché tanto, anche se smetti di farlo, non è che la vita migliora. Infatti mio padre rideva e io allora l’ho abbracciato per il collo e me lo sono stretto al petto.

martedì 17 dicembre 2024

sogno dei coccodrilli

 Prima è passato un branco di struzzi selvatici sollevando nuvoloni di polvere, poi, un poco meno impetuosi ma più orrendi a guardarsi, una colonia di grossi coccodrilli di tutti i tipi di verde, che discendono in corsa da un’altura comparsa dietro casa, per poi fermarsi a pascolare, affamati, fra gli alberi e i cespugli che passano in rassegna uno per uno alla ricerca dei miei gatti da mangiarsi. Uno dei gatti, dal pelo rossiccio, l’unico non mio, riesce ad arrampicarsi prima sull’albero di fronte e poi, correndo, a raggiungermi e mettersi in salvo. Io osservo la scena da un balcone, ma i coccodrilli più piccoli, accortisi di me, si arrampicano lungo il muro, risalendo come fanno le lucertole. Afferro una scopa e provo a ricacciarli di sotto, ma ogni volta che lotto con loro sento qualcosa trattenermi nei movimenti, sono le braccia di qualcuno che mi stringono i fianchi. Quando mi volto indietro, mi accorgo che c’è una ragazza con me sul balcone, una bellissima ragazza dai capelli neri che non conosco e di cui mi chiedo come sia arrivata fin lì. Sospetto che in realtà sia il gatto dal pelo rossiccio che ora si è travestito per non farsi riconoscere da me, e mi chiedo se forse non è salita apposta, come agente segreto, per impedirmi di agire e così assecondare l’ascesa dei coccodrilli alla mia casa.

domenica 24 novembre 2024

l'epigrafe

Stanotte ho sognato che morivo e mentre mio fratello mi faceva cremare e spargeva le mie ceneri nei campi dietro casa senza nemmeno il funerale, gli amici per rispetto mi prendevano un loculo ma piccolino (tanto era vuoto), sulla cui lapide facevano incidere questa epigrafe: VITANTONIO LILLO-TARI' / NON POTEVA CHE FINIRE COSI', e visto che la scritta prendeva molto spazio, mancavano sia la foto che le date di nascita e di morte. Come soluzione mi piaceva così tanto che non solo (per quanto morto e incenerito) mi sentivo contento, ma vi direi pure, voi che mi leggete, di segnarvelo per quando servirà.

venerdì 25 ottobre 2024

sogno del galletto

Cos’è quel galletto grasso che mi fissa ghignando attraverso la finestra della stanza in fondo immerso in un paesaggio di neve calda? Sta appollaiato su un tetto circondato da molte persone in una luce calda. Lo fisso anch'io da qui in penombra mentre faccio il mio augurio di speranza ad una coppia straniera riparatasi dal freddo che loro soli sentono e si abbracciano. Stanno sulla porta di casa ma non entrano. Viva l’amore dico loro nel mio italiano scarso e ne ridacchiano, imbarazzandomi un poco. Mi troveranno buffo non so, ma so mentre rientro che non è poco in quel paesaggio in quella neve calda avere un altro da tenere stretto, e per sbrigarmi carico la legna che mi serve per attizzare un fuoco che non serve in quella stanza vuota dove mangio coi miei soli fantasmi dal mio solo piatto un brodo di pollo caldo e senza sale.

venerdì 18 ottobre 2024

topa

A pranzo con amica commentiamo il processo a Salvini. A un certo punto amica, che è lesbica, mi confessa che l’avvocato Giulia Bongiorno le fa sangue. – Ma veramente? Con tutto quello che offre la natura... – Mi piace, che ci posso fare? Ho un debole per le persone autoritarie… – Sì, questo lo so, ma qui si va oltre l’autorità… – Non solo le piace la Bongiorno, ma a questo punto si sbottona e mi confessa che pure Giorgia le piace, come donna. – Io non le voglio credere. Ma quella Giorgia lì, dici, o Giorgia la cantante? – Ma va, Giorgia la cantante è simpatica, ma non è autoritaria, non è una che ti sculaccia… – Ma che fantasie c’hai? – Oh, mi piace così. Mica vengo a discutere le tue fantasie, io! Secondo me Giorgia è una gran topa! – Ma sei seria? Giorgia, quella della famiglia tradizionale? – Ma niente da fare, non la smuovo dalle sue convinzioni. Anzi, ne è così convinta che ha chiamato Giorgia pure il suo criceto… – Povero criceto, penso. E povera anche Giorgia. Come si vede la vita è una cosa beffarda, puoi essere il capo di un governo, eppure da “sono una donna” a “sono un criceto” è veramente un attimo.

giovedì 17 ottobre 2024

pacchia

Ieri ho letto 10 proposte editoriali (di cui 3 erano parecchio belle) così ho fatto indigestione di parole e stanotte ho sognato di leggere ancora altre proposte editoriali (me ne mancano 21) e stavo quindi annegando nelle parole quando all'improvviso ricordandomi che dovevo tagliare la barba per fuggire mi sono ritrovato sulla sedia di un barbiere che con la scusa di radermi mi puntava il rasoio alla gola indicideva con la lama nella carne e ridendo mi diceva: è finita la pacchia, adesso si sanguina davvero.

martedì 17 settembre 2024

sogno della casa

Erano tutti in casa i miei amici, senza vergogna di invadermi le stanze, occupare le mie sedie, scavare fra i vestiti nel mio armadio, razziare le dispense, bere alla mia salute dalle mie bottiglie. Giocavano a carte su due o tre tavoli diversi ricoperti di bianco, e c’erano con loro i miei nonni con l’aria stanca di chi non capisce ma sta fermo e compunto sulla sedia. Nessuno parlava apertamente, neppure quelli di cui ormai non ricordavo più il viso e comunicavano fra loro attraverso gli sguardi e pochi gesti della mano. Né la ragazza che si aggirava fra le sedie e i tavoli con la camicia aperta e il seno bianco in mostra. Erano qui tutti, mi ero convinto, per il mio funerale; se non fosse che io stesso mi aggiravo per la casa insieme a loro, cercandomi. Mi ero nascosto, ma io solo lo intuivo, dietro l’ultima porta della casa, quella in fondo al buio dell’ultima stanza, dal cui spiraglio vedevo fuoriuscire una lieve luce, né fredda né calda; ma guardando in basso, giù per la scala a chiocciola, ne vedevo provenire un’altra assai più lontana e mi metteva il dubbio sulla mia reale ubicazione nella casa. Ero forse lì in basso da solo? Io non sapevo più dire se ero vivo o morto e se fossi presente alla mia casa. Ero anch’io un ospite come tutti gli altri, che pure, anche se con loro, non sembravano vedermi o rifiutavano di farlo.

domenica 15 settembre 2024

la donna riccio

Nel sogno mi innamoro di una donna. È una scrittrice accompagnata da due corvi che parlano per lei, col viso gentile di una donna e la capacità ogni volta che mi avvicino di trasformarsi in riccio e richiudersi in se stessa sollevando gli aculei. Riesco appena ad afferrarle la caviglia, ma non c’è altro contatto fra noi che vada oltre quei rari momenti in cui ci fissiamo intensamente e io le faccio il solletico sulla pianta delicata del piede. Lei allora ride di gioia e si richiude in se stessa e nelle spine. Eppure, nonostante il nostro solo toccarci attraverso la mia mano sul suo piede, in maniera abbastanza naturale io resto incinta di lei e lei resta incinta di me. Il medico chiamato dai corvi viene a visitarci e, dopo averci fatto stendere per terra sul pavimento di una grande biblioteca, ci preannuncia cinque giorni di doglie a testa, in cui non faremo altro che lamentarci e incolparci l’un l’altro delle nostre sofferenze, alla fine dei quali vedremo se oltre a essere genitori saremo ancora una vera coppia. Dovendo soffrire così tanto propongo, per distrarci, di non restare chiusi in casa ma organizzare un incontro con la mia famiglia per avvisarli dell’evento. Ma ci viene proposto come luogo dell’appuntamento una piccola terrazza nascosta fra i tetti del paese, in un luogo difficilissimo da raggiungere perché senza scale, né porte o finestre, dove si può arrivare soltanto arrampicandosi come i ladri, dall’esterno, e senza contare lo sforzo di doversi aggrappare ai muri con le doglie! Ne vale la pena, mi dico, solo per vedere, al loro arrivo, le facce imbarazzate dei parenti quando comunichiamo la notizia. Il più stranito di tutti, all’idea che io sia incinta, è mio zio, che non avendo capito nulla di com’è andata la faccenda mi chiede se al dunque non c’è stata una ostruzione dei tubi.

martedì 4 giugno 2024

sogno dei ballerini

Nel mio sogno di stanotte, perfettamente magrittiano, centinaia di persone ballavano sospese in alto sulle acque di un fiume che attraversava una città vuota emettendo una luce fioca come se fossero delle lucciole. Io camminavo loro accanto, osservandole dal lungofiume o da sotto un porticato, accompagnato da un piccolo istrice che se mi avvicinavo troppo sollevava gli aculei e le guardavo con una sorta di rifiuto perché sentivo che, per essere così leggere, negavano che ci fosse una pura verità: erano leggere non sapendola, a patto cioè di non saperla. Invece, pur lasciando la porta aperta, mi rifugiavo in una cella nuda per scriverla, ma non riuscivo a trovare le parole adatte, non riuscivo a esprimerla. Mi sfuggiva di continuo. Così, né da una parte partorivo questa verità necessaria che sentivo costiparmi, né dall’altra, per il solo fatto di sentirla, riuscivo a unirmi al ballo di chi stava sospeso per aria e sembrava così lieve e non vedeva nient’altro intorno a sé che la propria luce.

giovedì 18 aprile 2024

coro

Stanotte in sogno è venuto a trovarmi Woody Allen (quello di Amore e guerra) per raccontarmi la trama di un film che aveva in mente e non poteva realizzare in cui una certa sera con una scusa invita a casa sua una ragazza per provarci, ma questa si porta dietro altri due pretendenti e quando dopo una notte rocambolesca nessuno dei tre ce la fa con lei, gli ultimi due all'alba distruggono la casa del primo. Così, mentre lui me lo raccontava, ero anche io in casa sua e c'era un gruppo maschile in costume d'epoca che faceva da coro greco cantando arie d'opera in salotto che io facevo finta di conoscere citando nomi e autori a caso, e in linea con la storia di invasione casalinga mentre cantavano fumavano e spegnevano le sigarette schiacciandole sul tappeto, cosa che faceva innervosire non poco Woody. "Ecco, mi diceva, se vuoi la storia io te la regalo ma per favore tieni fuori il coro."

mercoledì 10 aprile 2024

sogno della campana

«Esistiamo nella stessa misura in cui gli altri hanno facoltà di dimenticarsi di noi» mi ha detto un prete incontrato a guardia della campana. Mi ero perduto in una tappa a caso di un viaggio personale, per il quale prendevo un treno ogni fine settimana e dopo qualche ora di attesa, in cui mi chiudevo in bagno per non guardare il paesaggio, scendevo alla prima stazione utile senza nemmeno sapere il nome della città prescelta. In questo caso, dopo un tragitto assai scomodo, stretto accanto a due donne, madre e figlia che si erano infilate con me per non pagare il biglietto, con la figlia assai molesta che continuava a parlare e agitarsi e pestarmi i piedi senza nemmeno scusarsi, ero finito in un luogo con un grande santuario dai colori caldi che si stagliava altissimo poco lontano dal centro. Attirato lì dalla sua bellezza, sono entrato nell’edificio al cui interno al posto dell’atrio c’era un immenso spazio vuoto e circolare, chiuso in alto e con sospesa al centro una enorme campana di un qualche strano metallo che non rifletteva le luci intorno ma ne emanava una tutta sua, per quanto fioca, ed era incapace di suonare, e tutt’intorno erano dei loggioni per assistere alla sua inerzia come se fossimo a teatro. Centinaia di fedeli o curiosi stavano affacciati sul vuoto in attesa anche solo di un sospiro. E anche io con loro ero finito in ombra in piccionaia con uno dei preti guardiani. «Vedi – mi spiegava – quella campana esiste proprio perché non suona. Se producesse un suono durerebbe talmente poco da spegnersi completamente nel giro di pochi istanti. C’è, ma in potenza, e se realizza quello per cui è nata allora non ha più ragione di essere, in quanto, dopo, è stata. Noi la lasciamo libera di scegliere come dare seguito alla sua esistenza. Infatti, se osservi in alto, non è legata a nessuna corda».

venerdì 29 marzo 2024

sogno della valigia

Nel sogno devo partire per il prossimo viaggio e per questo tutti i miei amici vengono a trovarmi a casa per salutarmi. Le sedie non bastano per tutti, così le cedo a loro e resto seduto per terra, a gambe incrociate, accanto alla mia valigia che è talmente grande e appariscente da sembrarmi volgare. Parlo con tutti con piacere sincero e dedico a ciascuno un sorriso, persino a chi mi rinfaccia di trovarmi eccessivamente dimagrito e stanco provando a passarmi un piatto di minestra. Soltanto dopo, quando arriva l’ora di andare mi accorgo che le mie gambe non si muovono, si sono addormentate. Così i miei amici che sembrano già sapere tutto mi aiutano. Aprono la valigia, che è vuota, mi prendono con cura per non farmi male e mi depositano al suo interno, accomodandomi gambe e braccia e richiudendola con la sicura. A questo punto non vedo più nulla, sento le scosse e i rumori del trasporto mentre vengo accompagnato verso non so dove, e mi rendo finalmente conto che se è vero che dovevo partire non conoscevo ancora la meta. Sono lucido nella valigia e questo mi spaventa. Sospetto addirittura di essere morto. E se la morte fosse questa perenne vigilanza anche dopo che ti hanno rinchiuso al buio, sarebbe orribile. Per fortuna si sentono molti rumori di strada e questo mi fa compagnia. Ma la valigia viene riaperta e mi ritrovo in una nuova stanza piena di gente che non conosco, seduta o in piedi, che parlotta distratta di fronte a me. Qualcuno mi tira fuori dalla valigia e poiché non ho più forza negli arti, che ricadono giù come se fossero disarticolati, come se io stesso fossi ormai trasformato in un burattino, mi depositano per terra, con le spalle appoggiate contro la valigia, e mi richiedono di descrivere la mia storia e parlare di come sono arrivato fin lì. Io lo faccio al meglio che posso, o perlomeno ci provo, ma la gente non mi ascolta, eppure ogni volta che ho finito qualcuno dal pubblico si volta a guardarmi e mi chiede: Scusa, non abbiamo capito, puoi ripetere? E a me, anche se sono intimidito, per una sorta di meccanismo interno o forse soltanto perché non mi sento pronto a tornare nella valigia, prende la voglia di fare meglio e ricomincio a raccontare da capo.

martedì 27 febbraio 2024

sogno della scritta sul muro

Stanotte ho sognato che un tipo mi scriveva sul muro di casa INTELLETTUALI E LETTERATI / ANDATE A CACARE SOPRA I PRATI. La gente, passando davanti a casa mia ne era deliziata, al punto che mi sono detto perché no? Ho preso la frase e l’ho usata come titolo di un libro. Il qualche ha avuto un tale successo che è schizzato ai primi posti in classifica. La gente non si capacitava che riuscivo a dire così tanta verità intorno alle persone di cultura, un musicista addirittura ci metteva la musica e ne faceva una canzone sul cui testo percepivo i diritti. Insomma, con questa storia dei prati ero diventato ricco. Poi, come in ogni noir che si rispetti, il tipo che aveva scritto la frase ricompariva per chiedermi la sua parte. Io gli avevo rubato l’idea. A quel punto preso dal dubbio contattavo gli unici due avvocati che conosco, Giuseppe Quaranta e Fabio Macaluso. Giuseppe mi diceva con la sua voce calda “io capisco come ti senti, però eticamente, e anche artisticamente, non sarebbe giusto approfittarsi così della creazione di un altro, senza nemmeno riconoscergli qualcosa, io sarei per patteggiare una piccola percentuale in nome della verità e dell’arte”. Fabio invece in siciliano mi diceva “Antonio, quello è un cretino, qua ci penso io”. Finiva che Fabio denunciava il tipo per avermi scritto la frase sul muro, e poi facendo un giro assurdo nei suoi ragionamenti avvocatizi diceva che quel graffito era la prova che i versi li avevo scritti io mentre il tipo mi aveva copiato per diffamarmi, perché solo un cretino scrive una frase offensiva sopra il muro di casa e visto che io non ero un cretino e la frase l’avevo pensata io era ovvio che a scriverla era stato un altro che proprio perché scriveva certe frasi si rivelava molto pericoloso. E concludeva l’arringa con quest’altra rima: CONTRO IL POTERE DELLA SCRITTURA / QUI SERVE MAGGIORE CENSURA, al che tutti in tribunale si alzavano per applaudire. Finiva che il tipo che aveva inventato la frase andava in galera e io mi tenevo i soldi con qualche perplessità.