Nel sogno un albero immenso di magnolia compare sulla terrazza dietro casa mia che qui ha le caratteristiche di una grande piazza di città sul mare, sollevando fra i suoi rami relitti di zattere o vecchie barche di marinai, biancheggiando nella carne dei suoi fiori. Non ha radici che la fissino al suolo, infatti dopo un po’ che restiamo ammutoliti ad ammirarla la osserviamo mettere gambe e spostarsi, ridimensionandosi per essere lei alla nostra altezza, così creando in noi come un forte sentimento di rimpianto. Si avvicina a me per farsi accompagnare a passeggio lungo la piazza, ma quando provo a fotografarla, lei insieme ad altri alberi mascherati a festa, comincia a ridere per la vergogna e si muove, schermendosi, troppo rapidamente per farsi riprendere, ogni foto mi viene mossa. Quando cade, senza un motivo apparente, siamo costretti a legarla a una vecchia scala di legno e trasportarne il corpo legnoso verso il paese più vicino attraversando un paesaggio fitto di neve in cui il suo biancheggiare si confonde con quello della campagna intorno e tutto, persino le nostre tracce, si annulla nel bianco.
Poesie, pensieri e fotografie di Vitantonio Lillo-Tarì de Saavedra, in arte Antonio Lillo ovvero Antonio Hammett
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sabato 1 marzo 2014
gatto sotto la magnolia
È un gatto sotto la magnolia in fiore
chiuso nelle spalle, caldo
nel letame. Non vede in alto
i petali tesi come pugni piantati nel cuore.
Non vede come tutto muove
quest’inverno, anima mia,
senza più meta o ragione
che non sia una mite cattiveria
un blando scetticismo senza onore.
Dorme, teso nella spalla
sordo a ogni richiamo. E tutto quanto vuole
è un letto di letame e poi più nulla.
chiuso nelle spalle, caldo
nel letame. Non vede in alto
i petali tesi come pugni piantati nel cuore.
Non vede come tutto muove
quest’inverno, anima mia,
senza più meta o ragione
che non sia una mite cattiveria
un blando scetticismo senza onore.
Dorme, teso nella spalla
sordo a ogni richiamo. E tutto quanto vuole
è un letto di letame e poi più nulla.
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