Stamattina, aprendo gli occhi senza nessun entusiasmo, ho ripensato a Perfect Days, e mi sono detto che se c'è un motivo di invidia nella vita del suo protagonista Hirayama (che mi pare vita né eccessivamente felice né eccessivamente triste, proprio come la maggior parte delle nostre), sta nel fatto che ogni mattina riesce a svegliarsi con entusiasmo, rimette a posto il futon, si lava i denti, annaffia le piante, e può anche permettersi di godersi il cielo quando esce di casa. A me personalmente (almeno negli ultimi anni) serve mezz'ora solo per staccarmi dal letto. E mi diceva un amico col mio stesso problema che non riesce a godersi non dico il cielo ma nemmeno la colazione perché è troppo concentrato a rispondere a mugugni a sua moglie che invece è una che si sveglia sempre pimpante, molto più di Hirayama, ma al contrario suo parla tantissimo e se c'è una cosa che è davvero fastidiosa la mattina presto è qualcuno eccessivamente carico che ti parla addosso. Mica per nulla nel film il personaggio più fastidioso di tutti, quello che rovina l'incanto del silenzio, e per questo va in bianco, è il collega chiacchierone Takashi. Ben gli sta.
Poesie, pensieri e fotografie di Vitantonio Lillo-Tarì de Saavedra, in arte Antonio Lillo ovvero Antonio Hammett
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giovedì 11 aprile 2024
venerdì 1 aprile 2016
ménage
Speriamo ci regga il cuore prima di perderci fra le lenzuola
in questo mare senza uscita e senza bussola
dove l’ago l’usavi per risvegliarmi col tormento la voglia
come fanno i bambini insonni. Mi ci hai portato
a suo tempo asserendo che un divano, un tavolo non sono
che trespoli per uccelli già pronti a spiccare il volo
bambino io stesso e colto nelle mie falle di mezz’uomo
e un letto, un letto prediletto, è uno spazio bianco e ginnico
perfetto, in cui disegnare meglio il tuo capriccio con le gambe
dove l’amore – non si dovesse scriverlo per noi che lo scriviamo –
sarebbe meglio farlo, farlo sempre, senza pace, senza fine,
senza perdere altro tempo. Scialuppa in alto mare e sale
per scaldare le ferite, cauterizzare il sangue con l’acqua.
Di te sapevo dall’inizio che una donna coi tacchi che mi supera
in altezza non poteva che portarmi al desiderio innaturale
di scoparla come i cani. E ora che il cuore l’hai gettato
in poltiglia coi vetri e le parole in polvere perché mangiassi
da terra la tua cruda vendetta, mi ritrovo qui ferito
straziato nelle viscere a invocare il tuo morso che mi laceri
la gola, liberandomi la voce dal dolore. Pietà per i poeti
e per gli amanti, per i cani senza cuore. Perché un amore
come il nostro, irripetibile, sognato, è fatto più di strazio
che di letto, ma resta a letto confinato perché lo strazio
è ovunque, meno dove lo ficchiamo.
in questo mare senza uscita e senza bussola
dove l’ago l’usavi per risvegliarmi col tormento la voglia
come fanno i bambini insonni. Mi ci hai portato
a suo tempo asserendo che un divano, un tavolo non sono
che trespoli per uccelli già pronti a spiccare il volo
bambino io stesso e colto nelle mie falle di mezz’uomo
e un letto, un letto prediletto, è uno spazio bianco e ginnico
perfetto, in cui disegnare meglio il tuo capriccio con le gambe
dove l’amore – non si dovesse scriverlo per noi che lo scriviamo –
sarebbe meglio farlo, farlo sempre, senza pace, senza fine,
senza perdere altro tempo. Scialuppa in alto mare e sale
per scaldare le ferite, cauterizzare il sangue con l’acqua.
Di te sapevo dall’inizio che una donna coi tacchi che mi supera
in altezza non poteva che portarmi al desiderio innaturale
di scoparla come i cani. E ora che il cuore l’hai gettato
in poltiglia coi vetri e le parole in polvere perché mangiassi
da terra la tua cruda vendetta, mi ritrovo qui ferito
straziato nelle viscere a invocare il tuo morso che mi laceri
la gola, liberandomi la voce dal dolore. Pietà per i poeti
e per gli amanti, per i cani senza cuore. Perché un amore
come il nostro, irripetibile, sognato, è fatto più di strazio
che di letto, ma resta a letto confinato perché lo strazio
è ovunque, meno dove lo ficchiamo.
sabato 1 marzo 2014
gatto sotto la magnolia
È un gatto sotto la magnolia in fiore
chiuso nelle spalle, caldo
nel letame. Non vede in alto
i petali tesi come pugni piantati nel cuore.
Non vede come tutto muove
quest’inverno, anima mia,
senza più meta o ragione
che non sia una mite cattiveria
un blando scetticismo senza onore.
Dorme, teso nella spalla
sordo a ogni richiamo. E tutto quanto vuole
è un letto di letame e poi più nulla.
chiuso nelle spalle, caldo
nel letame. Non vede in alto
i petali tesi come pugni piantati nel cuore.
Non vede come tutto muove
quest’inverno, anima mia,
senza più meta o ragione
che non sia una mite cattiveria
un blando scetticismo senza onore.
Dorme, teso nella spalla
sordo a ogni richiamo. E tutto quanto vuole
è un letto di letame e poi più nulla.
lunedì 17 giugno 2013
la morte dei nonni
Uno è morto di sera, sognando la pioggia che oscura e rinfresca l’estate, ma senza avere più sete.
L’altro nel suo letto ortopedico, col becco rivolto alla finestra e le tende chiuse. Com’era bello nell’abito scuro, elegante come da tempo non si vedeva.
Fuori la strada è tappezzata di manifesti, annunciano la fine di un’era senza importanza, una storia di uomini che portano con sé pochi oggetti riposti negli angoli della bara: il tagliaunghie, il rasoio, lo spazzolino da denti, il cappello e il fazzoletto intonati, il portafogli di pelle consunta, gli occhiali, il mazzo di carte da gioco. L’orologio fermo ad un’ora. Le sigarette messe da parte, per un ultimo tiro, otto anni prima.
L’altro nel suo letto ortopedico, col becco rivolto alla finestra e le tende chiuse. Com’era bello nell’abito scuro, elegante come da tempo non si vedeva.
Fuori la strada è tappezzata di manifesti, annunciano la fine di un’era senza importanza, una storia di uomini che portano con sé pochi oggetti riposti negli angoli della bara: il tagliaunghie, il rasoio, lo spazzolino da denti, il cappello e il fazzoletto intonati, il portafogli di pelle consunta, gli occhiali, il mazzo di carte da gioco. L’orologio fermo ad un’ora. Le sigarette messe da parte, per un ultimo tiro, otto anni prima.
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