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giovedì 27 febbraio 2025

feltrinelli

Oggi ero a Bari e siccome pioveva mi sono riparato alla Feltrinelli, così già che c'ero mi sono fatto un giro nel reparto Poesia, a cui hanno dato più spazio fisico, per vedere che offriva, e devo essere sincero per tutto il tempo che sono rimasto lì ho pensato CHE NOIA, infatti poi mi sono girato e me ne sono andato sorridendo alla cassiera ma senza comprare nulla. Ma noiosa non è la poesia, noiosa era l'offerta. Di poesia bella ce n'è tanta in giro però come tutte le cose belle non puoi aspettare che ti caschi addosso, devi prendere e andartela a cercare. Se cominci a fare così vedrai che poi le Feltrinelli le userai soltanto per ripararti dalla pioggia.


mercoledì 29 gennaio 2025

se le bestemmie arrivano

Caro automobilista anonimo che corre su via Alberobello quando piove, io lo so che non è colpa tua se l'accanimento edilizio ha sollevato palazzi dovunque, pure lì dove c'erano delle zone di assorbimento delle acque meteoriche che, ostruite dai palazzi, ora allagano la strada pure se fa una pisciatina, però quanto è vero che di questo sei innocente, è anche vero che, se non ti sta morendo mamma in ospedale, potresti anche evitare di correre sollevando scie d'acqua che inzuppano quei poveri sfigati che passano sotto l'ombrello. Qui due sono le cose: o te ne sbatti altamente di chi ti sta intorno, e in questo non sei diverso dai vari appaltatori e/o membri degli uffici tecnici che ogni tanto dovrebbero fare le parti dei comuni cittadini e non solo quelle dei palazzinari, oppure lo fai apposta a bagnarmi e sei uno stronzo. In ogni caso, per quanto tu ora non mi starai leggendo, io ti dico che se le mie bestemmie ti arrivano domani leggerò di te sui giornali. Ovunque tu sia, stai avvisato.

domenica 4 dicembre 2022

rumore

C'è stato un momento stanotte mentre pioveva ed io me ne stavo fermo a letto incapace di prendere sonno nell'attesa di qualche catastrofe che poi non è arrivata, che la pioggia si è fatta scrosciante, quasi rumore, ed ho pensato ma non sarà davvero il segno che abbiamo passato il punto di non ritorno, che la fine è prossima? Poi stamattina è tornato il sole, e con lui sempre la calma apparente che preannuncia il futuro rovescio. Non riesco più a godermi la pace, ne mordo un pezzetto e il resto lo lascio nel piatto. Almeno una fine certa è una fine, mi dico, ti mette un punto, ma una fine lenta senza speranza né fede né gioia, senza nemmeno un termine per questo vuoto, non è forse una fine peggiore?

venerdì 12 agosto 2022

l’ombrello

Alessandro mi ferma sul corso per sapere come sto e mi chiede se ho finalmente trovato un ombrello. Siccome oggi è brutto, sulle prime penso che si stia riferendo al tempo e ci metto un po’ per capire che sta parlando d’altro. Nel gergo di Alessandro, che viene dai tempi d’oro della DC, l’ombrello è il lavoro che ti permette di affrontare i rovesci della vita. Lo hai trovato o no un ombrello, lo stai almeno cercando mi chiede. La scuola è un buon ombrello. Mi sembra quasi un assicuratore che ti proponga una polizza previdenziale. Sollevo le spalle, quasi imbarazzato per la mia incapacità a trovarne uno. Lui insiste, almeno ti sei messo dietro a qualcuno per vedere se ti dà una mano? Una mano serve sempre. “No Alessandro, scusami, io non ho dei protettori, ma una protettrice”. E intendevo la penna. Ma Alessandro non coglie la citazione, non ride, e così tutte le mie certezze cadono nel vuoto. Mi raccomando l’ombrello!


 

giovedì 7 luglio 2022

grandine

Uno degli odori più forti che senti dopo una grandinata come quella di poco fa, se hai un giardino, è qualcosa di simile a quello delle foglie macinate dalle lame dei trituratori. Mi dispiace per chi ha degli alberi, un orto o una vigna e si è perso il raccolto. I pomodori sono andati. L'uva se l'è mangiata la grandine. E c'è stato un momento in cui il rumore era così assordante che davvero io non mi ricordo di averlo mai sentito così, da queste parti. Persino il gatto ha cominciato a piangere e disperarsi in mezzo alla stanza. Chissà i danni per chi vive negli usi del centro storico, che stanno più in basso del livello della strada, con l'acqua che ti entra dentro casa. Peppe mi diceva che negli anni è cambiato anche il suono della pioggia per chi vive lì, ora è più cupo e violento e quando cade (quelle poche volte che cade) fa paura.

lunedì 7 settembre 2020

ruscetizze

Parola bellissima del nostro dialetto che ho imparato oggi, descrive il suono della pioggia quando è lontana.

mercoledì 20 maggio 2020

petricore

Segnalo questa parola secondo me bellissima che non conoscevo, ma ho scoperto oggi sul profilo Instagram di un'amica linguista (poi dice che i social non servono), e definisce l'odore che si sprigiona dalla terra quando viene colpita dalle prime piogge dopo un periodo di secca. Ed è una parola che ha radici classiche ma nasce in inglese (petrichor), e sembra venuta fuori da un haiku. E mi piace il composto di "pietra", intesa come terra (luogo di radici e di fatica) e "icore", ovvero "essudato", che però suona tanto all'orecchio come "core". E quindi lega la parola, nell'odore, a questa pietra al cuore e al suo sudore.

venerdì 14 febbraio 2020

san valentino agli editori

Alcuni librai m’impongono
di non pubblicare i poeti
se voglio arricchirmi e arricchire
e si scusano quasi di non vendere
ciò che non propongono al lettore
per sfiducia nei miei libri.

Alcuni lettori mi confidano
di preferirli morti i poeti
ché come il formaggio invecchiano
e più puzzano e più hanno da dire
a chi vive il suo presente
senza storia e senza rime.

Alcuni editori mi consigliano fratelli
di non pubblicare i poeti
se davvero voglio mettermi alla pari
nel mondo degli affari
ch’è spietato con chi gira abbaiando
come i cani alla luna.

Alcuni editori sono soli.

Alcuni poeti mi rinfacciano
di non pubblicare i poeti
che odiano e fanno liste
prescrittive d’incapaci
fuori dalla cerchia degli “amici”
e dalla rete dei prefetti letterati.

Alcuni aspiranti mi intercettano
per farsi pubblicare
ma senza più conoscere la regola del verso
quello che rimane è nostalgia
o la boria dei poeti che sarebbero
se qualcuno li volesse pubblicare.

Alcuni editori sono soli.
Qui piove.

domenica 26 maggio 2019

qui dove non torna il conto del dolore...

Qui dove non torna il conto del dolore
di fronte a un panorama di immensa bellezza
che si apre sui ghiacciai

Balestrini non ci manca eppure
quanto manca alla domenica che piove
sulle urne elettorali
dove più ci manca il cuore di tornare
e non torna più il dolore non il conto
di lottare una vita intera per ridurci
a questa che non è cura ma supposta  
dove va fatto ciò che va fatto
perché più fatto di così si muore

Lo vedo oggi in mio padre  
padre politico alla rabbia d’amore
di chi non sa come dirla a parole
e si muove per forza di nervoso
«non mi avrete» dice «non mi avrete»
andando a votare per puro spirito di lotta
avendo già perduto ogni lotta
e digrigna i denti come un cane nella rabbia
stringe le chiappe per reprimere il dolore

Balestrini non ci manca eppure
quante ce ne avrebbe dette di parole
se solo avesse ancora parole da dire ma è morto



Il secondo e terzo verso sono tratti da Nanni Balestrini, Blackout

mercoledì 15 agosto 2018

sogno di ferragosto

Pomeriggio di ferragosto, uno prende sonno sul divano e sogna i vecchi amici morti. Ogni volta è la stessa storia, continua a sentirsi in colpa per essere sopravvissuto. Ma loro gli rispondono: Non preoccuparti, Antonio, il tempo è galantuomo. Poi si sveglia e sente che c'è chi si lamenta perché piove e non capisce più nessuno.

lunedì 23 luglio 2018

la morte del bonsai

Com’è aspro e dentellato di vita il campo di là dalla tempesta.
Io resto qui chiuso in casa o mi spingo se posso in veranda
riparando che resta dalle malversazioni del tempo e afflitto
dalla consunzione delle foglie. Risuona all’improvviso
oltre il cancello un nome. Mi affaccio su di un’ombra
che serra l’ombrello fra le mani. Mi aspetta
senza reclamarmi. La intride la pioggia e morde i suoi capelli
accesi in quest’inverno fuoriporta, ultimo riparo al mio avvenire
rinsecchito in una stanza. Le divora il corpo l’acqua
e fa materia del dolore, che più rinserra nella carne incerta
e più mi crepa dentro il cuore. È urna o arca questo vaso? Piove.

giovedì 28 giugno 2018

la morte del bonsai

Com’è aspro e dentellato di vita il campo di là dalla pioggia.

Io resto qui chiuso in casa o mi spingo se posso in veranda
riparando che resta dalle malversazioni del tempo e afflitto
dopo un addio dalla consunzione delle foglie.

All’improvviso risuona oltre il cancello un nome. Mi affaccio
su di un’ombra che chiude il suo ombrello fra le mani.
Mi aspetta senza reclamarmi. La intride la pioggia e morde
i suoi capelli accesi in quest’inverno fuoriporta l’ultimo
riparo al mio avvenire rinsecchito in una stanza.

Le divora il corpo l’acqua e fa sostanza del dolore.
Che più rinserra nella carne incerta e più mi crepa dentro
il vaso. È urna o arca questo vaso? – Muore.

venerdì 29 settembre 2017

mercoledì 21 settembre 2016

data da ricordare

Oggi, mercoledì 21 settembre 2016, data da ricordare, per la prima volta da che mi ricordo, mi ha chiamato (mi ha chiamato!) una ragazza da una Libreria Feltrinelli per ordinarmi un libro di poesie. Poesia in Feltrinelli? Non ci credeva nessuno, né io né la ragazza che mi ha chiamato. Non ci credeva nemmeno il gatto. Eppure... Infatti piove.

mercoledì 1 giugno 2016

paesaggio in attesa

Chissà come lo vede la ghiandaia da lassù e se si chiede anche lei che differenza passa fra l’antenna che la regge e il pero recchia falsa che c’era tre anni fa. Risponde, con intervallo di uno a tre richiami, a un altro uccello che non so, nascosto nella siepe, dal canto metallico e monotono che pare una sirena, ed ogni cinque dell’uccello-allarme ne attacca un altro più lontano, incerto e basso, quasi sonnolento a cui il gracchiare di una gazza contrappone ipnotico un ritmo più lento da fachiro, cui si accorda sulla grattugia il movimento del cacio polverizzato per la pasta. 
Tutto è, proverbialmente, perfetto. Persino il guscio secco della tartaruga in fondo all’orto di cui non si capisce cosa l’abbia uccisa, se la malattia o la fame per un lungo inverno senza freddo e senza mai letargo; oppure lo stupro ripetuto dei tre maschi che l’hanno violentata senza tregua, coi loro gemiti di gomma e le bocche spalancate nella morsa. Ora le ronzano intorno solo mosche, i maschi senza scopo non lottano nemmeno per istinto, ridotti come sono all’estinzione. 
Anche il gatto sonnecchia castrato all’ombra della magnolia ammalata. Aspetta sbadigliando le frattaglie offerte dal beccaio, né si dà pena della ghiandaia planata sulla sua testa a scacazzare mentre gli fa il verso per schernirlo. 
L’antenna affilata è pronta come un moschetto o un parafulmine, un ombrello bruciato, un crocefisso andato storto sul Golgota, a scaturire il lampo che spiccherà lo capo al mondo fra il vino e la scarpetta. 
Il tempo si guasta oltre la siepe. Balenano sul grigio, golose nel parcheggio, le automobili impilate in via Almirante: caramelle sacrificali offerte per placare l’ira degli dei invece del dolce. La quarta della fila ha il vetro abbassato. L’allarme dell’uccello nascosto non cede, trasmette incantato, in codice binario, il pericolo che incombe.

venerdì 6 marzo 2015

tre giorni

Sono tre giorni che non esco di casa. Leggo Pasolini, guardo film di Pasolini, leggo Malaparte, ascolto Nina Simone, leggo libri di oscuri poeti dialettali, scrivo recensioni, prendo appunti per nuovi progetti, riscrivo da capo cose già scritte, piove e con la scusa non esco più di casa. Morirei qui, se potessi. Mi aggiro come un fantasma in pigiama fra il pc e il letto. Faccio una vita piattissima, insomma, e non mi dispiace. Mia madre è convinta che sto perdendo la voglia di vivere, e se non l'ho già persa, la perderò a furia di guardare certi film. Mio padre invece sfotte: "Che se almeno ti guardavi Lino Banfi, te le facevi due risate! È anche pugliese Lino Banfi, con lui giochi in casa. Ma vuoi mettere Pasolini con Lino Banfi?" Intanto la vita mi guarda, da dietro la finestra, e ha gli occhi del gatto che brillano quando gli sorrido, poi si struscia contro il vetro cercando di raggiungermi. Io mi bevo un altro amaro.

venerdì 27 febbraio 2015

ieri

Ieri e poi anche oggi
volevo non esserci per gli altri
restarmene lontano da chiunque ma nel mondo
una cosa discreta
come quando piove
e tutti stanno chiusi in casa o nelle auto
e tu passeggi da solo
sotto l’ombrello
e l’unico altro che ti vede
è il cane che dorme dietro la posta.

giovedì 6 novembre 2014

cos’è male e cos’è farsi male

Cos’è male: svegliarsi la mattina coi brividi, mal di schiena e la febbre, e per di più fuori piove un’acqua marroncina e la casa è umida e antipatica. Continuare a lavorare per delle consegne, con nessunissima voglia di fare alcunché e la capa che gira, il naso che comincia a colare sui tasti del pc.
Cos’è farsi male: in tutto questo farsi venire, per segreto masochismo forse, la malsana idea di riascoltare l’intera discografia di Luigi Tenco. Alle 13.30 ho deciso, mi suicido col brodino.

lunedì 6 ottobre 2014

per le rime

Mai più mi abituerò a un addio
in un giorno di pioggia
come adesso che scavo coi polsi
fin dentro le rime. Dura la tua:
«l’amante/ è andante». Ma dove?
«In culo!» a citare il poeta.
Qui piove. E non offre riparo
un balcone, un ombrello
appena un ricordo che già dici
passato. A che serve? Non sai.
Anche oggi rimetto sul piatto
(di nuovo) quel vecchio vinile:
Just Friends. Rifiuto – mi dici –
testardo, di volerti capire.