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mercoledì 29 gennaio 2025

se le bestemmie arrivano

Caro automobilista anonimo che corre su via Alberobello quando piove, io lo so che non è colpa tua se l'accanimento edilizio ha sollevato palazzi dovunque, pure lì dove c'erano delle zone di assorbimento delle acque meteoriche che, ostruite dai palazzi, ora allagano la strada pure se fa una pisciatina, però quanto è vero che di questo sei innocente, è anche vero che, se non ti sta morendo mamma in ospedale, potresti anche evitare di correre sollevando scie d'acqua che inzuppano quei poveri sfigati che passano sotto l'ombrello. Qui due sono le cose: o te ne sbatti altamente di chi ti sta intorno, e in questo non sei diverso dai vari appaltatori e/o membri degli uffici tecnici che ogni tanto dovrebbero fare le parti dei comuni cittadini e non solo quelle dei palazzinari, oppure lo fai apposta a bagnarmi e sei uno stronzo. In ogni caso, per quanto tu ora non mi starai leggendo, io ti dico che se le mie bestemmie ti arrivano domani leggerò di te sui giornali. Ovunque tu sia, stai avvisato.

venerdì 1 dicembre 2023

la panne

Davanti al mio ufficio, praticamente al semaforo in via Alberobello, si ferma un’auto coi lampeggianti accesi, bloccando il traffico per circa un quarto d’ora. Dentro ci sono due donne e una bambina. Sarà un guasto, penso, e come me alcuni altri uomini si avvicinano, scendendo anche dalle auto dietro per chiedere se c’è bisogno di una mano, anche solo per mettere in folle l’auto e spingerla di lato, liberando la strada, in attesa di intervento. La ragazza alla guida abbassa appena il finestrino e risponde a tutti che non hanno bisogno, grazie, hanno già chiamato aiuto e restano ferme lì coi lampeggianti accesi, grazie. Le auto dietro, allora, suonando con violenza ogni volta che scatta il verde, cominciano a superare la macchina in panne e devo dire che con vera solidarietà femminile quelle a suonare con più incazzatura sono proprio le donne. Mi ha colpito in particolare una che digrignando i denti come un mastino ha gridato forte, così forte che l’abbiamo sentita tutti: Se non sai guidare vai a fare i bocchini a mare, zoccola! – Poi, dopo circa un quarto d’ora, sono arrivati i soccorsi. Non il carro attrezzi o il meccanico, come mi aspetto, ma una ragazza a piedi che arriva trafelata, bussa al finestrino chiuso, fa scendere la conducente, si mette al suo posto e riavvia l’auto che riparte senza problemi.

giovedì 7 luglio 2022

piedi

Magari pensano che è una molto cosa sexy e Nouvelle Vague, ma confesso che alla mia veneranda età non ho ancora capito perché le donne quando vanno in macchina si mettono coi piedi sul cruscotto o fuori dal finestrino, senza provare a immaginare che cosa si vede dall’altra parte. Oggi al semaforo, ad esempio, c’era una tipa coi piedi di fuori, con la pianta dei piedi giallognola e l’alluce valgo. Madonna, mi è scappato di dire. E una giovane ragazza che era con me al semaforo mi ha fatto giustamente notare che il problema è tutto mio che penso in chiave di sesso e quindi un’immagine non stereotipata dei piedi non mi piace. Molto di quello che non va nel mondo oggi è colpa del sessismo che ci condiziona tutti, mi ha detto. Sarà anche vero, ma se a una che tieni i piedi fuori dalla macchina in centro togli la sensualità come chiave di lettura, che cosa rimane? La cafonata di una che mette i piedi in faccia ai pedoni?

sabato 30 aprile 2022

inquinamento automobilistico

Condivido QUI c'è un articolo che dice, senza se e senza ma, che l'uso delle automobili, anche se molti sostengono il contrario, è fortemente inquinante sia a livello locale che globale, inficia gli spazi urbani ed è anche, spesso, socialmente discriminante.
Una delle sfide che aspetta la società futura è la riconversione verso una mobilità sostenibili e un maggiore utilizzo dei mezzi pubblici la cui rete andrà completamente ripensata così come le città.

giovedì 17 maggio 2018

ciao, ciao, bambina

Stasera, rivedendo Il maestro di Vigevano (1963) di Elio Petri, pensavo che nel film Alberto Sordi, forse per via del taglio di capelli e degli occhiali, assomigliava terribilmente a Cesare Pavese. Pensavo anche che le due scene più drammatiche di tutta la sua filmografia sono girate sul ciglio di una strada e per colpa di una donna che lo lascia. In entrambi i casi i due personaggi da lui interpretati vengono lasciati perché incapaci di adattarsi alle nuove regole imposte dal boom economico. Sono persone integre e perciò inadatte a vivere il clima sfaccettato dei nuovi tempi. In questo caso, quando si rende conto che sua moglie lo tradisce con un altro, il maestro Antonio lancia un urlo straziato mentre la vede scappar via sull’auto dell’amante, prima di accasciarsi a terra. Nell’altro film, Una vita difficile (1961) di Dino Risi, del tutto ubriaco dopo essere stato lasciato per l’ennesima volta da sua moglie, il giornalista Silvio comincia a sputare sulle auto che lo sorpassano in un’alba senza sole, mentre suona Ciao, ciao, bambina di Domenico Modugno. In entrambi i casi l’automobile è il simbolo di un male che incombe inesorabile sull’innocenza del protagonista. Nel primo film si porterà via moglie e amante in un incidente mortale. Nel secondo sarà il simbolo dell’avvenuta corruzione di Silvio, che si presenterà al funerale della suocera a bordo di un modello lussuoso, pronto a impressionare sua moglie coi lustrini per riprendersela. Il riscatto finale di Silvio, in questo caso, per quanto affascinante sia, pare più un lieto fine posticcio a una storia già scritta, quella girata ancora una volta da Risi, e senza più nemmeno la scusa di un amore finito, nel Sorpasso (1962).