L'anno scorso durante il vertice Cop28 in Arabia Saudita si disse chiaramente che riconvertire le fonti energetiche in chiave meno impattante in termini di inquinamento e surriscaldamento globale sarebbe stato più costoso che pagare i danni ai paesi più colpiti del terzo mondo. Quindi si promise a questi ultimi di pagare loro un indennizzo per tamponare i danni e rallentare il più possibile la loro fine annunciata mentre i paesi ricchi del mondo si prendevano il loro tempo (fino al 2035) per capire come aggiustare le cose, senza rinunciare a nulla del proprio benessere. Che già di per sé era una cosa oscena. Quest'anno, durante il vertice Cop29 in Azerbaigian, con significativa assenza degli Stati Uniti post elezione Trump, hanno cambiato le carte in tavola, dicendo che ai paesi del terzo mondo, invece dei richiesti 1.300 miliardi di dollari all’anno da oggi al 2035, sarebbero stati dati solo 300 miliardi di dollari di indennizzo (la carità) con la possibilità di dilazionare la promessa riconversione energetica ben oltre il 2035 perché le nostre economie sono in difficoltà. Tutto questo detto a paesi che nella maggior parte dei casi sono soggetti a carestie, siccità, inondazioni e disastri climatici, e la cui popolazione, quando emigra verso le nostre terre, o viene mal sopportata o addirittura disprezzata. Roba da vergognarsi di noi, prima di tutto come esseri umani.
Poesie, pensieri e fotografie di Vitantonio Lillo-Tarì de Saavedra, in arte Antonio Lillo ovvero Antonio Hammett
sabato 30 novembre 2024
venerdì 1 luglio 2022
il male
Solo un paio di anni fa in molti fra noi ritenevano che Donald Trump fosse il male. Non in quanto entità soprannaturale o cattivone dei fumetti, ma come massima espressione di tutti gli aspetti peggiori della cultura occidentale – un concentrato di merda purissima – arrivato al massimo grado del potere per far danni. Poi Trump è scomparso con una scenata degna di un film americano – l’assalto al Campidoglio da parte dei suoi barbari – e noi abbiamo tirato un sospiro di sollievo, rimuovendolo dalla nostra memoria, o declassandolo a barzelletta pseudo-berlusconiana, o sostituendolo con un altro cattivone dei fumetti, Joe Biden “il macellaio”. Invece no, per quanto Biden sia il pessimo presidente che è diventato quasi per necessità, al grido di “Dateci tutto, ma non più Trump!”, quest’ultimo resta il vero male. E lo si vede adesso quanto ha lavorato nell’ombra per la diffusione del male, proprio in questi giorni che sta facendo a pezzi il suo stesso paese in attesa di ricandidarsi. Non a caso tutti i giudici ultraconservatori che hanno favorito l’annullamento del diritto di aborto in America erano stati posizionati lì da lui – che poi ha inneggiato Dio, cioè se stesso – così come quelli della Corte Suprema che ieri ha stabilito che l’Agenzia per la protezione dell’ambiente (Epa) non può fissare dei limiti alle emissioni di gas serra delle centrali a carbone, annullando di fatto qualsiasi piano di riconversione ecologica per uno dei paesi più inquinanti del mondo, e creando un precedente che avrà un effetto domino per tutti gli altri paesi che non erano favorevoli a cambiare la propria produzione energetica in chiave “green”, mandando di fatto a puttane tutti i bei piani di riconversione ecologica del pianeta.
sabato 30 aprile 2022
inquinamento automobilistico
giovedì 19 agosto 2021
dalla parte del riccio
Ieri leggevo questa cosa a cui non so se credere. Un articolo diceva che un uomo che fuma più di cinque sigarette al giorno inquina, in termini di CO2 immesso nell’aria, quanto una vecchia locomotiva a gasolio. Mi sembra troppo. Eppure non credo nemmeno a chi dice che più inquinante del traffico automobilistico è l’inquinamento aereo. Faccio un esempio. Solo nel mio paesino – 14.000 abitanti, circa 3-4.000 nuclei famigliari, una media di due o tre auto per nucleo famigliare – circoleranno in media 11.000 automobili. Possibile, mi chiedo, che 11.000 auto in movimento in una qualsiasi giornata dell’anno inquinino meno di un viaggio in aereo? C’è chi lo pensa. La verità, però, è che sappiamo le cose a metà, non siamo così ben informati come pensiamo. E credo che invece sarebbe utile, se vogliamo fare qualcosa, che qualcuno ci dia delle istruzioni chiare, su cosa fare per contribuire alla salvezza dell’ambiente. Delle misure semplici e precise, delle regole da rispettare. Delle multe come si deve. E non solo la promessa che entro il 2050 ridurremo questo e quello a livello mondiale. Perché quello per me non significa un bel niente di preciso, secondo me significa solo che si vuole cambiare tutto senza cambiare niente, cercare di mettere le pezze a colori continuando a considerare le persone come mucche da mungere in un sistema di mercato che resta identico nella sua filosofia. Mentre mi pare che il primo passo da fare per salvare il mondo sia dire alle persone come stanno le cose, che sono responsabili come tutti gli altri. Mollare una sberla se occorre. E dire loro che se usano l’auto solo un’ora al giorno, se riducono gli spostamenti, se mangiano meno carne, se fumano due sigarette invece di due pacchetti al giorno, se fanno queste semplici cose, già contribuiscono effettivamente a salvare il pianeta. Lo trovo molto più utile che ripetere: “Fate i bravi, state zitti, ci pensiamo noi”. Si è visto come ci hanno pensato loro finora. E aggiungo che anche noi dovremmo farci un esame di coscienza ogni tanto, su cosa è davvero utile e su cosa no. L’altro giorno parlavo con due amici. Lei mi diceva che una delle cose più belle, ma proprio più belle del lockdown, era vedere le strade vuote, senza più macchine. Di notte si dormiva, ma soprattutto le strade non erano costellate di cadaverini. Ricci, gatti, cani, volpi, tutti democraticamente investiti e lasciati a morire sull’asfalto in nome della nostra ritrovata libertà di movimento. Lui le rispondeva che c’entra, certo mi dispiace se investo un riccio, ma io mi devo muovere, e se quello si ferma sulla strada io che devo fare? che detta così sembra un duello all’ultimo sangue, mezzogiorno di fuoco, dove ci sono i buoni e i cattivi e, dalla parte del riccio, vincono sempre i cattivi.
domenica 1 agosto 2021
in difesa dei netturbini
Ieri
sera ho fatto questa cosa per me fuori dall’ordinario, sono uscito per
la seconda volta di seguito in paese e avendolo trovato assai più pieno e
movimentato della sera prima devo necessariamente aggiustare il tiro
rispetto alle mie considerazioni di ieri. Alcuni miei amici mi hanno
detto che era la prima volta che si riempiva così e c’è ancora da capire
se è stato un effetto del concerto di Niccolò Fabi, del caldo
disturbante o del primo sabato di agosto. Io per me posso solo dire che
le piazze erano piene, quasi nessuno portava la mascherina (e infatti
uno degli argomenti di discussione era se a settembre chiuderanno di
nuovo tutto oppure no) e fondamentalmente – almeno per me – molte di
queste mascherine erano gettate per terra, tanto per aggiungere
sporcizia alla sporcizia. Quindi, visto che siamo impotenti e non siamo
in grado di salvare il mondo, io mi sento dal mio piccolo di proporre
almeno questo a chi ha un conflitto con la propria mascherina: se la
devi mettere per sentirti più sicuro mettila, se non la devi mettere
perché ti dà fastidio lasciala a casa o mettila lì dove non rischi di
perderla e fare danni, magari la infili nelle mutande, ma per favore non
gettarla per terra perché, dopo tutto quello che abbiamo sentito negli
ultimi mesi, fa abbastanza schifo l’idea che qualcun altro debba
raccogliere qualcosa dove hai respirato, quindi piena di germi e altre
schifezze varie che ti porti dentro.
