Qualcosa evidentemente si sta incrinando nel velo di copertura di Israele, se all’improvviso la parola “genocidio” viene rilanciata in Tv e per bocca di organizzazioni internazionali. Oggi il Tg si apre con la notizia di Amnesty International che la usa, pur fra mille polemiche, per condannare Israele. È uno strano cortocircuito questo: molti non lo sanno ma la parola “genocidio” è una parola giovane, l’ha coniata un giurista ebreo dopo la seconda guerra mondiale, prima non esisteva un termine per definire certi crimini, ed ecco che così una parola contiene al suo interno tutta la storia recente di un popolo, il suo stigma secolare e la sua colpa. Ci pensavo anche alla fine del Tg, quando un altro servizio ha riportato la denuncia di Legambiente per cui in Italia ogni 18 minuti si commette un reato contro l’ambiente a opera delle ecomafie. 900.000 reati contro l’ambiente denunciati negli ultimi 30 anni, 84 reati al giorno solo nel 2023. La maggior parte dei reati contro l’ambiente sono realizzati dalle mafie nei propri territori di appartenenza (Campania, Sicilia, Calabria, Puglia, Lazio), nell’omertà più assoluta e in spregio alla salute della propria gente, degli amici, delle famiglie. Se pensate che le colpe degli Ebrei siano peggiori delle nostre, andate nella Terra dei cinque fuochi e chiedete quanta gente muore di tumore a causa di questo schifo. Ecco, la parola “mafia” è una parola italiana, coniata in Sicilia e rilanciata dopo l’Unità, quindi relativamente giovane, esattamente come “fascismo” che è nata a Milano; ma mentre la seconda ha avuto nell’ultimo secolo degli alti e bassi, la parola “mafia” si è talmente radicata nella nostra essenza da condizionare molti comportamenti sociali, la nostra politica, il nostro stesso guardare allo Stato come qualcosa che non ci riguarda, che anzi ci è ostile o d’intralcio, nel dispregio per le regole e per gli altri, per la cosa pubblica. Si è talmente radicata in noi questa parola che è una delle prime a cui si pensa quando si parla d’Italia, Italia = mafia. Esattamente come “genocidio”, la parola “mafia” chiude il cerchio sulla nostra essenza: un poco stigma e un poco colpa di cui ci macchiamo verso il mondo.
Poesie, pensieri e fotografie di Vitantonio Lillo-Tarì de Saavedra, in arte Antonio Lillo ovvero Antonio Hammett
giovedì 5 dicembre 2024
sabato 30 novembre 2024
vergogna
L'anno scorso durante il vertice Cop28 in Arabia Saudita si disse chiaramente che riconvertire le fonti energetiche in chiave meno impattante in termini di inquinamento e surriscaldamento globale sarebbe stato più costoso che pagare i danni ai paesi più colpiti del terzo mondo. Quindi si promise a questi ultimi di pagare loro un indennizzo per tamponare i danni e rallentare il più possibile la loro fine annunciata mentre i paesi ricchi del mondo si prendevano il loro tempo (fino al 2035) per capire come aggiustare le cose, senza rinunciare a nulla del proprio benessere. Che già di per sé era una cosa oscena. Quest'anno, durante il vertice Cop29 in Azerbaigian, con significativa assenza degli Stati Uniti post elezione Trump, hanno cambiato le carte in tavola, dicendo che ai paesi del terzo mondo, invece dei richiesti 1.300 miliardi di dollari all’anno da oggi al 2035, sarebbero stati dati solo 300 miliardi di dollari di indennizzo (la carità) con la possibilità di dilazionare la promessa riconversione energetica ben oltre il 2035 perché le nostre economie sono in difficoltà. Tutto questo detto a paesi che nella maggior parte dei casi sono soggetti a carestie, siccità, inondazioni e disastri climatici, e la cui popolazione, quando emigra verso le nostre terre, o viene mal sopportata o addirittura disprezzata. Roba da vergognarsi di noi, prima di tutto come esseri umani.
giovedì 7 novembre 2024
de andrè
Ieri un tipo su IG che pareva molto contento della vittoria di Trump perché finalmente avrebbe contrastato questo clima d'odio antirusso, anche se poi si scherniva dicendo (e citando il povero De Andrè) che lui è contro il potere tutto, a un certo punto ha fatto fra le righe allusioni a quei fessi tipo me che credono alle bufale sul clima e si fanno l'orto a casa per mangiare vegetariano a km 0 ecc. tutte cose molto inutili che non cambiano di una virgola quello schifo di potere che ci sovrasta, come se già mangiare bene non sia una forma sana di lotta. Leggendolo, però, mi è venuto da pensare che, per quanto io ci parli, davvero non capisco le posizioni di quelli che credono alle scie chimiche e poi mi dicono di non credere al surriscaldamento globale, definendola una bufala, io non capisco perché secondo loro l’uomo ha il potere di iniettare sostanze nell’aria che respiriamo ma non ha potere di influenzare la natura. Ma non è una contraddizione? Ho letto persone convinte che il disastro di Valencia sia stato provocato da inseminazioni di nuvole di pioggia in Marocco, e proprio per questo sostengono che è la prova che non c’è alcun cambiamento climatico in corso, ma è stato solo un “incidente” più o meno casuale (che già detta così, visto quello che è successo, fa abbastanza paura). Ma non è invece la prova che se l’uomo vuole può facilmente modificare il clima, sconvolgerlo e creare disastri ambientali? E che occorre quindi una regolamentazione etica di cosa si può fare o no, e come, e con quali scopi, in natura? Perché, se anche fosse vera la storia del Marocco, tu come ti comporti: vai in Marocco a dirgli di non provare mai più a far piovere sul loro stato, anche se magari hanno una grave siccità in corso? E dall’alto di quale gradino glielo puoi impedire? E sai dove ti mandano quelli in Marocco se provi a dirglielo? E allora che si fa, andiamo avanti con il "Liberi tutti" fino al prossimo incidente, alla prossima Valencia? Perché tanto non è vero niente? A me sembrano tutte cose molto reali di cui discutere, mica fantasie. E il fatto che non si riesca a discuterne pacificamente arrivando a una soluzione condivisa mi pare solo la controprova che il problema è veramente serio.
giovedì 21 marzo 2024
partecipazione
Sullo schermo Jorge Riechmann un poeta spagnolo che sceglie di non usare più l'automobile né I'aereo per non partecipare nel suo piccolo all'inquinamento del pianeta, non essere complice. Un poeta italiano, lo so già, di fronte a tale decisione, lo definirebbe un coglione e/o illuso e aggiungerebbe che con una simile coerenza non salvi nessuno e ti complichi la vita, serve una rivoluzione, abbattere i padroni, che sono i veri colpevoli, ma nel frattempo non farsi riempire la testa di cazzate ambientaliste e vivere con ciò che si ha, senza rinunciare a nulla. Non potendo partecipare alla salvezza collettiva del mondo, che è una utopia, il poeta sceglie di partecipare alla sua distruzione, nel suo piccolo, come può.
sabato 29 luglio 2023
ai piani alti del pensiero occidentale
Ieri leggevo il post di un giovane giornalista infervorato che analizzando la situazione in merito al surriscaldamento globale arrivava alla conclusione che modificare i comportamenti individuali per cambiare le cose non serve a nulla, occorre abbattere il capitalismo e i poteri forti opponendogli una forma di socialismo che sistemi le cose imponendo delle regole e dei sacrifici necessari a tutti, ma dunque, visto che non parte dal basso, dalla base, ma è calato dall’alto sulla stessa, è come dire: auspicare il ritorno dello stalinismo, con tutto ciò che si è già sperimentato. Mi ritrovo così schiacciato, ai piani alti del pensiero occidentale, da una parte da questa forma di nostalgia socialista che è una stronzata, dall’altro da questa forma di negazionismo diffuso che quasi nega ci sia un problema ambientale – tutto questo mentre l’Amazzonia viene disboscata, in Cina costruiscono allevamenti intensivi grandi come città, l’Africa va verso la desertificazione generando masse di profughi, la Grecia e la Sicilia sono periodicamente date in pasto alle fiamme e i ghiacciai si sciolgono alzando il livello del mare ecc. "ma quando ero ragazzino io l’estate al mare al campetto estivo era calda uguale"! Ecco che in questo modo, in nome di una onnipresente teoria del complotto, i complottisti danno più valore e voce a chi complotta nell’ombra – il nemico che mi sono scelto di combattere – che alla sostanza delle cose – il mondo in cui non mi sono scelto di vivere – così di fatto rifiutano di fare la lotta “ambientale” ma restano chiusi in questa sorta di bolla che è a suo modo un ambiente comodo (anche se dicono di essere scomodi) dove cambia soltanto il nome che di volta in volta si danno nell’espressione creativa della loro accidia. Siamo al 29 luglio 2023 e fra neosocialisti e cinici sovversivi stiamo ancora ostinatamente fermi ai primi del Novecento. Siamo orribili residui del passato. Per fortuna che ci sono anche i “lanzichenecchi” che di quelli come noi faranno polpette un giorno. Ci pisceranno in testa.
mercoledì 26 luglio 2023
le statistiche
Le statistiche mi mandano sempre in brodo di giuggiole per come te le puoi rigirare intorno al dito. Ad esempio, le statistiche ci dicono che 2 italiani su 3 temono o sono contrari alla guerra. E questo dai cosiddetti non allineati al sistema è visto come un chiaro segno che gli italiani sono più savi dei loro governanti che non accennano a parlare di trattative per la pace. Ma sempre le statistiche ci dicono oggi che 1 italiano su 3 è negazionista sul cambiamento climatico, ovvero 2 italiani su 3, di contro, lo temono e vorrebbero delle politiche adeguate a contrastarlo. Ma per i soliti non allineati al sistema credere a queste storie è essenzialmente essere dei boccaloni. E io, stando alle statistiche, mi sono chiesto come si conciliano queste due visioni sulle stesse percentuali di popolazione, per cui se 2 italiani su 3 non vogliono la guerra ma temono anche il cambiamento climatico, a ben guardarli da un certo punto di vista non allineato sono savi e boccaloni insieme, ma a giorni alterni.
martedì 18 luglio 2023
comunismo e ambiente
Pensare che sono cresciuto con l'idea utopica che comunismo fosse: "se ci uniamo, possiamo salvare il mondo dai padroni" invece comunismo, mi accorgo adesso, in fondo era: "se ci uniamo, il mondo possiamo mangiarcelo noi al posto dei padroni".
venerdì 23 dicembre 2022
eco-ansia
Per come la vedo io il mondo, rispetto all’ambiente, si divide in due grosse bolle di pensiero. Una che si chiama dentro e dice: poiché sono una cellula che è parte del tutto, allora per quanto piccola anche io sono responsabile di ciò che accade e per questo provo a cambiare le cose o soffro per esse (che è molto simile a una sorta di pensiero animistico orientale); e un’altra che si tira in parte fuori fa un discorso opposto, sempre basandosi su ordini di grandezza, e dice: poiché io sono così piccola in confronto al mondo non posso credere di avere alcuna influenza su ciò che vi accade e pertanto credo che, se c’è un reale danno ambientale, allora è colpa di qualcuno che è più alto e più grande di me, che sia un governo o una lobby di potere (che è come una sorta di pensiero deistico occidentale). Ho appena letto un articolo, a firma di Claudia Bellante, che parla di eco-ansia, ansia da stress relativo ai danni ambientali (di cui soffro anche io): c’è uno stress da sensi di colpa, per chi sente di contribuire al riscaldamento globale; e uno stress delle prime vittime del danno, che è doppio, perché è stress da sopravvivenza quotidiana a cui si aggiunge quello della consapevolezza di essere sacrificati al benessere di altri, e ciò scatena malessere e rivendicazioni. In particolare, nel pezzo, mi ha colpito il commento di una indigena canadese che parlava di eco-lutto relativo alla consapevolezza di essere gli ultimi testimoni del venir meno di qualcosa che si sapeva lì da secoli, molto prima di noi (nel caso specifico il permafrost), e che ora semplicemente sta scomparendo sotto i loro occhi. Questo crea una certa ansia determinata dal senso di responsabilità verso la storia, perché, volente o no, tu hai fatto in tempo a vederla e ora sai che la sua esistenza, che sopravvive nella tua memoria, potrebbe finire una seconda volta con te.
lunedì 19 dicembre 2022
complotto energetico
Leggevo poco fa che con l’invasione russa dell’Ucraina sono aumentati sensibilmente gli investimenti nelle energie rinnovabili, tanto che secondo il rapporto Renewables 2022 dell’Agenzia internazionale per l’energia (Iea), continuando così le rinnovabili potrebbero superare il carbone nella produzione di energia elettrica all’inizio del 2025. Viene quasi da dar credito allora alle teorie più fortemente complottiste, fino al punto di sospettare che la guerra sia stata più che un atto folle e ingiustificato di violenza, una strategia pianificata a tavolino per innescare forzatamente una svolta per il rinnovamento energetico, visto che con la diplomazia fra stati non si riescono a raggiungere risultati, proprio per l’opposizione delle potenze economiche che vivono sullo sfruttamento dei combustibili fossili. Vedi l’ultima inutile conferenza sul clima a Sharm el-Sheikh dove le parole carbone e petrolio non sono state pronunciate nemmeno una volta, e che a suo modo è un'altra forma di follia.
domenica 20 novembre 2022
brioches
Conferenza sul clima 2022. Si poteva scegliere se fare tutti quanti dei sacrifici abbassando drasticamente il tenore di vita dei paesi più ricchi con ciò che ne deriva o comprare il silenzio dei paesi più poveri per continuare a crogiolargi ancora un poco in attesa del miracolo. Si è scelto di comprare il silenzio dei poveri. Ma per nostra fortuna c'è chi crede nei miracoli.
sabato 17 settembre 2022
nessuno ci ha avvertiti
A parlare col senno di poi siamo tutti bravi, lo so, però quando leggo stamattina i titoli dei giornali che rilanciano i lamenti dei sindaci alluvionati delle Marche: “Nessuno ci ha avvertiti”, non posso fare a meno di pensare che invece sono anni che c’è chi ripete che abbiamo un’emergenza climatica in corso e che siamo agli sgoccioli, per cui forse quei titoli andavano corretti in: “Nessuno ci ha avvertiti che poteva succedere anche a noi” e con tutto che quelle sono zone fragili. Poi certo, possiamo anche continuare a far finta di nulla, continuare a credere che il mondo va così da sempre e quelli sono fenomeni occasionali che di tanto in tanto ti toccano, ma solo a costo di non alzare lo sguardo, perché quei fenomeni imprevisti e tremendi solo l’anno scorso hanno colpito la Germania, il Canada e il Giappone, il mese scorso il Pakistan, la settimana scorsa l’Afghanistan e negli ultimi mesi gli Stati Uniti, il Sudafrica e la Cina. In un’ottica globale, come si fa a definirli fenomeni occasionali? Eppure se lo dice Greta è una gretina, se lo dice Tozzi non ha titoli, se lo dice Mercalli è uno che va in TV per farsi bello, se lo dice un serio professore universitario chi cazzo se lo incula, la politica lo dice male o non ne parla, perché c’è la crisi energetica in corso e allora dobbiamo scegliere se spegnere i condizionatori o no, e ogni scusa è buona per tapparsi le orecchie e chiudere gli occhi. Noi per primi. Anche perché l’emergenza climatica non riguarda solo il prevedere che ci sarà stanotte un temporale, ma il capire che, siccome “potrebbe esserci” andrebbero studiate delle soluzioni a monte per prevenire i disastri, regolamentare meglio certi piani urbanistici ed edilizi, mettere in sicurezza le zone a rischio, ripartire dalla cura del paesaggio, dall’architettura e dall’ambiente, invece di concentrarci unicamente su come aggirare i regolamenti od ottenere i condoni.
venerdì 12 agosto 2022
ottimismo
Giusto per aumentare l'ottimismo, oggi ho incontrato una mia amica che lavora alla Commissione europea, dove si occupa di informazione e comunicazione, così le ho chiesto quanto c'è di vero e di falso in quelle notizie che ci arrivano sul disastro ambientale in corso e se abbiamo solo dieci anni, come ci dicono, per cambiare rotta prima di passare il punto di non ritorno. Anche meno di dieci anni, mi ha risposto. Poi non si torna più indietro. Il che non significa che l'uomo si estinguerà come succede in certi romanzi di fantascienza, ma soltanto che cambieranno in peggio le condizioni di vita sul pianeta, mentre a estinguersi davvero saranno moltissime specie animali. I vostri figli, per dire, non sapranno mai che cos'è un Lillo.
lunedì 8 agosto 2022
numeri
A me di questa storia del Jova Beach Party che rovina le spiagge la cosa che più mi dà fastidio non è Jovanotti che fa la doppia morale, ma le 50 mila persone che vanno puntuali a ogni concerto giustificandolo nei numeri. Invece mi pare sempre più evidente che l’oggetto del contendere non sia la salvezza delle spiagge, ma la falsità di Jovanotti. Del resto lo dice l’articolo uno della costituzione: prima di tutto viene il lavoro, e chi se ne frega della salute delle spiagge quando c’è il lavoro? Sarà, a me comincia a sembrare troppo facile questo modello di pensiero per cui siamo sempre pronti a puntare il dito verso lo stronzo di turno, ma poi quando c’è da fare autocritica o boicottaggio stiamo zitti. La verità è una sola ed è semplice: vuoi salvare le spiagge? Allora boicotta il concerto. Perché se al concerto non ci va nessuno, il concerto non si fa, la spiaggia è salva. Invece tutti vogliono andare al mare, tutti al concerto perché il concerto sulla spiaggia è più figo, e se la colpa se la prende un altro meglio ancora. Forse non è nemmeno una colpa, perché manchiamo totalmente di sensibilità verso l'ambiente. E qui parlo per la Puglia, le nostre spiagge erano già zozze molto prima che arrivasse Jovanotti, e lo erano perché ci vanno i pugliesi, che sono zozzi perché vivono immersi nella bellezza della natura fin da quando sono nati, senza essersela conquistata, e per questo non la rispettano come dovrebbero. Come mi disse una volta un friulano che viveva in montagna e faceva il bagno in un fiumiciattolo sassoso, ma limpido: Chi ha i denti non ha il pane e chi ha il pane non ha i denti.
venerdì 1 luglio 2022
il male
Solo un paio di anni fa in molti fra noi ritenevano che Donald Trump fosse il male. Non in quanto entità soprannaturale o cattivone dei fumetti, ma come massima espressione di tutti gli aspetti peggiori della cultura occidentale – un concentrato di merda purissima – arrivato al massimo grado del potere per far danni. Poi Trump è scomparso con una scenata degna di un film americano – l’assalto al Campidoglio da parte dei suoi barbari – e noi abbiamo tirato un sospiro di sollievo, rimuovendolo dalla nostra memoria, o declassandolo a barzelletta pseudo-berlusconiana, o sostituendolo con un altro cattivone dei fumetti, Joe Biden “il macellaio”. Invece no, per quanto Biden sia il pessimo presidente che è diventato quasi per necessità, al grido di “Dateci tutto, ma non più Trump!”, quest’ultimo resta il vero male. E lo si vede adesso quanto ha lavorato nell’ombra per la diffusione del male, proprio in questi giorni che sta facendo a pezzi il suo stesso paese in attesa di ricandidarsi. Non a caso tutti i giudici ultraconservatori che hanno favorito l’annullamento del diritto di aborto in America erano stati posizionati lì da lui – che poi ha inneggiato Dio, cioè se stesso – così come quelli della Corte Suprema che ieri ha stabilito che l’Agenzia per la protezione dell’ambiente (Epa) non può fissare dei limiti alle emissioni di gas serra delle centrali a carbone, annullando di fatto qualsiasi piano di riconversione ecologica per uno dei paesi più inquinanti del mondo, e creando un precedente che avrà un effetto domino per tutti gli altri paesi che non erano favorevoli a cambiare la propria produzione energetica in chiave “green”, mandando di fatto a puttane tutti i bei piani di riconversione ecologica del pianeta.
giovedì 10 febbraio 2022
catastrofismo
sabato 2 ottobre 2021
i giovani
Leggendo vari post e giornali mi sembra ci sia una sorta di contraddizione nel modo in cui vengono pensati/raccontati i più giovani rispetto ai problemi del mondo. Da una parte si irridono quelli che cominciano a interessarsi alla crisi ambientale (con o senza Greta) come viziati incapaci di sacrificarsi e rinunciare ai loro privilegi per salvare il mondo, dall’altra quando si fanno le stime sulle vaccinazioni in corso si indicano proprio quei giovani come quelli più “maturi” e decisi ad accettare il rischio del vaccino rispetto ai loro genitori che saranno anche meno viziati, ma di certo sono anche più sospettosi di tutto e tutti, e meno collaborativi nell’idea di “comunità”. Come sintetizzava Jovanotti in una bella canzone di quando facevo il liceo: “I giovani sono dentro i sondaggi catalogati in percentuali, i giovani stanno bene, i giovani stanno male”. Alla fine chi li ferma è perduto.
giovedì 19 agosto 2021
dalla parte del riccio
Ieri leggevo questa cosa a cui non so se credere. Un articolo diceva che un uomo che fuma più di cinque sigarette al giorno inquina, in termini di CO2 immesso nell’aria, quanto una vecchia locomotiva a gasolio. Mi sembra troppo. Eppure non credo nemmeno a chi dice che più inquinante del traffico automobilistico è l’inquinamento aereo. Faccio un esempio. Solo nel mio paesino – 14.000 abitanti, circa 3-4.000 nuclei famigliari, una media di due o tre auto per nucleo famigliare – circoleranno in media 11.000 automobili. Possibile, mi chiedo, che 11.000 auto in movimento in una qualsiasi giornata dell’anno inquinino meno di un viaggio in aereo? C’è chi lo pensa. La verità, però, è che sappiamo le cose a metà, non siamo così ben informati come pensiamo. E credo che invece sarebbe utile, se vogliamo fare qualcosa, che qualcuno ci dia delle istruzioni chiare, su cosa fare per contribuire alla salvezza dell’ambiente. Delle misure semplici e precise, delle regole da rispettare. Delle multe come si deve. E non solo la promessa che entro il 2050 ridurremo questo e quello a livello mondiale. Perché quello per me non significa un bel niente di preciso, secondo me significa solo che si vuole cambiare tutto senza cambiare niente, cercare di mettere le pezze a colori continuando a considerare le persone come mucche da mungere in un sistema di mercato che resta identico nella sua filosofia. Mentre mi pare che il primo passo da fare per salvare il mondo sia dire alle persone come stanno le cose, che sono responsabili come tutti gli altri. Mollare una sberla se occorre. E dire loro che se usano l’auto solo un’ora al giorno, se riducono gli spostamenti, se mangiano meno carne, se fumano due sigarette invece di due pacchetti al giorno, se fanno queste semplici cose, già contribuiscono effettivamente a salvare il pianeta. Lo trovo molto più utile che ripetere: “Fate i bravi, state zitti, ci pensiamo noi”. Si è visto come ci hanno pensato loro finora. E aggiungo che anche noi dovremmo farci un esame di coscienza ogni tanto, su cosa è davvero utile e su cosa no. L’altro giorno parlavo con due amici. Lei mi diceva che una delle cose più belle, ma proprio più belle del lockdown, era vedere le strade vuote, senza più macchine. Di notte si dormiva, ma soprattutto le strade non erano costellate di cadaverini. Ricci, gatti, cani, volpi, tutti democraticamente investiti e lasciati a morire sull’asfalto in nome della nostra ritrovata libertà di movimento. Lui le rispondeva che c’entra, certo mi dispiace se investo un riccio, ma io mi devo muovere, e se quello si ferma sulla strada io che devo fare? che detta così sembra un duello all’ultimo sangue, mezzogiorno di fuoco, dove ci sono i buoni e i cattivi e, dalla parte del riccio, vincono sempre i cattivi.
giovedì 12 agosto 2021
la vita è una sola?
Poi ti svegli la mattina, guardi il TG e ti chiedi a che pro salvare le persone coi vaccini, se poi devono bruciare negli incendi o cotte a 50° o spazzate via da una inondazione o da un temporale tropicale, che si dice saranno sempre peggio. Il saggio direbbe che la vita è una sola e va goduta anche nel disagio più estremo. Non lo so. Mi sembra ci sia questa sorta di sbalzo o dicotomia, per cui da una parte siamo entusiasti dai risultati medici e dall'altro avviliti da quelli ambientali senza accorgerci che sempre di noi si tratta. Qui c'è da rivoltare il mondo come un calzino e non siamo nemmeno sicuri di cosa stiamo parlando.
martedì 10 agosto 2021
anno mille
Comincio a pensare che stiamo per raggiungere il punto di non ritorno e a breve l'argomento del giorno non sarà più la dittatura sanitaria ma la fine ambientale del pianeta. Finché un giorno, alzando il tiro, finiremo per tornare a parlare di Dio (C'è? Non c'è?) e dei massimi sistemi, ovvero torneremo a pregare per salvarci l'anima, proprio come si faceva nell'anno Mille.
lunedì 9 agosto 2021
grazie, angela
Oggi ascoltando il TG pensavo che solo due anni fa quando Greta Thumberg diceva che il mondo stava andando a rotoli c’era molta gente che la sfotteva come cretinetta o mostro e minchionava le migliaia di giovani che la seguivano. Appena due mesi fa, più in piccolo, quando scrissi un post in cui dicevo che secondo me le mascherine chirurgiche usa e getta sono inquinanti per il pianeta, ci fu chi mi rispose “pensa alla salute, che poi si pensa al mondo”. Ma da un mesetto a questa parte, da quando cioè Angela Merkel ha pubblicamente ammesso che le alluvioni che hanno devastato alcune regioni del sud della Germania sono state causate da una catastrofe ambientale a cui abbiamo contribuito tutti, ho questa sensazione: che sia cambiato improvvisamente il modo di raccontare questa storia. Anche sui media, almeno in Italia, da circa un mese, da quell’annuncio fatidico della Merkel, non c’è un solo Tg che quando parla di disastri, come l’ultimo in Grecia, non metta sempre in evidenza i danni irreversibili all’ambiente causati dalla nostra cattiva gestione del pianeta, e quello che ci aspetta di qui a pochi anni (cose molto brutte). Di fronte a tutto questo mi viene da dire grazie alla Merkel e ancora: era ora, speriamo che adesso qualcosa cambi.

