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lunedì 8 agosto 2022

numeri

A me di questa storia del Jova Beach Party che rovina le spiagge la cosa che più mi dà fastidio non è Jovanotti che fa la doppia morale, ma le 50 mila persone che vanno puntuali a ogni concerto giustificandolo nei numeri. Invece mi pare sempre più evidente che l’oggetto del contendere non sia la salvezza delle spiagge, ma la falsità di Jovanotti. Del resto lo dice l’articolo uno della costituzione: prima di tutto viene il lavoro, e chi se ne frega della salute delle spiagge quando c’è il lavoro? Sarà, a me comincia a sembrare troppo facile questo modello di pensiero per cui siamo sempre pronti a puntare il dito verso lo stronzo di turno, ma poi quando c’è da fare autocritica o boicottaggio stiamo zitti. La verità è una sola ed è semplice: vuoi salvare le spiagge? Allora boicotta il concerto. Perché se al concerto non ci va nessuno, il concerto non si fa, la spiaggia è salva. Invece tutti vogliono andare al mare, tutti al concerto perché il concerto sulla spiaggia è più figo, e se la colpa se la prende un altro meglio ancora. Forse non è nemmeno una colpa, perché manchiamo totalmente di sensibilità verso l'ambiente. E qui parlo per la Puglia, le nostre spiagge erano già zozze molto prima che arrivasse Jovanotti, e lo erano perché ci vanno i pugliesi, che sono zozzi perché vivono immersi nella bellezza della natura fin da quando sono nati, senza essersela conquistata, e per questo non la rispettano come dovrebbero. Come mi disse una volta un friulano che viveva in montagna e faceva il bagno in un fiumiciattolo sassoso, ma limpido: Chi ha i denti non ha il pane e chi ha il pane non ha i denti.

martedì 12 febbraio 2013

l'ultima spiaggia

Stanotte, sarà stato il whiskey, mi sono sognato una possibile mostra impossibile. Era ambientata su una spiaggia, qualcosa come una insenatura con gli scogli intorno che un po’ la isolasse. La zona della mostra era sorvegliata e ci si poteva accedere solo su invito. Su questo pezzo di spiaggia isolato e sorvegliato si teneva una festa. Per accedere alla festa era necessario indossare una maschera da scimmia. Infatti tutta la scenografia si ispirava al Pianeta delle Scimmie, solo che al posto della Statua della Libertà vi era un immenso riccio di mare, alto più di venti metri che occupava come un monolite la zona. L’happening consisteva nello stare lì ad aspettare il primo stronzo che sarebbe arrivato, sfidando o fregando la sorveglianza, senza una maschera. Il bello è che a sapere questo ero solo io, tutti gli altri invitati stavano lì a festeggiare con la maschera da scimmia e ad aspettare qualcosa che non sapevano, anche se di tanto in tanto, per lanciare degli indizi, dagli autoparlanti che trasmettevano musica si ripetevano, più volte, alcuni pezzi tipo Too Much Monkey Business di Chuck Berry, I’m waiting for the man dei Velvet Underground e Love me do dei Beatles. Titolo della mostra: L’ULTIMA SPIAGGIA.