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domenica 12 maggio 2024

salone e abbraccio

È inutile, io più divento vecchio e meno reggo il Salone del Libro e situazioni simili. So che a qualcuno piace oltremodo perché è effettivamente divertente (per una giornata in gita), ma c'è pure chi lo definisce un tempio della cultura e lì ci andrei piano. Il simbolo maggiore di cosa è diventato o sta diventando il Salone per me lo dà la mappa ai padiglioni e agli stand, da cui mancano completamente i nomi degli editori, sostituiti dalle pubblicità, tutte di alto profilo intendiamoci, ma che la rendono una tovaglia colorata e perfettamente inutile se non puoi abbinare un nome al quadratino giallo che rappresenta lo stand. I telefoni ieri erano in tilt per un sovraccarico della rete, per cui senza internet e senza mappa la gente si aggirava sperduta per i corridoi, e questo non è stato un gran servizio né per i lettori né per gli editori, soprattutto quelli più piccoli che hanno bisogno di essere cercati, perché non hanno gli stand sovradimensionati dei big. Molti di loro qui si sentono carne da macello, sacrificati all'evento spettacolare da cui non ci si può sottrarre, ma senza voce in capitolo, anche se pagano pure l'aria che respirano per essere qui (qualcuno recuperando le spese e qualcuno no) e senza nemmeno ricevere troppa attenzione o rispetto nel modo in cui vengono serviti per quello che pagano. Questo ovviamente dietro le quinte della gran festa che viene dipinta dalle storie su IG. Io ieri ho trovato un Salone molto caotico, bulimico e a tratti respingente — come quando sono andato a sentire Stefano Dal Bianco e mentre leggeva delle poesie la sua voce era coperta dal rumore, un continuo frastuono che sembrava venuto fuori da un film di Antonioni e che poi è stato sostituito dalle canzoni sarde che arrivavano dallo stand di fronte, altro che Paradiso — se non per il fatto di avervi ritrovato vecchi amici che non vedevo da anni, da quel punto di vista menomale che c'è il Salone. La parola più ascoltata però non è stata cultura né libro, ma fila: quella lunghissima per i bagni. Aldo Nove qualche giorno fa ha scritto che trova assurdo che ci sia gente che paghi il biglietto per entrare al Salone a comprare libri invece di andare in libreria. Ecco, ieri una mia amica libraia, dall'unica libreria indipendente che in otto anni che ci lavoro mi fa puntuali rendiconti trimestrali, mi ha detto che sta lottando per non chiudere. Il mio abbraccio più grande va a lei.

domenica 5 maggio 2024

festakkione

Oggi mi è venuto da pensare che in fondo andare al Salone del Libro di Torino è per certi versi il corrispettivo di quando, ai tempi in cui ero ragazzo, si andava al Concerto del Primo Maggio a Roma. C'era l'idea di fare qualcosa che aveva un fondamento etico (ma ben sponsorizzato) mentre di fatto si andava tutti al festakkione dell'anno. Più o meno la sensazione di stupore euforico è sempre quella, ma visto che siamo adulti con molte meno canne in giro.

domenica 19 marzo 2023

propaganda e contropropaganda nella festa del papà

Per la propaganda ha rapito circa 600 bambini per mangiarseli come l’orco cattivo delle fiabe o al massimo come Stalin, il “piccolo padre” del popolo russo che dicevano avesse questo vizietto. Per la contropropaganda, invece, ha adottato e dato una casa e una famiglia a 600 orfanelli bisognosi di affetto. In ogni caso, mi pare, è indiscutibile che la figura di Putin sia l’archetipo del perfetto padre europeo, un uomo dal cuore e dalla fame immensi degno di tutte le storie che su di lui si raccontano. A lui e a tutti i papà del mondo io faccio i più sinceri auguri.

mercoledì 17 agosto 2022

le tradizioni

Ma poi com’erano questi fuochi di San Rocco? – Non li ho visti. – Ma come, non li hai visti? – Non me ne frega nulla dei fuochi di San Rocco. – Madonna, ma che curdunnese sei che non hai visto i fuochi di San Rocco? – Ma perché, a te interessano i fuochi di San Rocco? – A me no, ma con tutto il casino che si fa ogni anno, e quelli che tornano per le vacanze, e gli ospiti a casa, e il pranzo di San Rocco, e l’attesa dei fuochi, e dobbiamo salire per i fuochi, e dove parcheggiamo per i fuochi, e guarda come sono belli i fuochi, io non ce l’ho il coraggio di dire che a me dei fuochi di San Rocco non me ne frega nulla…

martedì 16 agosto 2022

son rocco

Prima è passata la Diana e poi è cambiato il vento. Quando è cambiato il vento si è portato via le sedie di vimini davanti a casa e allora mi sono messo a correre per strada per recuperare le sedie. Il mio San Rocco è cominciato così, con una corsa alle sei del mattino che non faccio nemmeno nei feriali. Quando sono rientrato il gatto si era messo al centro del letto e allora che vuoi fare, per non disturbarlo mi sono messo a dormire sul divano. Allora il gatto è sceso dal letto ed è venuto a dormire sopra di me.

domenica 16 giugno 2019

farsi strada

Stanotte ho fatto un sogno in cui sono finito ad una festa. Era una festa radical chic, piena di artisti e scrittori famosi, e poiché era piena di gente importante e io ero sicuro di essere finito lì per sbaglio, mi sono innervosito e ho cominciato a combinare una sacco di disastri, rovesciavo bicchieri, inciampavo, il cibo mi cadeva dal piatto, sporcavo dovunque. A un certo punto, imbarazzato da me stesso, mi sono messo in un angolo, e così mi sono accorto di essermi seduto vicino a Ungaretti, che stava comodo su un divanetto all'ombra mentre sorseggiava acqua e limone. Ho cominciato a parlargli e gli ho chiesto cosa deve fare oggi un artista per farsi strada nel mondo, e lui mi ha detto: "Ecco, il proprio tempo fotografarlo senza eccedere, ma viverlo sempre intensamente." (Lo so di preciso perché subito dopo mi sono svegliato e l'ho segnato sul quaderno che tengo sul comodino per non scordarmelo).

venerdì 26 ottobre 2018

da un qualunque venerdì

Ma il levante adolescente
lui rimane dalla parte del sangue
spingendo il cappero alla conquista dei castelli
di origano c’inonda di pasque e di limoni
convince il fico a riaprire il dolce sesso
l’aglio ad essere soprattutto se stesso.

È così
che da un qualunque venerdì
spunta la Festagrande del dolore
le litanie diventano linguine
e fiumi scorrono di cere e di rosolii
in memoria di quando si sognava a due colori
che bastava un fischietto a battezzarci uomini.

Lino Angiuli, Giorni di festa, Schena

mercoledì 23 dicembre 2015

natale 2015

L'anno scorso, il giorno di Natale, c'era la neve e io stavo lavorando. L'anno scorso ho lavorato sempre. Fra ottobre 2014 e giugno 2015 non mi sono fermato un attimo, ho lavorato ogni singolo giorno, ogni minuto, fino a raggiungere un livello di stress e alienazione incredibili, tanto più che, se lo dicevo, nessuno mi credeva. Ho lavorato come un matto, ma ho lavorato bene, i risultati lo dimostrano, e quest'anno a Natale faccio vacanza, una vera vacanza di Natale. Ricomincio il 29 dicembre, però questa settimana di festa me la faccio con tutti i crismi, cioè senza pensare a niente di niente, respirando l'aria malsana delle feste in famiglia o con gli amici emigrati di ritorno (che mi mancano pure). Tanti auguri a te, Gesù Cristo.

martedì 26 agosto 2014

lettere scritte senz’amore

Finita la festa i due amanti sono persone un po’ più sole. Prendono distanza. Convergono ad un punto: ci si abitua col tempo anche al silenzio di lettere scritte senz’amore. Cominciano con frasi per nulla banali fra le righe: come stai? cosa leggi? come va la salute? Poi passano a raccontarsi i loro sogni: “Eravamo a una festa, entrambi invitati alla ricerca dell’altro, ma con le lenti degli occhiali appannate. Ci passavamo accanto senza nemmeno sfiorarci. E ancora, messaggi dal buio: perdonami per le promesse e i sentimenti provati. Ti sogno giornalmente come lo scrittore che ho sempre immaginato. Ma uno scrittore non ha peso. Dal vivo è troppo per me”. Nel sogno si chiamano a gran voce, quasi urlando. O parlano a voce così bassa che si perdono le parole per non disturbare, e non riuscendo più a vedersi non gli resta più niente. Non sono più amanti. Hanno lacrime agli occhi che appannano loro gli occhiali.

sabato 11 gennaio 2014

amore periodico ritorna ai margini...

Amore periodico ritorna ai margini
del freddo ed è una festa triste
sentirtelo tremare nella voce
adesso che la notte si dipana
in questo viaggio senza uscita
che chiamiamo distanza vita.

martedì 12 febbraio 2013

l'ultima spiaggia

Stanotte, sarà stato il whiskey, mi sono sognato una possibile mostra impossibile. Era ambientata su una spiaggia, qualcosa come una insenatura con gli scogli intorno che un po’ la isolasse. La zona della mostra era sorvegliata e ci si poteva accedere solo su invito. Su questo pezzo di spiaggia isolato e sorvegliato si teneva una festa. Per accedere alla festa era necessario indossare una maschera da scimmia. Infatti tutta la scenografia si ispirava al Pianeta delle Scimmie, solo che al posto della Statua della Libertà vi era un immenso riccio di mare, alto più di venti metri che occupava come un monolite la zona. L’happening consisteva nello stare lì ad aspettare il primo stronzo che sarebbe arrivato, sfidando o fregando la sorveglianza, senza una maschera. Il bello è che a sapere questo ero solo io, tutti gli altri invitati stavano lì a festeggiare con la maschera da scimmia e ad aspettare qualcosa che non sapevano, anche se di tanto in tanto, per lanciare degli indizi, dagli autoparlanti che trasmettevano musica si ripetevano, più volte, alcuni pezzi tipo Too Much Monkey Business di Chuck Berry, I’m waiting for the man dei Velvet Underground e Love me do dei Beatles. Titolo della mostra: L’ULTIMA SPIAGGIA.