Visualizzazione post con etichetta natale. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta natale. Mostra tutti i post

giovedì 19 dicembre 2024

lo spirito del natale, 2

A partire da oggi, i lavoratori di vari stabilimenti Amazon negli Stati Uniti (si parla di migliaia di persone) hanno cominciato uno sciopero per chiedere aumenti salariali e il miglioramento delle condizioni di lavoro. Lo sciopero è stato proclamato dopo il rifiuto della direzione di Amazon di negoziare coi dipendenti. Da ciò che sto leggendo in giro, moltissimi commentatori invece di parteggiare coi lavoratori in sciopero, si lamentano per il fatto che la consegna degli acquisti online possa subire dei ritardi. E se si pensa che è tutto un fatto americano, io sono pronto a giurare che succederebbe lo stesso anche in Italia. Questo è il vero spirito del Natale che regna sovrano sul mondo.

lunedì 16 dicembre 2024

lo spirito del natale, 1

Mai così poco sto sentendo il Natale come quest'anno. Non lo sento e manco lo vedo, a meno che non si consideri Natale il flusso di turisti che vengono qui a farsi il selfie e lasciare i loro bisogni per strada. Non me ne importa nemmeno troppo, in verità. Ma non ho ancora capito se sono io soltanto che mi sono immunizzato, oppure è il mondo tutto e io gli vado appresso.

domenica 24 dicembre 2023

una triste canzone di natale (che poteva essere ancora più triste)

Negli ultimi giorni mi sono studiato la storia, assai divertente, di un celebre standard di Natale, Have yourself a Merry Little Christmas, che almeno sul mercato americano è il sesto brano pop-natalizio più inciso di tutti i tempi, e non è poco. Molto del suo fascino agrodolce deriva dalla particolare mistura fra la malinconia della musica e l’ottimismo delle parole, le quali però sono il frutto di diversi compromessi produttivi successivi alla sua composizione. La canzone venne scritta in piena Seconda guerra mondiale, da un giovane compositore di Hollywood, Hugh Martin, che per età avrebbe potuto essere chiamato sotto le armi in qualsiasi momento; venne quindi scritta con l’ansia di dover partir soldato. Gli era stata commissionata per un film innocuo con Judy Garland, Meet me in St. Louise (1944), che parlava di una famiglia che si deve trasferire dal paesino a New York e dove lei è una ragazza che ha paura di perdere i vecchi amici e il fidanzatino (Tom Drake). L’idea della partenza alla base del film stimolò la vena creativa di Martin, ma ne venne fuori una canzone talmente triste (col primo verso che diceva “Cerca di passare un felice Natale, perché potrebbe essere l’ultimo”) che la Garland si rifiutò di cantarla e la canzone rischiò di essere cestinata perché invece l’autore la sentiva così sua che non voleva modificare il testo. A tal proposito ci sono due versioni della stessa storia su come poi vennero apportate le modifiche che ne fecero il successo commerciale che è diventato. In una, raccontata da Tom Drake (il fidanzatino della Garland nel film), Drake prese Martin sottobraccio e gli fece un discorso da adulto: “Senti, questa è una grande canzone ma non fare il testardo, lavoraci ancora, modifica il testo dove serve e vedrai che diventerà un successo”. Nella seconda, riferita da Hugh Martin, c’è Drake che lo afferra per il collo della camicia e gli sbraita contro: “Brutto figlio di zoccola, chi ti credi di essere? O aggiusti quella stronza canzone o giuro che ti appendo al muro!”. Non si sa di preciso come sia andata, fatto sta che Martin ci lavorò ancora, venendo incontro alle esigenze di produzione (col testo che da pessimista diventò speranzoso: “Datti la possibilità di passare un felice semplice Natale, lascia che il tuo cuore sia leggero, l’anno prossimo tutti i nostri problemi saranno finiti”) e la canzone rimaneggiata divenne in breve tempo così famosa, catturando evidentemente lo spirito del suo tempo, che lo stesso Martin, quando poi partì soldato per davvero e si scoprì che ne era l’autore, finì nel reparto musicale della sua compagnia, e non si fece un solo giorno di combattimento: quindi, possiamo dire, che la musica gli salvò la vita. A questo punto ci sarebbe da chiedersi se la sua canzone avrebbe avuto lo stesso successo se fosse rimasta fedele alle sue intenzioni esplicitamente malinconiche. Avrebbe toccato le stesse corde del pubblico? Chissà. Fatto sta che dieci anni dopo Frank Sinatra lo ricontattò perché voleva incidere una sua versione della stessa canzone, ma ritenendola ancora troppo triste, gli chiese di addolcirla ancora un poco, e Martin che aveva capito la lezione, seppur a malincuore rimise mano al testo. Così, coi diritti d’autore derivatigli da tutto questo lavoro che ha trasformato la sua canzone di Natale in un successo internazionale, ci ha campato il resto della sua vita.

sabato 23 dicembre 2023

natale 2023

Per questo Natale mi piacerebbe condividere quella che secondo me, se la poesia ha ancora una possibilità di fare da collante sociale, unire i cuori e dare coraggio a chi le si avvicina, è la più bella poesia del 900. È una preghiera scritta da un pastore protestante americano, Reinhold Niebuhr, negli anni 30 di questo secolo e venne adottata pochi anni dopo dagli A.A. nel loro programma dei dodici passi per il recupero dalla dipendenza. C’è una bellissima scena, in un film di Abel Ferrara, Tommaso (2019), ambientato a Roma con Daniel Dafoe che recita in italiano, in cui i primi passi della preghiera vengono recitati da un gruppo di recupero romano. Sono tutti in cerchio per mano, e Ferrara entra nel cerchio e li segue con la telecamera a spalla riprendendoli in viso uno per uno mentre recitano. È una scena di grande intimità e comunione, in cui ciascuno cerca di perdonare se stesso e si scopre più forte nello sguardo e nell’abbraccio finale degli altri. Migliore poesia per Natale mi pare che non ci possa essere.

Dio, concedimi la serenità di accettare le cose che non posso cambiare,
il coraggio di cambiare le cose che posso,
e la saggezza per conoscerne la differenza.
 
Vivendo un giorno per volta;
assaporando un momento per volta;
accettando la difficoltà come sentiero per la pace.
Prendendo, come Lui ha fatto, questo mondo peccaminoso così com’è,
non come io vorrei che fosse.
 
Confidando che Egli metterà a posto tutte le cose, se io mi arrendo al Suo volere.
Che io possa essere ragionevolmente felice in questa vita,
e infinitamente felice con Lui, per sempre, nella prossima.

domenica 25 dicembre 2022

panettone

Quando al pranzo di Natale cerchi di evitare tutto ciò che è a base di carne e di frittura e ciò che resta sono l'insalata e il panettone... Come diceva mio nonno: Se ti piace il panettone ti piacerà anche il Natale.

venerdì 23 dicembre 2022

lo speciale natale della langa

 Uno dei capitoli più belli del Partigiano Johnny è il XXXVII, il capitolo della vigilia di Natale. I partigiani sono dispersi sulle langhe nell’ultimo tremendo inverno prima del grande attacco organizzato con americani e inglesi, e Johnny ormai rimasto solo a guardia della sua collina ritrova Marisa (nome di battaglia Sonia), partigiana che lo aveva affascinato ma che durante una missione è stata fatta prigioniera dai fascisti i quali l’hanno violentata. Marisa gli comunica che dopo quell’esperienza è rotta dentro e non vorrà mai più avere un uomo accanto, gli chiede il favore di riaccompagnarla da sua madre e gli rivela che anche Ettore, cugino e amico di Johnny anch’egli partigiano catturato, presto sarà fucilato. Johnny ha un moto di disperazione e per la prima volta, in un romanzo di quasi ottocento pagine, di scoramento. – Io mollo, si dice a voce alta nella solitudine delle colline nere, io non ce la faccio, ho dato tutto ciò che avevo e ho perso ogni cosa, ogni amico, e sono rimasto da solo ad affrontare l’inverno su queste colline di morte. – Viene però salvato da un contadino che incontra e gli offre del pane con pancetta, il suo pasto di Natale, e poi andando a messa, da due compagni di lotta che lo invitato a una piccola festa per approfittare del calore della casa. Johnny, avvolto nel calore, valuta se nascondersi lì e salvarsi o ritornare alla solitudine della collina, proprio ora che sta nevicando e l’inverno si prospetta più duro, ma ritrovata la lucidità, o meglio ancora la lucida serenità della morte che è necessaria ad ogni partigiano, sceglie di risalire in collina, a cui ormai appartiene anche lui: è l’ingresso spettrale ma deciso di Johnny nello stato di premorte di ogni eroe, la sua discesa nell’Ade. È questo il vero finale del libro, che anticipa gli ultimi capitoli dove, non sapendo decidersi, Fenoglio proporrà due versioni: in una Johnny si salva, in un’altra muore in azione. Ma qui noi sappiamo che poco importa, perché Johnny per quanto apparentemente vivo, è pure già morto, non perché estraneo alla vita che sente ancora intensamente, ma per più alto senso del dovere e dell’appartenenza a un’ideale; così per ideale ha scelto da che parte stare, quella dei morti per loro scelta, i morti sulle colline della resistenza, i suoi cari fratelli morti che lo richiamano alla neve. “Lo speciale Natale della Langa era davanti a lui, nei suoi occhi, in tutta la sua appalling [spaventosa] e fascinante nudità, ed egli vi marciò incontro con un fermo passo”. E leggendolo mi veniva da pensare che un capitolo così, così pieno di paura, di morte e di fantasmi, soltanto nello spazio vuoto del Natale lo si poteva scrivere.

lunedì 27 dicembre 2021

film istruttivi

Oggi pensavo che ogni anno ci ripropongono a Natale da trent'anni i soliti film americani come Una poltrona per due o Willy Wonka ecc., film che servono a ribadirci l'eterna ottimistica lezione che per quanto in basso tu possa cadere c'è sempre una speranza di riscatto, un amico fidato che ti aiuta. E dovrebbero invece trasmettere, ogni anno, Regalo di Natale di Pupi Avati, per ricordarci l'amara verità, che ogni speranza è pur sempre un'illusione, un bluff o una scommessa, e che anche il tuo migliore amico, nel bisogno, potrebbe pugnalarti alle spalle. La speranza è una trappola, ammoniva Monicelli. Poi certo, restiamo umani. Io non so come faccia, ma ogni volta che lo vedo sul finale mi si strappa il cuore.


 

sabato 25 dicembre 2021

guardate che vi penso

Non so il vostro ma il mio Natale è cominciato benissimo, leggendo e scrivendo e passando l'aspirapolvere mentre cantavo canzoncine di Natale, che sono tre fra le attività che preferisco in assoluto. Oggi mangio un bel piatto di verza e ovviamente una fetta di panettone, che senza quello non si può dire che è festa. Purtroppo Natale non è capodanno per cui tutto questo non significa nulla come promessa per l'avvenire. Ci riproviamo fra una settimana. Faccio questo post per tutti gli amici che ogni tanto incontro per strada e mi dicono: "Guarda che ti leggo, anche se non commento mai." Ecco, guardate che vi penso, anche se non sempre lo scrivo. Vi abbraccio tutti!

giovedì 16 dicembre 2021

senza natale

Non ho mai sentito così poco il Natale come quest'anno, e infatti non ho crisi malinconiche, né magoni esistenziali sul senso della vita irrealizzata, né pensieri suicidi tipici di ogni Natale che si rispetti. Quest'anno si respira un'aria fredda e pulita. Forse davvero alla fine ce ne stiamo liberando. Ed è un bene, perché senza Natale ne usciremo sicuramente migliori.

giovedì 25 novembre 2021

un super natale senza i tuoi

Voi scherzate ma questa è la volta che finalmente ho un buon motivo per diventare Novax, soltanto per avere la scusa di farmi un Natale in santa pace, ovvero da Nosocial, e senza più l'ansia di dover uscire, dover fare il cenone, di rivedere i parenti che vedo solo a Natale, di dover fare gli auguri anche se non ci credo, di farmi prendere dall'ansia di dove vai a capodanno e poi trovare una scusa per non andarci, e di cosa regalo o non regalo, di rivedere gli amici che tornano per tre giorni lampo e o li prendo o non li prendo al volo, non dovermi accollare l'estenuante forzatura di dover sorridere sempre a Natale per dire che sì, quando siamo insieme tutto va bene, anche se non sei sicuro, ma a Natale ci tocca essere buoni! Guarda il bicchiere mezzo pieno. Sinceramente lo dico. Il Super Green Pass è manna dal cielo per quelli come me. Se non vuoi vederli, il presidente Draghi sta con te.

martedì 12 gennaio 2021

classifica

Classifica dei libri più venduti a dicembre, ovvero a Natale! Primi in classifica Massimo Gramellini (narrativa) e Bruno Vespa con un libro su Mussolini (saggistica). Guardando questo dato sconfortante, le prime cose che mi chiedo da editore sono:
1) Perché faccio l'editore?
2) Perché faccio l'editore di poesia e non di una colonia di Gramellini (che nella mia testa in questo momento immagino come tanti piccoli puffi blu ma con la faccia di Gargamella)?
3) Sospetto atroce. Ma non sarà che gli italiani quando regalano questi libri lo fanno come dispetto e non come dono? Del tipo: siccome sono sadico e tu (anche se ti chiamo amico) mi stai antipatico, io ti compro un libro di Gramellini o Vespa e te li regalo così ti punisco (brutto figlio di puttana), e fra tre mesi ti chiedo pure se li hai letti (stronzo che non sei altro)?
4) Se questo è il trand più diffuso, perché tutti gli autori che mi contattano mi chiedono sempre se possono essere pubblicati per Natale? Credono davvero che qualcuno li compri invece di Gramellini o Vespa? O in fondo al cuore si odiano al punto che e si credono anche loro dei Gramellini o dei Vespa?

mercoledì 16 dicembre 2020

a natale regala un panettone

A NATALE REGALA UN LIBRO DI POESIE, mi raccomando. Ma non regalarlo a me, che ne ho anche troppi da leggere. Io mi accontento di un panettone meglio se a lievitazione naturale. Mi vanno bene anche i liquorini fatti in casa o, se proprio mi vuoi bene, una bottiglia di grappa invecchiata.

 


domenica 23 dicembre 2018

tu sei mio amico?

Nei casotti vari delle ultime settimane mi sono completamente dimenticato di segnalare che sul numero di novembre della rivista online Versante ripido era uscito un mio racconto inedito (QUI) che parla di tradimento e vendetta, argomenti che ben si confanno allo spirito più cruento del Natale. Scherzi a parte mi sembrava giusto segnalarlo, almeno prima dell'uscita del numero di dicembre, ringraziando la redazione per l'ospitalità. Poi, visto che mi dicono che sono un disastro nell'autopromuovermi, ne approfitto per ricordare che di miei racconti è uscita anche questa raccolta curata da Giovanni Turi per Stilo Editrice chiamata "La nostra voce non si spezza" (QUI). Lo so che a Natale si predilogo i libri di Bruno Vespa e le ricette della ex-Clerici-ora-Isoardi, ma alcuni amici mi dicono che lo stanno usando come regalo per Natale. Pensa te!

domenica 16 dicembre 2018

i miei dieci consigli di libri di poesia per il natale (poi fate come vi pare)

L’altro giorno ho visto un post con 10 consigli di libri di poesia che è possibile regalare e regalarsi a Natale. Il gusto è gusto e leggere poesia fa sempre bene, ma alcuni titoli consigliati mi hanno fatto strano, per cui, solo per mio diletto, vi propongo i miei titoli. A Natale vincono i classici, però nemmeno voglio consigliare le ovvietà: non vi servo io per comprarvi la Anedda, Arminio, Magrelli o De Angelis; nemmeno nomino Pierluigi Cappello, ma solo perché credo abbia già scavato una sua nicchia speciale nel cuore di tutti, per cui non si può ignorarlo. Io dunque, per quel che vale, vi dico: 
1) Cosa resta di Walter Cremonte (Aguaplano, 2018); 
2) Per chi fa turni di notte di Beppe Costa (Pellicano, 2017); 
3) Non si può imporre il colore a una rosa di Francesco Tomada (Carteggi Letterari, 2016); 
4) I costruttori di vulcani di Carlo Bordini (Sossella, 2014), anche se è da poco uscito per lo stesso editore La difesa berlinese (2018) che è una raccolta di romanzi; 
5) Peace and Love di Simone Cattaneo (ll ponte del Sale, 2012); 
Sono tutti volumi a carattere antologico, non pubblicati dalle major, e rappresentano autori che vanno “in direzione ostinata e contraria”, per un debole mio verso questo tipo di avventurieri in versi, forse, ma perché in fondo piacciono a tutti. Volendo indicare almeno un paio di libri di autori che (per me) vanno scoperti o riscoperti, perché ne vale la pena, vi dico: 
6) A ogni passo del sempre (Aragno, 2013) oppure Luogo del sigillo (Fallone, 2017) di Alfonso Guida, che è probabilmente il miglior poeta della mia generazione qui a Sud (se dire a sud ha ancora valore, ma per me sì); 
7) Cossa vustu che te diga di Giacomo Sandron (Samuele, 2014); Sandron è un poeta veneto che scrive in dialetto, muovendosi nella stessa scia di altri illustri vicini come Franzin e Tomada, ma con una qualità in più che spesso manca ai friulani: è capace di autoironia spesso surreale e strabordante, e sa farti fa ridere di gusto; 
8) L’imperfezione dei cardini (Le voci della luna, 2009) di Antonio Bassano, libro primo e unico di un poeta di grandissimo talento che ha scelto il silenzio, non so se si trovi ancora in giro ma se lo trovate prendetelo, perché è sempre bello leggerlo; 
Infine, per arrivare a dieci con almeno due classici-classici, dico: 
9) La ristampa di Ritorno a Planaval di Stefano Dal Bianco (LietoColle, 2018); 
10) Shakespeare in scena tradotto da Patrizia Cavalli per Nottetempo (2016): Shakesperare è il classico dei classici, la Cavalli lo traduce con una freschezza notevole, e con grande rispetto per la parte “poetica” della faccenda; 
10-bis) Bonus, volendo esagerare: Ad nòta di Raffaello Baldini (Sugarman, 2016), che è il libro “scomparso” di Baldini, cioè l’unico suo non ripubblicato da Einaudi, ed possibile acquistare solo in formato ebook, ma costa poco (2,50 euro) ed è curato, se mai servisse come incentivo, da Paolo Nori.
PS. Mi dicono che un titolo o due della mia lista potrebbero essere difficili da trovare, così aggiungo anche: Madreterra Madreterna di Lino Angiuli (Quorum, 2018) che è appena uscito. Io non l'ho ancora visto ma Lino, in generale, è sempre una garanzia.

lunedì 25 dicembre 2017

pensierino dalla notte di natale (ascoltando george michael)

Spesso mi si paracula perché scrivo troppo sui social, ma quello che scrivo non è che il 10% di quello che vivo e provo e ciò che non dico è sempre tanto di più di quello che mostro. A chi pensa di avere tutte le risposte solo perché legge i miei post, perché magari lo faccio ridere con le mie disavventure, delle volte viene quasi da rispondere: ma tu che sai di me? Il mio 2017 è stato un anno orribile, pieno di perdite e di lutti, di ansie e di paure, in cui hanno prevalso la solitudine e la sfiducia, in cui credo di essere stato per gli altri una persona peggiore di quello che potrei. Che cosa ho imparato da tutta questa sofferenza? La domanda resta irrisolta. Me ne rammarico, ma non ci si può fare più nulla, bisogna guardare avanti e sperare che il futuro possa rivelarci nuovi paesaggi che finora non avevamo considerato. Perciò auguro a tutti, me compreso, di avere più fortuna. 
(Post scritto la notte di Natale ma intercambiabile a piacere col Capodanno o col mio compleanno, tanto l'umore sarà uguale).

martedì 19 dicembre 2017

morte di un albero

Ci sono state molte battute a riguardo della "morte" inutile di quest'albero ribattezzato Spelacchio, ma io quando ho sentito la notizia ho pensato a quel bellissimo passaggio di Avere o Essere di Eric Fromm che distingue fra le nostre due modalità esistenziali: occidentale, rappresentata da una poesia di Tennyson, e orientale, rappresentata da una poesia di Basho, attraverso il diverso rapporto di questi poeti con un fiore di cui scrivono. L'occidentale Tennyson strappa il fiore (sradica l'albero) per dar sfogo al proprio ego, perché ritiene che in un certo senso tutto all'uomo appartenga; l'orientale Basho, invece, non fa nulla, lo contempla, cerca un contatto più profondo che non annienti il fiore. Potrà sembrare azzardato, ma sapere che a Roma ci sono così tanti stronzi che gongolano per la morte di un albero non mi consola della perdita.