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sabato 23 dicembre 2023

natale 2023

Per questo Natale mi piacerebbe condividere quella che secondo me, se la poesia ha ancora una possibilità di fare da collante sociale, unire i cuori e dare coraggio a chi le si avvicina, è la più bella poesia del 900. È una preghiera scritta da un pastore protestante americano, Reinhold Niebuhr, negli anni 30 di questo secolo e venne adottata pochi anni dopo dagli A.A. nel loro programma dei dodici passi per il recupero dalla dipendenza. C’è una bellissima scena, in un film di Abel Ferrara, Tommaso (2019), ambientato a Roma con Daniel Dafoe che recita in italiano, in cui i primi passi della preghiera vengono recitati da un gruppo di recupero romano. Sono tutti in cerchio per mano, e Ferrara entra nel cerchio e li segue con la telecamera a spalla riprendendoli in viso uno per uno mentre recitano. È una scena di grande intimità e comunione, in cui ciascuno cerca di perdonare se stesso e si scopre più forte nello sguardo e nell’abbraccio finale degli altri. Migliore poesia per Natale mi pare che non ci possa essere.

Dio, concedimi la serenità di accettare le cose che non posso cambiare,
il coraggio di cambiare le cose che posso,
e la saggezza per conoscerne la differenza.
 
Vivendo un giorno per volta;
assaporando un momento per volta;
accettando la difficoltà come sentiero per la pace.
Prendendo, come Lui ha fatto, questo mondo peccaminoso così com’è,
non come io vorrei che fosse.
 
Confidando che Egli metterà a posto tutte le cose, se io mi arrendo al Suo volere.
Che io possa essere ragionevolmente felice in questa vita,
e infinitamente felice con Lui, per sempre, nella prossima.

giovedì 7 gennaio 2021

l'anello mancante

Continuo a rivedermi davanti agli occhi la scena di un film che ho visto qualche giorno fa, Tommaso di Abel Ferrara (2019), dove assistiamo per quasi due ore alla vita, più o meno pacificata, di un artista americano a Roma (un adorabile Willem Dafoe), fino a uno scoppio d’ira che si tramuta in violenza, non si capisce se veritiera od onirica. Ma poco importa. La particolarità di questo gesto non è che sia fondamentale all’economia della storia, piuttosto serve a metterle un punto; allo stesso tempo è perfettamente verosimile, ma mentre lo pensi non sai darti conto di come si sia potuti arrivare lì mentre tu non ti accorgevi di niente, per tutto il film non ci sono premesse tali che facciano presupporre una tale improvvisa escalation. Arriva inaspettata e ti lascia turbato mentre il film si chiude rapidamente e senza altre spiegazioni. Com’è possibile, ti chiedi tu, spettatore, cosa mi sono perso? Cosa è successo sotto i miei occhi che non ho visto, o capito? Tanto più in una narrazione così chiara. Mi ha fatto pensare, come meccanismo, a un racconto di Carver, Di’ alle donne che andiamo, poi ripreso anche da Altman in Short Cuts; e ho pensato che è proprio questo uno dei segreti dell’arte intesa come mestiere, mostrarci come in un gioco di prestigio, dunque senza che riusciamo ad afferrarlo, l’anello mancante che crea lo scarto di comprensione necessario a trasformare persino una brutta notizia di cronaca nera in un’opera d’arte, in un significato.