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martedì 4 luglio 2023

libro

Qualche giorno fa è scaduto il contratto con l'editore Stilo per questo libro di racconti scritto da me e curato da Giovanni Turi (cover di Lucia Lodeserto). LA NOSTRA VOCE NON SI SPEZZA. L'editore mi ha dato le copie rimaste invendute. Se qualcuno fosse interessato a leggermi in prosa mi può scrivere in privato. Giuro che sui libri sono molto più serio che sui social.


 

giovedì 4 aprile 2019

la parola liberata

Mi accorgo, dovendo presentare un mio libro domani e poi dopodomani, di non ricordarmi più che cosa ho scritto. Sto rileggendo il libro e mi dico: ma veramente, ma per davvero le ho scritte io queste cose? Proprio vero che la parola pubblicata è parola dimenticata, o meglio ancora liberata. Nel senso che l'autore se l'è covata dentro per così tanto tempo che una volta messa nel libro se ne libera, si spera, definitivamente (altrimenti si fa ossessione). A parte queste considerazioni il libro è bello, non per nulla l'ho scritto io, l'io che fui almeno e che ora è un altro, mentre mi rileggo con curiosità.

domenica 23 dicembre 2018

tu sei mio amico?

Nei casotti vari delle ultime settimane mi sono completamente dimenticato di segnalare che sul numero di novembre della rivista online Versante ripido era uscito un mio racconto inedito (QUI) che parla di tradimento e vendetta, argomenti che ben si confanno allo spirito più cruento del Natale. Scherzi a parte mi sembrava giusto segnalarlo, almeno prima dell'uscita del numero di dicembre, ringraziando la redazione per l'ospitalità. Poi, visto che mi dicono che sono un disastro nell'autopromuovermi, ne approfitto per ricordare che di miei racconti è uscita anche questa raccolta curata da Giovanni Turi per Stilo Editrice chiamata "La nostra voce non si spezza" (QUI). Lo so che a Natale si predilogo i libri di Bruno Vespa e le ricette della ex-Clerici-ora-Isoardi, ma alcuni amici mi dicono che lo stanno usando come regalo per Natale. Pensa te!

sabato 18 agosto 2018

da ieri

Da ieri continuo a pensare alla morte di Claudio Lolli, disperso qui a Monte Sant'Angelo dove sto con una connessione che traballa, ma ogni volta che prendo la linea e mi aspetto di vedere l'Internet sommerso di cordoglio trovo quasi un silenzio innaturale. E ripenso a una sua canzone di qualche tempo fa, Il ponte, in Extranei, a cui faceva da pendant un'altra canzone, Il muto, e mi chiedo cosa avrebbe detto lui del ponte caduto a Genova e penso che abbiamo perso una voce importante oltre che bella, una voce che andava dritta al punto con lucidità, umanità e poesia, una voce finalmente politica, ma sono tre giorni che piangiamo Aretha Franklin e forse non ce ne siamo accorti.

mercoledì 1 agosto 2018

lupini

Un amico mi dice che “La nostra voce non si spezza” gli ha ricordato nello spirito “Vita dei campi” di Verga: stessa brevità e compattezza quasi monotematica, stesso gusto per i ritratti di sconfitti filtrati attraverso l’affetto e la pietà piuttosto che il cinismo, stessa fondamentale visione pessimistica e quasi immobile della vita. Cambia nel tono, ché io sono più ironico e mi prendo meno sul serio, perché mi manca una vera coscienza di classe. La mia voce si sente chiara e originale. Per il resto “Storia di cani” è una sintesi assai riuscita di “Rosso malpelo” e “Storia dell’asino di San Giuseppe”. Ora speriamo di riuscire a dare all’umanità un nuovo “I Malavoglia”. Io lo ringrazio e mi porto avanti con lavoro: per cominciare faccio scorta di lupini.

lunedì 18 giugno 2018

una cosa inutile ma buona

Nella mia famiglia sono stato abituato a pensare che avere cultura è importante, ma alla fine dei conti non è nulla di che, non ti rende speciale. Una persona speciale è una persona onesta: uno che pensa agli altri prima che a se stesso, uno che non si tira indietro anche se c'è da fare una cosa sgradevole e soprattutto uno che non lascia mai indietro nessuno. Così sono cresciuto cercando di essere abbastanza onesto da meritarmi l'approvazione dei miei genitori, ma sempre sentendomi una persona inutile, visto che tutto quello che ho saputo fare nella vita è stato accumulare cultura. Più ne accumulavo e meno mi sentivo importante, anzi quasi mi vergognavo di me stesso e della mia inutilità. Per questo motivo ci ho messo trent'anni per pubblicare il mio primo libro di poesie, e quaranta per il primo libro in prosa, cioè il primo che avrebbero potuto leggere un po’ tutti. Non era snobismo, come mi hanno detto, ma timidezza. Ho sempre fatto le cose con lentezza, per la paura che qualcuno un giorno avrebbe svelato agli altri il bluff che in fondo sono sempre stato: uno che dava l’idea di essere sicuro di sé, ma che invece andava avanti alla cieca, sperando in un po’ di fortuna. Pensavo dunque che il mio libro di racconti sarebbe passato un po’ nell’ombra, e proprio per questo mi sento grato dei messaggi che pian piano mi arrivano da persone che lo hanno letto e che in quel libro ci hanno trovato qualcosa di buono. A loro sono grato per l’affetto. Ma oggi, poco fa, mi ha chiamato la madre di una persona di cui parlo nel libro, e mi ha detto che rileggendo di suo figlio lo ha ritrovato vivo davanti a sé, con tutti i suoi pregi e i suoi difetti, le sue bugie e le sue stronzate, e mi ha ringraziato di essere stato onesto con lui, di non averlo lasciato indietro, mi ha ringraziato per quell’alito di vita che ho donato, ancora una volta, a una persona ormai perduta. E io, che avevo una gran paura del suo giudizio, mi sono sentito utile come raramente mi capita, per aver fatto qualcosa di totalmente inutile com’è appunto scrivere un racconto. Hai fatto una bella cosa, mi ha detto lei, una cosa che resterà. E io mi sono messo a piangere al telefono, come un fesso.

mercoledì 30 maggio 2018

la sostanza delle cose

Siccome è un po' di giorni che mi capita, andando in giro per il paesino, che qualcuno mi chieda dove si può comprare il mio libro e, soprattutto, se vale la pena comprarlo (giuro che mi è stato chiesto anche questo e non sapevo se mettermi a ridere o meno per non offendere chi me lo ha detto), rispondo in maniera molto franca e democratica che trattandosi di un libro se si va a cercarlo in libreria di sicuro non sbagliate. Se, ovviamente, lo state davvero cercando. Quanto al fatto se valga o meno la pena comprarlo non dovrei essere io a dirlo, perché se dico di sì allora pecco di modestia e se dico no faccio un danno all'editore che ha creduto in me. (Eppure l'omino fetente che mi covo dentro a volte avrebbe tanta voglia di rispondere che se consideriamo la montagna di superfluo in cui spendiamo i nostri soldi giornalmente, il mio libro sarebbe la perfetta ciliegina sulla torta di quella che è la sostanza delle cose: la cacca in cui credo siamo immersi. Intendiamoci, non è un gran male, anzi dicono che fa bene alla pelle. Infatti intorno a me vedo sempre tante persone gggiovani, che non fanno altro che sorridere e fanno anche domande intelligenti del tipo: dove si comprano i libri?)

martedì 29 maggio 2018

l'aria

Una delle gioie più grandi che sto provando in questi giorni mi viene dal fatto che quei pochi avventurosi che hanno comprato il mio libro di racconti, quando ho chiesto loro quale fosse la storia che preferivano, mi hanno risposto tutti in maniera diversa, indicando ora un titolo ora un altro, che per me è la prova più evidente che abbiamo fatto un buon lavoro, creando un’opera minuta ma trasversale che può catturare l’attenzione di più persone. Non è cosa da poco per me. Alla fine, se ci ho messo tanto a pubblicare un libro così è perché ho sempre avuto paura di non essere abbastanza bravo e di non avere nulla di importante da dire. Il fatto di avere scoperto che non fossi il solo a pensarlo un po’ mi conforta, nel senso che mi accorgo di come non fosse una mia paura infondata, ma un pregiudizio reale, di tanti, anche di alcuni miei amici. Credo sia l’ambiente in cui siamo cresciuti che sia, per sua stessa natura, eccessivamente competitivo, ma proteso allo svilimento piuttosto che all’incoraggiamento, qualcosa che tende a schiacciarti col pregiudizio che comunque non sei abbastanza buono per questo o per quello. Io ho cominciato in famiglia e non ho mai finito di sentirmelo dire. Dover ogni volta ricominciare da capo, persino a quarant’anni, per dimostrare di essere in grado di fare qualcosa di buono, è parecchio faticoso, talvolta ti sfianca. Però è anche vero che fa bene alla persona che sono diventato cercando di sopravvivere a tutto questo, uno che prova a dare leggerezza a tutto, persino all’aria che respira.

venerdì 25 maggio 2018

felicità

Una mia amica scrittrice oggi mi ha detto: Ho letto il tuo libro di racconti e mi è piaciuto tantissimo. Sono troppo felice per aver scoperto che scrivi così bene.
Io scherzando le ho detto: Perché, non ti fidavi?
Lei scherzando mi ha risposto: No.

mercoledì 16 maggio 2018

dove si può comprare il mio libro



Son giorni che in molti mi chiedono dove si può comprare il mio libro. L’attesa è alta perché, essendo in prosa invece che in versi, finalmente si capirà cosa scrivo. 
Vi svelo, dunque, che il libro potete richiederlo in tutte le librerie (se non c'è già, lo ordinano) oppure online, o anche alle prossime presentazioni, che spero saranno poche ma buone. Non chiedetelo a me, a meno che non mi vogliate invitare a cena. Possibilmente, evitate Amazon. 

PS. Se lo comprate online e vi scatena qualcosa di più di uno sbadiglio, scriverne una recensione male non vi farà. 

PPS. Se mi odiate, comprarlo per parlarne male dopo averlo letto potrebbe essere un buon modo per smerdarmi, ma con ragioni fondate.

giovedì 10 maggio 2018

réclame

Il dovere mi impone di ricordare che domani a quest’ora: 16.15, c’è la presentazione del mio nuovo libro al Salone Internazionale del Libro di Torino, Pad 2 Stand K18 (quello della Regione Puglia). Ne parliamo con Giovanni Turi che mi ha fatto da editor. Giovanni lavora con Stilo Editrice, la casa editrice che mi ha pubblicato, e ne gestisce una tutta sua (TerraRossa Edizioni), ma io stesso sono editore (lo sapete) e l’intero stand della regione è pieno di altri editori molto bravi e competenti che sono anche amici miei e saranno lì. Per cui se proprio non volete venire per me, potreste anche farlo per lui/loro così, mentre fate finta di interessarvi al mio, gli proponete a tradimento il vostro libro usandomi come testa d’ariete. Tanto la capa è dura. E poi mi sembra uno scambio equo per ottenere il mio quarto d’ora di celebrità.
[Scrivo questo e intanto continuo a leggiucchiare I detective selvaggi, e sono più o meno al punto in cui il poeta Ulises Lima parte per una presentazione a Managua (Nicaragua) e lì sparisce nel nulla...]

lunedì 7 maggio 2018

torino oppure le patatine

Non ho molti amici a Torino e dintorni, però se qualcuno ci fosse oppure si trovasse a passare di lì venerdì 11, alle 16.15, allo Stand della Regione Puglia (Padiglione 2 – Stand K18) facciamo la prima presentazione ufficiale di La nostra voce non si spezza, questo libro che mi ha pubblicato Stilo Editrice con grande sprezzo del pericolo. L’editing è di Giovanni Turi, che lo presenta con me. La copertina è di Lucia Lodeserto. Dopo quella c’è già una data prenotata a Bari. Dopo Bari ce ne sarà forse una a Locorotondo, da decidere. Però sono anche disponibile a presentazioni in casa, a pranzo o a cena, per una tisana, o meglio ancora sul divano, con la birra. Voi chiamatemi, che io porto le patatine.

la nostra voce non si spezza

Sono dieci anni che non pubblico con un altro editore. E questo è in assoluto il mio primo libro in prosa, non c'è una poesia manco per sbaglio. Il primo racconto di La nostra voce non si spezza (Stilo, 2018) è l’ultimo che ho scritto, l’anno scorso, e parla di un uomo chiamato Franco che ormai vive solo nei miei sogni. Una volta viveva nella casa accanto alla mia, ma di lui non resta più nulla, nemmeno una foto. Qualcuno lo avrà letto mesi fa, quando chiesi a chi volesse di darmi dei consigli. Ora sapete che parte di quei consigli sono stati utilizzati. Il racconto più vecchio, invece, l’ho scritto il primo maggio 2007 mentre guardavo il concertone in tv e pensavo alla sconcezza dei proclami sul lavoro. Nel racconto si parla di un cazzone che invece di cercarselo, il lavoro, si chiude in bagno con la scusa di una colite nervosa e passa il tempo leggendo Moby Dick. Però in origine il racconto si chiamava “Raoul” e quel cazzone leggeva Kenshiro aspettando l’occasione giusta per la sua vendetta di sangue. In mezzo ci sono un sacco di ritratti di persone che qualche volta mi fermano per strada per raccontarmi la loro vita. Nessun uomo è un’isola, diceva John Donne, e così di ogni storia che ho scritto (o che avrei voluto scrivere) ho sempre paura che non sia all’altezza delle persone che incontro e che mi sforzo di raccontare. In ogni caso, se chi lo leggerà mi dirà che ciò che viene fuori dal libro, per quanto modesto sia, non assomiglia alla mia vita, ma alla vita degli altri, sarebbe già un bel risultato.