Parlo della mia esperienza che quindi è molto relativa. Partecipo a sempre meno presentazioni di libri ma quelle che vedo nella maggior parte dei casi sono frequentate da persone più anziane di me. I giovani mancano. Quelle poche volte che ho visto presentazioni con persone più giovani di me, in maggioranza era quasi sempre nell'ambito della poesia e quasi sempre in ambiti circoscritti alla cerchia che aveva organizzato l'evento, come se facessero gruppo a sé rispetto agli altri. Ogni volta che ci penso mi vengono in mente i laboratori che si fanno a scuola dove quando liberi gli alunni dalla costrizione dei banchi i bambini vanno da una parte della stanza e le bambine dall'altra, coi bambini che in genere fanno più chiasso ma hanno anche più timore di interagire con le bambine.
Poesie, pensieri e fotografie di Vitantonio Lillo-Tarì de Saavedra, in arte Antonio Lillo ovvero Antonio Hammett
venerdì 23 febbraio 2024
sabato 18 marzo 2023
gli aperitivi
Ecco una delle nuove librerie molto eleganti che – dopo anni di politiche culturali in cui ogni esperienza culturale deve necessariamente mischiarsi col “food” per funzionare – si reinventa libreria con angolo bar e ristorantino annesso, e fin qui è ok per me, ma quando li contatti per una presentazione e ti chiedono sia lo sconto sui libri sia un minino sindacale di consumazioni cominci a storcere il naso. Avremmo consumato comunque, ma se mi indichi tu il numero minimo tassativo di posti da riempire mi togli ogni gusto. Insomma, devo venire a mie spese, fare io la comunicazione per l'evento perché tu guadagni più dalle consumazioni che ti sto assicurando che dalle vendite dei libri, riempirti la serata cercando di non essere troppo noioso (perché “non tutti in sala sono lì per il libro”) e visto che mi sto proponendo pagare un tot di consumazioni per ripagarti dello spazio che mi concedi. A un certo punto pensavo di dover portare da casa anche la vasellina, ma mi hanno assicurato che quella la forniscono loro con gli aperitivi.
venerdì 17 marzo 2023
il pubblico
La mia giornata comincia con una foto di Franco Arminio da una sua presentazione a Roma piena zeppa di pubblico, cosa assolutamente non scontata visto che ormai anche le presentazioni vanno deserte. L’altro giorno, di contro, leggevo un post in cui ci si lamentava del fatto che sempre a Roma una presentazione di De Angelis per la sua traduzione di Lucrezio fosse andata “bene ma non benissimo”, e soprattutto gli mancavano intorno i poeti. Anche da Arminio mancavano i poeti, ma non se n’è accorto nessuno perché c’era il pubblico. Il punto direi che è proprio questo. Che te ne fai di appartenere alla setta dei poeti estinti se poi non vengono nemmeno alla tua presentazione, se non fanno gruppo con te? (E io stesso non potrei parlare, perché non faccio gruppo né coi poeti né col pubblico). Poi ce la prendiamo con Arminio, dicendo che in fondo se c’è pubblico significa che la sua non è poesia, ma è un’affermazione triste, perché stai implicitamente riconoscendo il fallimento di ogni poeta, la sua condanna a una solitudine egoistica e sospettosa, spesso venata dal desiderio implicito di essere compreso, di essere abbracciato dal pubblico al posto di Arminio, perché 𝘴𝘦 𝘪𝘰 𝘴𝘰𝘯𝘰 𝘱𝘰𝘦𝘵𝘢 𝘦 𝘭𝘶𝘪 𝘯𝘰, 𝘪𝘰 𝘮𝘪 𝘮𝘦𝘳𝘪𝘵𝘰 𝘥𝘪 𝘴𝘵𝘢𝘳𝘦 𝘭𝘪̀ 𝘱𝘪𝘶̀ 𝘥𝘪 𝘭𝘶𝘪. La cosa ancora più triste, però, è proprio osservare Arminio, che dimostra cosa succede quando finalmente il pubblico ti abbraccia, e ti accorgi che non c’è nessun sollievo, nessuna vera soddisfazione in questo, Arminio è spesso infelice perché avere il dono effimero del pubblico da solo non basta. L’unica vera certezza, insomma, è l’infelicità di chi scrive.
giovedì 14 luglio 2022
ferragosto
"Ma è ferragosto..."
"Vabbé, ma tanto tu mica ci vai al mare."
"Io no, ma il resto del mondo sì. Poi certo, col cambiamento climatico, magari proprio quel giorno piove..."
mercoledì 11 novembre 2020
transfert
A pagina 31 della Solitudine del Satiro, Flaiano scrive: «Questa moda di presentare i nuovi libri, come i re dal balcone presentavano alla folla il principe ereditario appena nato, è recente: pochi anni fa avrebbe coperto di ridicolo gli autori; oggi si accetta come una forma di persuasione palese, un postulato della cultura di massa». È un appunto datato 1962, strettamente legato a La Notte di Antonioni, dell’anno prima, di cui Flaiano fu sceneggiatore con Antonioni stesso e Tonino Guerra. Nel film, Marcello Mastroianni, scrittore di successo, si prepara alla presentazione del suo nuovo libro, che viene descritta come un vero e proprio evento mondano, un elegante e vacuo vernissage con tanto di ospiti illustri (i veri Quasimodo, Eco, Bompiani); intanto il suo amico e opposto Bernhard Wicki, in tutto e per tutto, persino nei baffi, la copia sputata di Flaiano, è sofferente in ospedale, inappagato nella salute (dunque nella vita), nell’arte e anche nell’amore per Jeanne Moreau, moglie infelice di Mastroianni. Nella seconda parte del film nulla si aggiusta: mentre Wicki muore dimenticato quasi da tutti (pure da noi), Mastroianni, non pago del proprio successo, va a una festa, riceve una ricca ma poco etica proposta di lavoro e già che c’è seduce Monica Vitti. Insomma, se la fortuna non è cieca è di sicuro stronza. Ho sempre immaginato che tanta snobistica antipatia per le presentazioni sia derivata a Flaiano da quella sorta di transfert cinematografico per cui, a rivedersi nell’opposto di Mastroianni – che a sua volta era attore feticcio di Fellini, con cui Flaiano avrebbe litigato di lì a poco proprio perché Fellini, da regista, si prendeva ogni merito e successo del loro lavoro artistico – il Nostro un po’ sghignazzava divertito e un po’ stringeva i denti.
domenica 13 settembre 2020
le presentazioni
Uno non può. Uno ha il lavoro. Uno ha la famiglia. Uno è sempre troppo lontano. Uno non vuole. Uno non ci crede più. Uno ha il compagno o la compagna gelosi. Uno le organizza da sé e nemmeno te lo dice. Uno ci va ma poi si ubriaca e litiga con tutti. Uno ci va ma prova a portarsi a letto chiunque si trovi a tiro. Uno è troppo pigro. Uno è fobico. Uno ci va ma vuole che gli rimborsi le spese. Uno ci va e racconta barzellette sconce. Uno ci va e comincia a guardare in alto senza parlare. Uno ti dice sempre no, ma gli piace che glielo chiedi ogni volta. Uno nemmeno ti risponde al telefono. Uno ci va ma solo se è in città, perché la provincia lo infastidisce. Uno prima dice che ci va poi ti dà bidone all’ultimo minuto e pensaci tu a chiedere scusa al posto mio. Uno devi andare a prenderlo a casa e trascinarcelo a forza, ma poi si sblocca e si diverte. Uno ci va ma solo se la data è inserita in un festival di prestigio. Uno non ci vuole più andare perché ha paura del pubblico. Uno ci va ma gli serve l’autista. Uno ci va ma solo se gli garantisci un minimo di 50 persone altrimenti nemmeno si muove da casa. Uno ti fa le scenate perché l’altro scrittore invitato ha venduto più copie del suo. Uno ci va ma ti chiede il gettone perché gli scrittori seri si fanno pagare la presenza. Uno dice che uno scrittore deve scrivere e basta, che un libro vende per quello che c’è scritto, le presentazioni non c’entrano nulla con lo scrivere. Ognuno ha la sua bella teoria in merito. Io ogni volta mi chiedo chi me lo fa fare. Se non le organizzi ti rimproverano di essere un cattivo editore, che non si interessa a promuovere i libri. Se le organizzi fanno i capricci come i bambini. Se non le fai, non vendi i libri. Se le fai sono più problemi che ti accolli che i guadagni reali. Come ci si salva da tutto questo? Come se ne esce?
venerdì 28 dicembre 2018
quando il re è nudo (ma nessuno glielo dice)
martedì 7 agosto 2018
presentare a casa
giovedì 10 maggio 2018
réclame
[Scrivo questo e intanto continuo a leggiucchiare I detective selvaggi, e sono più o meno al punto in cui il poeta Ulises Lima parte per una presentazione a Managua (Nicaragua) e lì sparisce nel nulla...]

