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sabato 18 marzo 2023

gli aperitivi

Ecco una delle nuove librerie molto eleganti che – dopo anni di politiche culturali in cui ogni esperienza culturale deve necessariamente mischiarsi col “food” per funzionare – si reinventa libreria con angolo bar e ristorantino annesso, e fin qui è ok per me, ma quando li contatti per una presentazione e ti chiedono sia lo sconto sui libri sia un minino sindacale di consumazioni cominci a storcere il naso. Avremmo consumato comunque, ma se mi indichi tu il numero minimo tassativo di posti da riempire mi togli ogni gusto. Insomma, devo venire a mie spese, fare io la comunicazione per l'evento perché tu guadagni più dalle consumazioni che ti sto assicurando che dalle vendite dei libri, riempirti la serata cercando di non essere troppo noioso (perché “non tutti in sala sono lì per il libro”) e visto che mi sto proponendo pagare un tot di consumazioni per ripagarti dello spazio che mi concedi. A un certo punto pensavo di dover portare da casa anche la vasellina, ma mi hanno assicurato che quella la forniscono loro con gli aperitivi.

giovedì 1 luglio 2021

sui premi letterari non vinti

Con tutti i soldi che ho speso per offrire un goccetto di consolazione agli autori che non hanno vinto uno dei tanti premi che non si vince, goccetto che presto si trasformava nella classica sbornia per dimenticare, facendo bene i conti mi accorgo che se volevo mi ci compravo l'intero bar. Alla fine ho capito che l'unico che ci guadagna davvero ai premi letterari è l'omino del bar. Ne prendo nota per la mia prossima vita professionale.

mercoledì 8 gennaio 2014

poesia scritta nel bar

di fronte alla stazione in cui ti aspetto in ritardo.
Sarà passata ormai l’ora del tuo arrivo?
Non entro né chiedo una risposta.

Preferisco illudermi d’un binario vuoto
da riempirlo con quello che non dice
che affrontare il secco NO di un orologio
fermo per sempre sulle dieci.

venerdì 30 settembre 2011

ci sono punti del tuo corpo...

Ci sono punti del tuo corpo, come sul collo l’angolo incassato fra clavicola e mento
o fra le scapole che sanno di zolfo, dove se t’accarezzo fai le fusa come un gattino
una morbida e pigra donna-gatto, dal pelo folto e nero. Mi aggrappo al cerchio
del tuo orecchino quando, come un acrobata ormai avvezzo, mi calo giù nell’arena
dei nostri guai. Ma non abbiamo memoria più lunga
dei pomeriggi che passiamo al parco, alla stazione, nascosti fra i turisti. Oppure al bar
centellinando monete o contestandoci l’un l’altro per il turno sul conto del caffè.