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venerdì 31 marzo 2023

sogno della scala

Nel sogno la città, che sembrava immersa in un umido paesaggio invernale, era coperta dal fango, un fango nero e denso come pece da cui emergevano a ogni passo le carcasse squartate dei cani, le ossa dei loro costati rosicchiati dal fango. Io la osservavo stando sospeso sul mondo, in equilibrio incerto su una scala a pioli dagli alti e scivolosi gradini. Mi agitavo per colpa di uno dei pochi cani ancora vivi, un cucciolo che tenevo nascosto nella tasca della giacca e tentava di scappare sbilanciandomi. Ero in dubbio se scendere a terra o risalire di sopra verso un appartamento sospeso dove una donna mi chiamava mostrandomi il petto nudo e i seni vistosi accanto a un grande comò nero anch’esso i cui cassetti si spalancavano come bocche. Potevo scegliere fra di lei che mi avrebbe accolto in cambio del cane che nascondevo, che avrebbe infilato nel comò e trasformato in un caldo vestito per coprirsi, oppure scendere col rischio che il cucciolo finisse in pasto al fango che lo avrebbe disciolto. E senza più speranza, nel dubbio su quale fosse la fine meno dolorosa per il cucciolo, stavo fermo sulla scala, cercando di non perdere del tutto l’equilibrio e cadere di sotto spezzandomi il collo, uccidendo entrambi inutilmente.

lunedì 22 agosto 2022

piscia

Sarà che siamo alla fine dell'estate, sarà che sono uscito poco, ma negli ultimi giorni che sono salito in paese ho continuato a chiedermi cos'era quella puzza sottile che sentivo in ogni strada. Siccome sono tardo ci ho messo tre giorni per capirlo: è piscia di cane. Me lo avevano anche detto, ma distratto come sono ho dovuto aspettare che impregnasse i muri per accorgermene. L'altra sera il dott. De Michele a chi gli chiedeva cosa ricordava della sua infanzia in paese diceva l'odore delle polpette fritte nei giorni di festa. Era l'odore gioioso della povertà, ora sostituito dalla puzza acidula del nostro successo. Del resto pisciapizzuli si era allora e pisciati agli angoli si è adesso, sempre lì stiamo. Nella piscia.

lunedì 15 novembre 2021

bessy

La foto è del 2011. La tomba di Bessy era in un angolo del giardino di un palazzo nobiliare del paese. Non c'è rimasto più nulla ormai, né la tomba, né la famiglia, e anche la casa è stata venduta (dopo essere stata depredata più volte dai ladri nel disinteresse generale) e completamente ristrutturata. Io ho visto la tomba di Bessy poco prima dei lavori e questa credo è l'ultima traccia rimasta di lei e di un pezzetto della vita intima di quella casa.


 

giovedì 24 dicembre 2020

sogno del latte bruciato

C’è un grande cane bianco che compare in fondo al campo dietro casa. Salta il muretto di recinzione e si aggira sperduto e smagrito per il campo, con la catena spezzata al collo. Mi impietosisco e decido di preparargli una scodella di latte caldo in cui immergerò dei pezzi di pane duro. Spezzetto il pane con le mani, verso il latte nel pentolino, lo metto sul fuoco, ma proprio mentre sta per bollire suona il telefono. Decido di ignorare la chiamata, e invece, non so perché, vado verso il telefono e afferro la cornetta. Dico pronto, ma non risponde nessuno, anche se so che dall’altra parte c’è qualcuno. Resto fermo così, ripeto pronto. Pronto. Non succede nulla. Intanto mi accorgo che il latte sta bollendo, faccio per spegnerlo con la mano libera, ma quando avvicino la mano alla manopola del gas mi accorgo che manca, manca la mano, non ho altro che il polso liscio e senza alcuna traccia di taglio. Così, privato delle dita, non riesco ad afferrare la manopola del gas e il latte sbotta fuori dal pentolino, sporcando il fornello e spegnendo la fiamma. Allora mi giro verso la finestra e vedo il cane che si allontana deluso, supera il muretto, sparisce oltre la cornice, oltre il mio sguardo. Ce l’ho con lui, perché se non fosse mai arrivato tutto questo non sarebbe successo, e allo stesso tempo mi sento colpevole del mio insuccesso, della mia incapacità di aiutarlo. Resto fermo, senza più la mano, il gas è ancora aperto, la cucina macchiata, il latte bruciato diffonde il suo odore sgradevole nella stanza. Resto con la cornetta vicina all’orecchio. Dall’altra parte del telefono si sente finalmente un sospiro, poi lontanissima un’eco, pronto, pronto. La chiamata viene interrotta.

domenica 30 settembre 2018

crudeltà

Stamattina mi sono fissato sulla crudeltà. Poco fa pensavo a quanto è potente il modo, assolutamente diverso per ciascuno, in cui ogni singolo individuo vede il mondo. Così, sullo stesso pianeta, può capitare che ci sia gente come Glenn Gould, che quando suona Bach è come se stesse suonando l’aria, lo fa con una intensità che è come se riuscisse a farti vedere ogni singolo atomo di bellezza che c’è intorno. E poi c’è gente – lo leggevo ieri – che senza un apparente motivo lega le zampe a una cane, gli infila la testa in un sacco e lo abbandona per strada a morire soffocato. Che, nel mare di cattiveria che c'è oggi nel mondo, uno potrebbe farla facile e dire: “Sono degli imbecilli, oppure, sono degli stronzi!” Ma io aggiungo, anche da stronzi ce l’avranno una visione delle cose. Non riesco a smettere di pensarci, forse perché vorrei ma non riesco davvero ad arrivarci: Che cosa vedono delle persone così? Come lo sentono il mondo?

sabato 8 settembre 2018

l'arte della guerra

Quella volta che il cane dei vicini abbia così forte dalla strada che il mio gatto, che brilla più per simpatia che per coraggio, riesce a salire fino al quinto piano della libreria per barricarsi dietro i mattoni collaudati. Lo guardo e mi viene in mente la battuta di Totò che chiude Totò contro Maciste. Nino Taranto gli chiede: "Mi sai dire chi ti ha dato la forza di fare quei salti?" e Totò risponde: "Il coraggio della paura!"

domenica 8 ottobre 2017

orfani

Mi hanno lasciato questi due cuccioli dietro casa, ma non posso tenerli. Qualcuno vuole adottarli?

mercoledì 26 aprile 2017

due zingari

Me la sento in testa da ieri, quando ho visto un cane morto lungo l'autostrada e un altro che credo fosse il suo compagno che gli girava intorno toccandolo col muso e spronandolo a rialzarsi.

lunedì 17 aprile 2017

le chien jaune

Adotto un cane. È un cane piccolo, un cagnetto, è grigio e buono e lo prendo con me per la sua apparente mitezza che riscalderà i miei giorni. Invece il cagnetto, senza un attimo di tregua, si infila in un guaio dietro l’altro e addirittura risolve un giallo riempiendomi la vita di avventure e forse troppe emozioni per me solo che lo accompagno. Lo guardo sconsolato. Ma come? Facevi una vita da nababbo, passeggiate senza meta e un piatto pronto alla mia tavola ogni giorno? Ma come hai fatto a cacciarci in questo guaio? Il cagnetto però abbaia senza vergogna, mi scodinzola ed è come se ridesse di me, delle mie ansie, forse per dire che una vita sola non ci basta a contenere la nostra gioia di vivere. Guardo il cagnetto, lo chiamo e per la gioia si fa giallo anche lui.

giovedì 23 giugno 2016

levrieri

Ne Il vecchio con un piede in Oriente, bellissimo libro minore di Tonino Guerra, fra le tante storie che non capisci se sono invenzioni oppure aneddoti, ce ne sono due vicine che mi catturano ogni volta e che hanno questa rara capacità di essere indipendenti, ma di acquistare sapore l’una dalla presenza dell’altra. Così nella prima storia si racconta di vecchi principi russi rifugiati nel Caucaso dopo la caduta dell’impero che vivono di ricordi e malinconia in attesa del ritorno dello zar, e nella seconda del ritrovamento in una stalla chiusa di alcuni strani animali abbandonati dal loro padrone e smagriti dagli stenti. All’apparenza sembrano levrieri, ma poi si scopre essere niente altro che maiali.

venerdì 1 aprile 2016

ménage

Speriamo ci regga il cuore prima di perderci fra le lenzuola
in questo mare senza uscita e senza bussola
dove l’ago l’usavi per risvegliarmi col tormento la voglia
come fanno i bambini insonni. Mi ci hai portato
a suo tempo asserendo che un divano, un tavolo non sono
che trespoli per uccelli già pronti a spiccare il volo
bambino io stesso e colto nelle mie falle di mezz’uomo
e un letto, un letto prediletto, è uno spazio bianco e ginnico
perfetto, in cui disegnare meglio il tuo capriccio con le gambe
dove l’amore – non si dovesse scriverlo per noi che lo scriviamo –
sarebbe meglio farlo, farlo sempre, senza pace, senza fine,
senza perdere altro tempo. Scialuppa in alto mare e sale
per scaldare le ferite, cauterizzare il sangue con l’acqua.
Di te sapevo dall’inizio che una donna coi tacchi che mi supera
in altezza non poteva che portarmi al desiderio innaturale
di scoparla come i cani. E ora che il cuore l’hai gettato
in poltiglia coi vetri e le parole in polvere perché mangiassi
da terra la tua cruda vendetta, mi ritrovo qui ferito
straziato nelle viscere a invocare il tuo morso che mi laceri
la gola, liberandomi la voce dal dolore. Pietà per i poeti
e per gli amanti, per i cani senza cuore. Perché un amore
come il nostro, irripetibile, sognato, è fatto più di strazio
che di letto, ma resta a letto confinato perché lo strazio
è ovunque, meno dove lo ficchiamo.

martedì 19 gennaio 2016

lenka

Lenka mi confondo è il nome
del cane mandato nello spazio
e del tuo gatto un po’ bagascia
un po’ topastro d’appartamento.
È Laika mi correggi il cane
mandato a morire nello spazio
in nome della scienza. Lenka
è come il nostro amore dorme
in cima alla libreria e vola oltre
la stratosfera quand’è sedotta
dal tuo intelletto (quando non fai
lo scemo). Proprio come fa Honza
in umide poesie per ribadire
che il sesso migliore lo fai con le
parole. La conosci?

mercoledì 16 settembre 2015

nomi, cognomi e cani

Vitantonio Lillo-Tarì de Saavedra. Molti non lo sanno, ma è questo il mio nome completo. Io poi lo accorcio in Antonio Lillo per semplicità. Gli amici addirittura in Lillo e basta. Lillo, il cane saggio.

sabato 29 agosto 2015

mitra

Ho appena terminato il mio prossimo libro di poesie. Titolo provvisorio: Nuove poesie catulliane (dico provvisorio perché c’è molto altro dentro, a parte Catullo). Il libro, visto che c’è dentro molta roba, sarà diviso in due volumi: il vol. 1 «Cani e porci», contiene poesie quasi tutte di sapore sociale o politico, di satira e di paesaggio. Il vol. 2, invece, Teoria dell’anguilla, contiene poesie d’amore (molte delle quali già pubblicate su questo blog). Ma come mi sembrano distanti le poesie d’amore in questo momento. Belle, certo, e sono io fino al midollo, ma inutili a capire il mondo. Di fronte a quello che vedo, che sento, al dolore di tutti, non c’è amore che serva. Non una parola che conforti. Molto meglio un mitra, mi dico. Pure un mitra verbale, la poesia armata che ci illuda di una possibile azione, di una giusta rappresaglia. Militanza del verbo «fottere», per ridire Carmelo Bene. 

Roberto D’Agostino: Se ne fotte anche del Governo? 
Carmelo Bene: Me ne infischio di me stesso, del Governo… 
Roberto D’Agostino: Della politica? 
Carmelo Bene: Della politica, del teatro soprattutto… 
Roberto D’Agostino: E di cosa noi dobbiamo fottere nella vita? 
Carmelo Bene: Di che cosa dovete fottere? Andate a farvi fottere! 
Roberto D’Agostino: Ah, così... 
Carmelo Bene: C’è a chi piace… 

[da Maurizio Costanzo Show del 27 giugno 1994]

martedì 7 luglio 2015

cani da guardia

Ho letto solo ora quello che è successo a Oria stamattina. La Forestale che senza preavvertire i proprietari arriva all'alba, blinda la zona e comincia ad abbattere gli alberi. Lo so che il paragone è ingiusto, esagerato, ma nella sorda volontà di perseguire la propria strada senza nessuna considerazione per i cittadini, anzi trattandoli come una fastidiosa incombenza da evitare, mi è sembrato quasi lo specchio di quanto accade con ben altra portata all'altro capo d'Italia, in Val di Susa, di quanto accade in molte piazze d'Italia oggi, adesso, a gay ed emigrati disarmati, a semplici scioperanti con nessun altro peccato che quello di non credere più in questo stato balordo. Ecco, in uno stato così, devi stare perennemente allerta ed è snervante, ti monta l'odio dentro, per tutto questo stress da abbaio, in cui l'unica cosa è abbaiare a più non posso come fanno i cani da guardia, incatenati per cacciare gli estranei e condannati a seminare la paura. In uno stato così ti basta distrarti un attimo che sei già vittima dell'odio, estraneo tu stesso alla tua casa e azzannato da cani arrabbiati come te, in questo stato di guerra senza fine.

lunedì 25 maggio 2015

sollecito

Le telefonate di sollecito degli autori che aspettano risposta per un libro certe volte sono più minacciose di una sequenza de L'ariamara. Oggi ne ho avute tre, una di seguito all'altra. "Antonio Lillo, ma mi stai prendendo in giro? No tu sono sei mesi che mi prendi in giro! E che vogliamo fare? L'ho capito che sei pieno di lavoro. Ma mo' che ho aspettanto sei mesi secondo te devo andare da un altro? No, tu mo' ti metti e lo leggi, e mi dici che dobbiamo fare. Guarda che se mi prendi in giro, poi lo facciamo insieme un lungo giro, ti porto dove dico io, e vediamo come torni." Così mi dice il terzo che mi ha chiamato oggi per mettermi fretta. Non lo sa che sono due anni che ricevo chiamate dagli autori. Lui mi parla e io mi immagino abbandonato su una piazzola di sosta sull'autostrada, insieme ai randagi in cerca di casa e alle puttane avvizzite dal sole.

venerdì 27 febbraio 2015

ieri

Ieri e poi anche oggi
volevo non esserci per gli altri
restarmene lontano da chiunque ma nel mondo
una cosa discreta
come quando piove
e tutti stanno chiusi in casa o nelle auto
e tu passeggi da solo
sotto l’ombrello
e l’unico altro che ti vede
è il cane che dorme dietro la posta.