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sabato 8 febbraio 2025

insegnamento

Io poi mi chiedo, che senso ancora abbia
andare ad insegnare alle caprette
quando c’è l’Intelligenza Artificiale
che fa meglio e nel c*lo gliela mette.
Incaprettate, appunto, è quello
a cui sono destinate. “Chi lo sa
non glielo dice e chi lo dice non sa più
che cosa dice e a chi” (Lao Tzu).

lunedì 24 giugno 2024

flaiano ringrazia

La cosa bella del premio Flaiano è che Ennio Flaiano, che odiava i premi, scrisse un racconto abbastanza malinconico su quanto lo avesse messo a disagio ricevere lo Strega. Il premio Flaiano, allora, nato sotto così cattivi auspici, per quanto blasonatissimo, si porta dietro la iattura del nome di uno che odiava i premi. Pare che la notizia del giorno sia che uno dei componenti della giuria di quest'anno, Davide Rondoni, si sia dimesso perché, una volta selezionati i finalisti, Carla Tiboni, presidente del premio, senza informare o consultare i giurati, abbia creato un premio speciale per un'altra autrice scelta a sua discrezione, creando confusione nella comunicazione sulla differenza esistente fra premio "regolare" e premio "speciale", e quindi sul lavoro e le scelte della giuria, presieduta da Roberto Mussapi. Stando a ciò che dice Rondoni, alle richieste di chiarimento dei giurati, la presidente ha risposto: "Se non vi va bene dimettetevi". Al che Rondoni si è dimesso sul serio. La presidente quindi, invece di dargli una risposta pubblica, ha appena annunciato di averlo querelato per diffamazione. Flaiano, secondo me, disgustato sghignazza.

mercoledì 27 marzo 2024

poesia civile oggi

Quando mi dicono che in Italia non c'è più spazio né modi per la poesia civile mi viene da rispondere certo che c'è: Altan, Marco Biani, Maicol&Mirco... fanno loro per tutti. E infatti i primi a condividere sono proprio i poeti. Riconoscono il respiro, anche se gli manca il verso.

mercoledì 28 febbraio 2024

dove vivi?

La Russia di Putin è fascista. Lo dice Oleg Orlov, due anni di carcere per averlo detto. L’Ucraina anche. Lo hanno detto Putin e anche molti italiani, così come lo dicono degli USA, dove sta per tornare presidente Trump, il quale lo dice dell’America di Biden che lo dice dell’America Trump, mostrando così che gli USA non sono un mostro solo e monolitico, ma due mostri molto fragili, e sempre più schizofrenici. Se l’America è fascista, si dice, lo è pure la Nato. Noi volenti o no siamo Nato, ma dovremmo uscirne si dice. Per andare dove? Anche tutti gli ex paesi sovietici sono un po’ fascisti, per educazione e cultura, vedi l’Ungheria che usa ancora le catene. Loro vogliono essere Nato. Ma allargando il tiro i fascisti li trovi un po’ dovunque. In Brasile, dove fanno le proteste in piazza per riavere Bolsonaro al potere, in Ecuador dove a fare la rivoluzione sono i narcotrafficanti, nell’Israele della strage a Gaza (che certi giorni mi pare sia l’unica cosa che ci passano in TV, insieme all’Ucraina, per non farci vedere tutto il resto), e i fascisti sono in Iran dove la rivoluzione è rientrata e oggi si fanno esecuzioni sommarie per strada, fino a tre impiccati al giorno, mischiando oppositori politici a comuni delinquenti, in Arabia Saudita dove invitano Renzi a parlare di Rinascimento, nella Turchia di Erdogan che mette i giornalisti in galera e poi fa da paciere per gli alleati in guerra, nell’Afghanistan dei Talebani che negano alle donne il diritto di restare umane, in Cina che mischiando comunismo e capitalismo è diventata un mostro a due teste pari agli USA ma molto molto più sano, nella Corea del Nord che pare avere un fascismo giocattolo ma pur sempre armato, e ultimi ma solo perché sono più poveri in più della metà degli stati africani, dalla Libia al Sudan, passando per il Congo che da oggi venderà gas all’Italia, a maggior vantaggio di chi? E l’Italia in tutto questo, mi chiedo, è fascista o no? C’è chi dice che il diavolo non è mai così brutto come lo si dipinge, e anche se abbiamo la Meloni al governo, i saluti fascisti ai raduni dei nostalgici, i pestaggi a morte nelle prigioni, Vannacci che rivendica un best seller, i poliziotti che caricano i ragazzini per strada, oltre a una storia che lasciando anche perdere i Novax può tornare gloriosamente indietro fino alla scuola Diaz, e prima ancora in Val di Susa dove nel silenzio generale dello Stato trattavano i comuni cittadini come terroristi, nonostante tutto questo il fascismo in Italia si dice è “sopravvalutato”, l’Italia nonostante qualche intemperanza col bastone è un paese sano. Sarà pure, io non sono Pasolini, io non so nulla, ma ti chiedo E tu, che ti dici antifascista e poi stai a questo mondo convinto che non serve guardare la trave nel tuo occhio quando puoi fissare la pagliuzza nell’occhio del tuo vicino fascista, e intanto paghi le tasse allo stato fascista in questa Europa serva e fascista, in un sistema economico fascista mentre fai la spesa nella catena sotto casa, e vai al lavoro, voti, viaggi, e se ti riesce fai dei figli, un mutuo, fai dei progetti per il futuro in questo mondo così tanto fascista da farti schifo, tu di preciso che non lo sei, non ti ci senti, non ci stai, tu per sentirti così innocente e puro, così fuori dal sistema-trappola, mi sai dire di preciso dove vivi?

domenica 18 febbraio 2024

la pungitura

Ogni tanto mi capita di sentirmi dare dell’arrogante (o dello stronzo) per i post in cui sfotto alcuni autori che si propongono. Così volevo dire che a parte il fatto che non è un genere che ho inventato io e nemmeno altri editori, anzi era già praticato prima ancora che nascesse l’editoria (se qualcuno se la ricorda, la satira 9 di Orazio è già un buon esempio); a parte il fatto che quasi mai mi permetto di giudicare o dileggiare pubblicamente il contenuto dei manoscritti proposti, proprio perché so quanto lavoro e coinvolgimento emotivo c’è dietro persino l’opera più modesta, quindi se mi esprimo è soltanto su metodi di approccio più o meno molesti o rivelatori, mai sulle opere in sé (e in questo se permettete mi sento più signore di altri che stanno sempre a cacare veleno sui testi di chi non gli piace come persona); ma delle volte ho proprio l’impressione che quelli che più si irritano per certi miei post siano coloro che nella sostanza hanno uno stile di approccio molto simile a ciò di cui scrivo, per cui magari non gli frega nulla dell’onore offeso dell’autore o autrice di turno, ma si sentono toccati in quel qualcosa che li riguarda loro malgrado. Quella che il mio amico Nannino il brasiliano chiamava “la pungitura”.

martedì 26 dicembre 2023

i sogni son desideri

Siccome siamo romantici, viviamo nella rassicurante convinzione che chi la fa l'aspetti, che se qualcuno ci fa qualcosa di brutto prima o poi la ruota karmica gira e la stessa cosa capiterà anche a lui/lei così che finalmente capisca come siamo stati noi. L'esperienza però insegna che la nostra è una pia illusione e che alcune persone (la maggior parte) sono così ottuse, egoiste o egotiche che non ci arriveranno mai, magari subiranno il danno ma non arriveranno mai a fare due più due perché questo significherebbe mettersi in discussione o, più semplicemente, non gli fregava abbastanza di noi fin dall'inizio per cui nemmeno si ricordano di averci conosciuto e ferito. Pertanto io resto uno della vecchia scuola e ogni volta che mi capita per prima cosa mi auguro sempre che un'auto lo/la metta sotto al primo incrocio o gli/le venga una colica renale. Magari è un po' eccessivo ma di sicuro è più efficace e in ogni caso, si sa, sognare non ha noi ucciso nessuno (purtroppo).

lunedì 18 dicembre 2023

il minchiamorta

 Un amico che sa quanto amo questi pezzi di colore, mi ha appena segnalato un gustoso post di Antonio D’Orrico in cui D’Orrico prende a prestito la stroncatura di una sua amica all’ultimo libro di Trevi e lei, parlando dell’irresolutezza irritante dell’autore/personaggio Trevi nel romanzo, lo definisce, con un termine inelegante e credo desunto dal siciliano, un “minchiamorta”. Qui, confesso, ho cominciato a perdermi, perché io sono di formazione un postnovecentesco e quindi stando alla descrizione della ragazza Trevi l’avrei definivano semplicemente “inetto”. “Minchiamorta” però, è vero, è più colorito e D’Orrico prende a prestito la definizione per dire che ci sono in giro altri autori “minchiamorta” e così cita molti romani (quelli che sbavano sullo Strega), torinesi (quelli che sbavano per Einaudi, ad es. Paolo Giordano) e milanesi (quelli che sbavano su tutto il resto, ad es. Paolo Cognetti). E qui ho fatto ancora più confusione, perché non ho capito se D’Orrico usa la parola “minchiamorta” per definire quegli autori stanziali che gravitano parassitariamente intorno ai luoghi di potere editoriale, oppure quelli che a tali luoghi fanno il piedino in maniera finto disinteressata, come se fosse la versione maschile di “gattamorta”. Già quest’ultima definizione, però, non c’entra nulla con la stroncatura a Trevi. Insomma, detta così, se vivi fra Roma e Torino e sei uno scrittore di successo sei condannato di default a essere una “minchiamorta”, o mi sbaglio? Non ne parliamo se nel frattempo hai pure vinto lo Strega! Ma di “minchiamorta”, aggiunge D’Orrico, ce ne sono tante anche in provincia, mica solo in città, vedi ad esempio Franco Arminio… E qui però io mi sono perso definitivamente sul significato autentico della parola, perché che io sappia Arminio si lamenta tanto ma sta sempre in giro, come una trottola lanciata, il suo mi sembra il Neverending tour di Bob Dylan, altro che irresoluto! Ma anche Cognetti, gli puoi dire tante cose sui suoi libri, ma è uno che fa le escursioni in alta montagna, è stato in Tibet come Brad Pitt, e si beve da solo una bottiglia di whisky per fare a gara col fantasma di Hemingway! Io che a malapena esco di casa la domenica sono certo più “minchiamorta” di loro. Eppure, mi dico, visto che sto molto lontano dal potere editoriale, ignorato dallo stesso potere come l’ultimo scartino, potrei anche definirmi un “minchiaviva”, che ne so, o un “minchiatanta” per citare Frank Zappa. Ma poi, mi chiedo, e se fosse una donna l’oggetto del contendere, si può dire che quella scrittrice è una “minchiaviva” pure lei? O suona maschilista e inelegante? E se ci mettiamo la schwa? Insomma, cari amici siciliani, me la sapete dare voi una spiegazione? Che caspita significa “minchiamorta” in letteratura?

venerdì 8 dicembre 2023

ricordiamo ai nostri amici scrittori

Bella mattinata trascorsa al Convegno per gli Aiuti alla Letteratura. È un convegno fatto dalla gente del Cinema, un tentativo di risolvere la crisi del Libro. Ci sono tutti. Aria di festa, belle attrici che, fuori dallo schermo, tra uomini adunati per discutere, assumono quell’area timida e domestica che m’intenerisce. Vedo molti registi, molti produttori, nessuno scrittore. Come mai? Orgoglio? C’è un solo letterato, me lo indicano: se ne sta in disparte sul palcoscenico e sorride a vuoto gentilmente quando qualcuno va a battergli la mano sulle spalle e a dirgli: «Coraggio, ci siamo noi, il Libro non può morire».
Il Presidente porge il saluto, legge alcuni telegrammi, ricorda il convegno sui rapporti tra Letteratura e Cinema, tenuto anni fa dagli scrittori per risolvere la crisi del film. Applausi di riconoscenza. Poi si leva a parlare un produttore, tale Masacciuccoli. Uomo enorme, cordiale e vivace. Comincia col dire che la crisi del libro è innegabilmente grave, ma non disperata, e che lascia ad altri discuterne gli aspetti tecnici, egli si limita a considerare che l’industria libraria è in crisi «perché non sa approfondire i suoi successi».
Gli chiedono che cosa intende dire e allora passa a fare un esempio: un mese fa, costretto al riposo per una slogatura alla caviglia, ha letto un libro. «Sissignori,» precisa subito al moto di sgomento della platea «ho letto un libro e ve ne posso dire anche il titolo: I Promessi Sposi». Il pubblico applaude e Masacciuccoli aggiunge: «Vedete dunque che non sto inventando». Poi si diffonde in una disanima del libro, con elogi all’autore che, a suo giudizio, dimostra di possedere molto talento. Egli sarebbe lieto di conoscere questo Manzoni e di potergli stringere la mano. Qualcuno, dal fondo della platea grida: «È morto!», ma l’oratore sta allo scherzo, sorride e continua: «Vorrei stringergli la mano, ma anche domandargli perché non ha approfondito il successo, che mi dicono enorme, del suo libro. Questo solo vorrei domandargli. E sapete perché?».
La platea tace aspetta. Masacciuccoli prosegue: «Perché io, signori, dopo aver letto questo libro, sono entrato in una libreria (mormorii) e ho chiesto a libraio: “Mi dia il seguito”. Bene, che credete che abbia fatto il libraio? Mi ha forse dato il seguito? No, mi ha detto che il romanzo non ha seguito. Gli ho chiesto perché. Mi ha risposto: “Lo chieda al Manzoni”».
Masacciuccoli tace, fissa il soffitto e prosegue sornione: «Dunque, ditemi voi, si scrive un libro, lo si stampa, ci si accorge che incontra, che piace, che ha successo, e tutto finisce qui? Ma questo è suicidio… Io non mi meraviglio più della crisi del libro, la trovo anzi sacrosanta. Sono infatti sicuro che di tanti altri libri, se li avessi letti, ora chiederei invano il seguito a libraio. Sono sicuro che migliaia e migliaia di libri dormono ancora sui loro primi allori, improducenti, inattivi, chiusi e senza seguito».
Masacciuccoli sembra calmo; di colpo batte un pugno sul tavolo, e grida: «Ma che cosa abbiamo fatto noi quando la crisi del film ci dilaniava? Non abbiamo forse fatto il seguito ai nostri film di successo per dieci, venti, cento volte?».
Qui è scoppiato un applauso. Masacciuccoli l’ha lasciato sfogare e ha aggiunto: «In qualche caso abbiamo persino esagerato». (Voci: «No! No!»). «Sì, abbiamo esagerato, ma bisognava salvare il principio della ripetizione e dell’approfondimento».
Altri applausi, Masaciuccoli è calmo, vuol stravincere. Dice: «Torniamo ai nostri Promessi Sposi. Io dico al libraio: “Dunque niente seguito?”. E libraio mi guarda e dice: “No, niente seguito”. Sembrava anche sorpreso che insistessi. “Cosicché” dico io “abbiamo magnifici personaggi uno più bello dell’altro e niente seguito? Abbiamo le indimenticabili figure del prepotente, di… Don Rodriguez, abbiamo il prete, il frate, il cardinale, l’Innominabile e la monaca; e niente seguito? Ma se solo sulla monaca, io, se avessi tempo, scriverei un libro e voi mi dite: niente seguito?”».
Altri applausi. Masaciuccoli allarga le braccia e conclude commosso. «Non insisto. Ricordiamo però ai nostri amici scrittori che non basta il successo singolo, magico fiore nel deserto, bisogna sempre approfondire le idee e fare del deserto un giardino; un giardino di speranza».
Si scatena un diluvio di applausi.

ENNIO FLAIANO, 1957, da La solitudine del satiro (Adelphi, 1996)

venerdì 3 novembre 2023

ridere

Oggi, mentre guardavo il Tg, ho pensato con tanto rimpianto che viviamo davvero in tempi bui e che una volta, di fronte a notizie succose come quella delle tre escort sfrattate dalle loro ville milionarie alla morte del loro protettore Silvio Berlusconi che intanto viene iscritto nel Pantheon degli uomini che hanno dato più lustro alla città di Milano, ecco in altri tempi da una notizia così, personaggi assai più illustri come Dino Risi avrebbero tratto materiale per un film in cui ribadire col sorriso l'amara verità che in fondo, almeno a Milano, la mela non cade mai lontana dall'albero. Invece Risi è morto, quella stagione lì è morta, e a noi resta di guardare le notizie in Tv senza più ridere di niente e di nessuno. Nemmeno di noi stessi.

giovedì 2 novembre 2023

cinema e letteratura

Non credevo alla crisi del cinema, comincio a crederci da qualche giorno: da quando hanno «indetto» un convegno sui rapporti tra Cinema e Letteratura. In genere, da noi – non rivelo un segreto – un convegno a cui partecipano i letterati è già il segno della fine. Non saprei dire il perché: forse per la pigrizia che spinge i letterati a occuparsi delle questioni letterariamente. Un convegno sui rapporti tra i Buoi e la Letteratura si fa di solito quando i buoi sono scappati. A questo convegno sul Cinema hanno partecipato vari e ottimi scrittori, un solo produttore, qualche personaggio ufficiale. Si è molto discusso sul sesso degli angeli. Qualcuno ha anche parlato sui rapporti tra Letteratura e Fisco. I produttori sono stati generalmente incolpati di essere avidi e faciloni: e questo è talmente noto che non c’era bisogno di riunirsi per scoprirlo. Il produttore – per quanto strano possa sembrare – è un tale che mira a far soldi. Incredibile. Qualche volta ha provato a sue spese che le idee nobili non vanno, il pubblico preferisce le idee ignobili, ci si sente più a suo agio. Il produttore è quasi sempre lo specchio del pubblico.

Gli scrittori si sono proclamati pronti ad aiutare il Cinema sul piano della qualità. Un tale ha chiesto che a ogni sceneggiatura debba partecipare a uno scriba fornito almeno di licenza liceale. Ma se nel Cinema sono tutti dottori! Moravia, sempre il più sincero in questi casi, ha detto che, se deve pensare a qualche cosa per il Cinema, preferisce scrivere un racconto un romanzo. Benché questa confessione possa anche spiegare la sua straordinaria fertilità di scrittore, siamo già maturi per una prima conclusione: lo scrittore, moralmente, disprezza il Cinema. Non è una novità nemmeno questa. «Fare il cinema», per molti, o tutti, è un’attività sussidiaria e secondaria; e invece lo è soltanto nella misura in cui lo scrittore lo crede. E allora perché questo convegno? Forse perché il Cinema è remunerativo? 
 
[…] C’è poi la tendenza dello scrittore medio italiano a considerarsi inviolabile come un sacerdote. Vuol dire messe ai cannibali, ma detesta il martirio; vuol convertire i suoi lettori, ma si preoccupa della pensione e delle percentuali; vuole la Libertà ma ammira anche in cuor suo le enormi tirature di Stato delle Repubbliche Sovietiche.
I rapporti tra Cinema e Letteratura potrebbero essere gli stessi, tutto sommato, che tra Letteratura e Edilizia. Perché dovrebbero essere molto dissimili? Il Cinema è un’industria, o almeno tutti vorrebbero che lo fosse, dimenticando che le poche opere belle del cinema italiano, quelle che hanno fatto parlare dell’esistenza di un cinema italiano, sono state fatte contro l’Industria, contro i produttori, e soprattutto contro il pubblico. Il giorno che il Cinema, in questo paese, sarà veramente un’industria, gli scrittori potranno tornare a raccontarci i loro primi amori. Non serviranno più a niente, nemmeno a fare film di protesta.
 
ENNIO FLAIANO, 1957 (da La solitudine del Satiro, Adelphi, 1996)

martedì 24 ottobre 2023

sally meyer

Accidioso, caustico, bugiardo, cascamorto impenitente e dalla battuta facile, brillante e spesso allusiva, col sorriso dell'eterno ragazzo che gli fa perdonare ogni cosa, Sally Meyer è l'alter ego inventato da un giovanissimo Ernst Lubitsch nella prima parte della sua carriera (negli anni '10 del '900 in Germania), quando è il principale attore dei suoi film. Sono commedie mute ancora oggi godibilissime (per quanto nella maggior parte dei casi perdute: spesso la censura, non soltanto nazista, le ha distrutte perché scritte dirette e interpretate da un ebreo che prendeva spudoratamente in giro la propria comunità di appartenenza). Formidabili gli scambi di battuta in puro stile yiddish, come quando in Meyer da Berlino (1919) viene sfidato a duello e così risponde a chi lo ha sfidato per il mattino dopo: "Io non mi sveglio mai in tempo per i duelli. Se faccio tardi, lei cominci pure senza di me" (che già anticipa Woody Allen). O come quando più romanticamente bacia una ragazza che gli piace (ma non è sua moglie) e le dice: "Ora non farti strane idee, questo è solo per dimostrarti che non sono timido". Come se ci fosse bisogno di dimostrarlo.

domenica 22 ottobre 2023

fantasia montanelliana

Continuo a ripensare all’ultima intervista di Montanelli che diceva che il problema del nostro paese non era politico ma generazionale. Serviva una rivoluzione violenta, diceva, che spazzasse via ogni cosa. Non è la politica che è marcia, ma le ultime generazioni che sono marce nel midollo, corrotte senza esclusioni, buone soltanto a incancrenirsi nella propria corruzione. E allora, come risolvere il problema? Con un bel genocidio assistito, un suicidio di massa. Fare fuori due o tre generazioni di italiani ma in maniera chiara, pulita, senza distinzioni o esclusioni, farci fuori tutti fra di noi, sessanta milioni di persone che viste da quaggiù sono tante, ma viste da lassù, da un satellite, non contano niente sul pianeta. E poi ricominciare da capo con l’aria finalmente più pulita, con chi viene a prendersi le case. Ripopolare il paese con qualcuno che ha meno marciume di noi in corpo. Ad esempio potremmo suicidarci tutti e dare le nostre case o ai palestinesi o agli ebrei, così uno dei due popoli viene qui e l’altro resta lì e almeno un conflitto nel mondo finisce, un conflitto dove per una volta non saremmo complici ma risolutori. Ecco che in un sol colpo, col nostro sacrificio, risolveremmo il problema di due paesi e di tre popoli. Montanelli da lassù ci guarderebbe contento.

venerdì 31 marzo 2023

intervista

INTERVISTA AD ANTONIO LILLO FATTA DA ANTONIO LILLO (A CUI SONO MOLTO GRATO PER QUESTA POSSIBILTÀ).

D: Io ti leggo sempre con grande spasso, però non posso fare a meno di notare anche una certa disillusione, un’amarezza in ciò che scrivi. Quindi comincio chiedendoti, ti piace la poesia?
R: In verità no. Prima pensavo di sì, ma poi ho capito che no. O meglio, più no che sì. Non è che la odio proprio, ma tutto sommato vivo meglio quando non mi sta davanti.
D: Con che criterio scegli gli autori che pubblichi?
R: In generale provo prima di tutto a sbolognarli ad altri editori. Se non riesco a sbolognarli ad altri vengo a patti con loro…
D: Ma come li sbologni? Ma perché fai l’editore allora?
R: Meglio che andare a lavorare…
D: Vabbè, ma ci sarà un ritorno economico in quello che fai…
R: No, ma che ritorno? A chi chiedi chiedi, questa è una delle pochissime certezze di questo mestiere: non c’è un ritorno adeguato.
D: Non riesco a capire, scusa, da un punto di vista letterario non ti piace ciò che fai, da un punto di vista economico è un settore senza prospettive di crescita. Ma perché lo fai?
R: Come dicevo sopra, dovendo far finta di lavorare, ho un sacco di tempo da occupare mentre aspetto di morire…
D: Lillo, tu ci stai prendendo in giro. Ma noi sappiamo che fai un ottimo lavoro, e sulla lunga distanza il tuo lavoro sarà premiato… Anzi, adesso hanno finalmente inaugurato il premio Strega Poesia! Cosa ne pensi?
R: Penso che se ai piani alti hanno fiutato l'affare forse adesso gireranno un po’ di soldi e molti provoloni si caleranno le mutande!
D: Tu dici che adesso i provoloni…?
R: Anche le scamorze! Non i caciocavalli, però…
D: Lillo, ti sento stupidamente pessimista…
R: È l’andropausa incipiente…
D: Vabbè, in chiusura dicci almeno una cosa buona per i poeti che ti leggono…
R: Io dico che se Mussolini ha scritto anche poesie c’è speranza per tutti, anche per i poeti, di arrivare a qualche posizione di potere impegnandosi.

martedì 14 marzo 2023

il soft power

Ho visto adesso al Tg che l’Italia è al 9° posto nel mondo per soft power, cioè per potere di condizionare il pensiero degli altri non attraverso la forza politica o militare ma attraverso il peso della cultura e della creatività. Dieci anni fa, per dire, eravamo al 10° posto, quindi è una cosa di cui essere orgogliosi. Ma rimane il mistero di capire dove questo meccanismo si inceppa in casa nostra: in che modo, con una tale cultura che ci rende noni nel mondo, poi non siamo capaci di esprimere una classe politica che sappia rappresentare questo potere. Invece non solo se ne vergognano come a scuola (volesse mai il cielo che li chiamassero “secchioni”), ma se glielo chiedi qualcuno ti risponde pure che il soft power ce l’ha nascosto nei pantaloni.

domenica 18 dicembre 2022

realpoetik

Leggo una poetessa che sta per pubblicare un suo libro di (belle) poesie erotiche, e in questo non c’è nulla di male. Anzi. Però guardo anche il numero e l’esuberanza dei commenti di alcuni suoi follower, alcuni dei quali non comprerebbero un libro in versi manco sotto tortura se non fosse per il loro contenuto, e questo un po’ mi fa prudere le mani, ma non per lei o loro, perché mi rendo conto che questi rapporti che noi crediamo molto liberi spesso si muovono su dinamiche talmente codificate che si fanno sistema, abitudine, gabbia, ed è anche per questo che forse non cambierà mai nulla in questo paese.

Al lettore digli FICA
che gli salverai la vita
se poi gliela scrivi in fronte
schizzerà come una fonte.

E ti compra pure il libro
che si legge con un dito
quello medio ben chiavato
dal votante infregolato.

Che alle prossime elezioni
nato a pane e Berlusconi
tornerà sempre a Gomorra
per far rima lieta in sborra.

venerdì 8 aprile 2022

seghè

Oggi leggevo un sondaggio secondo cui un terzo degli italiani si dichiara “né con la Russia né con l’Ucraina”, sostanzialmente assume la posizione di Ponzio Pilato in attesa di sgozzare l’agnello per Pasqua. Fra gli altri, la maggioranza, peraltro inascoltata dalla classe politica, è contraria sia ad armare gli ucraini sia alle sanzioni economiche, ma richiede che a risolvere la questione sia la diplomazia. In quale modo, visto che non puoi opporti ai russi con la forza, né ricattarli sul piano economico, secondo me non lo sanno bene manco loro; anche se qualcuno considera che concedendo ai russi ciò che vogliono la smetteranno di rompere i coglioni, un po’ come si fa coi bambini un po’ troppo viziati (anche i bambini viziati possono essere felici). Ma cosa vogliono i russi? Qui le risposte si sprecano. Ovviamente la Nato fuori dalle balle, poi tutta l’Ucraina da denazificare nel giro di un paio di generazioni e già che ci sono anche la Versilia per farci le vacanze. Un mio amico che vive lì mi fa: Va bene. Sai che cambia, tanto qui ci vengono solo i milanesi, o russi o milanesi quando parlano non si capisce niente uguale. Basta che la finiscano.

martedì 16 febbraio 2021

italia nostra

Vogliamo i colonnelli, del 1973, è uno dei film più rappresentativi (e meno trasmessi) del periodo d'oro di Monicelli. Nel film un gruppo di cialtroni di stampo neofascista, guidati da un Tognazzi che parla toscano, organizza un golpe che finisce nel nulla, favorendo però con la loro azione un secondo golpe da parte di insospettabili Democristiani. Nel finale del film, in una Italia ritornata all'ordine militare, Tognazzi, ora a capo di un gruppuscolo politico ribattezzato Italia Nostra, si arrabatta per vivere provando a vendere piani insurrezionali a piccoli dittatori del terzo mondo. In questa scena viene costretto ad allontanarsi dalla polizia dal tavolo delle trattative (in un bar del centro di Roma) perché nel frattempo il Governo ha dichiarato il divieto di assembramento, aggravato dalla diversità di colore della pelle. O tempora o mores.

 

giovedì 23 luglio 2020

calcolatrice

Stamattina rileggevo il post (ormai un classico) degli Italiani che sono il popolo più ignorante d'Europa. Ma vicino a quello, prima e dopo, ce n'erano degli altri in cui si rivelava quanto ci spetterebbe a cucuzza se l'Europa erogherà l'anno prossimi i primi soldi dei Recovery Fund: più o meno 500 euro a testa. Una miseria, si commenta. E ho pensato a tutta questa gente che, come gli è arrivata la notizia da Bruxelles, la prima cosa che ha fatto è stata prendere carta e penna e farsi i calcoli: cosa ne viene a me? Perché gli italiani saranno anche ignoranti come bestie, ma puttana eva (cit. Cochi & Renato, Il reduce) sono nati con la calcolatrice nel cervello e se gli metti le mani in tasca non ce n'è per nessuno.

domenica 5 luglio 2020

proposta

Ho appena avuto questa idea che se mai un giorno toglieranno la statua di Montanelli dalla piazza di Milano, forse potrebbero sostituirla con una di Sgarbi che è a suo modo una delle massime sintesi dell’italiano medio ma un po’ fuori dal comune che abbiamo oggi in Italia, quindi abbastanza medio da essere uno-di-noi ma anche abbastanza fuori dal comune da meritarsi una statua che è sempre summa e simbolo di una collettività. Quindi prendi quest’uomo rissoso per amore della rissa; colto e istrionico ma arrogante; egocentrico al punto che spesso e volentieri si fa riprendere in bagno (seduto sul cesso come Frank Zappa); uno che si dice “libero” perché non ha una precisa collocazione politica – tanto da avere anche delle uscite anticonformiste e felici quando meno te lo aspetti – ma comunque tende a destra; uno che ama le donne ma senza rispettarle, che ne fa spesso oggetto di apprezzamenti sessuali bassi o volgari; che tratta le istituzioni come le donne; che pur essendo nato con la TV privata è stato completamente assorbito dai social, tanto che vive con un telefonino in mano sempre, persino quando è ospite di una trasmissione televisiva; che vive nel telefono e attraverso il telefono, in una continua autorappresentazione che ha avuto il suo ultimo apice – uno dei tanti – nell’immagine di Sgarbi trascinato via dalla Camera come in una deposizione rinascimentale. Ma per me l’immagine sua più bella rimane quella in cui divora con ferocia una granita da un chiosco notturno romano mentre conversa amabilmente, con partecipazione umana, con l’immigrato del Bangladesh che lo gestisce: amabile e ingordo insieme, come un bambino, e sempre tenendo in mano il telefono. Inoltre, pensando a questa eventuale e impossibile sostituzione di statue, e di tutto ciò che direttamente e indirettamente rappresentano, mi è venuto da pensare che siamo ironicamente passati dall’epoca gloriosa della Olivetti – che imbracciava Montanelli nella foto storica da cui hanno ricavato la statua a Milano, simbolo di un’epoca in cui industria e cultura si sposavano nel nome del progresso italiano – a quella del telefonino di Sgarbi che è probabilmente prodotto di importazione, Taiwan o affini. Sgarbi seduto sul cesso mentre scrolla il telefono. Non è forse la cosa più vicina all’immagine stessa dell’italiano – quando non muore di fame – che c’è oggi in giro? E se non ci mettiamo Sgarbi, chi ci mettiamo? Franca Viola, come mi piacerebbe anche? E chi la conosce? (“È sui social?” mi chiedeva un ragazzo l’altro giorno e vi assicuro che è stato triste, anche se non era colpa sua). Un calciatore, magari di quelli acquistati dall’estero, così riscattiamo i neri? Uno scrittore vero, di quelli che magari hanno vinto lo Strega (ma non scherziamo)? E come ci accertiamo che sarà meritevole di tanto onore? Per la qualità sempre discutibile delle sue azioni? Per la media del numero di like che fa tendenza?


sabato 25 gennaio 2020

favola della povertà

Intervistato su come vuole intervenire per abolire la povertà nel Paese, il neoeletto Presidente del Consiglio ha risposto che è sua intenzione agire con fermezza per abolire direttamente i poveri. È un sistema semplice, ma di provata efficacia: si fanno degli accurati controlli trimestrali e a chi è sceso sotto la soglia minima prevista dal Decreto sulla sicurezza e sul decoro urbano, gli vai a suonare a casa. Ecco che il problema della povertà è risolto.