Per quanto si possa discutere di tutto il resto, ti accorgi di qual è il cuore di un problema quando confrontando le varie posizioni – che sono tante e tutti diverse, fra chi è pro o contro Trump, o Putin, o Zelensky, pro Ucraina o anti Nato – tutte invariabilmente concordano senza alcun dubbio sulle responsabilità dell’Europa e della sua politica fallimentare. Se, fra così tanti e discordi e punti di vista, su questo convergono tutti, vuol dire che è lì che sta il vero problema ed è lì che bisognerebbe agire. Noi almeno, in quanto Europei, dovremmo agire. Non distruggendo l’Europa, come vorrebbe qualcuno, ma facendo pressione per riformarla, possibilmente mandando via a calci i suoi attuali rappresentanti, che ancora oggi, invece di impegnarsi per realizzare degli accordi fra delle parti che sono troppo compromesse per essere equilibrate – e dove diciamoci la verità tutti stanno perdendo la guerra, ma nessuno la sta vincendo – parlano a vanvera, qualcuno propone una tregua di un mese, qualcun altro di entrare in guerra anche noi, senza sapere dove stanno andando dopo tre anni di conflitto, senza nemmeno una linea comune. Ma vergognarsi di se stessi ogni tanto, no? Solo io ad ascoltarli in Tv mi sento in imbarazzo? Hai voglia a dire Trump o Zelensky, la colpa più grande qui è la nostra, siamo noi che invece di dissociarci da loro dovremmo prenderci le nostre responsabilità e andare dai nostri rappresentanti politici e chiedere conto di cosa stanno facendo. Loro, sono quasi sicuro, ci diranno che non lo sanno.
Poesie, pensieri e fotografie di Vitantonio Lillo-Tarì de Saavedra, in arte Antonio Lillo ovvero Antonio Hammett
lunedì 3 marzo 2025
domenica 2 marzo 2025
detrattori
A ripensarci oggi con più calma, trovo davvero straordinario che molti dei detrattori di Zelensky che in merito all’incontro dell’altra sera gli hanno rimproverato di non essere un politico esperto, o di essere un comico da poco, o la sua carenza d’inglese, o l’incapacità di gestire una situazione di tensione, o di essere comunque un ladro e un fascista, un asservito agli americani, poi fondamentalmente in patria siano elettori di Cinquestelle e Lega, o addirittura seguaci di quel destrorso di Marco Rizzo. I Cinquestelle – che intendiamoci votava pure mio padre – sono un partito fondato da un comico, nato contro i politici di professione, legato da sempre a un’idea di naïveté intesa come purezza dalla sporcizia del potere – infatti quando erano al governo hanno fatto tanti di quegli errori, tradendo moltissime promesse elettorali, che adesso non li vota più nessuno – con un livello linguistico spesso assai più imbarazzante di quello di Z. e tutt’altro che liberali – spesso quelli che definiscono Z. come un repressore dei diritti del suo popolo sono gli stessi che ancora oggi piangono a gran voce per gli “anni bui” del lockdown, dimenticandosi che al potere allora c’era il pacifista Conte! – mentre i Leghisti sono quelli che ancora oggi devono restituire 49 milioni rubati allo stato, che in nome della sua efficienza sono a favore dello sfascio dello stato, che in nome della sua sicurezza sono a favore di uno stato di polizia, che quando si tratta di omosessualità e migranti stanno appena un gradino sopra i comuni assassini, e senza dimenticarsi la loro posizione su Gaza dove sono fra i pochissimi a non stare zitti e infatti appoggiano apertamente la politica di Netanyahu, guidati da uno come Salvini che è talmente asservito agli americani da riuscire addirittura a scrivere che i dazi americani sono una bella opportunità per l’Italia! Di Marco Rizzo e dei suoi non dico perché li muove esclusivamente un sentimento d’odio per l’Europa che ormai è fuori tempo massimo ed è l’espressione di un manipolo di vecchi nostalgici che quando potevano cambiare il paese, e l’Europa stessa, facendo pesare il loro voto hanno pensato soltanto a coltivare il proprio orticello, fregandosene del futuro dei loro figli, e adesso se la prendono con chi l’orticello glielo sta togliendo. Io li guardo, leggo ciò che scrivono, e trovo che siano stupefacenti queste persone che gridano fuori “Al lupo! Al lupo!” e poi lo votano in patria senza riuscire a fare 2+2.
giovedì 7 novembre 2024
de andrè
Ieri un tipo su IG che pareva molto contento della vittoria di Trump perché finalmente avrebbe contrastato questo clima d'odio antirusso, anche se poi si scherniva dicendo (e citando il povero De Andrè) che lui è contro il potere tutto, a un certo punto ha fatto fra le righe allusioni a quei fessi tipo me che credono alle bufale sul clima e si fanno l'orto a casa per mangiare vegetariano a km 0 ecc. tutte cose molto inutili che non cambiano di una virgola quello schifo di potere che ci sovrasta, come se già mangiare bene non sia una forma sana di lotta. Leggendolo, però, mi è venuto da pensare che, per quanto io ci parli, davvero non capisco le posizioni di quelli che credono alle scie chimiche e poi mi dicono di non credere al surriscaldamento globale, definendola una bufala, io non capisco perché secondo loro l’uomo ha il potere di iniettare sostanze nell’aria che respiriamo ma non ha potere di influenzare la natura. Ma non è una contraddizione? Ho letto persone convinte che il disastro di Valencia sia stato provocato da inseminazioni di nuvole di pioggia in Marocco, e proprio per questo sostengono che è la prova che non c’è alcun cambiamento climatico in corso, ma è stato solo un “incidente” più o meno casuale (che già detta così, visto quello che è successo, fa abbastanza paura). Ma non è invece la prova che se l’uomo vuole può facilmente modificare il clima, sconvolgerlo e creare disastri ambientali? E che occorre quindi una regolamentazione etica di cosa si può fare o no, e come, e con quali scopi, in natura? Perché, se anche fosse vera la storia del Marocco, tu come ti comporti: vai in Marocco a dirgli di non provare mai più a far piovere sul loro stato, anche se magari hanno una grave siccità in corso? E dall’alto di quale gradino glielo puoi impedire? E sai dove ti mandano quelli in Marocco se provi a dirglielo? E allora che si fa, andiamo avanti con il "Liberi tutti" fino al prossimo incidente, alla prossima Valencia? Perché tanto non è vero niente? A me sembrano tutte cose molto reali di cui discutere, mica fantasie. E il fatto che non si riesca a discuterne pacificamente arrivando a una soluzione condivisa mi pare solo la controprova che il problema è veramente serio.
giovedì 25 agosto 2022
la situazione a un mese dalle elezioni
Io sono malato. Mio padre è malato. Mio zio è malato. Mia zia non è malata ma ieri è inciampata in una buca per strada e si è fatta male al ginocchio. Volevamo portarla in ospedale, che qui non c’è più, è nel paese vicino, ma lei ci ha detto no, e poi chi sta con vostro zio (che è allettato), per cui è tornata zoppicando a casa. Io più vado e più vedo tutti ammalarsi. Ognuno ha le sue teorie per questo: mio padre si è convinto che è stato il vaccino a precipitarlo nel male, il mio amico Martino allarga il tiro, lui pensa che è nel cibo che mangiamo e nell’aria che respiriamo che è nascosta l’insidia. Se il mondo intero è malato non puoi che ammalarti anche tu che sei nel mondo, sei parte dell’ecosistema, e io gli do ragione. Ci sono cure? Una volta Johnson, emigrato dal Ghana che è stato per poco mio allievo, mi disse una cosa: Ognuno deve prendersi cura di sé per essere benedetto da Dio. Ognuno deve fare la sua parte per sé e per gli altri, impegnarsi il doppio. Ieri Draghi – che per un certo periodo è stato incensato del titolo di Superuomo – ha detto, con la faccia tosta di uno Schettino, che il paese è malato ma in qualche modo ce la farà. O come mi dice il medico scherzando: finché non diventi giallognolo vai tranquillo, c’è speranza. La colpa, dal mio punto di vista, non è nemmeno di Draghi, non ha chiesto lui di stare lì, lo hanno tirato per la giacca quelli che erano lì prima di lui e ora ci chiedono il voto per far meglio di lui con identica faccia tosta. Altri sono disposti a scordarselo questo, io no. Io vedo solo malattia, non cura, non speranza. E penso che chi continua a fidarsi senza tregua delle solite facce (“che a vederle fanno schifo”, Gaber) si merita la malattia e l’estinzione. E infatti.
giovedì 7 gennaio 2021
it
Oggi ho letto molti post ironici sui fatti di ieri a Washington, e soprattutto su come erano vestiti alcuni di loro, ma nella sostanza (e a dispetto di qualsiasi ottimismo basato sulla ragione e sulla giustizia) un manipolo di esaltati conciati come se fossero dei tifosi allo stadio, guidati da un pazzo filofascista che fino a ieri era il capo di uno dei paesi più importanti e meglio armati del mondo, ha messo in discussione la base democratica di quel paese, assaltando il Campidoglio col risultato di: 4 morti, 14 agenti feriti gravi e 52 persone arrestate, mentre il pazzo comandante in capo, ancora libero e illeso, si dichiara pronto a creare un nuovo partito per le prossime elezioni (col beneplacito internazionale di Putin): un partito che rischia di prendere, per giunta, un sacco di voti, soprattutto se nei prossimi anni la politica di Biden non migliorerà la situazione già disastrosa degli Stati Uniti, specie fra le classi sociali più povere e facilmente manipolabili. Non fa ridere per nulla, come prospettiva... Alla fin fine, in IT, il mostro assassino che fa da protagonista al romanzo è vestito da pagliaccio.
domenica 21 giugno 2020
di rabbia, bastardi e omogeneizzato
sabato 11 aprile 2020
dare soddisfazione al popolo
sabato 25 gennaio 2020
favola della povertà
mercoledì 21 agosto 2019
democrazia liquida
venerdì 18 gennaio 2019
padronale
sabato 26 agosto 2017
il quasi fascista totò
martedì 13 dicembre 2016
porci senza ali
domenica 31 agosto 2014
lettera a guglielmo minervini
domenica 12 gennaio 2014
guardando il telegiornale: due pensieri
venerdì 18 ottobre 2013
reato di libertà di pensiero
Più nazista di così quest'emendamento non potrebbe essere.
giovedì 19 settembre 2013
berlinguer era una brava persona
sabato 2 marzo 2013
questo non è un paese per vecchi
Blade Runner. Roy Batty e Pris, due androidi fuggiti da Marte, si sono rifugiati in casa del progettista genetico J.F. Sebastian, un innocuo venticinquenne affetto da una malattia che ne ha anticipato l’invecchiamento. Il progettista, riconoscendone la diversa natura a causa della loro bellezza e perfezione, chiede loro di mostrargli qualcosa di speciale. Pris gli risponde: “Io penso, Sebastian, pertanto sono”, rimarcando in questo modo la propria dignità di individuo.
Quello descritto da Blade Runner è un mondo affetto dalla vecchiaia e dalla malattia, corrotto e stanco, che vive in una oscurità senza uscita in cui l’uomo è destinato a dibattersi prima dell’inevitabile fine. Gli unici esseri sani, giovani e forti, sono gli androidi, asserviti o temuti come nemici da eliminare appena cominciano a dimostrare di avere sentimenti. Ma nessuno può salvarsi da tanta corruzione, e anche chi non muore è costretto alla paura, a fuggire senza pace per nascondersi. Due sono le grandi metafore evidenziate dal film. La prima, post sessantottina, è che nessuno sopporta la giovinezza se lasciata libera di essere, di agire senza censure, e la condanna. La seconda è che i ricordi, di qualsiasi natura siano, sono tutto ciò che abbiamo, cagionevoli quanto noi.
Ci ho pensato in questi giorni, dopo le dimissioni del Papa, che lascia perché si sente vecchio e troppo stanco per affrontare i problemi del mondo attuale ma anche, viene da aggiungere, la corruzione presente in Vaticano, i suoi enormi e occulti giochi di potere. E poi per il caso Pistorius, l’omicidio da parte di un uomo giovane ma “non perfetto” della donna perfetta che amava: come in Blade Runner (nomignolo di Pistorius) l’atleta decide di eliminarla, non reggendo il confronto con lei, con il suo grado perfezione e con la libertà che reclama.
Ci ho pensato durante le ultime elezioni quando, di fronte ai tanti che accordano la loro fiducia a Berlusconi, in molti hanno reclamato per la vecchiezza (e l’implicita corruzione) di un paese incapace di guardare in avanti e ancora legato ai propri insani ricordi. A conti fatti, però, il 25% degli italiani si sono astenuti dalle urne e il partito più votato è stato Cinque Stelle. Non sappiamo a questo punto se tale fiducia porterà alla soluzione dei problemi o affosserà del tutto l’Italia. Il punto è un altro.
Per troppo tempo le forze di potere hanno creduto che i propri elettori fossero degli androidi, macchine da voto con sentimenti elementari e facilmente manovrabili. Ora, molti degli androidi si sono rifiutati, in nome della propria dignità di pensanti, di fare quel qualcosa di speciale che gli veniva richiesto “per il bene del paese”, cioè votare ancora una volta i vecchi che per anni lo hanno corrotto. L’istinto vitale ha prevalso sulla paura del futuro. La rabbia sulla ragione. Lo spirito di rivolta sul calcolo delle opportunità. Tutto è incerto, ma qualunque cosa si pensi dei risultati, questo non è più un paese per vecchi.



