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mercoledì 24 luglio 2024

colpa loro!

Ascoltando al Tg le parole di Delmastro pensavo a com'è breve il passo da "Aiutiamoli a casa loro" a "Rimandiamoli a casa loro". In ogni caso è sempre colpa loro, mai della nostra gestione vergognosa di quelle strutture. Tanto che Delmastro ha la faccia tosta di venirci a dire che se non venivano qui "loro" nelle carceri si stava proprio bene, c'era tanto spazio arieggiato e si poteva pure assumere nuovo personale. Ma che possiamo farci se ci sono "loro" che vengono qui a rubarci il lavoro, il futuro, persino in carcere? Nulla, quando se ne andranno "loro", allora tutto si aggiusterà da sé. Sarà, io di persone che sono state in carcere, ma non da oggi, da anni, ne ho conosciute un bel po', e non me ne ricordo una sola che mi abbia detto: Antò, ma come si stava bene in carcere, soprattutto d'estate era così bello che guarda, io non volevo più uscire! E penso che ci vuole talento per riuscire con una sola frase a sputare in faccia a così tante persone in difficoltà. Caro Delmastro, chapeau.

sabato 2 marzo 2024

il distributore

Parlando di problemi editoriali, negli ultimi quattro anni ho lavorato con un distributore che ora sto lasciando perché è più di un anno che non mi paga una fattura. I primi due anni tutto è andato bene, il terzo ho cominciato ad avere problemi, il quarto anno è stato un disastro. A questo distributore sono arrivato dopo aver chiesto referenze ad altri editori che mi hanno assicurato che con loro si era comportato benissimo e quindi mi ci sono avvicinato con fiducia. Né sono stato l’unico, se tale distributore si pregia di avere un quantitativo di clienti, fra piccoli editori indipendenti, molto alto. Quindi non so a da cosa derivi questo comportamento, se sia stato un problema solamente mio o riscontrato anche da altri, fatto sta che – parlo per me – è da dicembre 2022 che tale distributore continua a rendicontarmi (con rendiconti a mio avviso poco chiari specie sulle voci di sovrasconto) libri venduti che io puntualmente fatturo, ma quando invio la fattura non mi viene bonificata. All’inizio mi sono lamentato, poi ho cominciato a innervosirmi. Ma ogni volta che sollecito il pagamento o non mi rispondono affatto, o se n’escono con qualche giustificazione (dove alla fine pare quasi sempre essere colpa mia per un motivo o per l’altro), oppure se m’incazzo se n’escono con la solita frase lapidaria “giriamo in amministrazione” con l'amministrazione che non mi ricontatta mai, nemmeno alle PEC, e così rimpallano di mese in mese i miei solleciti. Insomma, per ogni libro di Pietre Vive che siete andati a ordinare in una libreria di catena o avete acquistato su IBS negli ultimi mesi io ad oggi non ho recuperato nemmeno le spese di spedizione. È come aver preso decine di libri stampati a tue spese e averli regalati a uno più ricco di te, la sensazione è quella. In particolare questo mi è capitato con un titolo, “Agostino” di Michele Paoletti, dove a me risultavano vendute in libreria, durante una presentazione dell’autore (estate 2022), un’ottantina di copie che il distributore non mi aveva mai rendicontato. Quando l’ho redarguito, quasi otto mesi dopo la presentazione il distributore ha fatto un controllo, mi ha detto che avevo ragione (guarda un po’), mi ha fatto fatturare le copie vendute (nel 2023!) e non me le hai mai pagate. Quella è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Per cui sto chiudendo il rapporto, con tutte le lentezze del caso sui resi, ma ancora non so quando, come e se recupererò le cifre che loro stessi definiscono “non elevate” (anche perché ricordiamoci che io vendo libri di poesia, mica bestsellers da migliaia di euro). E la fregatura è proprio questa, che per cifre simili non vale nemmeno la pena fargli causa. Né il danno è tale che possa rovinarmi, però brucia, quello sì. Ora il problema, si dice da più parti, è che serve spezzare il monopolio della grande distribuzione, perché la loro mission è monopolizzare il mercato strozzando i piccoli editori (lo ha spiegato benissimo Giulio Mozzi in un suo post), ma se cerchi di venire fuori dalle pastoie della grande distribuzione (in un mondo che ti chiede di continuo di essere distribuito) andando in direzione “ostinata e contraria”, ovvero attraverso canali laterali che sono più vicini alla tua visione delle cose, ti imbatti spesso in realtà che si dicono “alternative” ma che poi di alternativo non hanno proprio niente. E a questo punto mi tocca ammettere che ha ragione chi sostiene che per fortuna c’è Amazon. Sarà a suo modo disumana, ma forse proprio per questo ad oggi è l’unica che non mi ha dato grosse fregature e paga puntualmente ogni mese.

mercoledì 14 giugno 2023

metà dei problemi

Quando leggo alcuni autori che si lamentano degli editori penso ma perché non fate tutti come me? Io mi ero a tal punto scocciato che alla fine mi sono creato una casa editrice apposta per non dover più chiedere niente a nessuno. Ora non dico che sto bene, ma litigo soltanto con gli autori, così ho risolto metà dei miei problemi nel mondo editoriale.

giovedì 30 dicembre 2021

cercare guai

Stamattina ho chiamato in tipografia e come ogni volta che mi succede mi riempio di ansia per il futuro e mi rendo conto – toccando il problema con mano – di come stia terminando un’epoca della piccola editoria. Il meccanismo era già alla frutta da tempo, ma il periodo storico sta dando il colpo di grazia. Il costo della carta, come di tutte le materie prime, è in continuo aumento. Giorno per giorno. Non solo, sta diventando difficile trovarla. A Natale abbiamo rischiato di non fare uscire un libro perché non si trovava la carta per stamparlo. Io non so che succederà in altri campi della piccola editoria – narrativa, saggistica, fumetto: quelli che contano – ma per quello di cui mi occupo io, la poesia, che come tutti sanno non ha veri margini di guadagno e si mantiene in equilibrio precario e appassionato fra perdite ed entrate, potrebbe essere la fine di quel piccolissimo fronte di editoria NO EAP (come lo chiamano) che si era creato fra la fine del secolo scorso e l’inizio di questo e che già traballava prima ancora del Covid. Semplicemente, a un certo punto i costi di produzione surclasseranno i guadagni e non ce la si farà più a stare sul mercato. Si tornerà probabilmente tutti a pagare gli editori per pubblicare le proprie raccolte, o compartecipando alle spese come del resto già si fa, o si andrà avanti ad e-book oppure, come già stanno tentando alcuni editori e distributori, col print on demand: stampando i libri al risparmio (spesso su carte di cacca) su richiesta dei reali acquirenti e senza più costi di magazzino. Se ti chiedono cinque copie stamperai cinque copie. Se l’autore non ha soldi da spendere per l’editore e nessuno vuole leggere il suo libro con il print on demand non si stamperà nessuna copia. I più cocciuti andranno avanti a PDF che prenderanno il posto dei vecchi ciclostilati. Diventerà ancora più dura, per ogni autore che conti solo sul proprio talento, crearsi un percorso editoriale verso le grandi case editrici, già blindatissime. Del resto i corsi di editoria sono i primi a insegnartelo e scoraggiarti come possono: chi vuol fare l’editore si guardi bene dal pubblicare poesia! Se lo fa investa al massimo su di un titolo all’anno per assecondare il suo vizio. Con più di un titolo si metterà nei guai.

sabato 11 aprile 2020

dare soddisfazione al popolo

Da ciò che ho visto, ieri di un discorso durato circa venti minuti, quasi un intero Paese ha capito soltanto una cosa: Conte ha asfaltato Salvini e Meloni con stile. Che è in sostanza ribadire la mentalità da stadio su cui si basa la nostra società. Da una parte ci sono i buoni e dall'altra i cattivi nel cui sangue si estirpa il male e viene così lavata la colpa di tutti. Non importa se domani mi metterò a insultare anche Conte all'occorrenza, importa che in questo momento ci siano uno che vince e uno che perde, meglio se quello che perde mi sta pure sul cazzo. Dare soddisfazione al popolo, si sono sempre risolti così i problemi dal basso, ne scriveva persino Cicerone: quando la situazione si fa critica metti due gladiatori nell'arena e tutto si aggiusterà per i romani, almeno fino a domani. Che poi non c'è da preoccuparsi: da martedì riaprono le librerie, luoghi di una tale purezza utopica che non sono frequentati né da Salvini né dai suoi avversari. Il Paese, incredibile a dirsi, ripartirà da lì.

venerdì 9 agosto 2019

guai

Uno può indignarsi e/o incazzarsi quanto vuole per ciò che sta accadendo e per Salvini, ma la verità è che lo sappiamo tutti che siamo nei guai. E lo sappiamo perché a furia di fare per anni il giochino di votare al meno peggio tanto per dare un senso al "principio democratico" delle elezioni, ma senza puntare i piedi e pretendere qualcosa di serio e di credibile, alla fine non c'è rimasto più nessuno. Siamo con le pezze al culo, senza una vera sinistra (che ci creda) e senza una vera destra (che sia dignitosa) e pieni di sfiducia e di sospetto verso chiunque. Io ormai non mi fido più nemmeno del mio vicino di casa! Chissà chi voterà, quello.

martedì 9 aprile 2019

problema a monte

Faccio un corso online in diretta per comunicazione e media marketing. Il tipo dall’altra parte dello schermo mi chiede: chi è che si occupa della comunicazione? Rispondo: io. Mi chiede: chi è che si occupa dei contenuti e della parte grafica dei prodotti? Rispondo: io. Mi chiede: chi è che si occupa della parte amministrativa dell’azienda? Rispondo: io. Allora il tipo dall'altra parte dello schermo mi guarda corrucciando la fronte e mi fa: C'è un problema strutturale a monte, ma non so se riesco a risolverlo da qui.

lunedì 12 febbraio 2018

la professionalità

Diciamocelo, la maggior parte dei problemi sul lavoro viene da persone che di volta in volta tocca incrociare e che, a qualsiasi latitudine esse siano (da Lecce a Milano per intenderci), si riempiono la bocca con la parola professionalità. “Io sono un professionista! Io sono un professionista!” continuano a blaterare senza mai dimostrarlo coi fatti. A tutti loro che della professionalità fanno bandiera, certi giorni che viene meno la pazienza, mi piacerebbe rispondere con la celebre battuta di Totò: “E ci si pulisca il culo!”

domenica 3 maggio 2015

il problema

Se c'è una cosa veramente stronza che impari ai corsi di scrittura o più semplicemente nutrendoti di storie è che a un certo punto succede qualcosa, una qualsiasi cosa che ti cambia la vita, te la salva oppure no, ma se anche non ti salva capisci qualcosa di più su te stesso: è l'abc di chi racconta, il principio alla base di qualsiasi fiction: a un certo punto viene fuori un problema e quel problema innesta un vortice che cambierà tutto. Purtroppo nella vita vera non succede quasi mai, non importa che tu sia un gran cazzaro oppure no, non succede mai nulla di così avvincente che riesca a svoltarti la giornata, figuriamoci la vita, e se anche ti capita un nuovo problema è nuovo per dire, perfettamente uguale al problema di ieri: un altro preventivo da rifare, un nuovo progetto da scrivere ma che non verrà finanziato, la serie infinita di fatture, la rendicontazione economica da approvare, la mailing list da spedire, il cazzo di libro che ci hai sperato tanto ma non vende, il grande scrittore che fa i capricci e non sai come mollargli uno schiaffo senza che si metta a frignare.

mercoledì 18 marzo 2015

il problema

Il problema, alla fine, non è nemmeno Lupi, sono tutti quei padri che, a sentire la storia, non si indignano, anzi dicono: "eh pure io lo avrei fatto per mio figlio". Perché si sa, si fa tutto per i figli. Sono loro il vero male, quei padri con quei figli. Che poi basta guardarsi Un borghese piccolo piccolo di Monicelli, che è un film del 1977, per rendersi conto che il male è sempre stato quello, non è mai cambiato e nemmeno ci pensa a cambiare.

giovedì 12 febbraio 2015

cercarsela

Stavo leggendo alcuni vecchi articoli sulla morte di Pasolini, alcuni di eminenti critici e letterati del nostro paese che ipotizzano come, tutto sommato, quella sua morte lì Pasolini “un po’ se l’era cercata”, tanto che poi non si è più cercato nemmeno i colpevoli. Quella frase, “se l’era cercata”, mi ha fatto tanto pensare ad analoghe formule, tutte uguali, sentite negli ultimi mesi: per le ragazze a cui si è pagato il riscatto, che un po’ se l’erano cercata, o per i fumettisti francesi a cui hanno sparato ma che se l’erano cercata, per Stefano Cucchi e per tanti altri poverini che non dico ma se la sono cercata. E mi viene da dire che invece, secondo me, l’unica cosa che una persona va davvero cercando nella vita è la felicità, e non è nemmeno detto che la trovi. Ma penso anche che tutto questo rientra in quella parola che Pasolini usava spesso per indicare certi atteggiamenti comuni: “moralismo”, l’attitudine che abbiamo un po’ tutti a dire agli altri come gira il mondo, cioè alla nostra maniera che spesso, per una serie di casi, diventa la maniera di tanti. Se tu non giri come vogliono i tanti, e alla loro velocità, te la stai già cercando; se pesti loro i piedi te la stai cercando; se quando lo fai ti va bene allora hai talento, oppure fortuna (o chissà che hai combinato sottobanco, perché, come diceva Andreotti, “a pensar male ecc.”); ma quant’è vero Dio, se cadi a terra mentre lo fai, allora te la sei proprio cercata, e la pietà, o il perdono, è meglio se te li vai a cercare altrove.

martedì 23 dicembre 2014

distanza

Ho avuto una discussione con una persona. Questa persona ce l’ha con me per determinati motivi, secondo me alquanto sciocchi, per lei importanti. Un problema mio di leggerezza che si è trasformato nell’ennesima tragedia verghiana. Il problema non è nemmeno questo, però. Il problema è che, dopo questo, ho capito di sentirmi come prosciugato verso gli altri. Ho fatto il conto e nell’ultimo anno ho litigato con sette otto persone diverse e per motivi più gravi. Per cui adesso, anche se dal punto di vista umano mi dispiace, da un punto di vista più concreto credo di aver colmato il secchio, e nella sostanza non me ne frega più nulla. Vuoi litigare con me, chiedo già al prossimo che verrà, allora perdonami se non ti darò il peso che meriti, ma ormai sarai per me solo l’ottavo, o il numero nove o il dieci. Solo un altro sulla lista. Con questo non sto cercando un nuovo motivo di scontro, non sto lanciando il sasso e nascondendo la mano. Sto solo dicendo come mi sento. E non mi sento per nulla vicino a chiunque.

sabato 23 agosto 2014

l'ovvietà dell'acqua

Il fatto che per richiamare l'attenzione su un problema così serio come la SLA si sia dovuto ricorrere a un escamotage idiota come quello della secchiata d'acqua, la dice lunga sul vero livello della nostra sensibilità rispetto al dolore degli altri. Il successo di tale escamotage – perché ammettiamolo che se ora se ne parla tanto è solamente per quella secchiata, roba da festa sulla spiaggia, mica per il problema in sé – rivela come ormai si sia passati dal sogno del Villaggio Globale a quello più terra terra del Villaggio Turistico Globale
Ci si riferisce sempre ai paesi più ricchi, perché in uno dei tanti paesi poveri del globo, la secchiata d'acqua addosso se la sognano per la disperazione, mica la sprecano per la pubblicità. Ovviamente, per aver ribadito una tale patetica ovvietà, ho rovinato l'intero discorso contaminandolo di moralismo, quello che in genere dà fastidio, perché si lega ad altri discorsi in cui ti si chi chiede qualcosa per chi ha bisogno senza offrirti nulla in cambio, nemmeno lo spettacolino di strada degli elemosinanti. Il meccanismo è quello, se ci pensate, anche se l'intenzione è nobile, ma chi lo nega?

mercoledì 19 febbraio 2014

preghiera della serenità

Dio, concedimi la serenità di accettare le cose che non posso cambiare,
il coraggio di cambiare le cose che posso,
e la saggezza per riconoscerne la differenza.
Vivendo ogni singolo giorno,
gioendo di ogni singolo momento,
accettando le difficoltà come sentiero per la pace.
Prendendo questo mondo corrotto così com'è, non come vorrei che fosse.
Confidando che tutte le cose andranno a posto alla fine.
Che io posso essere ragionevolmente felice in questa vita.

lunedì 15 aprile 2013

questa casa popolata di cadaveri...

Questa casa popolata di cadaveri
dorme un sonno lungo e spezzato
quando si risvegliano
di rado i loro problemi migliorano
gli occhi annebbiati di sonno
non mettono a fuoco i problemi
non cambiano mai visione
tutte le certezze sognate
si affievoliscono piano come fa
la notte nel mattino
non reclamano vendetta né salute.