Io devo dire in queste ore continuo a ripensare all'articolo di Scurati sul fatto che abbiamo perso la nostra anima guerriera o qualcosa del genere, e lo metto in relazione alle immagini di ieri a Fasano quando dei tifosi hanno messo a ferro e fuoco la città per una partita di calcio e ho pensato che forse non è vero che lo abbiamo perso quello spirito guerriero, forse soltanto saggiamente abbiamo capito che va messo da parte quando si parla di cose serie come la guerra, per destinarlo a cose meno serie ma tutto sommato inutilmente divertenti come le partite di calcio, dove ci si può riempire di botte in libertà e dare fuoco a una città con le bombe carta, tanto si sa che il giorno dopo si ritorna tutti a casa ed è finita lì. A me poi più dei tifosi fanno orrore e paura certi ragazzini di oggi che senti alla tv sono in aumento, e sono capaci di ammazzarti, stuprarti, rapinarti, fare male persino i genitori e metterlo in un video, ma non per cattiveria, che non gliene frega nulla di nessuno, quanto perché sono anaffettivi, non provano più nulla per nessuno, quelli lo spirito guerriero non sanno proprio cos'è, ma se gli dici che possono confondersi coi droni secondo me sono contenti. Poi, povero Scurati, pensavo anche che nemmeno un anno fa dissero che era stato censurato dalla Meloni per una lettura televisiva su Matteotti e allora giù tutti a difenderlo come martire della libertà di espressione, adesso che scrive un articolo che non piace a nessuno ho letto pure quelli che gli danno del pazzo o del cretino e andasse lui vecchio rimbambito in guerra; ma questo, aggiungono, che fosse cioè un vecchio rimbambito guerrafondaio, si sapeva da sempre, e quindi se cretino lo era da sempre lo era anche l'anno passato che parlava di Matteotti, e forse era meglio se non ne parlava proprio, così nessuno lo condivideva, anche se parlava di Matteotti, o contro la Meloni. E ho pensato che davvero, dalle stelle alle stalle è veramente un attimo.
Poesie, pensieri e fotografie di Vitantonio Lillo-Tarì de Saavedra, in arte Antonio Lillo ovvero Antonio Hammett
lunedì 10 marzo 2025
sabato 7 dicembre 2024
lingua morta
Ieri
leggevo un’inchiesta pubblicata sul Sole 24ore: la natalità degli
italiani è al suo minimo storico, in compenso siamo il primo paese
europeo per arrivo di immigrati. Allo stesso tempo siamo uno dei paesi
più ignoranti della propria cultura, ce ne gloriamo senza sapere perché.
A rincarare la dose, un’altra inchiesta uscita in contemporanea – l’ho
letta su Repubblica, ma l’hanno condivisa in tanti – dice che quest’anno
rispetto al 2023 ci sono 900.000 lettori in meno, o per
povertà o per estinzione. Tutto questo mi rattrista enormemente. Hai
voglia a seguire le panzane allarmistiche del governo sulla
regolamentazione degli immigrati, ma se tutto questo non è accompagnato
da una adeguata politica culturale, io penso solo che non si può
arrestare un flusso naturale di persone giovani e vitali in un paese
vecchio e prossimo al suo collasso. Forse altrove si chiederebbe a
queste persone di imparare la nostra lingua e la nostra storia per
preservarle insieme alla loro. Ma io ho amici insegnanti che mi
raccontato di classi con stranieri abbandonati a se stessi
nell’incapacità di comunicare. Molto presto la nostra lingua, che è
nulla più di un dialetto su scala globale, per quanto nobile sia, priva
com’è di cura da parte dei suoi stessi parlanti, sarà completamente
abbandonata e dimenticata senza troppi patemi. Io la vedo come la mia
sconfitta, come la prova ultima che il meglio che ho da offrire a questo
mio paese in termini di linguaggio, di poesia e letteratura non solo
non è capito né gradito, ma è perfettamente inutile e presto diventerà
incomprensibile come il latino e il greco. Una lingua morta.
venerdì 6 dicembre 2024
i papponi
Oggi
il servizio al Tg dice che, mentre mancano le figure tecniche e
professionali nelle aziende e si teme che l’avvento dell’AI e della
manodopera straniera porterà a una crisi senza pari del lavoro, in
Italia si abbassa sempre più il livello culturale della popolazione e le
scuole fanno sempre più fatica a formare le nuove generazioni. Un amico
insegnante mi racconta di un colloquio con una madre, anch’essa
insegnante, che di fronte ai voti bassissimi e al disinteresse
dei due figli (uno in prima e uno in terza) si giustifica dicendo che
tanto il loro è un problema generazionale, non ci si può fare niente, al
che il mio amico infastidito le ha risposto: “E noi che vogliamo fare,
ci vogliamo arrendere?”. Ma la situazione è comune a moltissimi
genitori, che più sono giovani e meno stanno dietro ai figli. Il futuro
per questi ragazzi, continua il servizio al Tg, si prospetta sempre più
nero. L’altro giorno una bambina in una classe delle medie ha detto che
da grande vuole fare la maestra perché “le maestre mangiano e dormono
tutto il tempo e non fanno niente”, il sogno di questi bambini infatti è
fare il meno possibile; un’altra bambina vuole fare il carabiniere
perché le piace l’idea di portare una divisa e picchiare in testa la
gente; mentre sta diventando una moda fra i maschietti (a quanto pare
introdotta da TikTok) dire che da grande faranno “i mantenuti”. In che
senso mantenuti? “Che mi cerco una ragazza più grande che lavora e mi
faccio mantenere da lei”. Niente di nuovo, insomma, ai tempi di Pasolini
quelli così si chiamavano papponi.
lunedì 11 novembre 2024
lettura come lotta
Leggevo stamattina un articolo del Libraio.it in cui si diceva che sempre meno giovani nel Regno Unito leggono libri. Al momento solo il 34% dei bambini e adolescenti intervistati ama leggere nel tempo libero con una predominante di genere femminile. È lo stesso andazzo della popolazione dei giovani lettori in Italia che paradossalmente stanno un poco meglio (39%) almeno finché non arrivano alle medie, poi c’è il crollo. Con l’Italia che, però, continua ad attestarsi agli ultimi posti nella classifica dei lettori europei, insieme alla Romania e all’isola di Cipro (ultimi 3 posti sui 27 stati membri). La differenza è che nel resto d’Europa la percentuale media dei lettori è di circa il 53%, cioè una metà della popolazione legge e l’altra metà no. In Italia si scende al 35% (lettori che hanno letto almeno un libro all’anno). E il 39% (giovani lettori) del 35% (lettori totali) è effettivamente una cifra ridicola. Il dato più interessante però è un altro. Guardando alla mappa del mondo, viene fuori che i paesi dove si legge di più sono tutti in Asia (India, Thailandia, Cina, Filippine) e subito dopo in alcuni paesi dell’Africa. La media del tempo dedicato alla lettura in India, primo paese al mondo per lettori, è di quasi 11 ore a settimana per un totale di un libro letto ogni due settimane, a fronte della media italiana di un libro letto all’anno (più di un libro da noi fa già un “lettore forte”). È interessante per la percezione che si ha di quei paesi come di economie rampanti che presto controlleranno il mondo a fronte della nostra percezione di paesi in declino. In questo senso si potrebbe dire che si legge di meno anche come effetto del decadimento economico e culturale dell’Europa. Ecco così che mentre leggevo i dati continuavo a pensare a “Fahrenheit 451”, alla scena di quegli uomini che imparavano i libri a memoria per non perderli. E ho pensato all’attività della lettura come a una forma di resistenza contro il decadimento dell’Europa. Chi legge resiste, guarda al futuro, chi non legge, chi non trova più il tempo e la motivazione per farlo, è già stato a modo suo battuto, ha già fatto i conti con la storia e ha perso.
lunedì 1 luglio 2024
casa
Stamattina leggevo con invidia che Jon Fosse vive in una casa nel centro di Oslo concessagli dal re di Norvegia per meriti letterari. La Norvegia ha 5 milioni di abitanti e una manciata di poeti. Leggono quasi tutti. In Italia, invece, abbiamo 60 milioni di abitanti: di questi circa 10 milioni sono quelli che leggono e almeno 20 milioni sono gli scrittori, più o meno pubblicati. Nessuno ha abbastanza meriti letterari da meritarsi una casa dallo stato, anche se, da ciò che sto leggendo in questi giorni dopo il caso Salis, molte case sono sfitte e fatiscenti o in mano alle mafie. Ma se anche a un ipotetico scrittore venisse concessa una casa sarebbe probabilmente occupata, perché quello degli scrittori italiani è notoriamente considerato mondo di mafie e parassiti.
lunedì 17 giugno 2024
il suddissimo
Più inutile del G7 a Fasano, nel Sud Italia, credo ci sia stato solo il summit per la pace a Lucerna, al punto che lo hanno trascutato persino i giornali. Seriamente, e lo dico da uno di parte, ma come si fa organizzare un summit per la pace senza nemmeno provare a invitare uno dei due paesi in guerra, non fosse altro che per dirgli in faccia “o fai la pace o ti stronco”? Sarebbe comunque stato meglio che parlare a una sedia vuota. Del resto mi pare chiaro che i nostri paesi hanno sempre fatto così, con tutti, decidendo per gli altri senza nemmeno consultarli, e non perché sono stati colonialisti ma perché prima ancora, per tradizione, sono stati realisti. Più cocente ancora, però, è stato sentire al Tg che i paesi “del sud del mondo” non hanno firmato il documento fuoriuscito dall’incontro, e tu nella tua ingenuità per un attimo ti sei illuso che il sud del mondo si fosse svegliato. Invece poi ti elencano i nomi dei dissidenti e scopri che sono Arabia Saudita, Libia, Brasile, India, spesso paesi che gravitano intorno a Cina e Russia, ma peggio ancora paesi dalle politiche orrende, che non vogliono la pace, vogliono solo prendere il posto degli altri, finanziando Hamas, costruendo campi di concentramento per i migranti africani, disboscando l'Amazzonia e sterminando gli Indios per costruire centrali della carne in cui torturare gli animali, ed opponendosi a qualsiasi riduzione delle emissioni inquinanti del pianeta. Questo è il sud del mondo, oggi, visto al Tg. Viene quasi da chiedersi che differenza ci sia fra “noi” e “loro”, se abbiamo tutti lo stesso peso sul piatto della bilancia dei possibili aguzzini. Per un attimo ti lasci scoraggiare, ma poi pensi che non è così, che c’è ancora un Sud che si salva dal potere, che è migliore di questi piccoli sud, un sud che ai tavoli degli accordi non viene mai invitato, un sud del sud che è un “suddissimo” e che sta ben oltre il Sudafrica, con gli ultimi del mondo, schiacciati in basso, nei barconi, e che lottano ogni giorno con le unghie e coi denti per non morire. Quello è l’ultimo sud ed è il mio sud, l'ultimo che ci rimane da difendere.
domenica 16 giugno 2024
cina, faro del mondo
Leggevo stamattina due notizie che riguardano la Cina e alcune contraddizioni che ci riguardano. 1) La Cina sta imponendo la censura (o damnatio memoriae) sui fatti di piazza Tiananmen, nel senso che a Honk Kong è impossibile fare manifestazioni pubbliche in merito a quella giornata: la famosa foto dell'omino che da solo fronteggia i carri armati cinesi è bandita; scrivere post sul 4 giugno, o come lo chiamato loro 35 maggio, è vietato; così come accendere una candela commemorativa in quella data (è successo a due ignari turisti, arrestati per aver acceso di sera la torcia del cellulare); ma anche indossare una maglietta con Che Guevara è un reato punibile con l'arresto. 2) Nel frattempo a Bruxelles c'è una "guerra commerciale" in corso che riguarda l'aumento dei dazi da imporre alla Cina per l'esportazione di auto elettriche in Europa, con la Cina che attualmente è il maggiore partner commerciale europeo avendo esportato auto elettriche per dieci miliardi di euro e minacciando dure rappresaglie commerciali a un continente che per la maggior parte dei suoi prodotti, dal vestiario all'oggettistica, è ormai "made in China" e ora, pur con molte resistenze interne, prova a porre dei freni allo strapotere cinese. Tutto questo, dicono gli esperti, non farà che aumentare i costi di produzione e rallentare la tanto annunciata transizione ecologica, di cui, si vocifera, la Germania ho proposto di posticipare la data di scadenza ben oltre il 2035 con una brusca retromarcia sulla decarbonizzazione della nostra tecnologia. Non a caso le destre che stanno prendendo il potere considerano che la preoccupazione ecologica non abbia fondamento e che ci siano in gioco interessi più importanti, quali il lavoro e l'industria. Alla faccia dell'emergenza climatica, ma pure dei diritti degli stessi lavoratori, che ogni giorno vengono ridotti. La nostra speranza, insomma, è di non finire come in Cina, se fra una ventina d'anni qualcuno pronuncerà "2035" con una certa malinconia nella voce e verrà arrestato.
sabato 11 maggio 2024
viva l'italia
Questo mi sa è un viaggio per coppie. Dopo gli inglesi di ieri, oggi divido il posto con due siciliani diretti come me al Salone. È la prima volta che vengono in Piemonte e si incantano per ogni cosa. Poco prima di Vercelli si alzano attaccandosi al vetro per guardare le risaie che come lame si accendono nel riflesso di un cielo freddo e luminoso nel primo mattino. – Che meraviglia, fa lei, sembra che ci camminiamo sopra, è proprio come a Venezia! – Qui ci avranno delle zanzare da un chilo, risponde lui altrettanto ammirato, altro che le nostre! – Da lontano un contadino che passa con gli stivali di gomma e la vanga sulle spalle gli fa ciao con la mano e loro rispondono contenti. – Viva l'Italia e quant'è bella!, dice lui pieno di spirito patriottico. – Io mi sento calato in pieno Risorgimento.
lunedì 15 aprile 2024
servile
L'Italia mi accorgo è piena di gente sempre pronta a dare del servo agli altri, e sostenere che le persone libere, in cui si sentono comprese, sono pochissime, si contano sulle dita della mano. Infatti, finita la mano, i conti non tornano più, a meno di non cominciare a pensare che siamo tutti servi e liberi insieme, servi liberi di servire quando gli garba o uomini liberi altamente servili quando fa comodo a loro. Non a caso la commedia dell'arte è nata qui.
domenica 14 aprile 2024
va bene così
Va bene che Israele di Netanyahu è uno stato orribile, ma mi stupisce sempre leggere post che in qualche modo giustificano o addirittura simpatizzano con qualsiasi azione di un regime, quello iraniano, dove se appena appena sei donna e ti togli il velo o sei un giovane che si ribella a questa cosa ti ammazzano di botte o ti impiccano per strada, dove sono due anni che c'è una rivoluzione giovanile in corso (di quella sì non parla proprio più nessuno) e dove invece che gridare "Cessate il fuoco ovunque" come fa l'Anpi, forse avremmo dovuto mandare aiuti, sostegno e anche armi se fossero servite, perché se c'è un antifascismo vivo è quello che c'è in Iran e che si oppone sia agli ufficiali ammazzati a Damasco dagli israeliani, sia a quelli che rispondono con missili e droni secondo il diritto internazionale. Poi certo, Israele è cattiva perché ammazza i bambini palestinesi, e l'Italia è brutta perché vende armi a Israele, ma l'Iran che ammazza le donne per presunto mandato divino e vende le armi ad Hamas, cos'è? C'è da chiederselo oggi, dove per qualcuno di noi tutto sommato va bene così, perché Israele se l'è cercata, e in fondo hai visto non ci sono state vittime... Ma vaffanculo, va, davvero.
mercoledì 21 febbraio 2024
farsi male
Negli ultimi giorni, sicuramente per farmi molto male, ho visto in loop “Il caso Moro” (Ferrara), “Interno Notte” e “Buongiorno Notte” (Bellocchio) e “Romanzo di una strage” (Giordana). Così stanotte, era quasi inevitabile, ho sognato di vivere in un paese pieno zeppo di vecchi, fra democristiani ed ex-fascisti, assetati di potere che vanno in giro a braccetto con giovani esaltati pronti a “scatenare l’inferno” perché si vedono come proiettati in un film con Russel Crowe ingrassato come si è visto a Sanremo, e che non riescono a costruire un discorso sensato perché non leggono libri ma parlano per frasi fatte e imparate a memoria e se gli rispondi male ti fanno il saluto nazista come per sfotterti e dire che quello sbagliato qui sei tu; e soprattutto con il cadavere di Aldo Moro (ma con la faccia di Gifuni) che spunta da ogni dove dando le mani a chiunque come se fosse sotto elezioni, ma poi passandole con l’amuchina, e annunciando che presto vedrete morirà di nuovo per tutti noi, per salvarci dalla nostra presunzione di crederci migliori o peggiori degli altri, e regalava a tutti la sua foto ricordo da tenere sul comodino.
domenica 26 novembre 2023
longhi nella rivoluzione
Che cosa fosse l’arte moderna, in Italia, negli anni tra il 1910 e il 1915, al tempo degli articoli di Soffici sulla Voce, lo si può riassumere in una parola che non aveva ancora tutto il suo significato e i suoi sogni: era una rivoluzione – novità, giovinezza, scandalo, liquidazione del passato, negazione e rifiuto delle tradizioni, rovesciamento dei modi abituali di pensare. Longhi era vociano, futurista, avanguardista, e aveva sposato questa rivoluzione. «Courbet e Manet sono morti nel 1877 e nel 1884: Cézanne nel 1906: Renoir e Degas vivono ancora numi solitari e scontrosi spregiati come furono apprezzati e popolari Tiziano e Michelangelo», è questo rapporto solidale, entusiastico con un’arte di cui si può ancora sentire, nell’aria, la sopravvivenza e il messaggio di novità, a portare Longhi su posizioni appassionatamente formaliste; è la rivelazione cézaniana di «traiter la nature par le cylindre, la sphere, le cône» a fargli scoprire nei quadri di Caravaggio la «diagonale del cubo» e a fargli inseguire i triangoli di Antonello e gli «specchi lacuali» di forma e colore di Piero lungo tutta la penisola fino a Ferrara e Venezia. Sotto questo aspetto, la Breve storia [della pittura italiana] è un ago indicatore, l’indice di questa fusione tra principi metodologici idealisti e lettura dell’arte moderna. A volte, questa doppia sensibilità trascina la didattica longhiana verso intuizioni che si direbbero «creative», come nell’ekfrasis dello stile di Piero: «[…] intarsio variegato di zone placide e potenti che vivono della vita pullulante atomica sostanziata della memoria pittorica. Negli accordi di colore offre le più forti e delicate contrapposizioni di valore – in cui si manifesta il vero colorismo – dove un rosa pallido e un violaceo autunnale si accostano a qualche poderoso tono compositivo di rosso e marrone o di bruno», come si vede, un quadro di Morandi; ma, nel 1914, questi Morandi non esistevano ancora. Longhi ha visto con le parole là dove sarebbe andato il pennello.
Cesare Garboli, Breve vita del giovane Longhi (Scritti servili, minimum fax, 2023)
sabato 2 settembre 2023
che sarebbe successo...
Ieri leggevo un libro di Angelo Panarese, Risorgimento tradito (Capone) in cui, con taglio fortemente gramsciano, si parla del fallimento sia economico che culturale (nella formazione di uno spirito nazionale) dei Savoia nella gestione del regno italiano dopo l’unità (fallimento che avrebbe portato al fascismo), e mentre leggevo mi sono chiesto – a parità di condizioni economiche fra Nord e Sud prima dell’unità, a parità di monarchie zoppicanti che li governavano, a parità di interessi economici internazionali sull'Italia dell’epoca – che sarebbe mai successo se Garibaldi coi suoi mille volontari quel lontano giorno del 5 maggio 1860, gridando “Viva l’Italia”, invece di partire da Quarto nei pressi di Genova, si fosse imbarcato a Napoli risalendo lungo lo stivale invece di fare rotta a sud.
sabato 19 agosto 2023
poveracci noi
L’espressione che va per la maggiore questa estate fra gli italiani è “poveracci”. L’imprenditore (ricchissimo) che denuncia pubblicamente la fidanzata che gli mette le corna è un “poveraccio”. Gli italiani che non rinunciano alle loro vacanze, anche se non hanno soldi nemmeno per il pieno di benzina, sono “poveracci”. Quelli che vanno in Albania e scappano dal locale senza pagare il conto sono “poveracci”. La premier che paga il conto per loro (80 euro) ma coi soldi di chi, è una “poveraccia”. Quelli che intanto servono ai tavoli con turni massacranti e malpagati sono “poveracci”. Le donne picchiate, massacrate e poi usate come materiale da Tg e approfondimento, per ricordarci che siamo ancora in grado di commuoverci, sono “poveracce”. Quelli che vivono in guerra sono “poveracci”, ma quelli che muoiono in mare sono “poveracci” due volte. Quelli che arrivano qui sui barconi sono, a detta di Feltri, “poveracci” e “straccioni”. Persino mio padre ammalato in questo sistema sanitario che dà tutto a tutti (chi lo nega) ma niente senza sputare veleno, è un “poveraccio”. Solo la Murgia si salva, che è “povera” ma non “poveraccia”. Un velo decisamente democratico si stende su di noi, sul nostro tempo, e ci fa tutti uguali in questa sorta di povertà morale, oltre che linguistica, più ancora che economica, dove il povero è “poveraccio” esattamente quanto il ricco. Altro che restare umani, siamo “poveracci” nel cuore. E io? Io sono ricco di fantasia, ma mi sa che anche quella da sola non basta a salvarmi dal disprezzo.
sabato 5 agosto 2023
cartoline
Complice l’estate, mi pare che in pochi abbiano seguito questa storia, ma facendo stamattina una rapida cernita sui social mi ha fatto strano accorgermi di come, dopo aver letto alcuni mesi fa i post più indignati e incattiviti contro gli ecoterroristi che lanciavano la zuppa contro le opere d’arte nei musei, quasi nessuno si è scatenato contro i turisti tedeschi che hanno distrutto realmente un’opera d’arte a Viggiù, una statua di Enrico Butti, per fare un video scemo sui social, poi cercando di ripagare il proprietario con appena 200 euro (dopo averne spese 400 a pranzo!), come se fosse una patacca “di sabbia“, atteggiamento che denuncia il più totale disprezzo del luogo che li ospita, e che fa parte secondo me degli aspetti NO del turismo selvaggio a cui si sta destinando l’Italia. O meglio ancora, una delle poche che è intervenuta con forza è stata Concita De Gregorio, ma si è presa più rimproveri lei dei tedeschi per i termini infelici usati per definirli, tanto che alla fine la notizia vera è diventata lei per come scrive e non loro. Così De Gregorio ha chiesto scusa e si è presa ancora più rimproveri perché le scuse non hanno convinto nessuno. E insomma le parole sono importanti, ma della statua pareva fregare relativamente poco a pochi, e mi viene da pensare che un po’ sia così semplicemente perché forse avevano ragione gli ecoterroristi quando andavano a cercare i Van Gogh e i Vermeer nei musei per finire sui giornali. Alla fine chi cazzo lo conosce Enrico Butti? Non lo conoscevano i tedeschi e nemmeno gli italiani. L’amore per l’arte, in Italia, è tutto fatto di cartoline.
domenica 23 luglio 2023
un primato dell'italia in europa
Leggevo poco fa che presa la storia recente dell’Unione Europea, o meglio dal 1959 quando venne fondata la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, l’Italia è in assoluto il paese europeo più volte condannato per violazioni di tali diritti. È vero che negli ultimi anni questo primato sta in parte scemando, non tanto per un ravvedimento dell’Italia, quanto piuttosto per l’ingresso in Europa dei paesi dell’est che li violano con più vigore e ci fanno indietreggiare fino al quinto-sesto posto, per ora però storicamente parlando noi restiamo i primi. Le condanne che più ci caratterizzano sono relative in primo luogo a discriminazioni di genere contro donne e omosessuali, scelte di vita e orientamenti sessuali, che sfociano in comportamenti violenti nella sfera privata che vanno dalla tortura psicologica al femminicidio; poi per abusi vari riscontrati verso i carcerati, che vivono il più delle volte in condizioni disumane e denigratorie che trasformano il processo punitivo o correttivo in vera e propria vendetta, e senza contare i numerosi abusi delle forze dell’ordine nelle caserme; ancora siamo ai primi posti per la controversa gestione dei migranti dove però, va detto, non siamo soli in Europa; e in ultimo per alcune situazioni in cui la follia ha preso il sopravvento sull’umano cancellando qualsiasi freno inibitorio o diritto democratico per sfociare nel lager: come a Genova nel 2001, per citare il caso più eclatante e vergognoso degli ultimi anni, ma anche in Val di Susa dove si è dato l’ordine di trattare indiscriminatamente i residenti che protestavano contro la TAV come terroristi. A tal proposito, aggiungo, in un ambito che non coincide ma è prossimo a quello dei diritti umani, ovvero quello dei diritti ambientali, siamo anche ai primi posti in Europa per mancato rispetto di diverse normative sull’ambiente, che certo sono talvolta opinabili almeno fino a quando non si commettono dei veri e propri reati: come in Campania, ad esempio, che da sola è al primissimo posto per reati ambientali legati alle Ecomafie, ovvero le discariche abusive, dove taluni rifiuti anche a rischio (per la salute di chi li respira) che arrivano qui (da dove?) e che per svariati motivi non sono finiti in Africa, vengono “smaltiti” nel triangolo d’oro compreso fra Campania, Calabria e Sicilia. Ma per la gioia di tutti, anche di chi ci vive: è pur sempre lavoro alla fine.
martedì 28 febbraio 2023
l'italietta
Una cosa che ho osservato in questi giorni è che se all'italiano medio dici Costanzo le prime tre cose che gli vengono in mente sono Rino Gaetano, la P2 e la De Filippi, perché sono le uniche cose che conosce bene. L'italiano medio che punta il dito e dice Italietta guardando Costanzo mi sembra un po' come il bue che dice cornuto all'asino. Chissà che italiano si crede di essere nella sua immaginazione, fuori dall'Italia in cui mangia piscia e caca come gli altri.
giovedì 23 febbraio 2023
se me lo dicevi prima
Confesso che ci ripenso da giorni e mi fa impazzire questa cosa di Berlusconi, che Dahl definirebbe “vecchio porco”, che riesce a fare opposizione, da infiltrato – un piede dentro e uno fuori – al Governo Meloni. Va detto che quando toccò a lui fece guerra alla Libia del suo “amico” Gheddafi in nome della “libertà” come tutti gli altri in Europa, ma poi, da bravo capo del Governo scaricò ogni responsabilità su Napolitano, tanto è vero che poi sperava di prenderne il posto come presidente per far meglio. Non dovrei essere così negativo, lo so. Forse è vero che B., invecchiando, ha imparato dai propri errori, tanto da convincere persino insospettabili che qui mi scrivono che in fondo ha parlato bene, ma da bravo meridionale io sono della vecchia scuola in queste cose, penso sempre che il lupo perde il pelo ma non il vizio. Per citare una frase usata per i sempiterni Rolling Stones: manderesti mai tua figlia a cena a casa di Berlusconi? Io no. Ma è vero anche che la condotta morale nel privato non c’entra nulla con la politica internazionale. Dico solo che a saperlo prima che la vera opposizione ai fascisti e guerrafondai in Italia l’avrebbe fatta Silvio, ecco a saperlo alle ultime elezioni votavo direttamente Cosa Nostra, invece di arrovellarmi per niente, né avrei perso tutti quegli anni a prendermela con la sinistra che non c’era, o se c’era era lì come una bella immagine da raccontare ai nipotini, edulcorando un poco le parole.
venerdì 25 novembre 2022
umiliati e no
Ieri, non so come hanno fatto, in Russia, dove si fanno le cose in grande, sono stati capaci da una parte di bombardare Cherson, in Ucraina, uccidendo 4 persone e ferendone 10 perché l’Ucraina “non vuole la pace”, che detta così mi ricorda sempre quella scritta nei negozi “per colpa di qualcuno [Zelensky] non si fa credito a nessuno” e dall’altra di emettere una nuova legge interna, che puzza di estremismo religioso, che amplifica il campo punitivo contro la comunità LGBT vietando di fatto la “promozione di relazione sessuali non tradizionali” in qualsiasi ambito, dall’arte alla letteratura fino all’informazione, a internet e alla pubblicità, perché se non se ne parla l’omosessualità non esiste – ma se anche esistesse e decidessi di eliminare un problema di cui non si può parlare, allora non esisterebbe nemmeno un’opinione pubblica, né una punizione adeguata per chi lo elimina. Nessuna umiliazione, insomma, per usare una infelice espressione nata sempre ieri. Nello stesso giorno, dall’altra parte del mondo, Twitter ha ridato la parola a Donald Trump che rimane uno degli stronzi più pericolosi del pianeta, e intanto che il nostro ministro dell’istruzione rimarcava l’importanza di suddetta umiliazione nella scuola, in Iran un popolo umiliato dal potere dell’estremismo religioso fa la rivoluzione e fra le vittime (416 in tutto) si contano ben 51 minorenni. Non abbastanza umiliati.
giovedì 13 ottobre 2022
non sono stato io
L'Italia che applaude la Segre e poi vota La Russa. La Russa votato dagli stessi che bisogna andare al voto per evitare la deriva fascista del paese. Tutti che pensiamo a Renzi. Renzi che alza le mani e dice: Non sono stato io.