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mercoledì 26 febbraio 2025

spreco

Da ciò che vedo, la massima parte dei commenti a giovani poete che mettono la faccia su IG sembrano fatti col copia-incolla e dicono tutti più o meno SEI BELLISSIMA! proposto indifferentemente da uomini e donne con diverse sfumature di significato. Qualcuno/a più coraggiosamente azzarda un SEI BRAVISSIMA! Ma ne leggessi mai uno a cui scappa un guizzo in più, che so, QUEL VERSO MI HA TRAFITTO IL CUORE, o che provasse a entrare nel merito di una poesia per dire la sua senza apparire molesto. Eppure, non so perché, le giovani poete preferiscono IG a tutti gli altri social. Forse perché non devono scrivere troppo, chissà. Aggiungo che questo post riguarda soprattutto le donne non per misoginia, ma perché in genere ai poeti su IG nessuno scrive mai nulla di interessante, in genere i poeti su IG non se li caga nessuno. Al massimo se hanno un amico si fanno delle battute criptiche che le capiscono in due. Insomma, scrivere di poeti su IG è noioso. A meno che non siano Francesco Sole, che scrive appunto alle donne: "Ricorda, a volte hai solo bisogno di sentirti 'sprecata' e non rifiutata. Fidati che è un dettaglio che cambia tutto!" e per questo prende più di 12.000 like. Le donne su IG, ne deduco, si sprecano un sacco.

sabato 22 febbraio 2025

io l'avevo detto

Oggi pensavo tre cose. Primo, a quanto mi piacerebbe riscrivere la storia con le decine di IO L'AVEVO DETTO di chi si crede da solo, e invece fa parte di un esercito di persone che si parla addosso senza ascoltare quelli a lui vicini. Secondo, che sempre troppi sono quelli che l'avevano detto e sempre troppo pochi quelli che IO L'AVEVO LETTO, ma poi quanti sono quelli che prima di parlare si informano davvero, anche solo per pensarci un po'? Terzo, che aspetto ancora di leggere o ascoltare il primo che mi dica IO QUESTO L'AVEVO SBAGLIATO, aspetto e aspetto, ma mi sento come Diogene alla ricerca dell'uomo.

venerdì 7 febbraio 2025

tette e corpi

Devo essere sincero, non ho mai visto l'esposizione di così tante tette sui social, con conseguente sessualizzazione persino delle mentine per l'alito o della carta igienica, come da quando si è cominciato a parlare di movimento metoo e patriarcato, sembra quasi che più le donne lottino contro il patriarcato e la sessualizzazione del corpo, e più tette si vedano in giro, al punto che uno si chiede chi le mette in giro e per che scopo, se siano le donne stesse, a cui le tette sono attaccate, per rivendicare la propria libertà di mostrarsi, oppure i medesimi patriarchi che occultamente detengono il controllo dei social, così che da una parte mostrano tutto quello che si può mostrare e dall'altra ti impongono le loro regole di censura per rimarcare di avere loro il controllo sia dell'immagine che, di conseguenza, del corpo. A furia di guardarle, a volte ti viene pure il dubbio, e se fossero finte? Magari sono tette rifatte con l'AI. Fatto sta che se tutto questo è frutto di una reazione inversamente proporzionale alla lotta per la liberazione dell'immagine, c'è quasi da sperare una esasperazione incontrollabile dei toni, dove gli integralisti islamici da burqa prendano il controllo dell'Europa! A quel punto, immagino, ci sarà sì una esplosione tremenda e io mi vedo già l'Europa sprofondare inghiottita fra due immensi tettoni materni come quelli della gigantessa di Baudelaire o della tabaccaia di Fellini, o all'opposto capiterà come nell'Invasione degli Ultracorpi di Don Siegel, o in quel delizioso racconto satirico di Philp Roth, che le tette, stanche di noi, si faranno finalmente corpo reclamando la loro indipendenza, e le vedremo andare in giro per il mondo sulle loro gambe, in piena autonomia fra uomini e donne, ma senza più appartenere a nessuno dei due, e senza che nessuno possa più negare la loro esistenza, nemmeno un bigotto contorto come Trump.

domenica 8 dicembre 2024

mondo binario

Da come la leggo qui sui social nelle ultime ore Trump ovvero “l’uomo della pace” si è messo d’accordo con Putin ovvero “la vittima di tutte le Nato” sacrificando la Siria “dove il più pulito ha la rogna” data in pasto a tagliagole e terroristi che nei prossimi anni se la spartiranno in combutta con Israeliani e Turchi come contropartita per finire la guerra in Ucraina. Probabilmente sono io che non capisco molto di geopolitica, quindi mi fido di chi scrive con tanta sicurezza. Alcuni anni fa, uno scrittore che amavo molto, Carlo Bordini, nei suoi post rimpiangeva un’epoca in cui il mondo era diviso in due blocchi di potere perché almeno – diceva – c’era un equilibrio fra le parti, invece di lasciare tutto in mano a un solo potere e a un sistema economico fallimentare, quello orrendamente consumistico in cui viviamo, a cui non sappiamo rinunciare pur dichiarandoci in buona parte antioccidentali e che prima o poi finirà per collassare o divorarci come fa Saturno nel celebre dipinto di Goya. Non è che sbagliasse, Bordini. Eppure, anche se la storia avanza, mi sembra che tutti i conflitti in corso, e anche la visione di chi li guarda e commenta, non siano il frutto di un solo potere in campo che imperversa su tutti, ma siano ancora il frutto di quel pensiero “binario” che non ce la fa a morire anche di fronte all’evidenza dell’esplosione in corso. Pensiero di gente vecchia ancorata a vecchi poteri che tifa per la propria squadra ed è contestata da gente altrettanto invecchiata che parla di “pensiero critico” e intanto fa il tifo per l’altra squadra o contro la propria. Tifoserie allo sbaraglio. Ma qui non sono più due le forze in campo, sono tante, e stare sempre a dire che “è tutta colpa della Nato” è ancora un modo per ammettere che per noi il mondo è diviso in due, padroni e schiavi, è una forma di razzismo al contrario in cui implicitamente diciamo che tutti gli altri che non sono Nato non sono nemmeno buoni ad avere un’idea che non sia la loro, a fare un’azione che non sia la loro, che sono talmente poveracci che non valgono nulla senza di noi o di fronte al nostro strapotere. Anche questo è pensiero postcoloniale, che sottovaluta e non rispetta la capacità di determinazione dell’altro, quando ciascuno, persino l’ultimo dei paesi poveri, persegue il suo specifico interesse e non è detto che lo persegua con maggiore equità e giustizia di quanto facciamo noi. Ecco, quello semmai che ci manca è un sistema diverso, un pensiero diverso che non sia soltanto consumistico, oppure integralista come sola alternativa al nostro. Dove non c’è uno che prevale sull’altro per forza di violenza o di denaro, ma allo stesso tempo non ci sono così tanti che versano sangue sulla testa di quelli che stanno più in basso. A me sinceramente non manca il vecchio mondo di Bordini, vorrei riuscire a sognarne uno nuovo dove non c’è più nessuno e si sta finalmente in pace.

venerdì 15 novembre 2024

la libertà

C'è sempre una prima fase in cui tutti nella loro esperienza vogliono lasciare i social per disgusto e poi c'è una seconda fase in cui si dice che non serve a niente lasciarli e si finisce per sfottere chi lo fa trasformando sia azione che dileggio in un gesto tanto eclatante quanto vuoto di significato. Annullandosi. Ma se è vero che i social non sono liberi, ma sono sempre la più vera espressione del potere che ci controlla e indirizza, io direi che prova migliore che il potere ha vinto su di noi non c'è. Sarebbe bello sognare che tutti abbandonino i social per tornare a protestare in piazza, ma oramai il "cambiamento antropologico" è avvenuto e non siamo più capaci di immaginare né una protesta che non parta da un post (come me adesso), né una liberazione incondizionata dalla nostra bella gabbietta mediatica. La libertà si scrive qui e basta.


lunedì 4 novembre 2024

l'attrice

Leggere post (per me) assurdi, scritti da gente che pubblica libri, in cui si lancia l’ipotesi che la ragazza che ieri si è spogliata per protesta in Iran forse è una attrice, una comparsa paracadutata lì e utilizzata dal “nemico” per favorire l’ostilità verso l’Iran e aumentare il consenso al prossimo attacco di Netanyahu. Come se servisse una comparsa, dopo anni che stanno combattendo in quel paese per un po’ di libertà, dopo Mahsa Amini, dopo che sono morti tanti giovani impiccati per strada, lontanissimi dalla nostra attenzione, come se servisse una comparsa a ricordarci che l’Iran è una dittatura feroce che odia la giovinezza e le donne. E se anche fosse vero, se anche fosse stata una comparsa? Quanto siamo meschini se abbiamo bisogno di una attrice per ricordarci del male vissuto in un paese? Quante attrici, quante serie Netflix, ci serviranno per ricordarci, che ne so, delle donne afghane? E così noi, invece di stare dalla parte di quei giovani che lottano, pensiamo solamente al “nemico”, il “nostro” nemico, al nemico che ci siamo dati fregandocene degli altri, così nell’ansia del nemico non pensiamo a niente altro che al nemico, il nostro, e arriviamo a sospettare di chiunque, anche di noi, perché il nemico è ovunque, anche in noi, finché il nemico diventiamo noi, e abbiamo finalmente un buon motivo per odiarci e invocare la nostra stessa distruzione col profondo e assoluto egoismo che ci è proprio. Ma cosa è vero e cosa è giusto, allora, agli occhi di chi non crede in nulla al di là del suo nemico?


sabato 2 novembre 2024

analisi di un profilo

Autore, presumibilmente maschio, fa un esperimento social buono come tanti: crea un profilo IG con una sigla astrusa al posto del nome, mette come foto profilo quello di una bella ragazza dallo sguardo vispo che a me pare fatta con l’AI, poi pubblica una serie di poesie piene di sperimentazioni linguistiche e assonanze ardite (e, devo dire, alcune molto belle) tutte fortemente allusive e riferite al sesso, e per questo prende millemila like da gente che di poesia ne capisce oppure no, ma tutti universalmente dediti alla pratica onanistica. Per riprendere la nota espressione di Bogart nel Falco Maltese, i suoi post sono “della stessa materia di cui sono fatti i sogni” (bagnati). Onde per cui, osservandolo, mi viene da dire che non sia un esperimento molto originale, ma riconferma l’eterna regola tipica del mercato che non esistono la poesia difficile e quella facile, esiste solamente il lettore più o meno gonzo: tanto più è gonzo il lettore, tanto meno sarà schizzinoso verso la poesia: l’importante è prenderlo per i bassi istinti, o come si diceva un tempo per i fondelli. E più sono bassi gli istinti che gli solletichi, più sarà alta la difficoltà della poesia che gli potrai proporre. A scanso di equivoci, da ciò che vedo, vale anche per le femmine.

venerdì 12 luglio 2024

devi scrivere

Una figa mi ha scritto su Instagram di scrivere una poesia sulle sue tette. Io la seguo perché fa dei selfie buffi in bagno in cui si mette in equilibrio su una gamba davanti allo specchio. Nulla di strano, ormai, c’è chi gira per ore intorno a un palo e chi fa lo yoga in bagno. Ieri però mi scrive, dopo un mio post sul cinema muto, che il suo film preferito è “Il gabinetto del dottor Caligari”. – Io sono estasiato, abbiamo due cose in comune, il cinema espressionista tedesco e le tue foto al cesso. E siccome l’assonanza tedesco/cesso mi piace abbastanza, credo che ci scriverò una poesia. – Lei allora mi dice “dovresti scrivere una poesia sulle mie tette”. – Io resto di sasso, non so bene che risponderle. – Te l’ho scritto, mi chiarisce, perché ti seguo anche su FB e ora mi aspetto che ci scriverai una delle tue storie. – Quasi ci resto male, pensavo mi mostrasse le tette, invece le posso soltanto immaginare. – Anzi, continua, devi scrivere “Una figa mi ha scritto su Instagram di scrivere una poesia sulle sue tette” così se scrivi figa fa più effetto. Mi puoi anche taggare, dice. – Insomma, certe volte mi sento come l’autore di Pirandello, dove i personaggi delle sue storie prendono il sopravvento su di lui e fanno tutto loro, dal suggerirmi le battute al taggarsi nei miei post. A me, proprio come l’uomo-camera di Christopher Isherwood, non resta che registrare ciò che vedo, senza nemmeno il conforto delle tette. Che vita ingrata.

venerdì 12 gennaio 2024

il pasticcio

Così l’ha definito un mio amico, ed è vero. Nelle ultime ore si è diffusa una notizia relativa a un fatto successo nel paese qui vicino. Una giovane ragazza per fare una storia sui social si è fatta fotografare tutta sorridente mentre spingeva un gatto in una fontana, e visto che siamo in inverno e il gatto era vecchio è morto congelato. Non voglio dare definizioni del gesto, per nulla divertente, e nemmeno voglio immaginare che l’intenzione fosse ucciderlo, penso piuttosto che non si rendesse proprio conto che le sue azioni potessero avere delle conseguenze, fatto sta che ora la ragazza che si è fatta fotografare in flagranza di reato rischia un bel po’ di problemi. E questo anche perché la donna che si prendeva cura del gatto, viste le foto pubblicate sui social, ha denunciato pubblicamente la ragazza facendo anche lei un post su Facebook in cui ne indicava nome e cognome. Cosa che, per quanto tu possa avere ragione ad essere arrabbiata, non puoi fare, la legge non lo permette per ovvi motivi. Infatti, la donna ha subito corretto il tiro, cancellando il nome e sostituendolo con le sole inziali, ma quando ha letto il suo post originale qualcuno ha pensato bene di cercare sui social la giovane ragazza nominata per farle sapere cosa pensava di lei. Sbagliando persona. Un’omonima che vive nello stesso paese della giovane ragazza ha scritto di aver ricevuto delle minacce di morte per il solo fatto di chiamarsi come quella che ha ucciso il gatto. E qui ci sarebbe davvero da chiedersi quale linea separa una persona che per divertimento si accanisce contro una creatura più debole di lei, da una che per un moto di rabbia si sente autorizzata a minacciare di morte una persona che nemmeno conosce per il solo fatto che ha letto il suo nome in un post.

domenica 7 gennaio 2024

scrivi

Lo dico con affetto, ma io non ho ancora capito quelli che affermano di voler diventare scrittori o poeti e poi si vogliono promuovere esclusivamente su quei social dove si scrive poco o nulla (anche per limiti imposti di battute, motivo per cui non mollo il blog), dove cioè ci si promuove solo attraverso la propria immagine con al massimo una frasetta simpatica o pochi versi estrapolati e messi in calce, o con una storia o un video in cui si parla di quanto è bello scrivere senza sporcarsi più di tanto le mani. Anche a me piace la fotografia (così come mi piacciono i selfie), e anzi è bello che uno riesca a esprimersi su più fronti, ma uno che nella vita vuole scrivere dovrebbe presentarsi al mondo prima di tutto scrivendo, o meglio ancora il suo primo impulso, il suo bisogno primario, dovrebbe essere quello di scrivere, perché io che mi sento uno scrittore comunico col mondo attraverso le parole. E non farsi le pose per dire quanto le parole mi piacciono, o per suggerire che quando non mi vedi qui io sto scrivendo il capolavoro del secolo che prima o poi vedrai stampato da chissà chi e come, sulla fiducia. Sarò antico io forse, ma non la capisco proprio come cosa. Diverso è il caso di chi sceglie di non comparire. Ma se uno vuole mostrarsi al mondo soltanto con le foto o i video, non dico che sia sbagliato, ma forse dovrebbe interrogarsi se non sia meglio per lui fare altro, il fotografo, o il modello, o l’influencer. Ma lo scrittore no. Come diceva quello: Nulla è sicuro, ma scrivi.

mercoledì 19 luglio 2023

sesso e potere

Amica mi confessa di essere contrariata dal fatto che prima, quando nelle sue storie pubblicava video in cui improvvisava balletti stupidini e ammiccanti, o foto in costume succinto e scorci delle scollature e delle gambe, era seguitissima ma si ritrovava la chat piena di viscidi stalker, ma da quando per allontanare i più molesti ha smesso con le foto e pubblica soltanto profondissime citazioni filosofiche sul nulla che siamo, ovvero citazioni di Pavese, non prende un like neanche dai suoi stessi amici, me compreso. – Ma possibile che tutto si debba sempre ridurre al sesso? – Non c'è mica solo quello, le dico. Io fossi in te proverei a fotografare i gatti.

domenica 16 luglio 2023

il sapone intimo

Sono due giorni che sto provando a fare pulizia sul profilo IG di Pietre Vive. Un po’ per quella strana storia che i profili più alti sono quelli dove il numero dei follower è maggiore dei follati, per cui c’è questa strana febbre di tanti che ti lanciano il “ti seguo” per poi togliertelo appena li ricambi, come se questo bastasse a trasformare un ladro di galline in un genio del marketing online. Un po’ perché dover stare sempre lì a cancellare gente è una cosa noiosa e quindi ogni volta mi lascio sovrastare dal numero dei pesci nel mare. Ora però questo numero è lievitato eccessivamente e mi ritrovo la bacheca piena di contatti inutili, in particolare di top model, o più semplicemente tope e topi da IG, quelli che sperano di farcela a diventare famosi postando le loro foto triste scattate in pose ammiccanti nel bagno di casa, col sapone intimo che si vede dietro sul bidè. Ecco che mentre controllavo i vari profili da sfoltire mi sono accorto con vivo disappunto che alcuni siti o riviste online che pure seguiamo da tempo non ci seguono a loro volta, non ci trovano interessanti ovvero ci snobbano alla grande (in gergo non ci cacano manco di striscio), preferendo magari seguire decine di altri editori di maggiore successo mediatico, ma noi no. Ci sta anche, ma ieri mi sono accorto di un paio di siti di settore che ci avevano già recensito dei libri e ci seguivano pure, ma ora non ci seguono più, ci hanno cancellato per far posto ad altri o anche solo per non far posto a nessuno e fare gli splendidi sui social usandoci come numero. E va bene se lo fanno le tope e i topi social, ma è una cosa tristissima se lo fa un sito letterario. Ancora più triste del sapone intimo che farà sempre capolino sul fondo della loro foto di redazione. E giuro ci sono rimasto così male che per ben cinque minuti mi è salito il magone in gola. Poi mi sono accorto che allo stesso tempo ha cominciato a seguirci una squadra di pallavolo femminile e davvero non so come, ma in un lampo, mi è passato ogni malumore.

mercoledì 12 luglio 2023

il “buongiorno!”

Visto che sono umano e non privo di difetti, anche a me capita, come a tutti, di scrivere o attaccare bottone in chat con persone che trovo sessualmente interessanti. E visto che molto più raramente capita persino a me di ritrovarmi dall’altra parte, di essere cioè l’oggetto del desiderio di qualcuno che ci prova, proprio perché è una debolezza comune cerco di mantenermi su un tono il più educato possibile. In tutto questo, nell’ultimo mese, mi si è attaccata una persona talmente ossessiva da non sapere come comportarmi. Ogni volta che mi collegavo mi scriveva per dirmi “Buongiorno!”, ma non una volta al giorno, anche dieci, undici, dodici, bastava che mi collegassi su FB o IG e partiva il suo “Buongiorno!”. Pubblichi un post o una foto – e io ne pubblico tanti! – e subito dopo “Buongiorno!” e “Buongiorno!” e “Buongiorno!” corredato di cuoricino, kissino, fiorellino, braccino piegato nel muscolo per darti coraggio. Io ogni tanto sbuffavo, ma pensavo che fosse una persona timida, così lasciavo stare senza dare corda e quando potevo rispondevo anch’io “Buongiorno!”. Poi l’altro giorno al buongiorno si è aggiunto finalmente un: “Fa caldo!”. E io, preso di sorpresa, cascando nella trappola rispondo: “Davvero, si muore!” – Così dall’altra parte, rintuzzata, la persona in questione mi fa: “Io sono nudo a letto, vuoi che ti mando una foto?”

lunedì 17 aprile 2023

perversioni

Amica che mi aggiunge sempre in queste storie su IG con la limitazione “amici più stretti” nelle quali si ingozza guduriosamente di cibo. Le chiedo perché condivide con me queste storie e lei: Ci metto tutti in verità, meno i miei genitori. Se lo scopre mia madre che mangio così tanto fuori di casa mi carica di mazzate. Io le chiedo se ha problemi con sua madre, immaginandomi una tipa fissata che la tiene a dieta perché sogna una carriera da modella. Invece pare solo che alla mia amica non piaccia la cucina salutare della madre, quindi a casa mangia poco o nulla, poi si sfoga fuori. Sua madre ovviamente non lo sa e si preoccupa perché secondo lei sua figlia non mangia abbastanza.

lunedì 10 aprile 2023

ozio

Stanotte ho sognato di pubblicare un libro con un altro editore che a un certo punto rompeva il tabù del silenzio per rendicontarmi le copie vendute: 24 in tutto. Meno dei lettori di Manzoni. L’editore allora cominciava a sfottermi, a incalzarmi, a offendere. Merdaccia! Sei una merdaccia! Ti credevo uno bravo, uno che poteva stare sul mercato, ma non vali niente, nemmeno i soldi per fare la spesa ho recuperato con te, mi hai lasciato soltanto la sola. E via così mentre mi facevo sempre più piccolo e insignificante di fronte a lui. Poi stamattina ho aperto FB e mi sono accorto che per un post scritto ieri ho preso 50 like, che sono il doppio dei libri che ho venduto nel mio sogno, e probabilmente nella mia vita. C’è gente che mi dice che viene apposta sui social per leggermi. Ce n’è altra che viene apposta e mai comprerebbe un mio libro, e non per me ma per una sorta di diffidenza verso il libro, che davanti ai social invece scompare (con tutto che i social sono assai più pericolosi di qualsiasi libro). Certi giorni mi sento come i vecchi giornalisti che scrivevano elzeviri da 1500 battute in terza pagina: ogni giorno ne pubblico uno e ogni giorno ho più lettori che non se proponessi un libro, anche perché non sono uno scrittore da best seller. Certo, quei giornalisti erano pagati per farlo, ma molto male visto che i più fortunati ripiegavano sul cinema. Mentre adesso non mi paga nessuno, né se scrivo sui social, né se vendo un libro. E mi chiedo se mi si nota di più come scrittore per tutti i miei libri che non vendono o per tutti i miei post che invece vengono letti gratuitamente ma mi tolgono l’aura. E del resto l’attività dello scrittore, come dicevano gli antichi, è relativa all’ozio, a tutto ciò che non è lavoro, con o senza piacere.

sabato 4 marzo 2023

ossessione ecologica

L’altro giorno ho letto un post di Aldo Nove in cui sostanzialmente metteva in guardia dall’ossessione ecologica che estremizzata può diventare una forma di religione e quindi di potere che limita le nostre libertà individuali. In buona parte ha ragione ma mi verrebbe da dire che anche i social, attraverso cui lo seguo, sono una forma di dominio e limitazione delle libertà individuali, ma i social li usiamo senza farci così tante fisime come ogni volta facciamo per l’ambiente. Così come, per certi versi, anche la difesa a oltranza della libertà individuale può essere una forma di religione di stampo neoliberista (o novecentista) che io in parte non mi aspetterei da uno che dice di essere affascinato da un certo tipo di spiritualità orientale e un po’ rimpiange la vecchia sinistra compagna che faceva le lotte di classe per il lavoro. Boh, io non sempre lo capisco Nove sinceramente, ma tutte queste contraddizioni (a me, almeno, sembrano contraddizioni) fanno anche parte del suo fascino. Quindi provo a esprimere i dubbi che mi vengono leggendo il suo post scrivendoci sopra una storiella nello stile del vecchio Aldo Nove, quello di Superwoobinda, che più o meno fa così:
“C’è un uomo che chiameremo Aldo e che sta in una stanza affollata e senza finestre. La sera prima ha mangiato fagioli e ha la pancia piena di gas, vuole mollare una scorreggia pestilenziale nella stanza ma per correttezza prima lo dichiara pubblicamente e ne rivendica il diritto in nome della sua libertà individuale a scorreggiare. Gli altri nella stanza, in nome della loro libertà a non respirare la sua puzza, decidono di fermarlo prima insultandolo pesantemente e poi con le cattive, e lui mentre viene pestato comincia a gridare che loro sono dei servi del potere e dei bigotti della scorreggia libera venuti a censurarlo, e dal suo punto di vista probabilmente è vero. Ci scrive un post e prende 300 like perché è molto famoso e il suo pensiero è condiviso”.

sabato 21 gennaio 2023

bidella in treno

Io non lo so se la bidella che viaggia in treno è scema come ormai la definiscono, però mi dà l'idea di una persona che è stata strumentalizzata a dovere. Leggevo un pezzo poco fa, su HuffPost, in cui si diceva che la sua vicenda in tre/quattro giorni ha avuto una visibilità superiore a quella del festival di Sanremo, quindi i giornali che l'hanno pubblicata ci hanno guadagnato in pubblicità di sicuro. Quando ci si chiede: perché lo hanno fatto? Facile: perché conoscono i loro polli. Dice anche il pezzo che questo genere di notizie minerà la fiducia dei lettori nella credibilità dell'informazione, ma io non credo che questo minerà il fatto che se ti piace questa merda andrai a cercarne dell'altra pur sapendo cos'è: anche il maiale sa che il fango è fango e ci si rotola apposta proprio perché è fango. Invece non sono così sicuro che la bidella sia stata abbastanza tutelata o informata su cosa rischiava dando il consenso alla notizia con tanto di fotografia. Magari ha peccato di ingenuità, magari è stata lusingata. O semplicemente ha esagerato i fatti senza pensarci troppo. L'avranno pagata? Non credo. Adesso è sommersa dagli insulti peggio che se avesse truffato lo Stato, e io mi chiedo come reagirà di fronte a questa ondata. Ogni tanto se ne vede qualcuna di storie così, c'è chi di fronte a queste cose fa spallucce e aspetta che la tempesta passi spostandosi verso un altro obiettivo. C'è pure chi accusa i colpi e va in depressione. C'è chi perde il lavoro. Qualcuno si è anche ucciso di fronte all'odio mediatico. Io ci penserei dieci volte prima di lanciare una pietra addosso a una persona. Magari sì, l'ha sparata grossa (con l'aiuto di qualcuno che le ha messo in mano un microfono), ma noi chi siamo per giudicarla come se stessimo su un gradino più alto? Cosa sappiamo di lei a parte quello che ci suggerisce qualcun altro?

martedì 20 dicembre 2022

tiktok

Giorni che mi chiedo se aprire un profilo su TikTok, però:

Quelli che non puoi stare su TikTok perché sei un boomer e si vede!

Quelli che invece devi stare su TikTok proprio perché ci stanno quelli più giovani di te che sono mucche da latte e vanno munte.

Quelli che per stare su TikTok devi prima studiare per capirlo e una volta che l’hai capito è già vecchio, ne vale la pena? 

Quelli che però dovresti stare su TikTok perché è pieno di culi. Ma culi giovani? Culi giovanissimi!

Quelli che non puoi stare su TikTok perché c’è un indice di suicidi di minori indotti dai video di TikTok che è più alto di quelli per gli annunci del prossimo attacco nucleare. Non è eticamente giusto.
 
Quelli che non devi stare su TikTok perché ci stanno dietro i cinesi che si fregano e rivendono i tuoi dati. L’hanno denunciato pure quelli di Anonymous anche se pare non freghi molto a nessuno.
 
Quelli che perché dovrebbe fregarti qualcosa dei cinesi se TikTok è pieno di culi?

venerdì 25 novembre 2022

umiliati e no

Ieri, non so come hanno fatto, in Russia, dove si fanno le cose in grande, sono stati capaci da una parte di bombardare Cherson, in Ucraina, uccidendo 4 persone e ferendone 10 perché l’Ucraina “non vuole la pace”, che detta così mi ricorda sempre quella scritta nei negozi “per colpa di qualcuno [Zelensky] non si fa credito a nessuno” e dall’altra di emettere una nuova legge interna, che puzza di estremismo religioso, che amplifica il campo punitivo contro la comunità LGBT vietando di fatto la “promozione di relazione sessuali non tradizionali” in qualsiasi ambito, dall’arte alla letteratura fino all’informazione, a internet e alla pubblicità, perché se non se ne parla l’omosessualità non esiste – ma se anche esistesse e decidessi di eliminare un problema di cui non si può parlare, allora non esisterebbe nemmeno un’opinione pubblica, né una punizione adeguata per chi lo elimina. Nessuna umiliazione, insomma, per usare una infelice espressione nata sempre ieri. Nello stesso giorno, dall’altra parte del mondo, Twitter ha ridato la parola a Donald Trump che rimane uno degli stronzi più pericolosi del pianeta, e intanto che il nostro ministro dell’istruzione rimarcava l’importanza di suddetta umiliazione nella scuola, in Iran un popolo umiliato dal potere dell’estremismo religioso fa la rivoluzione e fra le vittime (416 in tutto) si contano ben 51 minorenni. Non abbastanza umiliati.

martedì 18 ottobre 2022

social media marketing

Social media marketing di 17 anni mi offre la sua esperienza decennale per implementare il traffico dei miei social a un prezzo altamente concorrenziale. Io gli chiedo se è almeno diplomato, lui mi risponde che ci sta lavorando ma poco conta per ciò che mi riguarda. Alla fine sono io quello che deve leggere i libri, a lui tocca il lavoro più duro, farli sembrare interessanti.