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domenica 16 luglio 2023

il sapone intimo

Sono due giorni che sto provando a fare pulizia sul profilo IG di Pietre Vive. Un po’ per quella strana storia che i profili più alti sono quelli dove il numero dei follower è maggiore dei follati, per cui c’è questa strana febbre di tanti che ti lanciano il “ti seguo” per poi togliertelo appena li ricambi, come se questo bastasse a trasformare un ladro di galline in un genio del marketing online. Un po’ perché dover stare sempre lì a cancellare gente è una cosa noiosa e quindi ogni volta mi lascio sovrastare dal numero dei pesci nel mare. Ora però questo numero è lievitato eccessivamente e mi ritrovo la bacheca piena di contatti inutili, in particolare di top model, o più semplicemente tope e topi da IG, quelli che sperano di farcela a diventare famosi postando le loro foto triste scattate in pose ammiccanti nel bagno di casa, col sapone intimo che si vede dietro sul bidè. Ecco che mentre controllavo i vari profili da sfoltire mi sono accorto con vivo disappunto che alcuni siti o riviste online che pure seguiamo da tempo non ci seguono a loro volta, non ci trovano interessanti ovvero ci snobbano alla grande (in gergo non ci cacano manco di striscio), preferendo magari seguire decine di altri editori di maggiore successo mediatico, ma noi no. Ci sta anche, ma ieri mi sono accorto di un paio di siti di settore che ci avevano già recensito dei libri e ci seguivano pure, ma ora non ci seguono più, ci hanno cancellato per far posto ad altri o anche solo per non far posto a nessuno e fare gli splendidi sui social usandoci come numero. E va bene se lo fanno le tope e i topi social, ma è una cosa tristissima se lo fa un sito letterario. Ancora più triste del sapone intimo che farà sempre capolino sul fondo della loro foto di redazione. E giuro ci sono rimasto così male che per ben cinque minuti mi è salito il magone in gola. Poi mi sono accorto che allo stesso tempo ha cominciato a seguirci una squadra di pallavolo femminile e davvero non so come, ma in un lampo, mi è passato ogni malumore.

venerdì 17 febbraio 2023

se ho capito...

Se ho capito bene come funziona la cosa dopo le riviste sono venuti i blog dopo i blog i social dopo i social le dirette e i podcast adesso stanno ritornando le riviste, più o meno blasonate, che appena da gratuite chiederanno l'abbonamento ridaranno nuovo spazio ai blog. Dove comunque scrivono sempre gli stessi nomi che fanno e disfanno tutto loro. Poi ci sono quelli che scrivono sui giornali, che non li legge quasi più nessuno ma danno maggiore prestigio. Quelli sono su un pianeta a parte, come guardare Marte da Saturno, mentre sulla Terra la vita scorre uguale, con o senza di noi che andiamo a cena sulle stelle.

giovedì 16 luglio 2020

metriquadri

Ecco l’ultimo progetto di Ignazio Fabio Mazzola, metriquadri, che è una rivista aperiodica (senza data certa insomma) di quelle old-style, cioè da un foglio solo, grande, che gira intorno ad alcune sue (e di altri) riflessioni sull’Architettura, ma rilette in chiave artistica. I richiami sono talmente tanti che non ci provo nemmeno a riassumerli, però su questo numero ci sono contributi miei, di Gianmaria Giannetti e di Pavone & Sorrentino Architetti e questo ci rende molto fieri. 
Il numero è scaricabile gratuitamente, ad alta risoluzione, in pdf dal link sul titolo, e visto che è fondamentalmente un’opera d’arte (nell’epoca della sua riproducibilità tecnica), il bello del gioco è proprio quello di scaricare il file, portarlo in tipografia, o in copisteria, o semplicemente alla stampante, e stamparlo appunto su carta, cartoncino, plastica, vetro, o dove vi pare per poi – visto che da architetto a muro il passo è breve – appendervelo al muro, come se fosse una finestra.

mercoledì 10 aprile 2019

elogiativo

Quando contatti una rivista per chiedere se ti fanno una recensione e la rivista ti dice va bene, ce la mandi entro tot e mi raccomando non sia eccessivamente elogiativo che sennò si vede che se l'è scritta lei.

martedì 14 settembre 2010

diario d'autunno

Parlare di autunno non è corretto. C’è ancora un sole che picchia e picchia giù duro. Eppure basta un semplice rovescio per far tornare in gola la malinconia, in forma di brutti rospi saltellanti e che mai mi staranno simpatici.
Sarà Paolo, che mi ha chiamato per dirmi che è di nuovo in ospedale e ha deciso, ormai è sicuro, che come esce prende, si licenzia e torna in Jugoslavia, lì dove sono cominciati i suoi problemi, e io non so se essere più contento o triste, perché lì non ha davvero nessuno che gli starà accanto e quindi o la va o la spacca. O fa pace coi suoi demoni oppure si spara un colpo in fronte e la fa finita. E in tutto questo, non sapendo come comportarmi, io non dico nulla. Sto qui e lo guardo partire e comincio a credere che forse è meglio questo che restarsene a galleggiare in una bottiglia tutto triste e infelice com’è. Così non va bene.
Sarà che vado ubriaco io, perché qui vicino a cinquecento metri c’è una cantina che lavora a massimo regime per la vendemmia e dall’alba al tramonto non faccio che respirare aria di mosto. In fondo però tutto va bene. A guardarsi indietro, solo un anno fa stavo molto peggio di adesso. Non dovrei nemmeno lamentarmi. Qualcuno potrebbe anche arrivare a pensare che lo faccio per ottenere in cambio qualcosa, un po’ come i bambini che frignano perseguendo il loro scopo.
E infatti, il mio buon amico Martino, che ha fatto? Come ha visto che cominciavo a fare il bambino lunatico e un po’ troppo erratico, ha preso e, per infondermi energia, mi ha regalato l'intera discografia di Bruce Springsteen, che finora avevo sempre snobbato per quella menata che è un po’ troppo “americano”. E devo dire che ci sono cascato di nuovo. Nel senso che, almeno il primo Springsteen (il classico 1975-87, da Born to run a Tunnel of Love, e con una strizzata d’occhio a Lucky Town del ’92) mi piace molto, anzi moltissimo. Come ho fatto a perdermelo per tutto questo tempo non lo so. Bruce Springsteen è un grande, e anche se voi ora mi direte “sai che bella scoperta” io ve lo dico uguale per lanciare questa semplice e fondamentale verità al mondo, e cioè: non è mai troppo tardi. Ci vuole solo un pizzico di fiducia e la musica giusta per darsi la carica.
Ascolto musica ad alto volume in questo autunno malinconico, Neil Young pre-grunge di fine ’80 inizi ’90 e ovviamente il Boss. Con degli amici stiamo anche organizzando un concerto per domani sera: Steve Potts trio. Steve Potts è un sassofonista americano, nato nel 1943, molto nero e molto cazzuto, che ha studiato con Eric Dolphy e, fra i tanti, ha suonato con John Coltrane ed Herbie Hancock, beato lui.
Lavoro senza sosta al giornale. Nelle pause da lavoro sogno una rivista tutta mia che raccolga esclusivamente racconti di viaggio. Qualcosa di molto americano con una grafica elegante e rigorosa, belle foto grandi a mezza pagina e in bianco e nero e i testi a fronte in lingua originale. Ce l’ho tutta in testa e se non le ho dato ancora forma è solo perché mi manca il nome. Io credo molto nei guizzi d’illuminazione per queste cose, nei colpi improvvisi di genio. Perciò aspetto il momento ma ancora non mi è venuto niente di buono.
Altro progetto: scrivere un romanzo. So già che parlerà di un ragazzino che ha la barba bianca, ho in mente l’idea ma sto ancora cercando il modo di svilupparla al meglio. Amanda mi ha detto che già qualcuno ha usato un’idea simile alcuni anni fa per un film con protagonista un bambino coi capelli verdi. Non che questo mi preoccupi troppo. Alla fine non è il tema a fare la differenza fra le storie, ma il modo in cui lo svolgi. È una questione di stile.
Ho un solo problema adesso, ed è il rumore intorno. C’è troppo rumore dove vivo e per scrivere serve silenzio e concentrazione, lo sanno tutti. Devi poter ascoltare le tue idee. Non come qui che è un continuo correre di macchine e vociare e lo scavatore sempre acceso dal cantiere di fronte. Così, se qualcuno vuole fare un atto de mecenatismo puro e disinteressato, può prendere e invitarmi a casa sua per un mesetto circa, il tempo di buttare già la prima bozza (la più dura) e poi gli prometto che gli dedico il mio libro. A me pare uno scambio equo. Cos’altro si può volere di più dalla vita che una dedica su un libro?