Visto che è una vita che mi dicono tutti basta con le poesie che non le legge nessuno, dovresti scrivere un romanzo, alla fine ho preso e ho scritto un romanzo: Le mani dell'altro, pubblicato da Les Flaneurs edizioni. Non è una altissima prova di narrativa esistenziale, ma un romanzetto grottesco di genere horror-noir (come quelli che adoravo da ragazzo, insomma un omaggio alla mia sanguinosa infanzia), tutto basato su alcuni miei sogni e pieno zeppo di citazioni letterarie e cinematografiche (il titolo, per dire, rimanda a un vecchio film di Robert Wiene). Praticamente quello che in genere già scrivo solo su una misura un po' più lunga del solito. La foto di copertina è mia. L'editore, anzi gli editori sono i due Les Flaneurs Alessio Rega e Annachiara Biancardino, in questo caso "le mani dell'altro" sono anche le loro.
Poesie, pensieri e fotografie di Vitantonio Lillo-Tarì de Saavedra, in arte Antonio Lillo ovvero Antonio Hammett
domenica 22 giugno 2025
le mani dell'altro
mercoledì 20 dicembre 2023
lista
Guardando la lista dei libri letti nel 2023 dal poeta Andrea Temporelli mi sono messo a ripensare a cosa ho letto io nell’ultimo anno e mi sono accorto che, almeno a memoria, da un bel po' non ci sono (quasi) più romanzi sulla mia scrivania: i romanzi non riesco più a leggerli, mi creano una fatica immensa solo a pensarli e quelli che ho comprato e cominciato li ho abbandonati quasi tutti ai primi capitoli, o li ho letti con una lentezza estrema, estenuante (alcuni ci ho messo anche due anni per finirli). Insomma, mi sono ridotto sempre più e sempre peggio alla poesia e al racconto più o meno lungo, o più o meno breve (quelli che posso iniziare e finire in un giorno o due), e alla saggistica cinematografica, col cinema che ormai mi piace quasi più della poesia: soprattutto quello straordinario della prima metà del 900 (appena un secolo di vita hanno i primi capolavori del cinema muto e siccome vivono in un periodo circoscritto a circa una decina d’anni sono quasi perfetti come fenomeno artistico da osservare). Nello sconfinato mondo del romanzo, invece, si salva ancora qualche voce, qualche classico, ma il resto mi annoia tantissimo. Una cosa però gliela devo riconoscere al romanzo. Nella mia vita ho conosciuto una marea di cretini che scrivono poesie pensando che sia una cosa facile, e sono una tale massa che alla fine, in uno spazio così stretto, la loro onda è quasi uno tsunami, quando passa spazza via tutto; invece ho conosciuto molti meno cretini che scrivono romanzi, perché secondo me molti ci provano – con l’identica convinzione della facilità del mezzo – ma cadono sulla distanza, si arrendono prima di arrivare alla fine, insomma fanno la stessa fatica che faccio io a immaginarli. Ecco, io al romanzo riconosco questo spazio più ampio, dove magari c’è lo stesso numero di cretini della poesia, però appunto è più ampio e bene o male ci respirano tutti, cretini e non, e quei pochi che arrivano alla fine del libro sono talmente macroscopici che tu li riconosci a colpo d’occhio e così puoi subito scansarli.
venerdì 24 novembre 2023
il genere
Ieri leggevo Cesare Garboli che in un saggio sulla Ginzburg scrive: «Il romanzo non è forse stato inventato dall’uomo – dalla donna che è nell’uomo – per le donne?». Garboli attribuisce insomma alla forma romanzo un genere prevalentemente femminile, o comunque diretto dal maschile al femminile, e non a caso dedica la maggior parte delle sue energie critiche, su quel fronte, a Natalia Ginzburg e ad Elsa Morante, che ritiene le due massime espressioni di romanziere del Novecento italiano, mentre al contrario mi par di capire la forma poesia ha per lui un’attitudine più fortemente maschile. Mi ha fatto pensare a Nino Pedretti che nel suo dialetto romagnolo dice “i poeséi”, declinando poesie al maschile: nel suo dialetto cioè, prima che l’italiano arrivasse a livellare i generi, la poesia è di genere maschile, e chissà in quali altri paesi succede così. Tornando a Garboli, il modo in cui sente la poesia deriva, immagino, dal fatto che Garboli si è formato sull’opera di Dante, che ha connotati fortemente maschili, ma fa particolare specie quando ti accorgi che i poeti prediletti da Garboli, quelli a cui ha dato di più in termine di amore di lettore, sono Sandro Penna, poeta discretissimo che canta l’amore omoerotico per il fanciullo, e Giovanni Pascoli, poeta tragico ma così poco mascolino, così morbosamente legato alle gonne famigliari, ma che nella sua interpretazione viene liberato dall’immagine del fanciullino per entrare in uno stato di premorte, Pascoli in Garboli è un bambino nato morto e costretto a passare suo malgrado sulla Terra, un po’ come all’opposto Dante è un vivo che, ricalcando lo schema classico, viene costretto dalla vita a muoversi nell’oltretomba. Ma ancora Dante, un po’ come nell’idea di romanzo che ha Garboli, è diretto dal maschile (Virgilio) al femminile (Beatrice) per arrivare a Dio, che è l’universo e che Dante descrive, guarda caso, come un libro.
lunedì 3 aprile 2023
carino, ma...
Visto che per un certo periodo tutti mi hanno detto basta con le poesie, dovresti invece scrivere un romanzo, alla fine mi ci sono messo e negli ultimi anni ho scritto anche io un romanzo. Scrivo un romanzetto fantastico confidando nel fatto che, come si diceva l’anno scorso, l’autofiction ha un po’ rotto i coglioni e manco a dirlo, il premio Strega di quest’anno ribadisce che l’autofiction va ancora per la maggiore nel cuore di tutti, tanto che ho fatto leggere il romanzo a un paio di amici del settore che mi hanno detto “carino, ma…”. Con i “carino, ma…”, lo sanno tutti, in editoria non si va da nessuna parte, così confidando nei concorsi seri ne ho trovati un paio in questi giorni dove non si vincono soldi, però ti assicurano la pubblicazione. Solo che entrambi pongono come condizione che l’autore, se vince, rinunci a qualsiasi pretesa economica sulle vendite del libro, ovvero: io te lo stampo ma tu mi metti nero su bianco che è finita lì, che se anche il libro vendesse qualche copia la cosa non ti riguarda. Che non significa, secondo me, che quelli del concorso mirano a lucrare sul tuo libro, ma soltanto che anche loro danno per scontato che non venderà nulla quindi si limitano le rotture di palle con te che vai a chiedere spiegazioni sulle vendite. Ma se lo danno per scontato loro prima ancora che il romanzo esca, vuol dire che il romanzo, a meno di un colpo di fortuna, sta già nascendo mezzo morto. E mi ha fatto una tale tristezza questa considerazione che, pur dopo la bella esperienza dell’ultima raccolta che mi ha pubblicato un altro editore, mi sono quasi deciso all’idea di pubblicarmi da solo tutti i miei libri futuri (come faceva Calasso, che io ogni volta mi chiedo: se avesse mandato un suo libro a un altro con uno pseudonimo lo avrebbero pubblicato o no?). Intanto se te lo pubblichi tu c’è meno sbattimento e poi, anche se il libro non vende una sola copia come la maggior parte dei libri che escono oggi, perlomeno non devi dare conto a nessuno per il tuo fallimento.
giovedì 9 marzo 2023
titolo
Alla fine, io che predico bene e razzolo male, ho fatto come tutti e durante il lockdown ho scritto un romanzetto che però mi sono tenuto nel cassetto e fino a oggi l'ho fatto leggere solo a un paio di amici. Questo anche perché non aveva un titolo adeguato e un libro senza titolo è un libro a metà. Poi l'altra notte ne ho sognato uno che mi piace molto e mi sembra perfetto: IL POETA È UN CORPO PIENO DI FANTASMI / È L’ALTRA METÀ DEL PORCO. – L'ho detto a un amico che mi fa: Antò, è un titolo talmente bello che butterei via il resto e pubblicherei solo questo. – Decisamente la mia avventura editoriale nel campo del romanzo non comincia col piede giusto.
mercoledì 11 gennaio 2023
la verità nascosta nel romanzo
sabato 3 settembre 2022
pensierino (porno) del sabato mattina
Ho scritto un romanzetto e devo proporlo in giro. Ho scelto di farlo fantastico perché mi sono stufato di queste storie di autofiction, confessionali, ombelicali, masochistiche, come le scrivono tutti, che palle, e poi lo faccio già con la poesia, vorrei cambiare mood ogni tanto. Ho scritto un romanzetto fantastico, ma più lo leggo e più lo trovo leggero e più mi interrogo se non sia gratuito e in fondo inutile. Che senso ha scrivere un romanzo di intrattenimento in una società votata all’intrattenimento? Non è come gettare benzina sul fuoco? Continuo a essere dubbioso sui suoi meriti. Forse dovevo scrivere anch’io un romanzetto ombelicale, confessionale, masochistico ma con delle punte autoironiche che prova a estrapolare il senso della vita in un bignami per il pubblico partendo magari dal bagno. Ma più ci penso e più anche quello mi pare inutile. Scrivere è inutile, oggi più che mai. Mi chiedo, cosa serve al pubblico oggi per stare bene? Porno. Più ci penso e più mi convinco che sia quello, perché di porno non ce n’è mai abbastanza. Intanto piace a tutti, tanto che lo infilano dovunque. Poi aiuta i timidi, gli indecisi, gli asociali, i brutti, gli sfigati, i grassi, gli acidi, gli avidi, gli ingrati, quelli che sudano o che gli puzza il fiato, insomma il 70% della popolazione mondiale ce lo chiede. Del resto, hai voglia a dire quanto è bello l’amore se non piaci a nessuno. Ma soprattutto il porno ha una funzione sociale, perché è scientificamente provato che più ti masturbi e più abbassi i livelli di aggressività e l’aggressività nasce dal desiderio che è una devianza aggravata dell’istinto alla riproduzione. Meno famiglia e più porno è la risposta ai problemi del mondo. Ricomincio da capo, ora ho uno scopo. Sogno di fare del bene al mondo, sogno un mondo dove la gente legge ciò che scrivo e si masturba pensandomi, un mondo dove nessuno si fa più la guerra perché sta pensando a me col sesso in mano.
venerdì 18 marzo 2022
hitchcock e il romanzo
Hitchcock in uno dei passaggi più interessanti del suo libro intervista con Truffaut dice che la forma narrativa più vicina al film – per sintesi, compattezza, gestione dei tempi e della tensione emotiva – è il racconto, non il romanzo. Quando spesso si dice che da un buon romanzo è stato tratto un cattivo film, nella maggior parte dei casi, dice Hitchcock, la colpa è del romanzo che ha voluto strafare. Perché un libro è sempre qualcosa di più di una trama e volerne a tutti costi fare un film è come voler infilare il mare in un bicchiere. Unica soluzione, dice Hitchcock, per cavare un buon film da un libro, è riscrivere da capo il libro per trarne una sceneggiatura degna del lavoro di un regista, infischiandosene sia del libro sia della volontà dello scrittore. Qui l’unico autore ad avere diritto di parola è il regista, e infatti i film più belli tratti da libri sono quelli che li tradiscono puntualmente per seguire la propria vocazione. Ecco perché, consiglia Hitchcock, a chi voglia attingere dalla letteratura per i suoi film, è sempre meglio ricorrere a un racconto, oppure a libri di serie B (polizieschi in primis) perché possono essere più facilmente riscritti e anche perché, se li riscrivi da cima a fondo, nessuno si lamenterà troppo dei cambiamenti avvenuti. (Non a caso, pensavo oggi, il cinema è sempre più in crisi surclassato nel gradimento del pubblico dalle fiction: è in fondo ancora una volta la vittoria della forma mentis del romanzo su quella del racconto breve).
sabato 8 maggio 2021
uno ogni due
Una volta un mio amico (che lavorava per una grossa casa editrice) mi disse che lui consigliava di leggere ogni due romanzi contemporanei un romanzo classico, per ricordarsi che cos'è una storia. Ecco, io faccio una ragionamento in parte opposto, e consiglio a tutti di leggere ogni due romanzi contemporanei un libro di poesie, per ricordarsi che cos'è la scrittura.
martedì 16 marzo 2021
puzza
Più mi addentro nel mondo del mercato editoriale e meno lo capisco. Quante complicazioni inutili che ci facciamo, spesso per depistare proprio dai libri, per farli passare per qualcos’altro, qualcosa di più o di meno di ciò che sono, e tutto in nome della sovranità indiscussa del lettore ad assecondare il proprio piacere; fino al punto che certe volte, esagerando, i linguaggi si confondano e più che di libri mi pare quasi che si parli di dildo. Molti lettori, poi, restano delusi perché segretamente cercavano il dildo, ma hanno trovato solo il libro che, a riprova delle apparenze, per dare un qualche piacere deve prima essere letto. Io stesso, corrotto dal sistema, confesso con grande imbarazzo che sulla quarta di copertina dei miei primi libri, facevo di tutto per infilarci la parola romanzo, anche se erano libri di poesia, così da avvicinare più lettori. Era un rimedio da ingenui e ovviamente non c’è mai cascato nessuno, perché il lettore, più dritto di me, quando apriva il libro vedeva tutti quelli a capo, e anche se non aveva mai letto una sola raccolta di poesie in vita sua, ne sentiva la puzza e subito richiudeva il libro.
mercoledì 28 ottobre 2020
poeta nel cuore
Stavo leggiucchiando adesso l'ultimo libro uscito a firma di Bolaño con una scelta delle sue poesie e confesso che, leggendolo, a volte penso che B. fosse così ossessionato dalla poesia perché non è mai riuscito a scriverne una come si deve. Poi certo, aveva l'attitudine del poeta, lui più di tanti altri (e come fai a entrare visceralmente nel suo lavoro se non sei anche un po' poeta?) ma dire di un romanziere che era poeta nel cuore non è un po' come ammettere che hanno ragione tutti coloro che ogni giorno ammazzano la poesia dicendo: di sicuro esiste, ma tutta la poesia di cui ho bisogno la cercherò soltanto in un romanzo?
sabato 3 ottobre 2020
suggerimenti
Salvo poche eccezioni in Italia non abbiamo una tradizione di grandi romanzieri perché i nostri narratori “in potenza” sono passati direttamente dalla novella, racconto o prosa d’arte (genere prettamente italiano, diceva Calvino) alla macchina da presa, trasponendo nel cinema tutte le istanze estetiche e sociali che il romanzo aveva già espresso all’estero a partire dal ‘600 (Don Chisciotte). Tutto questo è successo un po’ per un ritardo nostro nel processo di scolarizzazione, nell’apprendimento della lettura e della scrittura, e quindi nella diffusione di libri e giornali; un po’ per una diversa tradizione che prediligeva (proprio perché non si sapeva leggere!) altre forme espressive a diffusione orale e visiva: la poesia (quando ancora si recitava a memoria), il teatro, l’opera. Fatto sta che, per quell’appuntamento mancato, sono pochissimi i romanzieri e romanzi italiani del secolo scorso che possano rivaleggiare, per fascino e potenza espressiva o affabulatoria, con quanto prodotto dal cinema: Rossellini e tutto quanto il neorealismo, Visconti, De Sica, Antonioni, Fellini, Petri, Germi, Scola, Pasolini, che è sempre meglio come regista che come romanziere, ecc. ecc. Mengaldo, addirittura, dice che in tutto il ‘900 non c’è un solo romanziere all’altezza della coeva letteratura europea, nemmeno Svevo, Gadda, Moravia o Fenoglio. Io, come Kundera, salvo almeno Malaparte, e forse la Morante. Ma anche oggi, che è in crisi persino il cinema (superato nei gusti dalla fiction), non ne vedo tanti di romanzieri e romanzi italiani che possano dirsi belli o potenti o spregiudicati o semplicemente ambiziosi “quanto” un film d’autore del ‘900. In verità, e so di far peccato, non me ne viene in mente nessuno/a. E allora chiedo, avete suggerimenti?


