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domenica 22 giugno 2025

le mani dell'altro

Visto che è una vita che mi dicono tutti basta con le poesie che non le legge nessuno, dovresti scrivere un romanzo, alla fine ho preso e ho scritto un romanzo: Le mani dell'altro, pubblicato da Les Flaneurs edizioni. Non è una altissima prova di narrativa esistenziale, ma un romanzetto grottesco di genere horror-noir (come quelli che adoravo da ragazzo, insomma un omaggio alla mia sanguinosa infanzia), tutto basato su alcuni miei sogni e pieno zeppo di citazioni letterarie e cinematografiche (il titolo, per dire, rimanda a un vecchio film di Robert Wiene). Praticamente quello che in genere già scrivo solo su una misura un po' più lunga del solito. La foto di copertina è mia. L'editore, anzi gli editori sono i due Les Flaneurs Alessio Rega e Annachiara Biancardino, in questo caso "le mani dell'altro" sono anche le loro.

Eccomi qui, infine, con la mia copia del libro, rigorosamente macchiato di sangue. Mi dice l'editore che se lo comprate tutti subito mi risparmierete l'immane fatica di andare in giro a presentarlo. Io, lo confesso, odio fare le presentazioni, anzi per me i libri dovrebbero essere una buona scusa per nascondersi, non per andare in giro a mostrarsi e raccontarsi in giro. Se volevo raccontarmi andavo dallo psicologo, mica scrivevo un libro. In ogni caso è anche vero che se non mi aiutano i lettori è difficile uscire dal giro degli incontri. Vi prego, fatemi fare la fine di Salinger, lontano dal mondo, chiuso a morire in casa per i prossimi 40 anni!


 Il libro esce ufficialmente il 27 giugno ed è acquistabile in libreria, sugli store online, oppure su Amazon, e sempre sul sito dell'editore, cioè CLICCA QUI.

mercoledì 20 dicembre 2023

lista

Guardando la lista dei libri letti nel 2023 dal poeta Andrea Temporelli mi sono messo a ripensare a cosa ho letto io nell’ultimo anno e mi sono accorto che, almeno a memoria, da un bel po' non ci sono (quasi) più romanzi sulla mia scrivania: i romanzi non riesco più a leggerli, mi creano una fatica immensa solo a pensarli e quelli che ho comprato e cominciato li ho abbandonati quasi tutti ai primi capitoli, o li ho letti con una lentezza estrema, estenuante (alcuni ci ho messo anche due anni per finirli). Insomma, mi sono ridotto sempre più e sempre peggio alla poesia e al racconto più o meno lungo, o più o meno breve (quelli che posso iniziare e finire in un giorno o due), e alla saggistica cinematografica, col cinema che ormai mi piace quasi più della poesia: soprattutto quello straordinario della prima metà del 900 (appena un secolo di vita hanno i primi capolavori del cinema muto e siccome vivono in un periodo circoscritto a circa una decina d’anni sono quasi perfetti come fenomeno artistico da osservare). Nello sconfinato mondo del romanzo, invece, si salva ancora qualche voce, qualche classico, ma il resto mi annoia tantissimo. Una cosa però gliela devo riconoscere al romanzo. Nella mia vita ho conosciuto una marea di cretini che scrivono poesie pensando che sia una cosa facile, e sono una tale massa che alla fine, in uno spazio così stretto, la loro onda è quasi uno tsunami, quando passa spazza via tutto; invece ho conosciuto molti meno cretini che scrivono romanzi, perché secondo me molti ci provano – con l’identica convinzione della facilità del mezzo – ma cadono sulla distanza, si arrendono prima di arrivare alla fine, insomma fanno la stessa fatica che faccio io a immaginarli. Ecco, io al romanzo riconosco questo spazio più ampio, dove magari c’è lo stesso numero di cretini della poesia, però appunto è più ampio e bene o male ci respirano tutti, cretini e non, e quei pochi che arrivano alla fine del libro sono talmente macroscopici che tu li riconosci a colpo d’occhio e così puoi subito scansarli.

venerdì 24 novembre 2023

il genere

Ieri leggevo Cesare Garboli che in un saggio sulla Ginzburg scrive: «Il romanzo non è forse stato inventato dall’uomo – dalla donna che è nell’uomo – per le donne?». Garboli attribuisce insomma alla forma romanzo un genere prevalentemente femminile, o comunque diretto dal maschile al femminile, e non a caso dedica la maggior parte delle sue energie critiche, su quel fronte, a Natalia Ginzburg e ad Elsa Morante, che ritiene le due massime espressioni di romanziere del Novecento italiano, mentre al contrario mi par di capire la forma poesia ha per lui un’attitudine più fortemente maschile. Mi ha fatto pensare a Nino Pedretti che nel suo dialetto romagnolo dice “i poeséi”, declinando poesie al maschile: nel suo dialetto cioè, prima che l’italiano arrivasse a livellare i generi, la poesia è di genere maschile, e chissà in quali altri paesi succede così. Tornando a Garboli, il modo in cui sente la poesia deriva, immagino, dal fatto che Garboli si è formato sull’opera di Dante, che ha connotati fortemente maschili, ma fa particolare specie quando ti accorgi che i poeti prediletti da Garboli, quelli a cui ha dato di più in termine di amore di lettore, sono Sandro Penna, poeta discretissimo che canta l’amore omoerotico per il fanciullo, e Giovanni Pascoli, poeta tragico ma così poco mascolino, così morbosamente legato alle gonne famigliari, ma che nella sua interpretazione viene liberato dall’immagine del fanciullino per entrare in uno stato di premorte, Pascoli in Garboli è un bambino nato morto e costretto a passare suo malgrado sulla Terra, un po’ come all’opposto Dante è un vivo che, ricalcando lo schema classico, viene costretto dalla vita a muoversi nell’oltretomba. Ma ancora Dante, un po’ come nell’idea di romanzo che ha Garboli, è diretto dal maschile (Virgilio) al femminile (Beatrice) per arrivare a Dio, che è l’universo e che Dante descrive, guarda caso, come un libro.

lunedì 3 aprile 2023

carino, ma...

Visto che per un certo periodo tutti mi hanno detto basta con le poesie, dovresti invece scrivere un romanzo, alla fine mi ci sono messo e negli ultimi anni ho scritto anche io un romanzo. Scrivo un romanzetto fantastico confidando nel fatto che, come si diceva l’anno scorso, l’autofiction ha un po’ rotto i coglioni e manco a dirlo, il premio Strega di quest’anno ribadisce che l’autofiction va ancora per la maggiore nel cuore di tutti, tanto che ho fatto leggere il romanzo a un paio di amici del settore che mi hanno detto “carino, ma…”. Con i “carino, ma…”, lo sanno tutti, in editoria non si va da nessuna parte, così confidando nei concorsi seri ne ho trovati un paio in questi giorni dove non si vincono soldi, però ti assicurano la pubblicazione. Solo che entrambi pongono come condizione che l’autore, se vince, rinunci a qualsiasi pretesa economica sulle vendite del libro, ovvero: io te lo stampo ma tu mi metti nero su bianco che è finita lì, che se anche il libro vendesse qualche copia la cosa non ti riguarda. Che non significa, secondo me, che quelli del concorso mirano a lucrare sul tuo libro, ma soltanto che anche loro danno per scontato che non venderà nulla quindi si limitano le rotture di palle con te che vai a chiedere spiegazioni sulle vendite. Ma se lo danno per scontato loro prima ancora che il romanzo esca, vuol dire che il romanzo, a meno di un colpo di fortuna, sta già nascendo mezzo morto. E mi ha fatto una tale tristezza questa considerazione che, pur dopo la bella esperienza dell’ultima raccolta che mi ha pubblicato un altro editore, mi sono quasi deciso all’idea di pubblicarmi da solo tutti i miei libri futuri (come faceva Calasso, che io ogni volta mi chiedo: se avesse mandato un suo libro a un altro con uno pseudonimo lo avrebbero pubblicato o no?). Intanto se te lo pubblichi tu c’è meno sbattimento e poi, anche se il libro non vende una sola copia come la maggior parte dei libri che escono oggi, perlomeno non devi dare conto a nessuno per il tuo fallimento.

giovedì 9 marzo 2023

titolo

Alla fine, io che predico bene e razzolo male, ho fatto come tutti e durante il lockdown ho scritto un romanzetto che però mi sono tenuto nel cassetto e fino a oggi l'ho fatto leggere solo a un paio di amici. Questo anche perché non aveva un titolo adeguato e un libro senza titolo è un libro a metà. Poi l'altra notte ne ho sognato uno che mi piace molto e mi sembra perfetto: IL POETA È UN CORPO PIENO DI FANTASMI / È L’ALTRA METÀ DEL PORCO. – L'ho detto a un amico che mi fa: Antò, è un titolo talmente bello che butterei via il resto e pubblicherei solo questo. – Decisamente la mia avventura editoriale nel campo del romanzo non comincia col piede giusto.

mercoledì 11 gennaio 2023

la verità nascosta nel romanzo

Una volta, durante una discussione sul romanzo italiano, Carlo Bordini mi disse che per lui il più importante romanzo del ‘900 e certamente il suo preferito era “Il fu Mattia Pascal”, seguito a ruota dal “Gattopardo”. All’epoca mi fece strano questa predilezione per la cultura siciliana da parte di un romano, ma avendo letto quei libri al liceo non me ne restava che la patina e quindi presi per buona la cosa e lasciai perdere. Eppure la cosa ha continuato a razzolarmi dentro per anni fino al punto che di recente ho ripreso in mano “Il fu Mattia Pascal”, più per curiosità che per altro, e mi sono sorpreso, nel rileggerlo, di quanto Bordini se ne sia servito per modellare il suo “Memorie di un rivoluzionario timido” che pure è un libro fortemente sperimentale sul piano del linguaggio – non a caso, credo, il titolo omaggia e fonde ironicamente “Memorie di un rivoluzionario” di Victor Serge e “Memorie di un pornografo timido” di Kenneth Patchen – lì dove Pirandello, all’opposto, era per una chiarezza assoluta dello stile a favore dell’innovazione apportata dall’impianto narrativo. Insomma, pur con le evidenti differenze di scrittura, entrambi i libri si declinano in tre tempi con un primo tempo dedicato alla vita di un uomo più che inetto (peraltro una finta vittima, venata com’è di punte di masochismo nel descriversi nelle proprie mancanze), che viene ingabbiato in meschine logiche famigliari che lo incanagliscono e lo sviliscono fino al punto di attuare sottili rappresaglie; poi per una serie di cause accidentali che subisce quasi con un moto di accidia, perviene a una prima morte che lo rilancia in una seconda vita semiclandestina (a Roma!) che lo avvolge nella sua cupezza crepuscolare e irrisolta; infine sceglie di morire una seconda volta per tornare alla sua vita precedente che nel frattempo, datolo per morto, l’ha chiuso fuori da qualsiasi sviluppo, lasciandolo in uno stato di morte raddoppiata a cui si arrende con una consapevolezza e una rassegnazione quasi sospirate, che lo sollevano da qualsiasi responsabilità e lo accompagneranno nell’attesa dell’ultima e ormai quasi inutile morte fisica. I due romanzi si appaiano così in questa sorta di ultra-morte venata sempre di ironia. Con la differenza che quella di Mattia Pascal è una invenzione che si fa vera nella vita vissuta da Carlo Bordini che vi si identifica fino al punto da riscriverla nella propria autobiografia immaginaria (autofiction come si dice oggi) che mi è servita per cogliere la verità nascosta nel romanzo.

sabato 3 settembre 2022

pensierino (porno) del sabato mattina

Ho scritto un romanzetto e devo proporlo in giro. Ho scelto di farlo fantastico perché mi sono stufato di queste storie di autofiction, confessionali, ombelicali, masochistiche, come le scrivono tutti, che palle, e poi lo faccio già con la poesia, vorrei cambiare mood ogni tanto. Ho scritto un romanzetto fantastico, ma più lo leggo e più lo trovo leggero e più mi interrogo se non sia gratuito e in fondo inutile. Che senso ha scrivere un romanzo di intrattenimento in una società votata all’intrattenimento? Non è come gettare benzina sul fuoco? Continuo a essere dubbioso sui suoi meriti. Forse dovevo scrivere anch’io un romanzetto ombelicale, confessionale, masochistico ma con delle punte autoironiche che prova a estrapolare il senso della vita in  un bignami per il pubblico partendo magari dal bagno. Ma più ci penso e più anche quello mi pare inutile. Scrivere è inutile, oggi più che mai. Mi chiedo, cosa serve al pubblico oggi per stare bene? Porno. Più ci penso e più mi convinco che sia quello, perché di porno non ce n’è mai abbastanza. Intanto piace a tutti, tanto che lo infilano dovunque. Poi aiuta i timidi, gli indecisi, gli asociali, i brutti, gli sfigati, i grassi, gli acidi, gli avidi, gli ingrati, quelli che sudano o che gli puzza il fiato, insomma il 70% della popolazione mondiale ce lo chiede. Del resto, hai voglia a dire quanto è bello l’amore se non piaci a nessuno. Ma soprattutto il porno ha una funzione sociale, perché è scientificamente provato che più ti masturbi e più abbassi i livelli di aggressività e l’aggressività nasce dal desiderio che è una devianza aggravata dell’istinto alla riproduzione. Meno famiglia e più porno è la risposta ai problemi del mondo. Ricomincio da capo, ora ho uno scopo. Sogno di fare del bene al mondo, sogno un mondo dove la gente legge ciò che scrivo e si masturba pensandomi, un mondo dove nessuno si fa più la guerra perché sta pensando a me col sesso in mano.

venerdì 18 marzo 2022

hitchcock e il romanzo

Hitchcock in uno dei passaggi più interessanti del suo libro intervista con Truffaut dice che la forma narrativa più vicina al film – per sintesi, compattezza, gestione dei tempi e della tensione emotiva – è il racconto, non il romanzo. Quando spesso si dice che da un buon romanzo è stato tratto un cattivo film, nella maggior parte dei casi, dice Hitchcock, la colpa è del romanzo che ha voluto strafare. Perché un libro è sempre qualcosa di più di una trama e volerne a tutti costi fare un film è come voler infilare il mare in un bicchiere. Unica soluzione, dice Hitchcock, per cavare un buon film da un libro, è riscrivere da capo il libro per trarne una sceneggiatura degna del lavoro di un regista, infischiandosene sia del libro sia della volontà dello scrittore. Qui l’unico autore ad avere diritto di parola è il regista, e infatti i film più belli tratti da libri sono quelli che li tradiscono puntualmente per seguire la propria vocazione. Ecco perché, consiglia Hitchcock, a chi voglia attingere dalla letteratura per i suoi film, è sempre meglio ricorrere a un racconto, oppure a libri di serie B (polizieschi in primis) perché possono essere più facilmente riscritti e anche perché, se li riscrivi da cima a fondo, nessuno si lamenterà troppo dei cambiamenti avvenuti. (Non a caso, pensavo oggi, il cinema è sempre più in crisi surclassato nel gradimento del pubblico dalle fiction: è in fondo ancora una volta la vittoria della forma mentis del romanzo su quella del racconto breve).

sabato 8 maggio 2021

uno ogni due

Una volta un mio amico (che lavorava per una grossa casa editrice) mi disse che lui consigliava di leggere ogni due romanzi contemporanei un romanzo classico, per ricordarsi che cos'è una storia. Ecco, io faccio una ragionamento in parte opposto, e consiglio a tutti di leggere ogni due romanzi contemporanei un libro di poesie, per ricordarsi che cos'è la scrittura.

martedì 16 marzo 2021

puzza

Più mi addentro nel mondo del mercato editoriale e meno lo capisco. Quante complicazioni inutili che ci facciamo, spesso per depistare proprio dai libri, per farli passare per qualcos’altro, qualcosa di più o di meno di ciò che sono, e tutto in nome della sovranità indiscussa del lettore ad assecondare il proprio piacere; fino al punto che certe volte, esagerando, i linguaggi si confondano e più che di libri mi pare quasi che si parli di dildo. Molti lettori, poi, restano delusi perché segretamente cercavano il dildo, ma hanno trovato solo il libro che, a riprova delle apparenze, per dare un qualche piacere deve prima essere letto. Io stesso, corrotto dal sistema, confesso con grande imbarazzo che sulla quarta di copertina dei miei primi libri, facevo di tutto per infilarci la parola romanzo, anche se erano libri di poesia, così da avvicinare più lettori. Era un rimedio da ingenui e ovviamente non c’è mai cascato nessuno, perché il lettore, più dritto di me, quando apriva il libro vedeva tutti quelli a capo, e anche se non aveva mai letto una sola raccolta di poesie in vita sua, ne sentiva la puzza e subito richiudeva il libro.

mercoledì 28 ottobre 2020

poeta nel cuore

Stavo leggiucchiando adesso l'ultimo libro uscito a firma di Bolaño con una scelta delle sue poesie e confesso che, leggendolo, a volte penso che B. fosse così ossessionato dalla poesia perché non è mai riuscito a scriverne una come si deve. Poi certo, aveva l'attitudine del poeta, lui più di tanti altri (e come fai a entrare visceralmente nel suo lavoro se non sei anche un po' poeta?) ma dire di un romanziere che era poeta nel cuore non è un po' come ammettere che hanno ragione tutti coloro che ogni giorno ammazzano la poesia dicendo: di sicuro esiste, ma tutta la poesia di cui ho bisogno la cercherò soltanto in un romanzo?

sabato 3 ottobre 2020

suggerimenti

Salvo poche eccezioni in Italia non abbiamo una tradizione di grandi romanzieri perché i nostri narratori “in potenza” sono passati direttamente dalla novella, racconto o prosa d’arte (genere prettamente italiano, diceva Calvino) alla macchina da presa, trasponendo nel cinema tutte le istanze estetiche e sociali che il romanzo aveva già espresso all’estero a partire dal ‘600 (Don Chisciotte). Tutto questo è successo un po’ per un ritardo nostro nel processo di scolarizzazione, nell’apprendimento della lettura e della scrittura, e quindi nella diffusione di libri e giornali; un po’ per una diversa tradizione che prediligeva (proprio perché non si sapeva leggere!) altre forme espressive a diffusione orale e visiva: la poesia (quando ancora si recitava a memoria), il teatro, l’opera. Fatto sta che, per quell’appuntamento mancato, sono pochissimi i romanzieri e romanzi italiani del secolo scorso che possano rivaleggiare, per fascino e potenza espressiva o affabulatoria, con quanto prodotto dal cinema: Rossellini e tutto quanto il neorealismo, Visconti, De Sica, Antonioni, Fellini, Petri, Germi, Scola, Pasolini, che è sempre meglio come regista che come romanziere, ecc. ecc. Mengaldo, addirittura, dice che in tutto il ‘900 non c’è un solo romanziere all’altezza della coeva letteratura europea, nemmeno Svevo, Gadda, Moravia o Fenoglio. Io, come Kundera, salvo almeno Malaparte, e forse la Morante. Ma anche oggi, che è in crisi persino il cinema (superato nei gusti dalla fiction), non ne vedo tanti di romanzieri e romanzi italiani che possano dirsi belli o potenti o spregiudicati o semplicemente ambiziosi “quanto” un film d’autore del ‘900. In verità, e so di far peccato, non me ne viene in mente nessuno/a. E allora chiedo, avete suggerimenti?

venerdì 17 gennaio 2020

di rose e di lillà

Quando leggi quel tipo di recensione assurda e vagamente irritante a un libro che non è un romanzo, ma dove il recensore scrive per tutto il tempo: "è scritto benissimo, peccato non sia un romanzo" oppure: "l'autore è bravissimo, peccato non abbia il respiro del romanziere" e scava lì intorno per tutto il tempo, cercando il cadavere del romanzo che non c'è. E a te, leggendola, viene da pensare a Lady Oscar, la scena in cui Andrè si confessa, e con pathos melodrammatico le rivela il succo della questione: "Una rosa non potrà mai essere un lillà"; o volendo fare quelli un pizzico più raffinati: "una rosa è una rosa è una rosa" (cit. Gertrude Stein), ovvero che cazzo c'entrano i lillà, adesso, se stiamo parlando di rose?

lunedì 30 settembre 2019

morte a comala

Ho letto la prima volta Pedro Páramo anni fa, quando non ero ancora pronto e infatti non mi era piaciuto granché. L'ho riletto quasi per caso ieri notte e mi ha fatto una grande impressione, quasi paura anzi. La differenza ovviamente è dipesa dal fatto che la prima volta ancora no, mentre adesso, ad anni di distanza, ne ho fatto abbastanza esperienza da esserci entrato anch'io, nella morte, proprio come il protagonista del romanzo di Rulfo che non sceglie ma è già dentro Comala prima ancora di accorgersene. Come lui, non riesco a sentirmene più estraneo e infatti cammino in lei e mi fermo a parlare più coi morti che coi vivi, al punto che delle volte mi scopro già morto anch'io.

giovedì 21 marzo 2019

cinque pensieri sulla giornata mondiale della poesia

Oggi, giornata mondiale della poesia, sono sette anni giusti che se n’è andato Tonino Guerra. 

Oggi, giornata mondiale della poesia, ho deciso che chiunque incontro gli do un bacio, oppure una carezza, o una palpatina, così dopo potrà dire di essere stato toccato dalla poesia. 

Ogni anno, quando arriva la giornata mondiale della poesia, invece di sentirmi festoso e pronto a condividere versi, mi sento sempre un po’ così, come un esemplare che sta scomparendo e va preservato, quasi fossi un panda nella giornata mondiale del panda. 

Oggi, giornata mondiale della poesia, mi chiedo quand’è la giornata mondiale del romanzo. 

Oggi, giornata mondiale della poesia, ho chiuso l’ufficio e sono andato ai giardini a prendere il sole coi vecchietti, per gustarmi un po’ la sensazione della pensione che non vedrò mai. 
I vecchietti mi dicono che, di mio, ho già la stoffa per essere un ottimo poeta pensionato.

venerdì 11 gennaio 2019

non risponde

Iersera ho letto per caso una poesia della Anedda in cui si rivolge direttamente alla Poesia (alle parole) per fare i conti sul loro rapporto. La Anedda non è la prima a farlo e di sicuro non sarà nemmeno l’ultima, ma mi è venuto in mente che quello poetico è l’unico genere letterario – l’unico che conosca – in cui il poeta non solo dà sfacciatamente del “tu” alla Musa, ma ogni tanto si sente l’ansia o il dovere di scriverle queste sue lettere in versi, a volte accalorate, altre più lamentose, spingendosi fino all’invettiva (“puttanapoesia” la chiamava Antonio Porta), prendendosi la libertà di lavare i loro panni sporchi in pubblico e sfidarla. È una cosa straordinaria secondo me. Quanti romanzieri conosci che, con la stessa disinvoltura, attaccano un loro libro con: “Eccomi romanzo, oggi sono qui per farti il culo…”? Magari glielo fanno anche, ma per dichiararlo così apertamente (a meno di non essere Cervantes) ci vuole una certa sicurezza nei propri mezzi, oppure incoscienza creativa, perché davvero si rischia di apparire ridicoli. Eppure il poeta, la cui poesia dura meno di un lampo, se ne frega del ridicolo, e infatti alla Poesia le scrive senza troppi problemi. C’è da dire che la Poesia, di suo, non risponde mai.

sabato 23 giugno 2018

gli oltranzisti del romanzo

Mio padre è un oltranzista della pasta al sugo. È uno di quelli cioè che si è fossilizzato sullo stesso piatto per cui se non mangia quello non si sente sazio. Gli puoi fare un risotto semplice o una zuppa francese, un secondo elaborato a base di pesce, un piatto freddo, il sushi, una ricetta orientale piena di aromi oppure qualcosa di vegetariano, con verdure fresche di campo, lui ti dirà sempre: “sì, però…”, sì però voglio la pasta al sugo, e tu non puoi farci nulla, come dice lui “non comando io, ma il mio stomaco, solo la pasta al sugo lo sazia”, anche se magari è una ricetta trita e ritrita, il resto della scienza culinaria per lui è un contorno crudo di lattuga, ravanelli e finocchio. Ecco, oggi pensavo che la quasi totalità dei lettori di libri sta più o meno allo stesso livello infantile dello stomaco di mio padre. Ci sono piatti meravigliosi là fuori, talvolta assai elaborati, ma per gli oltranzisti del romanzo qualsiasi cosa tu scrivi che non sia la pasta al sugo, è soltanto un contorno di verdure crude senza alcuna dignità di portata.

giovedì 28 settembre 2017

un'altra storia

Stasera presentiamo La maledizione dei Palmisano, romanzo scritto da Rafel Nadal e ambientato a Locorotondo fra le due guerre mondiali. A qualcuno è piaciuto molto e a qualcuno meno. Io per me posso dire, e faccio qui mea culpa, che il romanzo mi ha aperto gli occhi su fatti che non conoscevo. Ad esempio, ho sempre considerato la Resistenza un fenomeno prettamente norditaliano, per scoprire attraverso questo libro che il primo nucleo di una Resistenza al nazifascismo non è stato nelle Langhe, ma a Matera, e poi a Bari – col re che intanto se ne stava rintanato a Brindisi. Ho scoperto anche che uno dei bombardamenti più feroci della guerra è stato proprio quello di Bari, con interi quartieri rasi al suolo, migliaia di morti anche a causa di errori ed omertà degli americani. “Non lo sapevi?” mi chiederà qualcuno scandalizzato. Io no, non lo sapevo, questa è una storia che non mi è stata mai raccontata. A me hanno sempre detto, fin da bambino, persino nei libri di scuola, che noi eravamo i monarchici, i cafoni senza orgoglio salvati dagli americani. Questo mi è stato raccontato, rubando a me e a molti della mia generazione, l’orgoglio di appartenere a una storia più dignitosa. I danni che ora vediamo, questa disaffezione diffusa per lo Stato italiano che così viva si sente al Sud, è anche frutto di quella storia negataci. Che c’entro io con questa Italia, ci si chiede. “Noi abbiamo offerto carne da cannone alle due guerre, ma l’epica è finita tutta a nord” dice Nadal. Io non lo sapevo, ora lo so. E mi sento meglio. Resta da chiarire chi ha scritto quella storia e perché ci è stata raccontata, a quale scopo.

giovedì 6 luglio 2017

una facile allegoria

Festival del Libro Possibile di Polignano. Mi trovo ad assistere a due presentazioni una di seguito all’altra: Davide Rondoni, poeta, e Antonio Dikele Distefano, romanziere di successo per teenager. All’inizio dell’incontro con Rondoni in piazza siamo sei-sette persone. Alla fine la piazza è piena, soprattutto di ragazzi venuti per vedere Distefano. Prima di lasciare il palco Rondoni ringrazia l’autore dopo di lui (che non conosce) per avergli “prestato” il suo pubblico, senza il quale avrebbe rischiato di finire come una voce nel deserto. Distefano, di contro, salito sul palco ringrazia l’autore prima di lui (che non conosce) per aver detto cose così belle e intelligenti sull’amore da metterlo nella necessità di appuntarle all’istante sul suo cellulare. In quello scambio di saluti ho visto nitidissimo il mio futuro di scrittore.

giovedì 8 giugno 2017

affezioni

Sono sincero, quando leggo sui forum i commenti a libri che non c'entrano nulla col romanzo, di tipi che dicono che non hanno amato quel libro perché preferiscono il romanzo, e preferiscono il romanzo perché vogliono "affezionarsi" ai personaggi, mi scatta dentro come una molla crudele e avrei voglia di rispondere: Ma cercarti una persona in carne ed ossa per scopare ogni tanto, no? Poi torno il signore che sono e taccio, ché tanto io del romanzo non ho bisogno.