La vita di paese ha senso anche per tutti i saluti che mi mancano quando vado in giro, i cosiddetti vuoti a perdere. Così esco di casa e faccio la conta di chi non mi saluta. Uno non mi saluta perché nel 2003 dissi una cosa contro di lui e non me l'ha più perdonata. Una non mi saluta perché le sto simpatico ma il marito è geloso (intellettuale del cazzo, mi ha definito una volta). Uno mi saluta ma sbaglia sempre il mio nome e forse persona, perché ha la demenza senile ma la famiglia lo lascia andare da solo per strada. Uno non mi saluta perché sta al comune e io faccio solo post, mi dicono, dove mi lamento del comune. Uno non mi saluta più perché nel frattempo è morto e così mi resta soltanto da guardare il suo posto vuoto sulla panchina quando passo. Lilletto, mi diceva, statte bbune.
Poesie, pensieri e fotografie di Vitantonio Lillo-Tarì de Saavedra, in arte Antonio Lillo ovvero Antonio Hammett
giovedì 21 dicembre 2023
mercoledì 20 dicembre 2023
lista
Guardando la lista dei libri letti nel 2023 dal poeta Andrea Temporelli mi sono messo a ripensare a cosa ho letto io nell’ultimo anno e mi sono accorto che, almeno a memoria, da un bel po' non ci sono (quasi) più romanzi sulla mia scrivania: i romanzi non riesco più a leggerli, mi creano una fatica immensa solo a pensarli e quelli che ho comprato e cominciato li ho abbandonati quasi tutti ai primi capitoli, o li ho letti con una lentezza estrema, estenuante (alcuni ci ho messo anche due anni per finirli). Insomma, mi sono ridotto sempre più e sempre peggio alla poesia e al racconto più o meno lungo, o più o meno breve (quelli che posso iniziare e finire in un giorno o due), e alla saggistica cinematografica, col cinema che ormai mi piace quasi più della poesia: soprattutto quello straordinario della prima metà del 900 (appena un secolo di vita hanno i primi capolavori del cinema muto e siccome vivono in un periodo circoscritto a circa una decina d’anni sono quasi perfetti come fenomeno artistico da osservare). Nello sconfinato mondo del romanzo, invece, si salva ancora qualche voce, qualche classico, ma il resto mi annoia tantissimo. Una cosa però gliela devo riconoscere al romanzo. Nella mia vita ho conosciuto una marea di cretini che scrivono poesie pensando che sia una cosa facile, e sono una tale massa che alla fine, in uno spazio così stretto, la loro onda è quasi uno tsunami, quando passa spazza via tutto; invece ho conosciuto molti meno cretini che scrivono romanzi, perché secondo me molti ci provano – con l’identica convinzione della facilità del mezzo – ma cadono sulla distanza, si arrendono prima di arrivare alla fine, insomma fanno la stessa fatica che faccio io a immaginarli. Ecco, io al romanzo riconosco questo spazio più ampio, dove magari c’è lo stesso numero di cretini della poesia, però appunto è più ampio e bene o male ci respirano tutti, cretini e non, e quei pochi che arrivano alla fine del libro sono talmente macroscopici che tu li riconosci a colpo d’occhio e così puoi subito scansarli.
lunedì 3 gennaio 2022
lista
Volevo fare anche io la mia lista dei libri più belli che ho letto l’anno scorso, ma mi accorgo che non me ne ricordo uno in particolare, ho come un gran nebbione nella testa in cui tutto si assomiglia senza grandi distinzioni, anche se questo non significa che fossero libri brutti. Semplicemente, forse, cercavo altro. Il 2021 invece quel particolare sentimento in cui si mischiano piacere estetico e scoperta me lo hanno regalato alcuni registi spesso del passato remoto: Fritz Lang (tutto il ciclo del dr. Mabuse, ma anche “Una donna sulla luna” è bellissimo), Billy Wilder (“L’appartamento”), Orson Welles (“Il processo”, “Il terzo uomo”), Alfred Hitchcock (qualsiasi titolo degli anni ’50 e ‘60), Nicholas Ray (“Neve rossa”) e il povero Jean Vigo, Roman Polanski (come Hitchcock ma un poco dopo, qualsiasi titolo degli anni ’60 e ’70), Jean-Pierre Melville (“Il silenzio del mare”, “L’esercito delle ombre”), che hanno tutti la stesa caratteristica, di essere “stranieri” non solo nell’animo, ma proprio esuli o fuggiaschi, condizione che influenza tutta la loro poetica. Sono quelli di cui ho visto più o meno tutta la filmografia, a cui si aggiungono un’ottantina di titoli fra classici europei (“Vogliamo vivere!” di Lubitsch, “La grande illusione” di Renoir) e soprattutto noir americani, in particolar modo quelli dove campeggia il modello di Humphrey Bogart (“Il grande sonno”) e quelli dove questo modello viene superato (“Il lungo addio” di Altman). Sono state le uniche ore di gioia pura in un anno altrimenti di cacca.
venerdì 11 giugno 2021
la lista
Ecco una storia che mi ha raccontato un amico editore. Un suo autore, convintissimo della propria caratura, aveva stilato una lunga lista di amici e parenti che avrebbe “certamente” comprato il suo libro, e quindi per “favorire” l’editore non aveva voluto nemmeno le copie omaggio, dicendogli che lui non avrebbe fatto regali e se loro lo volevano lo avrebbero comprato. Dopo un anno l’editore gli ha mostrato i dati di vendita. Tre copie vendute in tutto. L’autore a quel punto si è fatto il giro di parenti e amici sulla sua lista per scoprire che nessuno aveva comprato il suo libro, anche se molti gli avevano detto di sì. Non solo, suo cugino gli aveva spudoratamente fatto i complimenti pur non avendolo mai letto, mentre un caro amico ce l’aveva addirittura con lui perché se lo aspettava in regalo e l’aveva presa come una mancanza di considerazione. Non l’aveva comprato manco il figlio, dicendogli che comunque, avendolo scritto suo padre, non lo avrebbe letto. Alla fine della fiera l’autore ha giurato che non pubblicherà mai più un solo libro.